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I “volenterosi” si agitano a Parigi per la riapertura di Hormuz. La realtà li prende in contropiede
Al vertice dei “volenterosi” sulla riapertura delle Stretto di Hormuz organizzato a Parigi da Francia e Gran Bretagna insieme a 49 paesi, è piombata la notizia della riapertura dello Stretto. L’Iran infatti ha riaperto lo stretto di Hormuza tutte le navi commerciali, fino alla fine del cessate il fuoco la prossima settimana. Ad annunciarlo è statolo stesso ministro […] L'articolo I “volenterosi” si agitano a Parigi per la riapertura di Hormuz. La realtà li prende in contropiede su Contropiano.
April 18, 2026
Contropiano
La UE degli asini che volano
Continua a girare questa fiaba derelitta per cui l’aggressione statunitense all’Iran sarebbe comprensibile e persino utile, avendo come fine uno strangolamento della Cina. Ho addirittura sentito editorialisti spiegare che Trump sta aiutando le partite IVA italiane perché colpisce la “concorrenza sleale” cinese. Ok, giusto per intenderci. La Cina è sicuramente […] L'articolo La UE degli asini che volano su Contropiano.
April 18, 2026
Contropiano
Tutti Volere Energia!!!
Sembra proprio che tutto si muova per avere più energia. Col denaro, con le guerre (che consumano tanta energia e tanta ne distruggono), con leggi e decreti, con il lavoro, proprio o degli altri (ancora meglio, così si risparmia energia, tempo e denaro e quindi energia). Sempre più energia, e più energia chiama più energia e l’energia del vicino è sempre più verde (o nel caso del petrolio, nera). Tutti e tutto chiede più energia, ora non solo il vivente ma anche “l’intelligenza artificiale” sembra aver bisogno di tanta, tanta energia. Il paradosso che ci vuole più energia per risparmiare energia e tempo… e si usa tanto tempo e tanta energia per avere più energia per risparmiare tempo ed energia… Tutto ciò mi fa venire in mente certe malattie, chiamate un tempo “brutti mali”, che non sono altro che delle aberrazioni cellulari all’interno del  vivente che lo debilitano e poi lo uccidono nel tentativo di chiedere sempre più energia allo stesso per potersi nutrire e riprodurre all’infinito., che paradosso.. finiscono uccise pure loro! E tu, come stai ad energia? Non parlo di soldi, del carburante o del riscaldamento di casa, non parlo dell’energia che cerchi di prendere dagli altri o dalle cose (che a volte sembrano la stessa cosa), ma della tua energia interna, quella che a volte non trovi o a volte cerchi di conservare e nascondere, che sembra che tutti te la vogliano dilapidare, succhiare come vampiri.. come sta la tua energia? “Quando ero realmente sveglio andavo ascendendo di comprensione in comprensione… Quando ero realmente sveglio e mi mancava il vigore per continuare l’ascesa, potevo ricavare la Forza da me stesso. Essa era in tutto il mio corpo. Tutta l’energia stava persino nelle più piccole cellule del mio corpo. Questa energia circolava ed era più veloce ed intensa del sangue...” E’ vero, abbiamo fatto molti passi in diversi campi.. abbiamo guadagnato in comprensione, in tempo ed energia, abbiamo sviluppato immensi conglomerati umani brulicanti di vita e abbiamo inventato, scoperto tante cose, abbiamo visitato, in qualche modo, diversi pianeti ma anche…  “abbiamo massacrato e schiavizzato popoli interi, abbiamo riempito le carceri di gente che chiedeva libertà, abbiamo mentito dall’alba al tramonto… abbiamo falsificato il nostro pensiero, il nostro sentimento, la nostra azione. Abbiamo attentato alla vita, ag ogni nostro passo perché abbiamo creato sofferenza…”  e continuiamo a farlo e anche con una certa rinnovata energia, a quanto pare… aumenta la sofferenza che è ciò che si sperimenta quando si inverte la corrente (energia) crescente della vita. Questa contraddizione è come il paradossso di