Tag - salario minimo

I giovani conquistati sul campo
di Danilo Tosarelli Bisogna poter sperare, che le cose possano andare meglio in questo nostro Paese. Ma nulla accade per caso. Sono le giovani generazioni la nostra speranza. Bisogna guardare ad esse interrogandole ed interrogandosi. La politica non ha bisogno di tifosi. La politica deve tornare ad essere una palestra dove si confrontano le idee. IL LAVORO E I GIOVANI In
Potere al Popolo. Dov’era il NO faremo il SI
L’11 e il 12 aprile si è tenuto il primo incontro del nuovo Coordinamento Nazionale di Potere al Popolo, eletto nelle settimane passate dalla base del movimento. Sono arrivati a Roma delegate e delegati da tutta Italia, da Trieste a Palermo, per confrontarsi e condividere esperienze, in una due giorni […] L'articolo Potere al Popolo. Dov’era il NO faremo il SI su Contropiano.
April 14, 2026
Contropiano
Noi indispensabili, produttori di ricchezza. Il documento approvato dall’assemblea operaia di USB
Noi indispensabili, produttori di ricchezza: siamo tutti classe operaia. Manifesto del lavoro operaio per un nuovo modello di sviluppo economico e sociale Non siamo davanti a una crisi. Siamo dentro una trasformazione strutturale del capitale, che il blocco di potere sta governando attraverso la guerra, il riarmo, la compressione dei […] L'articolo Noi indispensabili, produttori di ricchezza. Il documento approvato dall’assemblea operaia di USB su Contropiano.
March 29, 2026
Contropiano
Food delivery, il caporalato digitale come incubatore di sfruttamento strutturale. Una vittoria ci salverà? – di Angelo Junior Avelli
La società italiana Foodinho srl, meglio nota come Glovo Italia, il 10 febbraio è finita sotto controllo giudiziario, con un decreto d’urgenza della Procura di Milano, coordinata dal PM Paolo Storari, lo stesso delle inchieste sullo stadio “Doppia Curva” e delle inchieste sui livelli salariali non dignitosi e sul caporalato digitale che hanno interessato [...]
March 7, 2026
Effimera
Salari stagnanti divorati dall’inflazione ,regali ai padroni
Stagnazione dei salari reali e aumento delle retribuzioni nominali lorde incapace a compensare l’aumento dell’inflazione, in parte anche per la lentezza dei rinnovi contrattuali (il tempo medio è di oltre due anni) e per gli anomali livelli di crescita dei prezzi registrati nel biennio 2022-2023. È quanto emerge dall’Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti in Italia, appena presentata a Roma e realizzata dal Coordinamento generale Statistico attuariale e dalla direzione centrale Studi e ricerche dell’Inps. Nel settore privato le donne continuano ad avere retribuzioni medie effettive molto più basse di quelle degli uomini. “Si conferma la forbice tra le retribuzioni in base al genere. La retribuzione media annua delle donne, infatti, è circa il 70% di quella degli uomini. A fronte della stagnazione dei salari e alla crescita dell’inflazione senza piu’ meccanismi automatici di protezione del potere d’acquisto dei lavoratori ,si assiste dal 2014 ad un trasferimento di risorse a vario titolo alle imprese per quasi 40 miliardi. Ne parliamo con l’economista Andrea Fumagalli
January 19, 2026
Radio Blackout - Info
Meloni: economia-spot
di Mario Sommella (*) L’economia raccontata come spot: dove la narrazione del governo inciampa sui numeri di Mario Sommella (*) C’è un trucco vecchio come la propaganda: prendere un dato vero, isolarlo dal contesto, gonfiarlo con aggettivi e poi usarlo come prova generale di una “svolta”. Funziona perché parla alla pancia stanca di un Paese che vorrebbe credere a un
January 10, 2026
La Bottega del Barbieri
Dati Inps: gli operai, sottopagati, rimangono la spina dorsale del paese
Il 18 novembre l’Inps ha pubblicato l’Osservatorio sui lavoratori dipendenti del settore privato – non agricolo, esclusi i lavoratori domestici – con i dati aggiornati allo scorso anno. Si tratta di un’analisi che ha censito la situazione di 17,7 milioni di lavoratori (in leggero aumento rispetto al 2023), tra i […] L'articolo Dati Inps: gli operai, sottopagati, rimangono la spina dorsale del paese su Contropiano.
