
Materiali di intelligence militare non possono fondare procedimenti penali. L’aula di giustizia non è un campo di battaglia
InfoPal - Tuesday, January 13, 2026
Materiali di intelligence militare non possono fondare procedimenti penali. L’aula di giustizia non è un campo di battaglia. Comunicato stampa del 12.1.2026.
Versione italiana (English version below).
La udienza al Tribunale del riesame per la scarcerazione si terrà al Tribunale di Genova venerdì 16.1 dalle 9. L’esito potrebbe anche essere comunicato in serata.
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I sottoscritti difensori dei coinvolti nel procedimento per asserito finanziamento del terrorismo in corso a Genova ritengono doveroso intervenire pubblicamente per denunciare una grave torsione dei principi dello Stato di diritto, della cooperazione penale internazionale e delle garanzie fondamentali del processo penale, a partire dalla presunzione di innocenza, ancora una volta apertamente violata.
L’iniziativa giudiziaria in atto sul presunto finanziamento del terrorismo non riguarda condotte penalmente accertate, bensì la trasmissione e circolazione di informazioni acquisite in uno scenario di guerra, provenienti da un contesto di conflitto armato in corso e prodotte da apparati di sicurezza stranieri.
Va chiarito con assoluta nettezza: non si tratta di prove giudiziarie, ma di materiale di intelligence. Informazioni non validate, non sottoposte a controllo giurisdizionale, prive di contraddittorio e delle garanzie minime di attendibilità richieste in uno Stato di diritto.
È un dato incontestabile che lo Stato di Israele rifiuta sistematicamente di sottoporsi alle regole della giustizia penale internazionale, sottraendosi persino alla giurisdizione della Corte penale internazionale anche a fronte di gravissime e documentate ipotesi di crimini internazionali. È dunque giuridicamente e politicamente inaccettabile che lo stesso Stato pretenda, al tempo stesso, di strumentalizzare i meccanismi di cooperazione penale internazionale per esportare all’estero ipotesi investigative unilaterali, non verificate e funzionali a un conflitto armato in corso.
Nessun giudice israeliano ha mai convalidato le ipotesi investigative oggi richiamate. Esse restano integralmente appannaggio dei servizi di sicurezza, che operano sotto il diretto controllo dell’esecutivo e all’interno di una logica dichiaratamente bellica. Importare tali materiali nel processo penale significa abbattere la distinzione, essenziale in una democrazia, tra guerra e giustizia.
A ciò si aggiunge un dato che non può essere ignorato: procedimenti del tutto analoghi, avviati in passato in diversi tribunali italiani sulla base di presupposti investigativi sovrapponibili, sono già stati archiviati dopo approfondite indagini dalla magistratura italiana, evidenziando l’assenza di elementi penalmente rilevanti e l’inidoneità del materiale informativo trasmesso a sostenere un’accusa in sede giudiziaria.
Riproporre oggi le stesse ipotesi significa perseverare in una logica investigativa che ignora deliberatamente i precedenti giudiziari e svuota di senso il principio di legalità.
È particolarmente grave, inoltre, che la presunzione di innocenza venga sistematicamente calpestata attraverso dichiarazioni pubbliche e narrazioni mediatiche di stampo colpevolista, che anticipano il giudizio e trasformano l’indagine in una condanna, in aperto contrasto con l’articolo 27 della Costituzione, con il diritto europeo e con i principi del giusto processo.
L’utilizzo di informazioni di origine meramente intelligence come fondamento di procedimenti penali interni rappresenta un pericoloso slittamento verso un diritto penale del nemico, in cui categorie e strumenti propri della guerra vengono trasferiti nella giustizia ordinaria, con effetti devastanti sui diritti fondamentali.
Denunciamo infine il rischio concreto di una criminalizzazione indiretta di un’intera comunità, colpita non per fatti penalmente accertati, ma per legami culturali, religiosi e solidaristici con una popolazione coinvolta in un conflitto armato.
La cooperazione penale internazionale non può trasformarsi in un canale di legittimazione di narrazioni di intelligence prodotte da una parte in guerra, né essere piegata a finalità politiche o militari. In assenza di un controllo giudiziario effettivo, indipendente e trasparente sull’origine e sull’affidabilità delle informazioni trasmesse, ogni loro utilizzo in sede penale è giuridicamente fragile e democraticamente pericoloso.
Le difese continueranno a opporsi, in ogni sede, a questa deriva, ribadendo che la giustizia non può essere selettiva, asimmetrica o subordinata alle logiche del conflitto, e che il diritto penale non è — né deve diventare — un’arma di guerra.
