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Gaza futura tra annientamento e colonialismo ipertecnologico
la relazione tra ricostruzione e giustizia. La domanda “Israele deve pagare?” non è solo morale: è giuridica e politica. Nel diritto internazionale, la riparazione per atti illeciti e danni di guerra è un principio consolidato; non coincide automaticamente con un meccanismo praticabile, ma stabilisce un orizzonte di responsabilità. Nel caso palestinese, inoltre, la questione delle riparazioni è intrecciata al riconoscimento dell’illegalità dell’occupazione e delle politiche di annessione che non riguardano solo Gaza. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
Può esistere una cittadinanza globale?
di Luca Graziano Viviamo in un’epoca in cui la parola cittadinanza sembra aver perso il suo significato originario. Nata per unire, oggi essa divide. Definisce confini, stabilisce appartenenze, assegna diritti in modo diseguale. È diventata una condizione geografica più che un riconoscimento universale dell’essere umano. Ogni giorno, nel Mediterraneo, lungo il confine tra Messico e Stati Uniti o nei deserti
January 11, 2026
La Bottega del Barbieri
Il sumud è femmina…
Il cognome Tamimi in Palestina si potrebbe paragonare al Rossi italiano, nel senso che è diffusissimo, probabilmente originario della zona di Hebron. Ma in un villaggio di 600 persone, icona della resistenza locale, Nabi Saleh, visitato e raccontato da tutto il mondo degli attivisti, Tamimi è “il” cognome. Si chiamano tutti così, come fossero un’unica famiglia. Nel mazzo dei Tamimi, chi si distingue maggiormente nel sumud (resistenza/ resilienza, una parola ormai patrimonio di ogni corteo e protesta internazionale, sdoganato anche dalla Global Sumud Flotilla) sono figure femminili. Anni fa era diventata un simbolo di coraggio la ragazzina bionda Ahed Tamimi, una specie di Greta Thunberg ante litteram, che a 15 anni, a fronte dell’ennesima invasione di casa sua e del ferimento a fuoco del fratello, diede uno schiaffo al soldato israeliano invasore di turno. Che nemmeno reagi, sorpreso non solo dal gesto inaspettato ma soprattutto dal fatto che fosse una ragazzina bionda e bianca a compierlo, quasi fosse israeliana… Negli ambienti della solidarietà milanese ma non solo (anche nazionale ed in Slovenia, dove risiede, non a Nabi Saleh in questo caso) è nota Widad Tamimi, giornalista, scrittrice, attivista, alla guida di un’associazione che tenta di fare uscire da Gaza quante più persone possibile attraverso canali formali. Sul Manifesto giorni fa è stato pubblicato un suo appello al ministro degli esteri affinché si aprano vie diplomatiche per l’uscita di più persone possibili da Gaza. Merita soprattutto raccontare Manal Tamimi, colei che sta coordinando anche quest’anno la campagna denominata in arabo Faz’a (cooperazione), che vede da oltre un mese molte decine di volontari internazionali impegnati insieme alle comunità agricole della regione di Ramallah, Tulkarem, Nablus, nella raccolta delle olive. Mai come quest’anno scarsa ed oggetto quotidiano di violenze, invasioni dei terreni, distruzione degli olivi da parte di coloni ed esercito (cfr. articoli precedenti). Manal Tamimi dal 2009 partecipa come molti dei 600 abitanti di Nabi Saleh a manifestazioni di protesta ogni venerdì, in risposta al furto delle tradizionali sorgenti d’acqua da parte della colonia israeliana più vicina. Sono le donne a coordinare queste azioni, delle specie di “madres de plaza de Mayo” dell’epoca della dittatura militare argentina (ora “abuelas, nonne, ancora attive ogni giovedì nella marcia davanti alla Casa Rosada di Buenos Aires). Manal fa parte dei Comitati Popolari (PSCC) e lavora in un’ente governativo (Commissione per la Resistenza alla colonizzazione ed alla guerra), ma è alla guida delle attività di supporto agli agricoltori. La sua storia è un romanzo: arrestata e picchiata quattro volte (l’ultima pochi giorni fa, in un messaggio whatsapp si scusava con me per aver tardato a rispondere non sentendosi bene…). La violenza di coloni e soldati si accanisce come sempre avviene in modo mafioso anche contro la famiglia. Due dei quattro figli di Manal sono spesso in carcere, torturati fisicamente e psicologicamente, provocando in Manal grandi incertezze sul fatto di continuare, quando vengono colpiti anche i figli… Come tutti qui constata