Tag - eirenefest torino

R-esistenze migranti: soggetti, non pedine
Fragili, disperati, senza risorse. O, al contrario, un pericolo per la sicurezza e l’ordine sociale. Quando si parla di migranti, il racconto si riduce quasi sempre a questo: miseria o minaccia. Le due visioni si intrecciano di continuo, creando un’immagine stereotipata che cancella l’individuo. Davanti alla complessità della tematica, è necessario superare la narrazione binaria per comprendere chi sia il migrante che lascia la sua terra. Sabato 3 ottobre 2026, si è tenuto al Centro Studi Sereno Regis l’incontro R-esistenze migranti all’interno dell’ottava edizione del Festival della Nonviolenza /Eirene Fest Torino. Obiettivo era presentare due libri legati al tema della migrazione in Italia: Umanità in esilio. Cronache dalla frontiera alpina di Fassin e Defossez e L’immigrazione meridionale a Torino di Fofi. Per contestualizzare e spiegare i testi, ma soprattutto per farli dialogare, sono intervenuti quattro esperti: William Bonapace (storico, fondatore dell’associazione On Borders), Maria Perino (sociologa, autrice su On Borders, socia di Adl a Zavidovici), Gianfranco Crua (attivista, fondatore di Carovane Migranti) e Michael Eve (sociologo, promotore di Porta delle Culture). Umanità in esilio, come hanno spiegato bene Bonapace e Perino, è un testo che parla del confine alpino italo-francese (Oulx-Briançon), ma in realtà pone una riflessione generale sulle frontiere come espressione di una differenza: quella tra chi può passare e chi no. La frontiera non è solo una linea geografica, ma un mezzo di separazione tra gli individui. Questa separazione è anche visibile nel divario tra le forze dell’ordine e i cosiddetti “solidali”. Le prime applicano le direttive statali di chiusura; i secondi sono i gruppi o gli individui che resistono alle direttive e che seguono una logica di accoglienza nei confronti dei migranti. Il tema della violenza, più o meno radicale, esercitata dalle forze dell’ordine ai confini, è un punto fondamentale: secondo gli autori del libro, non rappresenta un’anomalia locale, ma è sintomo di un indebolimento dei valori democratici globali. In breve, capire le frontiere significa comprendere un po’ le nostre società. Eve e Crua riflettono sul secondo saggio, L’immigrazione meridionale a Torino. Il contesto è molto diverso: si tratta di un libro che analizza l’ondata migratoria italiana durante il boom economico. Goffredo Fofi denuncia l’impreparazione delle istituzioni nel gestire l’arrivo dei migranti dal Meridione, ma non solo: racconta un cambiamento; la migrazione, infatti, è sinonimo di passaggi come quelli dalla vita contadina al lavoro operaio e di mutamento nelle relazioni tra gli abitanti della città che si interfacciano con una “comunità” del sud molto diversa dalla propria. Quando si analizza il fenomeno migratorio, ci si dimentica spesso della centralità della trasformazione. Bonapace ricorda, tra le tante cose, che l’arrivo dei migranti dal sud Italia ha portato il sindacato e il Partito Comunista Italiano a un ripensamento di se stessi. Il tema è semplice: la migrazione porta in avanti le società, le fa evolvere. Arrivati a questo punto, si può dire che i due libri, legati a contesti molto specifici, riescono a parlare in modo universale. Che si tratti del migrante sul fronte alpino o di quello proveniente dal Sud Italia, emergono due punti interessanti. Innanzitutto, la migrazione è un fenomeno normale: Eve ci tiene a sottolinearlo. Una cosa è normale quando “segue la norma, è conforme alla norma, è quindi consueta, ordinaria, regolare” (Treccani). Sì, l’immigrazione è conforme alla norma perché è parte integrante della storia dell’umanità, nei suoi svariati contesti. Oggi ci aiuterebbe studiare la storia da un punto di vista migratorio: non solo per comprendere la frequenza del fenomeno, ma soprattutto l’importanza che questo riveste nella trasformazione e nell’equilibrio delle società. Nell’intervento viene riportato un esempio: in Italia stanno aumentando i giovani che proseguono con studi