
Cuba: Inflazione, blackout e sovraccarico di lavoro, così le donne cubane resistono al blocco degli USA
Comitato Carlos Fonseca - Monday, March 30, 2026Varie donne dipingono il contesto sociale e professionale cubano, e offrono alcune chiavi per intendere come si sopravvive nell’isola dopo l’ordine degli USA di bloccare le forniture di petrolio.
“Non si può parlare di specifici problemi delle donne senza parlare dei problemi del paese, e il problema del paese passa per il blocco”. Così contundente era Dixie Edith Trinquete, giornalista, ricercatrice, professoressa della Facoltà della Comunicazione e membro della Federazione delle Donne Cubane (FMC) quando un anno fa la intervistammo. Ancora non era giunto il blocco energetico dell’isola. Ma a Cuba, la situazione è sempre suscettibile di peggioramenti.
Dalla pandemia, i blackout sono costanti, l’inflazione ha messo sotto scacco la sicurezza alimentare della cittadinanza e il turismo è crollato. Tutto questo, unito ad una massiccia emigrazione di giovani professionisti e le 243 misure di Trump che rafforzano il blocco, hanno sprofondato Cuba in una profonda crisi aggravata oggi, fino all’estenuazione, dal recente ordine esecutivo del presidente statunitense.
Questa professoressa femminista, specialista in violenza di genere, ricorda che le donne non sono entità isolate dal contesto sociale, economico e politico anche se sopportano responsabilità relative al modo in cui, culturalmente, si è costruita la relazione di genere in questo paese e in molti altri. “E questo fa sì, continua la Trinquete, che le donne abbiano responsabilità sproporzionate in relazione con gli uomini.
A Cuba, dove l’articolo 42 della Costituzione protegge l’uguaglianza di sesso e l’aborto è libero e gratuito, le donne formano il 60% della forza professionale del paese. Nell’articolo pubblicato nel 2026 nel Servizio di Notizie delle Donne dell’America Latina e dei Caraibi (SEMLAC), Donne ricercatrici di fronte alla sfida della doppia giornata, Dixie Edith Trinquete spiega che nelle attività scientifiche e tecnologiche, un settore strategico per l’isola, nel 2023 le donne costituivano più del 53%. Nonostante ciò, persiste la doppia giornata di lavoro a causa degli stereotipi sessisti. Secondo l’Ufficio Nazionale di Statistica e Informazione (ONEI) in questi anni di crisi queste cifre sono diminuite.
La professoressa Dixie Edith Trinquete dichiara che le crisi potenziano i fattori di rischio della violenza maschile, con alcuni servizi statali di aiuto molto peggiorati e meno efficienti
In questi momenti le donne stanno vivendo un sovraccarico di lavoro che non è solo lavare, stirare, seguire le figlie e i figli e prendersi cura dei propri anziani ma devono, anche, lottare con i blackout e gestire l’alimentazione della famiglia con dei prezzi sproporzionati. Per questo, continua la Trinquete, lasciare un lavoro, che non è sufficiente a pagare il trasporto, presuppone una liberazione per risolvere i problemi domestici derivanti dalle estreme ristrettezze. Senza dimenticare, ricorda la professoressa, che è dimostrato che le crisi potenziano i fattori di rischio della violenza maschile con alcuni servizi statali di aiuto molto peggiorati e meno efficienti, una perdita quasi totale delle reti di sostegno per queste donne e una mobilità ridotta perché non ci sono risorse economiche per il trasporto.
In questo contesto limite dove appare una chimera continuare ad andare avanti, dove nessuno è capace di predire cosa avverrà domani o la settimana che viene, dove si contempla anche l’opzione zero di disponibilità minima di combustibile, impera una certa normalità perché “noi cubane e cubani abbiamo appreso a camminare nelle crisi” come spiega Yuliet Teresa, comunicatrice popolare e una delle voci di questo reportage. Lei, insieme ad una cantante e deputata dell’Assemblea Nazionale e ad una donna illustratrice disegnano il contesto sociale e professionale in cui si muovono e alcune chiavi per intendere come si sopravvive in queste condizioni. Queste tre giovani donne che sono nate in situazioni economiche estreme e che non hanno mai conosciuto l’abbondanza capitalista, raccontano i loro sogni, le loro frustrazioni e le loro lotte in una situazione economica ostile.
