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CAGLIARI: 91 DENUNCE CONTRO LE MANIFESTAZIONI PER LA PALESTINA E ANTIFASCISTE DELL’AUTUNNO 2025
Sono ben 72 le persone indagate, in Sardegna, per i blocchi e le manifestazioni dell’autunno 2025 per la Palestina, quelle all’insegna della parola d’ordine “Blocchiamo tutto”. Le accuse nei confronti di compagne e compagni sono, a vario titolo, violazione dell’obbligo di preavviso di manifestazione, interruzione e turbamento del servizio di trasporto pubblico, blocco stradale e resistenza aggravata. Non solo. Altre 19 persone sono indagate per la mobilitazione antifascista, il 1 novembre 2025, sempre a Cagliari, contro i fascisti di Blocco Studentesco. Il commento, sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, di Fawzi Ismail, dell’Associazione di amicizia Sardegna-Palestina e di Udap (Unione democratica Arabo-Palestinese). Ascolta o scarica.
February 24, 2026
Radio Onda d`Urto
“LIBERARE ÖCALAN, DIFENDERE IL ROJAVA”: SABATO 14 FEBBRAIO 2026 MANIFESTAZIONI A ROMA, MILANO E CAGLIARI
Il 15 febbraio 2026 ricorrerà il ventisettesimo anniversario del rapimento del leader e cofondatore del Partito dei Lavoratori del Kurdistan Abdullah Öcalan nel 1999, a Nairobi, in Kenya. Da quel giorno Öcalan è detenuto sull’isola-carcere di Imrali, nel mar di Marmara, in Turchia. Il leader del Movimento di liberazione curdo si trovava in Kenya perché diretto in Sud Africa, dove Nelson Mandela gli aveva offerto asilo politico dopo che diversi paesi europei – Italia compresa – glielo avevano negato. Da mesi, infatti, aveva lasciato la Siria – minacciata dalla Turchia di invasione se non l’avesse cacciato dal proprio territorio – per intraprendere un viaggio in Europa in cerca di appoggio diplomatico per una soluzione politica della questione curda. La cattura di Öcalan, e la sua consegna allo stato turco, furono orchestrate dai servizi segreti di diverse potenze capitaliste e imperialiste globali. Per questo il Movimento di liberazione curdo parla di “complotto internazionale”. Ogni anno, il 15 febbraio – il “giorno nero” – le comunità curde, che vedono in Öcalan la propria avanguardia politica, scendono in piazza in Kurdistan, in Europa e nel mondo insieme alle persone solidali con la loro causa. Quest’anno, 2026, l’anniversario del rapimento di Öcalan cade in un momento storico nel quale l’esperienza rivoluzionaria di autogoverno della Siria del nord-est (Rojava) secondo il modello del confederalismo democratico (ideato proprio dal leader del movimento curdo) affronta una minaccia esistenziale – l’ennesima – a causa della pesante offensiva mossa dal cosiddetto governo di transizione siriano dai primi giorni del mese di gennaio. Per questo in Italia, sabato 14 febbraio 2026 sono previste tre manifestazioni di piazza: a Roma (Piazza Indipendenza, ore 14.30), a Milano (Largo Cairoli, ore 14.30) e a Cagliari (Piazza Garibaldi, ore 17). La parola d’ordine, quest’anno, è “Liberare Öcalan, difendere il Rojava”. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto, per presentare i cortei, Tiziano Saccucci dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia. Ascolta o scarica.   *La rete locale della campgana “Rise up 4 Rojava” ha organizzato una partenza collettiva per raggiungere il corteo di Milano da Brescia: appuntamento alle ore 13 alla Stazione Fs. Riportiamo di seguito il comunicato di Uiki Onlus, Rete Kurdistan, Centro socio-culturale Ararat di Roma e Associazione confederalismo democratico Kurdistan di Milano: Kobane è sotto assedio. Undici anni fa era l’ISIS a stringere d’assedio la città simbolo della resistenza curda, oggi sono le forze del nuovo governo siriano, affiancate da milizie filoturche, a chiudere ogni via di fuga. Cambiano gli attori, ma non la logica: cancellare l’esperimento politico curdo e ridurlo a una parentesi da archiviare con la forza. Il ritiro forzato delle Forze della Siria Democratica (SDF) da Raqqa, Tabqa e Deir ez-Zor ha ridotto drasticamente il territorio amministrato dall’Amministrazione Autonoma Democratica del Nord-Est della Siria (DAANES). Kobane è oggi senza elettricità, acqua, riscaldamento, carburante e collegamenti internet, mentre migliaia di civili provenienti dai villaggi circostanti hanno trovato rifugio in città, aggravando una situazione già al collasso. Bambini, anziani e famiglie dormono all’aperto o in tende improvvisate, mentre le strutture sanitarie operano senza corrente. Le SDF continuano a difendere la popolazione civile e a garantire la custodia dei prigionieri ISIS, ma il collasso di prigioni e campi rischia di favorire fughe di massa e la riorganizzazione di cellule jihadiste, minacciando la stabilità regionale e la sicurezza internazionale. Alla base della DAANES c’è il Confederalismo Democratico, il progetto politico sviluppato da Abdullah Öcalan, leader storico del movimento curdo. La sua visione rifiuta lo Stato-nazione come strumento di oppressione e propone autonomie locali, consigli popolari, parità di genere, economia cooperativa e autodifesa comunitaria. Questo modello ha ispirato la costruzione di un progetto di Siria plurale, dove curdi, arabi, cristiani, ezidi e altre minoranze hanno coabitato, sperimentando forme di democrazia diretta e convivenza tra identità diverse. È qui che l’ISIS è stato sconfitto, al prezzo di migliaia di vite, dimostrando che un Medio Oriente libero e democratico è possibile. La rivoluzione del Rojava e l’esperimento dell’autogoverno sono oggi messi in pericolo non solo dalle offensive militari, ma anche dall’inerzia della comunità internazionale, che osserva mentre città come Kobane vengono isolate e private dei servizi essenziali. In questo contesto, la liberazione di Abdullah Öcalan rimane centrale. Dal 1999, Öcalan è detenuto in isolamento sull’isola-prigione di Imrali: la sua detenzione non rappresenta solo una violazione dei diritti umani, ma costituisce un ostacolo alla pace e alla risoluzione della questione curda in ognuno dei paesi in cui il Kurdistan è diviso. Öcalan ha più volte proposto soluzioni politiche e negoziati per il riconoscimento dei diritti dei curdi all’interno dei paesi in cui questi vivono, e la sua liberazione è un passo fondamentale per sostenere l’autogoverno del Rojava e le prospettive di stabilità regionale. Inoltre il leader curdo ha mostrato la sua volontà di concludere il conflitto ancora una volta il 27 febbraio scorso, aprendo la via ad un nuovo processo di pace con lo scioglimento del PKK. Quel processo, è ora più fragile che mai. Come nel passato, la resistenza continua. A Kobane, la popolazione civile si mobilita per difendere la città, con donne e uomini, curdi ed ezidi, armeni e siriaci che sostengono la difesa dei quartieri. Quello che è in gioco non è soltanto un territorio, ma un intero modello politico: la possibilità concreta di costruire una Siria democratica, plurale e inclusiva, che sfidi il fondamentalismo e il centralismo autoritario. Il 14 febbraio 2026 ci ritroveremo in corteo a Roma e Milano per chiedere la liberazione di Abdullah Öcalan e di tutti i prigionieri politici in