Dove va il capitalismo, dove andiamo noi
Grande è il disordine sotto il cielo, ma la situazione è tutt’altro che
eccellente. Viviamo un’epoca tremenda, che rende molto ardua l’idea di un
cambiamento sociale e che rischia di anestetizzarne persino l’immaginazione.
La guerra – quella combattuta, quella preparata, quella auspicata – è divenuta
parte delle nostre vite e della dimensione economica, sociale e geopolitica. La
corsa agli armamenti prosegue come se non ci fosse un domani e intanto lo
pregiudica, sottraendo ricchezza collettiva, beni comuni, diritti sociali.
L’ampiezza della disuguaglianza sociale non ha precedenti nella storia
dell’umanità e, soprattutto, ha smesso da tempo di essere considerata un
problema, divenendo il fisiologico esito del dominio del più forte sul più
debole.
> La crisi ecologica, moltiplicata dalla crisi climatica in corso, obbliga a
> confrontarsi non più solo con la finitezza dell’esistenza individuale ma, per
> la prima volta nella storia, anche con la possibile finitudine della specie
> umana sul pianeta.
I nuovi re della finanza pervadono l’economia, la società, la natura e la vita
stessa delle persone ed espropriano la democrazia, facendo riemergere spinte
autoritarie, vecchi totalitarismi e nuovi fascismi.
E la solitudine competitiva sembra essere l’unico orizzonte per le persone,
dentro un’esistenza pensata come individuale, performativa, meritocratica e in
eterna concorrenza con quella delle altre e degli altri. Per vincere o per
tentare almeno di non soccombere.
Parrebbe non ci sia scampo, né via d’uscita. E che non vi sia futuro pensabile,
ma solo una sopravvivenza quotidiana scandita da emergenze senza soluzione di
continuità, intrisa di panico, malinconia, quando non di rancore.
Eppure, se guardiamo il mondo da un diverso punto di vista, ci accorgiamo che il
modello capitalistico non è mai stato così in difficoltà e che la ferocia che
dimostra è direttamente proporzionale alla propria debolezza.
Non sa infatti come affrontare alcuno dei profondissimi nodi da esso stesso
creati e giunti al pettine contemporaneamente: non può fare a meno di esacerbare
la disuguaglianza sociale, non può abbandonare il consunto mito della crescita,
è costretto a sostenere l’economia producendo enormi bolle finanziarie, non ha
alcuna risposta per la crisi ecologica e climatica.
Sa che non può garantire alcuna felicità alle persone, ma che deve solo
spaventarle per ottenere rassegnazione. Sa che, non potendo più risolvere alcuno
dei problemi che ha creato, deve prepararsi a contenere ogni risveglio sociale,
a reprimere ogni conflitto, per evitare l’apertura di faglie che possano
terremotare la fragilità intrinseca della propria struttura.
> Conoscere a fondo dove sta andando il modello capitalistico, capire come la
> sua profondissima crisi stia trasformando il pianeta e su quali elementi
> continui a far leva per presentarsi come l’unico dei mondi possibili, è uno
> degli obiettivi di questa sessione dell’università estiva.
L’altro è provare a capire dove stiamo andando noi, un noi collettivo e ampio
che dentro le lotte, le vertenze, le pratiche e le esperienze concrete, si
oppone alla deriva di questo modello e prova ad affermare, tanto nel “qui e ora”
quanto nella visione d’insieme, la possibilità e l’urgenza di un’alternativa di
società.
UNA RIFLESSIONE CHE VOGLIAMO DIPANARE ATTRAVERSO DIVERSI SEMINARI.
Il primo si intitola “Capitalismo, crisi climatica e guerra”, nel quale
affronteremo la stretta connessione fra la crisi del modello capitalistico, la
crisi ecologica e climatica che lo mette radicalmente in discussione e la guerra
come risposta dentro il paradigma del dominio all’accaparramento dei beni comuni
e delle materie prime fondamentali. Ne discuteremo con Raffaele Giammetti
(professore associato di Economia politica all’Università di Cassino e del Lazio
Meridionale) e con Claudia Terra (dottoressa di ricerca in Filosofia politica
all’Università di Trento in cotutela con l’École Normale Supérieure de Paris).
Il secondo si intitola “Occidente al tramonto, il sole sorge a Pechino?”, nel
quale affronteremo il cambiamento epocale a cui stiamo assistendo, che vede il
cosiddetto “Occidente” in rapido declino e il centro del mondo spostarsi verso
l’Asia, cercando di conoscere meglio il percorso della Cina, al di là degli
stereotipi e dei luoghi comuni, attraverso i quali in genere lo si affronta. Ne
discuteremo con Daniela Caterina (professoressa associata presso la Facoltà di
Filosofia della Huazhong University of Science and Technology (Wuhan)) e con
Fabrizio Eva (geografo politico).
Il terzo seminario si intitola “Nuove tecnologie e IA: tecnofascismo o
liberazione?”, nel quale affronteremo il tema di come le nuove tecnologie stanno
iniziando a impattare sulla produzione, sull’organizzazione sociale sulle
relazioni e sulle soggettività, cercando di approfondire la possibilità di una
socializzazione dell’innovazione tecnologica che permetta di uscire dalla
trappola del capitalismo della sorveglianza. Ne discuteremo con Armanda Cetrulo
(ricercatrice in Economia Scuola Superiore S. Anna di Pisa) e con Mauro Munzi
(filosofo e analista delle tecnologie contemporanee)
Il quarto seminario si intitola “Territori per l’estrattivismo o comunità di
cura e di trasformazione” , nel quale affronteremo il tema di come le comunità
territoriali, oggi considerate solo come luoghi di estrazione di valore
finanziario e/o abbandonate a se stesse, possano invece divenire luoghi della
sperimentazione di un’alternativa di società basata sulla cura e sulla
trasformazione. Ne discuteremo con Sara Pilia (attivista e referente nazionale
Arci per i territori e le aree interne) e con Donatella Gasparro (dottoranda in
Scienze Politiche presso la Scuola Normale Superiore di Pisa).
La sessione si chiuderà con una tavola rotonda che si intitola “Cambiare il
mondo dal basso”, nella quale, alla luce delle considerazioni emerse nei
precedenti seminari, cercheremo di fare il punto sulla costruzione di
un’alternativa di società, facendo dialogare culture ed esperienze tra loro
diverse, ma capaci di offrire molti punti di convergenza per il comune cammino
collettivo. Ne discuteremo con Marco Deriu (professore associato di Sociologia
Università di Parma), Dario Salvetti (Collettivo di Fabbrica ex-Gkn), Marcella
Corsi (professoressa di Economia Politica presso Università La Sapienza Roma) e
Marco Bersani (filosofo e attivista di Attac Italia)
Vi aspettiamo! Dall’ 11 al 13 settembre 2026 a New Camping Le Tamerici, Via
della Cecinella 3 – Cecina Mare (LI)
Qui il programma
la copertina è di Luca Profenna
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