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Health Systems under Attack: a Napoli il Convegno Nazionale dei Sanitari per Gaza e Zone Onlus
Il prossimo 23 ottobre 2026, l’Auditorium della Regione Campania ospiterà un evento di straordinaria rilevanza scientifica, politica e umanitaria: il Convegno Nazionale intitolato “Health Systems under Attack: la salute sotto attacco“. Promosso e organizzato da Zone Onlus e dal coordinamento Sanitari per Gaza Napoli, l’evento si propone come uno spazio di analisi rigorosa e di denuncia contro la sistematica distruzione dei sistemi sanitari nei contesti di guerra, occupazione e sanzioni economiche. Con il prestigioso patrocinio della FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), l’iniziativa intende richiamare l’attenzione delle istituzioni, della comunità scientifica e della società civile sulla necessità imperativa di difendere il diritto alla salute come pilastro universale e inalienabile dell’umanità. Il razionale scientifico del convegno muove da una profonda riflessione sulla definizione stessa di salute fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, intesa non semplicemente come assenza di malattia, ma come uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale. Questa condizione ottimale, tuttavia, dipende strettamente da determinanti geopolitici, economici e sociali che oggi appaiono drammaticamente compromessi su scala globale. Le guerre contemporanee, le occupazioni militari e l’imposizione di blocchi economici non colpiscono più soltanto gli apparati militari, ma si accaniscono direttamente sulle strutture civili e, in particolar modo, sulle reti di assistenza medica. Colpire intenzionalmente un sistema sanitario significa non solo violare in modo flagrante il diritto internazionale umanitario, ma anche compromettere irrimediabilmente il futuro intero di una popolazione, riducendone drasticamente l’aspettativa di vita e determinando un incremento intollerabile della mortalità materna e infantile. L’evento si articolerà in tre sessioni tematiche principali e si concluderà con una tavola rotonda istituzionale. L’apertura dei lavori, prevista per le ore 9:00, vedrà l’introduzione di Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati. Seguirà la proiezione di un docu-video d’impatto curato dal fotografo documentarista palestinese Mohammed N.A. Althalathini, vincitore del prestigioso premio Picture of the Year 2021, volto a mostrare visivamente il livello di devastazione subito dalle strutture sanitarie all’interno della Striscia di Gaza. La prima sessione, dal titolo “La salute come diritto umano: quando la guerra attacca i sistemi sanitari”, esplorerà i meccanismi attraverso cui i conflitti armati moderni si trasformano in veri e propri attacchi strutturali alla sopravvivenza biologica delle comunità. Tra i relatori di spicco figurerà lo storico Ilan Pappé, direttore del Centro Europeo di Studi sulla Palestina dell’Università di Exeter, che traccerà una panoramica storica dell’assedio e dell’evoluzione del conflitto israelo-palestinese. Luigi Daniele, docente di Diritto Internazionale, affronterà il delicato concetto giuridico di “medicidio” e la sua correlazione con le dinamiche genocidarie, mentre il cardiochirurgo Giorgio Noera analizzerà gli obiettivi strategici delle odierne guerre asimmetriche, incentrate sul sistematico smantellamento delle infrastrutture civili critiche. Gavino Maciocco esaminerà l’impatto complessivo di questi attacchi sulla Primary Health Care globale, e infine i medici e infermieri volontari di PCRF Italia, Fabio Panetta e Giada Boggi, porteranno le loro dirette testimonianze operative dal campo, raccontando la drammatica quotidianità di quando curare i pazienti diventa un atto quasi impossibile. La seconda sessione sposterà l’attenzione sulle ferite invisibili ma devastanti del trauma prolungato, intitolandosi “Trauma, nutrizione e salute mentale nei contesti di oppressione”. Gli interventi vedranno la partecipazione di Yasser Abu Jamei, psichiatra e direttore del Gaza Community Mental Health Programme, il quale approfondirà il concetto di “psiche sotto assedio” legato al trauma coloniale e ai percorsi di cura comunitari. Il professor Guido Veronese si concentrerà sulle gravi implicazioni cliniche del trauma cronico nell’infanzia sotto occupazione, mentre Ciro Fiorillo, ex funzionario FAO, illustrerà le conseguenze catastrofiche della deliberata distruzione del sistema agroalimentare a Gaza e il conseguente impatto sullo stato nutrizionale della popolazione. A completare la sessione sarà l’intervento di Islam Said Barakat, incentrato sulle enormi sfide legate alla salute mentale e alla presa in carico dei disturbi del neurosviluppo in contesti di assedio estremo. Nel pomeriggio, la terza sessione, denominata “Sistemi sanitari strangolati: Dall’embargo di Cuba alla marginalità delle periferie globali della salute”, allargherà lo sguardo alle violenze strutturali indotte dall’isolamento economico e dalle politiche di esclusione. Il ricercatore del CNR Fabrizio Chiodo racconterà la straordinaria e resiliente lotta scientifica di Cuba per sviluppare e produrre autonomamente i propri vaccini nonostante il decennale blocco economico-finanziario. Il professor Osvaldo Costantini analizzerà criticamente l’imperialismo della medicina, i monopoli sui brevetti e le disuguaglianze farmaceutiche globali, mentre Sergio Serraino riporterà l’analisi sul piano locale illustrando