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Il discorso di Edward Mukiibi all’inaugurazione di Terra Madre
«NEI QUATTRO MESI TRASCORSI DALLA SCOMPARSA DI CARLO PETRINI MI SONO SPESSO RITROVATO A PENSARE ALLA PRIMA VOLTA CHE L’HO INCONTRATO», HA ESORDITO IL PRESIDENTE DI SLOW FOOD INTERNATIONAL. Edward Mukiibi ha ripercorso la propria esperienza dalla sua prima partecipazione a Terra Madre come giovane agricoltore ugandese fino ad oggi, mentre come esponente alla guida del movimento internazionale vi interveniva per invocare pace, giustizia sociale e tutela della biodiversità riaffermando l’impegno delle comunità Slow Food di tutto il mondo a costruire un sistema alimentare più equo e sostenibile: > Nel 2008 sono arrivato a Terra Madre come delegato dell’Uganda. > > Ero un giovane agricoltore, desideroso di imparare, curioso del mondo e > determinato a difendere la biodiversità nella mia comunità. > > Come molti di voi, sono arrivato qui senza sapere che quest’esperienza mi > avrebbe cambiato la vita. Qui ho incontrato persone provenienti da ogni angolo > del mondo che condividevano gli stessi valori e le stesse difficoltà. E qui ho > incontrato Carlo Petrini. > > Carlo possedeva un dono raro: riusciva a far sentire a una persona proveniente > da una piccola comunità rurale che la sua voce contava nel plasmare il futuro > del mondo. Ascoltava prima di parlare. Faceva sentire le persone comprese. E > ci ha insegnato che ogni comunità, per quanto piccola o remota, custodisce un > sapere che il mondo non può permettersi di perdere. > > Oggi, qui davanti a voi in veste di presidente di Slow Food International, mi > rendo conto che Terra Madre non è semplicemente un evento. È un luogo dove le > vite si trasformano, dove nascono amicizie, dove le comunità trovano forza e > dove le persone comuni scoprono di poter diventare agenti di cambiamento. > > Il mio percorso personale ne è la prova. > > E guardandomi intorno in questa stanza, so che ci sono molte altre storie come > la mia. > > Questa è l’eredità di Carlo. > > Non un edificio. Non un’istituzione. Una rete vivente di persone che credono > che un altro sistema alimentare, e un altro mondo, siano possibili. > > Carlo ha dedicato la sua vita alla realizzazione di questa visione: un mondo > in cui il cibo nutre le persone e il pianeta, in cui la biodiversità è > protetta e in cui la dignità appartiene a coloro che coltivano, pescano, > allevano, raccolgono e preparano il nostro cibo. > > Una delle espressioni più potenti di questa visione è Terra Madre. Una rete > globale con profonde radici locali. Un luogo dove la diversità diventa forza. > Un luogo dove le differenze si trasformano in dialogo. Un luogo dove le > comunità scoprono di non essere sole. Ecco perché ci siamo uniti. > > Non solo per partecipare a conferenze e workshop. > > Non solo per condividere culture gastronomiche e costruire relazioni. > > Siamo qui perché il mondo ha bisogno della nostra voce collettiva. > > Siamo qui per rifiutare la fame, l’ingiustizia, i nazionalismi, la guerra e la > distruzione della biodiversità. > > Siamo qui per rifiutare un sistema che distrugge il nostro futuro. > > Siamo qui per affermare una visione diversa. > > Una visione radicata nelle comunità, nella solidarietà e nella cura del nostro > unico pianeta. > > E soprattutto, siamo qui perché crediamo che il cibo possa essere una forza di > trasformazione. > > Il cambiamento richiede fiducia e unità. > > Fiducia nelle nostre comunità. Unità al di là dei confini. > > La fiducia che piccole azioni, moltiplicate per milioni di persone, possano > trasformare il mondo. Come Carlo ci ricordava spesso: chi semina utopia > raccoglie realtà. > > Il futuro che desideriamo si costruirà quando le persone riacquisteranno il > potere di produrre cibo, proteggere i semi, condividere le conoscenze e > prendersi cura della biodiversità. Questo potere appartiene alle persone, non > alle multinazionali. > > Invito tutti noi a parlare con una sola voce contro la guerra, la fame, la > crisi climatica e la perdita di biodiversità. > > Questa mattina ho avuto l’onore di incontrare il presidente della Repubblica > Italiana.  > > A nome della nostra rete globale, gli ho consegnato una lettera che racchiude > le speranze, le preoccupazioni e le aspirazioni di milioni di persone che > credono in un’alimentazione buona, pulita ed equa per tutti. > > Gli ho chiesto di contribuire a diffondere il nostro messaggio oltre questi > confini, perché le sfide che affrontiamo oggi non si fermano alle frontiere > nazionali. Affrontare le crisi odierne richiede una leadership globale, ma > questa deve iniziare ascoltando le persone più direttamente colpite da tali > problematiche. > > Signor Presidente, la ringrazio per essere stato con noi oggi. > > Insieme, ricordiamo ai leader politici di tutto il mondo che la pace, la > giustizia alimentare e la tutela della biodiversità sono scelte politiche. > > Il compito che ci attende è quello di unirci per nutrire le persone, > proteggere la biodiversità, prenderci cura del nostro pianeta e lasciare un > futuro migliore a chi verrà dopo di noi. > > Il mondo ha bisogno di comunità abbastanza coraggiose da immaginare un futuro > diverso e abbastanza determinate da renderlo realtà. > > In questi giorni a Terra Madre rinnoviamo la nostra fiducia in noi stessi e la > nostra reputazione. > > Rafforziamo la nostra unità. > > Lasciamo questo incontro pronti ad agire. > > Perché il futuro del nostro cibo non deve essere deciso da pochi. > > Deve essere plasmato dai milioni di persone nelle comunità di tutto il mondo, > che ogni giorno scelgono di prendersi cura della Terra e gli uni degli altri. > > E quando le generazioni future chiederanno cosa abbiamo fatto in questo > momento di crisi, la nostra risposta sarà semplice:  > > Abbiamo scelto la vita anziché l’indifferenza. > > Abbiamo scelto la cooperazione anziché la divisione. > > Abbiamo scelto la biodiversità anziché l’uniformità. > > Abbiamo scelto la pace anziché il conflitto. > > E insieme, attraverso il cibo, abbiamo scelto di cambiare il mondo in meglio. > > Carlo ci ha insegnato che un mondo migliore è possibile. > > Lui ha fatto la sua parte, ora tocca a me e a te portare avanti la sua > visione. Ora è il nostro turno di realizzarla. > > Grazie per il lavoro che svolgete ogni giorno. Grazie per portare speranza > nelle vostre comunità. Grazie per dare vita allo ‘spirito’ di Terra Madre… > “cibo buono, sano ed equo per tutti“.   Redazione Italia
September 24, 2026
Pressenza
Dal 24 al 27 settembre a Torino il ‘cibo buono pulito e giusto’ di Terra Madre
NELL’ARCO DI QUATTRO GIORNI, IL SALONE DEL GUSTO ORGANIZZATO DA SLOW FOOD OSPITERÀ CIRCA 1˙000 EVENTI, TRA CUI 200 CONFERENZE, DECINE DI LABORATORI DI DEGUSTAZIONE, OLTRE 60 PRANZI E CENE COMUNITARIE, E CENTINAIA DI ATTIVITÀ ORGANIZZATE DA PARTNER, ISTITUZIONI E ORGANIZZAZIONI DELLA COMUNITÀ. L’evento coincide anche con l’Assemblea dei partecipanti della Fondazione Slow Food, il più importante incontro globale del movimento in materia di governance. I delegati discuteranno di priorità, strategie e orientamenti politici per gli anni a venire. Torino diventa la capitale delle culture gastronomiche globali La dimensione internazionale di Terra Madre va ben oltre conferenze e assemblee. Per quattro giorni, il cuore storico di Torino si trasformerà in una mappa vivente delle culture alimentari del mondo: una ‘carta geografica’ tracciata dalle iniziative in svolgimento in alcuni degli spazi più iconici della città, da Piazza San Carlo a Piazza Vittorio, da Piazzetta Reale a Piazza Carlo Alberto, da Piazza C.L.N a Via Roma,… Oltre a queste location, il Salone del Gusto si diffonderà in tutta Torino, coinvolgendo cinema e teatri, auditorium, ristoranti, scuole, musei e innumerevoli altri luoghi con le proprie attività e grazie agli eventi Off. Lungo questo percorso di eventi i visitatori scopriranno storie, prodotti