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E’ morta Frances Stonor Saunders, la giornalista che smascherò gli intellettuali europei al soldo della CIA
Frances Stonor Saunders è morta il 31 agosto 2026, all’età di 60 anni, vittima di un tumore al cervello. Nata il 14 aprile 1966 a Windsor, nel Berkshire, era figlia di Julia Stonor e Donald Saunders, nato Donald Slomnicki vicino a Bucarest, giunti in Gran Bretagna come rifugiati dopo la Seconda Guerra Mondiale. I suoi genitori si separarono quando lei aveva otto anni. Studiò Letteratura inglese al St. Anne’s College di Oxford, laureandosi nel 1987. Dopo aver trascorso un periodo a Roma e aver conosciuto la scena culturale britannica della fine degli anni ’80, iniziò a lavorare come documentarista televisiva. Ha lavorato anche come redattrice culturale per il settimanale britannico New Statesman, ha prodotto numerosi documentari radiofonici per la BBC e ha presentato “Meeting of Minds “, un programma dedicato agli incontri cruciali tra figure della storia intellettuale. Nel 2018 è stata eletta membro della Royal Society of Literature. Con la sua scomparsa, se ne va una di quelle ricercatrici che hanno raggiunto un traguardo raro: scrivere un libro epocale che ha svelato come non solo esistesse una guerra fredda tra blocchi del mondo per il dominio dell’influenza economica e geopolitica, ma come questa guerra portasse con sè l’idea di colonizzare le menti dei cittadini. Stonor Sauders svelò al mondo che vi era un’altra guerra fredda parallela a quella economica: la guerra fredda culturale. «Dicerie», «porcate dietrologiche», «fantasie complottarde» furono le reazioni dei media quando, a metà degli anni Sessanta, il New York Times pubblicò le prime rivelazioni sui finanziamenti della CIA ad alcune delle più prestigiose riviste letterarie europee. Oggi sappiamo che quel “complotto” non era una fantasia, ma un’operazione strategica reale: i servizi segreti USA hanno utilizzato fondi neri, fondazioni fantasma e intellettuali d’élite per disarticolare l’egemonia culturale della sinistra hegelo-marxista nel secondo dopoguerra, strumentalizzando l’arte e la cultura come “armi culturale” in favore del capitalismo neoliberista e del liberal-progressismo (1). Insomma, un’operazione maccarthista attraverso il soft power. L’inchiesta di Sauders, dal titolo  “Chi ha pagato il pifferaio magico? La CIA e la guerra fredda culturale” – pubblicata nel 1999 e nota nella sua versione spagnola come “La CIA y la guerra fría cultural” – non era semplicemente un’indagine sulle operazioni di spionaggio, ma una ricostruzione meticolosa, elaborata e senza compromessi di uno dei più grandi meccanismi noti di intervento politico nella cultura e nella vita intellettuale occidentale. Con La guerra fredda culturale, Frances Stonor Saunders ha rivelato per la prima volta come, nel secondo dopoguerra, gli Stati Uniti – attraverso la CIA – abbiano sostenuto e orientato una vasta rete di iniziative culturali in Europa, con l’obiettivo di contrastare l’influenza sovietica e influenzare il dibattito intellettuale occidentale. Dopo i due decenni caratterizzati da nazismo, fascismo e seconda guerra mondiale, gran parte degli intellettuali europei era su posizioni critiche anticapitaliste. Per arginare il richiamo del comunismo e la crescita delle sinistre, la CIA, con finanziamenti occulti, promosse fondazioni, riviste, premi e istituzioni artistiche, trasformando la cultura in uno dei principali terreni di confronto tra i due blocchi. Il suo libro vinse il premio Gladstone della Royal Historical Society, fu tradotto – secondo The Guardian – in 17 lingue, e rese un’autrice di poco più di trent’anni un’autorità internazionale. Fu la televisione a condurla per caso sull’argomento che avrebbe segnato la sua vita intellettuale. Nel 1995, produsse la serie di documentari Hidden Hands: