“Nella mia fine è il mio principio”: i commissariamenti nazionali della scuola e il caso toscanoQuesto articolo esce contemporaneamente su La letteratura e noi, Le parole e le
cose e ROARS per scelta condivisa delle redazioni. La pubblicazione incrociata
vuole sottolineare il carattere nazionale delle questioni affrontate e favorire
la circolazione del testo tra comunità di lettori e di ricerca diverse ma
contigue. La decisione risponde anche alla necessità di evidenziare l’urgenza
politica del commissariamento di quattro regioni italiane, non come fatto
locale, ma come dispositivo di governo che attraversa oggi più ambiti del
discorso pubblico.
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«Che cos’è?» chiese Harry con voce incrinata.
«Questo? Si chiama Pensatoio» rispose Silente. «A volte, e sono certo che
conosci questa sensazione, ho l’impressione di avere semplicemente troppi
pensieri e troppi ricordi stipati nella mente».
«Ehm…» rispose Harry, che in tutta sincerità non poteva dire di aver mai provato
niente del genere.
«Quando mi capita» proseguì Silente «uso il Pensatoio. Basta travasare i
pensieri in eccesso dalla propria mente, versarli nel bacile e esaminarli a
piacere. Diventa più facile riconoscere trame e collegamenti, sai, quando
assumono questa forma».
(J. K. Rowling, Harry Potter e il calice di fuoco)
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1. Presente: 12 gennaio e dintorni
Il 12 gennaio scorso, il comunicato stampa numero 155 ha informato la
cittadinanza che “il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giorgia
Meloni e del Ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara, ai sensi
dell’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, ha deliberato
l’esercizio del potere sostitutivo in merito ai piani di dimensionamento della
rete scolastica per l’anno 2026/2027 delle regioni Emilia-Romagna, Sardegna,
Toscana e Umbria”. Il provvedimento “si è reso necessario al fine di assicurare
il raggiungimento degli obiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
(PNRR) in materia di dimensionamento scolastico”.
L’atto coinvolge le quattro regioni, tutte governate dal centrosinistra,
ritenute “inadempienti” e che, sul dimensionamento, avevano presentato (con
esito negativo) ricorsi a vari livelli (TAR, Consiglio di Stato). Il 10 novembre
Umbria e Toscana hanno inoltre presentato un ulteriore ricorso straordinario al
Presidente della Repubblica, tuttora pendente.
Secondo quanto dichiarato dal presidente della regione Eugenio Giani, il ricorso
della Toscana si basa su una richiesta di riconteggio del numero di alunni
iscritti: il decreto 124/2025 calcola “una popolazione di 428.679 studenti, ma i
dati dell’USR della Toscana aggiornati a maggio scorso, parlano di 436.671”. Si
tratta dunque anche di una richiesta di puntuale verifica sui numeri proposti
dal decreto governativo. Sulla stessa linea, il ricorso straordinario della
regione Umbria, nelle parole dell’assessore all’istruzione Barcaioli: sono state
assegnate “all’Umbria 130 autonomie, due in meno rispetto a quanto si ritiene
corretto, perché il ministero ha calcolato i posti in base a stime previsionali
e non sul numero effettivo di studenti iscritti” (GR Rai Umbria 10/11/2025).
La scelta del governo di procedere all’esercizio dei poteri sostitutivi con una
delle prime delibere del 2026 è stata letta da più parti – dalle opposizioni
alle principali organizzazioni sindacali – come una scelta di natura
eminentemente politica. Il richiamo al PNRR è stato usato, in questo contesto,
per rimandare a un vincolo esterno e sovraordinato, nel nome di un impegno
sottoscritto, per di più, dal governo precedente (un aut aut non aggirabile
imposto in una sede ulteriore ed europea). La lettura di quanto oggettivamente
previsto in merito al dimensionamento nel testo del Piano di Ripresa e
Resilienza (lo ha sottolineato in un comunicato la FLC-CGIL) restituisce però un
quadro che non evoca nessun automatismo:
“Riforma 1.3: Riforma dell’organizzazione del sistema scolastico
La riforma consente di ripensare all’organizzazione del sistema scolastico con
l’obiettivo di fornire soluzioni concrete a due tematiche in particolare: la
riduzione del numero degli alunni per classe e il dimensionamento della rete
scolastica. In tale ottica si pone il superamento dell’identità tra classe
demografica e aula, anche al fine di rivedere il modello di scuola. Ciò,
consentirà di affrontare situazioni complesse sotto numerosi profili, ad esempio
le problematiche scolastiche nelle aree di montagna, nelle aree interne e nelle
scuole di vallata”.
Una puntuale analisi del testo permette infatti di notare che, nell’unica
porzione del Piano in cui ricorre la parola “dimensionamento” riferita
all’organizzazione scolastica, il focus è puntato sulla necessità di pensare a
molto generiche “soluzioni concrete”. Il dimensionamento viene esplicitamente
legato alla “riduzione del numero degli alunni per classe”, una misura che, per
sua natura, comporta investimenti maggiori e non risparmi nella scuola pubblica.
