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Dove va il capitalismo, dove andiamo noi
DALL’11 AL 13 SETTEMBRE A CECINA MARE SI SVOLGERÀ, COME OGNI ANNO, L’UNIVERSITÀ ESTIVA ORGANIZZATA DA ATTAC ITALIA. QUATTRO SEMINARI AFFRONTERANNO LA CRISI DEL CAPITALISMO, LA CRISI CLIMATICA E LA GUERRA CHE SEGNANO IL NOSTRO PRESENTE, PER COSTRUIRE UN’ALTERNATIVA POSSIBILE E URGENTE DI SOCIETÀ BASATA SULLA CURA E SULLA TRASFORMAZIONE Grande è il disordine sotto il cielo, ma la situazione è tutt’altro che eccellente. Viviamo un’epoca tremenda, che rende molto ardua l’idea di un cambiamento sociale e che rischia di anestetizzarne persino l’immaginazione. La guerra – quella combattuta, quella preparata, quella auspicata – è divenuta parte delle nostre vite e della dimensione economica, sociale e geopolitica. La corsa agli armamenti prosegue come se non ci fosse un domani e intanto lo pregiudica, sottraendo ricchezza collettiva, beni comuni, diritti sociali. L’ampiezza della disuguaglianza sociale non ha precedenti nella storia dell’umanità e, soprattutto, ha smesso da tempo di essere considerata un problema, divenendo il fisiologico esito del dominio del più forte sul più debole. > La crisi ecologica, moltiplicata dalla crisi climatica in corso, obbliga a > confrontarsi non più solo con la finitezza dell’esistenza individuale ma, per > la prima volta nella storia, anche con la possibile finitudine della specie > umana sul pianeta. I nuovi re della finanza pervadono l’economia, la società, la natura e la vita stessa delle persone ed espropriano la democrazia, facendo riemergere spinte autoritarie, vecchi totalitarismi e nuovi fascismi. E la solitudine competitiva sembra essere l’unico orizzonte per le persone, dentro un’esistenza pensata come individuale, performativa, meritocratica e in eterna concorrenza con quella delle altre e degli altri. Per vincere o per tentare almeno di non soccombere. Parrebbe non ci sia scampo, né via d’uscita. E che non vi sia futuro pensabile, ma solo una sopravvivenza quotidiana scandita da emergenze senza soluzione di continuità, intrisa di panico, malinconia, quando non di rancore. Eppure, se guardiamo il mondo da un diverso punto di vista, ci accorgiamo che il modello capitalistico non è mai stato così in difficoltà e che la ferocia che dimostra è direttamente proporzionale alla propria debolezza. Non sa infatti come affrontare alcuno dei profondissimi nodi da esso stesso creati e giunti al pettine contemporaneamente: non può fare a meno di esacerbare la disuguaglianza sociale, non può abbandonare il consunto mito della crescita, è costretto a sostenere l’economia producendo enormi bolle finanziarie, non ha alcuna risposta per la crisi ecologica e climatica. Sa che non può garantire alcuna felicità alle persone, ma che deve solo spaventarle per ottenere rassegnazione. Sa che, non potendo più risolvere alcuno dei problemi che ha creato, deve prepararsi a contenere ogni risveglio sociale, a reprimere ogni conflitto, per evitare l’apertura di faglie che possano terremotare la fragilità intrinseca della propria struttura. > Conoscere a fondo dove sta andando il modello capitalistico, capire come la > sua profondissima crisi stia trasformando il pianeta e su quali elementi > continui a far leva per presentarsi come l’unico dei mondi possibili, è uno > degli obiettivi di questa sessione dell’università estiva. L’altro è provare a capire dove stiamo andando noi, un noi collettivo e ampio che dentro le lotte, le vertenze, le pratiche e le esperienze concrete, si oppone alla deriva di questo modello e prova ad affermare, tanto nel “qui e ora” quanto nella visione d’insieme, la possibilità e l’urgenza di un’alternativa di società. UNA RIFLESSIONE CHE VOGLIAMO DIPANARE ATTRAVERSO DIVERSI SEMINARI. Il primo si intitola “Capitalismo, crisi climatica e guerra”, nel quale affronteremo la stretta connessione fra la crisi del modello capitalistico, la crisi ecologica e climatica che lo mette radicalmente in discussione e la guerra come risposta dentro il paradigma del dominio all’accaparramento dei beni comuni e delle materie prime fondamentali. Ne discuteremo con Raffaele Giammetti (professore associato di Economia politica all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale) e con Claudia Terra (dottoressa di ricerca in Filosofia politica all’Università di Trento in cotutela con l’École Normale Supérieure de Paris). Il secondo si intitola “Occidente al tramonto, il sole sorge a Pechino?”, nel quale affronteremo il cambiamento epocale a cui stiamo assistendo, che vede il cosiddetto “Occidente” in rapido declino e il centro del mondo spostarsi verso l’Asia, cercando