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Elezioni in Serbia: la Lista degli Studenti sfida Aleksandar Vučić
L’anno scorso abbiamo dato spazio al movimento di protesta degli studenti serbi contro una classe politica corrotta e il presidente Vučić, che ha coinvolto non solo i giovani, ma ha goduto di un ampio sostegno nella popolazione. Tutto è iniziato due anni fa a Novi Sad, quando la pensilina della stazione ferroviaria appena costruita è crollata, uccidendo sedici passanti. Da allora le proteste sono continuate, con una novità che potrebbe cambiare radicalmente la situazione: la Lista degli Studenti sfida alle elezioni anticipate di domenica 25 ottobre il Partito progressista serbo di Vučić e secondo gli ultimi sondaggi potrebbe vincere. Parliamo della situazione con Miloje Savić, serbo che vive a Bruxelles e che si trova ora a Belgrado per votare e fare da osservatore. Che relazione c’è tra il movimento di protesta e la Lista degli Studenti? La Lista degli Studenti è nata dal movimento di protesta. Quasi due anni fa, il movimento era incentrato principalmente sulla richiesta di assunzione di responsabilità per il crollo della pensilina alla stazione ferroviaria di Novi Sad, avvenuto il 1° novembre 2024 e che ha causato la morte di 16 persone. Ad oggi, nessuna persona è stata assicurata alla giustizia. Ciò che è ancora più inquietante è che l’ex presidente della Repubblica, Aleksandar Vučić, abbia concesso la grazia a 49 persone nel suo ultimo giorno in carica (si è dimesso il 27 settembre dopo aver indetto elezioni anticipate il 9 settembre). Ad oggi non sappiamo chi siano queste persone, ma sospettiamo che alcune di loro siano quei funzionari di alto rango del governo che erano implicati nel caso e nei confronti dei quali la Procura Generale stava conducendo delle indagini. Dato il silenzio istituzionale, era evidente che il governo non avesse alcuna intenzione di rispondere alle richieste degli studenti in materia di responsabilità, Stato di diritto e operato indipendente delle istituzioni; pertanto, il movimento è passato alla fase successiva della lotta per la giustizia. Verso la fine della primavera o l’inizio dell’estate dello scorso anno gli studenti si sono trasformati in una forza politica diretta, chiedendo formalmente elezioni anticipate, il che alla fine ha aperto la strada alla creazione di quella che oggi chiamiamo Lista degli Studenti. Raduno del 22 ottobre a Belgrado Quali sono i punti principali del suo programma elettorale? La Lista degli Studenti ha delineato un piano che comprende 11 punti raggruppati attorno a 4 temi principali: 1) lotta alla corruzione e responsabilità istituzionale, 2) riforma sociale ed economica, 3) libertà dei media e rispetto della Costituzione, 4) sovranità nazionale e politica di non allineamento. In parole semplici, la Lista degli Studenti si batte per i valori democratici fondamentali che l’ex presidente Aleksandar Vučić e la sua cricca di fedelissimi hanno smantellato e ridicolizzato nei 14 anni in cui sono stati al potere. Eravamo uno Stato in procinto di aderire all’UE, ma il governo ha fatto di tutto per impedirlo, minando ogni suo singolo valore. Il movimento studentesco in Serbia ha preceduto le proteste giovanili che ora stanno dilagando in Francia, Spagna, Albania e Italia. Secondo te, ci sono delle somiglianze tra le loro rivendicazioni? Sì, penso che si possano individuare alcuni punti in comune tra questi movimenti in tutto il continente. Innanzitutto, e in modo molto evidente, c’è la questione generazionale: si tratta di giovani nati nel XXI secolo. In secondo luogo, sono molto esperti di tecnologia; a volte penso che vivano davvero nella realtà online. In terzo luogo, li abbiamo sottovalutati; abbiamo sottovalutato quanto abbiano a cuore il loro ambiente, il loro Paese e la loro società. Poiché la loro realtà si svolge nello spazio virtuale, era facile pensare che questa generazione non fosse interessata alle questioni quotidiane, ma ci hanno dimostrato che ci sbagliavamo: sono molto sensibili all’ingiustizia, alla disuguaglianza e alla disparità di opportunità. Anche se la scintilla scatenante può essere diversa – il crollo di una pensilina a Novi Sad in Serbia, affari loschi relativi ai parchi nazionali protetti in Albania, disuguaglianze educative ed economiche in Francia e in Italia – questa generazione, in definitiva, sta lottando per gli stessi valori. A mio avviso, questi si concentrano