e tradizioni di comunità provenienti da ogni continente. Anche chi si troverà semplicemente di passaggio nel centro di Torino avrà l’opportunità di entrare in contatto con i valori e la visione di Slow Food. Al centro dell’esperienza si trova il vasto Mercato Terra Madre, che riunisce oltre 600 espositori, tra cui agricoltori, artigiani del cibo, comunità indigene, presidi Slow Food, produttori di street food e delegati internazionali. Insieme a mostre, degustazioni e installazioni immersive, il mercato offre l’opportunità di sperimentare la straordinaria ricchezza della biodiversità globale e scoprire come il cibo connetta territori, ecosistemi, culture e persone in tutto il mondo. Tra le installazioni più ambiziose spicca Terre Connesse: un percorso che esplora il cibo come forza politica e strumento di costruzione di relazioni. Attraverso le storie di colture e prodotti come riso, mais, caffè e carne, i visitatori sono invitati a ripercorrere i viaggi globali che hanno plasmato paesaggi, economie, culture e identità. Allestita in piazza Castello, l’installazione mette in luce sia le vulnerabilità create dai sistemi alimentari omogeneizzati, sia le opportunità offerte dall’agroecologia e dalla biodiversità. INFORMAZIONI: https://2026.terramadresalonedelgusto.com/date-accessi-e-location/ Le soluzioni esistono già Il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, i conflitti e le migrazioni forzate sono temi ricorrenti in tutto il programma. Le discussioni esploreranno il loro impatto sui sistemi alimentari, nonché le risposte che emergono dalle comunità stesse. Agricoltori africani, rappresentanti indigeni latinoamericani, leader del settore alimentare asiatici e organizzazioni di base europee condivideranno esperienze di adattamento e resistenza. Le loro storie ricorderanno ai partecipanti che la lotta per la biodiversità è inseparabile dalla lotta per la sovranità alimentare, per la giustizia sociale e per il diritto delle comunità a rimanere sulle proprie terre. Uno dei messaggi più forti che emerge dal programma di Terra Madre 2026 è che le soluzioni esistono già. In tutto il mondo, le comunità stanno proteggendo i semi, ripristinando gli ecosistemi, preservando le conoscenze tradizionali e sviluppando economie locali resilienti. La sfida non è scoprire nuove risposte, ma riconoscere, sostenere e ampliare il lavoro già svolto. Questa prospettiva è particolarmente evidente nell’ampio programma internazionale dedicato ai popoli indigeni e alle comunità locali. Oltre 150 delegati della Rete dei Popoli Indigeni di Slow Food parteciperanno a discussioni sulla sovranità alimentare, la conservazione della biodiversità e i diritti territoriali. La loro partecipazione riflette una crescente consapevolezza del fatto che molti dei più efficaci custodi dell’ambiente a livello mondiale continuano a essere esclusi dalle principali decisioni politiche, nonostante detengano generazioni di conoscenze sui sistemi alimentari sostenibili. L’eredità di Carlo Petrini e il futuro del movimento Sono trascorsi trent’anni dal primo Salone del Gusto e quarant’anni dalla fondazione di Slow Food a Bra. In questi decenni, gli avvertimenti del movimento sulla perdita di biodiversità, l’agricoltura industriale e le conseguenze ambientali della produzione alimentare sono passati dai margini del dibattito pubblico al centro. Preoccupazioni un tempo considerate di nicchia sono diventate priorità globali. Eppure l’opera rimane incompiuta. Quel senso di lavoro incompiuto è forse l’eredità più potente di Carlo Petrini. Nel corso del programma, relatori, attivisti e leader della comunità torneranno su una domanda centrale: cosa succederà da adesso in poi…? La storia più profonda, in definitiva, è una storia di persone: migliaia di custodi, attivisti e comunità che dimostrano che un sistema alimentare diverso non è solo auspicabile, ma che si sta già costruendo, ogni giorno, in tutto il mondo. Redazione Italia
September 23, 2026
Pressenza