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L’Italia costretta a rimanere al palo. Ocse, Fmi e Bruxelles si mettono di traverso
Alla fine anche secondo l’ultimo Economic Outlook dell’Ocse, l’economia italiana crescerà solo dello 0,5% nel 2026, mentre “il nuovo shock energetico pesa su consumi delle famiglie, investimenti ed export”, frenando lo slancio legato all’aumento delle spese legate al Pnrr. In pratica è la stessa valutazione sulla crescita dell’Italia fatta dalla […] L'articolo L’Italia costretta a rimanere al palo. Ocse, Fmi e Bruxelles si mettono di traverso su Contropiano.
June 5, 2026
Contropiano
IL PARADOSSO DEI DATA CENTER IN ITALIA: COLOSSI ENERGIVORI IN UNA TERRA IN PIENA CRISI ENERGETICA.
In piena crisi energetica, è arrivata in Italia la corsa all’oro dei data center. Da una parte ci sono investimenti miliardari legati all’intelligenza artificiale e ai suoi server, dall’altra la preoccupazione di chi abita e lavora in territori dove ora si vorrebbero costruire grandi hub per la raccolta dati. Già contestati negli Stati Uniti, i data center sono altamente energivori e hanno bisogno di un elevato consumo di acqua per il raffreddamento delle macchine. In un tempo di crisi energetica, di blackout localizzati e rincari nelle bollette, l’Italia di Giorgia Meloni vuole diventare l’hub digitale del Mediterraneo. Una rete infrastrutturale su cui si gioca una nuova partita che riguarda lo sfruttamento, il consumo di suolo, lo sperpero idrico e lo (scarso) impatto per quanto riguarda i posti di lavoro. I data center tendono a essere localizzati in territori dove c’è maggiore richiesta: è il caso della Lombardia, dove si concentrano ad oggi i maggiori progetti realizzativi dei data center. Secondo le stime, sul territorio si concentrano 67 dei 168 impianti censiti in Italia nel 2024. E, come sottolinea la giornalista freelance Rita Cantalino, intervistata da Radio Onda d’Urto sul tema: “le richieste di connessione alla rete di alta tensione presentate a Terna hanno raggiunto quasi i 40 GW nella sola Lombardia: circa la metà degli 80 GW richiesti a livello nazionale”. E’ proprio la Lombardia ad aver approvato, martedì 26 maggio 2026, il progetto di legge che dovrebbe regolamentare l’apertura di nuovi data center per la Regione. Sulla carta la legge servirebbe per disincentivare i colossi a realizzare gli hub per la raccolta dati in territori “vergini”, come campi agricoli o aree verdi. La costruzione dei data center in terreni vergini non è stata però vietata: sono aumentati gli oneri di costruzione, del 100% in più rispetto ad oggi nelle aree agricole e il 200% in più nei parchi. Briciole per i giganti economici dei servizi cloud e AI. Dal mondo agricolo alle associazioni, fino ai privati cittadini e ai sindacati, però, sono molte le proteste in Lombardia. Ne abbiamo parlato con Rita Cantalino, giornalista freelance che si occupa di ambiente e diritti umani. Ascolta o scarica.
June 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Roma. Il teatro della posa della prima pietra del Termovalorizzatore
La posa della prima pietra del futuro termovalorizzatore di Roma a Santa Palomba segna l’inizio dei cantieri, ma sancisce anche il picco massimo di uno spettacolo mortificante per l’intelligenza dei cittadini. Il caso del mega-impianto capitolino è l’emblema di un sistema che ha sostituito la verità scientifica e la coerenza […] L'articolo Roma. Il teatro della posa della prima pietra del Termovalorizzatore  su Contropiano.
May 28, 2026
Contropiano
Confindustria piange, ma non capisce
Con il solito senso del “servizio”, o del servitore, la stampa italiana ha dato conto delle lamentazioni e delle richieste del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, al Festival dell’economia di Trento. Pura trascrizione del ragionamento, senza alcuna domanda sulle scelte degli imprenditori italiani, come se lo sguardo indagatore della stampa […] L'articolo Confindustria piange, ma non capisce su Contropiano.
May 25, 2026
Contropiano
Cuba e gli effetti del bloqueo. Cosa succede a L’Avana?
La situazione a Cuba è estremamente critica: l’elettricità viene razionata per gran parte della giornata e il petrolio è quasi esaurito. Le persone scendono in strada con manifestazioni e cacerolazos. La strategia USA è evidente, orientata a un progressivo strangolamento economico del Paese, attraverso un blocco permanente ed extraterritoriale che incide direttamente sulle condizioni di vita della popolazione: energia, carburante, trasporti, medicinali e alimenti. Sembrerebbero in corso delle negoziazioni con gli Stati Uniti sulla possibilità di far arrivare aiuti umanitari attraverso soggetti terzi, come la Chiesa cattolica. Gli USA provano inutilmente a presentarsi al popolo cubano come estranei alla crisi, facendo arrivare aiuti e provando ad addossarne la responsabilità al governo. In questo, gioca un ruolo decisivo la propaganda occidentale: da mesi i grandi network descrivono Cuba esclusivamente come un “regime al collasso”, oscurando deliberatamente l’impatto devastante del bloqueo e ignorando le responsabilità dirette della guerra economica statunitense. Ne abbiamo parlato con un compagno che si trova attualmente a L’Avana.