sulla responsabilità degli individui e delle istituzioni, sull’eguaglianza generazionale, sulla democrazia digitalizzata (hanno spostato l’arena del dibattito dagli studi televisivi e dalla stampa a Instagram e TikTok), sulla giustizia ambientale e climatica. Dobbiamo confrontarci con la realtà del pianeta devastato che gli stiamo lasciando loro come eredità. Festa di benvenuto per gli studenti che hanno percorso più di 200 kilometri per arrivare a Belgrado. Che prospettive vedi dopo le elezioni? Una schiacciante vittoria elettorale è ciò che tutti desideriamo: porre fine al regime del Partito progressista serbo e far ripartire le istituzioni e lo Stato. Dico “ripartire” perché abbiamo vissuto una situazione simile nel 2000 e per un certo periodo abbiamo vissuto in un Paese democratico (o per quanto potesse esserlo dopo un decennio di guerre civili nell’ex Jugoslavia); da allora in poi è stato tutto un declino. Tuttavia, temo che il passaggio di potere non avvenga senza intoppi. La manipolazione del voto è già in pieno svolgimento. La diaspora è stata sottoposta a condizioni elettorali inique: o i seggi non erano aperti, lasciando centinaia di cittadini senza la possibilità di votare, come a Vancouver, in Canada, oppure dovranno percorrere centinaia o migliaia di chilometri per raggiungere il seggio più vicino, come da Miami a Washington (le distanze in Canada sono ancora maggiori), oppure semplicemente i seggi non erano nemmeno aperti, come ad Abu Dhabi, a Doha, in Slovacchia o in Romania. E tutte queste località disponevano di seggi elettorali durante le ultime elezioni del 2023. Per non parlare dell’ultimo ostacolo: in tutto il mondo i cittadini dovranno votare secondo l’ora di Belgrado; immaginate quindi qualcuno a Pechino, New York o Los Angeles costretto a recarsi al seggio dopo mezzanotte secondo l’ora locale. Ma la diaspora è molto ingegnosa: alcuni organizzeranno un pigiama party per andare a votare Questo tentativo di negarci i diritti costituzionali ha ottenuto il risultato di unire ancora di più la diaspora. Inoltre, è stato riferito che sono state rilasciate più di 200.000 nuove carte d’identità, ma nessuno sa chi siano questi nuovi cittadini. A quanto pare, il registro elettorale unificato in Serbia conta più elettori registrati rispetto al numero ufficiale di cittadini aventi diritto di voto. Un’altra tecnica di manipolazione comune è quella degli “elettori fantasma” (i defunti vengono regolarmente utilizzati in modo improprio per votare). Stanno già arrivando segnalazioni da piccole città in tutta la Serbia secondo cui le schede elettorali e le urne vengono sostituite, con manomissioni criminali del materiale elettorale attualmente in corso in vista del giorno delle elezioni. In uno scenario più realistico, è possibile che entrambe le liste, quella degli Studenti e quella del Partito progressista serbo, rivendichino la vittoria il 25 ottobre, dopodiché ci troveremo di fronte a una lunga situazione di stallo, con la possibilità di un riconteggio di ogni singolo voto. Prolungando e ribaltando il risultato elettorale, il regime ricorrerà probabilmente a tattiche di logoramento, poiché dispone di risorse enormi e ha preso il controllo di tutte le istituzioni. Temo che quando ci riuniremo la notte del 25 davanti alla sede della Commissione Elettorale della Repubblica (RIK in serbo), a Belgrado, che annuncerà i risultati elettorali, ci saranno disordini e provocazioni da parte loro, poiché la RIK si trova nell’edificio dell’Assemblea Nazionale della Repubblica di Serbia (il vecchio Parlamento) in via Kralja Milana, proprio di fronte al Parco Pionirski, dove da oltre un anno è situato un insalubre accampamento paramilitare-mafioso chiamato “Ćaciland“. Affermando che forze esterne e interne fomenteranno disordini, l’ex presidente sta semplicemente gettando le basi per sconfessare proprio quelle azioni che continua a ispirare. Foto di Miloje Savić     Anna Polo
October 24, 2026
Pressenza
Serbia al voto, una partita ben oltre i Balcani occidentali
Le elezioni serbe del 25 ottobre si inseriscono in una fase di forte tensione sociale e politica, segnata dalle proteste contro il governo, dalla contestazione delle istituzioni e da un confronto sempre più acceso sul futuro internazionale del Paese. La competizione elettorale non riguarda soltanto gli equilibri interni, ma investe […] L'articolo Serbia al voto, una partita ben oltre i Balcani occidentali  su Contropiano.
