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Italia: il ritorno dei tessuti di canapa, nonostante il decreto sicurezza
Quattromilacinquecento anni fa, in un villaggio della prima età del bronzo poco a nord dell'odierna Napoli, le donne lavoravano il filato di canapa con i propri denti. Inumidivano la fibra, la facevano scorrere tra l'incisivo e il canino, la torcevano e la annodavano a un altro capo per allungarla. Un gesto ripetuto per una vita intera, tanto da lasciare solchi visibili a occhio nudo sui denti ritrovati nella necropoli di Gricignano d'Aversa, dove un gruppo di ricercatori guidato da Alessandra Sperduti del Museo delle Civiltà ha trovato tracce di canapa. Uno dei fili più antichi della Penisola... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. The post Italia: il ritorno dei tessuti di canapa, nonostante il decreto sicurezza appeared first on L'INDIPENDENTE.
October 7, 2026
L'INDIPENDENTE
Materiali Seminario sull’IA #04 | Nuova tecnologia sinonimo di nuovo paradigma? – di Roberto Antonio Romano
L’intelligenza artificiale (AI) è al centro di aspettative crescenti sulla produttività, sul lavoro, sulla crescita, sulla finanza e sull’energia. La questione decisiva, però, non è stabilire se l’AI sia potente o rivoluzionaria, ma capire quanto della trasformazione annunciata sia già incorporata nell’economia e quanto appartenga ancora alle aspettative. La tesi è relativamente semplice: una [...]
October 2, 2026
Effimera
Stellantis ferma di nuovo Mirafiori: oltre mille lavoratori in cassa integrazione
Stellantis ha annunciato una nuova fermata dello stabilimento di Mirafiori, a Torino: dal 19 al 30 ottobre la produzione della Fiat 500 — l’unico modello, nelle versioni elettrica e ibrida, realizzato nella fabbrica — resterà infatti bloccata per mancanza di ordini. Il reparto Carrozzerie tornerà così in cassa integrazione, dopo che la misura era cessata lo scorso febbraio: la sospensione riguarderà 1.074 lavoratori, 934 operai e 140 impiegati. La decisione, comunicata dalla direzione alle rappresentanze sindacali, è maturata al termine di una riunione interna convocata per fare il punto sulle difficoltà produttive dell’impianto torinese. I sindacati avevano già segnalato il deterioramento della situazione nelle scorse settimane e ora parlano di un segnale grave per il futuro occupazionale del sito e dell’indotto. La decisione non arriva all’improvviso. Già a luglio Emanuele Cappellano, direttore Europa Allargata, aveva ammesso che sarebbe stato complicato centrare l’obiettivo di 100mila veicoli a Torino entro il 2026. I dati del primo semestre, del resto, erano tutt’altro che incoraggianti, nonostante gli annunci ottimistici arrivati dal governo. Il gruppo aveva quindi prolungato di due settimane le ferie estive e, al rientro, erano seguiti diversi fermi produttivi giustificati con la carenza di componenti — pezzi che però, nello stesso periodo, continuavano ad arrivare regolarmente in altri stabilimenti Stellantis. Da qui il sospetto dei sindacati: il fornitore dei basamenti motore avrebbe scelto di privilegiare Pomigliano d’Arco, dove la Pandina non manca di ordini, a scapito di Mirafiori, dove invece le vendite della 500 restano deboli. Ora arriva l’ufficializzazione dello stop, motivato dall’azienda con la necessità di valutare le criticità produttive dell’impianto. «Siamo di fronte ad una situazione complessa nonostante gli investimenti e il raddoppio della produzione rispetto allo scorso anno», ha dichiarato un portavoce del gruppo. Durissima la reazione della Fiom. Il segretario generale di Torino Edi Lazzi e il responsabile di Mirafiori Gianni Mannori ricordano che «sono passati solo otto mesi da quando la cassa integrazione è cessata alle Carrozzerie di Mirafiori» e che il nuovo stop «rischia di essere il primo di una lunga serie», mettendo «a rischio la conferma dei 400 ragazzi interinali che lavorano in Carrozzeria». Le due sigle sindacali sottolineano inoltre che con questa sospensione si arriva «al diciannovesimo anno consecutivo in cui le lavoratrici e i lavoratori sono collocati in cassa integrazione». Per la Uilm, il segretario generale di Torino Luigi Paone parla di una situazione «ogni giorno più critica» e ribadisce che «non è accettabile che la crisi produttiva venga scaricata sulle spalle dei lavoratori attraverso fermate ripetute che tagliano il reddito e mettono in discussione la tenuta occupazionale del sito», chiedendo che «l’azienda si assuma le proprie responsabilità industriali e sociali». Anche la Fim esprime «forte preoccupazione», definendo lo stop l’«ennesima sospensione in poche settimane che conferma quanto sia fragile la continuità produttiva dello