49.000 persone senza elettricità: il fornitore preferisce alimentare i datacenter della IA
Le comunità che vivono vicino al Lago Tahoe, in Califonia, dovranno trovare un nuovo fornitore di energia entro maggio 2027: il loro attuale fornitore, NV Energy, ha comunicato che interromperà la fornitura elettrica alla regione per destinare capacità alla crescente domanda dei datacenter del vicino Nevada. La decisione coinvolge circa 49.000 residenti californiani serviti da Liberty Utilities, che dipende per il 75% dell'energia proprio da NV Energy. Liberty Utilities, con sede in California, acquista da anni la maggior parte della propria energia dalla utility del Nevada attraverso accordi temporanei. NV Energy ha però notificato che tali contratti non verranno più rinnovati: la motivazione principale indicata è la necessità di liberare capacità per sostenere l'espansione dei datacenter nel Nevada settentrionale, un settore che secondo i piani energetici della stessa NV Energy potrebbe generare fino a 5.900 MW di nuova domanda entro il 2033. La crescita dei data center ha già portato NV Energy a stipulare nuovi accordi con grandi aziende tecnologiche. Amazon, ad esempio, ha concordato il supporto allo sviluppo di 700 MW di energia «a basse emissioni» destinata alle operazioni dei data center di Reno, inclusi 100 MW di energia geotermica. Leggi l'articolo
Nucleare: a volte ritornano… Una questione di prospettiva
Giorgia Meloni ha annunciato ieri la prossima proposta di legge per un ritorno al nucleare civile in Italia. In sé non è una novità: è parecchio tempo che si assiste a una campagna di propaganda a favore del ritorno al nucleare civile: campagna basata sulla bellezza e efficienza delle nuove centrali (più piccole e più sicure), sulle rassicurazioni riguardo allo stoccaggio delle scorie, sulla necessità di aumentare la produzione di energia. La verità è che un serio dibattito sul tema dell’energia è assente dalla pubblica piazza. Come direbbero in coro tutti i movimenti ecologisti: businness as usual, ciò che conta è fare soldi. Il sistema di produzione e distribuzione dell’energia è basato sul concetto che l’energia sia un bene da vendere; l’energia in sé e i metodi per produrla; la sostanziale sopravvivenza delle fonti fossili, nonostante tutti i conclamati “effetti collaterali” (CO2, malattie, inquinamento di terreni e falde acquifere ecc.), è dovuta al tremendo businness che c’è intorno alla medesima: estrazione, trasporto, trasformazione, consumo e smaltimento: tutte attività altamente lucrative e, in gran parte, nelle mani delle lobbies finaziarie. Questo circuito malefico produce ricchezza per ogni attore del medesimo. Per questo il sistema si basa su centri di produzione e su un sistema di distribuzione: che il produttore sia fossile, nucleare o perfino centrali elettriche basate su fonti rinnovabili (grandi estensioni fotovoltaiche o parchi eolici giganteschi perfino off shore) non cambia la visione: l’obiettivo è vendere. E in questa visione vediamo cascare perfino amici che si definiscono “ecologisti”. Le cose sarebbero diverse se cominciassimo a considerare l’energia come un bene comune collegato con il bene comune più grande che abbiamo a disposizione: il pianeta. E, conseguentemente, considerare che il pianeta ha risorse limitate e che, come attestano ogni anno gli studi dell’Overshoot Day, noi ne stiamo abusando. Se consideriamo l’energia e la sua produzione come bene comune la prima cosa da fare sarebbe curarne l’efficienza: le reti elettriche hanno un livello di dispersione variabile che può superare il 10% e che è proporzionale alla distanza percorsa. Le reti elettriche sono state utili a portare, molti anni fa, la corrente elettrica in ogni casa; sono ancora utili per portare grandi quantità a una fabbrica energivora. Ma la tecnologia attuale consente perfettamente a tutti gli edifici pubblici di essere trasformati in una casa passiva, cioè in un edificio che produce l’energia che consuma; a Bolzano, per esempio,  l’hanno fatto molti anni fa, perché altrove no? Perché nel fare una casa passiva non si compra più energia da nessuno, finisce l’affare Il famoso criticatissimo superbonus ma molto di più la Legge sulle Comunità Energetiche sono stati tentativi di andare nella direzione del bene comune. Ma della legge sulle Comunità Energetiche non si parla e già alcune holding di profitto stanno provando