l’esperienza sul campo di Emergency a Castel Volturno nell’assistenza alla salute negata nelle periferie marginalizzate. Infine, la psichiatra Federica Kusmann solleverà un interrogativo cruciale sul ruolo etico del personale medico, stretto tra il dovere di curare e la deriva securitaria imposta dalle attuali politiche migratorie. I lavori si chiuderanno con una tavola rotonda intitolata “Dalle evidenze alle proposte: un confronto con le istituzioni”, mirata a tradurre i dati scientifici e le testimonianze raccolte in istanze politiche concrete, chiedendo impegni precisi per la protezione internazionale degli operatori sanitari e la neutralità degli ospedali nei teatri di crisi. Il convegno, coordinato dai dottori Emanuela Morelli, Giansandro Morelli e Andrea Pomicino, e supportato dal board scientifico composto da Maria Vittoria Barone, Margot De Marco e Luigi Mansi, rappresenta anche un importante momento di aggiornamento professionale. L’evento è infatti accreditato ECM con l’erogazione di 7 crediti per tutte le professioni sanitarie, garantiti ai primi 100 iscritti attraverso il provider Accademia Nazionale della Sanità. Al di là del valore formativo, l’iniziativa si caratterizza per una profonda impronta di solidarietà militante: l’intero ricavato delle quote di partecipazione e delle donazioni collegate all’evento sarà integralmente devoluto al finanziamento di progetti sanitari e di assistenza diretta nella Striscia di Gaza, gestiti sul territorio dall’Associazione SANABEL. Partecipare a questo convegno a Napoli significa dunque non soltanto comprendere a fondo le dinamiche geopolitiche che minacciano la medicina contemporanea, ma contribuire materialmente a sostenere la resistenza dei presidi di cura e la sopravvivenza di chi, sotto le bombe, continua a difendere il diritto alla vita. Scarica l’intero dépliant, qui Redazione Napoli
October 20, 2026
Pressenza
La responsabilità dei media nel genocidio di Gaza: il nuovo rapporto di Francesca Albanese
Dall'economia del genocidio alla verità repressa nel sangue. A un anno di distanza dal rapporto che ha fatto luce sugli interessi delle multinazionali nei crimini israeliani, Francesca Albanese ha unito i punti della copertura mediatica riservata a Gaza, pubblicando un nuovo rapporto, dal titolo: La verità sotto le macerie: i media al tempo del genocidio. La Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati ha esaminato come l'eliminazione di un popolo passi anche per la distruzione della verità, legandola così al crimine di genocidio che vede Israele sotto processo del... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.   ABBONATI / SOSTIENI   L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post La responsabilità dei media nel genocidio di Gaza: il nuovo rapporto di Francesca Albanese appeared first on L'Indipendente.
October 20, 2026
L'INDIPENDENTE
Maurizio Massari, l’ex ambasciatore italiano all’ONU che ‘porta pena’…, non dovrebbe ‘salire in cattedra’
Apprendendo che alla inaugurazione dell’Anno Accademico 2026/2027 l’Università degli Studi di Torino “la prolusione sarà tenuta dall’Ambasciatore Maurizio Massari, già Rappresentante Permanente d’Italia presso le Nazioni Unite e l’Unione Europea”, Alessandro Ferretti ha osservato: “Difficile capire il perché di questa scelta. Facendo una ricerca in rete, infatti, si scopre che Massari è salito agli onori delle cronache soprattutto per il suo intervento all’ONU il 28 ottobre 2025…” 1. Un docente dell’ateneo, dove insegna Fisica sperimentale delle interazioni fondamentali e applicazioni, in una pagina del proprio blog e nel post pubblicato su Facebook Alessandro Ferretti si domanda se la rettrice dell’Università degli Studi di Torino abbia invitato Maurizio Massari scientemente: “Davvero non sapeva del suo intervento all’ONU? Oppure lo sapeva, ma lo considerava una bazzecola ininfluente? Oppure lo sapeva ed è proprio per questo che l’ha invitato, nella piena consapevolezza che questo invito verrà interpretato come un atto di deferenza nei confronti di quelle forze che ancora oggi negano il genocidio e si adoperano affinché non venga interrotto?”. E, ricordando che in campagna elettorale “aveva promesso trasparenza e vicinanza alla comunità accademica”, Alessandro Ferretti si rivolge a Cristina Prandi, rettrice dell’ateneo torinese da un anno (dal 1° ottobre 2025), esortandola: “ci spieghi come mai sceglie di chiamare un noto oppositore di coloro che lottano contro il genocidio a introdurre l’evento mediaticamente e politicamente più importante di tutto l’anno accademico”. Alessandro Ferretti ha ragione a indignarsi. E se, come lui riferisce, Maurizio Massari ha davvero affermato che Francesca Albanese è “priva di ‘integrità’, ‘imparzialità’ e addirittura ‘buona fede’” e l’ha accusata di “minare il processo di pace”, la questione della presenza dell’ex-ambasciatore italiano alle Nazioni Unite a una cerimonia dell’università torinese non è solo una querelle tra la rettrice e il corpo docente dell’ateneo… Questa questione infatti coinvolge anche gli studenti universitari – e medi – di Torino che da un anno e in particolare in questi giorni sono molto attivi, e particolarmente ‘reattivi’, proprio perché le loro opinioni riguardo alle collaborazioni didattiche e scientifiche con Israele, agli investimenti in riarmo anziché istruzione e al genocidio dei palestinesi sono argomenti che fomentano molte polemiche… Inoltre non riguarda soltanto la comunità accademica: il