È utile ricordarlo, questo passaggio, così come è utile ricordare che da molti
mesi il ministro Valditara sostiene che il numero di alunni per classe non
faccia differenza per la qualità dell’insegnamento e che “studi di INVALSI”
confermerebbero “che quando il rapporto è troppo basso il rendimento non
migliora, anzi peggiora persino”.
Se dunque con il mancato dimensionamento l’Italia rischia “di dover restituire
una parte della seconda e della quarta rata e di mettere in discussione il
pagamento dell’ultima”, come ha affermato sempre Valditara in un’intervista al
Corriere della Sera del 13 gennaio scorso, si vorrebbe chiedere come mai questo
rischio non si presenti a fronte di una inadempienza inequivocabile come il non
mettere mano alla “riduzione del numero degli alunni per classe”. Quest’ultimo
elemento è infatti scritto a lettere ben più chiare in quello stesso passaggio
del PNRR che il governo cita a sostegno del commissariamento (e proprio sulla
riduzione del numero di alunni è in corso una raccolta firme promossa da
Alleanza Verdi e Sinistra).
Nella delibera del governo sono anche individuati contestualmente i nomi dei
commissari ad acta; si tratta dei Direttori dei quattro Uffici Scolastici delle
regioni coinvolte: “Bruno Di Palma (Emilia-Romagna); Francesco Feliziani
(Sardegna); Luciano Tagliaferri (Toscana); Ernesto Pellecchia (Umbria). Leggendo
i nomi dei commissari (e prima ancora ‘provveditori’), chi vive in Umbria e
soprattutto in Toscana incontra due figure centrali negli eventi che hanno
attraversato l’opinione pubblica e scolastica nell’ultimo mese.
2. Passato: 11-29 dicembre
L’11 dicembre scorso, infatti, un articolo di Repubblica (ripreso il giorno dopo
da Arezzo notizie) annuncia la mancata riconferma di Ernesto Pellecchia (il cui
contratto è in scadenza) nel ruolo di Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico
Regionale della Toscana (se ne anticipa la destinazione in Umbria, una regione a
minore complessità amministrativa rispetto alla Toscana). Al suo posto è dato
per certo l’arrivo di Luciano Tagliaferri, preside del liceo artistico Piero
della Francesca e del convitto Vittorio Emanuele II di Arezzo, descritto dal
quotidiano aretino in questi termini: “Più volte Tagliaferri ha fatto notizia
con la sua organizzazione scolastica, primo a inserire il badge per l’ingresso
degli studenti a scuola, così come a inserire, prima della circolare del
ministro leghista, gli armadietti con il lucchetto dove depositare il cellulare
prima dell’inizio delle lezioni con il relativo regolamento per il divieto di
uso in classe”.
L’annuncio non ottiene particolare visibilità al di fuori dei circoli di addetti
ai lavori, probabilmente anche oscurato dal fatto che in quegli stessi giorni la
luce sulla scuola toscana è tutta concentrata sul clamore suscitato a livello
politico dall’organizzazione, in diversi istituti, di incontri di
approfondimento online con Francesca Albanese, contro i quali il giorno prima
dell’annuncio (il 10 dicembre) il consigliere comunale pontederese di Fratelli
d’Italia Matteo Bagnoli ha preso posizione in un post di Facebook che porterà
alla richiesta (esplicitata il 12/12) da parte di Valditara di una “immediata
ispezione per verificare quanto accaduto in alcune scuole in Toscana”.
Per una quindicina di giorni sull’annunciato cambio della guardia non emergono
ulteriori dettagli, né dai siti istituzionali né dalla stampa.
Infine, il 29 dicembre, decisamente in sordina, viene pubblicato sul sito
istituzionale di alcune scuole toscane il “Saluto del direttore generale USR
Toscana Ernesto Pellecchia assegnato ad altro incarico”. La lettera, piuttosto
lunga, è datata “28/12/2025 23:09:49” ed è indirizzata a un’altrettanto lunga
lista di destinatari, che comprende (oltre, canonicamente, a tutti i presidi
delle scuole pubbliche e paritarie toscane): l’intero personale scolastico,
studenti e famiglie, destinatari politici (il presidente Giani, l’assessora
all’istruzione Nardini, tutti i sindaci e tutti i presidenti delle province) e
tutte le organizzazioni sindacali regionali del comparto scuola.
Nella lettera, l’ancora per 50 minuti Direttore Generale chiarisce che la
decisione assunta dall’Organo di vertice politico-amministrativo del MIM – per
lui “inaspettata” e “inspiegabile” – non gli consente, come “avrebbe desiderato
di proseguire nell’incarico fino ad ora svolto presso l’USR Toscana”, che è
“costretto a lasciare, con rammarico”.