Yuliet Teresa Villares (Ciego de Ávila, 1995) fa parte della rete di comunicatori e comunicatrici popolari che il centro Martin Luther King di ispirazione cristiana, situato a Marianao (L’Avana), ha in tutto il paese. Questa donna definisce sé stessa come antipatriarcale, cosciente della propria identità razziale e sottolinea con molto orgoglio questo desiderio: “voglio costruire la mia felicità a Cuba, la mia terra natale”. Il suo lavoro, come lei stessa spiega, mette al centro le persone con l’obiettivo che arrivino ad essere soggetti politici, con capacità di incidere nel proprio ambiente, e costruire un progetto comune di emancipazione e giustizia inquadrato nel socialismo.
E come si fa questo? Domandiamo. Questa donna, laureata in studi socioculturali e con un dottorato in Scienza della Comunicazione, puntualizza che la comunicazione che praticano, rispetto al giornalismo tradizionale, viene utilizzata come esperienza globale, cercano i messaggi della gente, viene distribuita nelle reti e si monitora il processo. E lo spiega con un esempio: “La notizia di un caso di violenza di genere per i media ha valore quando c’è un crimine o un notevole successo nell’uscire da quella violenza. A noi, nonostante ciò, ci interessa il processo, lo seguiamo, lo raccontiamo e lo distribuiamo tra le nostre reti”.
Ma, inoltre, il lavoro di Yuliet, insieme alle sue compagne e compagni è di “piccone e pala”, come a lei piace chiamarlo: “creiamo biblioteche, radio comunitarie, reti di sostegno, murali collettivi”. Nonostante ciò, in questi tempi di crisi, lo sforzo della rete di comunicatori e comunicatrici a Pogolotti, un quartiere di origine operaia, precarizzato e a maggioranza di razza nera situato nel municipio di L’Avana di Marianao, si adegua a dare la priorità alle necessità più vitali della popolazione: “ci prendiamo cura di cinquanta persone anziane del quartiere che vivono sole e quotidianamente le diamo da mangiare, portiamo nel quartiere paioli di latte caldo con cioccolato, stiamo costruendo un progetto di tricicli solidali per aiutare ad alleviare il problema del trasporto”, enumera Teresa per concludere che “se la gente non mangia, non può pensare”.
Il blocco energetico a cui il governo statunitense ha sottoposto Cuba colpisce direttamente la mobilità della popolazione. Il governo cubano ha limitato il trasporto pubblico e quello privato risulta irraggiungibile per una grande maggioranza. Le immediate conseguenze sono l’abbandono del lavoro al quale, la maggioranza, non può giungere in tempo. “Da anni siamo in crisi, ma ora, a me piace dire che la crisi che abbiamo a Cuba è nel suo massimo splendore”, sostiene Yuliet e chiarisce che, indubbiamente, questa situazione accresce la violenza di genere e le relazioni di potere nella famiglia, nella comunità, nella struttura della società cubana, nelle istituzioni statali e anche in quelle non statali. “Sono esposti i più deboli che sono quelli che non entrano nella norma eteronormativa patriarcale che sono le donne, l’infanzia, gli adolescenti, le anziane e gli anziani, la comunità LGTB”. E questo non dovrebbe succedere in una società socialista, mette l’accento.
