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“Capire le migrazioni internazionali”: terzo incontro sul ritorno dei muri e dei confini in Europa
Prosegue a Trieste la terza edizione del ciclo formativo Capire le migrazioni internazionali, promosso da ICS, ASGI, Articolo 21 e Fondazione Luchetta, in collaborazione con il SAI di Trieste, l’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, Assostampa FVG e il Circolo della Stampa di Trieste. Il terzo incontro, intitolato “La linea del confine: il ritorno dei muri e dei confini in Europa”, propone una riflessione sulle trasformazioni in atto nelle politiche migratorie globali ed europee, con particolare attenzione al ruolo crescente delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nei processi che determinano chi può oltrepassare i confini. Ospite principale sarà Fabio Chiusi, giornalista e ricercatore specializzato nelle conseguenze sociali dell’automazione e dell’IA, autore del saggio “La fortezza automatica. Se l’IA decide chi può varcare i confini” (Bollati Boringhieri, 2025). Nel volume Chiusi analizza come le frontiere contemporanee non siano più soltanto linee geografiche, ma veri e propri spazi di sperimentazione tecnologica, dove droni, sensori, sistemi di riconoscimento facciale e algoritmi intervengono – o ambiscono a intervenire – in decisioni tradizionalmente affidate a istituzioni e operatori umani. Tecnologie che, lungi dall’essere neutre, possono generare nuove forme di esclusione, rafforzare pratiche discriminatorie e indebolire la tutela dei diritti proprio nelle aree in cui dovrebbero essere maggiormente garantiti. Accanto a Chiusi interverrà Caterina Bove, avvocata di ASGI, che approfondirà le implicazioni giuridiche e costituzionali dell’uso di sistemi automatizzati nella gestione delle frontiere e delle politiche di asilo. L’analisi si concentrerà sull’impatto di strumenti quali la sorveglianza automatizzata, l’analisi predittiva dei dati e i processi decisionali basati su algoritmi su diritti fondamentali come la privacy, la non discriminazione e il diritto a un’effettiva tutela giurisdizionale, con riferimento alle normative nazionali ed europee. L’incontro intende offrire un quadro ragionato delle dinamiche che stanno rimodellando l’idea stessa di confine: dai muri fisici e legislativi alle cosiddette “fortezze intelligenti”, fino alle controversie normative legate all’uso crescente dell’intelligenza artificiale nei processi che regolano la mobilità delle persone. L’incontro si svolgerà martedì 10 marzo dalle ore 17 alle ore 19 presso la Sala Alessi del Circolo della Stampa di Trieste (Corso Italia 13). L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Redazione Friuli Venezia Giulia
March 8, 2026
Pressenza
Il caos che chiamo vita
È stato presentato ieri sera presso l’associazione multietnica Moltivolti il secondo libro di Abdelkadir Hissen Abdallah, Il caos che chiamo vita, autoprodotto con Amazon, dopo la pubblicazione del precedente Sfide con Multimage. Se Sfide. Diario di un viaggio dal Ciad alla Sicilia costituiva una sorta di racconto “esteriore” e, tutto sommato, apparentemente sereno delle vicende che avevano condotto un giovane adolescente a lasciare la sua terra madre per la Libia prima e poi per il Nord Africa e l’Europa, questo nuovo testo rappresenta invece il percorso “interiore” di un giovane uomo, il viaggio dentro di sé e dentro l’affollata solitudine dell’algida e inospitale capitale siciliana, la delusione dell’approdo, l’amara ricerca di espedienti per la sopravvivenza, l’ingannevole conforto del caffè caldo che lo costringe all’insonnia, ma pure al pensiero e allo studio, il conforto autentico delle pagine dei filosofi e, primo fra tutti, dell’adorato Dostoevskij. Un diario intimo, dunque, ma anche un documento storico, poiché si fa testimonianza della caparbia resistenza di tanti giovani migranti venuti per studiare e sinceramente appassionati della cultura. Abdel ama i musei e il teatro lirico, si cimenta nella produzione di video oltre a