A Different History of Modernism per Channel4. Indagando sui rapporti tra l’Espressionismo astratto americano, le sue istituzioni culturali e i servizi segreti statunitensi, Saunders scoprì i primi fili di un complotto ben più ampio: una CIA che non aveva bisogno di portare una pistola. Saunders scoprì un’altra sfaccettatura del potere imperiale americano: non si trattava più di colpi di Stato, operazioni paramilitari, “rivoluzioni colorate”, interventi militari o spionaggio convenzionale. Si trattava di una lotta per determinare quali libri venissero letti, quali riviste acquisissero prestigio, quali scrittori viaggiassero per il mondo, quali mostre raggiungessero le principali capitali europee e quali idee politiche potessero essere presentate come espressione spontanea degli intellettuali occidentali. La storia ufficiale dell’agenzia l’avrebbe poi definita come una delle sue operazioni segrete più audaci ed efficaci della Guerra Fredda: l’ “Operazione Packet”, ovvero una rete di finanziamenti occulti (spesso veicolati tramite fondazioni di comodo) con cui gli Stati Uniti comprarono il consenso dell’intellighenzia europea. Con sede a Parigi e sotto la direzione amministrativa di Michael Josselson, un agente della CIA, quell’organizzazione ha impiegato anni a costruire una rete internazionale di intellettuali, riviste, conferenze, concerti, traduzioni, mostre e organizzazioni culturali. Al suo apice, era presente in decine di Paesi e sosteneva oltre venti prestigiose pubblicazioni. Il fulcro di quell’enorme operazione fu il Congress for Cultural Freedom, un copertura creata e finanziata segretamente dalla CIA nel 1950 che sostenne riviste come «Encounter» in Gran Bretagna, «Preuves» in Francia, «Der Monat» in Germania e, in Italia, «Tempo Presente», diretta da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte. Riviste che facevano parte di quel mondo. La CIA organizzava o finanziava conferenze, finanziava viaggi, promuoveva pubblicazioni e si serviva di fondazioni e organizzazioni intermediarie per nascondere la provenienza del denaro. Saunders seguì le tracce del denaro, esaminò documenti declassificati, fascicoli privati e corrispondenza, e intervistò per anni figure chiave di quel mondo. Il risultato dimostrò che dietro una parte considerevole dell’apparente spontaneità della vita culturale occidentale si celava un’autentica politica manipolatoria dell’opinione pubblica. Dalle grandi manifestazioni musicali del dopoguerra – come la Conferenza internazionale della musica del ventesimo secolo a Roma nel 1954 – alle tournée della Boston Symphony Orchestra nelle capitali europee; dalle mostre sull’espressionismo astratto americano alla diffusione di un’estetica celebrata come “arte della libera impresa”, emerge così una strategia capillare, volta a ridefinire l’immaginario dell’Europa occidentale. Dall’inchiesta emerse come l’Espressionismo astratto poteva essere presentato all’Europa come prova che gli Stati Uniti erano la terra della libertà creativa, in contrasto con il realismo socialista sovietico (e di conseguenza il neorealismo come corrente cinematografica diffusa in tutta Europa). L’artista Jackson Pollock divenne così, involontariamente senza bisogno di istruzioni da parte di un agente dei servizi segreti, una figura di spicco di quella rappresentazione culturale della superiorità americana. Stonor Sauders fece i grandi nomi degli intellettuali europei al soldo della CIA che aveva – volontariamente o inconsapevolmente – il compito di colonizzare e condizionare la vita intellettuale occidentale. In quelle pagine erano presenti alcuni tra i più importanti scrittori, filosofi, storici, critici e artisti del XX secolo. Arthur Koestler, Sidney Hook, James Burnham, Melvin Lasky, Irving Kristol, Stephen Spender, Ignazio Silone, Nicolas Nabokov, Isaiah Berlin, Hannah Arendt, Robert