November 22, 2025
Contropiano
No justice no Peace
Le recenti dichiarazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a proposito del livello estremamente basso degli stipendi in Italia e del conseguente aumento dei lavoratori poveri (+ 9% nell’ultimo anno secondo i dati Eurostat) sembravano trasudare più tristezza che indignazione, come se ci trovassimo di fronte ad una catastrofe naturale assolutamente imprevedibile a cui gli umani non possono porre rimedio.  Eppure nel resto d’Europa e negli USA non è andata così, per esempio a Detroit USA una stagione formidabile di lotte operaie (eh sì, esistono ancora!) nel settore dell’auto ed indotto ha portato nel 2024 ad aumenti salariali medi del 30%. In Europa negli ultimi 20 anni l’aumento medio dei salari è stato, al netto dell’inflazione, di circa il 3%, mentre in Italia le retribuzioni sono scese del 4,5%. E’ un divario che si è fatto ancora più netto negli ultimi tre anni cioè da quando l’inflazione è cresciuta di più: rispetto al 2021 i lavoratori tedeschi hanno perso il 4,1% del loro potere d’acquisto, i francesi l’1,5, gli spagnoli l’1,9, gli italiani il 6,4. Ma anche se mai volessimo prendere per buono ( e non lo vogliamo neanche un po’) il principio liberista secondo il quale lo Stato non deve interferire nelle contrattazioni tra le parti sociali, qualche contraddizione salta agli occhi, come ad esempio quella che in Italia ci sono poco meno di 3.700.000 dipendenti pubblici i cui rinnovi contrattuali dipendono direttamente dallo Stato, il quale, dopo un ingiustificabile ritardo, nel 2024 ha proposto aumenti inferiori ai tassi di inflazione accumulati degli ultimi anni (la CGIL si è infatti rifiutata di firmare l’accordo) ufficializzando con atti formali il suo protagonismo nella diminuzione del salario reale dei lavoratori.  Così come l’oltraggioso rifiuto governativo di discutere una proposta di legge per il salario minimo o l’abrogazione del reddito di cittadinanza ci parlano di un’assoluta indifferenza della politica di fronte agli sforzi di milioni di cittadin3 di arrivare alla fine del mese.  Neanche la sinistra è esente da responsabilità circa il malessere crescente in particolare dei giovani (Do you remember Job’s act?), infatti secondo l’ISTAT la riduzione dei salari reali può essere “…associata alla crescente diffusione di tipologie contrattuali meno tutelate a bassa intensità lavorativa, alle quali si è aggiunta negli ultimi anni l’erosione esercitata dalla crescita dell’inflazione” (ISTAT, rapporto annuale 2024). Non a caso il rapporto mostra come il rischio povertà diventi più concreto se si lavora part time o si ha un contratto a tempo determinato o un lavoro autonomo/parasubordinato.  Anche qui, non sono solo i privati cattivoni ad utilizzare forme contrattuali “atipiche” ma ormai da anni anche ministeri, aziende pubbliche, ospedali, scuole, enti locali applicano contratti che vanno dagli ex co.co.co, ai contratti a prestazione d’opera, ai part time e via precarizzando.  Se a questo aggiungiamo anche un sistema fiscale che grava perlopiù sulle spalle dei lavoratori dipendenti e un sistema previdenziale ormai interamente contributivo, che nella migliore delle ipotesi garantirà una pensione pari al 60% o meno dell’ultimo stipendio prefigurando per i trenta/quarantenni di oggi una vecchiaia di povertà dopo 43 o 44 anni di lavoro e a quasi 70 anni di età, avremo chiaro il quadro di un Paese in cui la polarizzazione della ricchezza ha raggiunto un livello che ha pericolosamente stravolto le basi stesse della Costituzione e della democrazia in quanto tale. Ci stiamo intossicando con i frutti velenosi della finanziarizzazione che non si interessa solo di speculazioni borsistiche o immobiliari, che non ciba i suoi mega fondi solo con i profitti delle Hi-Tech ma rastrella capitali attraverso i fondi pensione, nei quali i lavoratori sono spinti a depositare il tfr, o attraverso le assicurazioni che vanno sostituendo sempre più il welfare state con quello aziendale, decretando tra le altre cose la morte del sistema sanitario nazionale e un’inflazione che flagella ormai da anni le buste paga di tutti i lavoratori dipendenti determinata, per la prima volta nella storia del capitalismo dal ‘900 ad oggi, da un eccesso di profitti e capitali circolanti invece che dalla crescita dei salari. Ora se tutto questo è terribilmente legale, come facciamo a non indignarci di fronte all’ipocrita piagnisteo istituzionale? Come facciamo a non vedere quanto la potenza finanziaria dei grandi fondi e delle loro lobby, illegali in Italia ma tranquillamente tollerate nei palazzi del potere, abbia minato e corrotto il dibattito politico istituzionale e i processi decisionali?  