Turchia, per difendere la rivoluzione curda e il futuro delle comunità del Nord-Est della Siria. Tacere oggi significherebbe voltare le spalle a chi ha combattuto l’ISIS e tradire chi dimostra, da oltre dieci anni, che un Medio Oriente libero e democratico è possibile. La resistenza continua, e noi saremo al loro fianco. ROMA – 14 Febbraio ore 14:30 – Piazza indipendenza MILANO – 14 Febbraio ore 14:30 – Largo Cairoli Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia Retekurdistan Italia Comitato Il tempo è Arrivato – Libertà per Öcalan Centro Socio-Culturale Ararat Associazione Confederalismo Democratico Kurdistan
February 11, 2026
Radio Onda d`Urto
MASSA CARRARA: CORTEO CONTRO LE 37 DENUNCE PER LA SOLIDARIETÀ ALLA PALESTINA
Questa mattina, sabato 24 gennaio 2026, un corteo ha attraversato le vie di Massa Carrara in risposta alle denunce che hanno colpito ben 37 compagne e compagni per le manifestazioni in solidarietà alla Palestina dell’autunno 2025. I fatti contestati a compagne e compagni riguardano lo sciopero generale per la Palestina con corteo a sostegno della Global Sumud Flotilla del 3 ottobre scorso a Massa. I provvedimenti – in linea con il pacchetto sicurezza trasformato in legge lo scorso anno dal governo Meloni – contestano i reati di interruzione di pubblico servizio, blocco ferroviario e manifestazione non autorizzata, cui si aggiungono almeno una cinquantina di multe. Colpiti dalla repressione, che continua a prendere di mira chi si è schierato (e continua a schierarsi) al fianco del popolo palestinese, sono studenti e studentesse, sindacalisti/e e tante persone che, a vario titolo, attraversano associazioni e altre realtà sociali e di movimento del territorio. Dal corteo di Massa Carrara, su Radio Onda d’Urto l’intervento di uno dei denunciati, un compagno del sindacato Usb. Ascolta o scarica. Sempre dal corteo di Massa Carrara, il contributo per Radio Onda d’Urto di Antonelle Bundu, di Toscana Rossa. Ascolta o scarica.  
January 24, 2026
Radio Onda d`Urto
EX-ILVA: PROSEGUE LA MOBILITAZIONE OPERAIA. AGGIORNAMENTI DA TARANTO E GENOVA
Mentre il ministro Urso dovrà rispondere in Parlamento a diverse interrogazioni, sia su Iveco che Ilva, nelle strade prosegue la lotta degli operai dell’ex-Ilva contro la dismissione ipotizzata dal Governo per marzo. Ieri, 2 dicembre 2025, a Genova i lavoratori di Ilva, – insieme a delegazioni solidali di Ansaldo, Fincantieri e Leonardo – hanno occupato aeroporto e autostrada. Oggi prosegue il presidio permanente, con assemblee e blocchi. Domani, 4 dicembre, sciopero di tutto il comparto metalmeccanico del territorio in solidarietà agli operai dell’ex-Ilva. Su Radio Onda d’Urto il collegamento telefonico con Stefano Bonazzi della Fiom-Cgil di Genova. Ascolta o scarica. A Taranto, da ieri, è sciopero a oltranza. Lavoratori e delegati sindacali – confederali e di Usb – hanno continuato con i presidi dentro e fuori lo stabilimento, oltre che lungo l’attigua statale 100, la Taranto-Bari, con traffico interrotto e deviato. Stamattina, 3 dicembre, bloccata pure la statale 106 e nell’area imprese del siderurgico, dopo che l’azienda dell’appalto Semat Sud ha annunciato la chiusura e 220 licenziamenti. Il Consiglio di fabbrica, insieme ai lavoratori, ha annunciato l’intensificazione delle iniziative di lotta fino alla convocazione di un tavolo unico a Palazzo Chigi per nord e sud e al ritiro del piano Urso. Dai blocchi attorno all’ex Ilva di Taranto, su Radio Onda d’Urto è intervenuto Francesco Rizzo, coordinatore dell’Usb locale. Ascolta o scarica.
