
Impresentabile
Comune-info - Tuesday, February 17, 2026
Foto di Gianfranco Grenar su UnsplashLa violenza contro le donne resta ancora, nella maggior parte dei casi, impresentabile. Non c’è bisogno di arrivare alla questione del “consenso”, introdotto nel disegno di legge Buongiorno (leggi anche Quando sono le donne a fare il lavoro sporco del patriarcato), per sapere che sono le donne, per il pregiudizio atavico della ideologia patriarcale, a dover dimostrare che “non se la sono cercata” che non sono state loro a “dare corpo” alla sessualità dell’uomo.
Di fronte alla violenza maschile in tutte le sue forme, invisibili – molestie sessuali, condizionamenti psicologici, ricatti lavorativi, dipendenza economica, ecc.- e manifeste – stupro, maltrattamenti, tentato femminicidio, segregazione, ecc.-, sappiamo bene quanto sia difficile per una donna darne testimonianza pubblica, o arrivare alla denuncia. Quanto conta la paura della ritorsione vendicativa da parte dell’aggressore e quanto invece quella di dover affrontare una legge improntata da millenni allo stesso sessismo per cui si chiede giustizia? Quanto fanno da freno rapporti con datori di lavoro, legami affettivi con un familiare, l’idea di una “colpevolezza” già inscritta in un corpo identificato con la sessualità, la “caduta”, “il peccato”? Quanto è più difficile alzare la propria voce contro una aggressione sessista per la donna che, essendo conosciuta pubblicamente, sa di sollevare pettegolezzi, voyeurismo, spettacolarità, curiosità e dubbi sulla sua condotta?
Se il Me-too si è alzato all’improvviso e ingrossato rapidamente come l’onda anomala di un tifone marino, è perché era già il fondamento traballante, “il mare ribollente” di un vissuto quotidiano impossibile da “nominare”.
Per questo è importante che, oltre a manifestare e opporsi a leggi che rafforzano paure e silenzi, si torni a indagare fin dalle sue origini la cultura patriarcale, inscritta nelle istituzioni, nei poteri, saperi e linguaggi della sfera pubblica, e purtroppo anche “nell’oscurità dei corpi”, come dice Pierre Bourdieu. E da lì che va snidata per evitare che la vittima diventi col suo silenzio, forzatamente e suo malgrado, complice dell’aggressore.
“Non sei sola” deve voler dire che, oltre a contare sulla solidarietà di tante altre donne, si può fare riferimento a teorie e pratiche di un movimento di liberazione dal dominio maschile, la cui voce è diventata ormai incancellabile dal dibattito culturale e politico.
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