Tag - salario minimo

Salari in perdita da trent’anni: serve un salario minimo e togliere l’Iva sui beni necessari
Due notizie ci danno da pensare, una è quella della prima decisione del neo premier britannico Burnham di togliere l’IVA dalle bollette delle famiglie garantendo così un risparmio medio di circa 45 sterline annue, la seconda è la relazione dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio italiano che certifica quello che tutti noi […] L'articolo Salari in perdita da trent’anni: serve un salario minimo e togliere l’Iva sui beni necessari su Contropiano.
July 24, 2026
Contropiano
La piazza di Napoli fa chiarezza
Impazzano le polemiche sulla contestazione di ieri pomeriggio nella piazza di Napoli dove le forze del “campo largo” si erano date appuntamento con i loro leader nazionali Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni. Eppure, nonostante la presenza dei big, a piazza del Gesù c’erano al massimo 300 persone, in larghissima parte In […] L'articolo La piazza di Napoli fa chiarezza su Contropiano.
July 9, 2026
Contropiano
Genova. La sindaca migliore d’Italia? Un anno con Silvia Salis
Recentemente Silvia Salis ha festeggiato con una conferenza stampa trionfale un anno di mandato come Sindaca di Genova. È una occasione per poter trarre, anche da parte nostra, un bilancio del suo operato. Ovviamente il nostro compito sarà quello di indagare oltre le apparenze. Fin dall’inizio, infatti, la Sindaca ha […] L'articolo Genova. La sindaca migliore d’Italia? Un anno con Silvia Salis su Contropiano.
July 3, 2026
Contropiano
Puntata del 09/06/2026@0
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Antonio Amoroso della CUB trasporti nazionale, sull’incontro che si terrà a Bruxelles il 23/06/26 su salari e povertà in Italia. È una vera e propria emergenza: lavoro povero e pensioni da miseria sono sulla bocca di tutti ma nessuno ha intenzione di affrontare e risolvere. Con l’aiuto del nostro ospite abbiamo analizzato i temi che si affronteranno: 1- Come mai pensione e salario sono fermi al palo da anni? 2- serve una legge su salario minimo 3- del reclamo al comitato dei diritti sociali d’Europa 4- la vertenza salariale non si può più rimandare 5- lo scippo sul diritto allo sciopero in corso da anni 6- una auspicabile unione del sindacalismo di base per difendere lavoratori, pensionati e masse popolari Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello dei fenomeni paraschiavisti attivi nel nostro paese, a seguito delle ultime notizie di cronaca che hanno portato nuovamente alla ribalta del dibattito pubblico queste dinamiche. Con l’aiuto di Valeria, Ispettrice del lavoro del sindacato USB, siamo andati alle radici della questione, tracciando un quadro che descrive lo sfruttamento intensivo e l’intenzione delle istituzioni a favorire questi processi, piuttosto che ad arginarli. Un’ ulteriore aspetto su cui ci siamo concentrati è come i mezzi di informazione trattano questi temi, ovvero in una maniera profondamente razzista che cerca di individuare nell’aguzzino straniero il caprio espiatorio, coprendo ogni volta le responsabilità di quelle figure italiane che dovrebbero proprio garantire la legalità dei processi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello dello sciopero generale della cultura lanciato per il 12 giugno: “Un anno fa abbiamo pubblicato un appello per uno sciopero generale della cultura. Da allora abbiamo avviato un percorso con associazioni, realtà e sindacati per condividere rivendicazioni e costruire insieme uno sciopero che non ha precedenti. Adesso, finalmente, ci siamo! Il 12 giugno avremo finalmente la possibilità di scioperare e scendere in piazza per manifestare la nostra contrarietà a un sistema culturale basato su sfruttamento, lavoro povero, precarietà e disinvestimenti. In più di dieci anni di vita, la nostra associazione ha raccolto tante testimonianze di lavoratori e lavoratrici da ogni parte d’Italia, con le più disparate forme contrattuali e operanti nei più diversi ambiti del settore. Tutte diverse ma tutte accomunate dalla voglia di denunciare e provare a cambiare condizioni