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Lo stretto di Hormuz tra commercio globale, infrastrutture e conflitti: un quadro tra geografia e storia dello sviluppo
Insieme a Fabio Cremaschini, geografo e ricercatore dell’Università degli Studi di Genova, abbiamo ricostruito la complessa mappa di attori e interessi che ruotano attorno allo stretto di Hormuz, snodo logistico cruciale per il commercio energetico globale. Come noto, lo stretto di Hormuz è oggi al centro della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. In questo approfondimento allarghiamo lo sguardo all’intera regione: un’area trasformata negli ultimi cinquant’anni da un’imponente infrastrutturazione portuale, che ne ha ridefinito profondamente il volto, accompagnando l’ascesa dei paesi del Golfo sulla scena internazionale e il crescente coinvolgimento americano. Oggi, oltre al rischio di blocco dello stretto, sono porti e terminal petroliferi a finire nel mirino del conflitto. Ascolta la diretta
March 30, 2026
Radio Blackout - Info
Imola, 14 marzo: “Esperienze concrete di opposizione al militarismo ed al commercio di armi”
SABATO, 14 MARZO 2026, ORE 17:00 IMOLA, PARCO VERZIERE DELLE MONACHE, VIA FRATELLI BANDIERA 19 Segnaliamo un’interessante iniziativa in programma a Imola sabato 14 marzo alle 17:00. L’Assemblea Anarchica Imolese organizza un incontro con dibattito sul tema della militarizzazione per analizzare alcune “Esperienze concrete di opposizione al militarismo ed al commercio di armi” presenti sul territorio emiliano romagnolo. Oltre a Giuseppe Curcio, che racconterà in sintesi l’esperienza dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università con un focus sull’attività in UNIBO, interverrà anche Stefano Cobelli del Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna dirette verso Israele ed i territori occupati della Cisgiordania. Sarà anche presente un gruppo di attivisti che riferiranno sulla cittadella dell’aerospazio a Forlì, un polo tecnologico.aeronautico che sta nascendo sulla base di una collaborazione fra Università di Bologna, Comune di Forlì, Fondazione Cassa di Risparmi di Forlì e Regione Emilia Romagna e intende sviluppare la space economy nel territorio, anche in partnership con aziende aerospaziali come Leonardo, Avio, Telespazio. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Merz in Cina: accoglienza orientale e poco altro
Europa tra Cina e Usa La dipendenza tedesca nei confronti della Cina è stata paragonata a quella che aveva verso il gas russo prima della guerra in Ucraina. Per la Germania allontanarsi dalla Cina sarà difficile e doloroso, sempre che sia possibile, insiste il Post. Merz in Cina con una […] L'articolo Merz in Cina: accoglienza orientale e poco altro su Contropiano.
February 27, 2026
Contropiano
Rivolte indigene
L’INASPETTATO ACCAMPAMENTO DURATO UN MESE DI 600 PERSONE DI 14 POPOLAZIONI INDIGENE DELL’AMAZZONIA, DAVANTI AL PORTO DI CARGILL, A SANTAREM, IN BRASILE, HA COSTRETTO IL GOVERNO LULA A REVOCARE IL DECRETO CHE PREVEDE DI DRAGARE IL FIUME TAPAJÓS. IN REALTÀ LA PRIVATIZZAZIONE DEI FIUMI TAPAJÓS, MADEIRA E TOCANTINS CONTINUA. CHI HA OCCUPATO QUEL PORTO CONTESTA LA TRASFORMAZIONE DELL’AMAZZONIA IN UNA PIATTAFORMA LOGISTICA AL SERVIZIO DI MULTINAZIONALI, CINA ED UE. “PENSO CHE DA QUESTA STRAORDINARIA LOTTA POSSIAMO TRARRE ALCUNE CONCLUSIONI – SCRIVE RAÚL ZIBECHI – LA PRIMA È CHE AVVIENE SOTTO UN GOVERNO PROGRESSISTA… CHI CREDE CHE POSSANO FARE QUALCOSA DI DIVERSO DA CIÒ CHE VUOLE IL GRANDE CAPITALE, SI SBAGLIA… UNA VOLTA CHE SAPPIAMO CHE NÉ LA DESTRA NÉ LA SINISTRA FARANNO NULLA PER SALVARE L’UMANITÀ DALLA CATASTROFE, TOCCA AI POPOLI CHE STANNO METTENDO IL CORPO E IL SANGUE A DIFENDERE LA VITA E LA NATURA…” Foto: @Tukuma_pataxo per APIB / Articulação dos Povos