stabilimento». Stellantis, dal canto suo, rivendica l’impegno a realizzare «un ambizioso piano per rafforzare la nostra presenza industriale in Italia, con oltre una ventina di modelli prodotti nel nostro Paese ed altri che arriveranno», e torna a indicare nel costo dell’energia uno dei principali ostacoli alla competitività: «Stiamo portando avanti un dialogo con le istituzioni nazionali e locali per chiedere un costo dell’energia allineato a quelli di altri Paesi europei come la Spagna e la Francia, ma ancora – anche a causa del difficile contesto geopolitico – non abbiamo visto alcun beneficio concreto». Il piano industriale al 2030, tuttavia, non prevede al momento nuovi modelli per Mirafiori né per Cassino, mentre Pomigliano dovrà attendere il 2028 per verificare gli effetti della scommessa sulle auto elettriche. A febbraio Stellantis aveva reso noto di avere registrato una perdita netta di 22,332 miliardi di euro nel 2025, dovuta a 25,4 miliardi di euro di oneri straordinari, con un calo dei ricavi del 2%, mentre per quest’anno non sono stati previsti dividendi per gli azionisti e bonus per i lavoratori. Nello specifico, i ricavi netti dell’azienda si sono attestati a 153,5 miliardi, registrando un calo del 2% sul 2024. A impattare sul bilancio sono stati anche i dazi USA, pari a 1,2 miliardi di euro, così come il calo delle consegne in alcune aree chiave. La decisione più contestata concerne però direttamente i lavoratori. Il mancato raggiungimento degli obiettivi legati all’Aoi europeo ha comportato l’azzeramento del premio di risultato per i dipendenti italiani, che già nel 2025 hanno dovuto convivere con cassa integrazione e contratti di solidarietà. In alcune aree del mondo, invece, il bonus sarà regolarmente erogato. «Questo conferma che, laddove l’azienda decida di investire, come sta facendo in Nord Africa, anche i salari delle lavoratrici e dei lavoratori ne traggono beneficio», aveva denunciato la Fiom-Cgil, secondo cui «è chiara la volontà» di Exor, azionista di riferimento, di un «disimpegno delle attività industriali in Italia». The post Stellantis ferma di nuovo Mirafiori: oltre mille lavoratori in cassa integrazione appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 23, 2026
L'INDIPENDENTE
Italia. L’industria degli armamenti “pubblica” vede volare i profitti
Un sistema di guerra è sempre piuttosto articolato. Si dota di strutture e filiere che compenetrano la società creando aspettative di profitti che lo rendono decisamente “competitivo” rispetto ad altri settori dell’economia. Ci sono indubbiamente filiere come quella della Leonardo, ma ce ne sono anche altre che occorre cominciare a […] L'articolo Italia. L’industria degli armamenti “pubblica” vede volare i profitti su Contropiano.
September 21, 2026
Contropiano
A Cuba riprende la produzione di farmaci anti cancro
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha annunciato la ripresa della produzione di 16 farmaci essenziali per il trattamento del cancro nell’ambito del programma per il  controllo di questa malattia. La misura mira a rafforzare la disponibilità di terapie nel sistema sanitario pubblico in un contesto di limitazioni economiche e di recrudescenza del blocco degli Stati Uniti. Ad aprile, l’impresa farmaceutica BioCubaFarma aveva annunciato l’espansione delle capacità dell’impianto di produzione di citostatici della società Laboratorios Farmacéuticos AICA. Questo evento costituisce “un passo strategico per la garanzia di questi farmaci”, contemplati dal Programma Integrale per il Controllo del Cancro (PICC). “L’inasprimento del blocco ha senza dubbio un impatto sui tempi di conformità, ma stiamo lavorando per poter riavviare queste produzioni e consegnare questi farmaci al sistema sanitario. Questo è il nostro impegno”, avevano assicurato dall’azienda. Meno di due mesi dopo, la promessa ha cominciato a concretizzarsi. Il 7 giugno AICA ha ripreso la produzione di citostatici al fine di garantire l’accesso ai trattamenti oncologici a Cuba. È “una notizia che ratifica la volontà dello Stato cubano di dare priorità alla vita e alla salute del suo popolo”, sottolinea il quotidiano Granma. Lo stesso presidente cubano ha descritto questo risultato come il “frutto di un investimento” che amplia le capacità, garantendo allo stesso tempo la sovranità sanitaria e la speranza per il popolo. Il programma denominato PICC è la principale politica pubblica di Cuba per la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e il controllo del cancro. È nato dalla riorganizzazione del sistema oncologico iniziata nel 2006 con la creazione dell’Unità nazionale per il controllo del cancro, che nel 2010 è diventata la Sezione indipendente per il