scrivere, mentre altri suoi amici si sono da poco laureati in scienze infermieristiche o in cooperazione internazionale, avviandosi ad una carriera professionale. Una testimonianza, la sua, che si può definire politica oltre che esistenziale – anche se lui non vuol sentire parlare di politica, almeno di quella istituzionale che identifica con la corruzione – se per politica intendiamo quello che intendeva Platone: l’arte della ricerca della felicità comune. Uno zibaldone di pensieri e di incontri che delle frasi di Pascal e Leopardi ha anche la sapienza dolce dell’ironia, la quale, per essere autentica, è innanzi tutto autoironia, nonché la capacità di trascendere il proprio dolore personale per farne sguardo smagato sulla condizione umana, come nella metafora dell’umanità esposta in scaffali al supermercato. Ormai siamo valutati in base a ciò che possiamo offrire. Siamo prodotti di consumo; trascorriamo la nostra vita cercando di mantenere alta la nostra “valutazione di mercato”. Abbiamo paura di diventare indesiderabili o “scaduti”. […] Viviamo in un’epoca in cui l’arte di interrompere le relazioni è più celebrata di quella di costruirle. Siamo diventati esperti nel separare, nell’evitare, nel nasconderci. […] Nel mercato delle relazioni, ripetiamo lo stesso copione: guardiamo gli altri come se fossero prodotti in uno scaffale di supermercato. “Mmm, questo è carino, ma la confezione è leggermente aperta.” “Questo sembra buono, ma la sua data di scadenza è passata dopo un’esperienza fallita”. E così continuiamo: sostituisci, prova, consuma e ripeti. […] E forse un giorno realizzeremo che quel gioco stupido non era altro che una promozione falsa. Ridiamo di noi stessi mentre scuotiamo la testa: “Stavamo cercando di essere perfetti in un mercato di beni di lusso fittizi”. Ma la perfezione? È solo una bugia che ci avvolge in una facciata luccicante. Forse, solo forse, alla fine di questa farsa, qualcuno verrà con il coraggio di un bambino che sceglie un giocattolo rotto e dirà con orgoglio: “Adoro questo perché non è come tutti gli altri”. Poi all’improvviso, tra le riflessioni, s’illuminano alcuni versi, come pietre incastonate in un anello. E sono pregevolissimi per densità d’immagini e a volte ricordano l’asprezza della beat generation. La mia stanza è il mio mondo. E quello oltre la finestra è il mondo degli altri. Quando esco di notte per comprare la solitudine del caffè, non parlo con nessuno di loro. Cerco di passare accanto a loro senza disturbare la loro privacy, Gli uomini nudi dal potere, Le donne avvolte nelle tende, Attente all’alba di due soli inutili. Gli uomini della polizia che ordinano l’armadio della città, E raccolgono alcuni rottami, Quando appendono i vagabondi al filo della biancheria. E le mie copie quarantenni che si riflettono negli specchi, Per rovinarmi la giornata facendomi pensare chi sono. […] Immagino me stesso come un vecchio, Senza figli né nipoti né una moglie (complessa), Mia moglie è morte per un’esplosione di una delle sue arterie, Ero io la causa? Non lo so. In quel momento aspetto il giorno del giudizio, Mi diverto a mordere la mia memoria e le unghie, E sostituire il calendario con le rughe, E conto gli anni con i denti che sono caduti dalla mia bocca. […]  E ci sono ancora poesie per l’amata, meditazioni sull’esilio, momenti di incontri in leggerezza. Non è un libro facile né tanto meno consolatorio, come ci avverte l’Autore nella Dedica, ma è un libro utile, utile come “uno specchio crudele” che “si limita a metterti davanti alla domanda da cui fuggi da sempre: eri solo oppure hai scelto l’isolamento e lo hai chiamato destino?”. E non è forse – viene da aggiungere – la condizione umana, quella di noi tutti, condizione di migranti?   Daniela Musumeci
March 7, 2026
Pressenza
Migranti: Migranti, due Europe a confronto
Mentre la Spagna sceglie di regolarizzare mezzo milione di migranti, la Finlandia risponde con muri, hub di rimpatrio e un contributo in denaro al posto della solidarietà. Due visioni del mondo inconciliabili.