December 3, 2025
Radio Onda d`Urto
“No Meloni day” a Torino, blocchi, cariche e un arresto
Contro l’escalation bellica e i tagli alle scuole e alle università, e in solidarietà con la Palestina, venerdì, è stata una giornata di lotta e sciopero studentesco in decine di città italiane, organizzato da collettivi studenteschi e dal movimento Fridays For Future, per denunciare anche “una situazione drammatica per la scuola, con investimenti a pioggia nell’economia bellica e poco o nulla per formazione, istruzione, cultura”. La giornata di mobilitazione di venerdì è stata anche definita come “No Meloni Day”, con il blocco non solo di scuole, ma anche di Università, con scioperi, presidi e manifestazioni. Ieri, domenica, all’alba gli agenti della Digos di Torino hanno fatto irruzione a casa di uno studente diciottenne, attivista dei collettivi studenteschi torinesi, che è stato arrestato e posto agli arresti domiciliari. Stamattina comparirà davanti al giudice per il processo per direttissima. L’operazione è stata eseguita in flagranza differita, una procedura che permette l’arresto anche a distanza di ore dal fatto. La reazione del mondo studentesco non si è fatta attendere, con un comunicato di diffuso ieri e che riportiamo per intero e diversi appuntamenti: oggi alle ore 16 davanti alla Prefettura in Piazza castello, domani alle ore 18, appuntamento a Palazzo Nuovo per l’assembea pubblica di Torino per Gaza e il 28 novembre, giornata di sciopero generale. Abbiamo chiesto a uno studente del collettivo del liceo Einstein di raccontarci la giornata di venerdì e di darci più informazioni rispetto all’arresto di ieri e ai prossimi appuntamenti. Di seguito, il comunicato uscito ieri dal Collettivo Gioberti di Torino, Assemblea studentesca e KSA Torino a seguito dell’arresto in flagranza differita nei confronti di Omar, uno studente del liceo Gioberti che ha partecipato alla manifestazione studentesca di venerdì 14 novembre. Stamattina, domenica 16 novembre, la polizia è piombata in casa di uno studente appena diciottenne, portandolo in questura per poi metterlo ai domiciliari, impedendogli categoricamente di andare a scuola nei prossimi giorni, il suo processo è fissato per domani in direttissima e non gli sono neanche stati consegnati gli atti per preparare la difesa, che invece che in mesi dovrà essere preparata in ore. Omar non è che uno studente, un compagno di scuola e di lotta, un coetaneo che la polizia ha deciso di individuare come soggetto su cui accanirsi violentemente per colpire ed intimidire tutti coloro che hanno preso parte allo sciopero di venerdì 14 novembre. È evidente infatti, che quest’azione miri a rompere l’unità e la coesione studentesca andatasi a creare dopo mesi di mobilitazioni e occupazioni che hanno visto protagoniste più di quaranta scuole Torinesi, nel tentativo di spaventare lə innumerevoli studentə che si sono viste protagoniste delle piazza di venerdì e provando a sminuire le azioni che sono state fatte a seguito di decisioni COLLETTIVE, riducendole ad un atto dislocato e facendone gravare le conseguenze su una singola persona. In una giornata che ha visto un grande coinvolgimento da parte delle scuole, la risposta da parte delle forze dell’ordine non è stata che violenta, prima a Porta Nuova e in un secondo tempo a Città Metropolitana, luogo in cui ci siamo diretti per portare ancora un volta alla luce le gravi mancanze a livello strutturale e finanziario nell’istituzione scolastica, situazioni di disagio per cui lə studentə hanno bloccato le scuole dimostrando, come al liceo Lagrange, che nel momento in cui si fa pressione i fondi per ristrutturare le scuole magicamente compaiono. Alla città metropolitana c’eravamo tutte e rivendichiamo collettivamente ciò che invece la questura di Torino affilia ad una sola persona, e ricordiamo che i famosi scontri per i quali viene accusato Omar sono partiti dopo che la polizia ha chiuso uno studente in uno stanzino e gli ha spaccato la testa, prendendolo in ostaggio. Del resto, questo modus operandi non ci è nuovo. è un copione già scritto infatti, quello