controllo del cancro (SICC). La SICC è la struttura del Ministero della Salute Pubblica di Cuba incaricata di dirigere e coordinare l’attuazione del PICC. Supervisiona l’attuazione delle politiche oncologiche e articola il lavoro delle istituzioni coinvolte nella prevenzione, nella diagnosi, nel trattamento, nella ricerca e nelle cure palliative. Il PICC stabilisce cosa deve fare il sistema sanitario per combattere il cancro, mentre il SICC si occupa di mettere in pratica tali politiche. L’implementazione di questo programma di controllo viene effettuato attraverso la Strategia nazionale per il controllo del cancro (ENCC), che coordina le azioni di prevenzione, diagnosi, trattamento, riabilitazione e cure palliative. L’obiettivo principale della strategia è contribuire allo sviluppo delle capacità nelle istituzioni e nelle persone per migliorare la gestione del controllo del cancro, ma anche: – A livello politico: rafforza il coordinamento istituzionale e il lavoro intersettoriale. – A livello economico: ottimizza l’uso delle risorse e migliora l’efficienza del sistema sanitario. – A livello sociale: promuove la prevenzione, la partecipazione della comunità e una migliore qualità della vita della popolazione. Tra le maggiori sfide per il sistema sanitario cubano ci sono le restrizioni derivanti dal blocco economico, commerciale e finanziario  imposto all’isola dagli Stati Uniti, che influenzano l’assistenza ai malati di cancro ostacolando l’accesso ai farmaci per il trattamento oncologico e agli input necessari per la loro produzione locale. La riattivazione a Cuba della produzione di 16 citostatici dimostra la volontà del governo di continuare a lavorare per il benessere e la salute del popolo, ha sottolineato il Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez. “Si svolge in mezzo a gravi limitazioni economiche, causate dall’estremo recrudescenza del blocco e da un assedio  energetico senza precedenti. Ogni farmaco prodotto in questo impianto rappresenta la sovranità, la speranza e l’impegno per il diritto alla salute di tutti i cubani”, ha scritto sul suo account X. Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus ha definito preoccupante la situazione a Cuba e ha avvertito che le difficoltà energetiche stanno influenzando la fornitura di servizi sanitari sull’isola. “La salute deve essere protetta a tutti i costi e non deve mai essere lasciata in balia della geopolitica, dei blocchi energetici e delle interruzioni di corrente”, ha scritto sul suo account X. “L’inasprimento del blocco statunitense colpisce servizi essenziali come l’oncologia e la salute materna, oltre a contribuire all’aumento della mortalità infantile”, ha avvertito l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Turk.”Ci sono bambini che stanno morendo perché i medici non hanno accesso a materiale medico e farmaci essenziali. Questo è inaccettabile”, ha sottolineato. Nonostante le limitazioni derivanti dal blocco degli Stati Uniti, Cuba non ferma la sua lotta contro il cancro. Al contrario, estende la cooperazione internazionale con la firma di un memorandum con la Russia per lo sviluppo congiunto di vaccini contro questa malattia. La biotecnologia e l’industria farmaceutica sono tra le aree chiave della cooperazione bilaterale tra i due Paesi, ha sottolineato il vice primo ministro russo Dmitri Chernishenko nell’ambito del recente Forum economico internazionale di San Pietroburgo. “La nostra partnership è destinata a diventare un esempio di una nuova architettura per la cooperazione economica internazionale in un mondo multipolare,” ha spiegato. www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
July 6, 2026
Pressenza
AI e futuro del capitalismo da un punto di vista marxista e neoclassico
Quali sarebbero i probabili effetti dell’introduzione massiccia dell’intelligenza artificiale nell’economia, dal punto di vista marxista? Curiosamente, questa domanda, per quanto ne so, non è stata posta. Inizialmente, le implicazioni per la teoria del valore-lavoro di Marx sembrano negative o in contraddizione con i fatti o con le nostre aspettative. L’IA […] L'articolo AI e futuro del capitalismo da un punto di vista marxista e neoclassico su Contropiano.
May 30, 2026
Contropiano
Emirati fuori dall’Opec causa crisi bellica
Il Golfo Persico è per il momento l’epicentro del terremoto che sta spostando gli equilibri mondiali (in ottica geopolitica) e la struttura dei mercati dell’energia (in ottica macroeconomica). Il collegamento è evidente e ferreo, dunque è inutile privilegiare un’ottica rispetto all’altra. Tutti i paesi del Golfo hanno fatto parte dell’Opec […] L'articolo Emirati fuori dall’Opec causa crisi bellica su Contropiano.