March 5, 2026
PeaceLink
La Ocean Viking salva 36 persone al largo di Tripoli
Ieri sera, intorno alle 22, la Ocean Viking ha ricevuto un’allerta da Alarm Phone per un gommone in difficoltà al largo di Tripoli. Nonostante il brutto tempo e la rotta impostata verso nord, la nave ha invertito il percorso, e alle 5 di stamattina 36 persone sono state portate in salvo sulla nave madre. Viaggiavano su un gommone piccolo, sovraccarico e col motore non più funzionante, in mezzo ad onde molto alte che hanno reso difficoltoso anche il salvataggio. Molti di loro, oltre a essere bagnati, infreddoliti e deboli per aver passato due notti in mare, mostravano segni neurologici di inalazione di carburante e sono quindi sotto controllo medico a bordo della Ocean Viking. I Paesi di origine dichiarati sono Sudan, Sud Sudan e Ghana. Fra loro, otto minori non accompagnati. Nonostante le difficoltà, il freddo e la mancanza di sonno, i sopravvissuti sorridevano durante il salvataggio e alcuni, salendo sui RHIBS, ringraziando, chiedevano all’equipaggio “How are you?” Redazione Italia
March 5, 2026
Pressenza
Proteggere Piazza Libertà
-------------------------------------------------------------------------------- Trieste, Piazza Libertà (foto Nika Viq) -------------------------------------------------------------------------------- Martedì 17 febbraio abbiamo appreso dal social Trieste Café l’intenzione del gruppo Forza Nuova di chiedere alla Questura di Trieste l’autorizzazione a una manifestazione in Piazza Libertà alle ore 19 del 20 marzo. La richiesta è stata accompagnata dalla divulgazione di un manifesto pieno di violenza razzista. Come tutti sanno in città proprio in quell’ora, in Piazza Libertà si trova regolarmente ogni giorno l’ODV Linea d’Ombra, insieme alla rete di “Fornelli resistenti”, i cui gruppi provengono da tutta Italia, ad altri gruppi di cittadini, scout, studenti e studentesse, universitari, per accogliere i migranti della Rotta balcanica che giungono spesso in condizioni di sofferenza anche grave. È fin troppo evidente l’intenzione provocatoria di quest’associazione politica di matrice fascista: trasformare un luogo divenuto ormai da anni un centro di incontro, accoglienza e solidarietà fra cittadini italiani ed europei e chi proviene lungo la Rotta balcanica da paesi tormentati da guerre, carestie, crisi ambientali e violenze di ogni genere, in un luogo di odio e di violenza. Linea d’Ombra, insieme ad altre associazioni e cittadini, ha avviato una raccolta di firme, che ha quasi raggiunto la quota di cinquemila (tra cui oltre cento realtà associative) per chiedere, a chi ne ha il compito istituzionale, di preservare Piazza Libertà come luogo di incontro e di amicizia fra popoli, di cui oggi c’è un disperato bisogno. -------------------------------------------------------------------------------- Lorena Fornasir (Presidente Linea d’Ombra ODV) -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Proteggere Piazza Libertà proviene da Comune-info.