quelle cellule che crescono e uccidono il vivente che le ospita e le nutre. Dunque la contraddizione è dentro e fuori di noi, e questa contraddizione, che genera sofferenza, “mangia energia” da dentro il sistema… Così concludo che è uno sperpero di energia, nonché pericoloso “distruggere il male”, “ucciderlo”, perché esso è anche dentro di noi. “Neppure quanto di peggio c’è nel criminale mi è estraneo. E se lo riconosco nel paesaggio, lo riconosco anche in me (…) ogni mondo che aspiri, ogni giustizia che invochi, ogni amore che cerchi, ogni essere umano che vorresti seguire o distruggere sta anche dentro di te. Se qualche cosa si modifica dentro di te, essa modificherà il tuo orientamento nel paesaggio in cui vivi. Allora, se hai bisogno di qualcosa di nuovo, per trovarla dovrari superare il vecchio che domina dentro di te” E’ ora di cambiare paradigma, la Vita ce lo chiede, ed essa ci darà l’Energia interiore per cambiare noi insieme agli altri, non contro… sprecheresti Energia! (i paragrafi virgolettati sono estratti da differenti capitoli di “Umanizzare la Terra” di Silo, recentemente riedito in una nuova  edizione da Multimage) Fulvio Faro
April 1, 2026
Pressenza
STATI UNITI, ISRAELE E LA GUERRA NEL GOLFO CHE SCIVOLA NEL BARATRO. INTERVISTE E AGGIORNAMENTI
Raid continui di Israele e Usa sull’Iran, con Teheran che replica colpendo una petroliera in Qatar, pozzi in Kurdistan iracheno, basi e sedi diplomatiche Usa nei paesi del Golfo. Missili e droni di Iran, Hezbollah e anche Houthi con diversi feriti pure su diverse zone di Israele, che nel frattempo martella di attacchi la Palestina, anche con armi occidentali e pure italiane: è quanto denuncia l’azione legale promossa da numerose ong italiane e arrivata oggi per la prima volta in udienza al  al Tribunale civile di Roma. Dichiarare nulli i contratti di fornitura militare con lo Stato di Israele firmati da Leonardo e Stato italiano: questa la richiesta di A Buon Diritto, Acli, Arci, AssoPacePalestina, Attac Italia, Pax Christi e Un Ponte Per, con la partnership legale della Fondazione Hind Rajab e insieme a Hala Abulebdeh, cittadina palestinese. Oggi udienza tecnica a trattazione scritta: il giudice ha 30 giorni di tempo per pronunciarsi sui nodi preliminari della causa di Roma. L’intervista a Minoo Mirshahvalad, sociologa iraniana, oggi ricercatrice di sociologia dell’Islam all’Università di Copenaghen, in Danimarca. Ascolta o scarica. Raid incessanti di Tel Aviv pure sul Libano, con 13 morti solo dall’alba. Una vera e propria strage è stata compiuta dai jet israeliani sul sud di Beirut sud, a Jnah, con 5 morti e 21 feriti gravi, tutti civili; bombardate quattro auto parcheggiate in strada Un altro attacco ha colpito un veicolo a Khaldeh, appena a sud di Beirut, uccidendo altre 2 persone e ferendone 3. Sempre da Israele il ministro Katz conferma di voler trasformare il sud del Libano in una landa desolata, come fatto a Gaza, demolendo le abitazioni in cui vivono 600mila libanesi, la metà scarsa del totale degli sfollati interni in meno di un mese di aggressione militare. Tel Aviv vuole occupare il territorio libanese fino al fiume Litani, cioè almeno 30 km almeno, dove però continua la resistenza di Hezbollah, a cui oggi è arrivato il primo messaggio della neoguida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei. In un messaggio al segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, Teheran promette di “continuare a sostenere con tutto il cuore il movimento di resistenza” libanese. Allargando lo sguardo al mare, resta chiuso al traffico marittimo lo stretto di Hormuz, dove passa il 20% degli idrocarburi. Su questo Londra fa sapere che nel fine settimana ospiterà un vertice con 30 Paesi per, secondo Starmer, “studiare i modi di protezione delle rotte commerciali globali”, che impattano soprattutto