Indígenas do Brasil -------------------------------------------------------------------------------- Sono trascorsi più di trenta giorni dall’accampamento di circa 600 persone provenienti da 14 popolazioni indigene dell’Amazzonia, davanti al porto di Cargill, a Santarem. Chiedono al governo di Lula di revocare il decreto 12.600 che prevede di dragare il fiume e che trasformerà le acque del fiume Tapajós in una via fluviale privatizzata per il trasporto di soia e altri cereali*. Anche se il governo si è ritirato giorni fa dal dragaggio, continua a privatizzare i fiumi Tapajós, Madeira e Tocantins come parte del Programma Nazionale di Privatizzazione, il che significa che la gestione e la manutenzione di queste strade, che totalizzano 280 chilometri solo nel Tapajós, vengono trasferite a grandi multinazionali legate all’agroalimentare. Ciò comporta la costruzione di nuovi porti privati che trasformeranno l’area in un corridoio fluviale senza consultare le persone che vivono nel fiume e con esso. Le monocolture di soia e mais stanno distruggendo l’Amazzonia, deforestando la foresta e avvelenando le acque e l’ambiente con l’abuso di pesticidi. Ciò che sta accadendo a uno dei principali affluenti dell’Amazzonia, il Tapajós, è semplicemente incredibile: treni composti da un massimo di 35 chiatte trasportano grano verso la Cina e l’Europa; su quel fiume sono stati costruiti o sono in progetto 41 porti, dove l’anno scorso sono circolate più di 15 milioni di tonnellate. L’inquinamento da mercurio derivante dall’estrazione mineraria, sia legale che illegale, e la rimozione del fondo del fiume rappresentano le perdine più importanti per le popolazioni. Secondo Rafael Zilio, nel concepire un fiume come mera “idrovia”, “lo Stato e le grandi corporazioni del settore minerario e dell’agroalimentare perpetuano la devastazione ambientale in Amazzonia”. Nell’ultimo mese sono state bloccate anche la strada per l’aeroporto e lo stesso aeroporto di Santarém per alcune ore. Silvia Adoue ricorda che “i munduruku non hanno aspettato la demarcazione del loro territorio da parte dello Stato”, come popolo hanno proceduto “all’autodemarcazione in alleanza con le comunità di pescatori”, il che insegna la capacità di “articolazione tra popoli con prospettive di mondo diverse”. Questa è una piccola e incompleta sintesi di una resistenza per la vita che dura da molti anni. Penso che da questa straordinaria lotta possiamo trarre alcune conclusioni. La prima è che avviene sotto un governo progressista, quando il segretario della Presidenza è Guilherme Boulos ed è ministro dei Popoli Indigeni Sonia Guajajara, entrambi del “radicale” Partito del Socialismo e della Libertà (PSOL). Chi crede che possano fare qualcosa di diverso da ciò che vuole il grande capitale, si sbaglia. Perché sono i migliori rappresentanti delle ambizioni delle multinazionali, di fronte al silenzio vergognoso del movimento sindacale e del Movimento dei Senza Terra (MST), il cui obiettivo principale è la rielezione di Lula. La seconda è che il capitalismo vuole, e sta attuando, la completa privatizzazione della natura per accumulare sempre più capitale. Trasformare i grandi fiumi amazzonici in strade fluviali piene di infrastrutture, è garanzia della loro distruzione e dell’annientamento dei popoli che abitano le rive. L’accumulazione di capitale non ha limiti, se non quello che possono fare i popoli e i movimenti per frenarla. Mentre quelli che sono in alto, di sinistra o di destra e persino i “radicali”, sostengono l’agroalimentare, fanno sfoggio di un discorso “corretto” in cui si permettono di mentire e persino di sostenere le richieste dei popoli originari. Boulos stesso si era impegnato a fare delle consultazioni prima dell’inizio dei lavori, cosa che non ha mai fatto. La