October 23, 2026
Contropiano
SERBIA: LA PROTESTA STUDENTESCA GUIDA LE MOBILITAZIONI IN VISTA DEL VOTO
La protesta studentesca continua e si allarga anche in Serbia, dove studenti e studentesse guidano le mobilitazioni in vista dell’imminente voto anticipato. Tre colonne di studenti e studentesse si sono mosse ieri, mercoledì 21 ottobre, dal nord, dall’ovest e dall’est del Paese per raggiungere in marcia Belgrado e  partecipare alla chiusura della campagna elettorale della Lista Studentesca – Gli studenti vincono! che, domenica 25 ottobre, sfiderà alle urne il listone dell’ultranazionalista di destra Aleksandar Vučić. Migliaia le persone scese in strada per accoglierli e accompagnarli al Palazzo del rettorato dell’Università di Belgrado, tra applausi, musica e fuochi di artificio. Di fatto, sembrano gli unici e veri avversari dell’ex presidente dimissionario. L’appuntamento più atteso è, però, quello del comizio finale, previsto per questa sera, dalle 18, in Piazza Slavija, teatro in passato di storiche manifestazioni. La votazione è stata indetta dopo quasi due anni di mobilitazioni guidate da studenti e studentesse in tutto il Paese e scaturite dal crollo di una pensilina presso la stazione ferroviaria di Novi Sad, che aveva causato la morte di 16 persone. Era il primo novembre 2024. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, abbiamo fatto il punto con Giorgio Fruscione, ricercatore dell’Ispi Ascolta o scarica
October 22, 2026
Radio Onda d`Urto
BOSNIA-ERZEGOVINA: IL “TURBONAZIONALISMO” TRIONFA ALLE ELEZIONI GENERALI, LE MENO PARTECIPATE DI SEMPRE
Non sono ancora stati ufficializzati i risultati delle elezioni generali in Bosnia-Erzegovina, che si sono tenute domenica 4 ottobre, ma quello che è chiaro è che hanno nuovamente trionfato i nazionalismi. La cittadinanza era stata chiamata alle urne per rinnovare il complesso sistema istituzionale deciso nel 1995 a Dayton, Stati Uniti, che comprende due presidenze e tredici parlamenti. La partita più importante riguardava la presidenza tripartita della Repubblica Federale che ogni otto mesi vede alternarsi tre presidenti, espressione delle tre comunità maggioritarie che compongono la Bosnia: musulmana, croata e serba. Nella corsa per il seggio di rappresentanza croata alla Presidenza della Bosnia ed Erzegovina, eletta Darijana Filipović dell’Unione Democratica Croata di Bosnia ed Erzegovina. Ha ottenuto oltre il 48% delle preferenze all’interno del proprio specifico bacino elettorale con lo scrutinio quasi completato. Željka Cvijanović dell’Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti (Snsd) vince il seggio serbo alla Presidenza. L’esponente uscente nazionalista e filorussa ha prevalso in modo netto sull’opposizione raccogliendo il 55,4% dei voti. Nella corsa per il seggio di rappresentanza bosgnacca alla Presidenza, vince Denis Bećirović del Partito Socialdemocratico (Sdp-BiH) che conferma il suo mandato raccogliendo il 26,7% dei voti. Nella Federazione di Bosnia ed Erzegovina il Partito d’Azione Democratica (Sda) ha ottenuto il maggior numero di voti. Nella Republika Srpska, l’Snsd, il cui presidente è Milorad Dodik, ha raggiunto la prima posizione. Rinnovate anche la Presidenza e il Parlamento della Republika Srpska, una delle due entità della Bosnia ed Erzegovina, assieme alla Federazione. Si è poi votato, a livello cantonale, per le dieci assemblee dei Cantoni della Federazione. Quello che emerge dalle urne è il rafforzamento dei partiti nazionalisti, espressione delle divisioni interne al paese. Altro dato rilevante è quello della partecipazione: soltanto il 42% degli aventi diritto si è recato ai seggi, facendo registrare il tasso di astensionismo più alto di sempre.  Abbiamo analizzato i dati emersi dalle schede elettorali con Giorgio Fruscione, analista ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Ascolta o scarica Abbiamo commentato i temi della campagna elettorale, i risultati del voto, il ruolo sempre centrale del nazionalismo e le difficoltà di vivere in un paese sull’orlo dello smembramento con la giornalista e scrittrice Azra Nuhefendic, che vive a Trieste dal 1995 e si occupa anche di Balcani per varie testate e con l’operatore umanitario Boris Vitlacil, in collegamento da Sarajevo. Ascolta o scarica
October 8, 2026
Radio Onda d`Urto
Massimo Moratti espulso dalla Serbia