in Europa. Proprio contro l’Europa si scaglia il segretario di Stato Usa, Rubio, che attacca chi non concede l’uso delle basi: “gli Usa riesamineranno il loro rapporto con la Nato”. “Sto considerando di ritirarci, gli altri Paesi imparino a difendersi da soli e vadano loro prendere il petrolio a Hormuz”, rincara Trump, che però per stasera annuncia “importanti aggiornamenti sull’Iran”. Qui il ministro degli esteri Aragchi fa sapere di avere ricevuto “messaggi” dall’inviato Usa, Witkoff. Sempre sul piano negoziale, l’Iran – con la mediazione di Pakistan e Cina – avrebbe inviato altri 5 punti, considerati irrinunciabili, per deporre le armi di fronte all’aggressione israelo-Usa. L’intervista a Francesco Vignarca, della rete italiana Pace e Disarmo. Ascolta o scarica. In Italia intanto tiene ancora banco ancora Sigonella, off limits per alcuni F-15 Usa partiti dalla Gran Bretagna e diretti a bombardare l’Iran. Venerdì socrso la Difesa ha negato l’atterraggio: appurato che non si trattava di mezzo non logistici è stato deciso lo stop. “Ho fatto solo rispettare gli accordi”, frena Crosetto, con palazzo Chigi che si affretta a ribadire: “i rapporti con Washington sono solidi”. Le opposizioni chiedono a Crosetto di riferire in Parlamento, cosa al momento non prevista. In aula arriverà invece, giovedì 9 aprile, la Meloni, con comunicazioni relative alle “linee della ripartenza” dopo la scoppola del referendum. La premier, dice di voler chiarire “una volta per tutte i provvedimenti su cui il governo è impegnato e continuerà a lavorare” nell’ultimo anno di legislatura, diventato improvvisamente una montagna da scalare per la destra, dopo i 15 milioni di no nel voto referendario sulla giustizia che hanno squassato gli equilibri interni. Intanto ieri è arrivata l’ennesima fiducia – contro le opposizioni e pure i 3 deputati di Vannacci – sul decreto Bollette, meno di un pannicello caldo di fronte alla tempesta della recessione economica alle porte, tra impennata del petrolio e conseguente boom dell’inflazione. L’esecutivo cerca di raggranellare un altro mezzo miliardo di euro entro venerdì, quando è convocato un Cdm per prorogare il congelamento delle accise fino al 30 aprile, mentre anche il resto d’Europa vede nero: oggi la Germania ha dimezzato le stime di crescita, mentre a Bruxelles si parla apertamente di recessione e austerity, oltre che di programmi di “razionamento e riduzione” dell’energia. Antonio Tricarico, economista e responsabile finanza pubblica e multinazionali di Re:Common. Ascolta o scarica.
April 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Cuba, una resistenza eroica nella pratica
Cosa significa esattamente la locuzione attraverso la quale si esprime l’eroica resistenza del popolo di Cuba? In cosa consiste questa resistenza? Di ritorno dalla recente missione a Cuba, con la partecipazione alla missione della Flotilla di solidarietà, il Convoy “Nuestra America” per Cuba, la domanda più ricorrente è, come si può facilmente intuire, “qual è la situazione a Cuba?”. Non che le volte precedenti, di ritorno dai vari viaggi che mi hanno portato a Cuba in occasione di eventi politici o conferenze internazionali, tali interrogativi non venissero formulati; tuttavia questa volta la differenza è di contesto, vista la rinnovata aggressività che gli Stati Uniti stanno concentrando contro Cuba, con l’aggravamento del più che sessantennale criminale bloqueo, un atto di violazione del diritto internazionale tra i più esecrabili, con l’appesantimento di oltre 240 misure coercitive unilaterali, anch’esse illegali e condannate dal diritto internazionale e dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite sul tema dell’impatto delle misure coercitive sui diritti umani delle popolazioni interessate, con la proclamazione del tutto fasulla, pretestuosa e assurda, di