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Venti minuti per ingannare l'IA: ChatGPT e Gemini preda della disinformazione più ovvia
Con l'avvento degli LLM, molti si sono convinti che questi siano degli oracoli assolutamente imparziali e onniscienti cui chiedere conferma della veridicità di pressoché ogni informazione. In realtà, come dimostra l'esperimento condotto da un giornalista della BBC, ingannare i chatbot (o, per lo meno, alcuni di essi) spingendoli a credere alle bufale non è poi troppo complicato. In particolare ChatGPT e Gemini, pur essendo sistemi progettati per filtrare contenuti falsi o dannosi, possano essere indotti a generare informazioni errate con sorprendente rapidità. Il giornalista in questione, Thomas Germain, non aveva l'obiettivo di violare sistemi informatici o sfruttare vulnerabilità tecniche profonde, ma puntava soltanto dimostrare come un intervento minimo e apparentemente innocuo potesse alterare il comportamento di chatbot come ChatGPT e Google Gemini. L'intero processo di creazione dell'inganno ha richiesto appena venti minuti, serviti a Germain per creare una semplice pagina web sul proprio sito personale. Il contenuto di questa pagina era volutamente banale e costruito ad arte: un articolo che lo definiva «il miglior giornalista tecnologico al mondo nel mangiare hot dog». Non si trattava di un'informazione reale né plausibile, ma era formulata in modo tale da sembrare una dichiarazione di fatto. Leggi l'articolo
February 26, 2026
Pillole di info digitale
Venezuela, governo bolivariano smentisce fake news sulla presunta spedizione di petrolio venezuelano in Israele
Martedì 10 febbraio il governo bolivariano ha smentito una notizia falsa diffusa dall’élite mediatica contro il Venezuela. Il vicepresidente per la Comunicazione e la Cultura, Miguel Ángel Pérez Pirela, ha chiarito che la notizia pubblicata da Bloomberg, che indica una presunta spedizione di petrolio dal Venezuela a Israele, è falsa. Miguel Pérez Pirela , vicepresidente venezuelano per la Comunicazione e la Cultura, ha smentito una nuova fake news pubblicata dall’agenzia statunitense Bloomberg martedì 10 febbraio. Attraverso il suo canale Telegram, il funzionario ha etichettato come “fake news ” il rapporto che denunciava una presunta spedizione di petrolio greggio venezuelano in Israele , un’affermazione priva di fonti ufficiali e di qualsiasi prova verificabile. La smentita è stata effettuata pubblicando uno screenshot dell’articolo con un timbro rosso “FALSO”, evidenziando la falsità del rapporto. In questo modo, il governo bolivariano continua a frenare la diffusione di notizie infondate volte a destabilizzare il Paese . Il titolo di Bloomberg, citato nella pubblicazione, affermava: ” Il Venezuela invia la sua prima spedizione di petrolio greggio a Israele dopo anni dalla cattura di Maduro “. L’articolo affermava che la spedizione sarebbe stata elaborata dalla raffineria del Gruppo Bazan , presentando una narrazione progettata per minare la stabilità, la sovranità e la pace della nazione sudamericana. La fake news di Bloomberg ha basato le sue informazioni su “persone a conoscenza dell’accordo, che hanno chiesto di non essere identificate”, una pratica che teleSUR respinge per la sua mancanza di rigore . L’agenzia ha anche affermato falsamente che “all’inizio dell’anno, le forze statunitensi hanno catturato Maduro e l’amministrazione Trump ha dichiarato che avrebbe preso il controllo delle vendite di petrolio venezuelano”, un elemento centrale della