Lowell, Leonard Bernstein, Bertrand Russell, Mary McCarthy, Arthur Schlesinger Jr. e Jackson Pollock compaiono, con relazioni di natura e intensità molto diverse, all’interno dell’enorme rete culturale indagata da Saunders. L’edizione americana di La guerra fredda culturale (pubblicata con il titolo Who Paid the Piper?) menzionava esplicitamente Arendt, Berlin, Bernstein, Lowell, Orwell e Pollock come figure che divennero strumenti ideali di quella guerra culturale. Ma proprio per rispetto del rigore di Saunders, è necessario fare una distinzione cruciale: non tutti quegli intellettuali erano agenti diretti della CIA, né tutti conoscevano la provenienza del denaro. Questa sfumatura rende la storia ancora più inquietante. Michael Josselson era effettivamente un agente della CIA e per anni ha diretto l’apparato congressuale; mentre altri intellettuali furono fortemente coinvolti in organizzazioni, conferenze o riviste finanziate clandestinamente dall’agenzia, sebbene il loro livello di conoscenza in merito alla provenienza dei finanziamenti rimanga oggetto di dibattito storico. La stessa CIA riconosce, ad esempio, che Arthur Koestler inizialmente agì senza sapere di contribuire a un’operazione sponsorizzata dall’agenzia e che Sidney Hook partecipò ad attività precedenti di cui ignorava il sostegno segreto. In “Incontro con il Congresso”, negarono di sapere che la CIA fosse dietro al Congresso. Persino George Orwell, il cui nome compare nella ricerca e nelle successive presentazioni dell’opera, insiste su questo chiarimento. Non era esattamente un “agente della CIA”. I suoi noti legami erano principalmente con l’apparato di propaganda anticomunista britannico. Saunders lo ha integrato in una ricostruzione molto più ampia di quella rete transatlantica di istituzioni, intellettuali e servizi occidentali. Lo stesso vale per numerosi artisti e intellettuali il cui lavoro è stato promosso o sfruttato senza che sapessero necessariamente chi si celava dietro certi meccanismi di finanziamento. Infatti, la scoperta di Saunders non si può ridurre ad un elenco di scrittori “comprati” dalla CIA, ma al contrario: l’obiettivo era sottolineare come anche molti di loro fossero stati coinvolti in modo inconsapevole e come loro stessi fosse stati manipolati. Il tema verteva proprio su cosa sapesse ciascuno loro realmente dell’operazione di cui erano parte attiva. La sua scoperta era ben più profonda: chi deteneva il potere non aveva necessariamente bisogno di dire a un romanziere cosa scrivere, poichè poteva selezionare quali romanzieri avrebbero ricevuto traduzioni, pubblicazioni, viaggi, conferenze, premi, visibilità internazionale e accesso a certi circoli prestigiosi. Era la CIA che aveva il potere di creare il palcoscenico, lasciando che gli intellettuali agissero al suo interno senza aggiungere altro. Saunders non si limitò a scoprire che Washington facesse “propaganda” – come faceva l’Unione Sovietica – ma dimostrò piuttosto la contraddizione tra il discorso di una cultura occidentale presumibilmente indipendente dallo Stato e il funzionamento effettivo di una formidabile politica clandestina progettata per guidare e manipolare quella cultura. Questa è forse la rivelazione più dura di “La CIA e la guerra fredda culturale”: la potenza manipolatoria degli strumenti dei servizi segreti americani. In questo risiedeva l’enorme significato politico dell’opera di Stonor Sauders. Persino la CIA, decenni dopo, avrebbe prontamente ammesso che il Congresso era stata una sua operazione segreta e che il suo scopo era quello di contrastare l’influenza comunista tra artisti e intellettuali, molto più di un semplice libro. Lo straordinario impatto di quella ricerca rischiava talvolta di mettere in ombra il resto del lavoro di Saunders. Nel 2004 pubblicò Hawkwood: Diabolical Englishman, sulla figura del mercenario inglese del XIV