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Intervista a Miguel Díaz-Canel
“Non ci piace la guerra, promuoviamo la solidarietà e la cooperazione tra i popoli, ma siamo pronti a difendere questa pace” In un contesto di massima tensione diplomatica e crisi energetica, il leader cubano offre in questa intervista una risposta netta alle recenti minacce provenienti da Washington. Rispondendo alle domande, […] L'articolo Intervista a Miguel Díaz-Canel su Contropiano.
April 20, 2026
Contropiano
Díaz-Canel: “Cuba non si piegherà”
Nel mezzo di una delle crisi più dure degli ultimi decenni, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel sceglie una linea che tiene insieme due parole apparentemente opposte: resistenza e dialogo. È questo il cuore dell’intervista concessa al quotidiano messicano La Jornada, un documento politico che fotografa con chiarezza il momento che l’isola […] L'articolo Díaz-Canel: “Cuba non si piegherà” su Contropiano.
April 4, 2026
Contropiano
Cuba: Inflazione, blackout e sovraccarico di lavoro, così le donne cubane resistono al blocco degli USA
Pepa Suárez Varie donne dipingono il contesto sociale e professionale cubano, e offrono alcune chiavi per intendere come si sopravvive nell’isola dopo l’ordine degli USA di bloccare le forniture di petrolio. “Non si può parlare di specifici problemi delle donne senza parlare dei problemi del paese, e il problema del paese passa per il blocco”. […]
18 MARZO 1871 – 2026: 155 ANNI DALLA COMUNE DI PARIGI, “IL PRIMO GOVERNO OPERAIO”
Il 18 marzo 1871, a Parigi, la popolazione insorta occupa caserme, municipi e palazzi governativi. È la data che marca l’inizio dell’esperienza rivoluzionaria di autogoverno della capitale francese passata alla storia come la “Comune di Parigi”.  Nel 155° anniversario di quel 18 marzo, qui su Radio Onda d’Urto ne parliamo con Maria Grazia Meriggi, storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro in Europa nell’Ottocento e Novecento, autrice nel 1980 del libro La Comune di Parigi e il movimento rivoluzionario e socialista in Italia (La Pietra, 1980), e lo scorso anno dell’articolo La Comune di Parigi: un rivelatore sociale di lungo periodo (Passato e Presente 124, 2025). “Rosa Luxembourg disse che la Comune aveva segnato la fine di un tipo di rivoluzione in cui i lavoratori passavano dall’insurrezione spontanea alla repressione, con lunghi periodi di passività, aprendo un periodo in cui le rivoluzioni sono invece espressione di una lunga organizzazione di lavoratori che trova nello sciopero la sua espressione principale”, afferma Maria Grazia Meriggi ai nostri microfoni.  “Il socialismo della Comune è un socialismo che punta molto alle autonomie locali e al decentramento”, continua Meriggi nell’intervista. “La Comune – aggiunge la storica – auspica un controllo pubblico sulle attività economiche, ma non un controllo centralizzato. Si tratta di una realtà che afferma la centralità dei governi locali. Non auspica di essere lei a organizzare il socialismo altrove, ma invita le altre realtà urbane a darsi un’organizzazione analoga alla sua”.  Nel suo articolo La Comune di Parigi: un rivelatore sociale di lungo periodo, Maria Grazia Meriggi rende conto del dibattito storico e politico che si articola intorno a una domanda: “la Comune di Parigi è stata un’alba o un tramonto?”. In altri termini: “si è trattato di un lungo colpo di coda delle rivolte del 1848, o è stata l’anticamera delle lotte e delle rivoluzioni operaie e socialiste che sono venute dopo?” “Certamente il futuro del movimento operaio va in un’altra direzione – afferma Meriggi ai nostri microfoni – quella, cioè, dell’organizzazione di lungo periodo che parte soprattutto dai rapporti economici e da lì generalizza il ruolo di questo conflitto economico facendogli assumere un ruolo politico. Da questo punto di vista la Comune è un episodio, invece, molto legato all’Ottocento, cioè a un intreccio tra rivendicazioni economico-sociali e un orgoglio nazionale che si identifica con la Repubblica e con la democrazia”.  “Tuttavia – precisa la studiosa – questo tipo di cultura politica non finisce con la Seconda Internazionale. Alcuni temi culturali e politici della Comune e, attraverso di essa, del ’48, si perpetuano anche nel Novecento“. Quindi, secondo Meriggi, “L’alba è un altra cosa… Ma si è trattato di un tramonto che ha irradiato la sua luce molto a lungo nei decenni”.  A proposito dell’eredità della Comune nella storia a venire del movimento operaio, Maria Grazia Meriggi – riprendendo le considerazioni dello storico George Haupt – individua due tipi di eredità: come “simbolo” e come “esempio”.   “Come simbolo, la Comune di Parigi viene assunta subito dal movimento operaio, rappresentata come l’alba di un governo operaio”, spiega Meriggi.  “L’esempio, invece, è l’acquisizione della Comune come primo governo operaio (che è la verità) ma anche la registrazione dei suoi limiti e delle sue debolezze da non ripetere, come lo scarso controllo politico del territorio e la debolezza militare”, spiega Meriggi. “Lenin, per esempio, aveva l’incubo di non farsi trovare impreparati come i comunardi da questo punto di vista”, aggiunge la storica del movimento operaio. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Maria Grazia Meriggi, storica dei movimenti sociali e delle culture politiche dei mondi del lavoro in Europa nell’Ottocento e Novecento. Ascolta o scarica.