“Per questo, la nostra funzione è anche la denuncia. Denunciamo pubblicamente i meccanismi non democratici né trasparenti che si vivono in una crisi”, ribadisce Yuliet e considera che il governo cubano prende delle misure pensando al bene comune che, a volte, lascia fuori settori della società: “Se le misure non salvano tutto il mondo, non sono misure” e chiarisce che la critica è costruttiva a favore del progetto della Rivoluzione che si differenzia da ciò che è il governo”
Yuliet Teresa Villares è una giornalista e nel suo discorso non c’è spazio per l’individualismo. Nonostante ciò, sostiene che, nelle crisi, la gente tende a isolarsi, ad allontanarsi dall’idea di comunità
Nel discorso di Teresa non c’è spazio per l’individualismo, Nonostante ciò, sostiene che, nelle crisi, la gente tende ad isolarsi, ad allontanarsi dall’idea di comunità: “A Cuba c’è una crisi di valori e una crisi del progetto rivoluzionario”. D’altra parte, continua Teresa, la cittadinanza critica perché c’è una memoria collettiva che vede che qualcosa non va bene e “c’è qualcosa da salvare e per la quale lottare e questo è il progetto politico, un progetto comune della comunità che è stato sistematizzato nel 1959 ed è quello che si sta perdendo in questa crisi”. Non è il governo, né i funzionari del governo, non sono le istituzioni né le forme statali di gestione. Se il progetto comune va all’aria, c’è una crisi ideologica di valori, pensa.
Questa comunicatrice popolare pensa che quando questa crisi finirà, molta gente sarà distrutta: “Immaginiamo che domani finisca il blocco, che succederà dopo? Quale saranno le condizioni d’animo della gente? Per questo accompagnamo per continuare a rafforzare le reti del tessuto sociale che abbiamo a Cuba, che la gente si voglia bene, si aiuti e si riprenda affinché quando passerà la crisi possiamo essere felici”.
Annie Garcés Santana è una cantante e deputata dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba. Questa donna di 30 anni si sente molto orgogliosa di essere una musicista professionista, nel specialità del flauto traverso, essendo figlia di un operaio ed essendo nata nell’isola della Gioventù, un’isola molto piccola e isolata: “Non solo ho potuto terminare il mio diploma ma ho anche avuto l’opportunità di far parte di sinfoniche giovanili” e questa è stata una grande esperienza nella sua vita di adolescente, continua.
“Viviamo in un’isola che, nonostante tutto quello che abbiamo sofferto per tanti anni, nonostante il blocco, Cuba ha potuto mantenere un sistema di insegnamento artistico, dove qualsiasi bambino o bambina che abbia avuto un’inclinazione per la musica, per il teatro, per la danza o per la pittura può accedere gratis ad un sistema di insegnamento che nel mondo intero è per le élite”, precisa la Garcés e ricorda che le case della cultura comunitaria, con i loro laboratori artistici, che non mancano nelle colline più isolate del paese, sono la base di questa uguaglianza di opportunità: “Nonostante le condizioni economiche così complicate, tutti gli anni Cuba garantisce, alle e agli studenti, gli strumenti musicali, le scarpette del balletto o i materiali per le arti plastiche”, afferma.
Bisogna anche spiegare che questo si è potuto fare con la solidarietà di altri paesi, racconta la Garcés: “Tutti gli anni venivano nei nostri conservatori studenti di musica dalla Germania o dal Canada e, quando ritornavano nei propri paesi, ci lasciavano i loro strumenti musicali. Anche paesi come la Cina ci hanno inviato molte donazioni e, grazie a quei strumenti, si è potuto mantenere l’insegnamento artistico. La donazione di un solo strumento è molto importante perché con quello studiano varie generazioni di ragazzi e ragazze cubane”.
Anche la scarsezza è arrivata nel terreno della cultura. La Fiera Internazionale del Libro di L’Avana, che si sarebbe dovuta tenere a metà del mese di febbraio, è stata cancellata come misura di emergenza che ha preso il governo cubano
Anche la scarsezza è arrivata nel terreno della cultura. La Fiera Internazionale del Libro di L’Avana, che si sarebbe dovuta tenere a metà del mese di febbraio, è stata cancellata come misura di emergenza che ha preso il governo cubano. Ma al suo posto, si è tenuto l’incontro degli scrittori con un pubblico più povero. Garcés, che appartiene alla Commissione di Cultura dell’Assemblea Nazionale di Cuba, spiega che si trovano sempre soluzioni per non giungere al blackout culturale. Lei stessa presenta un programma televisivo con un festival di premi per incentivare le giovani promesse della musica, ma il blocco ha ridotto gli spostamenti e le programmazioni sono state ridotte. In casi come questi, continua la deputata, il Ministero della Cultura organizza brigate artistiche sostenute dal sistema comunitario per potersi muovere da una parte all’altra, ma, senza alcun dubbio, viene limitata gran parte dell’attività culturale del paese. Viene limitato tutto.