lotta è molto iniqua. Cargill fattura 154 miliardi di dollari ogni anno, ha il sostegno dello stato e del governo brasiliano, mentre i villaggi sono relativamente piccoli (i munduruku sono 13 mila persone), e non hanno altro che il sostegno di altri popoli simili, come è diventato evidente in questi giorni. La terza riguarda la decisione di difendere la vita e la dignità dei popoli. Il rapporto di Sumauma sottolinea che questi popoli sono in “prima linea di resistenza all’agrocapitalismo globale”. Anche se sono pochi, sono determinati e fermi e non si tireranno indietro. Una donna munduruku ha detto: “I bianchi vedono il fiume come merce, per noi è vita”. È proprio quello che dicono i popoli originari di tutte le geografie, da Wall Mapu fino alla Mesoamerica. Questa resistenza alle avversità dovrebbe essere fonte di apprendimento per tutti. Una volta che sappiamo che né la destra né la sinistra faranno nulla per salvare l’umanità dalla catastrofe, è il turno dei popoli che stanno mettendo il corpo e il sangue a difendere la vita e la natura. -------------------------------------------------------------------------------- *Informazioni raccolte da Silvia Adoue, Desinformémos 5/02/2026; Rafael Zilio, Desinformémos 11/02/2026; Guilherme Guerreiro Neto, Sumauma, 12/02/2026, e dal collettivo Aldea Urbana (https://www.youtube.com/live/vs-bSMviJw). -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato anche su La Jornada -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI MONICA DI SISTO: > Il fiume non è un corridoio -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Rivolte indigene proviene da Comune-info.
February 24, 2026
Comune-info
Quella voglia matta di “indipendenza” dagli Usa
Se si esce dalla nebbia delle dichiarazioni di principio o di bon ton diplomatico si vede subito che l’area euro-atlantica sta diventando ex. Al punto che la testata POLITICO ha individuato un indipendence moment per l’Europa. Un momento che racchiude necessità impellenti, dipendenze da eliminare, alternative da trovare. Quasi impensabile […] L'articolo Quella voglia matta di “indipendenza” dagli Usa su Contropiano.
January 29, 2026
Contropiano
Cosa cambia con la riforma petrolifera del Venezuela
Dopo l’attacco statunitense e il rapimento del presidente Maduro molti si interrogano su come e quanto il processo socialista bolivariano sia stato “compromesso”. La recente modifica della “legge petrolifera” è diventata sua volta occasione di interpretazioni “liquidazioniste”, sempre sviluppate ignorando il testo e le ragioni della riforma. Questo articolo di […] L'articolo Cosa cambia con la riforma petrolifera del Venezuela su Contropiano.
January 28, 2026
Contropiano
L’Unione Europea finanzia le aziende tecnologiche israeliane, anche quelle nel settore militare
Le startup israeliane sono tra quelle che negli ultimi anni hanno ricevuto tra i più alti finanziamenti da parte dell’Eic Accelerator. Il programma per giovani imprese lanciato dall’Unione europea in seno a Horizon Europe infatti ne ha supportate in totale 46 fondate in Israele, quasi il doppio delle 27 italiane. Finora le startup […] L'articolo L’Unione Europea finanzia le aziende tecnologiche israeliane, anche quelle nel settore militare su Contropiano.
October 20, 2025
Contropiano
Varsavia chiude le frontiere e si strangola da sola
Un vecchio proverbio popolare descrive in modo crudo l’idiozia di un marito che vuole fare un grosso dispetto alla moglie. Torna inevitabilmente alla mente guardando quel che sta facendo una certa “Europa”, quella collocata ad est. Non paghi della figuraccia internazionale fatta con la storia dell’”assalto russo” con droni – […] L'articolo Varsavia chiude le frontiere e si strangola da sola su Contropiano.
September 18, 2025
Contropiano