I Difensori
(ordine alfabetico per cognome)
• Nicola Canestrini
• Fausto Gianelli
• Elisa Marino
• Gilberto Pagani
• Pier Poli
• Marina Prosperi
• Nabil Ryah
• Dario Rossi
• Flavio Rossi Albertini
• Giuseppe Sambataro
• Fabio Sommovigo
• Emanuele Tambuscio
• Gianluca Vitale
• Samuele Zucchini
MILITARY INTELLIGENCE MATERIAL CANNOT FORM THE BASIS OF CRIMINAL PROCEEDINGS
A COURTROOM IS NOT A BATTLEFIELD
The hearing regarding the request for release will be held at the Genoa Court on Friday, 16 January, starting at 9:00 a.m. The outcome may also be communicated later the same day, in the evening.
PRESS RELEASE
The undersigned defence lawyers for the individuals involved in the ongoing proceedings in Genoa concerning the alleged financing of terrorism consider it necessary to intervene publicly in order to denounce a serious distortion of the principles of the rule of law, international judicial cooperation, and the fundamental guarantees of criminal proceedings — first and foremost, the presumption of innocence, once again openly violated.
The judicial initiative currently underway regarding the alleged financing of terrorism does not concern criminal conduct established through judicially validated evidence, but rather the transmission and circulation of information acquired in a wartime scenario, originating from an ongoing armed conflict and produced by foreign security apparatuses.
This must be stated with absolute clarity: these are not judicial proofs, but intelligence materials. Information that has not been validated, has not been subjected to judicial scrutiny, lacks adversarial testing, and does not meet the minimum standards of reliability required in a rule-of-law-based criminal justice system.
It is an undisputed fact that the State of Israel systematically refuses to submit to the rules of international criminal justice, even withdrawing itself from the jurisdiction of the International Criminal Court in the face of serious and well-documented allegations of international crimes. It is therefore legally and politically unacceptable that the same State should, at the same time, seek to instrumentalise international judicial cooperation mechanisms in order to export abroad unilateral, unverified investigative hypotheses that are functional to an ongoing armed conflict.
No Israeli judge has ever validated the investigative hypotheses currently being relied upon. They remain entirely within the domain of security services operating under the direct control of the executive and within an openly military logic. Importing such materials into criminal proceedings collapses the essential distinction — fundamental to any democracy — between war and justice.
Moreover, there is a further element that cannot be ignored: entirely analogous proceedings initiated in the past before different Italian courts, based on overlapping investigative assumptions, have already been dismissed following thorough investigations by the Italian judiciary, which highlighted the absence of criminally relevant elements and the inadequacy of the transmitted informational material to support a criminal charge.
Reintroducing today the same hypotheses already deemed unfounded means persisting in an investigative logic that deliberately ignores judicial precedents and empties the principle of legality of its substance.
It is particularly serious, furthermore, that the presumption of innocence is systematically trampled through public statements and media narratives adopting a presumption-of-guilt approach, which anticipate judicial outcomes and transform investigations into de facto convictions, in open violation of Article 27 of the Italian Constitution, European law, and the fundamental principles of a fair trial.
The use of intelligence-derived information as the basis for domestic criminal proceedings represents a dangerous shift toward an “enemy criminal law,” whereby categories and instruments proper to warfare are transferred into ordinary criminal justice, with devastating effects on fundamental rights.
We also denounce the concrete risk of the indirect criminalisation of an entire community, targeted not for criminally established conduct, but for cultural, religious, and solidarity ties with a population involved in an armed conflict.
International judicial cooperation cannot be transformed into a channel for legitimising intelligence narratives produced by one party to a war, nor can it be bent to political or military objectives. In the absence of effective, independent, and transparent judicial control over the origin and reliability of the transmitted information, any attempt to use such material in criminal proceedings is legally fragile and democratically dangerous.
The defence teams will continue to oppose this drift in every forum, reaffirming that justice cannot be selective, asymmetrical, or subordinated to the logic of conflict, and that criminal law is not — and must never become — a weapon of war.
Defence Counsel
(alphabetical order by surname)
• Nicola Canestrini
• Fausto Gianelli
• Elisa Marino
• Gilberto Pagani
• Pier Poli
• Marina Prosperi
• Nabil Ryah
• Dario Rossi
• Flavio Rossi Albertini
• Giuseppe Sambataro
• Fabio Sommovigo
• Emanuele Tambuscio
• Gianluca Vitale
• Samuele Zucchini