a vedere se si può lucrare anche lì e stravolgere l’idea che il risparmio, la localizzazione e la condivisione siano la soluzione al problema. Alla politica bisognerebbe chiedere di pensare, finanziare ed implementare sistemi di liberazione dell’energia dal profitto, cominciando da tutto quello che si può fare direttamente con le proprietà dello Stato. Sarebbe un investimento che, tra l’altro, comporterebbe nel giro di poco tempo un guadagno da parte delle amministrazioni locali e nazionali, così come possono testimoniare coloro che l’hanno fatto, sia nel pubblico che nel privato. Una questione pratica di buon senso. Ma, come al solito, il tema di fondo è che dovremmo cambiare paradigma e prospettiva e mettere al centro il Bene Comune, l’Essere Umano e la sua casetta blu, velata dalle nubi. Olivier Turquet
May 14, 2026
Pressenza
La Carovana – Iniziativa regionale delle associazioni ambientaliste e sociali dell’Emilia-Romagna
La Carovana è un’importantissima iniziativa delle associazioni ambientaliste e sociali dell’Emilia-Romagna RECA e AMAS-ER. Esse formano una vasta rete di connessioni e relazioni capillari sul territorio dell’Emilia-Romagna, un’esperienza unica in Italia che raccoglie, complessivamente, un centinaio tra associazioni, sindacati e partiti. La Carovana dei DIRITTI E ROVESCI percorrerà tappa per tappa, tutti i capoluoghi di provincia facendo parlare territori e soggetti impegnati nella loro tutela al fine di superare silenzi e resistenze di chi avrebbe il compito primario dell’ascolto, la politica. Le associazioni hanno raccolto le firme per le 4 leggi di iniziativa popolare su Acqua, Energia, Rifiuti e Consumo di suolo oltre che sul No all’autonomia differenziata ma non sono state prese in considerazione dalla Regione e le proposte giacciono, dimenticate, nel tradimento di quello che dovrebbe essere un diritto e un dovere per la partecipazione sociale e le garanzie democratiche. I territori sono in difficoltà a comunicare al di fuori delle persone già sensibilizzate, le storture di tutti i problemi sociali e ambientali di cui si occupano con impegno e che diventano ogni giorni più pressanti. In ogni tappa il territorio si racconterà mettendo in luce le criticità, le vertenze e le lotte per un ambiente più sano, per la salute, la giustizia climatica e sociale e si concluderà con un Convegno, a Bologna il 13 e 14 giugno alla presenza di esperti e con le testimonianze sulle attività delle nostre realtà che hanno a cuore i propri territori, l’ambiente, la giustizia sociale e il futuro delle prossime generazioni per far conoscere a tutti non solo il nostro impegno ma anche le sue ragioni.   Per aderire al finanziamento del DOCUFILM sulla Carovana dei DIRITTI E ROVESCI dell’Emilia-Romagna, trovate informazioni su  recaemiliaromagna.it  e amaser.it, ma anche qui: https://sostieni.link/40361.   Il progetto della Carovana: https://www.recaemiliaromagna.it/   La prossima tappa-Modena https://www.recaemiliaromagna.it/event-item/carovana-3-tappa-modena/   Comitato organizzativo Carovana RECA_AMAS ER Per ulteriori informazione rivolgersi a: Viviana Manganaro viviana.manganaro@gmail.com cell. 3317838197 o a: Corrado Oddi corrado.oddi131157@gmail.com cell. 3429218650   Seguici sul sito  amaser.it e sull’evento Facebook  Redazione Romagna
May 8, 2026
Pressenza
Cuba sotto assedio, ma non piegata: la risposta della Rivoluzione alle minacce di Trump
C’è un’immagine che più di tutte restituisce il senso storico del momento: oltre mezzo milione di persone riunite alla Tribuna Antimperialista José Martí, all’Avana, nel giorno dei lavoratori. Non una semplice celebrazione, ma una dimostrazione politica, consapevole, collettiva. Un popolo che si stringe attorno alla propria storia e al proprio […] L'articolo Cuba sotto assedio, ma non piegata: la risposta della Rivoluzione alle minacce di Trump su Contropiano.
May 5, 2026
Contropiano
[Ponte Radio] Una smodata domanda di energia
Quando si parla di crisi energetica si dà per ovvia un'infinita domanda energetica a supporto di stili di vita sempre più insostenibili. Ma questa domanda è davvero così ineluttabile? Proviamo a indagare nel profonodo l'impatto devastante che le tecnologie hanno sulla richiesta energetica mondiale e la responsabilità delle nostre scelte riguardo al disastroso scenario in cui ci troviamo. A cura di Radio Wombat.  
May 1, 2026
Radio Onda Rossa