lunghi e sono sempre meno disposti a svolgere lavori a qualificazione bassa. Il migrante, che arriva nel nostro paese ed è disoccupato, accetta invece di ricoprire quei ruoli che i giovani universitari quasi disdegniamo di esercitare. Non soffermandosi ulteriormente su questo primo punto, diventa interessante, invece, mettere in evidenza una questione che è emersa e che già si anticipava all’inizio: l’immagine che si ha del migrante. I due libri sembrano quasi mettere in discussione la raffigurazione diffusa del migrante come miserevole o minaccioso. Si provi a immaginare un migrante: si vede una persona che è obbligata a lasciare la propria terra per intraprendere un viaggio lunghissimo, rischiando la vita, in modo da arrivare in un paese “sicuro” dove poter trovare delle condizioni di vita migliori. Ma il problema di quest’immagine sta nel concetto di obbligatorietà a cui è associata. Per molti persone, il migrante è un poveretto che merita compassione a causa del viaggio che ha compiuto e dell’obbligo che l’ha portato ad abbandonare terra e famiglia. Un’interpretazione simile generalizza il vissuto di ogni singolo migrante, ponendolo in una dimensione di universalità: “Tutti i migranti sono uguali perché il loro percorso è bene o male lo stesso”. Questa concezione dimentica l’individuo singolo che si “nasconde” dietro al termine che  lo definisce. In secondo luogo, mettere la compassione in primo piano rende il migrante un oggetto dell’emotività: si prova pena e si semplifica la complessità dell’individuo che si ha di fronte. Il singolo migrante, però, non è una pedina: ha un valore e una profondità in quanto essere umano. Sicuramente si ritrova nell’urgenza di agire quando lascia il proprio paese; tuttavia, quest’urgenza non è frutto solo di obbligatorietà, ma anche di una scelta. Talvolta chi sostiene l’arrivo di migranti irregolari, nel rispondere a chi vorrebbe “remigrarli”, tende a celare questa soggettività per fare leva sul piano della tenerezza: “Sono persone che non hanno nulla, in balìa degli eventi, senza possibilità di scegliere”. Questa verità è parziale: la scelta c’è. Una persona, prima di decidere di imbarcarsi e mettere in pericolo la propria vita, pondera bene in che luogo spostarsi: per esempio nei giovani, come viene evidenziato nell’intervento, influisce spesso il sogno di un’Europa vista sui social. Il dibattito sull’immigrazione potrebbe spostarsi dal “sono obbligati a venire qui” allo “scelgono di venire qui, anche contro la loro volontà perché in condizioni sicure e stabili forse rimarrebbero sulla propria terra”. La dimensione della volontarietà non va nascosta perché scomoda, va anzi evidenziata: proprio in virtù di una scelta sono esseri umani e in quanto tali meritano di essere accolti nel paese che scelgono. Centro Sereno Regis
October 11, 2026
Pressenza
R-esistere non è importante…è l’unica cosa che conta!
Nel secondo giorno del Festival della Nonviolenza/Eirenefest emerge la molteplicità delle forme torinesi di lotta. Alcune considerazioni molto interessanti sono state elaborate sabato 3 ottobre alla tavola Rotonda “R-esistenze in città” che si è svolta presso la sede di Volere La Luna di Via Trivero, nell’ambito del Festival della Nonviolenza e della resistenza civile/Eirenefest Torino 2026. Sono intervenuti i rappresenti di diverse realtà locali: Maria Cariota (Assemblea Pellerina), Ortensia Romano (Vanchiglia Insieme), Maria Teresa Silvestrini (Scuola per la Pace), Sara Munari (Torino per Gaza), Maria Matteo (Assemblea Antimilitarista) con il saluto di Giovanni Limone (Volere la luna) e coordinati dal professor Dario Padovan (sociologo, Università di Torino). Dopo l’apertura di Giovanni Limone, proprio il sociologo, nel suo incipit, ha indagato il significato della parola resistenza, partendo da quello più immediato: fare quello che qualcuno non vuole che si faccia (una persona, una categoria sociale, un popolo) e, applicandolo al periodo attuale, chiedendosi cosa voglia dire resistere al giorno d’oggi. Diventa anzitutto necessario mettere in relazione il