in cui le dimensioni di scontro di piazza collettive vengano depoliticizzate e ridotte a meri atti di violenza imputabili a singole soggettività, unico modo per legittimare la repressione su chi lotta contro gli sporchi interessi governativi, contro una scuola asservita alla conversione bellica, contro al taglio sempre crescente di fondi al welfare pubblico in favore del suprematismo occidentale a suon di bombe. Siamo indignati, incazzati, ma non così sorpresi da queste dinamiche repressive, infantili e quasi di ripicca da parte del governo, che si vede messo all’angolo dai giovani ormai esasperati che non si tirano indietro nel mostrare il loro dissenso ad un governo complice che giorno dopo giorno mette sempre più da parte la scuola, preparandosi a tagliare 600 milioni di euro dall’istruzione per investirli nell’industria bellica. Ma non basteranno i manganelli a farci abbassare la testa. Siamo tenaci, furiosi e non abbiamo paura di alzare la voce continuando a bloccare tutto per un futuro diverso,per un mondo nuovo. In piazza con Omar c’eravamo tutti. Non era da solo, e per quanto possano provare a confinarlo in casa e ad isolarlo non lo sarà nemmeno ora. Non gliela daremo vinta, la lotta è appena iniziata, torniamo nelle nostre scuole, alziamo la voce,disertiamo le lezioni, blocchiamo tutto, prendiamoci gli spazi scolastici che in quanto studenti ci appartengono e dimostriamo che gli studenti sono una collettività unita a cui i loro sporchi giochi di potere di divisione e repressione delle lotte Omar ha il diritto di andare a scuola esattamente come tutti noi. Se non lo potrà fare lui, non lo farà nessuno. Omar libero subito
November 17, 2025
Radio Blackout - Info
Due sabati per la Palestina a Vibo Valentia
Il movimento informale Coordinamento Pro Palestina Vibo Valentia sta cercando di far sentire a più riprese la sua voce per sensibilizzare il maggior numero di persone sulla causa palestinese, sulla causa di uno dei popoli più sfortunati della terra e della storia. Sabato 20 settembre davanti alla Prefettura cittadina si è svolto un “colorato” e sentito sit-in a sostegno del popolo palestinese, vittima da poco meno di un secolo di una pulizia etnica (per lo meno così la chiama lo storico israeliano Ilan Pappé in uno dei suoi più famosi volumi sul tema La pulizia etnica della Palestina); i volontari organizzatori si sono impegnati per rendere l’evento partecipato e soprattutto perché avesse un forte significato simbolico. E’ stata organizzata una solenne e sentita performance: alcuni attivisti rigorosamente vestiti di nero si sono stesi su dei lenzuoli bianchi macchiati di sangue (a testimoniare la violenza di cui il popolo palestinese è vittima da troppo tempo) e circondati da rami di ulivo (simbolo per eccellenza della pace che da più parti si chiede a gran voce). Prima dell’inizio vero e proprio, sono stati osservati due minuti di silenzio interrotti dal grido accorato che ormai risuona in tutte le piazze d’Italia (e non solo) di “Palestina libera”; a questo momento sono seguiti un certo numero di interventi molto interessanti i cui contenuti riportiamo in sintesi. Il primo è stato affidato al ricercatore e storico Domenico Cortese, che ha spiegato come la causa palestinese sia la causa di tutti i popoli oppressi dal colonialismo, dal capitalismo e dalle ideologie neoliberiste. Poi è stata la volta di Luciano Gagliardi, presidente dell’Associazione Compresi gli Ultimi, che ha condannato il progetto genocidario degli israeliani, i quali occupano illegalmente terre non loro e si giustificano appoggiandosi ad alcuni testi della Bibbia che indicano quei luoghi come la terra promessa da Dio ad Abramo e, di conseguenza, a tutto il popolo ebraico. Subito dopo sono intervenuta come Referente del Comitato Diritti Umani del Liceo Capialbi di Vibo Valentia, che si è limitata a leggere un brano tratto dall’omelia del Cardinale di Napoli Mons. Battaglia pronunciata in occasione dei festeggiamenti in onore di San Gennaro ed in cui si parla del sangue che in questi giorni scorre a Gaza. Ha poi parlato Tonino