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Processo naufragio Cutro: dalla exit strategy al livello politico
Le chat tra gli ufficiali della Guardia di Finanza che delineano il tentativo di concordare una versione ufficiale finite nel fascicolo del Tribunale di Crotone. Le chat tra gli ufficiali della Guardia di Finanza che delineano il tentativo di concordare una versione ufficiale per giustificare le falle operative sono finite nel fascicolo del Tribunale di Crotone. A rivelarle durante l’udienza di martedì 24 febbraio è stato il maggiore dei carabinieri Roberto Nicola Cara, che ha firmato l’informativa delle indagini, nel corso della testimonianza.  Pochi giorni dopo la tragedia, il 3 marzo 2023, il comandante del Gan di Taranto Nicolino Vardaro, imputato nel processo, scambia messaggi con il suo vicecomandante Pierpaolo Atzori, non indagato. Il maggiore Cara definisce questi testi “rilevanti perché si parla di exit strategy.” La chat rilevante degli ufficiali Gdf Atzori riferisce a Vardaro di aver parlato con il comandante del Roan di Vibo Valentia Alberto Lippolis, il quale “mi suggeriva di cominciare a pensare a una ‘exit strategy’… un ‘brainstorming’, in modo poi da essere pronti”. L’obiettivo descritto da Atzori era “convergere tutti verso una, una decisione comune” prima delle indagini, poiché “quelli vanno, andranno a guardare tutto”. Riguardo al ritardo del pattugliatore Barbarisi, uscito dal porto di Crotone alle 2.30, il maggiore Cara illustra il contenuto dei messaggi: “Vardaro nei messaggi – ha riferito Cara – spiega ad Atzori che si poteva giustificare questo ritardo perché prima di uscire andavano valutate per bene le condizioni meteo in atto e che solo dopo un attento studio il mezzo era stato fatto uscire. Vardaro dice di aver dato incarico a Somma (il comandante del Barbarisi, non indagato) di studiare bene cosa può fare quel mezzo”. Il comandante del Gan di Taranto motiva inoltre l’uscita tardiva basandosi su un “calcolo cinematico che prevedeva l’arrivo del caicco in acque territoriali per le 3:30, ritenendo quindi sufficiente uscire un’ora prima anche per non stressare gli equipaggi mettendo anche a repentaglio la sicurezza dell’unità navale e degli equipaggi il meno possibile, riducendo diciamo i rischi”. Sul mancato utilizzo di un elicottero, Vardaro fornisce ad Atzori giustificazioni logistiche chiare: “L’aeroporto di Grottaglie di notte è chiuso, l’equipaggio non c’era e comunque noi abbiamo la piazzola in manutenzione”. Le direttive e il livello politico al processo sul naufragio di Cutro L’ultima parte della testimonianza di Cara al processo per il naufragio di Cutro si è concentrata su una direttiva del 24 giugno 2022 firmata dal capitano di vascello Gianluca D’Agostino. Il maggiore Cara chiarisce l’espressione in essa contenuta: “Il livello politico ci ha spiegato D’Agostino è da intendere come policy del mare, lui dice di aver usato quel termine livello politico per distinguerlo da quello delle attività tattiche operative”. Prendendo spunto dalla relazione di servizio di D’Agostino (che è nell’elenco testimoni del pm e dovrà deporre prossimamente), l’ufficiale dei carabinieri ha detto: “Il capitano di corvetta D’Agostino nella relazione di servizio agli atti del processo spiega la funzioni del tavolo tecnico per il coordinamento delle attività di polizia (law and enforcment). La direttiva è successiva a due precedenti incontri presso il Viminale alla presenza dell’allora ministro Luciana Lamorgese nel corso del quale il comandante generale della Guardia di Finanza aveva rappresentato una problematica relativa agli atti di polizia giudiziaria compiuti che risultavano nulli perché intervenuti oltre le 12 miglia e quindi la procura non riconosceva le competenze territoriali. Si proponeva che da 12 a 24 miglia – la cosiddetta zona contigua – la Gdf eseguisse il monitoraggio e poi intervenisse solo entro le 12 miglia, acque territoriali”. Il maggiore Cara ha aggiunto che “un precedente tavolo tecnico aveva studiato l’arretramento operativo della Gdf. D’Agostino dice che siccome la proposta avrebbe creato confusione operativa, necessitava un chiarimento e per questo invia la mail in cui parla di livello politico. A noi D’agostino spiega che il livello politico è inteso come policy, ci dice che quelle istruzioni non sono state impartite dai politici, ma usa il termine per differenziarlo da attività tattiche operative”. Il collegio penale ha già fissato il calendario delle prossime udienze, che si terranno il 10 marzo alle 14.30, il 24 marzo alle 16, il 31 marzo alle 14.30 ed il 7 aprile alle 14.30. Redazione Italia
February 26, 2026
Pressenza
“Cronache da Gaza”, la testimonianza da chi vive ogni giorno sotto le bombe di Israele /3
Una rubrica radiofonica ed un podcast per raccontare la tragedia in corso a Gaza attraverso la voce di un testimone diretto, che settimanalmente aggiornerà la cronaca dei fatti: è un nuovo progetto editoriale di Radio Città Aperta che Contropiano seguirà, puntata per puntata. Conoscere i fatti che avvengono attraverso la […] L'articolo “Cronache da Gaza”, la testimonianza da chi vive ogni giorno sotto le bombe di Israele /3 su Contropiano.