Cuba come inusuale minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti, e poi ancora con il blocco petrolifero ed energetico mirato, ancora da parte degli Stati Uniti, a paralizzare la vita sociale e produttiva a Cuba, ad assediarne l’esistenza e ad affamarne la popolazione. Per contestualizzare l’osservazione, vale a dire dare un contesto a ciò che si può osservare muovendosi per l’Avana e parlando con le persone, occorrono almeno un paio di considerazioni preliminari. La prima, di carattere generale: Cuba è un’isola di circa 110 mila kmq, grosso modo l’equivalente della Bulgaria e poco più di un terzo dell’Italia, e ha una popolazione di circa 10 milioni di abitanti, grosso modo quelli dell’Ungheria, quanti la sola Lombardia in Italia. Quanto al blocco energetico e petrolifero, senza andare troppo lontano, proviamo a mettere a fuoco tutto ciò che, nel nostro appartamento o nel nostro studio, è collegato all’impianto elettrico: lampade e lampadari, computer e televisori, qualunque tipo di elettrodomestico o di strumento elettrico; poi, con una piccola proiezione, tutto ciò che è all’esterno, dal condominio, a tutti i servizi pubblici, a partire dagli ospedali, a tutti i mezzi di trasporto non elettrici. Il petrolio cubano copre solo il 40% del fabbisogno e, com’è noto, l’Isola è sostanzialmente priva di risorse energetiche; di conseguenza, la carenza di carburante che il blocco determina impatta profondamente sull’Isola, già fortemente condizionata dagli effetti del pluridecennale bloqueo, che la privano, tra l’altro, di strumenti, apparecchiature, macchinari. È questo il contesto nel quale siamo chiamati a verificare la pertinenza di quella espressione, resistenza eroica. L’assenza di carburante ha determinato una conseguenza diretta e una misura immediata: la conseguenza è stata la rapidissima crescita dei prezzi del carburante e, di conseguenza, dei taxi “tradizionali”: se prima, una vettura dall’aeroporto a Centro Habana poteva costare tra i 20 e i 30 dollari, adesso per il medesimo trasporto la richiesta è di 50 dollari; la misura immediata assunta dal governo è stata quindi a più livelli, gli automobilisti possono acquistare fino a un massimo di 20 litri di benzina, tutte le attività che richiedono energia da carburante sono state riorganizzate e si è registrata una formidabile spinta verso l’energia solare con la moltiplicazione di pannelli e kit a energia fotovoltaica. All’Avana tutto questo è evidente: il traffico stradale è sensibilmente ridotto; i taxi continuano a percorrere le strade della capitale, ma si assiste alla moltiplicazione dei cosiddetti “tricicli” elettrici che sono in realtà delle vetture tipo apecar calessino a sei posti, come pure sempre più diffusi sono i motorini elettrici, in gran parte di produzione cinese. Ovviamente, uno schema analogo, di tipo alternativo, basato su energie da fonti rinnovabili, riguarda anche altri settori della vita pubblica a Cuba: i pannelli e i kit fotovoltaici sono sempre più diffusi, la Cina ha già donato 5 mila sistemi fotovoltaici che le autorità cubane hanno immediatamente provveduto a installare, entro il 2028 saranno completati 92 parchi solari anche questi di produzione cinese; in generale, l’accelerazione nell’installazione e nell’utilizzo del fotovoltaico a Cuba è senza precedenti e procede a un ritmo che non ha eguali in altri Paesi. Anche questo si vede all’Avana, tra batterie che vengono alimentate, installate e sostituite, e una straordinaria abilità, che tutti a Cuba possiedono, di costruire, riparare, sostituire, modificare, installare, con il poco che si ha a disposizione. In generale, è tutto basato su questo concetto, ottenere il massimo con il poco che si ha. Qualcuno ha detto “una resistenza che si fa con il cacciavite” (altro strumento onnipresente nella quotidianità di