MOTIVANDO IL PROVVEDIMENTO PER GLI “INACCETTABILI RISCHI ALLA SICUREZZA DEL PAESE”, LO SCORSO 4 SETTEMBRE LE AUTORITÀ SERBE AVEVANO NEGATO IL RINNOVO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO AL GIORNALISTA E ATTIVISTA DELL’OSSERVATORIO BALCANI CAUCASO TRANSEUROPA. Il consorzio Media Freedom Rapid Response e i partner impegnati nella difesa della libertà di stampa e di espressione esprimono il loro fermo sostegno al collega Senior Research Affiliate di OBCT, destinatario di un provvedimento di espulsione dalla Serbia apparentemente legato alla sua attività in difesa dei diritti umani. Adducendo “rischi inaccettabili per la sicurezza del Paese“, il 4 settembre scorso le autorità serbe hanno respinto la sua richiesta di permesso di soggiorno temporaneo e gli hanno ordinato di lasciare il territorio entro 15 giorni, imponendo contestualmente un divieto di ingresso della durata di un anno. Le autorità serbe non hanno fornito ulteriori informazioni in merito alle motivazioni della decisione. Cittadino italiano e difensore dei diritti umani di lunga esperienza, Massimo Moratti lavora nella regione balcanica da oltre vent’anni e risiede stabilmente in Serbia dal 2022, anno in cui si è trasferito a Belgrado al seguito della compagna, distaccata nel Paese per motivi professionali. Dal 2005, Moratti collabora con OBCT in qualità di corrispondente, prima da Sarajevo e successivamente da Belgrado. * tutti gli articoli di Massimo Moratti per OBCT Tra il 2011 e il 2018 ha lavorato in Serbia a diversi progetti UE a sostegno di sfollati, rifugiati e potenziali richiedenti asilo, per poi trasferirsi a Londra e ricoprire la carica di vicedirettore dell’Ufficio regionale europeo di Amnesty International. Dopo essere tornato a Belgrado con la famiglia, è entrato a far parte del team MFRR, svolgendo un ruolo fondamentale nell’indirizzare le iniziative di advocacy del consorzio per la libertà dei media nei Balcani occidentali. A fine gennaio, Moratti e la sua compagna hanno presentato alle autorità serbe la richiesta di permesso di soggiorno temporaneo, concesso a maggio alla compagna. A giugno è stato fissato un incontro formale con l’Agenzia per la sicurezza e l’informazione dello Stato serbo, nel corso del quale Moratti è stato interrogato sulle sue attività professionali, passate e presenti, nel Paese. Il 3 settembre la sua compagna ha ricevuto una telefonata dalla polizia che comunicava la convocazione di Moratti, per il giorno seguente, presso l’ufficio competente per i cittadini stranieri; in tale sede gli è stato infine notificato il provvedimento di espulsione. Assistito dal suo legale, il 10 settembre Moratti ha presentato ricorso contro la decisione dell’Ufficio e ha successivamente chiesto al Tribunale amministrativo una misura cautelare per sospendere la procedura di espulsione, sollecitando la Corte a tenere conto della separazione forzata dalla famiglia che tale provvedimento comporterebbe. Sebbene le autorità serbe non abbiano fornito spiegazioni specifiche a giustificazione di tale decisione, vi sono fondati motivi per ritenere che il provvedimento di allontanamento sia legato ai diversi ruoli ricoperti da Moratti come difensore dei diritti umani e della libertà dei media, ai suoi reportage per OBCT sulle tensioni sociali e politiche in crescita in Serbia negli ultimi anni, o al suo lavoro all’interno del consorzio MFRR. Negli ultimi anni, MFRR e OBCT hanno documentato il progressivo deterioramento della libertà dei media in Serbia, inclusa l’escalation di violenze fisiche contro i giornalisti e i tentativi delle autorità serbe di censurare o mettere a tacere il giornalismo indipendente e le voci critiche. In questo contesto, nel marzo 2026 MFRR ha effettuato una missione di advocacy nel Paese, a cui ha partecipato anche Moratti in rappresentanza di OBCT, pubblicandone il rapporto finale nel luglio 2026. Queste tempistiche coincidono con le ritorsioni amministrative di cui Moratti è stato oggetto. Le nostre organizzazioni considerano il diniego del permesso di soggiorno e il successivo ordine di espulsione come una forma di molestia amministrativa volta a intimidirlo per ritorsione contro il suo lavoro e il suo sostegno ai giornalisti del Paese e dell’intera regione. Questo rifiuto del permesso segue una tendenza preoccupante. Negli ultimi due anni si sono verificati diversi casi documentati in cui attivisti della società civile stranieri, giornalisti e difensori dei diritti umani in Serbia si sono visti rifiutare o revocare il permesso di soggiorno, oppure sono stati espulsi con divieto di rientro o respinti in prima battuta, spesso sulla base di motivi altrettanto vaghi di “rischio per la sicurezza”. Questa tendenza è stata documentata nel capitolo nazionale della Serbia del Rapporto sullo Stato di diritto 2025 della Commissione europea. Le organizzazioni del consorzio MFRR esprimono piena solidarietà al collega ed esortano le autorità serbe a revocare immediatamente l’ordine di espulsione a suo carico e ad astenersi da ulteriori forme di molestia amministrativa, consentendo