La maturità a Gaza: il diritto allo studio sfida il genocidioAnche nella Striscia di Gaza in questi giorni circa 38.000 studenti e
studentesse stanno affrontando gli esami di maturità, il Tawjihi.
Non è un esame come tutti gli altri. È un atto di resistenza contro un sistema
che ha deliberatamente preso di mira l’istruzione palestinese.
Dal 7 ottobre 2023, oltre 19.000 studenti sono stati uccisi e 29.000 feriti. Le
scuole sono state distrutte o trasformate in centri per sfollati. Eppure, la
generazione della maturità ha scelto di non arrendersi.
Dal nostro osservatorio a Gaza, documentiamo ogni giorno questa lotta per il
diritto allo studio. Gli esami si svolgono interamente in modalità elettronica,
attraverso la piattaforma “Wise School”. Una scelta dettata dalla necessità, che
ha trasformato i telefoni cellulari in aule, banchi e biblioteche. Ma come si fa
a studiare quando l’elettricità e la connessione a Internet non sono disponibili
con la dovuta continuità e possedere un dispositivo elettronico è un lusso
spesso insostenibile?
IL DRAMMA DEGLI STUDENTI UCCISI SULLA STRADA PER L’ESAME
Le prove d’esame a Gaza possono essere ancora più complesse di queste, e,
aggiungiamo, tristemente tragiche.
Il terzo giorno degli esami, le forze di occupazione israeliane hanno condotto
un raid nel quartiere Al-Rimal di Gaza City, uccidendo Raghad Ashour, una
studentessa che si stava recando a sostenere la prova. Diciotto anni, un futuro
davanti a sé, cancellato mentre camminava per strada. L’esercito israeliano ha
parlato di “rammarico” per la morte di una “persona non coinvolta”, ma il
messaggio è chiaro: a Gaza, nessuno è al sicuro, nemmeno sulla strada per
l’esame.
Questa non è una storia isolata. Il Ministero dell’Istruzione palestinese parla
di un genocidio sistematico dell’istruzione. 10.000 studenti uccisi nei primi
dieci mesi di guerra, insieme a 400 insegnanti. La strada per l’esame è
diventata un percorso minato, dove il diritto allo studio si scontra
quotidianamente con la violenza dell’occupazione.
In questo scenario apocalittico, abbiamo piantato i nostri “Alberi della Rete” e
costruito i Gaza Social Hub (GaSH). Luoghi dove studiare e connettersi a
Internet gratuitamente per garantire continuità e un barlume di serenità per chi
sta sta continuando a sperare e incarnare con il proprio studio una strenua
resistenza contro il genocidio.
Due hub permanenti: uno a Gaza City, l’altro a Khan Younis. Non sono semplici
spazi fisici, ma fari tecnologici in un paesaggio di polvere e silenzi spezzati.
Il nostro lavoro quotidiano è documentato passo dopo passo dai coordinatori dei
Gash e degli alberi della rete a Gaza. Ne succedono di ogni, può saltare
temporaneamente la rete, può esserci un blackout totale, ma la comunità intorno
ai GaSH, fatta di studenti e di vari componenti della società civile, si stanno
mobilitando per consentire agli esami di proseguire e intorno al diritto allo
studio in effetti ricostruire un senso di comunità e futuro. L’obiettivo di
Gazaweb non è semplicemente quello di riportare la connessione a internet ma di
fare rifiorire la socialità intorno ai nostri progetti.
L’OSTINAZIONE DI UNA GENERAZIONE
La sistematica distruzione del sistema educativo palestinese da parte
dell’esercito di occupazione israeliano è stata una deliberata strategia volta a
precludere il futuro del popolo palestinese. Il genocidio è stato perpretrato
anche abbattendo il 90% delle infrastrutture educative è stato distrutto o
gravemente danneggiato.
Più di 300 scuole governative sono state completamente distrutte o rese
inagibili, una gravissima violazione del diritto fondamentale all’istruzione,
riconosciuto dalle convenzioni internazionali.
In questo contesto, il Tawjihi diventa più di un esame: è un simbolo di
resistenza contro la cancellazione culturale e storica.Gli studenti che studiano
assieme in una tenda o un caffè Internet, rappresentano una testimonianza di una
fase storica della dura vita del popolo palestinese. È la battaglia della
coscienza e della sopravvivenza combattuta dalla generazione della maturità, che
afferma il diritto di imparare nonostante la distruzione, lo sfollamento e
l’uccisione sistematica. Questi esami, sostenuti tra le macerie, sono la prova
che un futuro è ancora possibile.
Nonostante le difficoltà al secondo giorno di esami, complice il passaparola, la
partecipazione è aumentata. Decine di studenti hanno affollato i nostri hub a
Gaza City e Khan Younis per sostenere le loro prove.
Una studentessa, Bilsan Laqan, 18 anni, vive in una tenda a sud-ovest di Khan
Younis. Ci ha raccontato che il sovraffollamento, gli insetti e i topi rendono
lo studio estremamente difficoltoso. La sua preoccupazione principale sono i
blackout improvvisi e la mancanza di connessione stabile. Chiede al Ministero
dell’Istruzione di considerare le condizioni estreme degli studenti.
Noi cerchiamo di fare la nostra parte, continueremo a documentare, a sostenere e
a connettere. Perché il diritto allo studio non può essere cancellato. Perché
ogni studente che riesce a sostenere il proprio esame è una vittoria contro il
genocidio. Perché la navigazione sarà libera, dal web al mare, e nessuna
offensiva potrà spegnere la speranza di una generazione che ha scelto di
imparare nonostante tutto.
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