pensiero (cioè l’identificazione chiara e precisa dell’oggetto) con la pratica di resistenza. Padovan coglie la continuità con il passato nelle pratiche di genocidio e di ecocidio, essenza dei processi di deumanizzazione e denaturalizzazione, annichilimento e distruzione progressiva di esseri umani e di ambienti. Il primo atto di r-esistenza diventa quindi “ri-umanizzare le relazioni personali”, economiche, ecologiche, reintegrando il rapporto dell’Umanità con la natura. Subito dopo, la rappresentante dell’Assemblea Pellerina No Ospedali ha posto l’accento sulla difficoltà di confronto con degli interlocutori, in primis le istituzioni, che agiscono spesso ignorando le leggi che dovrebbero vincolarle nei rapporti con i cittadini, ad esempio non rispettando l’obbligo di produrre valutazioni ambientali e strategiche e privando la cittadinanza del dibattito pubblico e del confronto. Alle azioni intraprese dal Comitato quali l’approfondimento delle tematiche, con ricorso ad esperti del settore, interrogazioni, osservazioni ed integrazioni, non ci sono state risposte che, invece, ai sensi della legge sull’amministrazione trasparente, sarebbero dovute arrivare nel breve periodo. Un altro aspetto di violenza, stavolta economica, è il ricatto con cui viene prospettata la possibilità, in caso il ricorso al Tar venga respinto, che il Comitato venga condannato al pagamento di tutte le spese processuali. Da questa situazione si può uscire solo con “condivisione e solidarietà”. La rappresentante di Torino per Gaza sottolinea la matrice comune di tutte le realtà presenti nella lotta e nella resistenza contro il sistema oppressivo. La lotta del popolo palestinese è il paradigma di una lotta tra oppressi che lottano per la libertà ed oppressori che lottano per la supremazia totale. Ci insegna che la resistenza è anche adattamento, come la capacità del popolo palestinese di squarciare il velo di omertà (e la sistematica eliminazione fisica dei giornalisti) imposto da Israele e dall’informazione mainstream, semplicemente iniziando a riprendere gli orrori della vita quotidiana e metterli su Instagram. Altri aspetti interessanti da lei evidenziati sono il progressivo riconoscersi come Umanità resistente ad un sistema cancerogeno e la crescente diffidenza nei confronti dei media, con la ricerca da parte delle persone, anche se non schierate politicamente, di fonti attendibili ed alternative alla narrazione di regime a cui ormai si inizia a non credere più. Questo porta ad una riflessione sul significato di libertà: è ormai piuttosto evidente che essere liberi non significa vivere in Europa, avere potere d’acquisto ed andare a votare, ma che il senso sia ben altro, in primis vivere con dignità e costruire relazioni solidali con i propri simili. La delegata di Scuola per la pace denuncia la “Controriforma” in atto da più di 30 anni, che ha portato al progressivo smantellamento della scuola pubblica, depauperata di risorse materiali ed intellettuali, ormai costruita per “formattare” le soggettività di insegnanti e studenti, trasformati rispettivamente in piccoli burocrati ed in piccoli automi obbedienti. Come conseguenza della mancanza di senso critico, rischia di passare quasi inosservato il tentativo di preparare le nuove generazioni al bellicismo, strutturando anche nella scuola il concetto di “guerra come normalità”. Anche la scuola, come tutta la società, viene bombardata da messaggi bellicisti, sviluppati attraverso un’invasione di forze dell’ordine e forze armate a tutti i livelli, dai pattugliamenti esterni alle aree scolastiche all’utilizzo di militari e poliziotti nel ruolo di “formatori” o, per i più piccoli, con attività ludiche quali la visita a mezzi militari (tra cui carri armati). La strategia comunicativa del Ministero della Difesa è piuttosto esplicita (si trovano online i Piani Annuali di Comunicazione) e punta a far “interiorizzare” nella popolazione italiana la necessità della difesa armata e violenta come “architettura cognitiva di resistenza nazionale”. L’esempio è quello dello Stato di Israele