La Garcés fu eletta deputata quando aveva 27 anni e spiega, non senza orgoglio, che il parlamento cubano è il secondo al mondo con più donne e ha un 20% di deputate e deputati con meno di 35 anni. Secondo dati del Forum Economico Mondiale del 2023, il parlamento del Ruanda era quello che aveva una maggiore presenza femminile con il 61,3% delle legislatrici e dei legislatori e il secondo Cuba con il 53,04% di donne deputate, con una media mondiale del 26%. La Garcés pone l’accento sul fatto che forse è l’unico parlamento al mondo dove le deputate e i deputati nazionali non riscuotono uno specifico stipendio, ma quello che hanno nei propri rispettivi lavori.
Sulle campagne di diffamazione contro Cuba nelle reti, questa artista racconta: “dell’Assemblea si dice di tutto. Quando entrai come deputata cominciarono ad attaccarmi. Questo lo chiamiamo guerra di quarta generazione. Disgraziatamente non abbiamo nostre proprie piattaforme, stiamo nelle loro piattaforme perché non abbiamo un’indipendenza tecnologica e questo fa sì che il nostro contenuto non si posizioni e si ascolti solo la verità di loro”. Nonostante i nemici, che sono molti, la Garcés fa appello alla speranza che gli amici di Cuba aiutino in questa tragica situazione: “La popolazione cubana si sente molto disperata perché non sappiamo che succederà tra una settimana o 15 giorni ma io credo che questa situazione durissima ha creato una coscienza mondiale sul blocco che nemmeno gli USA nascondono. Guarda, ora ci sono 32 mila donne incinte a rischio in tutto il paese, per la scarsità”. Ma la Garcés non perde la speranza che li lascino vivere e sogna una Cuba dove le persone non debbano soffrire per andare al lavoro, per mangiare, dove non abbiano bisogno di emigrare perché non hanno un’altra alternativa, una Cuba comunità, una Cuba che continui ad avere sanità ed educazione e dove bambine come lei possano laurearsi, essere artiste e realizzare i propri sogni.
A questa illustratrice di 27 anni è costata la salute lottare contro il proprio destino di donna: intraprendere una carriera universitaria, avere un compagno e dei figli. E cominciò a studiare Ingegneria informatica fino a quando non sviluppò un disturbo ansioso depressivo. Fu allora che abbandonò gli studi e si iscrisse al Conservatorio di Musica, ma la sfida non era minore giacché doveva dimostrare ai propri genitori che il cambiamento ne era valso la pena. Fu allora che cominciò a disegnare sul telefonino con il dito per mitigare gli attacchi di panico di cui soffriva. A quel punto della sua vita, creò il concetto “Non tutta la bellezza è uguale” che avrebbe successivamente utilizzato nella sua opera per destrutturare gli standard, perfettamente disegnati, dal punto di vista economico, sociale, anche politico, in cui noi viviamo, racconta la giovane illustratrice e aggiunge che dovette fare un viaggio personale per tornare a costruire e stimare sé stessa come donna e come professionista.
Dalla destrutturazione personale alla creazione: “Il libro della poetessa cubana Dulce María de Loinaz, Juegos de Agua (Giochi d’Acqua) del 1947 mi salvò la vita. Me ne andai in una casa di fronte al mare e cominciai a guarire attraverso le sue poesie”. Ma presto cominciò a disegnare ispirandosi ai suoi versi. Cercò gli eredi della Loinaz e, con il loro aiuto, organizzò la sua prima esposizione da sola chiamata “Acqua Viva” basata sulla poesia “Transmutación” (Trasformazione) della poetessa cubana. L’esposizione fu realizzata nel Centro Fratelli Loinaz di Pinar del Rio e, a partire da quel momento, cominciò a vendere i propri disegni in un formato fisico.