secolo John Hawkwood. Sei anni dopo uscì The Woman Who Shot Mussolini, la biografia di Violet Gibson, l’aristocratica anglo-irlandese che nel 1926 sparò a Benito Mussolini, ferendolo gravemente. Saunders possedeva una straordinaria capacità di individuare, dietro figure apparentemente secondarie, una chiave di lettura per le grandi strutture della storia. Ma il suo ultimo libro importante sarebbe stato molto diverso da tutti quelli che lo avevano preceduto. In “La valigia: sei tentativi di attraversare un confine“, pubblicato nel 2021, la ricercatrice – che aveva trascorso decenni ad aprire gli archivi segreti di potenti istituzioni – ha finalmente aperto l’archivio della propria famiglia. Una vecchia valigia appartenuta a suo padre conteneva lettere, fotografie e documenti che la condussero alla storia del giovane Donald Slomnicki, un rifugiato dell’Europa orientale che alla fine sarebbe riuscito a ricostruirsi una vita in Gran Bretagna. Il libro divenne una riflessione sull’esilio, sui confini, sulla memoria e sul graduale declino del padre a causa dell’Alzheimer. Nel 2022, “La valigia” ha vinto il premio PEN Ackerley, dedicato alle memorie e alle autobiografie letterarie. Dopo aver indagato su come gli Stati costruiscono la memoria e la narrazione, Saunders si chiedeva come una famiglia ricostruisca la propria quando tutto ciò che rimane è una valigia, alcune fotografie e pochi documenti sparsi. Frances Stonor Saunders (2) sapeva, prima di morire, che “Chi ha pagato il pifferaio?” sarebbe stato ristampato. Il 26 maggio 2026 Fazi Editore ha rieditato in Italia il suo libro con il titolo “La guerra fredda culturale Come la CIA ha influenzato l’immaginario europeo”. È difficile immaginare un destino più appropriato per un libro scritto quasi trent’anni fa, la cui domanda centrale rimane assolutamente attuale: chi paga per ciò che una società, in definitiva, considera cultura indipendente, libero pensiero e opinione spontanea? La risposta di Saunders riguardo agli anni della Guerra Fredda era inquietante perché ci costringeva a guardare oltre la retorica. Dove sembrava esserci solo una rivista prestigiosa, poteva esserci una Fondazione dietro la quale poteva esserci un’altra istituzione e dietro quest’ultima poteva esserci un’agenzia di intelligence pronta ad attivare la macchina della manipolazione culturale. Il suo merito consisteva proprio nell’aver seguito questi fili intrecciati fino alla fine. La lettura del suo libro, “La CIA e la guerra fredda culturale”, permette ancora oggi di comprendere appieno il ruolo svolto da una parte significativa dell’intellighenzia europea (liberal-conservatrice o liberal-progressista che sia) nelle grandi battaglie politiche e ideologiche della Guerra Fredda. La «battaglia per la conquista delle menti» – come la definì Edward W. Barrett, sottosegretario di Stato per i Servizi informativi internazionali – è il cuore di questo libro, rigoroso e sorprendentemente avvincente. “La guerra fredda culturale” è uno strumento indispensabile per comprendere non solo la storia del dopoguerra, ma anche le forme contemporanee del potere culturale, tra soft power, propaganda e guerra cognitiva. «Un contributo di enorme importanza alla comprensione della storia del secondo dopoguerra» –  l’ha definito The Wall Street Journal; «Un libro cruciale sui pericoli, i compromessi e le manipolazioni di un’epoca intera» – secondo The Times; «Il resoconto più completo dell’attività della CIA tra il 1947 e il 1967» – ha dichiarato The New York Times; «Un libro straordinario» – l’ha descritto Ian McEwan; «Una grande opera di indagine storica» – è stato l’elogio di Edward W. Said. «Una poderosa e inconfutabile ricostruzione dei rapporti, durante la guerra fredda, tra la CIA e l’intellighenzia anticomunista dell’Europa occidentale». – dalla prefazione di Giovanni Fasanella nella nuova edizioni di Fazi Editore. Frances Stonor Saunders ci ha lasciato una lezione fondamentale per comprendere la natura del potere: non basta mai sapere chi parla, dobbiamo anche scoprire chi ha costruito il palcoscenico da cui parlano, chi ha aperto loro le porte, chi si è occupato di “distribuire” il prestigio e, soprattutto, chi si è occupato di pagare ogni pifferaio prima che apra la bocca.   (1) La guerra fredda culturale, conosciuta anche come Operazione Packet attuata dalla CIA, fu una massiccia operazione di guerra psicologica che ha gettato le basi per la nascita di quella che oggi chiamiamo “sinistra liberal” o “sinistra neoliberale”, che conosciamo oggi: ovvero la causa della distruzione interna della sinistra di stampo socialista e comunista, nonchè l’arma più formidabile delle oligarchie USA per la loro presa sul continente europeo. https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_piano_segreto_della_cia_per_distruggere_la_sinistra_europea_operazione_packet/65974_67493/ (2) Frances Stonor Saunders non era una militante marxista-leninista. Ma il suo lavoro ha fornito documentazione preziosa a chi rifiuta l’idea ingenua di una cultura occidentale completamente autonoma dai rapporti di potere imperialistici. Fonti: https://www.storiauniversale.it/11-L-ARTE-E-LA-CULTURA-DI-MASSA-AL-SERVIZIO-DEL-CAPITALISMO.htm http://www.cubadebate.cu/noticias/2026/09/21/murio-frances-saunders-la- investigadora-que-destapo-la-red-de-intelectuales-al-servicio-de-la-cia/ https://fazieditore.it/libro/9791259678218 Lorenzo Poli
September 30, 2026
Pressenza
Il senso della fine
Possiamo prenderla da qualsiasi angolo di questo Occidente in crisi: il modello neoliberista che si è imposto dagli anni ‘80 – Thatcher e Reagan, poi a valanga tutti gli altri – è arrivato al termine del suo ciclo vitale. E’ comprensibile che la lettura dei dati macroeconomici sia troppo difficoltosa […] L'articolo Il senso della fine su Contropiano.
September 22, 2026
Contropiano
Il “centrosinistra” è finito
A Berlino ha vinto la Linke che si dichiara apertamente per il socialismo, con una candidata sindaca – Elif Eralp – che ha proposto l’esproprio delle grandi proprietà immobiliari. Immaginiamo la destra italiana, ma anche i sindaci di centrosinistra delle grandi città, di fronte a questo programma: orrore! La realtà […] L'articolo Il “centrosinistra” è finito su Contropiano.
September 22, 2026
Contropiano
Discutendo sul partito, Togliatti e dintorni
L’articolo di Luciano Vasapollo (LV), Forma partito per il socialismo o il tramonto dell’utopia del possibile (pubblicato su Contropiano), merita una discussione approfondita per i temi che solleva e per lo spessore politico e culturale del suo autore. Innanzitutto una notazione: l’articolo è chiaramente scritto per rispondere non tanto e […] L'articolo Discutendo sul partito, Togliatti e dintorni su Contropiano.
September 19, 2026
Contropiano
Forma partito per il socialismo o il tramonto dell’utopia del possibile
C’è una domanda che attraversa il nostro tempo e che l’imperialismo tenta accuratamente di cancellare: perché gli Stati Uniti e i loro alleati non attaccano soltanto Cuba, la Palestina, il Vietnam o la Cina, ma colpiscono con tanta violenza l’idea stessa del partito comunista? La risposta è semplice quanto decisiva. […] L'articolo Forma partito per il socialismo o il tramonto dell’utopia del possibile su Contropiano.
September 15, 2026
Contropiano
Le Opere Scelte di Fidel Castro: un patrimonio per l’umanità
Per il Primo Convegno Internazionale “Fidel: eredità e futuro” che si è tenuto a l’Avana, dal 10 al 13 agosto, nel centenario della nascita di Fidel sono state pubblicati in 23 volumi le “opere scelte” (Obras Escogidas) di Fidel Castro Ruiz a cura del centro Fidel Castro Ritz ed edite […] L'articolo Le Opere Scelte di Fidel Castro: un patrimonio per l’umanità su Contropiano.