lavorative indegne. Abbiamo sostenuto vertenze, manifestazioni, seguito cambi di appalto, fatto informazione e ricordato, ogni volta che ne abbiamo avuto la possibilità, quali sono i nostri diritti. In tanti contesti lavorativi abbiamo assistito a cambiamenti positivi, per altri la strada da fare è ancora lunga. Non possiamo trasformare il settore culturale in un giorno e da soli, ma abbiamo bisogno della solidarietà, dell’impegno e della partecipazione di tutte e tutti. Per questo vi invitiamo ad aderire allo sciopero generale della cultura proclamato dai sindacati FP CGIL, CUB, ADL COBAS, COBAS lavoro privato, CLAP e USI cts per il 12 giugno! Scioperare insieme ad altre migliaia di persone significa condividere le stesse lotte, riscoprire e rivendicare i propri diritti, non sentirsi soli in un settore lavorativo che ha fatto della frammentazione e dell’isolamento uno strumento di controllo. Rompiamo la retorica della bellezza e della passione per denunciare in modo deciso le condizioni di chi quel patrimonio lo tutela e valorizza ogni giorno con professionalità e competenze spesso non riconosciute. Non rimaniamo zitti davanti a chi ci fa credere che vada tutto bene e chiediamo fermamente riconoscimento, salari e contratti adeguati, stabilità, rispetto dei diritti e stop al volontariato sostitutivo e alle partite iva coatte! Impediamo che l’economia di guerra disincentivi ulteriormente gli investimenti nella cultura, vittima di continui tagli, becera propaganda e art washing. Lo sciopero durerà solo un giorno, ma l’ondata di cambiamento che saremo capaci di sollevare potrà durare ancora a lungo. Le nostre rivendicazioni sono chiare. Non ci resta che scioperare. Per la dignità, contro ogni sfruttamento. Continuate a seguirci per rimanere aggiornati/e e se avete qualche domanda scrivici a miriconosci.beniculturali@gmail.com” Buon ascolto
Puntata del 09/06/2026@1
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Antonio Amoroso della CUB trasporti nazionale, sull’incontro che si terrà a Bruxelles il 23/06/26 su salari e povertà in Italia. È una vera e propria emergenza: lavoro povero e pensioni da miseria sono sulla bocca di tutti ma nessuno ha intenzione di affrontare e risolvere. Con l’aiuto del nostro ospite abbiamo analizzato i temi che si affronteranno: 1- Come mai pensione e salario sono fermi al palo da anni? 2- serve una legge su salario minimo 3- del reclamo al comitato dei diritti sociali d’Europa 4- la vertenza salariale non si può più rimandare 5- lo scippo sul diritto allo sciopero in corso da anni 6- una auspicabile unione del sindacalismo di base per difendere lavoratori, pensionati e masse popolari Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello dei fenomeni paraschiavisti attivi nel nostro paese, a seguito delle ultime notizie di cronaca che hanno portato nuovamente alla ribalta del dibattito pubblico queste dinamiche. Con l’aiuto di Valeria, Ispettrice del lavoro del sindacato USB, siamo andati alle radici della questione, tracciando un quadro che descrive lo sfruttamento intensivo e l’intenzione delle istituzioni a favorire questi processi, piuttosto che ad arginarli. Un’ ulteriore aspetto su cui ci siamo concentrati è come i mezzi di informazione trattano questi temi, ovvero in una maniera profondamente razzista che cerca di individuare nell’aguzzino straniero il caprio espiatorio, coprendo ogni volta le responsabilità di quelle figure italiane che dovrebbero proprio garantire la legalità dei processi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello dello sciopero generale della cultura lanciato per il 12 giugno: “Un anno fa abbiamo pubblicato un appello per uno sciopero generale della cultura. Da allora abbiamo avviato un percorso con associazioni, realtà e sindacati per condividere rivendicazioni e costruire insieme uno sciopero che non ha precedenti. Adesso, finalmente, ci siamo! Il 12 giugno avremo finalmente la possibilità di scioperare e scendere in piazza per manifestare la nostra contrarietà a un sistema culturale basato su sfruttamento, lavoro povero, precarietà e disinvestimenti. In più di dieci anni di