problema di interesse ‘generale’ è che un’istituzione pubblica (italiana) non dovrebbe tributare autorevolezza a un cittadino (italiano) intervenuto all’assemblea delle Nazioni Unite a nome della repubblica (italiana) e del popolo (italiano) denigrando una propria connazionale per negare le responsabilità dirette e le complicità dei governanti di uno stato (italiano o altro) nel compimento di crimini di guerra e crimini contro l’umanità… … e per indignarsi come lui però non basta esser convinti che Alessandro Ferretti abbia ragione. Bisogna esser certi, sicuri e, soprattutto, saper dimostrare che l’analisi del professore sia inconfutabilmente corretta, che la sua critica sia coerente ai principi etici socialmente condivisi e la sua contestazione sia giustificata e legittima. La ‘pietra dello scandalo’, cioè il testo del discorso proclamato da Maurizio Massari il 28 ottobre 2025, è la Dichiarazione dell’Italia pronunciata dal Rappresentante Permanente Amb. Maurizio Massari alla Presentazione del Rapporto della Relatrice Speciale D.ssa Francesca Albanese ‘An International Genocide’ pubblicata sul sito del Governo italiano 2. Leggendolo ho appurato che Alessandro Ferretti ha fedelmente riferito ogni parola e frase del ‘penoso’ ambasciatore. Ho anche constatato che – subito dopo “La relazione presentata oggi dal Relatore Speciale Albanese è totalmente priva di credibilità e imparzialità” – Maurizio Massari ha affermato “In Italia non ne siamo sorpresi”, quindi che di fronte ai rappresentanti delle nazioni di tutto il mondo ha millantato che tutti gli italiani fossero d’accordo con lui, ovvero ritenessero che il rapporto dell’ONU stilato a cura di Francesca Albanese non fosse attendibile, credibile e convincente, anzi una ‘minaccia’ per la pace nel mondo. Inoltre ho notato che Maurizio Massari ha concluso tale proprio intervento sostenendo che invece l’Italia, cioè vantando che il governo italiano, si stava prodigando a beneficio della popolazione palestinese, “ad alleviare le sofferenze dei civili, a fornire cibo attraverso la nostra iniziativa Cibo per Gaza, a evacuare i feriti, a reinsediare gli studenti universitari e a sostenere diplomaticamente gli sforzi volti a raggiungere una pace sostenibile e duratura”. E, dulcis in fundo, ho rilevato che a premessa di tale suo discorso Maurizio Massari aveva dichiarato: “Se la comunicazione viene interrotta, l’Italia depositerà il testo integrale”. Palesemente tale presupposto polemico stride con l’affermazione “sarebbe un tragico paradosso se le Nazioni Unite venissero percepite come un’organizzazione che mina la pace anziché promuoverla” e con il richiamo alla necessaria “costruzione di un dialogo costruttivo tra le parti” con cui Maurizio Massari aveva ‘infiorato’ questo discorso… memorabile come un ‘penoso’ esempio di diplomazia. Come infatti evidenziato dal professor Ferretti, oggi Massari è uno “semisconosciuto ex-ambasciatore italiano all’ONU” invitato a salire in cattedra proprio perché la sua figura è stata talmente poco incisiva da non aver avuto risonanza e in patria, dove proverbialmente ‘nessuno è profeta’, tutti ci eravamo già dimenticati di lui. E che lui non abbia lasciato nessun segno per cui ricordarlo lo si capisce persino leggendo il suo messaggio di fine mandato alle Nazioni Unite 3. Maurizio Massari infatti ha ‘cesellato’ il proprio operato svolto nei “quattro anni e alcuni mesi” in cui è stato ambasciatore italiano all’ONU ricordando “tantissimi risultati”, in primis “in prima linea a difesa dei principi della Carta delle Nazioni Unite, che sono stati violati in occasione della invasione russa dell’Ucraina”. Tra gli altri ‘successi’ italiani dalla  seconda metà del 2021 all’inizio del 2026 il diplomatico ricorda: le risoluzioni “sulla tregua olimpica in vista dei Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina” [di cui non c’è nessun riscontro – NdR] e “per l’istituzione di della [sic] giornata internazionale della Dieta Mediterranea”; eventi con cui “proiettare quello che chiamiamo soft power, il potere di attrazione dell’Italia, del nostro paese, del nostro sistema in tutti i settori, dalla cucina italiana, dal nostro contributo umanitario in Africa, la nostra partecipazione alle operazioni di pace”; “due vertici globali sulla sicurezza alimentare”; “la presenza di oltre mille soldati della missione in Libano-UNIFIL”; il mandato in ECOSOC, di cui Maurizio Massari precisa “sono stato anche personalmente Vicepresidente”;… … invece non rammenta nulla della profusione di soccorsi ai palestinesi assediati nella Striscia di Gaza e di impegni e contributi per favorire la pace in Medio Oriente di cui il precedente 28 ottobre aveva parlato tanto enfaticamente nello stesso discorso in cui aveva dichiarato che tutti gli italiani ‘in coro’ avevano “scelto di non commentare il rapporto” di Francesca Albanese e che “L’Italia, a prescindere da questo rapporto, continuerà a lavorare per la pace nella regione come ha sempre fatto, e soprattutto dopo il 7 ottobre”. Perché? Plausibilmente nel fare un bilancio del proprio mandato come Rappresentante Permanente dell’Italia alle Nazioni Unite il 13 gennaio scorso Maurizio Massari ha omesso questo e ogni altro fatto analogo avvenuto dal 19 luglio 2021 in poi proprio perché il 28 ottobre 2025, nella stessa giornata in cui lui proclamava quel discorso tanto ‘memorabile’ che se non fosse stato ascoltato lui avrebbe fatto registrare agli atti dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il