che, fin dalla sua nascita, ha lavorato su tutti i livelli sociali e culturali al fine di creare una società bellicosa, violenta e guerrafondaia. Le voci critiche nelle scuole esistono, ma il problema è il collegamento tra i gruppi e la pubblicizzazione delle iniziative che possono creare esempi virtuosi “di imitazione”. Passando al comitato Vanchiglia Insieme, la sua evoluzione si può forse sintetizzare con un commento della sua rappresentante, verso la fine dell’intervento: “Siamo nati per organizzare le feste per bambini, stiamo acquisendo una consapevolezza politica”. Vanchiglia Insieme nasce infatti per rispondere alla necessità di ricreare legami sociali nel quartiere, quando ad un certo punto viene loro tolto lo spazio fisico di relazione e di organizzazione. L’attività diventa la necessità di riconquistare, in maniera non violenta, gli spazi negati, ri-abitando il quartiere occupato dai militari, con l’obiettivo di restituirne gli spazi agli abitanti, primi tra tutti i bambini . Diventa dunque necessario acquisire competenze e conoscenze, costruendo riflessioni e visioni alternative a quell’immagine artificiale di pericolosità che rende necessari controlli accurati, da parte delle forze dell’ordine, anche sui partecipanti ad una sessione collettiva di filatura con l’uncinetto. Un’attività importante diventa impostare una narrazione “diversa”, coinvolgendo e creando reti di cittadini, evitando la polarizzazione delle posizioni come invece sta tentando di fare la stampa mainstream. Viene preso ad esempio il “caso” delle piste ciclabili scoppiato recentemente e purtroppo a causa di eventi luttuosi, in cui i media stanno cercando di criminalizzare e mettere gli uni contro gli altri gli automobilisti, i ciclisti ed i pedoni che invece hanno l’interesse comune di avere strade sicure e quindi tutto l’interesse a collaborare tra loro. L’Assemblea antimilitarista, sottolineando la vocazione internazionalista del movimento contro la guerra, richiama l’attenzione sulla necessità di decostruire il luogo comune “Italiani brava gente”, ricordando che l’Italia, nel suo trascorso coloniale, si è comportata esattamente come tutti gli altri Stati, compiendo stragi efferate nei confronti di Slavi, Trentini, Ladini, Sloveni, Croati, Libici, Eritrei, Somali ma che non ha fatto i conti con il suo passato genocida. In tempi più recenti, la missione in Somalia Restore Hope del 1996 (in cui era presente, tra gli altri, Roberto Vannacci) ha visto i soldati italiani protagonisti di diversi atti violenti sulle popolazioni. Con la stessa indifferenza di allora, oggi gli Italiani stanno compiendo delle azioni spietate nel Mediterraneo nei confronti dei migranti. Come reagire? Secondo l’Assemblea obiettivo prioritario è lottare per la chiusura delle fabbriche di armi a Torino e contro il ripristino della leva obbligatoria. Qualcuno dal pubblico ha poi sottolineato la mancanza nel dibattito di una componente della r-esistenza sui luoghi di lavoro. Ciononostante, come evidenziato dal grande sciopero del 3 ottobre 2025, ci sembra doveroso mettere in rilievo che questo incontro ha percepito e valorizzato la presenza di mille rigagnoli di r-esistenti che scorrono dalla stessa parte, purtroppo quasi sempre paralleli tra loro. La grande scommessa sarà riuscire a farli confluire in uno stesso, unico, poderoso fiume che segni un confine ed un argine alla “deumanizzione” ed alla “denaturalizzazione” che imperversano bruciando territori, persone e coscienze. Gianluca Gabriele
October 8, 2026
Pressenza
Ora e sempre R-Esistenze. Al via il Festival della nonviolenza e della resistenza civile