come quest’anno la raccolta delle olive sia forse la peggiore della storia, tra cause naturali di stagionalità alternate e violenze esponenziali. Si è voluto effettuarla ugualmente, come forma di resistenza delle terre palestinesi e per rispetto verso una pianta simbolica nella cultura locale che più di tutte incarna e simbolizza il sumud. Manal racconta che tra le decine di forme di violenze ed invasioni da parte dei coloni, oltre ad incendiare, inquinare, tagliare, sradicare gli uliveti, si è aggiunta la pratica di invadere massicciamente con il bestiame i terreni, impedendo agli agricoltori di accedervi, nonostante titoli di proprietà a volte vecchi di secoli. Nel caso di Nabi Saleh oltre due terzi del villaggio, che vive di agricoltura, sono stati espropriati, con l’uccisione negli anni di oltre 30 persone (in rete ci sono miriadi di filmati che raccontano queste violenze dal 2007 in avanti). Nabi Saleh è così microscopico che qualunque episodio di violenza è visto e vissuto da tutti. Ad esempio sua mamma anziana picchiata da un soldato e in passato tanti familiari diretti uccisi, incarcerati, o deportati. Ciò fin dalla prima Intifada nel 1987, quando Manal andava e veniva dalla Giordania per portare informazioni, una specie di partigiana (altri dettagli si trovano nell’ottima intervista concessa alla testata Pressdinamo). Il tasto più doloroso per Manal, come sopra accennato, è il coinvolgimento dei figli, espresso nel racconto sofferente di madre. Nonostante anni fa, dopo l’ennesimo arresto, fu vittima di omicidio simulato, quando un cecchino le sparò pure contro, Manal ritiene che nessuna sofferenza si possa paragonare alle violenze dirette contro i figli. Due di loro sono stati più volte torturati in carcere, al punto di subire abusi psicologici tali da perdere la memoria e non riconoscere più all’uscita la madre (ndr. quanti video di questo tenore stanno girando in rete sui prigionieri appena liberati da Israele da Gaza e Cisgiordania?). Manal racconta dei sensi di colpa provati a lungo per aver messo i figli a rischio, se non perfino per aver dato alla luce bambini in un contesto cosi terribile. Nell’intervista citata racconta di aver dormito a lungo nei loro letti per far sentire affetto e calore. E durante la loro prigionia, di aver comunque apparecchiato la tavola, cucinato i loro cibi preferiti, aver lavato i loro vestiti. Ribadisce quanto la figura delle donne sia stata centrale in questi decenni in Palestina. Nella prima Intifada erano in prima linea in ogni modalità di resistenza, negli anni novanta dopo gli accordi di Oslo nacquero molte Ong e tante donne confluirono nella società civile perdendo forse mordente, con la seconda Intifada persero ulteriormente spazio per l’aumento della resistenza armata, patrimonio degli uomini. Ma dopo il 2005, con la nascita dei movimenti di resistenza nonviolenta, le donne ripresero un ruolo centrale nella società. Al punto che un’emittente israeliana portavoce dei coloni, Canale 14, ha più volte caldeggiato l’eliminazione fisica delle donne, iniziando da Nabi Saleh, in modo da colpirne alcune per “educare” le altre. Secondo Manal mai si potrà parlare di pace o diritti umani finché esisterà l’occupazione, che in una terra dove ormai i palestinesi controllano solo il 4% della Palestina storica, dove centinaia di migliaia di ulivi sono stati distrutti, dove esistono checkpoint, spesso fatti di cancelli gialli comandati elettronicamente a distanza (circa 1.200 ormai, uno ogni 5 km in media geografica), che vengono aperti e chiusi in modo totalmente discrezionale a seconda degli umori del momento, rendendo infernale spostarsi in Cisgiordania da una città all’altra. Dove esiste tutto ciò e molto altro in un territorio totalmente frammentato in isole separate, non ha alcun senso parlare di soluzione a due stati, ad uno stato, a qualunque cosa… Non c’è un porto, un’aeroporto, un passaporto di un paese che non esiste, pur riconosciuto ormai da quasi 160 nazioni all’Onu. Non c’è accesso al mare, che pure si può vedere a pochi km di distanza da molte colline della Cisgiordania. E che dire del diritto internazionale che, come affermava uno dei padri della patria israeliana, Ben Gurion, “non si applica a Israele”, o rimanendo all’attualità, alla dichiarazione recente del ministro degli esteri Tajani, che “il diritto internazionale vale fino ad un certo