a Moratti di vivere con la propria famiglia e di proseguire il suo lavoro a sostegno della libertà dei media. Trattandosi di un caso cruciale che vede protagonista un difensore dei diritti umani impegnato a tutelare la libertà dei media nel Paese, in un contesto di grave deterioramento della libertà di stampa, i partner del MFRR e le organizzazioni per la libertà di espressione firmatarie seguiranno da vicino la sua evoluzione. * Media Freedom Rapid Response (MFRR) * Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (OBCT) * European Federation of Journalists (EFJ) * European Centre for Press and Media Freedom (ECPMF) * Free Press Unlimited (FPU) * ARTICLE 19 Europe * International Press Institute (IPI) * Index on Censorship * Reporters Without Borders (RSF) * Balkan Free Media Initiative (BFMI) * International Federation of Journalists (IFJ) Redazione Italia
September 18, 2026
Pressenza
Serbia: sionismo e nazionalismo nei Balcani. Un approfondimento dopo il funerale di Mladić
A partire dai funerali “quasi” di Stato di Ratko Mladić, il comandante delle truppe serbe colpevoli del genocidio di Srebrenica morto in detenzione all’Aia, facciamo il punto sulla politica interna ed estera della Serbia. Un paese che, come dimostrano gli onori tributati a Mladić, rivendica orgogliosamente il proprio passato recente fatto di aggressioni e genocidi e rinsalda i legami con Israele, che già negli anni 90 aveva fornito copertura politica ed armamenti alla Serbia impegnata nelle pulizie etniche delle Guerre Balcaniche. Le nuove rotte di collaborazione tra la Serbia di Vucić ed Israele si manifestano oggi con un aumento dei contatti commerciali, ma anche e soprattutto con il sostegno politico della Serbia al progetto genocidario portato avanti da Israele contro i palestinesi di Gaza. In Serbia, tuttavia, l’opposizione non manca: da anni da un movimento politico dal basso, di massa, composto da studenti e studentesse e settori popolari tiene sotto pressione l’esecutivo di ultra-destra di Vucić. Tra poche settimane, il governo si sottoporrà ad una tornata elettorale considerata decisiva per il futuro del paese balcanico. Ne parliamo con Giorgio Fruscione, ricercatore e redattore editoriale presso l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale)
September 11, 2026
Radio Blackout - Info
Da Ceuta alle bianche scogliere di Dover
Anche in questa puntata parliamo di neofascismo e dell'(iper)attivismo militante di estrema destra sul tema migratorio, da Ceuta al Regno Unito. Poi, Autistici chiude (dopo 25 anni) e un partito come l’AfD prende il 44% dei voti in Sassonia-Anhalt. Manifestanti alla stazione ferroviaria di Dover Priory dopo aver bloccato le strade da e per il porto di Dover durante una protesta di Patriot Platform sabato ( PA ). Con Angelo Boccato, autore del libro L’ombra lunga dell’impero. Voci afrodiscendenti tra razzismo sistemico, colonialismo e resistenza globale, parliamo delle parate di mlitanti di Patriot Platform a Dover e Portmouth al grido “Stop the boats“. Mentre in Inghilterra centinaia di suprematisti bianchi boccavano i porti, a Belgrado migliaia di persone hanno partecipato al funerale del criminale di guerra Ratko Mladic, morto a 84 anni a L’Aja, cui hanno partecipato vari membri del governo e il figlio di Vucic, mentre Vucic se l’è cavata con un impegno istituzionale. Domenica, nel 180° Eternal Derby, le due tifoserie rivali di Belgrado hanno osservato insieme un minuto di silenzio e scandito il nome di Ratko Mladić, mentre la curva della Stella Rossa esponeva un’enorme coreografia con il suo ritratto, accompagnata dalla scritta «Pravac Potočari», cioè «Direzione Potočari». La frase richiama le parole pronunciate da Mladić l’11 luglio 1995, quando le forze serbo-bosniache entrarono a Srebrenica. Playlist T.NO – WALAPA & KWI KWI e Archive: Music, Music, Music (albums) TeeZandos x Fizzler – Phone call Central Cee – Loadin Lava La Rue – TLSL (Stitches) Lady Leshurr – D.I.V. Enny – Peng black girls (feat. Jorja Smith) Little Simz – Dead Body, Pts. 2 & 3 (feat. Stormzy & Kano) Lethal Bizzle – Fester Skank Remix (feat. Stormzy, Chip, Fuse ODG & Wretch 32) Citati nella puntata: L’avanzata atlantica del neofascismo – Radio Blackout Ceuta: militarizzazione, violenza razzista e repressione della solidarietà – Melting Pot Europe The Black Megaphone – newsletter di Angelo Boccato Board of Peace, 30 anni dopo Dayton – Radio Blackout SERBIA: I FUNERALI (QUASI) DI STATO DI MLADIC MOSTRANO IL NAZIONALISMO SERBO ALL’ENNESIMA POTENZA – Radio Onda D’urto GERMANIA: AFFLUENZA RECORD E NEONAZISTI DI AFD AL 44% NELLE ELEZIONI IN SASSONIA – ANHALT – Radio Onda D’urto A/I chiude – Restare Umani – Keep it free!