L’evento iniziale di Eirenefest Torino|Festival della Nonviolenza e della Resistenza Civile, VIII edizione 2026 si è svolto venerdì due ottobre presso la Sala Poli del Centro Studi Sereno Regis a partire dalle ore 1730. Alla tavola rotonda Ora e sempre R-esistenze, coordinata da Alessandra Algostino (costituzionalista, Università di Torino, Volere la luna) sono intervenuti Carlo Mezzalama (Fridays For Future), Claudio Borsello (Ultima Generazione), Riccardo Olivieri (Metamorfosi pedagogiche), Luca Mastrosimone (sociologo, Università di Torino) ed Eleonora Priori (ricercatrice precaria). Alessandra Algostino parte dalla centralità della violenza nel panorama internazionale a tutti i livelli; a partire dai conflitti attivi in cui la violenza è manifesta per arrivare al concetto di pace attraverso la forza centrale nell’impostazione strategica attuale dell’Unione Europea. Questa impostazione si ripercuote a cascata in tutti i contesti sociopolitici attraverso la militarizzazione delle democrazie e delle società, democrazie che diventano “campi di battaglia” per vincere il potere secondo una strabordante logica di guerra. Questa impostazione compatta i popoli ed espelle violentemente i divergenti; solo per citare alcuni esempi: guerra ai migranti, esternalizzazione delle frontiere, necropolitica, esercizio della sovranità che produce morte, guerra sperimentata verso i poveri, DIASPO urbano, criminalizzazione della solidarietà, negazione del diritto alla casa, guerra contro il dissenso, violenza contro la natura, violenza economica, sociale, politica, coloniale (es Palestina e migranti), l’uso del diritto come strumento di coercizione. Questo processo si può datare all’inizio di questo millennio con un punto di accelerazione nel 2001 (in Italia con la repressione di Genova 2001, nel mondo con la guerra al terrorismo). Occorre tornare ad altre parole, ridefinire i limiti del potere economico e politico; a questo scopo sono fondamentali azioni resistenza a tutti i livelli per invertire il processo. Coniugare le forma di resistenza nei diversi campi di azione diventa il filo conduttore per gli interventi degli altri relatori. Carlo Mezzalama racconta che Friday for Future nasce nel 2019 per evidenziare la crisi climatica in quanto urgenza che impone la necessità di agire; il limite di aumento delle temperature di 1.5 gradi fissato negli accordi di Parigi per il 2030 è stato superato, sostituire le sorgenti fossili è sempre più urgente, ma chi si oppone a questa necessità è forte e potente. In questa azione sono fondamentali due principi guida: la nonviolenza come approccio strategico, perché occorre mettere in difficoltà il sistema fossile sfruttando le sue debolezze e la forza non è una di queste, ed un’abitudine al conflitto, sfruttando tutte le situazioni conflittuali che il sistema genera. Claudio Borsello descrive le attività di Ultima Generazione attraverso tra parole chiave: nonviolenza, repressione, resistenza. Nell’azione sociale la nonviolenza paga, soprattutto se accompagnata da una formazione specifica per affrontare le situazioni di tensione che le azioni di disobbedienza civile (blocchi stradali, azioni dimostrative ecc.) possono provocare. La repressione è selettiva in base alle caratteristiche dei singoli attivisti (età, condizione sociale, contesto); alcuni reati, come il blocco stradale, sono stati reintrodotti per contrastare queste forme di disobbedienza civile. Non sempre però le nuove regole sono applicabili a livello giudiziario: su 100 processi a carico di attivisti di Ultima Generazione ci sono state 80 assoluzioni e due condanne. I nuovi decreti sicurezza ci hanno costretto a cambiare le forme di azione e lanciare campagne contro le banche armate e l’industria bellica che è nella sua totalità il quarto produttore mondiale di CO2. Un’altra strategia è quella di costruire comunità locali formate e la formazione di organizzatori. Riccardo Olivieri porta due esempi di progetti resistenti dal basso, il collettivo informale Metamorfosi Pedagogiche, nato nel maggio 2026 all’interno del festival Altri Mondi, altri modi e l’impianto Sportivo autogestito Regaldi a Barriera di Milano. Il collettivo Metamorfosi Pedagogiche nasce dal desiderio di un gruppo di insegnanti di pensare una scuola che non sia un progettificio a partire da una domanda semplice: cos’è il benessere a scuola? Per rispondere a questa domanda e sognare una scuola differente bisogna uscire dalle aule ed attivare una comunità educante orizzontale in cui i