CPR: nessuna persona è idonea (a essere torturata). La cura non è un reatoLunedì 21 settembre 2026 ore 18
Piazza San Babila, Milano
Che le sempre più frequenti intimidazioni subite dal personale medico chiamato a
certificare l’idoneità al trattenimento nei Centri di Permanenza per il
Rimpatrio potessero un giorno cedere il passo a iniziative giudiziarie volte a
coinvolgere chi fosse “colpevole” di rilasciare “troppi” certificati con esito
negativo, era qualcosa che fino a qualche tempo fa sembrava poter essere
relegato a un romanzo distopico.
Allora, credevamo nell’autonomia di giudizio del* medic*, quando questo giudizio
rimane ancorato ad evidenze oggettive e ai principi fondamentali della materia,
oltre che a quelli della deontologia medica.
E’ arrivato poi però il caso “Ravenna” della scorsa primavera, a riportarci
bruscamente con i piedi per terra, una terra in cui lo Stato pretende di
condizionare questi giudizi e di criminalizzarne gli autori quando questi si
allontanano dal risultato auspicato: quello di dare un senso ai CPR riempiendoli
il più possibile, per giustificarne l’esistenza, l’esigenza e i costi, per così
alimentare la propaganda securitaria fondata sulla paura di una perenne
emergenza dell’invasione “aliena”.
Ma i fatti delle ultime ore, con perquisizioni domiciliari mattutine in tutta
Italia, degne dei peggiori criminali e l’imputazione del reato di associazione a
delinquere a danno di chi, come il dr. Nicola Cocco, più si è speso ed esposto
per denunciare e raccogliere documentazione della patogenicità dei CPR, ha
davvero superato il limite dell’immaginazione, oltre che quello della
democrazia.
E questi fatti richiedono ora una ferma reazione, che in tante e tanti si
sentono di condividere con noi.
La pretesa di piegare un atto di cura a un atto di polizia non può infatti più
essere tollerata.
Specie ora che la pressione, con il Patto UE Migrazione e Asilo dello scorso
giugno, si è fatta più forte e chiede che con un altro simile atto medico
(quello di “screening”) si dia l’avallo formale alla detenzione amministrativa e
alla deportazione – anche in Paesi terzi – di chiunque bussi alla fortezza
Europa: uomini, donne e bambini.
Teniamo però a sottolinearlo: questa pretesa deve essere contestata e arginata
non tanto e non solo nell’interesse della categoria medica, nel nome della sua
indipendenza, ma nell’interesse di chiunque si auguri di trovarsi ancora in un
Paese in cui vengano garantiti i diritti e le libertà fondamentali di ciascun*.
E in particolare, e ancor di più, una ferma presa di posizione collettiva deve
essere assunta nell’interesse delle migliaia di persone che ogni anno, da quasi
30 anni, grazie a superficiali e frettolose certificazioni della loro pretesa
“idoneità” al trattenimento, passano dal tritacarne della detenzione
amministrativa e dalla deportazione, nell’indifferenza quasi generale, costrette
– solo per il fatto di non essere in possesso di un pezzo di carta che la legge
ha reso impossibile acquisire – a immolare tempo della propria vita e la propria
salute sull’altare della propaganda securitaria di Stato.
Perché quello che questi giorni insegnano è soprattutto questo: che è
evidentemente deflagrata l’esigenza, ora più che mai, per chi ci governa, di
nascondere quello che sta diventando invece sempre più evidente e noto: i CPR –
proprio i “gioielli” di famiglia, fiero paradigma ostentato ed esportato – sono
luoghi di sistematica oppressione e violenza psicofisica, nei quali gli abusi
strutturali e le violazioni dei diritti fondamentali e della stessa dignità
umana si combinano con condizioni di trattenimento disumane e con il sinistro
utilizzo di queste strutture quale discarica sociale per le persone più fragili
ed emarginate. Utilizzo che ha fatto registrare una vera e propria deriva
manicomiale a ogni effetto, se non fosse che non si tratta di luoghi di cura, ma
di abbandono e di violenza. Il logorio psicofisico del dubbio, nei detenuti,
circa la propria sorte e la durata (e il senso!) di questa prigionia senza reato
fanno poi il resto, accendendo fatalmente la miccia della spirale
dell’autolesionismo, dei pestaggi e della somministrazione indiscriminata di
sedativi, in questi luoghi che possono essere legittimamente definiti patogeni
per chiunque vi entri.
E che siano patogeni è ormai sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della
Sanità, dalla letteratura scientifica, oltre che comprovato da vagonate di
cartelle cliniche e testimonianze video e fotografiche. Peraltro, che non vi sia
garantito il diritto alla salute l’hanno detto chiaramente, in questi ultimi
mesi, persino il Consiglio di Stato e la Corte Costituzionale, restando
inascoltati.
Il Comitato europeo di Prevenzione della Tortura ha evidenziato nel 2024 gravi
criticità, tra cui “la pratica della diffusa somministrazione di psicofarmaci
non prescritti alla popolazione trattenuta” e “casi di maltrattamenti fisici e
di uso eccessivo della forza da parte del personale di polizia nei confronti di
persone trattenute.”
In tale contesto, non può meravigliare quindi se un* medic*, anzi tant* di loro,
valutando in scienza e coscienza, e in conformità con l’art. 32 della
Costituzione e del Codice di Deontologia Medica, possano considerare una o più
persone inidonee al trattenimento in CPR.
Semplicemente perché la verità (scientifica) è che NESSUNA PERSONA E’ IDONEA (A
ESSERE TORTURATA)
Sennonché, questa grande scontata ma nascosta verità – che nei CPR si pratichi
ormai strutturalmente (da quasi 30 anni e oltre 40 morti) la tortura di Stato e
che l’unica soluzione è che vadano chiusi – è quanto di più “pericoloso” possa
esserci per chi ha fatto dei CPR il proprio cavallo di battaglia politica.
E allora va colpito chi dice, certifica e documenta questa verità.
E quale miglior espediente che quello di sbattere il dottore in prima pagina e
accusarlo di dire il falso o di organizzarne altri perché altri lo facciano?
Ma ormai il re – e soprattutto la regina – sono nudi e chi li ha additati è
dalla parte del giusto e non ha nulla da temere. E tutt* noi siamo con loro.
Queste le nostre conclusioni, che soprattutto dopo questi giorni, sono sempre
più condivise e vanno difese e rivendicate:
– Il vero crimine è la violenza di Stato sulle persone migranti: nei CPR, nei
cosiddetti “luoghi idonei”, alla frontiera, con le deportazioni, con la
clandestinità forzata e con la criminalizzazione. E noi andremo avanti a
denunciarlo.
– Solidarietà all* medich* coinvolt* dalle perquisizioni e dalle indagini di
questi giorni, criminalizzat* per aver detto il vero, sulla base di evidenze
scientifiche e principi deontologici e non certo ideologici.
– I CPR sono strutturalmente fondati sulla violenza, luoghi irrimediabilmente
patogeni e vanno quindi chiusi.
Per adesioni (entro le 13 di lunedì): presidio21settembre@gmail.com
Per info: noaicpr@gmail.com
Mai più lager – NO ai CPR
Redazione Milano