September 9, 2026
Radio Blackout - Info
Due “reazioni di rigetto” in un giorno solo
Il “progetto europeo” ha ricevuto nella stessa giornata due legnate molto pesanti. Una in Germania, l’altra in Serbia. Della prima si parla molto con preoccupazione, perché l’ascesa dell’Afd – partito che non fa mistero di rifarsi al nazismo tedesco, quello “originale” – è ormai arrivata al punto di tracimare in […] L'articolo Due “reazioni di rigetto” in un giorno solo su Contropiano.
September 8, 2026
Contropiano
Europa e Serbia orfani di Langer e Matvejevic
MENTRE SI IMPEGNA A ONORARE IL GENOCIDA RATKA MLADIC CON UN FUNERALE DI STATO, C’È UN ALTRO GENERALE CHE LA SERBIA ANCORA SOTTRAE ALLA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE: È NOVAK ĐUKIĆ CONDANNATO PER CRIMINI DI GUERRA IN BOSNIA ED ERZEGOVINA, RITENUTO COLPEVOLE, TRA LE ALTRE COSE, DEL MASSACRO DELLA PORTA DI TUZLA NEL 1995. QUELLA STRAGE CONTRIBUÌ AL SUICIDÒ ALEXANDER LANGER. ECCO, LA VICENDA DI MLADIC IN QUESTI GIORNI RENDE PIÙ EVIDENTE IL VUOTO LASCIATO DA ALEX LANGER MA ANCHE DA UN GRANDE SCRITTORE COME PREDRAG MATVEJEVIC, E LE LORO LOTTE CONTRO TUTTI I NAZIONALISMI La Serbia ha preso l’impegno di onorare il genocida generale Ratka Mladic con un funerale di Stato, sostenendo che glielo impone il protocollo. Su Osservatorio Balcani Nihad Suljić, vincitore del premio CESPIC (Centro Europeo di Scienza della Pace, Integrazione e Cooperazione): “… e quando lo fanno, non stanno glorificando soltanto un uomo, stanno glorificando l’ideologia che c’è dietro di lui, stanno pregando per un simbolo dei crimini, stanno invocando e normalizzando il fascismo e l’odio”. La preoccupazione del presidente Vučić (sempre che ne abbia) non è quella di irritare o no l’Europa, ma di giocare la sua carta nazionalista in vista delle prossime elezioni. Ad ottobre 2026 ci saranno le parlamentari e a gennaio 2027 seguiranno le presidenziali. Il voto avviene dopo un anno di forti proteste di massa e mobilitazioni della società civile e dei movimenti studenteschi iniziate nel 2024 a Novi Sad. La candidatura a diventare il 28esimo stato europeo è in stallo dal 2021. Otto Paesi UE si oppongono all’adesione: Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Svezia (con l’Italia Vučić vanta l’amicizia di Meloni alleata sul fronte del blocco dei migranti sulla Rotta Balcanica). Riccardo Amati su Fan Page intervistando David Scheffer, già ambasciatore Usa scrive: “Tollerare sovranismi guerrafondai sarebbe suicida. L’Unione farà bene a mettere in pausa le trattative per l’ingresso della Serbia, concordano molti osservatori. Si tratta di difendere il diritto internazionale, senza i doppi standard che lo indeboliscono anche davanti a Israele e agli Stati Uniti di Donald Trump”. Da giorni il profilo del Generale Mladic e le sue azioni militari occupano le pagine internazionali. Su Politics-Europe Zoran Arbutina ricorda che Mladic non è ritenuto responsabile solo del genocidio di 8.000 persone a Srebrenica, ma per 40 mesi sparò su Sarajevo uccidendo 11.000 persone di cui 1.600 bambini. In tre anni di guerra in Bosnia furono uccisi 100.000 civili e 2,2 milioni di persone divennero profughi. Sembra di leggere gli stessi dati che ora raccontano il genocidio di Gaza ad opera di Netanyahu. La guerra dei Balcani mi ha coinvolto insieme a centinaia di pacifisti italiani impegnati in soccorsi e aiuti. Si impegnò anche Erri De Luca, peccato non abbia fatto altrettanto con la Palestina. Personalmente ho ospitato, per quasi due anni, nella mia casa di Milano Biliana Marianovic che a Sarajevo svolgeva la professione di giudice in tribunale. A seguito dell’uccisione di un collega da parte di un cecchino, cercò rifugio in Italia assieme a suo figlio Marco di otto anni. A guerra terminata non tornò più in Bosnia, ma raggiunta dal marito a Malpensa, partirono tutti e tre per la Pennsylvania dove tutt’ora vivono. C’è un altro generale che la Serbia ancora ospita, sottraendolo alla giustizia internazionale (come fece per trent’anni con Mladic), si tratta di Novak Đukić condannato per crimini di guerra in Bosnia ed Erzegovina. È stato ritenuto colpevole di aver ordinato il famigerato massacro della