March 5, 2026
Comune-info
Dal Mare Mostrum al Mare Nostrum: a Gallico si rompe il silenzio
Nell’ultimo di febbraio al CSOA ‘Angelina Cartella’ s’è chiusa la tappa finale della Carovana Migranti 2026 nel terzo anniversario della strage di Cutro. Dopo Crotone e Steccato di Cutro, la Carovana – accompagnata da familiari delle vittime e da attivisti della rotta balcanica – ha attraversato Riace, Caulonia, Roccella Jonica, Armo, per giungere infine a Reggio Calabria: “Un percorso di memoria e denuncia – scrive il quotidiano online reggino ‘Cult and Social’ -, ma anche di proposta concreta. Di seguito pubblichiamo un’estratto della cronaca di Marina Crisafi, che ha seguito l’evento: “Mare NMostrum. Rompere il silenzio sul genocidio e i migrantìcidi di Stato”[accì]    […] Gianfranco Crua di Carovana Migranti ha ripercorso oltre dieci anni di mobilitazioni lungo le rotte migratorie, dalla Sicilia alle Alpi. Se all’inizio l’attenzione era sui vivi in cammino, col tempo il lavoro si è spostato sull’assenza: gli scomparsi, i corpi senza nome, le famiglie che cercano risposte. «Non possiamo mollare, anche se i risultati si vedranno forse tra generazioni», ha affermato, rivendicando il valore di un lavoro lento di costruzione di empatia e consapevolezza. LA PROPOSTA: PROTOCOLLO INTERNAZIONALE E DIRITTO ALL’IDENTITÀ Uno degli obiettivi centrali della Carovana è la costruzione di un incontro internazionale con realtà come Caravana Abriendo Fronteras in Spagna e altre organizzazioni, per definire un protocollo condiviso sull’identificazione dei corpi e la ricerca degli scomparsi. Le richieste sono precise: creazione di una rete europea dei dati sugli scomparsi; procedure vincolanti per l’identificazione dei corpi; diritto dei familiari a partecipare a tutte le fasi, dall’identificazione alla sepoltura e al rimpatrio; visti temporanei per consentire la presenza nei processi e nelle ricerche. L’obiettivo dichiarato è vincolare le istituzioni nazionali ed europee ad attivarsi, riconoscendo come inalienabile il diritto delle famiglie a conoscere la sorte dei propri cari. LA “PIUMA” DI FRANCESCO PIOBBICHI: MEMORIA COME ATTO DI RIBELLIONE Al centro dell’incontro anche la proposta di Francesco Piobbichi, disegnatore sociale e operatore di Mediterranean Hope, che da anni lavora sul tema delle lapidi nei cimiteri di frontiera. La sua idea è un simbolo semplice e potente: una piuma di libertà cinta da filo spinato, da apporre sulle tombe senza nome. Un segno per affermare che quei morti non sono numeri, ma “martiri della libertà di movimento”, vittime di una politica delle frontiere che definisce necropolitica. Piobbichi ha raccontato l’origine di quel simbolo: il salvataggio di un giovane, Segen, leggero “come una piuma”, morto purtroppo poco dopo lo sbarco a Pozzallo. Da quella storia nasce la proposta di una memoria che non sia retorica istituzionale, ma presa in cura collettiva: mappatura del DNA delle vittime, dignità delle sepolture, rifiuto di lapidi anonime o disumanizzanti. Proposta che ha dato vita anche ad un’apposita petizione su Change.org (link per firmare). «La memoria è un atto di ribellione all’impotenza», ha sintetizzato, invitando istituzioni e società civile a prendersi cura delle tombe dei migranti nei cimiteri calabresi e siciliani. CAROVANA 2026: UN PERCORSO CHE UNISCE LE LOTTE A rappresentare la Carovana anche Alfonso De Stefano, dalla Sicilia, che ha ricordato come l’iniziativa nasca oltre dieci anni fa in Piemonte e in Val di Susa e attraversi da anni i territori di frontiera. L’anno scorso il percorso aveva toccato la costa tirrenica, quest’anno si è concentrato su Crotone, Cutro e l’area ionica, fino alla tappa finale di Gallico. «Viaggiano con noi quattro familiari delle vittime di Cutro», ha sottolineato, «e Sabina dal Montenegro. Il valore aggiunto della Carovana è coniugare la lotta al migranticidio con la resistenza al genocidio del popolo palestinese». Secondo De Stefano, non si tratta di temi distinti ma di una medesima logica di esclusione e violenza che attraversa confini diversi. Per questo, ha spiegato, il percorso guarda