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Dobbiamo credere che l’IDF abbia violentato prigionieri palestinesi con l’ausilio di cani?
Molti stanno leggendo con orrore e incredulità l’articolo di Nicholas Kristof (1) pubblicato sul New York Times, intitolato Il silenzio che accompagna lo stupro dei palestinesi. È davvero possibile che numerosi prigionieri palestinesi detenuti nelle strutture dell’IDF siano stati sottoposti ad abusi sessuali con l’ausilio di cani? Sembra una storia […] L'articolo Dobbiamo credere che l’IDF abbia violentato prigionieri palestinesi con l’ausilio di cani? su Contropiano.
June 9, 2026
Contropiano
Appello per il rilascio di Mahmoud Al-Najjar
Mahmoud Al-Najjar è l’unico sopravvissuto del suo nucleo familiare. Durante la guerra ha perso i genitori, la moglie Alaa Salem e i suoi quattro figli, Yazan, Rinad, Mohammed e Amr, a causa di un bombardamento israeliano. Atiya Al-Najjar, fratello di Mahmoud, ha dichiarato che la famiglia è venuta a conoscenza del suo arresto oggi tramite uno dei colleghi che lo accompagnavano nella missione. Quest’ultimo ha riferito che le forze israeliane hanno fermato Mahmoud al valico di frontiera e lo hanno condotto in una località sconosciuta, mentre una studentessa che era stata trattenuta insieme a lui è stata successivamente rilasciata. Ha inoltre spiegato che suo fratello era diretto all’Università di Roma Tor Vergata, che lo attendeva per l’inizio del suo programma accademico, dopo che era finalmente riuscito a ottenere il permesso di viaggio e tutte le autorizzazioni ufficiali necessarie, al termine di mesi di tentativi e procedure amministrative. La famiglia, ha aggiunto, non ha ancora ricevuto alcuna comunicazione ufficiale riguardo al luogo di detenzione o ai motivi dell’arresto. Per questo motivo sta cercando di contattare diverse organizzazioni internazionali, tra cui il Comitato Internazionale della Croce Rossa e l’Ambasciata d’Italia, per ottenere informazioni sul suo destino e lavorare per il suo rilascio. L’arresto di Mahmoud Al-Najjar assume una particolare dimensione umana, poiché egli è l’unico sopravvissuto della sua famiglia. Durante la guerra ha perso i genitori, la moglie Alaa Salem e i quattro figli, Yazan, Rinad, Mohammed e Amr, in seguito a un bombardamento israeliano che ha colpito la loro abitazione nel campo profughi di Jabalia. Nonostante il dolore e la gravissima perdita subita, Mahmoud ha continuato il suo percorso accademico e di ricerca. Ha collaborato con diversi studiosi palestinesi a progetti riguardanti l’utilizzo di applicazioni di cloud computing e l’impiego delle tecnologie di intelligenza artificiale per sostenere gli interventi di soccorso e la futura ricostruzione della Striscia di Gaza. Durante il conflitto, Mahmoud Al-Najjar ha completato tre libri nel campo dell’amministrazione aziendale, oltre a numerose ricerche accademiche. Ha inoltre proseguito lo sviluppo del suo progetto di ricerca dedicato all’impiego dell’intelligenza artificiale a supporto della gestione strategica della fase di ricostruzione della Striscia di Gaza. Secondo Atiya Al-Najjar, l’opportunità di studio in Italia rappresentava per Mahmoud un nuovo inizio dopo la tragedia vissuta, soprattutto perché aveva soddisfatto tutti i requisiti richiesti per il viaggio e ottenuto le necessarie autorizzazioni nell’ambito di un programma accademico ufficiale. Tuttavia, la famiglia è stata sorpresa dalla notizia del suo arresto durante l’attraversamento del valico. La famiglia Al-Najjar ha rivolto un appello urgente alle organizzazioni internazionali e alla missione diplomatica italiana affinché intervengano per chiarire il suo destino e garantire il suo rilascio. Ha inoltre sottolineato che Mahmoud aveva lasciato Gaza esclusivamente per proseguire il proprio percorso accademico nell’ambito di accordi ufficiali e che, fino a questo momento, non gli è stata fornita alcuna spiegazione riguardo alle ragioni del suo arresto.
