La musica come Sumud
Il mio commento alla serata di martedì 29 settembre in due parole: che piacere!
Un incontro fatto di suoni, di canti, di persone e ovviamente di parole, ma
senza la pesantezza che inevitabilmente accompagna gli appuntamenti sulla
Palestina. Perché all’Auditorium Baldoni di Milano il tema era il “Sumud” (la
resistenza, la resilienza o come la vogliamo chiamare) svolto in forma di
canzone, in un evento sapientemente organizzato da Assopace Palestina con la
partecipazione dell’ANPI e destinato a sostenere la scuola di musica Al
Kamandjati, per bambini e ragazzi. E la musica, si sa, ha il potere di
trasportarci in una dimensione superiore, in cui anche i contrasti più accesi,
il dolore e la tragedia riescono a stemperarsi e appaiono come visti dall’alto.
Parlando direttamente all’anima, la musica la lenisce, la rafforza e aiuta a
sopportare – o, meglio, a reagire – all’angoscia del presente. Per questo ha una
funzione essenziale, di educazione e anche di cura.
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Tanti gli interventi che si sono susseguiti, mescolando la musica di resistenza
della nostra tradizione ai canti dei popoli del mondo, in un armonico
meticciamento di suoni e di culture. Perché l’apertura mentale è questo:
accogliere, non remigrare; ascoltare il diverso, non perseguitarlo. Così ci si
arricchisce tutti. Sono state quasi tre ore di entusiasmo: Moni Ovadia,
accompagnato da Giovanna Famulari, ha dedicato una canzone allo sguardo di un
bambino rimasto senza braccia che ti fissa, muto, da una fotografia.
Alessio Lega ha cantato parole poetiche secondo la tradizione del cantautorato
impegnato. La Piccola Orchestra dei Popoli ha suonato con gli strumenti ricavati
dal legno delle barche affondate a Lampedusa. Il coro tutto femminile di
“Storie, Canti, Fogli volanti” si è presentato con voci delicate e lunghe
sciarpe vivacemente colorate. La solista Silvia Zaru ha riscosso applausi
entusiasti non solo per la sua voce, ma anche da parte del folto gruppo di
volontari per la Palestina di Piazza del Duomo di cui lei stessa fa parte.
Sorvolerò sugli interventi sempre puntuali di Luisa Morgantini, Primo Minelli,
Giulia Pelucchi, Cecilia Strada, Khader Tamimi e sull’abile conduzione di Debora
Migliavacca Bossi. Le parole sono importanti, ma la musica vince.
Redazione Milano