punto”… Ciò nonostante Manal Tamimi da Nabi Saleh si dice confortata, commossa, per i mille rivoli della solidarietà internazionale, per i due milioni di persone nelle strade e piazze italiane il mese scorso a manifestare per la Palestina, per la nostra pur precaria presenza come volontari internazionali, che ormai non fungono più da deterrente per ragazzini pischelli coloni armati, con l’ esercito a copertura. Come molti attivisti locali, crede che molte volte sono loro a dover sostenere noi… È che anche noi occidentali siamo “sotto occupazione”, di tipo diverso dalla loro, solo che nemmeno ce ne rendiamo conto… Non si capacita del fatto di come ad esempio in Italia milioni di persone scendano in piazza, non certo tutti militanti, e poi alle elezioni diano il voto a governi pro-Israele, asserviti agli Usa, che riportano gli orologi dei diritti civili indietro di decenni, quando non esprimano senza celarlo ideologie fasciste. “Gli altri siamo noi”, cantava F. De Gregori… Luigi Eusebi
November 5, 2025
Pressenza
“Gaza sta bruciando: scendi in piazza” Imponente mobilitazione a Napoli contro il genocidio in Palestina
In migliaia hanno sfilato da Piazza del Gesù a Piazza Municipio per chiedere la rottura dei rapporti con Israele, sanzioni ed embargo totale. Una mobilitazione pacifica e partecipata, in contemporanea con molte altre città italiane. In piazza ieri, 16 settembre, in simultanea a Roma, Milano, Napoli e in numerose altre città d’Italia, si sono svolte mobilitazioni a partire dalle ore 18. Migliaia di persone sono scese in strada per chiedere al governo di interrompere tutti i rapporti istituzionali, diplomatici ed economici con Israele e di attuare sanzioni ed embargo totale. «L’ONU ha riconosciuto che le azioni di Israele a Gaza costituiscono a tutti gli effetti genocidio. Da ieri è iniziata l’operazione di terra: i carri armati sono entrati a Gaza City per ridurre in polvere una città che già è un ammasso di macerie. È cominciata la “soluzione finale”», denunciano gli organizzatori della manifestazione di Napoli: l’UDAP – Unione Democratica Arabo Palestinese, la Rete di tutte le Comunità Palestinesi e il Centro Culturale Handala Alì. «Si sta compiendo sotto gli occhi del mondo un’operazione atroce di conquista coloniale e di sterminio di un popolo. Non possono più bastare le generiche dichiarazioni di contrarietà all’offensiva di terra: è il momento di fare chiarezza nei confronti degli italiani. Da che parte sta il governo? Dalla parte del diritto internazionale e della Costituzione, oppure dalla parte del genocidio?» chiediamo con fermezza i referenti del Movimento Globale a Gaza Campania. «È il momento della mobilitazione totale». E Napoli ha risposto con una partecipazione imponente. «Napoli lo sa da che parte sta: Palestina libera!» è stato l’urlo potente che si è alzato da Piazza del Gesù, una voce corale di solidarietà, di protesta ma anche di speranza, pensando alla missione della Global Flotilla in queste ore. Comunità palestinesi, Centro Culturale Handala Alì, Global Flotilla di Terra Campania, sindacati, organizzazioni territoriali, ANPI, collettivi studenteschi, centri sociali, attivisti, militanti e migliaia di cittadini comuni hanno invaso la piazza. Una mobilitazione coordinata in vista della grande manifestazione del 4 ottobre a Roma e dello sciopero generale indetto dai sindacati di base USB e CALP per il 22 settembre, che interesserà anche il blocco del porto di Napoli, delle ferrovie, degli aeroporti e delle università, con presidi in tutte le città italiane. Sugli striscioni campeggiava la scritta: «Bloccheremo tutto». Il corteo, numeroso ma assolutamente pacifico, è partito da Piazza del Gesù sfilando lungo via Monteoliveto e via Medina fino a Piazza Municipio. Una folla immensa, come da tempo non si vedeva, ha riempito le strade con bandiere, cartelloni e slogan. Donne, uomini e bambini – tantissimi, tenuti per mano dalle loro madri – hanno camminato insieme in un clima di forte emozione. Alle 17.30 Piazza del Gesù era già gremita. Le bandiere della Palestina sventolavano insieme ad altri simboli. L’atmosfera si è caricata di rabbia, dolore ma anche di tanta speranza. «Gaza resiste, la Palestina esiste!» è stato lo slogan più gridato. Piazza del Gesù si è trasformata in un simbolo di resistenza. Sumud è la parola che accompagna la missione umanitaria, e sumud – resistenza e resilienza – è quella che il popolo palestinese continua a praticare. «La resistenza resiste! Gli interessi economici e geopolitici non possono valere più delle vite umane», ha gridato un ragazzo al megafono. Il coro collettivo ha accompagnato l’intero percorso, con slogan scanditi in italiano e in arabo. Lungo il tragitto altre persone si sono aggiunte, facendo crescere ulteriormente il corteo: quando la testa è arrivata in Piazza Municipio, la coda era ancora all’altezza della Questura. Gli studenti dei collettivi universitari hanno ricordato di aver chiesto al rettore della Federico II di sospendere ogni accordo accademico con le università israeliane: «Purtroppo non c’è stata alcuna risposta, e vogliamo dirlo qui con forza», ha dichiarato un’attivista. In Piazza Municipio i manifestanti si sono seduti a terra e hanno proseguito il presidio. La mobilitazione non si ferma: «Fermare le armi non è reato». A Napoli le iniziative continuano in preparazione dello sciopero generale di lunedì 22 settembre. – Oggi, 17 settembre: assemblea pubblica alle ore 18 al Parco Ventaglieri a Montesanto. – Giovedì 18 settembre: assemblea pubblica alle ore 17 al Centro Sociale “Carlo Giuliani” in via Rossarol. – Venerdì 19 settembre: manifestazione regionale indetta dalla CGIL alle ore 17.30 a Piazza del Gesù. – Lunedì 22 settembre: sciopero generale. Redazione Napoli
September 17, 2025
Pressenza
L’assemblea di Genova per il blocco a difesa della Global Sumud Flotilla
C’è ressa all’ingresso, la sala è stracolma e pure il campo del calcetto, realizzato nel cortile interno dell’edificio che ospita il Circolo Autorità Portuale, nel primo ponente genovese, fra l’imbarco dei traghetti diretti in Corsica e Sardegna e il varco … Leggi tutto L'articolo L’assemblea di Genova per il blocco a difesa della Global Sumud Flotilla sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
C’era una volta una piccola flottiglia…
Improvvisamente, senza essere annunciato da  nessuna grancassa mediatica, anche a Brescia, nel tardo pomeriggio del 10 settembre, si è materializzato l’“equipaggio di terra” della Gobal Sumud Flottilla. Alcune centinaia di attivisti locali, al grido di “Palestina libera”, hanno fatto la loro comparsa in Piazza Loggia, per una manifestazione di sostegno […] L'articolo C’era una volta una piccola flottiglia… su Contropiano.
September 11, 2025
Contropiano
Il racconto di Suaad prigioniera palestinese
In studio con l’autrice, Suaad Genem, presentiamo il libro “Il racconto di Suaad, prigioniera palestinese”, pubblicato da Edizioni Q nel 2024. Suaad Genem è nata nel 1958 ad Haifa e, dopo aver studiato Giurisprudenza, ha conseguito il Dottorato in Diritto Internazionale all’Università di Exeter, nel Regno Unito. Suaad è stata incarcerata tre volte nelle prigioni israeliane, rispettivamente nel 1979, nel 1983 e nel 1991. Il libro racconta le memorie del carcere, la solidarietà e le lotte delle prigioniere per difendere il loro diritti, lo sfruttamento, le tecniche usate per indurre le prigioniere a confessare fatti, opinioni e idee, i traumi che la prigionia lascia, i ricordi che riaffiorano nei momenti difficili…
September 10, 2025
Radio Onda Rossa
USB Sicilia equipaggio di terra della Global Sumud Flotilla in partenza dai porti siciliani
Iniziative e cortei il 3 e 4 settembre in Sicilia Dopo aver bloccato i porti e gli aeroporti, rifiutato di lavorare nel campo della ricerca che collabora con Israele, proclamato scioperi generali contro il riarmo e il genocidio in Palestina, oggi USB è equipaggio di terra per la Global SUMUD […] L'articolo USB Sicilia equipaggio di terra della Global Sumud Flotilla in partenza dai porti siciliani su Contropiano.
September 2, 2025
Contropiano
Le minacce di Israele sono il segno della forza della Flotilla: USB pronta a difenderla con ogni mezzo a disposizione
Le minacce del ministro israeliano agli attivisti della Global Sumud Flotilla sono un gravissimo atto di intimidazione e la conferma della natura criminale del governo israeliano. Ma sono anche il segnale della preoccupazione che serpeggia nel governo di Netanyahu per una iniziativa umanitaria che sta mobilitando centinaia di migliaia di […] L'articolo Le minacce di Israele sono il segno della forza della Flotilla: USB pronta a difenderla con ogni mezzo a disposizione su Contropiano.
September 2, 2025
Contropiano