anche alla costruzione di nuove mobilitazioni nel Mediterraneo, coinvolgendo reti internazionali e società civile. L’obiettivo resta quello dichiarato fin dall’inizio: rompere il silenzio, trasformare la memoria in azione collettiva e rilanciare l’idea di una Calabria – e di un’Europa – aperta e solidale, capace di assumersi responsabilità concrete verso i vivi e verso i morti delle frontiere. RESTIAMO UMANI La serata si è chiusa nel segno dello slogan che accompagna l’intero percorso: “Restiamo umani”. Non solo memoria, dunque, ma proposta politica e culturale: costruire una Calabria aperta e solidale, reclamare verità e giustizia per Cutro e per tutte le stragi del Mediterraneo, pretendere procedure trasparenti per l’identificazione dei corpi, rivendicare il diritto universale alla dignità della sepoltura e alla conoscenza della sorte dei propri cari. Al Cartella ieri si è scelto di “rompere il silenzio”, con le parole dei familiari, con le storie delle rotte, con un simbolo leggero come una piuma e pesante come la memoria e la responsabilità collettiva.    Redazione Sicilia
March 3, 2026
Pressenza
In Italia quasi 6 milioni di stranieri sostengono demografia e lavoro
Il lavoro di studio e monitoraggio dei processi migratori in Italia elaborato nel 2025 da Ennio Codini e Livia Elisa Ortensi, membri del Comitato Scientifico della Fondazione ISMU ETS, è stato presentato lo scorso 25 febbraio. La 31ª edizione della ricerca colloca il caso italiano nello scenario internazionale analizzando le politiche migratorie dell’Unione europea, le nuove forme di esternalizzazione delle procedure di asilo e rimpatrio e il ruolo dei partiti sovranisti nel dibattito pubblico e focalizzando l’attenzione sugli effetti dei conflitti in Ucraina e a Gaza e alla crescente messa in discussione, a livello globale, dei principi del diritto internazionale. In base ai dati analizzati, il rapporto stima che al 1° gennaio 2025 in Italia fossero presenti 5 milioni e 898mila stranieri, con un incremento di 143mila unità rispetto all’anno precedente. Crescono i residenti, che raggiungono quota 5 milioni e 371mila, mentre restano sostanzialmente stabili i soggiornanti regolari non iscritti in anagrafe (188mila) e le persone in condizione di irregolarità, stimate in 339mila. Per quanto riguarda gli ingressi in Italia, nel 2025 gli arrivi via mare risultano stabili (66mila, -0,5% rispetto al 2024), ma nel Mediterraneo centrale si sono verificate tragedie per almeno 1.342 morti e dispersi. In calo gli arrivi via terra: nel 2024 erano stati circa 7.300 arrivi alla frontiera italo-slovena, mentre nei primi otto mesi del 2025 si sono attestati intorno a 3.900. Particolarmente rilevante è la presenza di minori stranieri non accompagnati, che costituiscono circa un terzo degli arrivi da Egitto, Eritrea ed Etiopia e raggiungono il 40% tra i somali; complessivamente, circa la metà dei minori non accompagnati proviene dall’Egitto o dalla Guinea. Sul fronte del lavoro, in un contesto di progressivo invecchiamento demografico, l’immigrazione continua a rappresentare un fattore cruciale per la tenuta del mercato del lavoro. Nel 2024 le forze di lavoro straniere sono cresciute di oltre il 4%, arrivando a rappresentare circa l’11% del totale, mentre oltre 133mila dei nuovi occupati erano cittadini stranieri. Per quanto riguarda le provenienze, al 1° gennaio 2025 i romeni rappresentano la comunità più numerosa con 1 milione e 53mila residenti (19,6% del totale), seguiti da albanesi e marocchini (entrambi al 7,7%). Nel loro insieme, queste tre comunità rappresentano il 35% dei residenti stranieri e si configurano come collettività storicamente consolidate e stabilmente radicate. Seguono i cittadini cinesi (5,8%) e ucraini (5,3%), mentre altre cinque cittadinanze – Bangladesh, India, Egitto, Pakistan e Filippine – presentano singolarmente quote pari o superiori al 3% e contribuiscono al totale per un altro 16,5%. Nel complesso, dieci cittadinanze concentrano quasi due terzi degli stranieri residenti in Italia. Quanto al genere, gli uomini rappresentano la quasi totalità degli arrivi tra i