disinformazione. Bloomberg ha tentato di giustificare la mancanza di prove dirette affermando che “Israele non rivela da dove ottiene il suo petrolio greggio” e che “le petroliere sono scomparse dai sistemi di tracciamento digitale una volta avvicinate ai porti del Paese”. L’agenzia ha anche fatto riferimento a una precedente spedizione di 470.000 barili nel 2020, secondo i dati di Kpler, per contestualizzare la sua affermazione. Secondo la stessa fonte, Bazan Group e il Ministero dell’Energia israeliano “hanno rifiutato di commentare”. Drammatico è che questa fake news, lanciata dalla statunitense Bloomberg, sia stata copiata da centinaia di siti e che nessuno di questi siti si sia preoccupato di pubblicare l’immediata smentita del governo venezuelano, attuando il perfetto stile del giornalismo genuflesso ai voleri di Washington.   Il governo venezuelano rimane fermamente impegnato a garantire la verità e a difendere la propria sovranità contro le campagne di disinformazione. Questo tipo di “fake news” mira a minare l’immagine internazionale del Paese e a generare incertezza sulla sua governance . La rapida risposta delle autorità venezuelane sottolinea l’importanza di contrastare la diffusione di notizie infondate che compromettono la stabilità regionale e l’indipendenza delle nazioni del Sud del mondo. Il Venezuela ha interrotto le relazioni diplomatiche con Israele nel 2009 , durante la presidenza di Hugo Chávez, come forma di protesta contro l’Operazione Piombo Fuso, condotta dal regime sionista a Gaza (2008-2009). Tuttavia, fin dal suo inizio, la Rivoluzione Bolivariana ha mantenuto una posizione di severa critica nei confronti delle politiche genocide ed espansionistiche israeliane . In questo contesto, il Paese caraibico si è schierato fermamente a sostegno della causa palestinese e ha denunciato negli ultimi due anni il genocidio perpetrato dal governo di Benjamin Netanyahu ai danni della popolazione della Striscia di Gaza . La fake news in questione indica che il petrolio greggio verrebbe lavorato dalla raffineria del Gruppo Bazan. Il “giornalismo” spazzatura ancora all’attacco del Venezuela Bolivariano usando fake news. Il fine è evidente: screditare il governo chavista, farlo passare come traditore e fargli perdere consenso tra i milioni di sostenitori nel mondo, primo tra tutti il movimento che difende i palestinesi dal gen0cidio.   Fonte: https://www.telesurtv.net/venezuela-desmiente-fake-news-israel-petroleo/  > “Falso”: Il Venezuela smentisce la notizia di Bloomberg su una spedizione di > petrolio verso Israele > Petrolio venezuelano: il caso delle presunte esportazioni imposte da USA verso > Israele. Ma ministro Pérez smentisce: “Fake news” (I. Smirnova) https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/02/14/la-vendita-di-petrolio-del-venezuela-a-israele-e-una-fake-news-0191932   LEGGI ANCHE: Jorge Rodríguez conferma che il Venezuela esercita il pieno controllo sulla propria sovranità Lorenzo Poli
February 15, 2026
Pressenza
La vendita di petrolio del Venezuela a Israele è una fake news
L’agenzia statunitense Bloomberg nei giorni scorsi, aveva diffuso la notizia che il Venezuela stesse vendendo petrolio a Israele. Il servizio dell’agenzia Bloomberg riportava che: “Il Venezuela invia la sua prima spedizione di petrolio greggio a Israele negli anni successivi alla cattura di Maduro.” L’articolo sosteneva che la presunta spedizione sarebbe […] L'articolo La vendita di petrolio del Venezuela a Israele è una fake news su Contropiano.