April 29, 2026
Contropiano
L’Osservatorio contro la militarizzazione denuncia aumento della produzione e del traffico di armi
È uscito pochi giorni fa l’ultimo documento sul commercio di armi redatto dal Sipri ( https://www.sipri.org/media/press-release/2026/global-arms-flows-jump-nearly-10-cent-european-demand-soars), puntualmente commentato dal quotidiano Avvenire con un articolo di Elisa Campisi reperibile online qui. Vanno intanto registrate alcune novità, prima tra tutte il più significativo aumento dei flussi di armamenti degli ultimi anni con l’Ucraina che riceve quasi il 10% dell’intero trasferimento di armi tra il 2021 e il 2025. La parte del leone nel trasferimento di armi la fa l’Ucraina con un grande flusso di esportazioni provenienti dai Paesi europei. A guidare la classifica della produzione ed esportazioni di armi gli USA con il 42% di tutti i trasferimenti internazionali. E arriviamo alla seconda notizia rilevante ossia che quasi il 40% delle armi statunitensi sono destinate ai Paesi europei, percentuale che supera il flusso di armamenti verso l’area del Medio Oriente. Gli Stati Uniti si confermano come il primo Paese al mondo nella produzione e nel commercio di armi mettendo a frutto i processi di innovazione tecnologica degli ultimi anni, spinta dalle aggressive politiche imperialiste dell’Amministrazione Trump. Le esportazioni di armi non sono solo un fattore economico rilevante, ma anche un vero e proprio strumento di politica estera, di continua pressione sugli altri Paesi. Il secondo esportatore di armi è la Francia con quasi il 10% delle esportazioni globali, vendite in particolare rivolte all’India (24%), all’Egitto (11%) e alla Grecia (10%) oltre ai paesi europei verso i quali l’export non è mai stato così florido. La Russia è stata l’unico fornitore top 10 a vedere diminuire le esportazioni di armi (–64%), questo dato dovrebbe indurre a qualche riflessione se pensiamo che produzione e vendita di armi sono in calo da quasi un decennio. E la maggioranza assoluta delle esportazioni di armi russe va a tre soli paesi: India (48%), Cina (13%) e Bielorussia (13%). La Germania superato la Cina e diviene il quarto più grande esportatore di armi, un quarto delle quali direttamente all’Ucraina sotto forma di aiuti (e un altro 17% è andato ad altri Stati europei). Le esportazioni di armi dell’Italia sono aumentate del 157%, passano dal decimo maggior esportatore nel 2016–20 al sesto nel 2021–25. Israele vede crescere di poco le esportazioni ma intanto supera il Regno Unito e si concentra su sistemi di difesa aerea di ultima generazione per i quali in continua crescita è la domanda globale. Dovrebbe far pensare il fatto che invece gli stati europei siano destinatari del 33% delle importazioni globali di armi. Nonostante ciò, gli stati europei importano armi statunitensi in misura crescente. E se la Russia perde posizioni nella tragica lista dei paesi produttori ed esportatori di armi, la Cina esce dalla top 10 degli importatori di armi e sviluppa la produzione nazionale soprattutto nei settori che impiegano maggiore tecnologia di ultima generazione.  Nel frattempo, la domanda europea cresce come non mai e la produzione di armi risulta in continua crescita, dati eloquenti dei quali dobbiamo preoccuparci Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’impatto della guerra sui prezzi dell’energia
Ultim’ora. Sulle piazze asiatiche, alla riapertura dei mercati, il prezzo del petrolio è arrivato a sfiorare i 120 dollari al barile. Di fatto il doppio di dieci giorni fa, prima che iniziasse l’aggressione sionista e statunitense. ***** La guerra Stati Uniti-Israele contro l’Iran potrebbe far sì che consumatori e imprese […] L'articolo L’impatto della guerra sui prezzi dell’energia su Contropiano.
March 9, 2026
Contropiano
Voi fate la guerra, noi la rivoluzione – di Rosella Simone
La chiamavano “diplomazia coercitiva”, i saltimbanchi della parola. Adesso iniziano capire che è guerra e si arrampicano sui vetri. La realtà si corrompe sotto le interpretazioni fantasiose dei commentatori affaticati a blandire chi vorrebbe proclamarsi il padrone del mondo: gli Stati uniti e i suoi soci feroci, Israele che vuole conquistare un suo piccolo [...]
March 6, 2026
Effimera