September 2, 2026
Contropiano
Ucraina, 15 anni di carcere per l’attivista Bogdan Syrotiuk
L’Ucraina è il paese dove, con Poroschenko prima e con Zelensky oggi, i comunisti vanno in galera e i nazifascisti sono elevati a eroi nazionali. Il 10 agosto 2016, Bogdan Syrotiuk, militante comunista di tendenza troskista di 27 anni, è stato condannato a 15 anni di carcere, dopo averne passati due, sempre in carcere, in precarie condizioni di salute in attesa di processo. Bogdan, membro di spicco della Giovane Guardia Bolscevica-Leninista (YGBL), è stato condannato per “alto tradimento… in base alla legge marziale” sebbene gli atti processuali non contengono alcun atto di tradimento: nessun spionaggio, nessun sabotaggio, nessuna collaborazione con forze militari. La sentenza afferma che Bogdan ha agito “su istruzioni di un rappresentante del World Socialist Web Site , sotto lo pseudonimo di ‘David'”, identificato nella sentenza stessa come David North, presidente del comitato editoriale internazionale del WSWS.  Gli esperti dello Stato hanno esaminato 14 scritti di Bogdan e ne hanno inclusi sette nell’atto d’accusa. Il tribunale è stato poi costretto a escluderne uno dei sette, un articolo sui violenti sequestri di leva da parte dei commissariati militari, dopo che la propria commissione forense non vi ha riscontrato alcuna prova di reato. Bogdan è stato condannato a 15 anni di carcere per sei articoli di informazione indipendente. Qual era il contenuto sovversivo di questi articoli? Quali reati avrebbe commesso con la stesura di questi articoli? La colpa sta nell’aver scritto articoli di opposizione alla guerra NATO – Russia; per la sua denuncia della riabilitazione a “eroe nazionale” del nazista ucraino Stepan Bandera e per aver fatto appello all’unità tra i lavoratori ucraini e i lavoratori russi. Tra le “prove” di tradimento citate dal tribunale figurano l’articolo di Bogdan “I crimini dei banderoviti contro il popolo ucraino: appunti di un trotskista ucraino” e il suo discorso del Primo Maggio 2023, “Per l’unità della classe operaia di Russia e Ucraina!”. Tutti argomenti che, se trattati in un Paese democratico, non sarebbero minimamente concepibili come “reati” ma bensì come legittime opinioni in nome della libertà di espressione e di dissenso. In qualsiasi Paese in cui i diritti democratici hanno ancora un senso, i contenuti di questi articoli sarebbero tutelati dalla libertà di parola. Nell’Ucraina di Zelensky, invece, comportano una condanna a 15 anni di carcere. L’unica prova presentata contro di lui consisteva nei suoi scritti, pubblicati sul World Socialist Web Site, e nelle sue comunicazioni con i redattori che li pubblicavano. Lo Stato e il governo ucraino si sono arrogati il diritto – profondamento antidemocratico in violazione delle libertà costituzionali – di dichiarare organizzazioni criminali le pubblicazioni socialiste e pacifiste internazionali e di considerare la collaborazione con esse un “atto di tradimento”. Le motivazioni della Corte ucraina confermano la deriva antidemocratica dello Stato ucraino portata avanti da Zelensky. Secondo la corte, infatti, gli articoli contenevano “il mancato riconoscimento della leadership politica ucraina legittimamente eletta e dei processi democratici”, “paragonabili con fascisti e nazisti”, “valutazioni negative delle forze armate ucraine” e “una reinterpretazione di eroi nazionali e figure storiche”. Peccato che la reinterpretazione, la riabilitazione e la rilegittimazione di figure storiche, come Stepan Bandera, elevate a “eroi nazionali” sia stata proprio opera dei governi Poroschenko e Zelensky: Stepan Bandera era uno dei leader dell’OUN (Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini) e della Divisione Galizia delle Waffen-SS, collaboratori nazisti che appoggiarono l’invasione dell’Unione Sovietica da parte di Hitler nel 1941 e furono implicati nello sterminio di massa di ebrei e polacchi (e su questo la storia non mente!).  