Montagnola: ancora uno sfregio alla città pubblica
Parliamo di una delibera approvata da Roma Capitale che concede due ettari di
terreno pubblico a un fondo immobiliare privato. Siamo alla Montagnola,
quartiere a sud della vasta area metropolitana di Roma, già densamente
edificato. Il terreno e gli immobili che il Comune aveva trasferito all’azienda
AMA come deposito mezzi e per la raccolta dei rifiuti sono stati ceduti al Fondo
Immobiliare Dea Capital.
In applicazione della legge regionale del 2017 sulla rigenerazione urbana,
l’Amministrazione Capitolina ha approvato l’intervento, proposto dal fondo
immobiliare, di demolizione e ricostruzione delle strutture utilizzate da AMA,
riconoscendo una volumetria aggiuntiva rispetto a quella esistente.
«Un’importante operazione di rigenerazione urbana necessaria per sanare un’area
industriale dismessa e degradata» l’ha definita l’assessore Veloccia facendola
passare come una semplice questione urbanistica. Ma a volte “le questioni
urbanistiche” sono più complicate del previsto.
Infatti contro le planimetrie di progetto si è alzata la voce di chi nella città
abita, affronta le difficoltà del vivere quotidiano e conosce la mancanza di
servizi e spazi collettivi. In un quartiere già edificato, con standard
urbanistici carenti e seri problemi di viabilità e servizi primari, hanno
dichiarato che «non servono altri palazzi, non servono altri abitanti».
> Nasce così il Comitato Ama Montagnola che davanti all’accattivante rendering
> del progetto svela l’inganno. La costruzione di nuovi edifici al posto dei
> capannoni esistenti viene considerato uno sfregio a un quartiere che ha già
> tante difficoltà con il traffico, la scarsità di acqua, i difficili
> collegamenti.
Capiscono che la rigenerazione proposta risponde più alle esigenze economiche di
AMA che ai loro bisogni. E capiscono anche che la trasformazione di quell’area,
che ha un grande impatto sulle loro vite, non può essere affidata senza bando,
senza concorso a Dea Capital Real Estate. La società è specializzata in Fondi di
Investimento Immobiliari e gestisce un patrimonio di 11,6 miliardi di euro,
composto da circa 670 immobili, il 60% dei quali a Roma e Milano.
Ad aprile ha ricevuto un provvedimento dalla Banca d’Italia che ha imposto la
sostituzione della maggioranza del Consiglio di Amministrazione e del collegio
sindacale, nonché le dimissioni dell’amministratore delegato Emanuele Caniggia
per rischio di esposizione ad attività di riciclaggio e carenze organizzative
Ma Roma Capitale e AMA portano avanti la collaborazione con la società. «Tanta
imprudenza del Campidoglio non è solo incomprensibile, ma sconcertante visto che
parliamo di patrimonio pubblico», scrivono nel loro comunicato i cittadini e le
cittadine .che aderiscono al comitato.
E parlano anche «della totale mancanza di confronto tra noi residenti e
l’amministrazione, confronto previsto dalla legge sulla rigenerazione urbana».
La legge prevede infatti che i comuni favoriscano percorsi partecipativi nei
programmi di recupero e sviluppo urbano per garantire il rispetto del
territorio. Ma i tavoli partecipativi non ci sono mai stati e infatti il
comitato scrive: «A parte un’assemblea farsa, datata novembre 2025, dentro il
deposito, non abbiamo incontrato nessuno, nonostante le nostre richieste. Tanto
che siamo stati costretti a chiederne conto in due differenti commissioni
capitoline, Trasparenza e Urbanistica, e l’accesso agli atti lo conferma».
> Dunque i cittadini e le cittadine potranno dire la loro non su cosa fare,
> quello è già deciso, ma su come strappare qualche metro quadro per le loro
> riunioni o imporre il colore delle panchine. La rigenerazione di una parte
> della città , parla alla città tutta e non solo a essa.
Cosa prevede il progetto? Nuove abitazioni, ancora case destinate a chi può
permettersele e ancora student house e senior house, qualche servizio e uno
spazio culturale, che poi consiste nel museo delle auto storiche della Polizia
di Stato! E naturalmente una piazza e un’area verde, perché come ha dichiarato
l’assessora Sabrina Alfonsi: «Con questa procedura possiamo rigenerare un
quadrante secondo i princìpi che abbiamo scritto nel piano di adattamento
climatico». Un fazzoletto verde è tutto!
Naturalmente la rigenerazione porterà al miglioramento della qualità ambientale
e architettonica dello spazio insediato, ci dicono. L’intervento dovrà, infatti,
promuove «le tecniche di bioedilizia più avanzate, assicurando i più elevati
livelli di efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili». E
ancora: le residenze private saranno realizzate secondo i più avanzati standard
di impatto ambientale sostenibile ed efficienza energetica, moderne tecnologie e
consumo limitato del suolo. Parole, solo parole che non incantano più!
> Troppe volte a Roma abbiamo visto come si traducono nella realtà. La città è
> stata massacrata da investitori privati che hanno avuto mano libera nel trarre
> profitto da proprietà pubbliche messe a disposizione dall’amministrazione.
Questo ha portato a una massiccia turistificazione della città, a un aumento
incontrollato dei valori immobiliari e la conseguente espulsione dai quartieri
delle persone che li abitavano. Quello che sta succedendo a Montagnola, è
successo in tutta Roma. Si parla di recupero, riuso, rigenerazione. Sono
operazione di gentrificazione che produrranno esclusione. È necessario pensare a
un grande progetto che capovolga le scelte insediative fin qui portate avanti.
Cosa vuol fare l’amministrazione della nostra città?
Vuole farla diventare la meta esclusiva del turismo internazionale? Una delle
grandi Capitali globali con i suoi sfavillanti grattacieli? La Capitale della
cultura e dei grandi eventi con i suoi festival, rassegne, convegni?
Esiste questa idea o si naviga a vista, rincorrendo quello che decide la finanza
per estrarre valore dal territorio? L’amministrazione comunale considera
l’attrattività per gli investimenti dei privati un obiettivo prioritario
rispetto a tutto il resto?
> Il problema della casa che posto occupa nei piani dell’amministrazione, fa
> parte di un progetto per ridisegnare la città o è ancora considerato
> un’emergenza da risolvere con qualche espediente di fortuna?
Chi vogliamo far abitare nelle nostre città? Turisti e nuovi residenti ad alto
reddito o ricostruire le fondamenta della società urbana? Come possono
intervenire gli abitanti della città nei processi decisionali?
Dobbiamo trovare le risposte a queste domande per immaginare il futuro di Roma e
cancellare l’ingiustizia sociale che adesso la caratterizza.
Intanto il Comitato Ama Montagnola ha presentato un ricorso al TAR del Lazio
contro Roma Capitale per bloccare il progetto. Nella prima udienza cautelare i
giudici amministrativi decideranno sull’eventuale sospensione del provvedimento.
Per sostenere le spese legali del ricorso, gli attivisti hanno avviato una
sottoscrizione pubblica sulla pagina BuonaCausa.org (Campagna “Basta palazzi a
Montagnola”).
la copertina è dalla pagina Fb del comitato Ama Montagnola- No Altri Palazzi
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