Materiali di intelligence militare non possono fondare procedimenti penali. L’aula di giustizia non è un campo di battaglia
Materiali di intelligence militare non possono fondare procedimenti penali.
L’aula di giustizia non è un campo di battaglia. Comunicato stampa del
12.1.2026.
Versione italiana (English version below).
La udienza al Tribunale del riesame per la scarcerazione si terrà al Tribunale
di Genova venerdì 16.1 dalle 9. L’esito potrebbe anche essere comunicato in
serata.
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I sottoscritti difensori dei coinvolti nel procedimento per asserito
finanziamento del terrorismo in corso a Genova ritengono doveroso intervenire
pubblicamente per denunciare una grave torsione dei principi dello Stato di
diritto, della cooperazione penale internazionale e delle garanzie fondamentali
del processo penale, a partire dalla presunzione di innocenza, ancora una volta
apertamente violata.
L’iniziativa giudiziaria in atto sul presunto finanziamento del terrorismo non
riguarda condotte penalmente accertate, bensì la trasmissione e circolazione di
informazioni acquisite in uno scenario di guerra, provenienti da un contesto di
conflitto armato in corso e prodotte da apparati di sicurezza stranieri.
Va chiarito con assoluta nettezza: non si tratta di prove giudiziarie, ma di
materiale di intelligence. Informazioni non validate, non sottoposte a controllo
giurisdizionale, prive di contraddittorio e delle garanzie minime di
attendibilità richieste in uno Stato di diritto.
È un dato incontestabile che lo Stato di Israele rifiuta sistematicamente di
sottoporsi alle regole della giustizia penale internazionale, sottraendosi
persino alla giurisdizione della Corte penale internazionale anche a fronte di
gravissime e documentate ipotesi di crimini internazionali. È dunque
giuridicamente e politicamente inaccettabile che lo stesso Stato pretenda, al
tempo stesso, di strumentalizzare i meccanismi di cooperazione penale
internazionale per esportare all’estero ipotesi investigative unilaterali, non
verificate e funzionali a un conflitto armato in corso.
Nessun giudice israeliano ha mai convalidato le ipotesi investigative oggi
richiamate. Esse restano integralmente appannaggio dei servizi di sicurezza, che
operano sotto il diretto controllo dell’esecutivo e all’interno di una logica
dichiaratamente bellica. Importare tali materiali nel processo penale significa
abbattere la distinzione, essenziale in una democrazia, tra guerra e giustizia.
A ciò si aggiunge un dato che non può essere ignorato: procedimenti del tutto
analoghi, avviati in passato in diversi tribunali italiani sulla base di
presupposti investigativi sovrapponibili, sono già stati archiviati dopo
approfondite indagini dalla magistratura italiana, evidenziando l’assenza di
elementi penalmente rilevanti e l’inidoneità del materiale informativo trasmesso
a sostenere un’accusa in sede giudiziaria.
Riproporre oggi le stesse ipotesi significa perseverare in una logica
investigativa che ignora deliberatamente i precedenti giudiziari e svuota di
senso il principio di legalità.
È particolarmente grave, inoltre, che la presunzione di innocenza venga
sistematicamente calpestata attraverso dichiarazioni pubbliche e narrazioni
mediatiche di stampo colpevolista, che anticipano il giudizio e trasformano
l’indagine in una condanna, in aperto contrasto con l’articolo 27 della
Costituzione, con il diritto europeo e con i principi del giusto processo.
L’utilizzo di informazioni di origine meramente intelligence come fondamento di
procedimenti penali interni rappresenta un pericoloso slittamento verso un
diritto penale del nemico, in cui categorie e strumenti propri della guerra
vengono trasferiti nella giustizia ordinaria, con effetti devastanti sui diritti
fondamentali.
Denunciamo infine il rischio concreto di una criminalizzazione indiretta di
un’intera comunità, colpita non per fatti penalmente accertati, ma per legami
culturali, religiosi e solidaristici con una popolazione coinvolta in un
conflitto armato.
La cooperazione penale internazionale non può trasformarsi in un canale di
legittimazione di narrazioni di intelligence prodotte da una parte in guerra, né
essere piegata a finalità politiche o militari. In assenza di un controllo
giudiziario effettivo, indipendente e trasparente sull’origine e
sull’affidabilità delle informazioni trasmesse, ogni loro utilizzo in sede
penale è giuridicamente fragile e democraticamente pericoloso.
Le difese continueranno a opporsi, in ogni sede, a questa deriva, ribadendo che
la giustizia non può essere selettiva, asimmetrica o subordinata alle logiche
del conflitto, e che il diritto penale non è — né deve diventare — un’arma di
guerra.