mondo intero invece leggeva uno storico rapporto di Navi Pillay, che nel 2026 è stata insignita del Premio Nobel per la pace. Una “analisi giuridica condotta ai sensi della Convenzione sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio” che – come la relazione di Francesca Albanese – dimostrava che “lo Stato di Israele è responsabile della commissione di quattro atti genocidi a Gaza con l’intento specifico di sterminare i palestinesi… il Presidente, il Primo Ministro e l’ex Ministro della Difesa israeliani hanno incitato al compimento di un genocidio”, nel rapporto che ha presentato il 28 ottobre 2025 Navi Pillay aveva descritto l’assedio alla Striscia di Gaza come «l’attacco più spietato, prolungato e diffuso nella storia contro il popolo palestinese», denunciato che “sebbene il fragile cessate il fuoco e il rilascio di ostaggi e prigionieri «offrano speranza, non possono annullare la devastazione già avvenuta, la Striscia di Gaza è in rovina, resa quasi inabitabile»”, inoltre che i funzionari dello stato israeliano avevano «approvato pubblicamente i piani per la deportazione della popolazione, la costruzione di insediamenti e l’annessione del territorio»” e in quel periodo platealmente dichiarato di voler proseguire fino al completo raggiungimento di tali obiettivi, cioè allo sgombero, altrimenti sterminio, dei palestinesi abitanti nella Striscia di Gaza e all’allontanamento dei palestinesi dai territori in Cisgiordania 4. Perciò… Maurizio Massari… che sicuramente ha molti meriti e forse nello svolgimento di tanti incarichi, magari anche come vice-presidente dell’Executive Board dell’UN Women, ha fatto qualcosa di più rimarchevole che attirare l’attenzione sulle bontà e qualità della cucina italiana e dar lustro al soft power del Belpaese…  dopo tutto ciò che è accaduto dal 28 ottobre 2025 in poi nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania, in Libano, in Iran e in tutto il mondo… inconfutabilmente e senza ‘ombra di dubbio’ dovrebbe avere il pudore di ‘farsi da parte’. E se lui non lo fa, allora sì: è giusto indignarsi. I docenti, ricercatori e studenti dell’ateneo torinese hanno ragione a protestare con chi lo accoglie come ospite d’onore e gli permette di salire in cattedra nella loro università, ovvero comunità accademica. I cittadini italiani – che, dopo aver contribuito al suo emolumento e alle spese da lui messe a budget in 4 anni e 5 mesi di ‘missione’ al Palazzo di Vetro di New York, il quartier generale dell’ONU, adesso pagano o poi pagheranno la sua pensione – hanno ogni ‘sacrosanto’ motivo di contestare lui in persona perché, non riconoscente per il misericordioso e magnanimo oblio dei sui connazionali, anziché trascorrere il proprio tempo lontano dai riflettori pretende ancora di stare sul ‘palcoscenico’ della vita culturale, sociale e politica della nazione – e di una sua città ‘importante’ – fregiandosi del titolo di rappresentante dell’Italia alle Nazioni Unite nonostante nel rivestire tale incarico e ruolo abbia disonorato il suo popolo. Maddalena Brunasti
October 17, 2026
Pressenza
Greta Thunberg e Francesca Albanese al Marea Village: da Bagnoli a Gaza, le lotte per i diritti si incontrano
Nel Parco San Laise, ex base NATO di Napoli, un incontro gremito nonostante la pioggia battente. Al centro del dibattito il legame tra militarismo, crisi ambientale, genocidio e resistenza dei territori. NAPOLI, 10 ottobre 2026 – Una sala gremita, la pioggia battente e un pubblico che, per trovare riparo, avanza progressivamente fino a ritrovarsi quasi a ridosso dei relatori. Nessuna distanza, un unico flusso di partecipazione, scandito a più riprese dai cori «Free Palestine» e «Siamo tutti antifascisti». È questa l’atmosfera che ha accompagnato l’incontro con Greta Thunberg e Francesca Albanese al Marea Village, ospitato nel Parco San Laise di Bagnoli, negli spazi dell’ex base NATO. Un luogo tutt’altro che casuale, come è stato ricordato più volte durante il pomeriggio: un’ex installazione militare restituita alla città, mentre la presenza della NATO è stata trasferita altrove. Un territorio che porta ancora le ferite dell’industrializzazione e dell’inquinamento e nel quale le comunità locali continuano a rivendicare bonifica, salute e accesso pubblico al mare. GRETA THUNBERG: DALLA LOTTA PER BAGNOLI ALLA RESISTENZA GLOBALE Arrivata a Napoli il 9 ottobre, Greta Thunberg ha incontrato studenti e attivisti, visitato Bagnoli e partecipato a un’assemblea contro il progetto del CPR di Castel Volturno. Il giorno successivo ha preso parte al corteo cittadino per la Palestina, prima di raggiungere il Marea Village per l’incontro pubblico dedicato al rapporto tra militarismo, ecocidio e genocidio. Nel suo intervento, l’attivista svedese ha espresso innanzitutto la propria vicinanza alla popolazione di Bagnoli, riconoscendo la fatica di una battaglia che coinvolge il corpo, la vita quotidiana e il futuro di un’intera comunità. Proprio questa lotta, ha osservato, dimostra quanto sia necessario unire le rivendicazioni territoriali a quelle politiche, ambientali e sociali. «Stiamo vivendo veramente un momento senza precedenti. Questo momento fa molta paura, perché si stanno letteralmente sgretolando tutte le certezze, tutte le idee su cui avevamo fondato la nostra visione del mondo», ha affermato, denunciando un sistema ormai incompatibile con l’idea stessa di umanità. «Siamo arrivati al punto di criminalizzare l’empatia e di criminalizzare