August 4, 2025
Contropiano
A Gaza ora si muore in silenzio
Era la fine del 2023 e la tragedia che colpì la prigione a cielo aperto più grande del mondo denominata “striscia” di Gaza, dopo l’azione militare delle milizie di Hamas, aveva appena avuto inizio. In principio sembrava “solo” una rappresaglia ben organizzata ma pur sempre, sebbene fin dall’inizio oltremodo sproporzionata, una risposta militare dell’IDF nel quadro logico di una vendetta. Fu tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 che tramite una cara amica palestinese che circa vent’anni prima aiutai nella sua titanica impresa di ottenere un permesso di soggiorno per rimanere nella nostra “accogliente” Italia, dopo una laurea, un dottorato e i primi contratti di lavoro, entrai in contatto con Sharif, palestinese nato a Gaza, mediatore culturale a Siena e impegnato con l’ONG “Un ponte per”. Insegnavo Scienze Umane in un liceo del litorale laziale e volevo raccontare ai miei studenti non solo che cosa è stato il colonialismo di insediamento attuato in Palestina fin dalla fine dell’Ottocento dal movimento sionista, ma anche portare in aula, tramite la videoconferenza, una testimonianza diretta di una loro coetanea, una studentessa a Gaza. Sharif la trovò, non era una studentessa liceale, ma era più facile entrare in contatto con lei in quanto sua parente. Il contatto e la comunicazione non fu senza difficoltà, perché nel frattempo ciò che stava colpendo la sua famiglia, quella della studentessa e tutto il popolo gazawi, si stava ben presto trasformando in ciò che quando tutto sarà finito, sarà ufficialmente classificato come genocidio dalla Corte di Giustizia Internazionale. Nancy Hamad, così si chiama la studentessa laureanda in economia con una tesi sul commercio on-line, fu intervistata una prima volta per Radio Onda d’Urto tramite un fortunoso collegamento via WhatsApp reso possibile da un gruppo di volontari informatici che organizzava ponti-radio a Gaza. Anche quella volta Nancy aveva percorso circa tre quarti d’ora di cammino tra le macerie per potersi collegare ad internet all’ombra di un gazebo, come faceva d’abitudine per rimanere in contatto con ciò che rimaneva della sua università, ormai rasa al suolo, anche solo per scaricare qualche PDF utile per la sua tesi. Sharif tradusse in diretta per la trasmissione “Scuola Resistente” quella prima intervista dopo avermi aiutato invano a organizzare il difficilissimo collegamento con i miei studenti. Inseguimmo Nancy per lunghi mesi, infatti, ma quando, sfumata la possibilità del collegamento in videoconferenza prima della fine dell’anno scolastico, riuscimmo ad intervistarla una seconda volta, lei e la sua famiglia avevano cambiato rifugio già cinque volte, su e giù per la striscia, secondo le ciniche e paradossali indicazioni dell’IDF che presentavano ogni volta l’area da raggiungere come “zona sicura”. Il ponte-radio funzionava a singhiozzo e Sharif a ogni interruzione dell’intervista con Nancy riempiva mano a mano quei vuoti con le frammentarie informazioni che lui stesso riceveva dalla sua famiglia, anch’essa a Gaza alle prese con la sopravvivenza. “Il dolore e l’angoscia sono troppo grandi – mi confessò una volta al telefono – per resistere a quel vuoto di comunicazione che c’è ogni volta quando tento di mettermi in contatto con loro. Preferisco quindi che siano loro a chiamarmi, anche se solo una volta ogni 15 giorni, sempre con la speranza che mi dicano che sono tutti vivi”. Inizia il nuovo anno scolastico 2024/25, ma l’algoritmo quell’anno decise di non farmi ritornare in aula per l’ennesima supplenza. L’occasione per fare qualcosa di simbolico per Nancy, quanto meno per farle sentire la vicinanza di una parte di mondo “occidentale” me la offrì l’Università RomaTre, tra tutte forse quella più connessa al governo sionista per legami accademici e di ricerca: la laurea honoris causa alla costituzionalista Daphne Barak Erez, giudice della Corte suprema israeliana dal 2012 e artefice, sul piano giuridico, della trasformazione dell'”unica democrazia in Medio Oriente” in uno stato confessionale, dove si sanciva giuridicamente lo stato di apartheid, dividendo il popolo israeliano in “ebrei” e “non ebrei”. In quello stesso giorno, tra poliziotti della celere, le intimidazioni della DIGOS e l’incursione di disturbo, breve e violenta, di alcuni studenti che dalla cerimonia organizzata in sordina dal Dipartimento di Giurisprudenza praticamente a porte chiuse, uscirono in strada, consegnammo, insieme agli amici di “RomaTre Etica” una laurea simbolica in economia a Nancy. Lei non riuscì a collegarsi in diretta con noi, ma ci consentì di leggere un suo messaggio. Con Sharif ci sentiamo regolarmente. Di ritorno dal Cairo dopo la fallimentare – soprattutto per noi italiani – Global March to Gaza mi risponde così “(…): “Le comunicazioni sono state riprese e tagliate tre volte in una settimana. Ho perso mio padre per mancanza di medicinali e cibo una settimana fa (…)”. Il mio messaggio a Nancy su WhatsApp, invece, al momento ha una sola spunta.       Stefano Bertoldi
June 24, 2025
Pressenza