Senza mezzi termini, Pellecchia sottolinea poi come il suo “percorso di vita e
professionale” sia stato “specchiato”, tale da consentirgli “di andare avanti a
testa alta e schiena dritta” e “di procedere senza condizionamenti o, peggio
ancora, ricatti, rifuggendo da qualsivoglia compromesso il più delle volte a
danno dell’interesse pubblico e della collettività”. Rivendica di avere “sempre
e con forza contrastato ogni forma di illegalità, di abuso, di sopraffazione e
arroganza, intervenendo ogni volta che è stato necessario per affermare il
giusto, il diritto e il rispetto delle regole”. Aggiunge anche: “Non mi sono mai
tirato indietro, io e i miei collaboratori, soprattutto quando si è reso
necessario contrastare irregolarità, sviamenti, abusi, nell’intento di
ripristinare la legalità e mettendo i responsabili di fronte alle proprie
responsabilità”. Per concludere infine, facendo riferimento al nuovo incarico
nella “terra di San Francesco d’Assisi”, con “l’auspicio che la vita e le opere
del Poverello in Cristo siano per tutti noi esempio di amore e rispetto per il
prossimo e per il creato”.
Lunghezza, destinatari, contenuto (in un passo viene citata anche “Cannella, la
cagnolina di casa”) rendono le ultime parole in Toscana di Ernesto Pellecchia
decisamente poco rituali, ma, nella sonnacchiosa atmosfera dei giorni spiccioli
tra natale e capodanno, l’invio poco fa notizia.
3. Passato prossimo: 30 dicembre-11 gennaio
Nel frattempo, il 30/12, mentre escono i primi provvedimenti USR firmati con il
suo nome, Luciano Tagliaferri rilascia alla Nazione Arezzo una delle prime
interviste da Direttore Generale. Tra le varie osservazioni, diventa
particolarmente interessante, in specie per un lettore del 2026, una parte di
intervista dedicata proprio al “nodo da sciogliere degli accorpamenti” e a “come
finisce questa partita”.
“La Regione ha individuato 16 istituti ma ha congelato il provvedimento”,
risponde Tagliaferri, che prosegue, anticipando con lungimiranza proprio quanto
sarà deciso, di lì a poco, in sede nazionale: “il mio primo passo sarà
confrontarmi con la Regione. Se il congelamento non verrà confermato, scatterà
il potere sostitutivo dello Stato”.
In una seconda intervista, sempre del 30/12 e sempre per la Nazione Arezzo
ripresa e rilanciata anche sul sito dell’ex scuola da lui diretta (che dedica
un’ampia rassegna stampa alle azioni del neo-direttore),Tagliaferri torna a
parlare del dimensionamento, dedicandosi in maniera specifica alla provincia
aretina (assente, a oggi, dai tagli richiesti dal governo alla regione Toscana):
“Il calo demografico è un dato strutturale, non un’emergenza improvvisa. Anche
ad Arezzo, oggi no, ma tra uno o due anni il tema degli accorpamenti potrebbe
arrivare. Il punto è non subirli: programmare, parlarne prima, evitare guerre
tra territori. Il cambiamento è inesorabile, va governato”.
L’anno solare finisce così, senza ulteriori aggiornamenti e, per circa una
settimana, non succede più niente.
Il 7 gennaio, alla ripresa delle scuole, il nuovo Direttore Generale pubblica
sul sito dell’USR il suo “Saluto e avvio del mandato”, ma a fare notizia è in
realtà soprattutto quanto pubblicato l’8 gennaio da Teletruria, cioè
l’assunzione ad interim da parte di Tagliaferri, dal 01 gennaio, della direzione
anche degli ambiti territoriali scolastici delle province di Arezzo e Siena.
“Tagliaferri, cosa è successo?” gli viene chiesto in un’intervista sulla Nazione
Arezzo dell’11 gennaio (dal titolo: “Tagliaferri ’monarca’ della scuola”, uscita
anche, identica e con altro titolo, sulla Nazione Siena). “La scuola non può
permettersi vuoti, nemmeno temporanei. Gli incarichi di Arezzo e Siena erano
annuali e sono scaduti il 31 dicembre 2025. Io mi sono insediato il 29 dicembre:
era oggettivamente impossibile avviare nuove procedure in due giorni. La
normativa prevede il potere sostitutivo ed è esattamente ciò che sto
esercitando”.
Alla scadenza di mandato dei due dirigenti tecnici (membri del corpo ispettivo
di USR Toscana) facenti funzioni di dirigenti territoriali (rispettivamente:
Renata Mentasti per Siena e Lorenzo Pierazzi per Arezzo) la decisione del nuovo
direttore generale è dunque quella di intestare a suo nome entrambi gli
incarichi sostitutivi.
4. Futuro?
L’annuncio di questa summa di funzioni precede di pochissimo il comunicato del
governo sul commissariamento delle quattro regioni “inadempienti”. A oggi, il
Direttore Generale Regionale Tagliaferri si troverà a interloquire con il
commissario ministeriale Tagliaferri, andando a incontrare, tra gli altri, il
direttore dell’ufficio scolastico provinciale di Siena Tagliaferri, per
discutere degli accorpamenti richiesti, in un continuo e curioso gioco di
specchi che trasforma in monologo il dialogo istituzionale.