bangladesi e i pakistani. La presenza femminile, pur rimanendo minoritaria, è più elevata tra gli arrivi dalla Guinea (22,6%) e dalla Siria (17,5%); per quest’ultima cittadinanza si osserva anche una quota significativa di minori accompagnati (14,5%), indicativa di flussi a carattere familiare. Per quanto riguarda i bambini, è stimato che siano circa 930mila gli alunni con cittadinanza non italiana (CNI) iscritti dalle scuole dell’infanzia a quelle secondarie di secondo grado, con un’incidenza dell’11,6% sul totale della popolazione scolastica. “I processi di stabilizzazione si riflettono nella crescita delle acquisizioni di cittadinanza italiana – sottolinea la Fondazione ISMU ETS – che nel decennio 2015-2024 superano 1 milione e 600mila unità e, a partire dal 2022, sono tornate stabilmente oltre la soglia delle 200mila l’anno, dopo un periodo (2017-2021) caratterizzato da livelli inferiori per effetto di fattori socio-politici ed economici, della pandemia da Covid19 e di cambiamenti intervenuti nelle modalità di acquisizione (es. quella per matrimonio). Particolarmente rilevante è il contributo dei minori e dei giovani sotto i 20 anni, che nel decennio totalizzano oltre 620mila acquisizioni, segnalando il peso crescente delle seconde generazioni, immigrate o nate in Italia, che accedono alla cittadinanza per trasmissione dai genitori (art. 14, L. 91/1992) o per “elezione” al compimento della maggiore età (art. 4)”. Fondazione ISMU ETS inoltre evidenzia una progressiva trasformazione della composizione religiosa della popolazione straniera residente in Italia. I cristiani rimangono il gruppo più numeroso nel loro complesso, ma la loro incidenza continua a ridursi, scendendo al 52,0% del totale (nel 2024 erano il 53,0%), per effetto della contrazione relativa di cattolici (dal 17,0% al 16,6%), ortodossi (dal 29,1% al 28,6%) ed evangelici (dal 2,8% al 2,6%). Fanno eccezione i copti, in lieve aumento (1,7%). Cresce l’incidenza dei musulmani, che raggiungono il 31,0% degli stranieri residenti, mentre restano sostanzialmente stabili le altre appartenenze: buddisti (3,3%), induisti (2,1%), sikh (1,7%) e fedeli di altre religioni (0,4%). Atei o agnostici scendono lievemente al 9,4%. Tra i musulmani, i marocchini restano la maggioranza (416mila, +0,5% rispetto all’anno precedente), seguiti dai cittadini del Bangladesh (176mila), del Pakistan (165mila) e dell’Albania (158mila). Tra i cristiani ortodossi, i romeni rappresentano da soli il 55,5% del totale (874mila), seguiti da ucraini (259mila) e moldovi (88mila). Infine, tra i cattolici al primo posto si collocano i filippini (circa 140mila), seguiti da peruviani (90mila) e albanesi (89mila). 31° Rapporto sulle migrazioni / edizione 2025 : – sintesi e infografiche https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2026/02/31-Rapporto_ISMU_REPORT_Infografiche-1.pdf – report completo https://www.ismu.org/wp-content/uploads/2026/02/31_Rapporto-ISMU_2025_Web.pdf Giovanni Caprio
March 3, 2026
Pressenza
Ogni sera in Piazza del Mondo
Comunicato stampa relativo alla consegna in Questura e Prefettura di Trieste delle firme raccolte affinché Piazza Libertà, ribattezzata Piazza del mondo, sia preservata come luogo di socialità, convivenza e amicizia tra le genti Il 17 febbraio abbiamo appreso dal social Trieste Café l’intenzione del gruppo Forza Nuova di chiedere alla Questura l’autorizzazione ad una manifestazione in piazza Libertà alle 19 di sera del 20 marzo. La richiesta è stata accompagnata dalla divulgazione di un manifesto pieno di violenza razzista. Come tutti sanno, proprio in quell’ora, in piazza si trova regolarmente ogni giorno l’ODV Linea d’Ombra, insieme ai “fornelli resistenti”, provenienti da tutta Italia, e ad altri gruppi di cittadini, scout, studenti, universitari, per accogliere i migranti della Rotta balcanica che giungono spesso in condizioni di sofferenza anche grave. È fin troppo evidente l’intenzione provocatoria di quest’associazione politica di matrice fascista: trasformare un luogo divenuto ormai da anni un centro di incontro, accoglienza e solidarietà fra cittadini italiani