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Il giorno dell’ex Ilva
Lunedì 12 ottobre, in tutti gli stabilimenti dell’ex Ilva prende avvio una mobilitazione che potrebbe segnare un passaggio decisivo nella più grande vertenza industriale italiana. L’Unione Sindacale di Base, congiuntamente alle altre organizzazioni sindacali, ha proclamato lo sciopero ad oltranza, a partire dalle sei del mattino, e una mobilitazione permanente […] L'articolo Il giorno dell’ex Ilva su Contropiano.
October 12, 2026
Contropiano
L’Europa corre verso la deindustralizzazione: produzione di acciaio al minimo storico
La produzione di acciaio nell’Ue si è contratta fino a raggiungere i minimi storici, nonostante l’Europa rimanga la seconda regione produttrice di acciaio al mondo. Si tratta di uno dei segnali più forti della deindustrializzazione europea, conseguenza di un insieme di fattori, tra cui gli alti costi energetici e le politiche ambientali dell’Ue che hanno reso il Vecchio continente meno competitivo rispetto all’Asia. In questo contesto, nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni del blocco sono crollate di circa il 20 per cento. Già nel 2025, la produzione di acciaio è diminuita del 2,9 per cento raggiungendo il minimo storico di 125,8 milioni di tonnellate ed è calata di un ulteriore uno per cento nei primi cinque mesi del 2026. «Il calo del 20% delle esportazioni è un segnale allarmante delle pressioni a cui è sottoposto il settore siderurgico europeo. Insieme alla produzione ai minimi storici e ai costi energetici persistentemente elevati, dimostra che la ripresa industriale europea è tutt’altro che assicurata», ha commentato il direttore generale di Eurofer (Associazione Europea dell’Acciaio), Axel Eggert. In particolare, nei primi sei mesi dell’anno in corso, le esportazioni di acciaio verso gli Stati Uniti sono diminuite del 29 per cento, anche a causa dei dazi del 50 per cento che Washington ha imposto sulle importazioni di acciaio dall’Ue. Parallelamente, sono calate anche le esportazioni verso India (-24%), Turchia (-21%) e Cina (-18%) a causa della mancanza di competitività delle aziende europee, schiacciate dai costi di produzione interni. Nonostante ciò, il blocco europeo rimane la seconda regione produttrice di acciaio al mondo, coprendo il 14 per cento della produzione globale. Tuttavia, i volumi del Vecchio continente sono ormai irrimediabilmente distanti da quelli asiatici: da sola, infatti, l’Asia macina quasi tre quarti dell’intera produzione mondiale di acciaio grezzo. Questo divario non è però né un caso né il frutto di una concorrenza “sleale” delle nazioni asiatiche, bensì è il risultato di politiche europee rigide e contrarie agli interessi del blocco. Tra queste si possono sicuramente annoverare la rinuncia del gas russo a prezzi vantaggiosi rispetto a quelli attuali del GNL statunitense, a cui si aggiunge la grande crisi dei carburanti scatenata dalla guerra di USA e Israele contro l’Iran. Un altro aspetto primario da considerare tra le cause della deindustrializzazione europea è quello legato alle politiche ambientali di Bruxelles. Il pilastro della politica climatica europea per i settori energivori, tra cui quello siderurgico, è rappresentato dal cosiddetto Sistema per lo scambio di quote di emissione (EU ETS). Questo sistema impone agli impianti siderurgici di acquistare su apposite piattaforme o sui mercati finanziari delle quote di CO2, qualora sforino le quote gratuite originariamente assegnate. Questo significa che le aziende siderurgiche europee devono pagare per produrre oltre una certa quantità di acciaio. Per compensare il problema derivante dalla concorrenza con produttori esteri che non hanno il vincolo di produzione legato all’acquisto di quote di emissione, la Commissione europea ha introdotto il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM), che consiste nell’applicazione di dazi alle importazioni di merci ad alta intensità di carbonio provenienti da Paesi extra-UE. Tuttavia, questo meccanismo non ha rilanciato la competitività dell’industria siderurgica europea, ma ha scaricato i costi sui consumatori e sulle manifatture europee, mentre gli altiforni continentali hanno perso il loro vantaggio competitivo sui mercati esteri. Una delle conseguenze di questo scenario è che i settori che utilizzano l’acciaio per le loro attività – come quello automobilistico e l’edilizia – si rivolgono a industrie