“A dicembre di quest’anno uscirà alla luce un nuovo libro, con poesie di Dulce Maria che io ho selezionato, accompagnato da mie illustrazioni”, aggiunge e, nonostante il blocco energetico, Gabriela ha la speranza di organizzare un’esposizione delle sue illustrazioni che accompagnano la pubblicazione di questo libro. Da allora, questa illustratrice afferma che ha percorso un cammino di maturità personale e professionale, e che non parla più di “disegnigni”, ma del proprio lavoro e della propria opera.
Nonostante la sua gioventù, questa donna ha navigato attraverso molteplici esperienze per aprirsi un posto nel panorama cubano. Unirsi ad Aquelarre, un collettivo di più di cento donne cubane artiste le è servito, tra le altre cose, a condividere e apprendere a risolvere problemi e difficoltà. Per questo consiglia a tutte le donne artiste di cercare la collettività, che non rimangano sole nelle proprie case, che i problemi che incontrano come artiste si risolvono meglio insieme.
L’artista Gabriela Hernández ha venduto un’opera attraverso La Fábrica de Arte e ha guadagnato più di mille dollari, ma è arrivato il blocco e, quando si sono accorti che il conto proveniva da Cuba, lo hanno chiuso
La sua grande esperienza nelle vendite online attraverso La Fábrica de Arte, un ente privato gestito da artisti, cubane e cubani, rinomati e riconosciuti nel mondo della cultura. In piena crisi, questo ente ha aperto un conto attraverso reti decentralizzate NFT (Non fungible token) che ha acquisito un grande prestigio tra i collezionisti di tutto il mondo ed è stato un luogo dove giovani artisti hanno venduto molte opere, afferma la Hernández. “Io esposi nella rete alcune mie opere e, dopo poco tempo, mi chiamarono i gestori per dirmi che le avevano vendute tutte”. Gabriela torna a ripetere con sorpresa che le vendette tutte, che guadagnò più di mille dollari e che, non solo le fece comodo il denaro in un momento in cui suo padre aveva un grave problema di salute, ma che questo le iniettò un grande ottimismo pensando che poteva vivere della sua arte. Ma è arrivato il blocco e quando hanno accertato che il conto proveniva da Cuba, l’hanno chiuso: “Tanto i collezionisti come gli stessi gestori cubani hanno perso molto denaro e, soprattutto, c’è stata una grande delusione”, afferma.
Gabriela, che succederebbe se non ci fosse il blocco? “Madre mia, saremmo milionari!”, la Hernández esclama con grazia cubana. Ma la realtà è cruda perché se non ci fosse il blocco potrebbe accedere a molte pagine web, dove potrebbe vendere i suoi disegni, che ora sono bloccate, spiega.
Altri campi che questa artista ha sperimentato è la gestione di eventi e di esposizioni artistiche. “Con Aquelarre ho cominciato questo mondo della gestione e questo è stato il mio primo incontro con la produzione perché il contesto del paese è abbastanza complicato per l’organizzazione di questi eventi”, racconta. Successivamente ha creato lo spazio V de Venduta, di incontro di donne artiste, anche se partecipavano anche uomini, la cui prima edizione Gabriela la gestì da sola e con i suoi propri risparmi. Da allora, con l’aiuto di sovvenzioni ha organizzato più di dieci eventi dove molte donne cubane hanno avuto l’opportunità di mostrare la propria opera, afferma la Hernández.
Nonostante il difficile contesto, quest’anno Gabriela vuol viaggiare per continuare ad apprendere e a condividere idee con artisti di altri paesi, desidera organizzare altri eventi espositivi di opere collettive, continua a lavorare affinché, alla fine di quest’anno, sia possibile la pubblicazione del nuovo libro con le poesie della Loinaz illustrate con i suoi lavori.
6 marzo 2026
El Salto
Traduzione del Comitato Carlos Fonseca: Pepa Suárez, “Inflación, apagones y sobrecarga de trabajo: así resisten las mujeres cubanas al bloqueo de EEUU”, pubblicato il 06-03-2026 in El Salto, su [https://www.elsaltodiario.com/cuba/inflacion-apagones-sobrecarga-trabajo-mujeres-cubanas-bloqueo-ee-uu] ultimo accesso 30-03-2026.