porta di Tuzla (Kapija) il 25 maggio 1995. L’attacco di artiglieria uccise 71 persone, per la maggior parte giovani. A seguito di quella strage forse si suicidò Alexander Langer tra i migliori parlamentari europei che l’Italia abbia mai avuto. A lui ho dedicato una canzone nel 2025 a trent’anni dalla scomparsa e qui mi permetto di riproporla. Così scrivevo sul sito antiwarsongs.org presentando il brano ed il video che lo accompagna: https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=68945&lang=en La strage di Tuzla del 25 maggio 1995 forse fu “la goccia che fece traboccare il vaso” e minò la sua fiducia ostinata nella “azione nonviolenta” che per trent’anni aveva costellato la sua vita da attivista militante, pacifista, parlamentare europeo, ambientalista e fondatore dei Verdi italiani. Il disperato appello del sindaco di Tuzla Selim Beslagic, che pochi giorni prima della strage, chiedeva di fare qualcosa contro l’assedio della sua città, da due anni bersaglio dei cecchini, forse lo scosse ulteriormente e Alex scrisse una lettera pubblica chiedendo che i caschi blu delle Nazioni Unite agissero contro gli assedianti, contraddicendo in parte i principi che da sempre lo avevano animato. La lettera con tutti gli altri scritti di Alexander Langer è raccolta nel libro a lui dedicato: Il viaggiatore leggero (edito da Sellerio, con un’introduzione di Goffredo Fofi). La città di Tuzla il 31 ottobre 2021 gli ha conferito la cittadinanza onoraria postuma. Sarajevo l’aveva già fatto nel febbraio dello scorso anno. “Alexander Langer è il simbolo dell’empatia per la Bosnia e il dramma che stava vivendo”, ha detto Jasmin Imamovic, sindaco di Tuzla, durante la cerimonia, “lui si batteva per la pace e la riconciliazione contro chi seminava l’odio”. “Langer non ha sopportato il dolore per la sofferenza del popolo bosniaco”. Ci manca Alex Langer e con lui il grande scrittore Predrag Matvejevic. Il 14 novembre del 1996 in occasione di una conferenza organizzata a Novara, mi firmò una dedica sul suo libro Epistolario dell’altra Europa. In quel libro raccolse le lettere aperte che negli anni Settanta-Novanta aveva inviato agli uomini di potere. Le più note sulla questione Jugoslava sono quella a Tito del 17 luglio 1974 in cui nonostante molti meriti indiscutibili gli chiese di dimettersi. A Slobodan Milosevic nel 1989 a cui chiese profeticamente di suicidarsi e a Franjo Tudjman 1990 a cui rimproverò il pericoloso nazionalismo fascista dietro il paravento clericale della chiesa cristiana. Sempre nell’1989, l’anno della morte di suo padre nato a Odessa, scrisse Michail Gorbacev per la sua Perestrojka e a Deng Xiaoping colpevole del massacro di Tian an men. Predrag coniò il termine “Democratura” per definire la deriva della politica del ventesimo secolo. Dopo l’esilio e le cattedre di letteratura alla Sorbona di Parigi e alla Sapienza di Roma a la morte in solitudine di Predrag Matvejevic a Zagabria nel 2017 ha privato il mondo di un esempio di coraggio il cui testimone è stato raccolto da pochissimi intellettuali. Predrag non scriveva solo di politica ma soprattutto di letteratura e poesia, dei sui scritti si dice siano “Geopoetica”. A pagina 250 dell’epistolario è riportata la lettera scritta da Zagabria nel 1980 in cui rimprovera l’unione degli scrittori di Jugoslavia di non avere invitato al convegno di Struga nessun poeta israeliano, non per antisemitismo ma perché non si voleva danneggiare la relazione con i paesi non allineati, tra questi quelli arabi. Scrive: “Invitare poeti israeliani a leggere le proprie poesie da noi e a discutere con noi di poesia non significa cointestare ai palestinesi il diritto a un proprio paese né quello di Israele alla sicurezza delle proprie frontiere. E’ banale ripetere che la poesia non ha confini”. Predrag come Langer amava i ponti, ci siamo incontrati ancora nel 2004 a Mostar, sua città natale, nell’occasione di un convegno dedicato al diritto all’acqua, contestualmente all’inaugurazione della ricostruzione del suo amato Stari Most. Anche a lui ho dedicato una canzone che ha per titolo lo stesso di un suo bellissimo libro: Tra asilo ed esilio, di cui allego il link per la visione del