ragazzi abbiano un ruolo attivo. L’impianto sportivo autogestito Regaldi a Barriera di Milano, quartiere complesso di Torino, consente di fare attività sportiva a basso costo costruendo, attraverso lo sport, relazioni possibili tra culture diverse; Olivieri cita l’esempio dell’almanacco Popolarissimo che raccoglie le squadre di calcio popolari che si riconoscono in una approccio antirazzista, antisessista ed antifascista; il successo dell’almanacco è stato così oltre le aspettative che è stato necessario definire una seconda edizione per includere le squadre escluse nella prima edizione. Nel suo intervento Olivieri racconta anche delle conseguenze dello sgombero del centro sociale Askatasuna e della militarizzazione del quartiere Vanchiglia, soffermandosi su alcuni aspetti surreali: ad esempio sull’operazione di polizia spropositata per sgomberare sei ragazzi e due gatti e sulle reazioni scomposte all’articolo Vanchiglia come Belfast apparso sul Guardian qualche mese fa; senza dimenticare la risposta oceanica allo sgombero vista nei cortei di dicembre e gennaio che hanno riunito un attivismo carsico imprevedibile ed imprevisto come era già successo nelle manifestazioni di ottobre per la Palestina. Luca Mastro Simone si chiede come un sociologo possa intervenire sul tema delle r-esistenze e se lo chiedono quotidianamente i colleghi del suo gruppo di lavoro coordinato dal professor Dario Padoan che studiano nello specifico le questioni legate a guerra e cambiamento climatico. Nel 2025 abbiamo raggiunto il record di spesa militare mondiale di 2887 miliardi di dollari con un incremento del 41% negli ultimi dieci anni, incremento trainato soprattutto dall’Europa che ha aumentato la propria spesa del 104% nello stesso periodo raggiungendo gli 860 miliardi di dollari, cifra molto vicina a quanto speso dagli Stati Uniti. Queste cifre, che sono inimmaginabili, incidono nella nostra vita quotidiana e lo vediamo nelle nostre ricerche sul campo. Il legame tra guerra ed ecologia è piuttosto stretto tanto che alcuni autori parlano di ecologia di guerra parallelamente all’economia di guerra come presupposto per rendere possibile le guerre vere e proprie. Eleonora Priori, ricercatrice precaria, considera l’Università uno spazio da difendere perché crea anticorpi per r-esistere a tutte le brutture di cui si è parlato.  Due anni fa è nata l’Assemblea Precaria Universitaria come reazione al taglio dei fondi per l’università del 15% con una perdita di più di 20.000 posizioni (mille a Torino) e questi fondi sono stati spostati al riarmo, a dimostrazione ulteriore del legame tra destrutturazione del welfare ed aumento delle spese militari. L’assemblea nasce anche per opporsi all’atomizzazione e alla competizione esasperata dell’ambiente universitario e si avvale di tre pratiche di operative: ·         Definire un’idea di sciopero adatto all’ambiente universitario ·         Costruire un osservatorio sulla precarietà, recuperando ed organizzando i dati ·         Organizzare l’evento L’università che vogliamo il 15 ottobre prossimo Eirenefest Torino – Festival della Nonviolenza e della Resistenza Civile è una delle iniziative della quarta edizione della Marcia mondiale per la pace e la nonviolenza. Gli interventi dei vari relatori sono stati molto sintetizzati per esigenze editoriali. Si invita a vedere il video della conferenza per una descrizione più dettagliata. Giorgio Mancuso
October 6, 2026
Pressenza
Anche dalla Presenza di Pace arriva l’invito per l’Eirenefest
Scorrono le settimane, sabato 26 settembre le persone riunite in piazza Carignano lo hanno fatto per la 239ma volta. Il numero dovrebbe far paura, sono passati quasi 5 anni dall’aggressione della Russia ai danni dell’Ucraina e ancora la situazione non accenna a risolversi. Anni in cui di guerre ne sono continuate e iniziate altre: Sudan, Congo, Myanmar, Gaza, Cuba… Anni in cui però la manifestazione del dissenso non si è mai interrotto. sabato in piazza è stato ricordato l’imminente inizio dell’ottava edizione dell’Eirenefest, il Festival della Nonviolenza che, non a caso, ha come sottotitolo: Pratiche di Dissidenza, Disobbedienza, Diserzione. Pressenza è media partner dell’evento. Il programma completo dell’Eirenefest è consultabile qui Tra gli interventi, che sono tutti ascoltabili grazie al podcast, ricordiamo il riferimento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite quando, durante l’intervento di Netanyahu, la sala si è parzialmente svuotata. Foto di Lino Brunetti Sara Panarella