Cuba), ma più in generale si può parlare di una resistenza che è possibile proprio grazie al funzionamento del sistema: c’è poco, dunque sprechi non sono possibili, e occorre individuare le priorità, per fare in modo che il poco sia concentrato in funzione delle priorità, assegnato in base alle priorità: il servizio di trasporto continua a funzionare per tutti, ma se le linee vengono ridefinite e gli autobus sono meno di quanti ne servirebbero, aumentano in proporzione gli autobus riservati al trasporto dei lavoratori e degli studenti, perché, com’è naturale pensare, sono i lavoratori a garantire la produzione e a tenere in piedi il Paese, dunque questo servizio è prioritario. Sembra logico, ma quanti Paesi occidentali adotterebbero la medesima logica? Gli ospedali devono fare fronte a black out e carenze di macchinari e di strumenti, ma sono sempre, costantemente operativi, e il governo ha disposto, per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico, l’installazione di 10 mila sistemi fotovoltaici per scuole, ospedali e presidi sanitari e di 5 mila sistemi destinati a luoghi sociali come case di cura, case di infanzia e servizi comunitari. All’Avana, la domenica pomeriggio, in Habana Vieja e Centro Habana, ci si imbatte in scuole aperte, pur in un contesto in cui, a causa della difficoltà energetica, è stato introdotto un sistema di turnazioni, perché, come la salute, anche l’istruzione, a Cuba, è un pilastro, e fa parte di un sistema che, nel suo complesso, è orientato ai bisogni del popolo, non al privilegio di pochi. “Tutto per il popolo”, è un’altra delle espressioni che si sentono ripetere a Cuba. La “canasta básica”, basata sulla “libreta” fornisce tutti i prodotti base (riso, fagioli, zucchero, olio e caffè) a prezzo politico e anche se, nel corso degli ultimi anni, a causa degli effetti dei blocchi e della guerra economica, la quantità di prodotti è diminuita e i prezzi sono aumentati, questa garantisce il minimo a tutti. A Cuba non si muore in strada. Potremmo dire lo stesso nelle metropoli del ricco Occidente? Pianificazione, priorizzazione e organizzazione sono le parole d’ordine in un sistema che è appunto pianificato e organizzato proprio perché socialista. E torniamo allora alla domanda iniziale: sì, Cuba è in piedi e resiste, e ciò che si vede all’Avana conferma entrambe le affermazioni: che l’impatto del blocco e della guerra economica è pesante e provoca restrizione e sofferenza, e che ci troviamo qui di fronte a un popolo degno e cosciente, a cui il governo si rivolge con onestà, senza negare i problemi e cercando soluzioni, e che sa benissimo quali sono le cause della difficoltà e dei black out: l’aggressione scatenata dalla prima superpotenza militare del pianeta contro un’isola grande poco più di un terzo dell’Italia e con una popolazione pari a quella della sola Lombardia. Gianmarco Pisa
March 27, 2026
Pressenza
Cuba sotto assedio: blackout, resistenza e solidarietà internazionale
A Cuba la situazione è molto pesante. Si vive in uno stato di alto allarme dopole dichiarazioni di Trump, che parla di “regolare la situazione” nei modi che lui conosce. È dentro questo quadro che va letta la nuova, grave interruzione totale del Sistema Elettrico Nazionale cubano, verificatasi ieri alle […] L'articolo Cuba sotto assedio: blackout, resistenza e solidarietà internazionale su Contropiano.
March 27, 2026
Contropiano
La bancarotta in pillole/9
Segui il denaro. Il denaro dei profitti, quello della speculazione finanziaria, quello del debito pubblico (statunitense e italiano) e del pagamento dei relativi interessi, quello dell’inflazione che sta per esplodere. Alessandro Volpi ci indica con le sue “pillole” chi guadagna sulla morte di migliaia di iraniani, preparando al contempo la crisi […] L'articolo La bancarotta in pillole/9 su Contropiano.