di conoscere meglio il percorso della Cina, al di là degli stereotipi e dei luoghi comuni, attraverso i quali in genere lo si affronta. Ne discuteremo con Daniela Caterina (professoressa associata presso la Facoltà di Filosofia della Huazhong University of Science and Technology (Wuhan)) e con Fabrizio Eva (geografo politico). Il terzo seminario si intitola “Nuove tecnologie e IA: tecnofascismo o liberazione?”, nel quale affronteremo il tema di come le nuove tecnologie stanno iniziando a impattare sulla produzione, sull’organizzazione sociale sulle relazioni e sulle soggettività, cercando di approfondire la possibilità di una socializzazione dell’innovazione tecnologica che permetta di uscire dalla trappola del capitalismo della sorveglianza. Ne discuteremo con Armanda Cetrulo (ricercatrice in Economia Scuola Superiore S. Anna di Pisa) e con Mauro Munzi (filosofo e analista delle tecnologie contemporanee) Il quarto seminario si intitola “Territori per l’estrattivismo o comunità di cura e di trasformazione” , nel quale affronteremo il tema di come le comunità territoriali, oggi considerate solo come luoghi di estrazione di valore finanziario e/o abbandonate a se stesse, possano invece divenire luoghi della sperimentazione di un’alternativa di società basata sulla cura e sulla trasformazione. Ne discuteremo con Sara Pilia (attivista e referente nazionale Arci per i territori e le aree interne) e con Donatella Gasparro (dottoranda in Scienze Politiche presso la Scuola Normale Superiore di Pisa). La sessione si chiuderà con una tavola rotonda che si intitola “Cambiare il mondo dal basso”, nella quale, alla luce delle considerazioni emerse nei precedenti seminari, cercheremo di fare il punto sulla costruzione di un’alternativa di società, facendo dialogare culture ed esperienze tra loro diverse, ma capaci di offrire molti punti di convergenza per il comune cammino collettivo. Ne discuteremo con Marco Deriu (professore associato di Sociologia Università di Parma), Dario Salvetti (Collettivo di Fabbrica ex-Gkn), Marcella Corsi (professoressa di Economia Politica presso Università La Sapienza Roma) e Marco Bersani (filosofo e attivista di Attac Italia) Vi aspettiamo!  Dall’ 11 al 13 settembre 2026 a New Camping Le Tamerici, Via della Cecinella 3 – Cecina Mare (LI) Qui il programma L'articolo Dove va il capitalismo, dove andiamo noi proviene da Comune-info.
September 8, 2026
Comune-info
A Genova per riaprire il futuro
Genova prima di Genova Venticinque anni fa oltre 300mila persone arrivarono a Genova per contestare il vertice dei G8 che si sarebbe tenuto nella città. Ci arrivarono nonostante una campagna di stampa trasversale che preannunciava indicibili assalti e barbarie e riempirono la città dei colori di una moltitudine attraversata dalla speranza in un mondo migliore. Gli assalti e le barbarie in effetti ci furono, ma coi protagonisti rovesciati: quel movimento fu vittima della più grande violazione dei diritti umani dal dopoguerra, come giustamente sentenziò Amnesty International, e tornò da quelle piazze senza Carlo Giuliani, giovane ragazzo ucciso in Piazza Alimonda. Quel movimento non nacque a Genova, perché il nuovo secolo politico inizia in due contesti e tempi distinti, nel sud e nel nord del pianeta. Il primo atto di nascita è stata sicuramente l’insurrezione zapatista nel Chiapas messicano, che esplode il 1 gennaio 1994, giorno nel quale entra in vigore il Trattato di libero scambio fra Usa, Canada e Messico: quel giorno la sapienza della cultura indigena della Selva Lacandona indica al mondo la cifra della globalizzazione liberista come nuovo attacco ai diritti, ai beni comuni, ai territori e alla democrazia. Il secondo atto è la contestazione al vertice dell’Organizzazione Mondiale del Commercio a Seattle nel 1999, quando la protesta assume la sfida della messa in discussione della legittimità da parte delle multinazionali e delle lobby finanziarie di poter esercitare il proprio potere a detrimento dei diritti umani, della giustizia sociale e della democrazia. Fino a prima di Seattle, ogni incontro delle grandi istituzioni internazionali (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale del Commercio, Ocse, G8 etc.) vedeva in campo la società civile con contro-convegni che, dal basso, contestavano la narrazione del modello liberista sulle magnifiche sorti e progressive di una società regolata interamente dalle leggi del mercato e interamente votata alla produzione di profitti. Un modello con già quasi tre decenni alle spalle, dato che, pur con qualche cautela, possiamo collocare l’inizio della fase neoliberista del capitalismo in due eventi (anche