vita, la nostra associazione ha raccolto tante testimonianze di lavoratori e lavoratrici da ogni parte d’Italia, con le più disparate forme contrattuali e operanti nei più diversi ambiti del settore. Tutte diverse ma tutte accomunate dalla voglia di denunciare e provare a cambiare condizioni lavorative indegne. Abbiamo sostenuto vertenze, manifestazioni, seguito cambi di appalto, fatto informazione e ricordato, ogni volta che ne abbiamo avuto la possibilità, quali sono i nostri diritti. In tanti contesti lavorativi abbiamo assistito a cambiamenti positivi, per altri la strada da fare è ancora lunga. Non possiamo trasformare il settore culturale in un giorno e da soli, ma abbiamo bisogno della solidarietà, dell’impegno e della partecipazione di tutte e tutti. Per questo vi invitiamo ad aderire allo sciopero generale della cultura proclamato dai sindacati FP CGIL, CUB, ADL COBAS, COBAS lavoro privato, CLAP e USI cts per il 12 giugno! Scioperare insieme ad altre migliaia di persone significa condividere le stesse lotte, riscoprire e rivendicare i propri diritti, non sentirsi soli in un settore lavorativo che ha fatto della frammentazione e dell’isolamento uno strumento di controllo. Rompiamo la retorica della bellezza e della passione per denunciare in modo deciso le condizioni di chi quel patrimonio lo tutela e valorizza ogni giorno con professionalità e competenze spesso non riconosciute. Non rimaniamo zitti davanti a chi ci fa credere che vada tutto bene e chiediamo fermamente riconoscimento, salari e contratti adeguati, stabilità, rispetto dei diritti e stop al volontariato sostitutivo e alle partite iva coatte! Impediamo che l’economia di guerra disincentivi ulteriormente gli investimenti nella cultura, vittima di continui tagli, becera propaganda e art washing. Lo sciopero durerà solo un giorno, ma l’ondata di cambiamento che saremo capaci di sollevare potrà durare ancora a lungo. Le nostre rivendicazioni sono chiare. Non ci resta che scioperare. Per la dignità, contro ogni sfruttamento. Continuate a seguirci per rimanere aggiornati/e e se avete qualche domanda scrivici a miriconosci.beniculturali@gmail.com” Buon ascolto
Puntata del 09/06/2026@2
Il primo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Antonio Amoroso della CUB trasporti nazionale, sull’incontro che si terrà a Bruxelles il 23/06/26 su salari e povertà in Italia. È una vera e propria emergenza: lavoro povero e pensioni da miseria sono sulla bocca di tutti ma nessuno ha intenzione di affrontare e risolvere. Con l’aiuto del nostro ospite abbiamo analizzato i temi che si affronteranno: 1- Come mai pensione e salario sono fermi al palo da anni? 2- serve una legge su salario minimo 3- del reclamo al comitato dei diritti sociali d’Europa 4- la vertenza salariale non si può più rimandare 5- lo scippo sul diritto allo sciopero in corso da anni 6- una auspicabile unione del sindacalismo di base per difendere lavoratori, pensionati e masse popolari Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello dei fenomeni paraschiavisti attivi nel nostro paese, a seguito delle ultime notizie di cronaca che hanno portato nuovamente alla ribalta del dibattito pubblico queste dinamiche. Con l’aiuto di Valeria, Ispettrice del lavoro del sindacato USB, siamo andati alle radici della questione, tracciando un quadro che descrive lo sfruttamento intensivo e l’intenzione delle istituzioni a favorire questi processi, piuttosto che ad arginarli. Un’ ulteriore aspetto su cui ci siamo concentrati è come i mezzi di informazione trattano questi temi, ovvero in una maniera profondamente razzista che cerca di individuare nell’aguzzino straniero il caprio espiatorio, coprendo ogni volta le responsabilità di quelle figure italiane che dovrebbero proprio garantire la legalità dei processi. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello dello sciopero generale della cultura lanciato per il 12 giugno: “Un anno fa abbiamo pubblicato un appello per uno sciopero generale della cultura. Da allora abbiamo avviato un percorso con associazioni, realtà e sindacati per condividere rivendicazioni e costruire insieme uno sciopero che non ha precedenti. Adesso, finalmente, ci siamo! Il 12 giugno avremo finalmente la possibilità di scioperare e scendere in piazza per manifestare la nostra contrarietà a un sistema culturale basato su sfruttamento, lavoro povero, precarietà e disinvestimenti. In più di dieci anni di vita, la nostra associazione ha raccolto tante testimonianze di lavoratori e lavoratrici da ogni parte d’Italia, con le più disparate forme contrattuali e operanti nei più diversi ambiti del settore. Tutte diverse ma tutte accomunate dalla voglia di denunciare e provare a cambiare condizioni lavorative indegne. Abbiamo sostenuto vertenze, manifestazioni, seguito cambi di appalto, fatto informazione e ricordato, ogni volta che ne abbiamo avuto la possibilità, quali sono i nostri diritti. In tanti contesti lavorativi abbiamo assistito a cambiamenti positivi, per altri la strada da fare è ancora lunga. Non possiamo trasformare il settore culturale in un giorno e da soli, ma abbiamo bisogno della solidarietà, dell’impegno e della partecipazione di tutte e tutti. Per questo vi invitiamo ad aderire allo sciopero generale della cultura proclamato dai sindacati FP CGIL, CUB, ADL COBAS, COBAS lavoro privato, CLAP e USI cts per il 12 giugno! Scioperare insieme ad altre migliaia di persone significa condividere le stesse lotte, riscoprire e rivendicare i propri diritti, non sentirsi soli in un settore lavorativo che ha fatto della frammentazione e dell’isolamento uno strumento di controllo. Rompiamo la retorica della bellezza e della passione per denunciare in modo deciso le condizioni di chi quel patrimonio lo tutela e valorizza ogni giorno con professionalità e competenze spesso non riconosciute. Non rimaniamo zitti davanti a chi ci fa credere che vada tutto bene e chiediamo fermamente riconoscimento, salari e contratti adeguati, stabilità, rispetto dei diritti e stop al volontariato sostitutivo e alle partite iva coatte! Impediamo che l’economia di guerra disincentivi ulteriormente gli investimenti nella cultura, vittima di continui tagli, becera propaganda e art washing. Lo sciopero durerà solo un giorno, ma l’ondata di cambiamento che saremo capaci di sollevare potrà durare ancora a lungo. Le nostre rivendicazioni sono chiare. Non ci resta che scioperare. Per la dignità, contro ogni sfruttamento. Continuate a seguirci per rimanere aggiornati/e e se avete qualche domanda scrivici a miriconosci.beniculturali@gmail.com” Buon ascolto
Reddito universale e liberazione del/dal lavoro
È stato presentato ieri al Laboratorio Andrea Ballarò di Palermo il libro di Toni Casano, Antonio Minaldi e Sergio Riggio Salario o reddito? Il conflitto nella società del lavoro senza fine, edito da Multimage, libro che ha suscitato un vivace dibattito poiché non di mero esercizio teorico si tratta, ma di una teoria che intende convertirsi in prassi, facendo un po’ di luce sulle attuali trasformazioni del lavoro e del capitale. Al centro delle riflessioni di questo libro è il reddito universale e incondizionato, inteso come obiettivo di una lotta intersezionale e internazionale, in luogo o accanto alle tradizionali rivendicazioni legate alla monetizzazione del tempo di lavoro, specie in questo tempo, quello del capitalismo delle piattaforme, in cui l’estrattivismo del capitale si applica ad ogni aspetto ed attimo della nostra vita ed ogni nostra scelta, atteggiamento, decisione si traduce in dati e informazioni fruibili e commercializzabili. Del resto, l’esigenza di un reddito universale, ben diverso dal salario alle casalinghe, che è ancora una monetizzazione del lavoro svolto seppure misconosciuto, è già stata avanzata da diversi anni dalle donne latinoamericane, quelle, per esempio, del movimento di Ni Una Menos, come imprescindibile dovere sociale di equità nella redistribuzione della ricchezza collettiva prodotta. Casano esamina la trasformazione del lavoro, dal taylorismo-fordismo alla società post-industriale, caratterizzata da automazione e impiego dell’intelligenza artificiale, avvalendosi degli studi di Gorz, Aznar, Kurz, Toni Negri e criticando il “lavorismo” storico; considera