E i sopravvissuti?

Comune-info - Thursday, February 12, 2026

Di morti in mare parlano in pochi. Ma c’è qualcosa di cui non parla quasi nessuno: i sopravvissuti alla Libia e al mare abbandonati in Italia in strada, senza cibo e senza una coperta per scaldarsi. Tra loro anche bambini. I diritti umani sono stati cancellati. E anche la pietà.

Perché sopravvissuti vanno considerati quei migranti che arrivano vivi sul territorio italiano.

I sopravvissuti stanno per strada, in attesa per mesi o anni di un centro di accoglienza straordinaria, isolato e decadente; in attesa per mesi o anni di ottenere i documenti; in attesa per mesi o anni di avere il diritto a lavorare legalmente. Sempre che prima non impazziscano su un marciapiede di qualche comune italiano. Sempre che per fame e per necessità non finiscano inghiottiti nel buco nero dello sfruttamento lavorativo. Sempre che con le ultime forze non scelgano di spostarsi in un altro Paese europeo, col rischio di venire prima o poi respinti in Italia, perché è qui che hanno preso le impronte e fatto richiesta di protezione, sperando di essere protetti. E invece vengono fatti morire, lentamente.

Questo inverno si continua a partire dalle coste libiche e tunisine, nonostante il meteo avverso, nonostante il rischio di morire inghiottiti dal mare. Si continua a partire “perché meglio morire in mare che restare solo un giorno in più in Libia”: la frase che più sentiamo ripetere alla persone migranti che arrivano al Baobab, a Roma, con traumi inenarrabili.

E alcuni di quelli che partono, arrivano, salvi a metà. Chiamiamo la sala operativa sociale del Comune di Roma e non c’è mai posto. Mai. Seguiamo allo sportello legale richiedenti asilo lasciati dormire al gelo per mesi. Vediamo continui rinvii e abusi dell’ufficio immigrazione che sembra seguire istruzioni scritte per umiliare e sfinire persone già duramente rotte nell’anima.

Nessuno ne parla ma chi è arriva è salvo a metà.

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