September 29, 2026
Pressenza
Festival della Nonviolenza/Eirenefest Torino, 2-9 ottobre 2026
Il quadro internazionale è andato sempre più deteriorandosi negli ultimi anni, con l’aggravamento delle crisi globali: dal riscaldamento climatico, alla normalizzazione della guerra come unico strumento per affrontare i conflitti al di là di ogni norma del Diritto Internazionale, alle crescenti diseguaglianze sociali, frutto di un capitalismo di rapina, finanziario e neoliberista senza limiti. Parallelamente in Italia e non solo, stiamo assistendo ad un progressivo deterioramento degli spazi democratici dove il dissenso verso le scelte governative viene sempre più criminalizzato, alcuni luoghi di partecipazione giovanile chiusi e la voce di chi denuncia queste crisi non ha la possibilità di farsi sentire con tutta la sua forza. Siamo di fronte ad una serie di cambiamenti inquietanti: governi che fanno dell’esclusione e dell’espulsione il fondamento del loro agire politico e amministrativo, della produzione di armi la forza motrice di un’economia che lascia milioni di persone sotto la soglia di povertà, del silenzio il mezzo per celare la complicità nella guerra e per compiere genocidi alla luce del sole, della militarizzazione del territorio l’ unica risposta per costruire una presunta sicurezza , della repressione lo stile per affrontare il dissenso e i bisogni reali dei cittadini. Nuove forme di autoritarismo non solo in Italia minacciano i principi universali di eguaglianza e rispetto dei diritti umani, nuove tecniche di propaganda culturale legate alle nuove tecnologie e al loro monopolio stanno delineandosi per costuire forme di identità collettive sempre più etnocentriche e intolleranti Occorre resistere a questa situazione che si sta diffondendo a livello planetario, cancellando ogni legittimazione alle istituzioni internazionali e concentrando tutto il potere nelle mani di attori macro-economici che stravolgono e svuotano il concetto stesso di democrazia La società civile mondiale, sollecitata dalla situazione genocida a Gaza, ha sentito urgente la volontà di non sottostare più alla narrativa ufficiale, vedendo ciò che avveniva sotto gli occhi di tutti. Si sono riempite le piazze di cittadini di ogni età e appartenza sociale a reclamare l’osservanza del diritto internazionale e per l’Italia, in particolare, il rispetto della nostra Costituzione , che sancisce il rifiuto della guerra per risolvere le controversie tra le nazioni. Il tentativo di criminalizzare le piazze manifestanti si è espresso in molti modi, utilizzando i nuovi strumenti normativi messi a disposizione dal governo. Nonostante alcuni episodi durante le manifestazioni che hanno visto l’intervento delle forze della Polizia, le quali hanno fatto uso di strumenti di tipo militare nello stile di Genova 2001, il dissenso ha voluto mantenere forme pacifiche, consapevole che comportamenti aggressivi avrebbero solo aiutato a giustificare forme di repressione ancora più dure. Di fronte a questi cambiamenti inquietanti noi vogliamo “restare umani”, continuare ad Esistere e R-Esistere a queste politiche della violenza e dello sfruttamento praticando la dissidenza, la disobbedienza, la diserzione, l’obiezione ai regimi ed alle regole imposte Per questi motivi l’ottava edizione del Festival della Nonviolenza e della resistenza civile/Eirenefest Torino vuole offrire alle pratiche di dissidenza, disobbedienza, diserzione in atto nella società civile l’opportunità di trovare dignità di parola e ascolto perchè possano convogliare intorno a sé ulteriori forze. Resistere per Esistere. PROGRAMMA VENERDÌ 2 