soprattutto il buon senso». Da qui il richiamo al significato simbolico del luogo che ospita l’incontro, un’ex base NATO, nella quale parlare di pace significa anche interrogarsi sul militarismo e sulle sue conseguenze. Per Thunberg, la guerra contro l’umanità e quella contro la natura sono profondamente connesse: il militarismo alimenta l’inquinamento, aggrava la crisi ecologica e contribuisce alla distruzione delle condizioni necessarie alla vita, mentre le risorse vengono sottratte alla tutela delle popolazioni. L’attivista ha insistito sulle responsabilità di un sistema nel quale gli interessi economici e i profitti di breve periodo prevalgono sulla sopravvivenza delle persone e dell’ambiente. «Le persone che in questo momento stanno distruggendo il pianeta sono le stesse persone che stanno permettendo che il genocidio sia ancora in corso». Una crisi dalle molteplici sfaccettature, ha ricordato, che coinvolge tutti, le persone che amiamo e le comunità nelle quali viviamo. Di fronte a questa realtà, «l’idea di rimanere neutrali di fronte a queste tematiche climatiche non è assolutamente accettabile». Il suo messaggio è tornato quindi a Bagnoli, alla capacità di organizzazione e resistenza dimostrata dagli abitanti: «E come le persone di Bagnoli sanno bene, non verrà nessuno a salvarci. Dobbiamo salvarci da soli, fare gruppo e rimanere attivi. Perché se una cosa è chiara è che le persone, le forze dietro a questa crisi hanno più a cuore i profitti a breve termine che l’aiuto verso le persone che ne soffrono le conseguenze». Particolarmente intenso l’appello rivolto alle nuove generazioni, alle quali Thunberg ha chiesto di trasformare la frustrazione in partecipazione politica e resistenza: «Mi rivolgo in particolare ai giovani qui presenti, a tutti i giovani, per dire che anch’io faccio parte di quel gruppo di giovani che si è visto rubare il futuro giorno dopo giorno da quegli adulti che erano in grado di proteggerci e di essere lì per noi». E ancora: «Dobbiamo sfruttare l’immensa rabbia che abbiamo, l’immensa frustrazione che abbiamo a causa di questo enorme tradimento delle generazioni precedenti e canalizzarlo in atti di resistenza». Nella parte conclusiva del suo intervento, Greta ha rivolto un durissimo attacco al governo italiano, definito apertamente «fascista». Pur riconoscendo che la popolazione italiana ha dimostrato di essere dalla parte della Palestina e contro il genocidio, ha denunciato la complicità dell’esecutivo nelle politiche migratorie del Mediterraneo: «Sappiamo bene che questo governo, fascista, continua ancora oggi ad essere complice diretto, autore diretto di politiche sistemiche volte alla completa deumanizzazione delle persone che provano ad attraversare il Mediterraneo». Una disumanizzazione che, secondo Thunberg, passa attraverso la costruzione dei CPR, definiti «veri campi di concentramento». Da qui l’appello a partecipare alla mobilitazione nazionale del 24 ottobre a Castel Volturno, contro il progetto del nuovo centro di permanenza per il rimpatrio, e allo sciopero generale del 30 ottobre. FRANCESCA ALBANESE: QUANDO IL DIRITTO INTERNAZIONALE VIENE CAPOVOLTO Nel suo intervento, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, ha ripercorso il progressivo indebolimento delle garanzie del diritto internazionale, richiamando il libro di Luigi Daniele, Il diritto del più forte. La distruzione dell’ordine internazionale. Un testo che, secondo Albanese, dovrebbe essere letto da qualsiasi giornalista e rappresentante politico che, dopo tre anni di quello che definisce genocidio a Gaza, continui a ricorrere alla legittima difesa per giustificare le operazioni israeliane. La giurista ha ricordato come il processo di erosione del diritto internazionale non sia cominciato a Gaza, ma affondi le proprie radici nella cosiddetta guerra al terrore successiva all’11 settembre 2001. Nel suo ragionamento, norme nate per proteggere i civili, i bambini, i giornalisti, il personale sanitario e gli ospedali sono state progressivamente reinterpretate fino a essere utilizzate per giustificare proprio quelle condotte che avrebbero dovuto impedire. Albanese ha poi espresso la propria soddisfazione nel condividere l’incontro con Greta Thunberg, sottolineando come la difesa dei diritti umani e quella dell’ambiente non possano essere considerate battaglie separate. Crisi climatica, siccità, scarsità delle risorse, conflitti e migrazioni sono fenomeni strettamente collegati. Nel suo intervento ha rivolto anche un riconoscimento esplicito all’attività di Sea-Watch: «Sea-Watch fa un lavoro incredibile, che si schiera contro quel tentativo di imporre l’omissione di soccorso istituzionalizzata». Una denuncia rivolta alle politiche migratorie europee che, secondo Albanese, spingono cittadini e istituzioni a voltare le spalle a chi attraversa il Mediterraneo «per sopravvivenza, non per scelta», alla ricerca di una possibilità di vita all’interno di quella che ha definito la «fortezza Europa». Un altro passaggio particolarmente significativo ha riguardato il rapporto tra economia, diritto internazionale e genocidio. Albanese ha sottolineato la necessità di superare la frammentazione delle competenze e di mettere in relazione le diverse discipline, raccontando come proprio l’approfondimento degli interessi economico-finanziari legati all’occupazione israeliana abbia segnato una svolta nel suo lavoro. «È proprio nel momento in cui ho avuto la capacità di concentrarmi sui nessi