March 21, 2026
Contropiano
Competizione USA-Cina: guerra al mercato energetico globale e cause dei rincari sul carburante
La guerra all’Iran viene letta anche come un tentativo da parte degli USA di adottare una Grand Strategy di contenimento dell’ascesa cinese dal punto di vista tecnologico e non solo, colpendo i Paesi che riforniscono la RPP di petrolio. Nonostante gli impatti della guerra sull’ambito energetico globale siano evidenti la Cina dimostra una capacità di reggere le interferenze in materia energetica grazie alla sua gestione e pianificazione in tale ambito. Non si può dire lo stesso del contesto “occidentale”, dove il limite maggiore è dato dalla quasi totale finanziarizzazione dell’energia e dell’aggancio dei prezzi alla Borsa di Amsterdam. A livello nostrano, a fronte del neonato decreto per lo sconto sulle accise dei carburanti, un decreto palliativo che non risolve i rincari in quanto durerà venti giorni soltanto, è chiaro che non esista alcun tipo di ragionamento prospettico sul tema energetico, ma anzi si continui ad agevolare la speculazione. Ne parliamo con Dario Di Conzo, docente a contratto all’Università di Napoli “L’Orientale” dove insegna “Riforme economiche della Cina Contemporanea”
March 19, 2026
Radio Blackout - Info
Il costo della guerra che ricade su famiglie e imprese
E’ del tutto evidente che le vittime delle guerre sono le donne e gli uomini che perdono la vita, i bambini ammazzati o privati del futuro, le migliaia di persone private dei diritti umani, costrette alla fame, alla sete e al freddo o che rimangono mutilate. Come sosteneva Gino Strada: “le vittime di una guerra, qualsiasi guerra, sono sempre i civili, che non hanno colpe. Ecco perché la guerra è sbagliata in se”. Vi sono poi i costi delle guerre che possono ricadere pesantemente anche su chi è lontano dai conflitti. Ovviamente c’è chi sulle guerre fa affari d’oro, soprattutto vendendo armi, ma anche combustibili (per esempio il gas naturale liquefatto), soprattutto grazie a chi ancora spera di raggiungere la sicurezza energetica mediante l’utilizzo dei combustibili fossili e continua a rincorrere sempre le stesse perdenti soluzioni. Secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA, l’attacco militare all’Iran iniziato sabato scorso rischia di presentare un conto molto salato alle imprese italiane: quasi 10 miliardi di euro in più nel 2026. A pesare è soprattutto l’impennata dei prezzi di gas ed energia elettrica registrata negli ultimi giorni. “Se le attuali tensioni dovessero tradursi in rincari strutturali dei costi energetici, si legge nel report della CGIA di Mestre, le aziende italiane potrebbero trovarsi a pagare quest’anno 7,2 miliardi di euro in più per l’elettricità e altri 2,6 miliardi per il gas. Una variazione percentuale rispetto al 2025 del +13,5”. Le stime elaborate dagli artigiani mestrini si basano su alcune ipotesi precise: consumi nel 2025-2026 in linea con gli ultimi disponibili (2024); prezzo medio annuo dell’energia elettrica pari a 150 euro per MWh; prezzo medio del gas a 50 euro, mantenendo quindi un rapporto di 3 a 1 tra elettricità e gas, in linea con quanto osservato mediamente nel triennio 2023-2025. In questo scenario, l’effetto combinato dei rincari energetici rischia di comprimere ulteriormente i margini delle imprese, già messi alla prova da un contesto internazionale instabile. Le realtà imprenditoriali più penalizzate dall’incremento delle bollette sarebbero quelle ubicate nelle regioni dove la presenza delle attività commerciali e produttive è più diffusa. Come la Lombardia che dovrebbe registrare un aumento dei costi energetici di quasi 2,3 miliardi di euro. Seguono l’Emilia- Romagna con +1,2 miliardi, il Veneto con 1,1 miliardi, il Piemonte con 879 milioni e la Toscana con 670 milioni. Alla vigilia dell’attacco israelo-americano all’Iran (venerdì 27 febbraio), il gas scambiava a 32 euro al megawattora e l’energia elettrica a 107,5 euro. Nel giro di pochi giorni (al 4 marzo del 