Quando Bogdan fu arrestato dal Servizio di Sicurezza Ucraino (SBU) il 25 aprile 2024, lo Stato affermò che agiva come “agente del governo russo”, ma negli oltre due anni trascorsi da allora, non è emerso nulla a sostegno di tale accusa, ma anzi si può sostenere il contrario: gli articoli citati nella condanna criticavano esplicitamente il presidente russo Vladimir Putin e condannavano l’invasione russa dell’Ucraina, criticando al contempo anche il governo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Un rapporto di 65 pagine redatto da Yuri Irkhin, uno dei principali criminologi ucraini, non ha riscontrato negli scritti di Bogdan “dichiarazioni, frasi, periodi o combinazioni di parole che presentino segni di propaganda volta a sostenere l’aggressione armata della Federazione Russa”. La difesa ha dimostrato che nulla agli atti costituiva gli elementi del reato di tradimento e che gli scritti di Bogdan erano espressione politica protetta dall’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Purtroppo però le prove presentate a difesa di Bogdan non hanno mai trovato risposta: invece di rispondere in base alle prove presentate che confutano l’accusa, il tribunale ha ordinato una nuova perizia a un istituto forense statale, il quale, tuttavia, non ha trovato negli articoli alcun appello al rovesciamento dello Stato, alla presa del potere, ad atti sovversivi o alla modifica dei confini dell’Ucraina. Nonostante ciò, nuovamente la Corte ha respinto tutte queste argomentazioni ed ha persino ordinato a Bogdan di pagare più di 178.000 grivne per coprire i costi delle “perizie” forensi utilizzate per condannarlo. La sentenza, emessa da un tribunale distrettuale nella regione di Nikolaev, dispone inoltre anche la confisca dei beni e dispositivi elettronici di Bogdan, nonché la distruzione dei libri, dei volantini e dei documenti programmatici di stampo socialista che gli erano stati sequestrati. La decisione di distruggere il programma della YGBL, i suoi opuscoli, volantini e raccoglitori di articoli stampati svela il vero contenuto della sentenza. I metodi sono quelli dei regimi fascisti: imprigionare l’opposizione, confiscare il suo materiale, bruciare i suoi scritti. La sentenza fa riferimento più volte alle “conseguenze socialmente pericolose” delle posizioni di Bogdan e ciò dimostra che il processo a Bogdan è un processo politico risultato di una persecuzione politica: la sentenza non è stata il risultato di un procedimento legale, bensì l’esecuzione di una direttiva politica della dittatura di Zelensky. L’obiettivo non è tanto il pretesto del “sostegno alla Russia di Putin”, ma bensì è mirato alla crescente opposizione alla guerra e al regime di Zelensky tra i lavoratori e i giovani ucraini. Da quando la reazione militare su vasta scala della Russia nel febbraio 2022 in risposta a 8 anni di pulizie etniche ucraine in Donbass (che hanno provocato 14.000 morti), le autorità ucraine hanno adottato una serie di misure contro organizzazioni politiche e organi di informazione considerati una minaccia per la sicurezza. Il governo ha messo al bando numerosi partiti politici e ha limitato o bloccato un gran numero di siti web. La legislazione ucraina in tempo di guerra punisce oggi severamente chiunque si opponga alla linea bellica della NATO e di Kiev e il famigerato SBU (servizio di sicurezza ucraino che risponde direttamente a Zelensky e famoso per le sue pratiche di torture) assimila l’attivismo marxista, internazionalista, antifascista, nonviolento e pacifista al reato di favoreggiamento del “nemico russo”. La condanna di Bogdan avviene in un Paese in cui la politica di sinistra è stata messa al bando. I partiti e i simboli comunisti sono vietati in Ucraina sin dalle leggi di “decomunistizzazione” del 2015. Il Partito Comunista dell’Ucraina (KPU) è stato ufficialmente messo fuori legge attraverso un percorso normativo e giudiziario iniziato nel 2015 e definitivamente consolidato nel 2022 con firma di Zelensky. Sempre nel 2022, Zelensky ha messo fuori legge ben 11 partiti di opposizione con la solita accusa di essere “filo-russi”, tra cui il principale partito di opposizione in parlamento che è stato successivamente bandito