Alessandria, un libero e attento pensatore, che si è soffermato sul concetto di guerra e ha ribadito come quella in corso a Gaza non possa essere definita una guerra, ma un crimine efferato contro una popolazione inerme compiuto dal governo israeliano con macchine belliche di ultima generazione. In ultimo, ma non meno importante, un appello accorato di Daniela Primerano, Referente di Città Attiva, in cui si è ribadita l’impossibilità di assistere ad un genocidio in diretta TV restando indifferenti e la necessità di essere dalla parte giusta della storia. La sera di sabato 27 settembre un altro momento importante sulla Palestina si è svolto nel centro storico  della movida vibonese; si è trattato di un corteo molto partecipato da giovani, semplici cittadini e attivisti del mondo sindacale, ma in cui molto evidente è stata la “eloquente e sconcertante” assenza del mondo politico. Dopo un breve sit-in davanti al monumento ai caduti (simbolo delle guerre che hanno insanguinato il mondo causando morti innocenti) e al tribunale (luogo per eccellenza della giustizia, quella stessa giustizia che risulta violata ormai da molto tempo nei territori della Palestina), i presenti hanno dato vita ad un corteo che si è snodato lungo Corso Umberto I e Viale Regina Margherita. I manifestanti hanno sfilato portando con sé bandiere palestinesi e manifesti e intonando il grido (che ormai da tempo risuona in tutte le piazza del mondo) di “Palestina libera”. Inoltre, l’orario e il luogo hanno favorito il coinvolgimento di molti giovani presenti nell’area durante il fine settimana; alcuni manifestanti hanno approcciato i giovani per sensibilizzarli alla causa palestinese e invitarli a farsi parte attiva del cambio di rotta. Con la speranza e la preghiera anche laica che la Palestina possa essere presto veramente libera e che gli autori del genocidio paghino le conseguenze dei loro efferati crimini che, come è noto a tutti quelli che non sono digiuni di storia, sono in atto almeno dal 1948, anno della nascita dello Stato di Israele e dell’inizio della Nakba per i palestinesi. Anche in risposta alle critiche “pretestuose” di molti leoni da tastiera e giornalai vestiti da giornalisti desidero concludere con un appello alla pace per i palestinesi, ma anche per gli altri popoli in guerra – ucraini, sudanesi, yemeniti e congolesi… Foto di Daniela Primerano Redazione Italia
September 29, 2025
Pressenza
FRANCIA: OLTRE UN MILIONE IN PIAZZA PER LA “GIORNATA DI AZIONE INTERSINDACALE” CONTRO L’AUSTERITÀ E PER LA GIUSTIZIA SOCIALE
Oltre un milione di lavoratori e lavoratrici, giovani, studenti e studentesse, precari e precarie sono scesi in piazza giovedì 18 settembre 2025 in tutta la Francia – dando vita a oltre 250 manifestazioni – per la “giornata d’azione intersindacale”. A Parigi e in altre grandi città francesi come Bordeaux, Marsiglia e Lione ci sono stati scontri con la polizia, che già dall’alba si è presentata in forze ai blocchi operai e studenteschi organizzati davanti ai depositi dei mezzi di trasporto pubblico, alle scuole e alle grandi piattaforme logistiche. Centinaia i manifestanti fermati durante le cariche. La mobilitazione nazionale è arrivata soltanto una settimana dopo la giornata del 10 settembre. Anche in quell’occasione, centinaia di migliaia di persone erano scese nelle strade di tutto il Paese dietro la parola d’ordine “Bloquons tout” (“Blocchiamo tutto”). Le mobilitazioni si oppongono alla legge finanziaria, alla riforma delle pensioni e, in generale, all’intera politica economica fatta di austerity, tagli per decine di miliardi ai servizi pubblici come la sanità e la scuola, voluta dal presidente Emmanuel Macron e portata avanti prima dall’ex premier Bayrou (sfiduciato l0 scorso 8 settembre) e ora dal suo successore Lecornu. Sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, le considerazioni sulla giornata di lotta del 18 settembre 2025 in Francia con: * Gianni Mainardi, compagno italiano che vive da molti anni a Parigi. Ascolta o scarica. * Matteo Polleri, ricercatore italiano tra Parigi e Lione. Ascolta o scarica.