2026) i prezzi sono balzati rispettivamente a 55,2 e 165,7 euro, per poi flettere di poco. Un’impennata che riflette le tensioni geopolitiche e l’incertezza sui mercati. È inevitabile che le quotazioni dell’energia reagiscano a un conflitto in un’area così delicata per gli equilibri globali. Molto dipenderà dalla durata e dall’intensità della crisi: più il confronto si prolunga, maggiore è il rischio di ulteriori rialzi. Prezzi dei carburanti in aumento che incidono pesantemente anche sui bilanci familiari. Una situazione che fa porre all’Adiconsum la domanda: Inflazione o speculazione? “Aumenti di 30 centesimi del prezzo del carburanti da un giorno all’altro in presenza, e non in mancanza, di stoccaggi consistenti, fanno pensare ad aspetti speculativi anziché a normali trend inflazionistici, che si riflettono sui bilanci di famiglie e piccole e medie imprese già stremate, aggravando una già pesante crisi sociale. Per questo, sottolinea l’Associazione Difesa Consumatori, insieme alle altre Associazioni Consumatori riconosciute dalla legge, abbiamo richiesto l’attivazione di un puntuale monitoraggio da parte di Mr. Prezzi per accertare la reale natura degli aumenti, se di natura inflazionistica o speculativa. Esprimiamo apprezzamento anche all’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) per aver attivato l’Unità di Vigilanza Energetica, anch’essa impegnata nella rilevazione dei prezzi all’ingrosso e al dettaglio di gas ed elettricità. Ricordiamo che l’aumento dei prezzi dei carburanti ed in particolare del gas è determinante perché è dal gas che si produce una buona fetta di energia elettrica nel nostro Paese. Il rialzo dei loro prezzi quindi produce un effetto domino sui prezzi dei beni e sulle tariffe dei servizi”. Le stime più severe indicano diversi scenari, legati soprattutto alla durata della guerra e alla sua influenza sui mercati del gas. Con un aumento del 10% delle tariffe di luce e gas, la spesa aggiuntiva per una famiglia potrebbe raggiungere circa 207 euro l’anno. Se invece gli incrementi arrivassero al 20% per il gas e al 15% per l’elettricità, il costo supplementare salirebbe a circa 378 euro annui. Nello scenario più critico, con gas a +30% e luce a +25%, l’aggravio potrebbe toccare 585 euro all’anno per nucleo familiare. Gli aumenti colpiranno soprattutto chi ha contratti energetici a prezzo variabile, cioè tariffe indicizzate all’andamento dei mercati. In Italia circa un quarto delle forniture di gas rientra in questa tipologia. Se i prezzi continueranno a crescere, queste utenze potrebbero subire modifiche tariffarie e nuovi rincari, un rischio che riguarda anche l’energia elettrica. Diversa la situazione per chi ha sottoscritto contratti a prezzo fisso, che resteranno invariati fino alla scadenza. Tuttavia, al momento del rinnovo, i fornitori potrebbero aggiornare le condizioni economiche applicando gli aumenti di mercato. E, come sottolinea la FISAC CGIL, “la categoria più esposta resta quella degli utenti vulnerabili, spesso già in condizioni economiche fragili e spesso legati a contratti indicizzati. Nel caso dell’elettricità, la tariffa viene aggiornata ogni tre mesi sulla base dell’indice PUN (Prezzo Unico Nazionale). Per il gas, invece, l’adeguamento è mensile ed è collegato all’indice PSV (Punto di Scambio Virtuale). Già a gennaio le bollette del gas nel mercato tutelato per gli utenti vulnerabili hanno registrato un aumento del 10,5% rispetto a dicembre 2025, segnale di una dinamica che potrebbe accentuarsi con l’inasprirsi del conflitto”. Intanto, ARERA ha costituito l’Unità di Vigilanza Energetica con il compito di monitorare in tempo reale l’evoluzione dei prezzi all’ingrosso e al dettaglio di gas ed elettricità, valutare i possibili effetti sui corrispettivi applicati ai clienti finali e fornire al Governo, al Parlamento e alle Istituzioni europee gli elementi di analisi necessari per le valutazioni di competenza. Qui le stime della CGIA Redazione Italia
March 13, 2026
Pressenza