June 3, 2026
Radio Onda Rossa
La falsa morale dei complici
Il governo Meloni e la “sinistra per Israele” si indignano per Ben-Gvir solo quando l’umiliazione colpisce gli europei, ma hanno taciuto davanti al genocidio palestinese, alle torture, alla fame e …
Israele Stato terrorista
Attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati, legati e umiliati ad Ashdod: il governo israeliano mostra il volto feroce dell’impunità. L’Italia deve rompere ogni complicità Israele ha mostrato ancora una volta …
Il silenzio della vergogna: lo stupro arma di guerra nelle prigioni dell’occupazione
L’11 maggio 2026, il celebre scrittore americano Nicholas Kristof ha infranto il muro di silenzio con un articolo pubblicato sul New York Times intitolato “Il silenzio che circonda lo stupro delle palestinesi“. Questo articolo non era un semplice reportage giornalistico, ma una dura accusa che smascherava la narrativa ufficiale dell’occupazione […] L'articolo Il silenzio della vergogna: lo stupro arma di guerra nelle prigioni dell’occupazione su Contropiano.
May 18, 2026
Contropiano
Il dott. Abu Safiya sottoposto a gravi abusi
Gaza. Ex detenuti palestinesi hanno condiviso testimonianze strazianti sulle condizioni del medico palestinese Hussam Abu Safiya, detenuto da oltre 450 giorni nelle carceri israeliane dopo essere stato rapito durante il genocidio a Gaza. Secondo le testimonianze, è stato sottoposto a gravi abusi e negligenza medica; uno di loro ha affermato che le guardie israeliane lo hanno spogliato nudo e gli hanno aizzato contro dei cani poliziotto.
May 8, 2026
InfoPal
Thiago e Saif: un aggiornamento
In collegamento con Tatiana avvocata del Legal Team della Flotilla diamo un aggiornamento sulla situazione di Thiago e Saif, per cui il tribunale israeliano ha disposto il prolungamento della detenzione di altri 6 giorni, sino a domenica 10 maggio, rigettando la richiesta di appello,  mentre rimangono ancora incomprensibilmente secretati i documenti alla base dell'accusa. Di Thiago, che oggi ha perso la madre, non si hanno notizie. Saif, invece, ha intrapreso oggi lo sciopero della sete, che si aggiunge a quello della fame che aveva  iniziato il 4 maggio. Non dobbiamo permettere a Israele di dire che Saif, in questo modo, sta mettendo a rischio la sua stessa vita, ma dobbiamo fare di tutto per arrivare alla liberazione sua, di Thiago e di tutti i prigionieri palestinesi. Grande attenzione va prestata anche alla ripartenza della Global Sumud Flotilla, prevista per domani, che va protetta in ogni modo da nuovi attacchi israeliani.
May 6, 2026
Radio Onda Rossa
Israele continua a violare la tregua in Libano: la giornalista libanese Amal Khalil è stata deliberatamente uccisa in un attacco aereo
Beirut. La Protezione Civile libanese ha confermato la morte di Amal Khalil, giornalista del quotidiano libanese al-Akhbar, affermando che è stata deliberatamente colpita da un attacco israeliano nella città meridionale di at-Tiri, dove il suo corpo è stato successivamente recuperato dalle macerie. Secondo l’emittente televisiva libanese Al-Jadeed, Khalil è morta mercoledì dopo essere rimasta intrappolata sotto le macerie a seguito degli attacchi aerei israeliani nel sud del Libano. La Croce Rossa libanese ha poi recuperato il suo corpo, confermandone anch’essa il decesso. Un’altra giornalista, Zeinab Faraj, che si trovava con Khalil, è stata trasportata in ospedale e sottoposta a intervento chirurgico. Precedenti notizie indicavano che il raid aereo aveva colpito la strada che collega at-Tiri e Haddatha, impedendo alle squadre di soccorso di raggiungere i giornalisti intrappolati. Fonti libanesi hanno affermato che sia alla Croce Rossa sia all’esercito libanese è stato impedito di accedere alla zona. L’Agenzia Nazionale di Stampa libanese e gli appelli diffusi dai giornalisti sui social media indicavano che l’attacco sembrava mirato a bloccare l’accesso delle ambulanze. Hashem al-Sayyed Hassan, corrispondente dell’emittente libanese al-Manar, ha affermato che l’incidente costituisce “un crimine premeditato e deliberato, nonché un attacco diretto da parte di Israele”, descrivendo una sequenza di eventi. Secondo Hassan, una serie di attacchi si è susseguita nell’arco di diverse ore. Un primo, con un drone ha colpito un veicolo civile, seguito da un altro contro l’auto dei giornalisti. Nonostante l’immediato coordinamento con le squadre di soccorso, l’accesso è stato ritardato a causa del mancato rilascio dell’autorizzazione. I giornalisti si sono spostati in vari luoghi in cerca di riparo, ma circa un’ora dopo un attacco aereo ha colpito la casa in cui si erano rifugiati. La Croce Rossa è stata autorizzata a raggiungere la zona solo poco dopo quest’ultimo attacco. Ha aggiunto che la loro presenza era chiaramente nota e resa pubblica dalle autorità libanesi, dai servizi di emergenza e dai media. In precedenza, il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos aveva denunciato il regime israeliano per aver “preso di mira e accerchiato i giornalisti” in seguito agli attacchi contro la moschea di at-Tiri. “Condanniamo fermamente questo attacco, ritenendo Israele pienamente responsabile della loro sicurezza e ribadendo la necessità di garantire immediatamente la loro protezione e la libertà di stampa”, ha dichiarato Morcos a X. Questi eventi si sono verificati nonostante un cessate il fuoco di 10 giorni tra il regime israeliano e il Libano, entrato in vigore a mezzanotte tra giovedì e venerdì, dopo settimane di intensi scontri transfrontalieri provocati dall’escalation israeliana. Il Sindacato dei giornalisti libanesi ha riferito che almeno 27 giornalisti sono stati uccisi in attacchi israeliani in Libano dall’ottobre 2023, oltre a molti altri feriti. (Fonti: PressTV, Quds News).