September 19, 2025
Radio Onda d`Urto
Contro la guerra e il riarmo, domani due grandi cortei a Roma
È confermato che a Roma, domani (sabato 21/6), a partire dalle ore 14, si terranno ben due cortei contro guerre e riarmo: uno partirà da Porta San Paolo e l’altro da Piazza Vittorio, con punti di arrivo ravvicinatissimi – Piazza del Colosseo e Fori Imperiali. Questa settimana sono infatti fallite le trattative per arrivare a una piattaforma condivisa e a un corteo unico, nonostante l’impegno dei due gruppi promotori a raggiungere un’intesa sulle rivendicazioni principali, in particolare su quanto queste dovessero essere “essenziali” o “particolareggiate”. Così, da San Paolo si marcerà «contro il riarmo» – quello voluto dalla Commissione Europea, punto e basta. Anche chi parte da Piazza Vittorio dirà «NO» alla spesa di 800 miliardi per gli strumenti di morte voluta dalla baronessa von der Leyen, ma con l’aggiunta di altri due altolà: «NO» alla richiesta della NATO di spendere il 5% del PIL in armamenti e «NO» alla permanenza dell’Italia nella NATO – punto che i promotori del primo corteo, invece, considerano divisivo. Da San Paolo si marcerà «contro il genocidio», senza ulteriori specificazioni, mentre da Piazza Vittorio i manifestanti chiederanno – oltre alla condanna del genocidio perpetrato da Israele a Gaza e in Cisgiordania – di rompere le relazioni diplomatiche e militari tra l’Italia e Israele, di sostenere la Resistenza palestinese e di promuovere la campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) per penalizzare Israele economicamente. Da San Paolo si marcerà contro l’autoritarismo, con un ovvio riferimento al cosiddetto «decreto sicurezza», recentemente trasformato in legge. Idem da Piazza Vittorio, ma con l’aggiunta della richiesta di abrogare non solo quella legge, ma anche tutte le altre norme anti-protesta e antisindacali, volute dall’attuale governo e da quelli precedenti: norme definite «guerra sporca contro i movimenti sociali». In pratica, i promotori del corteo da San Paolo hanno ricercato soprattutto una piattaforma inclusiva e quindi meno particolareggiata. Chi sono costoro? Dietro la sigla Stop Rearm Italia ci sono più di quattrocento associazioni e organizzazioni della società civile, come ARCI, Rete dei Numeri Pari e Rete No Bavaglio, con l’adesione esterna del M5S, di AVS e di una parte del PD. Invece, tra i promotori del corteo che parte da Piazza Vittorio, riuniti dietro la sigla Disarmiamoli!, figurano diverse formazioni della “sinistra sinistra”, come Potere al Popolo, Unione Sindacale di Base, Patria Socialista, Rete dei Comunisti, Generazioni Future e ben tre associazioni di Palestinesi in Italia. Hanno preferito una piattaforma più specifica e politicamente più impegnativa. «Infatti, essere generici fa perdere di vista le rivendicazioni che invece dobbiamo proclamare ad alta voce», dice Giorgio Cremaschi di Disarmiamoli!; «niente riarmo ma anche niente NATO, niente genocidio ma anche niente rapporti con Israele, basta con l’autoritarismo della legge sulla ‘‘Sicurezza’’ ma basta anche con le altre norme bavaglio!» «Invece solo se ci muoviamo in modo convergente, in Italia e in Europa, possiamo farcela», ribatte Raffaela Bolini di Stop Rearm Italia. «Solo insieme possiamo avere la forza che serve». E per far capire quanto il riarmo sia inevitabilmente il preludio alla guerra, Bolini lancia la proposta di inscenare un die-in (la simulazione di una ecatombe) intorno al Colosseo: chiede ai manifestanti di portare un lenzuolo da stendere per terra e, a un segnale sonoro, di sdraiarvisi sopra, per rievocare i morti e la devastazione che le guerre causano tra tutti i contendenti. Si prevede un’adesione massiccia ai due cortei, che approderanno entrambi nel cuore della Roma antica. Infatti, Stop Rearm Italia e Disarmiamoli! hanno già annunciato decine di pullman in arrivo da tutta Italia – anzi, entrambe le formazioni hanno difficoltà a reperire abbastanza pullman, tante sono le richieste. «In fondo, l’esistenza di un doppio corteo può anche essere vista in positivo, come una bella incentivazione a partecipare, perché dà una possibilità di scelta alla gente,» dice Gianni Magini di Allerta Media, che seguirà in diretta l’evento. «Chi preferisce le rivendicazioni concrete di Disarmiamoli! può optare per Piazza Vittorio alle ore 14. Chi invece preferisce la piattaforma ‘‘inclusiva’’ di Stop Rearm Italia, può scegliere di partire da Porta San Paolo alla stessa ora. Intanto, tutti quanti confluiranno, all’arrivo, nel medesimo cuore della Roma antica, un ravvicinamento che – ci auguriamo – possa proseguire nelle future iniziative dei due gruppi promotori.   Patrick Boylan
June 20, 2025
Pressenza