video, l’ascolto e la lettura del testo. Concludo questo articolo riflettendo ancora sull’Europa: l’ingresso al Parlamento Europeo oggi non ha più l’attrattiva che esercitava ai tempi di Alex Langer. Alla Serbia va bene starne ai margini e tenere aperte relazioni con Russia e Cina armando i suoi caccia con le loro bombe. È di questi giorni la notizia che l’Islanda, per la seconda volta, al referendum ha detto “No” all’ingresso in Europa. Si sono schierati col “No”, trasversalmente sia la sinistra radicale che la destra Nazional-conservatrice e parte del governo. L’Europa di oggi baratta la democrazia con la finanza, la tutela dell’ambiente con l’aumento delle spese militari (non dei corpi civili di Pace), la chiusura delle frontiere ai migranti con l’apertura di centri di detenzione in Ruanda, Albania, Libia. L’Europa balbetta con l’America di Trump timorosa dei dazi, tace con Netanyahu che attacca la corte penale internazionale... Come può preoccuparsi di questa Europa il Vučić di turno che se ne infischia della forma e della sostanza, come fanno tutti gli altri dittatorelli sparsi per il globo. Ricordo che di Alexander Langer ne scriveva molto bene Franco Lorenzoni con questo articolo: > Un maestro di inquietudine Caro Alexander Langer ci manchi tanto. [Paolo Rizzi Assopace Palestina] -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Europa e Serbia orfani di Langer e Matvejevic proviene da Comune-info.
September 2, 2026
Comune-info
SERBIA: LA MORTE DI MLADIĆ RAFFORZA I NAZIONALISMI IN VISTA DELLE ELEZIONI PARLAMENTARI. L’ANALISI DI GIORGIO FRUSCIONE
Lo scorso giovedì è morto all’Aja all’età di 84 anni Ratko Mladić. L’ex generale delle truppe serbo bosniache era stato condannato in via definitiva nel 2017 dal Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia all’ergastolo. È stato giudicato colpevole di crimini contro l’umanità, genocidio e crimini di guerra commessi nel conflitto in Bosnia Erzegovina degli anni 90. Ha fatto il giro del mondo l’annuncio del Ministro della giustizia serbo Nenad Vujic che ha dichiarato di voler organizzare per Mladić i funerali di Stato. Non è convinto che questi si terranno Giorgio Fruscione, ricercatore dell’ISPI, che ai nostri microfoni ha dichiarato che senza “azzardare scommesse, non sono convinto che alla fine si terranno i funerali con le massime onorificenze. Questo perché è stato annunciato dal Ministro della giustizia e non dal Presidente Aleksandar Vučić, che è l’unica persona che decide qualsiasi cosa nella Serbia”. L’annuncio del Ministro della giustizia non è ancora realtà quindi, anche perché la salma di Mladić è ancora in Olanda, all’Aja, dove un’inchiesta è stata aperta, come previsto dal protocollo standard del Tribunale delle Nazioni Unite per l’ex Jugoslavia. La procedura prevede l’accertamento delle circostanze del decesso e si basa sulle ultime ore di vita dell’ex generale nella struttura detentiva del Meccanismo internazionale residuo per i tribunali penali. Intanto però si sono scatenati gli ultra nazionalisti, tra gli hooligans della Stella Rossa Belgrado, ai gruppi e partiti della destra, che ha già iniziato il proprio processo di martirizzazione di Mladić. Con Giorgio Fruscione abbiamo cercato di capire proprio come il governo sta strumentalizzando la morte di Mladić per sopire i malumori interni alla Serbia, in particolare quelli che si protraggono dal primo novembre 2024 e che chiedono tra l’altro le dimissioni di Aleksandar Vučić. Il Presidente della Repubblica, a livello interno, sta anche preparando le elezioni elezioni parlamentari, anticipate a ottobre prossimo.  Non di secondaria importanza sono anche le relazioni ambigue che il paese balcanico sta continuando ad avere con l’Unione Europea. Vučić “ha di fatto accantonato il processo di integrazione nell’Unione poiché probabilmente gli fa più gioco rimanere un paese candidato” continua Fruscione. Questo nonostante “le critiche da parte di Bruxelles negli ultimi due anni si siano fatte più decise, più veementi, più costanti”. L’intervista a Giorgio Fruscione, ricercatore dell’ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Ascolta o scarica
August 31, 2026
Radio Onda d`Urto