definitivamente. La misura anti-democratica ha colpito sia forze storiche con una forte rappresentanza parlamentare, sia formazioni minori. Di seguito la lista dei partiti messi fuori legge: * Piattaforma d’Opposizione – Per la Vita (il principale partito di opposizione in parlamento); * Blocco d’Opposizione Nashi (Nostro) * Partito di Shariy * Opposizione di sinistra * Unione delle Forze di sinistra; * Stato (Derzhava) * Partito Socialista Progressista dell’Ucraina * Partito Socialista dell’Ucraina * Socialisti * Blocco di Volodymyr Saldo In realtà buona parte di questi partiti intercettavano il voto della popolazione ucraina di etnia russofona: circa 9 milioni di persone (18% censimento 2001). Più di 6.000 persone provenienti da circa 60 paesi hanno firmato una lettera aperta chiedendo il rilascio di Syrotiuk. I suoi sostenitori hanno espresso preoccupazione per la sua salute, affermando che le condizioni del ventisettenne si sono aggravate durante la detenzione. Sostengono che le condizioni del sistema carcerario ucraino rappresentino una seria minaccia per la sua salute e possano equivalere a una “condanna a morte”. Il caso ha richiamato l’attenzione su un pubblico più ampio riguardo alle restrizioni all’attività politica e alla libertà di espressione in Ucraina durante la guerra. I sostenitori di Syrotiuk sostengono che la sua condanna dimostra come le misure di sicurezza adottate in tempo di guerra vengano utilizzate contro gli oppositori politici interni, in particolare contro coloro che criticano sia Mosca che Kiev. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, nel settembre 2025 sono stati aperti circa 20.000 procedimenti penali ai sensi delle leggi ucraine sul tradimento e la collaborazione con gli Stati Uniti. L’organizzazione ha inoltre riferito che “continua a documentare casi di tortura e maltrattamenti” nei confronti dei detenuti nelle mani dello Stato ucraino. Human Rights Watch definisce le leggi sulla collaborazione “eccessivamente ampie e vaghe”; tra gli indagati figurano persone che hanno svolto “servizi di emergenza, lavori di costruzione, soccorso umanitario e rimozione dei rifiuti” nei territori occupati.   Ulteriori fonti: https://www.wsws.org/en/articles/2026/08/11/oqko-a11.html?pk_campaign=wsws-newsletter&pk_kwd=wsws-daily-newsletter https://www.balcanicaucaso.org/cp_article/un-paese-diviso-lingua-e-identita-etnica-in-ucraina/ https://www.theguardian.com/world/2022/mar/20/ukraine-suspends-11-political-parties-with-links-to-russia https://www.azernews.az/region/262688.html   Lorenzo Poli
August 24, 2026
Pressenza
Perché difendo ciò che sembra non avere più nulla da offrire?
L’utopia è nell’orizzonte. Faccio due passi e lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l’orizzonte si sposta dieci passi più in là. A cosa serve l’utopia? Ecco a cosa serve: a farci camminare. Lo diceva Eduardo Galeano, e oggi lo ripeto a me stesso come una preghiera […] L'articolo Perché difendo ciò che sembra non avere più nulla da offrire? su Contropiano.
July 27, 2026
Contropiano
L’offensiva ideologica di Washington e il ritorno del maccartismo
“Stanno promuovendo alleanze dell’estrema destra che ricordano il fascismo hitleriano”. “Tentano di criminalizzare le idee di sinistra e i movimenti progressisti”. “Vogliono imporre una nuova caccia alle streghe contro chiunque metta in discussione il loro modello”. Sono parole del presidente cubano Miguel Díaz-Canel che ha replicato con fierezza alle dichiarazioni […] L'articolo L’offensiva ideologica di Washington e il ritorno del maccartismo su Contropiano.
July 22, 2026
Contropiano
Potere al Popolo, per l’alternativa
Potere al Popolo, a conclusione dell’assemblea del campo politico indipendente del 14 giugno, propone un percorso comune di mobilitazione, organizzazione e lotta. Crediamo necessario e operiamo affinché si costruisca un fronte politico alternativo alla destra e indipendente dal campo largo, che sia presente alle elezioni del 2027 e che, soprattutto […] L'articolo Potere al Popolo, per l’alternativa su Contropiano.
July 18, 2026
Contropiano