le attuali forme di lavoro, strutturalmente precarie e intermittenti, spesso intraducibili in salario come nel caso della comunicazione o del lavoro di cura, per approdare, anche attraverso la rilettura di paradigmi marxiani quali il General Intellect e la sussunzione vitale, alla necessità del reddito di cittadinanza universale, insieme con il salario minimo legale e la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario (“lavorare meno, lavorare tutti” si diceva negli anni Settanta), misure indispensabili per una riappropriazione dei beni comuni, materiali e immateriali, prodotti dalla cooperazione sociale. Del resto, la produzione immateriale, l’industria dei big data e la IA necessitano di quantità enormi di energia, acqua e terre rare, dunque, lo sfruttamento del lavoro vivo, insieme con l’estrattivimo neocoloniale, non hanno cessato di esistere, ma sono stati dislocati nel sud del mondo – si pensi ai bimbi congolesi che scavano coltan a mani nude – o nei sud del nord, dove le nuove schiavitù annientano i migranti impiegati a due  o tre euro l’ora nei campi o li rendono invisibili, sequestrati tra quattro mura domestiche per le mansioni più umili. Come avvertiva Rosa Luxemburg, il capitalismo può evolversi solo a patto di lasciare sacche di miseria e arretratezza in aree sempre più vaste del pianeta. Casano fa notare, però che “nel 2025, il PIL mondiale si aggirava intorno ai 123.600 miliardi di dollari. In confronto, il volume delle transazioni finanziarie è di gran lunga superiore. Il solo volume giornaliero di scambi sul mercato valutario ammonta a 9 600 miliardi di dollari. Aggiungendo i derivati (7.900 miliardi di dollari al giorno), il trading ad alta frequenza, le criptovalute e i mercati obbligazionari, il volume totale dei flussi finanziari annuali rappresenta da 50 a 100 volte il PIL globale. In altre parole, gran parte della ricchezza mondiale sfugge sia alla partecipazione sociale che al controllo degli Stati nazionali”. La finanziarizzazione dell’economia e la concentrazione della ricchezza nelle mani di un mucchietto di una ventina di azionisti privati delle maggiori big tech rendono assolutamente imprevedibile – e profondamente ingiusto – l’andamento della fase che stiamo attraversando. Anche per queste ragioni Minaldi considera necessario il reddito di base, che costituisce inoltre un superamento delle politiche keynesiane di welfare e delle politiche assistenziali, le quali presuppongono uno statalismo oppressivo. Svolge, per fondarlo come obiettivo di lotta, un’analisi del concetto di lavoro, a partire dalle diverse significazioni che nei secoli lo hanno indicato – ergon (da cui anche energia), labor o fatica, opus o creazione di un qualche prodotto, negotium finalizzato alla scambio e al profitto, travaille o trabajo, che evoca anche il travaglio del parto, Arbeit (macht frei?), rabota, da cui robot –  e dalla sua evoluzione, schiavitù antica, servitù medievale, lavoro salariato manuale contrapposto all’intellettuale in età moderna, sino al lavoro immateriale nell’era della finanza globale. Giunge così ad esplorare l’attuale transizione dal diritto al lavoro al diritto al reddito: il reddito minimo garantito secondo i principi di universalità e incondizionalità, ben al di là del tempo di lavoro monetizzato, costituisce una distribuzione equa della ricchezza intesa come bene comune, secondo il principio di Blanc ripreso da Marx “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”, nella prospettiva di un comunismo che non dobbiamo temere di nominare. Attraverso la critica del lavoro e l’evoluzione delle lotte, dall’era fordista a quella post-industriale, Riggio esplora il passaggio dalla liberazione del lavoro alla liberazione dal lavoro, dalla figura dell’operaio massa all’operaio sociale. Descrive il superamento della separazione fra lavoro concreto e astratto, manuale e intellettuale, il furto del General Intellect ad opera dell’industrialismo e il rifiuto del lavoro degli anni Settanta e Ottanta, sino alla sharing economy delle piattaforme, che sussume il tempo di vita tramite “un autosfruttamento mascherato” in