questi uno nel sud e uno nel nord del pianeta) e contesti diversi e complementari: il colpo di Stato militare in Cile del settembre 1973, che rovesciò il governo democratico e socialista di Salvador Allende per consegnare il paese al generale fascista Pinochet e ai Chicago Boys, gli economisti liberisti statunitensi che lo affiancarono nelle scelte economico-sociali, e l’avvento di Margareth Thatcher al governo del Regno Unito, con la brutale repressione del movimento operaio agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso. Fu la stessa Thatcher a proclamare lo slogan che poi divenne il mantra dell’ideologia liberista. “La società non esiste, esistono solo gli individui e le famiglie”. A Seattle, e per la prima volta, i movimenti non si limitarono a criticare i contenuti della globalizzazione neoliberista, documentando con analisi ed evidenze i disastri che avrebbe prodotto dal punto di vista dei diritti umani, della giustizia sociale e della crisi ecologica, ma posero con forza il tema della legittimità del potere decisionale delle multinazionali e dei grandi interessi finanziari, bloccando fisicamente la partecipazione dei delegati al vertice dell’OMC e scontrandosi per giorni con le forze di polizia. Da allora, il tema della legittimità si pose in tutti gli incontri delle grandi istituzioni internazionali, che dovettero abbandonare nel tempo la scenografia ‘medievale’ di rappresentazione del potere con la quale quei vertici erano costruiti, per doversi confrontare con mobilitazioni sociali sempre più ampie, determinate e diffuse. Nel frattempo, nel gennaio 2001 a Porto Alegre in Brasile si riunì per la prima volta il Forum Sociale Mondiale in aperta contrapposizione con l’annuale Forum Economico Mondiale, che, negli stessi giorni, si teneva a Davos in Svizzera e a cui partecipavano tutti i motori politici, economici e finanziari della globalizzazione neoliberista. Fu a Porto Alegre che venne lanciata la sfida più alta, dichiarando, in radicale contrapposizione al “There is no alternative” di Margareth Thatcher, “Un altro mondo è possibile” e aprendo la sfida per il cambiamento globale. Genova arrivò sei mesi dopo, mentre quattro mesi prima e -importante sottolinearlo- con un governo di centro-sinistra, a Napoli vi fu una sorta di anticipazione e di prova della repressione contro i movimenti scesi in piazza per contestare il Global Forum, promosso da Ocse, Onu e Ue. di Marco Bersani continua qui https://attac-italia.org/a-genova-per-riaprire-il-futuro/ Attac Italia
July 10, 2026
Pressenza
MIC-a è un caso: il ministero dell’IN-cultura
Un appello contro i tagli «politicamente orientati» (*)   CONTRO I TAGLI “POLITICAMENTE ORIENTATI” APPLICATI DAL MIC ALLA CULTURA ITALIANA Non è isolata la poco edificante vicenda del mancato finanziamento da parte del MIC del docu-film dedicato alla tragica storia di Giulio Regeni: il 10 aprile, nella sede dell’«Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico» si è svolta una conferenza
Leonardo citata in giudizio: dichiarare nulli i contratti con Israele
Il 20 novembre è stata lanciata la campagna “In nome della legge. Giù le armi, Leonardo”, costruita intorno alla citazione in giudizio della Leonardo S.p.A e dello Stato italiano davanti al Tribunale civile di Roma per chiedere la nullità dei contratti di fornitura di armi a Israele. Il procedimento è […] L'articolo Leonardo citata in giudizio: dichiarare nulli i contratti con Israele su Contropiano.
November 23, 2025
Contropiano
“Fermare l’economia della #guerra, riprendersi il futuro” Presentazione dell’Università estiva 2025 #Cecina #attac #peacenow https://attac-italia.org/fermare-leconomia-della-guerra-riprendersi-il-futuro-presentazione-delluniversita-estiva-2025/?fbclid=IwY2xjawMur1BleHRuA2FlbQIxMQABHvZWmqmOIrt_O02chfXvtfYhdt003bA7t5xuPDYllfJEfm8Nn30uAvB5BSWf_aem_rHt1m990hwb9EGXPCyQNiQ
September 11, 2025
Antonio Mazzeo
CURAMI – PRIMA DI TUTTO LA SALUTE: “IL FUNERALE DEL WELFARE IN EUROPA”
La puntata di sabato 5 luglio, intitolata “Il funerale del welfare in Europa”, ospita Marco Bersani, socio fondatore e coordinatore di Attac Italia. Conducono la puntata Antonino Cimino e Donatella Albini. Curami è una trasmissione di Radio Onda d’Urto in onda il sabato mattina dalle 12.00 alle 12.30 di Donatella Albini, medica del centro studi e informazione sulla medicina di genere, già delegata alla sanità del Comune di Brescia, e di Antonino Cimino, medico e referente di Medicina Democratica – Movimento di lotta per la salute- di Brescia. La trasmissione viene replicata mercoledi prossimo alle 12.30. La puntata di sabato 5 luglio. Ascolta o scarica
July 5, 2025
Radio Onda d`Urto