February 14, 2026
Contropiano
Venezuela, governo bolivariano smentisce “fake news” sulla presunta decorazione del capo della CIA
È stata diffusa la prima fotografia ufficiale dell’incontro tra il direttore della Cia, John Ratcliffe, e la presidente vicaria del Venezuela, Delcy Rodríguez, svoltosi ieri a Caracas. L’immagine è stata fornita direttamente dalla principale agenzia di intelligence degli Stati Uniti a numerosi media internazionali, confermando visivamente il meeting di alto livello già riportato dal New York Times. Nella foto, Ratcliffe e Rodríguez si scambiano una stretta di mano all’inizio dell’incontro, un gesto che sottolinea la rilevanza simbolica del contatto tra Washington e la leadership bolivariana dopo il recente intervento degli Stati Uniti nel Paese sudamericano per catturare il presidente de facto Nicolás Maduro. La diffusione dell’immagine da parte della Cia viene letta come un segnale di trasparenza e come una conferma del dialogo in corso tra i due Paesi, in una fase di possibili cambiamenti nelle relazioni bilaterali. Non si tratta di cedimenti del governo bolivariano, ma bensì della prosecuzione di quella che è da sempre chiamata Diplomazia Bolivariana di Pace, a cui ha sempre fatto riferimento Hugo Chavez, Nicolas Maduro e a cui si è appellata recentemente anche Delcy Rodriguez. Parallelamente a questa fotografia è circolata una foto in cui Delcy Rodriguez addirittura decorerebbere con onori militari il capo della CIA John Ratcliffe. Il governo bolivariano smentisce categoricamente le informazioni che circolano sui social media, secondo cui la presidente in carica, Delcy Rodríguez, avrebbe conferito onorificenze ad agenzie di intelligence straniere. “Neghiamo categoricamente le informazioni malevole che circolano sui social media riguardo a una presunta decorazione con onore per agenzie di intelligence straniere” – ha riportato una pubblicazione di X de Miraflores Al Momento. L’immagine circolata sui social media, come si può vedere, mostra una presunta decorazione militare per il direttore della Central Intelligence Agency (CIA), John Ratcliffe, da parte di Delcy Rodriguez, ma si tratta di un falso creato da intelligenza artificiale. Lorenzo Poli
January 18, 2026
Pressenza
Moldavia, Partito Comunista: “Il PAS sta preparando la censura”
Il Partito Comunista della Moldavia ha presentato una denuncia pubblica nella quale si porta in evidenza, come già fatto da altri osservatori, che in Moldavia, adesso capitalista, il governo del Partito d’Azione e Solidarietà (PAS, di destra, di orientamento europeista, pro-NATO e guidato dalla Presidente Maia Sandu) ha predisposto una legge con cui sottoporre a controllo i contenuti pubblicati su internet. L’obiettivo è mettere sotto controllo l’opposizione politica e sociale, l’informazione e la controinformazione, prevedendo anche pesanti sanzioni. Con il pretesto di “combattere le fake news”, il governo del PAS vuole controllare l’intero Internet. Il governo sta redigendo una nuova legge per la stampa online che consegnerà il controllo dei contenuti internet al Consiglio Audiovisivo, un organismo da tempo accusato di dipendenza politica. Formalmente, è una protezione contro la disinformazione, ma in realtà si concretizza con la possibilità di bloccare siti web, multare giornalisti e limitare qualsiasi opinione scomoda. In precedenza, le autorità avevano già tentato di bloccare siti web senza una decisione del tribunale, chiudere i canali Telegram e stavano considerando il divieto di TikTok e altre piattaforme. Ora tutte queste idee sono combinate in un meccanismo di controllo su larga scala. Non c’è mai stata una censura simile in Moldavia. Sotto gli slogan della “sicurezza”, le autorità ricevono uno strumento di protezione da una sola cosa: dalle critiche. Redazione Italia
December 18, 2025
Pressenza
Fake news, propaganda e linguaggio mediatico: una conversazione con Giuliana Sgrena