March 18, 2026
Radio Onda d`Urto
DALL’INTERNAZIONALE DELLE DONNE SOCIALISTE ALLA RESISTENZA: LE ORIGINI DELL’8 MARZO
Il 3 maggio 1908, a Chicago, Corrine Stubbs Brown presiedette la conferenza domenicale della sezione locale del Partito socialista in sostituzione dell’oratore ufficiale designato. Durante la conferenza, alla quale furono invitate a partecipare tutte le donne, si discusse dello sfruttamento dei datori di lavoro ai danni delle operaie in termini di basso salario e di orario di lavoro, delle discriminazioni sessuali e del diritto di voto alle donne. Alla fine dell’anno, il Partito socialista degli Usa raccomandò a tutte le sezioni locali di riservare l’ultima domenica di febbraio all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile. Così, negli Stati Uniti d’America fu celebrata la prima, ufficiale, “Woman’s Day – Giornata della donna”, il 23 febbraio 1909. Forti dell’ormai consolidata manifestazione della giornata della donna, le delegate socialiste statunitensi proposero alla seconda Conferenza internazionale delle donne socialiste – tenutasi nella Folkets Hus (Casa del popolo) di Copenaghen dal 26 al 27 agosto 1910, due giorni prima dell’apertura dell’VIII Congresso dell’Internazionale socialista – di istituire una giornata comune dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. Mentre negli Stati Uniti la Giornata della Donna continuò a tenersi l’ultima domenica di febbraio, in alcuni paesi europei la giornata della donna si tenne per la prima volta domenica 19 marzo 1911 su scelta del Segretariato internazionale delle donne socialiste. In Francia la manifestazione si tenne il 18 marzo 1911, nel quarantennale della Comune di Parigi. In Russia si svolse per la prima volta il 3 marzo 1913 su iniziativa del Partito bolscevico con una manifestazione nella Borsa Kalašaikovskij fermata dalla polizia zarista che effettuò molti arresti. “Il primo 8 marzo vero e proprio è quello del 1914, in Germania, alla vigilia del primo conflitto mondiale”, spiega ai microfoni di Radio Onda d’Urto Elena Musiani, ricercatrice in Storia contemporanea e autrice, insieme a Elda Guerra, del libro Il movimento politico delle donne (Le Monnier, 2025). “La giornata si inseriva in una ricorrenza tradizionale delle socialiste e dei socialisti tedeschi, la ‘settimana rossa’, durante la quale si ricordavano le vittorie del 1848 e che si richiamava, in parte, anche alla Comune di Parigi”, aggiunge Musiani. In Russia, le celebrazioni della “Giornata della donna lavoratrice” dell‘8 marzo 1917 a Pietrogrado innescarono la “Rivoluzione di febbraio”: le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra con il celebre slogan “pane, pace, libertà”. “Aleksandra Kollontaj, descrivendo l’8 marzo 1917, dice che queste donne, operaie e mogli di soldati, esigevano pane per i loro figli e il ritorno dei mariti dalla trincee”, afferma Elena Musiani nell’intervista sulla nostra emittente. “Kollontaj – aggiunge Musiani – la cita come una giornata memorabile della Rivoluzione del ’17”. Fu in seguito a questo episodio che, per stabilire un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, che si tenne a Mosca una settimana prima del III congresso dell’Internazionale comunista, fissò all’8 marzo la “Giornata internazionale dell’operaia”. L’8 marzo 1936 migliaia di donne lavoratrici riempirono in corteo le strade di Madrid – con alla testa la comunista Dolores Ibarruri – in sostegno al Fronte Popolare e alla Repubblica spagnola nella guerra e nella lotta contro i franchisti. In Italia, la storia dell’8 marzo seguì una traiettoria ancora differente. “Nel 1921, la seconda conferenza internazionale delle donne socialiste cerca di celebrare la giornata anche in Italia“, contestualizza Musiani ai nostri microfoni. “Il movimento socialista italiano si sta avviando alla scissione del Congresso di Livorno, con la nascita del Partito Comunista. Furono proprio le donne del Partito Comunista a organizzare il primo 8 marzo, ma purtroppo era destinato a morire sul nascere per via dell’avvento, imminente, del regime fascista. In Italia – prosegue la ricercatrice – dobbiamo aspettare il secondo dopoguerra, quando l’8 marzo italiano rinascerà su iniziativa dell’UDI, un’organizzazione nata dai Gruppi di Difesa della Donna, nella Resistenza“. Dopo la Seconda guerra mondiale la giornata venne adottata ufficialmente come festa nazionale da molti paesi socialisti e comunisti che facevano riferimento al blocco sovietico. L’8 maggio 1965, il Presidium del Soviet Supremo dell’Unione Sovietica decise che l’8 marzo dovesse essere considerato un giorno festivo non lavorativo, per rendere conto dell’impegno e dei successi delle donne nella costruzione del comunismo e per il loro contributo alla lotta per la pace. Negli stati capitalisti, proprio