Epstein files, pedofilia e riproduzione della stirpe

Comune-info - Saturday, February 21, 2026
Acrilico su tela di Rossella Sferlazzo. “In questo dipinto, ho voluto catturare il momento in cui l’anima si libera dalle catene del passato e si apre a un nuovo inizio”

Nell’articolo di Francesca Coin pubblicato dal manifesto il 20 febbraio 2026, a proposito degli Epstein Files vengono riportate notizie a cui non sembra sia stato dato dalla stampa il rilievo che meritano.

In tutte le forme di dominio, che la storia ha conosciuto, violenza economica e violenza sessuale, classismo e sessismo, sono variamente intrecciate e mescolate, ma l’abuso e il controllo sul corpo delle donne non ha mai preso la stessa rilevanza. C’è voluto un salto della coscienza storica, in tempi non lontani da noi, per portare allo scoperto la prima guerra, sia pure non dichiarata, che un sesso ha fatto altro, sottomettendolo e relegandolo a “natura inferiore”.

Non è un caso perciò che, mentre il problema della classe e della razza hanno fatto da secoli il loro ingresso nella sfera politica, la relazione tra i sessi, sotto il profilo della sessualità e della riproduzione ancora stentano a uscire dal privato e a essere viste come parte non secondaria della storia e della cultura che abbiamo ereditato.

Nella raccolta di articoli, uscita nel 2004 con Filema edizione, che è stata recentemente ristampata da Prospero Editore con il titolo Preistorie. Riflessioni sulle radici culturali dei fatti di cronaca, scrivevo che, dietro il “qui” e “ora’ della notizia si poteva leggere il fondamento mai tramontato della cultura patriarcale che ha considerato “privato”, “vita intima” le esperienze più universali dell’umano, consegnandole così all’immobilità della natura e all’oscurità dell’indicibile.

Leggendo quanto hanno detto gli esperti delle Nazioni unite e la politologa australiana Melinda Cooper, riportato da Francesca Coin, sulla figura di Epstein, si viene a sapere che gli intrighi tra poteri economici, politici, scienziati, servizi segreti, avevano come collante mascherato e innominabile una sistemica pedofilia – abuso sessuale di bambine, ragazze, minori – legata al medesimo tempo alla ricerca di una sorta di “scienza della razza” o “riproduzione della stirpe”.

“Questi crimini sono stati commessi in un contesto caratterizzato da ideologie suprematiste, razzismo, corruzione, misoginia estrema e dalla mercificazione e disumanizzazione di donne e ragazze provenienti da diverse parti del mondo”, scrivono gli esperti Onu.

I corpi delle ragazze non erano solo merce per il piacere maschile, oggetto di giochi sadici, tortura, femminicidio, ma anche “incubatrici” del seme di una “razza superiore”. Abusi sessuali e suprematismo riproduttivo bianco intrecciati.

In sostanza, ci sarebbero le condizioni per parlare di un crimine contro l’umanità e di portare in primo piano le testimonianze delle donne che ne sono state vittime.

Qualcuno già accenna alla possibilità che il tutto venga insabbiato, ma si può dire che a essere insabbiati sono già gli aspetti di un dominio che ha usato da sempre il potere economico e politico per sfruttare, asservire, usare per scopi propri il corpo femminile. Nella rete tra potenti, sicuri della loro impunità, le giovani donne sono state merce per il piacere sessuale e per la riproduzione, “oggetti” intercambiabili per ogni sorta di violenza.

Il patriarcato non è mai venuto allo scoperto, come in questo caso, in tutta la sua brutalità, ma c’è ancora il rischio che passi in ombra.

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