economico-finanziari del sistema che permette al genocidio di andare avanti nell’impunità più assoluta e di continuare ad aumentare i propri profitti, è lì che il sistema si è rivoltato contro con violenza». La relatrice ha richiamato le conseguenze subite dopo la pubblicazione del suo rapporto sull’economia dell’occupazione e del genocidio, evidenziando come l’indagine sugli interessi economici coinvolti abbia provocato reazioni particolarmente dure. Il suo intervento si è concluso con un invito a riconoscere le connessioni tra le diverse battaglie: «Ed è lì il segreto: dobbiamo veramente imparare a far dialogare il diritto con l’economia, l’economia con l’ambiente e riuscire noi, in quanto cittadini e cittadine, a capire perché queste cose sono collegate. E se ci uniamo, secondo me, la spuntiamo». LE ALTRE VOCI DEL MAREA VILLAGE Numerose le voci che hanno contribuito al dibattito, arricchendolo di testimonianze, analisi e differenti esperienze di attivismo. Tra gli intervenuti, il giurista Luigi Daniele, autore del volume Il diritto del più forte, e l’economista Emiliano Brancaccio, che ha richiamato le responsabilità strutturali della logica del capitale e la necessità di costruire un’alternativa a un sistema fondato sulla massimizzazione del profitto. Spazio anche a Sanabel, progetto di solidarietà con i bambini e i ragazzi con disabilità di Gaza, accompagnato da una testimonianza video sulle difficoltà affrontate dagli operatori del Centro Irada nel riprendere le attività educative in un territorio devastato dalla guerra. Tra le voci intervenute anche Giulia, giovane attivista palestinese del Centro Culturale Handala Ali di Napoli, realtà impegnata nella solidarietà con il popolo palestinese e nella promozione della sua cultura e dei suoi diritti. Particolarmente intensa la testimonianza di Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch Italia, organizzazione umanitaria impegnata nelle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale e nella denuncia delle violazioni dei diritti delle persone migranti. Linardi ha portato all’attenzione del pubblico la drammatica realtà di chi tenta di attraversare il mare per raggiungere un luogo sicuro, raccontando episodi di persone abbandonate in acqua, costrette a rimanere per giorni aggrappate a strutture di fortuna nell’attesa di un soccorso. Ha denunciato inoltre il paradosso di un sistema nel quale chi interviene per salvare vite umane rischia a sua volta provvedimenti restrittivi, sanzioni e conseguenze giudiziarie. Una testimonianza che ha riportato il dibattito alla concretezza delle operazioni di salvataggio e alla criminalizzazione della solidarietà, rendendo ancora più evidente il collegamento con le parole pronunciate poco prima da Albanese. Tra gli interventi conclusivi, Nives Monda, attivista del movimento BDS Napoli (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), ha riportato l’attenzione sull’importanza di tradurre la solidarietà con il popolo palestinese in azioni concrete. Il movimento, nato nel 2005 su iniziativa della società civile palestinese, promuove forme di pressione economica, culturale e istituzionale non violenta affinché Israele rispetti il diritto internazionale e i diritti dei palestinesi. Monda è impegnata anche nella rete degli Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI). Eddy Sorge, attivista del Movimento Disoccupati 7 Novembre e del laboratorio politico Iskra, tra le voci della mobilitazione contro l’America’s Cup a Bagnoli, ha sottolineato il significato politico della scelta del Parco San Laise come sede del Marea Village. Un territorio segnato da decenni di inquinamento e da una lunga storia di lotte per il lavoro, la salute e la restituzione del mare alla cittadinanza. Sorge ha criticato gli interventi legati all’America’s Cup, denunciando il rischio che, anziché rispondere alle esigenze di bonifica e riqualificazione ambientale, favoriscano nuove trasformazioni urbanistiche a danno degli abitanti. Ha infine rilanciato la mobilitazione prevista per l’11 ottobre a Bagnoli. DA BAGNOLI ALLA PALESTINA, UN’UNICA RICHIESTA DI GIUSTIZIA La serata si è così trasformata in qualcosa di più di un incontro con due figure internazionali. In un’ex base militare, tra la pioggia, gli applausi e i cori di una sala gremita, le rivendicazioni di Bagnoli hanno incontrato quelle per la Palestina, per la tutela dell’ambiente, per i diritti delle persone migranti e per la difesa del diritto internazionale. Il messaggio emerso dagli interventi di Greta Thunberg e Francesca Albanese è che queste battaglie non possono più procedere isolate: difendere un territorio, una popolazione o il diritto alla vita significa interrogarsi sulle stesse strutture di potere che ne minacciano l’esistenza. Nota redazionale: le dichiarazioni di Greta Thunberg riportate nell’articolo sono state raccolte e trascritte dall’autrice sulla base della traduzione italiana fornita dall’interprete che ha affiancato l’attivista durante l’incontro al Marea Village. Per ulteriori informazioni sugli appuntamenti e sulle iniziative del festival, consulta il programma del Marea Village . GALLERIA FOTOGRAFICA Alcuni momenti della giornata Foto: Lucia Montanaro / Pressenza La drag queen Priscilla durante il suo intervento al Marea Village, tra identità, libertà e diritti. La presentazione del progetto Sanabel a sostegno dei bambini autistici di Gaza e delle attività educative del Centro Irada, durante il Marea Village. Francesca