siderurgiche di Paesi terzi contribuendo al declino del settore. Secondo Eurofer si prevede che la domanda di acciaio perderà slancio nell’ultimo periodo del 2026 con una crescita stimata al solo 0,1 per cento. Un miglioramento più significativo è atteso invece per il 2027, quando si prevede una crescita della domanda del 2,3 per cento, con consumi che rimarranno comunque inferiori di circa sette milioni di tonnellate rispetto ai livelli del 2019. La domanda industriale dovrebbe riprendersi solo modestamente: si stima, infatti, che la produzione nei settori che utilizzano l’acciaio crescerà dell’1,5 per cento nel 2026, dopo due anni di declino, ma la ripresa rimane disomogenea. Eurofer prevede che l’edilizia e l’ingegneria meccanica sosterranno la crescita, mentre la produzione automobilistica dovrebbe diminuire di un ulteriore 0,9 per cento. Una ripresa più ampia non è prevista prima del 2027. Allo stesso tempo, l’incertezza energetica globale continua a pesare sul settore, in quanto non ci sono ancora prospettive di risoluzione delle guerre in corso, mentre l’Ue non è intenzionata a riallacciare i rapporti economici e politici con la Russia. Secondo il comunicato di Eurofer, “I prezzi del gas in Europa hanno oscillato intorno ai 50 €/MWh, raggiungendo picchi di circa 80 €/MWh nelle ultime settimane, un aumento del 132% rispetto all’inizio dell’anno. Il rinnovato incremento dei prezzi dell’energia sta pesando sulla competitività industriale in un momento in cui l’attività manifatturiera rimane fragile”. The post L’Europa corre verso la deindustralizzazione: produzione di acciaio al minimo storico appeared first on L'INDIPENDENTE.
October 2, 2026
L'INDIPENDENTE
Ex ILVA siamo al capolinea
Mentre negli stabilimenti ex Ilva si continua a morire (l’ultimo incidente mortale risale al 12 gennaio scorso) ,si parla di cedere gli impianti al fondo speculativo americano Flacks . Le prospettive occupazionali sono tetre sono in cassa integrazione ormai circa 3.600 lavoratori degli impianti tarantini su meno di ottomila “diretti” dipendenti e si lincenzia anche nell’indotto come i 218 lavoratori della Semat sud di Taranto. I lavoratori ex Ilva di Genova sono scesi in piazza rivendicando la nazionalizzazione e reclamando la riconversione ecologica della produzione contro la dicotomia ambiente /lavoro . A Taranto invece si ragiona sulla bonifica per programmare un futuro diverso, lontano dalla “monocultura dell’acciaio” e dalla logica del sacrificio. Il piano Taranto elaborato da comitati cittadini è un documento contenente le linee guida per la riconversione economica e sociale del territorio in ottica di chiusura e alternativa radicale alle industrie invasive che attualmente vi insistono e che sono portatrici di inquinamento e morte, oltre che di depressione economica ed etica. Si prospetta una chiusura dell’impianto e la bonifica di un’area grande il doppio di Taranto utilizzando le competenze degli operai ora in cassa integrazione considerando che dal 2012 a oggi lo stato ha già speso 3,6 miliardi di euro per tenere in vita l’Ilva, attraverso una lunga sequenza di contributi, prestiti, ingressi pubblici nel capitale, finanziamenti dei soci e misure emergenziali. Una cifra enorme che, secondo il movimento, non racconta l’esistenza di un piano industriale o sociale credibile, ma solo una catena di salvataggi temporanei. Ne parliamo con Raffaele Cataldi uno tra i fondatori del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti.
January 28, 2026
Radio Blackout - Info
Retromarcia UE sui motori endotermici. L’unica transizione è bellica
Ieri la Commissione Europea ha presentato il pacchetto di sostegno all’automotive che ha fatto molto discutere nelle ultime settimane. Un po’ perché si tratta del settore che fa da spina dorsale all’industria continentale, anche se gli imperialisti europei si preparano ad affidare questo primato alle filiere belliche, un po’ perché […] L'articolo Retromarcia UE sui motori endotermici. L’unica transizione è bellica su Contropiano.
December 17, 2025
Contropiano
La lezione di Genova
Da quasi 60 anni le cariche contro gli operai in una manifestazione con CgilCislUil segnano il superamento di una linea rossa che quasi nessun governo ha osato oltrepassare. L’ultimo episodio rilevante erano state le cariche contro i metalmeccanici della Fiom, a Roma, guidati da Maurizio Landini, il 30 ottobre del […] L'articolo La lezione di Genova su Contropiano.