ed europei e chi proviene lungo la Rotta balcanica da paesi tormentati da guerre, carestie, crisi ambientali e violenze di ogni genere, in un luogo di odio e di violenza. Linea d’Ombra, insieme ad altre associazioni e cittadini, ha avviato una raccolta di firme, che ha quasi raggiunto la quota di cinquemila  (125 realtà associative e 4676 firme di persone fisiche) per chiedere, a chi ne ha il compito istituzionale, di preservare Piazza Libertà come luogo di incontro e di amicizia fra popoli, di cui oggi c’è un disperato bisogno. Lorena Fornasir (Presidente Linea d’Ombra ODV)   Redazione Friuli Venezia Giulia
March 2, 2026
Pressenza
Contro la guerra ai migranti affermiamo la lotta per l’emancipazione dei popoli
Il ciclone Harry abbattutosi sulle coste siciliane, i migranti morti restituiti dal mare, le parole forti dell’Arcivescovo Lorefice e gli insulti a lui indirizzati in risposta via social: si parte da questa forte suggestione per discutere della Guerra ai migranti. Neoliberismo e neoschiavitù nel XXI secolo, il libro dato da poco alle stampe per PM edizioni da Marco Antonio Pirrone, ricercatore di Sociologia generale presso il Dipartimento “Culture e Società” dell’Università di Palermo, che inquadra il tema delle migrazioni nel contesto dello sviluppo capitalistico e della globalizzazione. A presentare il libro presso la sede dei COBAS Scuola a Palermo il 25 febbraio c’erano Giovanni Di Benedetto, docente, e Vincenzo Guarrasi, professore emerito dell’ateneo palermitano, di fronte ad una platea di persone intervenute che dopo hanno animato un interessantissimo dibattito. Il tema delle migrazioni è già stato trattato in diversi testi pubblicati da Pirrone, a partire dal primo Approdi e scogli. Le migrazioni internazionali nel Mediterraneo del 2002 fino all’ultimo arrivato, stampato proprio nel mese di febbraio, Le tante epifanie della razza. L’eugenetica nell’America di Donald Trump e il razzismo come rapporto sociale. Aprendo l’incontro, Di Benedetto ha svolto un’efficace sintesi del lavoro di ricerca contenuto in Guerra ai migranti che può essere a grandi linee così riassunto: necessità di reintrodurre la storia nell’analisi dei processi migratori, inquadrare il tema nell’irreggimentazione della forza lavoro funzionale alle logiche produttive del capitalismo, considerare il colonialismo non come un residuo premoderno ma come parte del modello di sviluppo capitalistico. La migrazione è quindi un ingranaggio attraverso cui il capitalismo configura e schiavizza la forza lavoro e nel suo lavoro Pirrone, tra l’altro, ci invita a fare uno sforzo di comprensione per superare le narrazioni securitarie, superando l’approccio basato sulla paura. Su un altro fronte, Guarrasi ha posto l’attenzione sull’interconnessione esistente fra ciò che accade all’ambiente e ciò che accade alle società: gli effetti del riscaldamento globale, vero nome da dare al cambiamento climatico per Guarrasi, si riverberano sui processi sociali e mostrano la vera natura di un capitalismo brutale e spietato in cui il trumpismo risulta essere la forma più congeniale del neoliberismo. La destra che vince ovunque mette in discussione l’uguaglianza dei diritti e fa della guerra ai migranti uno dei suoi tratti identitari: la mobilità, che dovrebbe essere un diritto garantito a tutti, è invece assurta a privilegio ed il razzismo è uno strumento ideologico che serve ad impedirci di vedere i migranti come fossero nostri figli o fratelli. Marco Pirrone, nel parlare del suo lavoro, ha tenuto subito a precisare che il vero tema del libro è la libertà: studiare le migrazioni permette infatti di vedere con estrema chiarezza i dispositivi attraverso cui il capitalismo limita e irreggimenta quelle stesse libertà che furono decisive per la sua nascita ma che, proprio per questo, divennero subito un problema da disciplinare – e la prima gabbia è stata il salario. Ogni volta che una crisi di sovrapproduzione, finanziaria o di accumulazione si è manifestata, il neoliberismo ha riesumato forme significative di autoritarismo, da Pinochet a Thatcher e Reagan, fino ai colonnelli greci e