Come facciamo a non accorgerci di come gli assetti proprietari dei media main stream indirizzino l’informazione propinandoci da anni paradossi del tipo: “per superare la disoccupazione giovanile chi è occupato deve lavorare di più e più a lungo”, “bisogna ridurre il costo del lavoro per essere più  competitivi sui mercati internazionali” o peggio “i ricchi non vanno tassati così investono i profitti e stiamo tutti meglio”.   Tutto ciò ha aumentato a dismisura la polarizzazione della ricchezza penalizzando il mercato interno e riducendo pesantemente le tutele per i più deboli,  isolando il dissenso e riducendolo ad un cupo rumore di fondo.  Il punto è che oggi indignarsi non basta più, bisogna provare a ribaltare questo sistema e forse, inconsapevolmente, il suggerimento sul che fare ce lo dà, paradossalmente, proprio il Presidente Mattarella quando nel suo intervento di venerdì sottolinea che senza equità sociale, senza stipendi dignitosi, non può esserci pace.  La sua preoccupazione deve diventare il nostro impegno quotidiano, rilanciare il conflitto sociale è conditio sine qua non per un cambio radicale nelle politiche salariali ma anche per una nuova soggettiv/azione che, nell’incontro delle lotte, definisca nuovi ambiti di protagonismo politico di tutte le forme del lavoro subordinato e del non lavoro.  Generalizzare le lotte di categoria legandole alla difesa dei servizi e alla lotta contro il riarmo e la guerra, farle incontrare e intrecciarle con l’ecologismo e le azioni dirette di Ultima Generazione o di altri gruppi giovanili, andare a votare per i referendum su lavoro e cittadinanza sono oggi le risposte possibili ad uno sfruttamento che si è ormai diffuso ad ogni ambito della nostra vita e che, con l’estendersi delle guerre, sembra minacciare finanche la nostra stessa esistenza. Insomma è tempo di Rivolta! Redazione Palermo
May 19, 2025
Pressenza
Primo maggio: festa del lavoro a favore del Bene Comune
Ogni festa del Primo Maggio c’è qualcosa che non torna, secondo me, nella narrazione e nella retorica corrente. Sembra che la Festa del Lavoro festeggi il lavoro salariato, rivendichi la lotta allo sfruttamento, la necessità di migliori condizioni di lavoro, la prevenzione degli incidenti, ricordi i dolorosi eventi che fecero che fosse il 1 Maggio la data scelta, aspira alla piena occupazione e alla sconfitta della disoccupazione: tutte nobili tematiche, assolutamente da rivendicare e celebrare ma che non riflettono sulla natura del Lavoro. Quindi, per celebrare in modo non retorico questa festa vorrei riflettere un po’ su questa faccenda del lavoro. La narrativa attuale e, purtroppo, la tendenza meccanica in corso, porta a far coincidere sempre più  il Lavoro con il lavoro salariato. Una delle implicazioni del lavoro salariato è che esso si configura sempre come una relazione, personale o collettiva, di natura economica: io faccio qualcosa perché tu mi paghi. Questa relazione è necessariamente individualistica, nega il Bene Comune. E’ propietaristica e economicista perché, alla fine ci sono soldi di mezzo e, in un qualche momento, genererà inevitabilmente conflitto. E’ questo che i costituendi pensavano quando scrissero nella Costituzione Italiana L’Italia è una Repubblica fondata sul Lavoro? certamente no. Già l’articolo 4 della medesima costituzione recita: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Il lavoro è un’attività o una funzione che concorre al progresso materiale o spirituale della società. Numerosi costituzionalisti hanno poi spiegato bene questo concetto fino a dire che, in sostanza, il Lavoro è un’attività di trasformazione sociale.  Se questo è così quello che dobbiamo festeggiare oggi è, sopratutto, tutti gli sforzi che vengono fatti verso il bene comune: le organizzazioni sindacali, i comitati di base, le organizzazioni di volontari che agiscono per migliorare le condizioni di vita, gli attivisti delle campagne per i diritti umani, la solidarietà ecc. E dovremmo di conseguenza parlare e dibattere di tutte le azioni che favoriscono la liberazione dallo sfruttamento e da tutte le conseguenze del lavoro salariato: la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, il salario minimo garantito, il reddito di base universale senza condizioni, l’automazione come forma di liberazione dai lavori pericolosi e usuranti. In sintesi tutto ciò che restituisca al Lavoro, e all’Essere Umano lavoratore,  la dignità di agente di trasformazione sociale e personale in funzione del Bene Comune.   Olivier Turquet
May 1, 2025
Pressenza