OTTOBRE ORE 17:30, VIA GARIBALDI 13, SALA POLI DEL CENTRO STUDI SERENO REGIS TAVOLA ROTONDA: ORA E SEMPRE R-ESISTENZE con Luca Mastrosimone (sociologo, Università di Torino), Carlo Mezzalama (Fridays For Future), Eleonora Priori (Ricercatrice precaria), Riccardo Olivieri (Metamorfosi pedagogiche), Claudio Borsello (Ultima Generazione) Introduce e coordina Alessandra Algostino (costituzionalista, Università di Torino, Volere la luna) ORE 19:30 – APERICENA ORE 20:30 – SALA POLI READING: DOV’È LA VITTORIA? Letture interpretate da: Gianni Bissaca, Walter Cassani, Stefania Rosso SABATO 3 OTTOBRE ORE 10:00, CENTRO STUDI SERENO REGIS, SALA POLI R-ESISTENZE MIGRANTI Dialogo sui seguenti testi: * Didier Fassin, Anne-Claire Defossez, Umanità in esilio. Cronache dalla frontiera alpina, traduzione di Lorenzo Alunni, Feltrinelli, 2025 * Goffredo Fofi, L’immigrazione meridionale a Torino, Aragno Editore, 2008. Con la partecipazione di Michael Eve (un Museo delle migrazioni a Torino, in collaborazione con Porta delle culture). ORE 12:00 – PIAZZA CASTELLO 240ª PRESENZA DI PACE – A CURA DEL COORDINAMENTO AGITE ORE 15:30 – VOLERE LA LUNA, VIA TRIVERO, 16 R-ESISTENZE IN CITTÀ con la partecipazione di alcuni comitati attivi sul territorio torinese: Assemblea Pellerina-No Ospedale nel parco, Scuola per la Pace, Torino per Gaza, Vanchiglia Insieme, Stop Riarmo, Greenpeace, Assemblea anti-militarista, Festival dell’Accoglienza. Introduce Giovanni Limone (Volere la luna); interviene e coordina Dario Padovan (sociologo, Università di Torino). L’incontro si svolge nell’ambito della Festa di Volere la luna DOMENICA 4 OTTOBRE ORE 10:00, INFOPOINT DI EMERGENCY, CORSO VALDOCCO 3 R-ESISTENZE ALLA GUERRA Dialogo sui seguenti testi: * Autori vari, Profezie bianche. Antologia del pacifismo da Erasmo a Gino Strada, Feltrinelli, 2025 * Ceretti-Cornelli, Per una pace possibile, Feltrinelli, 2026 Dialoga con Adolfo Ceretti e Roberto Cornelli Franca Mangiameli (Emergency Torino) LUNEDÌ 5 OTTOBRE ORE 17:30 – CASA UMANISTA, LUNGO DORA FIRENZE 31 R-ESISTENZE PER LA PACE Dialogo sui seguenti testi: * Francesco Vietti, La pace che verrà, People Edizioni, 2025 * Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e delle Università (a cura), Fermiamo la follia della guerra, Aracne, Roma, 2025, intervengono Alessandra Alberti e Irene Carnazza Coordina Giorgio Mancuso – Casa Umanista GIOVEDÌ 8 OTTOBRE ORE 17:00, CENTRO STUDI SERENO REGIS, SALA POLI R-ESISTENZE E PRATICHE PER LA DIFESA DELL’AMBIENTE Questa sessione è dedicata ad Elena Camino, che ha contribuito ad organizzarla e che oggi vogliamo ricordare con la presentazione di * Natura e ricerca: pratiche, narrazioni e visioni, secondo volume della Collana Scienziatinaffanno? (CNR Edizioni), con Alba L’Astorina, Alessandra Pugnetti e Laura Colucci Gray * del numero monografico di Natura e società su Ambiente e guerra, con Giovanni Pagliero e Andrea Griseri (Pro Natura Piemonte) * Proiezione video: LLIURES DE CONTAMINACIO’ – Sfide ambientali in Siria a cura di Un ponte per… Momento conviviale in ricordo di Elena (sala Gandhi) VENERDÌ 9 OTTOBRE ORE 17:30, BINARIA DI RIVALTA – GRUPPO ABELE,VIA ROMA 9, RIVALTA DI TORINO (TO) R-ESISTENZE CON LA FLOTILLA Dharmapala (Claudio Torrero), Sull’Arca e dentro la balena. Un monaco in viaggio con la Flotilla, Interdipendence, 2025 Introduce Rita Vittori (Centro Studi Sereno Regis) Dialogo con l’autore a cura di Binaria ORE 17:30 – CENTRO STUDI SERENO REGIS, SALA POLI R-ESISTENZE A BELLICISMO E MILITARISMO • Giuliano Martufi, Giorgio Cecchetti (a cura), Un soffio al cuore dello stato. I proletari in divisa e i movimenti democratici nelle forze armate negli anni 70, Libristreetlib, 2026 Con la partecipazione di Giuliano Martufi, co-curatore e Marco Labbate, storico Coordina l’incontro Franca Manuele, CIDI Torino Nel corso del Festival, venerdì e sabato, saranno esposte in sala Poli opere sul tema “La forza della nonviolenza” create dagli artisti: Antonio Novello, Laura Cibrario, Lidia Moriondo, Oriana Gorinelli Redazione Torino
September 27, 2026
Pressenza