alle dittature argentine, mostrando la continuità strutturale tra mercato e coercizione statuale. Il tutto funzionale a contrastare il conflitto sociale e le ipotesi di cambiamento sociale ed economico. L’autore invita tutti a superare pregiudizi e stereotipi che sono il frutto della costruzione di codici concettuali da parte delle classi dominanti; “quando si affronta la questione migratoria, si tende a trattare categorie come <migrante>, <rifugiato>, <clandestino> o <straniero> come dati di fatto, anziché come prodotti sociali, storici e politici, funzionali a specifici assetti di potere e dispositivi di controllo”, così come è scritto nel primo capitolo del libro. Gli stereotipi a cui fa riferimento non riguardano solo le costruzioni narrative fuorvianti della destra, bensì anche la visione consolatoria di certa sinistra che inquadra, suo malgrado, la figura del migrante nel mito rousseauiano del buon selvaggio, come odierni Robinson Crusoe di fronte ai Venerdì di oggi. Attraverso uno sguardo largo e laico, Pirrone ci consegna la figura del migrante dentro le costanti dello sviluppo capitalistico, del colonialismo vecchio e nuovo e della globalizzazione inquadrata come ideologia e non come processo realmente dato: la guerra ai migranti rappresenta il lato oscuro del capitalismo che manifesta il suo vero volto autoritario nei momenti di crisi del sistema, ma al tempo stesso non è guerra alle migrazioni in quanto esse sono funzionali al modello di sviluppo e di sfruttamento della forza-lavoro. Razzismo, nuovo schiavismo, sfruttamento si intersecano altresì con la questione dell’accaparramento delle risorse che costituisce la vera ragione dei conflitti in corso, in Ucraina come a Gaza e in altre zone, e che sono anch’essi causa di flussi migratori. Estrattivismo e land grabbing rappresentano il ritorno – mai realmente interrotto – delle logiche coloniali e imperialiste strutturali al capitalismo (come evidenzia Ranabir Samaddar, spesso citato nel testo), oggi evidenti nella corsa alle cosiddette terre rare e materie critiche che sta dietro molte delle guerre contemporanee: l’estrattivismo non è solo estrazione mineraria ma anche manipolazione della terra per monoculture intensive e trasformazioni delle forze produttive che producono espulsioni dal lavoro e dalle comunità, alimentando migrazioni e colpendo la socialità, che è uno degli obiettivi strategici del neoliberismo per lasciare individui isolati e più facilmente governabili. Tuttavia, Pirrone sottolinea come le migrazioni internazionali, che stanno alla base della paura che viene alimentata dalla propaganda istituzionalizzata, costituiscono la parte meno rilevante dei processi migratori che invece sono numericamente più rilevanti nelle migrazioni interne limitate ad ambiti regionali circoscritti. In definitiva, ciò che emerge dalla discussione che ha suscitato questo libro è la critica al modello capitalistico attraverso gli strumenti tipici dell’analisi marxiana e da ciò scaturisce la stretta connessione tra lo Stato moderno ed il capitalismo stesso a cui il primo presta i suoi servigi soprattutto attraverso le forme più violente dell’autoritarismo. Su quest’ultimo punto, Di Benedetto aveva sottolineato che la precarizzazione dei migranti è un processo più generale di precarizzazione dei diritti di tutti ravvisando quindi nella lotta in loro difesa la necessità di pensare ad una lotta per la difesa dei diritti di tutti ed in questo senso, si era posto la domanda se può essere immaginabile un ruolo diverso dello Stato da quello attualmente al servizio del capitale. La risposta, anche visti gli esiti del dibattito che è scaturito dal pubblico presente, sembra quasi scontata e non è certo positiva. Per questo, forse, è necessario porsi la classica domanda sul che fare, posta da Guarrasi e da altri, per dare risposte adeguate su quali azioni e iniziative adottare contro il pensiero e il sistema dominante basato sullo sfruttamento, la repressione del dissenso e la negazione dei diritti sociali e civili ai migranti e, di conseguenza, a tutti noi.   Enzo Abbinanti
March 2, 2026
Pressenza