December 5, 2025
Contropiano
La forza operaia resiste come l’acciaio nel silenzio assordante del Governo
La giornata di sciopero dei metalmeccanici e degli operai dell’ex Ilva di Genova si chiude con una certezza: dal governo non è arrivata una sola risposta. Nessuna indicazione sul futuro produttivo, nessuna garanzia per l’occupazione, nessuna parola chiara su un settore strategico che continua a essere lasciato nell’incertezza più totale. […] L'articolo La forza operaia resiste come l’acciaio nel silenzio assordante del Governo su Contropiano.
December 5, 2025
Contropiano
[Ponte Radio] Il fantasma del forno di Cornigliano
Quest'estate si è presentata l'ipotesi di un forno elettrico per la produzione di acciaio a caldo a Cornigliano, a Genova, chiuso 20 anni fa. Lx abitanti ricordano bene le lotte per far chiudere l'altoforno a inizio anni 2000 dopo le malattie e i morti che aveva causato e non vogliono vedere la storia ripetersi. Ascoltiamo le voci dellx abitanti di Cornigliano che, oggi come allora, dicono "No al forno" forte e chiaro, per poi indagare l'evoluzione e l'impatto dell'ex Ilva - Italsider in occasione della volontà del Governo di rilanciare la siderurgia italiana colorandola di verde.
September 26, 2025
Radio Onda Rossa
I dazi ci sono, “l’Europa” se li tiene
Una resa totale. Leggendo le quattro paginette striminzite della “dichiarazione congiunta” tra Stati Uniti ed Unione Europea a proposito dei dazi commerciali decisi da Trump si può dire tranquillamente che il contributo europeo al testo si limita… alla firma. Il resto è semplicemente il diktat imposto dagli Usa, quasi senza […] L'articolo I dazi ci sono, “l’Europa” se li tiene su Contropiano.
August 22, 2025
Contropiano
L’acciaio di Sidenor destinato a Israele rimane nel porto di Barcellona
Sono ancora nel porto di Barcellona i container con 40 lotti di acciaio dell’azienda basca Sidenor, che la nave ZIM Luanda aveva programmato di portare in Israele il 1° luglio, destinati all’azienda di armi IMI Systems. La Rete Solidale contro l’Occupazione in Palestina (RESCOP) chiede al governo di indagare sulla vicenda. Secondo fonti a cui hanno avuto accesso la RESCOP e la Campagna “End the Arms Trade with Israel”, il carico dovrebbe essere trasferito in Israele il 15 luglio a bordo della nave ZIM Iberia, un’imbarcazione gestita dalla stessa compagnia di navigazione israeliana ZIM, direttamente collegata alle forniture militari dell’esercito israeliano. Prima di allora è prevista una sosta a Valencia. Sidenor ha annunciato pubblicamente il 1° luglio, dopo aver spedito il suddetto carico al porto di Barcellona, che avrebbe posto fine alle vendite di acciaio a Israele. Secondo fonti consultate da RESCOP, i container rimangono nel porto di Barcellona in attesa di essere spediti nei prossimi giorni. Se il governo o le autorità portuali non trattengono e sequestrano questo materiale, tutto lascia pensare che Israele lo utilizzerà per la fabbricazione di armi che verranno poi usate contro la popolazione palestinese in un contesto di genocidio, occupazione illegale, colonialismo e apartheid. RESCOP chiede al governo spagnolo di confermare, attraverso un’ispezione approfondita, che l’acciaio si trovi ancora nel porto di Barcellona e, in caso affermativo, di impedirne il carico sulla nave ZIM Iberia a Barcellona il 14 luglio. RESCOP ha inoltre chiesto al governo spagnolo di adottare le misure necessarie per garantire che né questo acciaio né qualsiasi altro carico militare o di materiale a doppio uso proveniente dai porti spagnoli raggiunga Israele e di decretare, senza ulteriori ritardi, un embargo militare completo e permanente. Una misura che potrebbe essere presa durante la riunione del Consiglio dei Ministri prevista per martedì della prossima settimana. La Coalició Prou amb Israel ha indetto una manifestazione di protesta davanti all’Autorità portuale di Barcellona il 14 luglio alle 19.00 per chiedere al Governo e alle autorità portuali di impedire l’uscita dal porto di tutte le navi dirette in Israele e di applicare un embargo sulle armi. -------------------------------------------------------------------------------- Stampa e comunicazione: Txus Blanco. T- 650 68 19 28 – proucomplicitat@gmail.com -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dallo spagnolo di Thomas Schmid. Redacción Madrid
July 11, 2025
Pressenza