perché considerata una ricorrenza legata a una visione del mondo socialista, la Giornata della donna non era considerata una celebrazione ufficiale ma veniva comunque promossa dalle organizzazioni comuniste e socialiste, che organizzavano manifestazioni di piazza ogni 8 marzo. Questa spinta, insieme alla nuova “ondata” di movimenti femministi degli anni Settanta in tutto il mondo, portò l’Assemblea generale delle nazioni unite a proporre, con la risoluzione 32/142 del 16 dicembre 1977, che ogni paese al mondo, nel rispetto delle tradizioni storiche e dei costumi locali, dichiarasse un giorno all’anno “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale”. Già celebrato in molti paesi, l’8 marzo fu scelto dalla maggior parte degli stati come data ufficiale per questa scadenza annuale. “L’intreccio con il movimento operaio e socialista è uno di quei rapporti che definiscono la complessità del movimento politico delle donne“, commenta Musiani. “Le donne socialiste in alcuni casi si sono scontrate con altre organizzazioni del movimento politico delle donne. Per le donne socialiste la lotta di classe era una priorità, e le donne lavoratrici non potevano aspettarsi nessuna forma di emancipazione da quella parte di movimento che consideravano borghese”, aggiunge la ricercatrice. Per Musiani, “la storia dell’8 marzo è significativa perché sottolinea che il movimento politico delle donne è un movimento politico a sé, non è la storia delle donne in politica. Si intreccia con le altre culture politiche della contemporaneità ma ha un suo sviluppo e ha delle sue tematiche“. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Elena Musiani, ricercatrice in Storia Contemporanea al Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università degli Studi di Bologna, responsabile scientifica dell’Archivio di storia delle donne di Bologna e autrice – insieme a Elda Guerra – del libro Il movimento politico delle donne (Le Monnier, 2025). Ascolta o scarica.
March 14, 2026
Radio Onda d`Urto
L’ombra della nuova Dottrina Monroe su Cuba
C’è qualcosa di profondamente inquietante nella strategia che l’amministrazione di Donald Trump sta mettendo in campo contro Cuba. Non si tratta solo dell’ennesimo episodio di pressione politica o economica contro l’isola caraibica. Siamo di fronte a un salto di qualità: la costruzione di un vero e proprio dispositivo politico, diplomatico […] L'articolo L’ombra della nuova Dottrina Monroe su Cuba su Contropiano.
March 12, 2026
Contropiano
I portuali del CALP partono col Nuestra América Convoy, per rompere l’assedio USA a Cuba
In un video pubblicato ieri sui social del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali e dell’Unione Sindacale di Base (che ha lanciato una raccolta fondi per farmaci essenziali), i portuali di Genova hanno annunciato che saranno presenti sulla flotta di navi che prenderà parte al Nuestra América Convoy, la missione che sta […] L'articolo I portuali del CALP partono col Nuestra América Convoy, per rompere l’assedio USA a Cuba su Contropiano.
March 9, 2026
Contropiano
Guerra sia all’aristocrazia
Andare oltre le identità auto riferite e collaborare a orizzonti comuni non è più solo una tra le strategie praticabili, è l'unica possibilità di influire sulla realtà. Stante che ognuna possa definirsi come più gli piace, risulta ridicolo oltre che dannoso identificarsi per opposizione alle altre mille facce dell'ecosistema o semplicemente contro un nemico comune. Nel prossimo futuro quelle organizzazioni che si chiudono verso l'interno, attente solo a testimoniare la propria alterità e purezza potranno forse sopravvivere, ma non potranno far parte del lavoro ecosistemico di costruzione della società futura. Rimarranno nella loro nicchia asfittica, beandosi nella malinconia, continuando i propri riti fino alla completa estinzione. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
Appunti di lettura: Karl Polanyi, “Per un nuovo Occidente”
L’opera che qui presentiamo, “Per un nuovo Occidente”, è una raccolta di saggi scritti tra il 1919 e il 1958. Questa raccolta di scritti molto vari può costituire una valida tappa di avvicinamento all’opera di questo eclettico autore, uno dei pensatori più rivalutati in questi tempi di crisi generale del tardo capitalismo. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
Viva il solarpunk: fra germoplasma e…
… recensioni senza scordare “il manifesto” (per sciagurate/i che ancora non lo avessero letto). E poi riprendiamo testi e link da solarpunk.it e dall’ultima newsletter. Sì, siamo tifose/i. E oggi è Marte-dì (*). Le Banche del Germoplasma La prima Banca dei semi per preservare la varietà biologica delle specie alimentari fu creata negli anni Venti a Leningrado, in Urss. In
February 24, 2026
La Bottega del Barbieri