
La ‘Carta’ del 1275, le controversie dal 1493, il referendum nel 2014… il 750° anno
Pressenza - Thursday, November 13, 2025Il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino è protagonista principale, ma ‘silente’, dell’incontro che il 19 novembre si terrà al Museo Regionale di Storia Naturale piemotese. A dargli voce saranno il suo primo conservatore e alcuni suoi custodi che il 28 ottobre scorso hanno celebrato con lui il suo 750° ‘compleanno’.

Storia, gestione, flora e fauna del Bosco
Il titolo riassume il programma del convegno svolto nella Cascina Guglielmina edificata nel 1903 in un’area del Bosco delle Sorti di Trino a celebrazione del 750° anniversario e organizzato dalla Partecipanza che possiede il patrimonio forestale perché formata dai discendenti dei proprietari, a loro volta divenuti titolari in base all’assegnazione loro conferita dal marchese del Monferrato, Guglielmo VII, con l’atto – Carta delle libertà – siglato il 28 ottobre 1275, da tempo immemore depositato all’Archivio di Stato di Torino e tuttora valido…
… la cui peculiarità è descritta in molte pagine di storiografia, giusriprudenza e sociologia, tra cui Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino: la sua storia è scritta nelle “grandi carte” del XIII secolo e illustrata in un innovativo documentario multimediale pubblicata da PRESSENZA nell’aprile scorso.
Al convegno celebrativo della 750esima ricorrenza della sua entrata in vigore i partecipanti trinesi hanno ricordato anche che il suo promulgatore e firmatario, Gugliemo VII del Monferrato, era nato a Trino nel 1240 ed è sepolto nell’Abbazia di Lucedio confinante con il loro bosco, dove però non riposa in pace, perché Dante lo ha ‘recluso’ nel “vallone intra fiori ed erbe” del Purgatorio della Divina Commedia a espiare la condanna morale che incombe su “coloro che, per propria negligenza, di die in die di qui all’ultimo giorno di loro vita tardaro indebitamente loro confessione”.
Nel VII Canto dell’opera monumentale che terminò di comporre nel 1321, il ‘sommo poeta’ riferisce: “Quel che più basso tra costor s’atterra, guardando in suso, è Guiglielmo marchese, per cui e Alessandria e la sua guerra fa pianger Monferrato e Canavese”. Il marchese-guerriero monferrino in vita detto ‘il Grande’ perché aveva espanso tanto i propri domini infatti era morto nel 1292 prigionero di Alessandria, un comune che aveva più volte assediato e talvolta conquistato e di cui cercava di assicurasi l’alleanza per fronteggiare gli attacchi di Torino, all’epoca un feudo dei conti di Savoia, e di Milano, allora il ducato dei Visconti.
Prima invece, nel 1275, la situazione volgeva a suo favore, tanto che la maggioranza dei cittadini trinesi aveva spontanemante deliberato di assoggetarsi al suo marchesato.
Precedentemente, intorno al 1123, ai margini della foresta di Lucedio che si estendeva tra Trino e Crescentino si era insediata una comunità cenobita cistercense che, applicando teorie e tecniche di propria concezione e invenzione, aveva cominciato a bonificare i terreni paludosi e disboscare la brughiera per espandere il sistema di coltivazione intensivo-estensiva in cui sono germogliati i fenomenali progressi tecnologici, sociali e culturali rinascimentali…
… il piccolo centro urbano sito in posizione strategica accanto alla loro abbazia e all’incrocio delle strade di collegamento alla nuova via Francigena e alle antiche vie romane che attraversano la pianura padana nel 1210 era stato insignito borgo franco. Ma, nonostante fosse tanto prosperoso e anche la propria città natale, Gugliemo VII lo aveva dato a Vercelli in cambio di finanziamenti e truppe per le proprie imprese in Terra Santa. Poi, siccome Vercelli era un comune vescovile che favoriva gli interessi dell’Abbazia di Lucedio, quando se ne presentò l’occasione i suoi cittadini preferirono che Trino tornasse ad essere un feudo del marchesato monferrino e in cambio di questo favore ai propri sostenitori Gugliemo VII concesse il possesso, così la fruizione ‘libera’ da tasse e vincoli, della porzione di foresta a lungo contesa tra i popolani e i monaci cistercensi.
Sebbene cominciata in una serie di vicende politiche scandite dalle guerre mondiali combattute a quell’epoca, i conflitti bellici tra guelfi e ghibellini europei e le crociate dei regni cristiani nei domini musulmani, la storia del Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino narra di come per tanti secoli – ora 7 e mezzo – una piccola comunità sia riuscita a preservare un prezioso patrimonio forestale dalla devastazione che, invece, ha sterminato la popolazione vegetale e animale di un’intera regione, cioè in tutta la Pianura Padana.