Albanese durante il suo intervento al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli. Il pubblico gremisce gli spazi dell’ex base NATO di Bagnoli durante l’incontro al Marea Village. Greta Thunberg mostra la locandina della manifestazione nazionale contro i CPR del 24 ottobre a Castel Volturno, durante il Marea Village. Nives Monda, attivista di BDS Napoli, durante il suo intervento al Marea Village. Greta Thunberg durante il suo intervento al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli. Cartelli di protesta tra il pubblico durante l’incontro al Marea Village di Bagnoli. Eddy Sorge durante il suo intervento contro l’America’s Cup a Bagnoli, al Marea Village. Un momento del dibattito al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli. Giulia, attivista del Centro Culturale Handala Ali di Napoli, durante il suo intervento al Marea Village. Opera di Trisha esposta durante il Marea Village, al Parco San Laise di Bagnoli. Una veduta della sala gremita durante il dibattito al Marea Village, nell’ex base NATO di Bagnoli.   Lucia Montanaro
October 11, 2026
Pressenza
In lotta per la Palestina
articoli e interviste di Lavinia Marchetti, InfoAut e …. Aggiornamenti da Anbamed e Radio Onda d’urto. E vi ricordiamo che c’è un processo contro Leonardo, cioè Leon’armo. Al solito troverete link utili. Invitiamo adanalizzare con attenzione anche l’articolo che chiude questo dossier Premessa di Enrico Semprini Una breve osservazione in merito a quanto continua ad accadere in televisione: si osservano
October 10, 2026
La Bottega del Barbieri
Greta Thunberg e Francesca Albanese a Napoli per Marea Village, quattro giorni di pace, diritti ed ecologia
Dall’8 all’11 ottobre, l’ex base NATO di Bagnoli ospita incontri, dibattiti, mostre e concerti. Al centro il Mediterraneo, la Palestina, la difesa dei beni comuni e il futuro del territorio. Prende il via oggi, giovedì 8 ottobre, al Parco San Laise di Bagnoli, nell’ex base NATO di Napoli, Marea Village, il festival indipendente che fino a domenica 11 ottobre riunirà associazioni, comitati territoriali, movimenti e realtà civiche impegnate sui temi della pace, dei diritti umani e della tutela ambientale. Marea, acronimo di Mediterraneo, Arte, Resistenze, Ecologia e Azione, nasce dall’incontro di esperienze diverse, accomunate dall’opposizione alla guerra e dalla volontà di difendere i beni comuni. Quattro giornate di confronto, partecipazione e cultura, con incontri pubblici, assemblee, laboratori, mostre, performance artistiche e concerti a ingresso libero. Tra le presenze più attese figurano Greta Thunberg, annunciata per la prima volta a Napoli, e Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati. Entrambe sono attese sabato 10 ottobre, a partire dalle ore 16:30, al dibattito dedicato alla guerra e alle resistenze nel Mediterraneo, insieme a Luciana Castellina, Luigi Daniele ed Emiliano Brancaccio. Previsto anche un intervento poetico di Luca Persico, noto come Zulù dei 99 Posse. Il Mediterraneo rappresenta il filo conduttore del festival: uno spazio attraversato da conflitti, migrazioni e disuguaglianze, ma anche un luogo di incontro tra popoli e culture. Tra i temi affrontati figurano la solidarietà con la popolazione palestinese, il diritto alla vita e alla libertà di movimento, le politiche migratorie e la salvaguardia ambientale. Il programma prevede inoltre approfondimenti sui Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), sulla crisi economica e sociale del Mezzogiorno e sulle prospettive di sviluppo del territorio. Particolare attenzione sarà dedicata a Bagnoli, dove il percorso di riqualificazione dell’ex area industriale e gli interventi legati all’America’s Cup 2027 continuano ad alimentare il confronto tra istituzioni, comitati e cittadini. Domenica 11 ottobre è prevista un’assemblea pubblica dedicata al futuro dell’area. La scelta del Parco San Laise assume un valore simbolico: un luogo che per decenni ha ospitato strutture militari diventa spazio di confronto civile, partecipazione e iniziative culturali. Un’occasione per riflettere sulla possibilità di destinare luoghi e risorse alla convivenza, alla tutela dell’ambiente e ai bisogni delle comunità. Accanto ai dibattiti, Marea Village propone mostre, iniziative artistiche e serate musicali con la partecipazione, tra gli altri, di Ars Nova, Andrea Tartaglia, Psyché, Ps5 e Priscilla Drag Artivist. Il festival avrà anche una finalità solidale: secondo quanto annunciato dagli organizzatori, il ricavato sarà devoluto alla cooperativa palestinese Sanabel, impegnata nell’assistenza ai bambini autistici nella Striscia di Gaza, dove la guerra ha reso ancora più difficili le condizioni di vita e la continuità delle attività educative e di cura. Marea Village si presenta così come uno spazio aperto alla città, nel quale le questioni internazionali si intrecciano con le vertenze locali, attraverso il dialogo tra movimenti, cultura e partecipazione collettiva. Fonte e approfondimenti: > Marea Village Redazione Napoli
October 8, 2026
Pressenza
Porto d’armi, 8 ottobre: presidio a Ravenna per…
… per la sentenza a Roma. Le Dogane (reticenti) contro Linda Maggiori. Con il link per la diretta web alle 19. di Manuela Foschi LE DOGANE DI RAVENNA AL CONSIGLIO DI STATO CONTRO LINDA MAGGIORI PRESIDIO A RAVENNA IN PIAZZA DEL POPOLO: 8 OTTOBRE ORE 18 Sarà sola davanti al Consiglio di Stato giovedì 8 ottobre 2026, senza il sostegno
Palestina: effetto collaterale?