April 23, 2026
InfoPal
Israele ha rapito oltre 23.000 palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme dall’inizio del genocidio di Gaza
Palestina occupata. Secondo il Club dei prigionieri palestinesi, le forze israeliane hanno arrestato e rapito oltre 23.000 palestinesi nella Cisgiordania occupata e nella parte orientale di Gerusalemme, dall’inizio del genocidio. L’organizzazione mette in guardia contro l’escalation degli abusi, gli arresti di massa di donne e bambini e le migliaia di persone detenute in regime di sparizione forzata. Il Club dei prigionieri ha affermato che le forze israeliane hanno eseguito oltre 23.000 rapimenti nella Cisgiordania occupata e nella parte orientale di Gerusalemme, dall’inizio del genocidio nella Striscia di Gaza. Il gruppo ha diffuso i dati in una nota che evidenzia un netto aumento delle campagne di detenzione. L’organizzazione ha sottolineato che queste cifre non includono i rapimenti avvenuti a Gaza. Ha affermato che le forze israeliane hanno rapito migliaia di persone anche lì, molte delle quali sono sparite, senza alcuna informazione chiara sul loro destino o sulla loro ubicazione. I dati comprendono tutti i palestinesi rapiti, inclusi coloro che sono ancora detenuti e coloro che sono stati successivamente rilasciati. Le forze israeliane hanno rapito persone dalle loro case, ai posti di blocco militari o dopo averle costrette ad arrendersi sotto pressione. In alcuni casi, le forze hanno tenuto individui in ostaggio e li hanno usati come scudi umani durante gli attacchi. Donne e bambini sono stati vittime di un numero significativo di questi rapimenti. L’organizzazione ha documentato oltre 700 casi di rapimento di donne palestinesi, provenienti da aree all’interno di Israele, così come da Gaza e dalla Cisgiordania. Le autorità hanno anche rapito circa 1.800 bambini nello stesso periodo. Anche i giornalisti sono stati presi di mira direttamente. L’organizzazione ha registrato oltre 240 rapimenti di operatori dei media, dall’inizio del genocidio. Le autorità israeliane continuano a detenere 43 giornalisti, tra cui tre donne. Un giornalista, Marwan Harzallah di Nablus, è morto in custodia israeliana, sollevando ulteriori preoccupazioni sulle condizioni di detenzione. Il Club ha affermato che le campagne di rapimento si sono intensificate parallelamente alle operazioni militari su larga scala. Queste campagne spesso comportano gravi percosse, minacce contro gli ostaggi e le loro famiglie e la distruzione diffusa di abitazioni. Durante gli attacchi, le forze israeliane hanno anche sequestrato veicoli, denaro contante e oro. Il rapporto evidenzia ingenti danni alle infrastrutture, soprattutto nei campi profughi di Jenin e Tulkarm. Il gruppo ha aggiunto che, durante alcune operazioni, le forze israeliane hanno effettuato esecuzioni sul campo. In alcuni casi, queste uccisioni hanno preso di mira i familiari degli ostaggi. Allo stesso tempo, le forze hanno intensificato gli interrogatori, coinvolgendo migliaia di persone in Cisgiordania e a Gaza. Secondo gli ultimi dati diffusi all’inizio di aprile, le autorità israeliane detengono attualmente oltre 9.600 ostaggi palestinesi. Tra questi, 86 donne e circa 350 bambini. La cifra rappresenta un aumento dell’83% rispetto ai livelli pre-genocidio, quando i palestinesi in carcere erano circa 5.250. Le organizzazioni per i diritti umani avvertono che il forte aumento dei rapimenti riflette una più ampia politica di punizione collettiva. Affermano che la portata e le modalità dei rapimenti continuano a sollevare serie preoccupazioni di natura legale e umanitaria. (Fonti: Quds Press, agenzie).
April 20, 2026
InfoPal