La storia del bosco trinese inoltre spiega come le innovazioni del passato si siano consolidate in tradizioni tramandate intatte per secoli, ma anche adattate ai tempi.
Alla data del 28 ottobre scorso alla Partecipanza che possiede, amministra e sfrutta il Bosco delle Sorti di Trino erano iscritti 756 soci, di cui 510 uomini e 246 donne, 326 residenti a Trino e 430 foresi, abitanti soprattutto in altri comuni piemontesi e italiani o alcuni – 8 – all’estero (USA, Francia, Inghilterra, Grecia, Germania e Ucraina).
Nel 1493 la controversia tra i discendenti dei primi proprietari del bosco e i nuovi trinesi, ovvero agli immigrati di allora, venne risolta permettendo ai richiedenti di associarsi alla partecipanza pagando 180 fiorini.
Le donne rimasero escluse dall’eredità del bosco fino al 1528, quando venne loro permesso di acquisirla purché non avessero fratelli o altri parenti maschi che la potevano rivendicare, fino al 1988 non è stato loro concesso il diritto di voto alle assemblee della partecipanza trinese – cioè dell’associazione che aggrega i suoi proprietari nella gestione del bosco – e solo dopo l’esito del referendum del 2014 hanno potuto concorrere, parimenti a tutti i partecipanti maschi, all’annuale assegnazione dei lotti – le sorti – in cui sfruttare il patrimonio forestale.
Tali cambiamenti nella sua amministrazione hanno adattato la partecipanza alle trasformazioni della società però senza snaturarne la forma e, sostanzialmente, la caratteristica di un ordinamento giuridico funzionale a preservare integro e intatto il bosco che, se anziché come un bene comune gestito collettivamente fosse stato un terreno spartito tra i suoi proprietari, adesso non esisterebbe più e non sarebbe il patrimonio forestale di cui beneficiano la comunità locale e l’umanità.
Oggi il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino è importante anche come antesignano e longevo modello di tutela ambientale e sostenibilità perché in cui – come nel convegno svolto il 28 ottobre scorso hanno dettagliamente illustrato il suo primo consevatore, ovvero partecipante, e alcuni suoi custodi e guardiani – vivono molti esemplari di flora e fauna autoctona.
Il parco infatti è popolato da vecchie e nuove generazioni di quercia della specie in italiano detta farnia e in dialetto piemontese rul bianca, quercia ad alto fusto per il legname da opera, carpino tagliato a ceduo, rovere, pungitopo, ciliegio ‘selvatico’, robinia,… e cerro e betulla, due piante che soccorrono a contrastare i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità. Inoltre è abitato da fiori e funghi, con gli alberi e gli arbusti circa 800 specie vegetali, e numerose specie di animali: uccelli, mammiferi, pipistrelli, rettili e insetti.
Oltre che una riserva inclusa nel sistema di Aree Protette tutelate dall’ente di gestione del Parco del Po piemontese e una piantagione ‘allevata’ con sistemi monitorati e certificati da FSC / Forest Stewardship Council, è un bosco da seme in cui vengono raccolte sementi di 11 specie arboree e arbustive e un’area di custodia delle orchidee selvatiche ed è iscritto al Catalogo Nazionale dei Paesaggi Agrari.
Mentre le questioni ecologiche e i provvedimenti con cui contrastare le devstazioni ambientali e i cambiamenti climatici sono discusse ‘dall’altra parte del mondo’, nella brasiliana Belém, fino al 21 novembre alle riunioni della 30ª Conferenza delle Parti (COP30), le esperienze e le tecniche sperimentate e praticate da 750 anni al Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino verranno spiegate ai partecipanti dell’incontro, aperto al pubblico, in programma al Museo Regionale di Storia Naturale di Torino.
MRSN (Torino – via Accademia Albertina 15) – mercoledì 19 NOVEMBRE 2025 alle h 18 : con Pasquale De Vita, addetto dell’ufficio stampa della Regione Piemonte, intervengono Ivano Ferrarotti, primo conservatore, Piergiorgio Terzuolo, tecnico forestale consulente IPLA dell’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente e Paola Palazzolo, botanica e guardiaparco dell’ente di gestione del Parco del Po piemontese.
ATTENZIONE : non confondere i nomi di Trino, comune della proncia vercellese, e Torino, capoluogo del Piemonte 