Con aggiornamenti di Anbamed e Radio Onda d’Urto; appuntamenti; articoli e analisi di Awad Abdelfattah, di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad, di Ilaria de Bonis, di Claudio Geymonat, di Gaurav Kumar, di Lavinia Marchetti, di Tamer Nafar, di Enrico Semprini e altre/i Prefazione di Enrico Semprini. In questo dossier si parla di eccidi, di solidarietà e…del punto di vista palestinese
Francesca Albanese a Lampedusa per la XIII Giornata della Memoria e dell’Accoglienza
DAL 30 SETTEMBRE AL 3 OTTOBRE 2026  “VOCI DEL MEDITERRANEO” ORGANIZZATO DAL COMITATO 3 OTTOBRE RIUNISCE OLTRE 650 STUDENTI, DOCENTI E ACCOMPAGNATORI DA ITALIA ED EUROPA. IL 2 OTTOBRE L’INTERVENTO DELLA RELATRICE SPECIALE DELLE NAZIONI UNITE E IL DIALOGO ISTITUZIONALE CON UNHCR, IOM E UNICEF. Francesca Albanese sarà a Lampedusa venerdì 2 ottobre per la XIII Giornata della Memoria e dell’Accoglienza. Alle 18.30 la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sul Territorio palestinese occupato terrà un intervento pubblico nel programma di Voci del Mediterraneo, la manifestazione promossa dal Comitato 3 ottobre che, dal 30 settembre al 3 ottobre, porterà sull’isola studenti, persone sopravvissute ai naufragi, familiari delle vittime, organizzazioni umanitarie e rappresentanti delle agenzie delle Nazioni Unite. L’edizione 2026 è dedicata all’eredità del naufragio del 3 ottobre 2013: il diritto delle vittime a essere identificate, il diritto delle famiglie a conoscere la sorte dei propri cari e la responsabilità delle istituzioni nel garantire memoria e giustizia. Il Mediterraneo viene così affrontato come spazio di vite, relazioni e diritti, oltre la rappresentazione delle sole emergenze. «Il 3 ottobre non può essere soltanto una data commemorativa. A Lampedusa riuniamo studenti, persone sopravvissute, familiari e istituzioni perché la memoria produca responsabilità pubblica. Identificare le vittime e restituire risposte alle famiglie è un dovere, così come offrire ai più giovani strumenti per leggere le migrazioni oltre paure e stereotipi» dichiara Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre. I NUMERI DELL’EDIZIONE 2026 Il programma coinvolge 50 istituti scolastici: 40 scuole italiane, 9 scuole europee provenienti da Francia, Germania, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna e Regno Unito, e l’Università degli Studi di Palermo. Sono attesi 331 studenti da Italia ed Europa, ai quali si aggiungono 226 studenti dell’Istituto Majorana dell’IC Pirandello di Lampedusa. Con loro parteciperanno 96 insegnanti e accompagnatori, per un totale di 655 presenze della comunità educativa. Nelle giornate dell’1 e 2 ottobre il programma offre 30 proposte formative presentate da formatori, associazioni e ONG, con oltre 55 formatori presenti e oltre 75 sessioni di laboratorio. I laboratori affronteranno diritti, rotte migratorie, salute, informazione, contrasto agli stereotipi, accoglienza, memoria e identificazione delle vittime. IL PROGRAMMA DAL 30 SETTEMBRE AL 3 OTTOBRE Voci del Mediterraneo si apre mercoledì 30 settembre in Piazza Castello con i saluti delle autorità, il benvenuto degli studenti di Lampedusa e un incontro tra arte e memoria con Gabriel Seroussi. La serata prosegue con Unchilded – Giocare alla guerra, lo spettacolo scritto da Alessandro Ienzi e interpretato da William Cochart dedicato all’infanzia interrotta dai conflitti. Giovedì 1 ottobre l’Istituto L. Pirandello ospita le prime due sessioni di workshop. Nel pomeriggio studenti e formatori presenteranno i lavori realizzati e i progetti futuri di Semi di Lampedusa 2027. La giornata si conclude in Piazza Castello con il dibattito One Day One Day e con Sotto lo stesso cielo, musical delle studentesse e degli studenti del Liceo G. Marconi di Pesaro. Venerdì 2 ottobre si apre con Oltre i naufragi: storie di vita e di ricerca, incontro tra studenti, persone sopravvissute e familiari delle persone scomparse, con gli interventi di Tareke Brhane e Pietro Bartolo. Dopo i workshop e il percorso alla scoperta dell’isola, alle 18.30 è previsto l’intervento di Francesca Albanese. Alle 21.00 Piazza Castello ospita Lampedusa, crocevia di dialogo multilaterale, confronto sulla cooperazione e la tutela dei diritti nel Mediterraneo. Con Francesca Albanese interverranno Francesca Bonelli, rappresentante dell’UNHCR per l’Italia, la Santa Sede, Malta e San Marino; Pietro Bartolo, già europarlamentare e fondatore di Rete Lampedusa; Salvatore Sortino, capo missione IOM per Italia e Malta e rappresentante presso la Santa Sede; Nicola Dell’Arciprete, coordinatore della risposta per rifugiati e migranti dell’UNICEF in Italia. Modera la giornalista Eleonora Camilli. Seguirà la proiezione di 23mila vite. Sabato 3 ottobre la commemorazione si apre alle 8.00 in Piazza Castello con il coro Le voci del mare dell’Istituto Omnicomprensivo L. Pirandello e i saluti delle autorità, con il cardinale Matteo Maria Zuppi in collegamento. Seguirà marcia verso la Porta d’Europa. Alle 9.30 persone sopravvissute ai naufragi, studenti, docenti, istituzioni e comunità locale osserveranno un momento di raccoglimento; alle 10.30 sarà deposta in mare una corona di fiori. La partecipazione dell’Istituto alle giornate dell’1 e 2 ottobre si inserisce nel percorso educativo e nel confronto istituzionale del progetto, con particolare attenzione alla cultura dei diritti umani, al dialogo e alla responsabilità individuale. Il progetto Voci del Mediterraneo è sostenuto con i fondi Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Redazione Sicilia
September 29, 2026
Pressenza