I Difensori
(ordine alfabetico per cognome)
• Nicola Canestrini
• Fausto Gianelli
• Elisa Marino
• Gilberto Pagani
• Pier Poli
• Marina Prosperi
• Nabil Ryah
• Dario Rossi
• Flavio Rossi Albertini
• Giuseppe Sambataro
• Fabio Sommovigo
• Emanuele Tambuscio
• Gianluca Vitale
• Samuele Zucchini
MILITARY INTELLIGENCE MATERIAL CANNOT FORM THE BASIS OF CRIMINAL PROCEEDINGS
A COURTROOM IS NOT A BATTLEFIELD
The hearing regarding the request for release will be held at the Genoa Court on
Friday, 16 January, starting at 9:00 a.m. The outcome may also be communicated
later the same day, in the evening.
PRESS RELEASE
The undersigned defence lawyers for the individuals involved in the ongoing
proceedings in Genoa concerning the alleged financing of terrorism consider it
necessary to intervene publicly in order to denounce a serious distortion of the
principles of the rule of law, international judicial cooperation, and the
fundamental guarantees of criminal proceedings — first and foremost, the
presumption of innocence, once again openly violated.
The judicial initiative currently underway regarding the alleged financing of
terrorism does not concern criminal conduct established through judicially
validated evidence, but rather the transmission and circulation of information
acquired in a wartime scenario, originating from an ongoing armed conflict and
produced by foreign security apparatuses.
This must be stated with absolute clarity: these are not judicial proofs, but
intelligence materials. Information that has not been validated, has not been
subjected to judicial scrutiny, lacks adversarial testing, and does not meet the
minimum standards of reliability required in a rule-of-law-based criminal
justice system.
It is an undisputed fact that the State of Israel systematically refuses to
submit to the rules of international criminal justice, even withdrawing itself
from the jurisdiction of the International Criminal Court in the face of serious
and well-documented allegations of international crimes. It is therefore legally
and politically unacceptable that the same State should, at the same time, seek
to instrumentalise international judicial cooperation mechanisms in order to
export abroad unilateral, unverified investigative hypotheses that are
functional to an ongoing armed conflict.
No Israeli judge has ever validated the investigative hypotheses currently being
relied upon. They remain entirely within the domain of security services
operating under the direct control of the executive and within an openly
military logic. Importing such materials into criminal proceedings collapses the
essential distinction — fundamental to any democracy — between war and justice.
Moreover, there is a further element that cannot be ignored: entirely analogous
proceedings initiated in the past before different Italian courts, based on
overlapping investigative assumptions, have already been dismissed following
thorough investigations by the Italian judiciary, which highlighted the absence
of criminally relevant elements and the inadequacy of the transmitted
informational material to support a criminal charge.
Reintroducing today the same hypotheses already deemed unfounded means
persisting in an investigative logic that deliberately ignores judicial
precedents and empties the principle of legality of its substance.
It is particularly serious, furthermore, that the presumption of innocence is
systematically trampled through public statements and media narratives adopting
a presumption-of-guilt approach, which anticipate judicial outcomes and
transform investigations into de facto convictions, in open violation of Article
27 of the Italian Constitution, European law, and the fundamental principles of
a fair trial.
The use of intelligence-derived information as the basis for domestic criminal
proceedings represents a dangerous shift toward an “enemy criminal law,” whereby
categories and instruments proper to warfare are transferred into ordinary
criminal justice, with devastating effects on fundamental rights.
We also denounce the concrete risk of the indirect criminalisation of an entire
community, targeted not for criminally established conduct, but for cultural,
religious, and solidarity ties with a population involved in an armed conflict.
International judicial cooperation cannot be transformed into a channel for
legitimising intelligence narratives produced by one party to a war, nor can it
be bent to political or military objectives. In the absence of effective,
independent, and transparent judicial control over the origin and reliability of
the transmitted information, any attempt to use such material in criminal
proceedings is legally fragile and democratically dangerous.
The defence teams will continue to oppose this drift in every forum, reaffirming
that justice cannot be selective, asymmetrical, or subordinated to the logic of
conflict, and that criminal law is not — and must never become — a weapon of
war.
Defence Counsel
(alphabetical order by surname)
• Nicola Canestrini
• Fausto Gianelli
• Elisa Marino
• Gilberto Pagani
• Pier Poli
• Marina Prosperi
• Nabil Ryah
• Dario Rossi
• Flavio Rossi Albertini
• Giuseppe Sambataro
• Fabio Sommovigo
• Emanuele Tambuscio
• Gianluca Vitale
• Samuele Zucchini