cui ciascuno si illude di essere “imprenditore di se stesso”. Riggio descrive la condizione del lavoratore digitalizzato avvalendosi di accurate mappe statistiche le quali dimostrano come “il capitalismo delle piattaforme ottimizza i meccanismi di accumulazione e controllo sul lavoro vivo h24 superando la vecchia divisione fra tempo di lavoro e non lavoro”. E conclude con la necessità di operare convergenze tra i movimenti e i soggetti unificando rivendicazioni e pratica degli obiettivi, proprio come cercano di fare gli operai della GKN o come hanno cercato di fare gli insegnanti, unendo alla rivendicazione di maggior reddito la pratica di un modo diverso di fare scuola (“siamo stufi d’aver pazienza, insegneremo disobbedienza”). Riggio non è per niente convinto che la lotta per il reddito incondizionato (se mai ci fosse, ma per ora è solo movimento di opinione) renda superata la lotta (quella sì reale) per l’aumento dei salari e la riduzione d’orario ma, al contrario, crede che, senza le seconde, la prima non ci sarà mai. Pensa dunque a una convergenza trasversale, che superi settarismi e parzialità attraverso una comunicazione solidale in cui si colleghino operai (GKN, ad esempio), studenti (PCTO, vecchia alternanza scuola-lavoro), riders e lavoratori della logistica, ecologisti, Pro Pal e – aggiugerei – femministe e transfemministe e persone LGBTQ+, disoccupati inoccupati migranti. Fumagalli, infine, nella sua postfazione, alla luce di quanto sviluppato nel testo, avverte l’urgenza di ripensare il senso e il fine del lavoro, del quale ripercorre le diverse interpretazioni filosofiche, dal concetto di sussunzione del primo libro del Capitale di Marx alla lettura di H. Arendt secondo i parametri di lavoro, opera e azione in Vita Activa, dalla teorizzazione del rifiuto del lavoro degli anni Settanta a quella di “fine del lavoro” ai giorni nostri. Con l’invadenza dell’intelligenza artificiale e l’estrattivismo dei big data, il capitalismo biocognitivo trasforma, secondo Fumagalli, in modo nuovo il valore d’uso in valore di scambio, poiché la sussunzione non è più solo quella del lavoro vivo ma della vita intera. Perciò, “più che fine del lavoro siamo in una dimensione di lavoro senza fine, quindi [assistiamo] alla sua scomparsa come fattore valorizzante la vita degli individui”. Di qui la proposta di riscrivere gli articoli 1 e 3 della nostra Costituzione: non di semplice diritto al lavoro deve trattarsi (siamo tutti ininterrottamente sfruttati) ma di “diritto alla scelta del lavoro”, di quel lavoro che garantisca a ognuno l’effettiva partecipazione. Dibattito intensissimo, si diceva, proprio perché le questioni affrontate condizionano il nostro posizionamento nella società civile, il modo di costruire opposizione, di fare rete tra i diversi movimenti, di optare per gli ultimi, per “i dannati della Terra”, di immaginare un altro mondo possibile, un’umanità in armonia con se stessa e con la natura, senza le guerre, le catastrofi ambientali e le costrizioni alla migrazione cui questo sistema costringe la gran parte della popolazione del pianeta. Daniela Musumeci
June 19, 2026
Pressenza
Potere al Popolo: “Per un fronte politico alternativo e indipendente”
Una sala gremita con trentuno interventi di realtà sociali e politiche hanno caratterizzato l’assemblea nazionale a Roma sulla proposta di costruzione di un “campo politico indipendente” convocata da Potere al Popolo. All’assemblea hanno portato i loro saluti l’ambasciatore di Cuba Jorge Luis Cepero Aguilar, i rappresentanti delle associazioni palestinesi Maya […] L'articolo Potere al Popolo: “Per un fronte politico alternativo e indipendente” su Contropiano.
June 15, 2026
Contropiano
1954: basta salari da fame!
14 maggio 1954: proposta di legge (Di Vittorio, Noce, Foa) per l’introduzione del salario minimo. di Bruno Lai     di Bruno Lai Un’interessante progetto legislativo: «La proposta di legge trova essenzialmente il suo fondamento nelle gravissime condizioni in cui versano centinaia di migliaia di lavoratori che sono regolarmente occupati. La presente proposta di legge, che stabilisce la fissazione di