Dalla manipolazione dell’informazione alla narrazione dei femminicidi: la riflessione di Giuliana Sgrena risuona oggi con forza e lucidità. Viviamo nell’epoca della manipolazione digitale, dei conflitti raccontati in diretta e delle narrazioni tossiche che deformano la realtà più rapidamente di quanto la si possa verificare. Le fake news non sono più semplici distorsioni: sono strumenti politici, economici e bellici, capaci di orientare masse, polarizzare società, innescare crisi e condizionare decisioni cruciali. Nel corso degli anni, Giuliana Sgrena ha denunciato con forza come la manipolazione dell’informazione non sia un fenomeno isolato, ma una distorsione trasversale che attraversa ogni ambito del dibattito pubblico. Nel suo saggio Manifesto per la verità (Il Saggiatore), compie una diagnosi impietosa dei mali dell’informazione contemporanea, mostrando come la falsificazione della realtà colpisca in modo particolare i soggetti più vulnerabili: le donne, raccontate con un linguaggio che giustifica la violenza; i migranti, la cui verità “si inabissa come un corpo affogato”; le popolazioni in guerra, di cui arrivano solo frammenti distorti, piegati agli interessi dei governi. «Per papa Francesco», ricorda Sgrena, «Eva è stata vittima della prima fake news uscita dalla bocca del serpente». Una metafora che conserva oggi una drammatica attualità e che ben descrive il peso che le narrazioni tossiche continuano ad avere nelle società moderne. Una voce autorevole, rigorosa e sempre attenta a questi meccanismi, Sgrena offre strumenti fondamentali per comprendere il presente. Di seguito, la conversazione integrale. INTERVISTA A GIULIANA SGRENA «Fu un giorno fatale quello nel quale il pubblico scoprì che la penna è più potente del ciottolo e può diventare più dannosa di una sassata», scrive Oscar Wilde. Quanto ritiene sia ancora attuale questa famosa citazione di Wilde? La libertà di espressione è una grande conquista ma è anche una spina nel fianco dei regimi autoritari e dei dittatori che utilizzano ogni mezzo per impedire qualsiasi critica o qualsiasi pensiero libero. Nel suo saggio Manifesto per la verità, racconta come si possano innescare conflitti dalla scintilla di una notizia falsa o manipolata. Come è possibile difendersi e accedere a informazioni sicure? Purtroppo quando una falsa notizia ha l’obiettivo di scatenare una guerra è sostenuta da una campagna di propaganda mediatica che non si può fermare. Lo si è visto nella seconda guerra del Golfo (2003), quando il movimento pacifista portò in piazza milioni di persone, e fu definito dal New York Times la seconda potenza mondiale, ma non riuscì a bloccare l’invasione dell’Iraq. «La fotografia sconfigge le fake news», queste le parole di Oliviero Toscani durante la conferenza stampa del 2017 per la presentazione della seconda edizione del talent show Master of Photography. Ritiene veritiera questa affermazione? Non è vera. Purtroppo oggi anche le fotografie sono manipolabili e falsificabili. Un esempio clamoroso è quello del fotografo brasiliano Eduardo Martins, che si era costruito un profilo perfetto sui social: trentadue anni, alto, biondo, bellissimo, surfista, scampato alla leucemia. Presente in tutte le guerre, dove scattava foto bellissime vendute alle più note agenzie del mondo. Le foto migliori venivano vendute per beneficenza e il ricavato devoluto ai bambini di Gaza. Troppo bello per essere vero e infatti era tutto falso. Martins non è mai esistito e le sue foto erano tutte rubate e falsificate. Ma anche senza arrivare a questo estremo ci sono foto manipolate e altre diffuse con una falsa didascalia. Alcuni politici si servono di Twitter (280 caratteri) per comunicare, a discapito del confronto giornalistico. Cosa pensa della politica ai tempi del social? I politici si sono facilmente convertiti a Twitter che permette loro di lanciare solo slogan, perché in 280 battute non si può esprimere un concetto complesso. I social sono diventati lo strumento per fare politica evitando il confronto con i giornalisti, che vengono sbeffeggiati per minare la loro credibilità. Così possono far circolare fake news e dati falsi senza essere smentiti e, quando lo sono, definiscono le proprie affermazioni «fatti alternativi», come ha fatto Trump. Nelle cronache di violenze verso le donne troppo spesso incontriamo superficialità linguistica. Espressioni come “amore malato”, “raptus di passione”, “era un gigante buono” lasciano nelle donne violate il dubbio sulle loro ragioni. In quale direzione bisognerebbe andare per invertire una rotta così dannosa? Il modo di descrivere la violenza contro le donne è impregnato di cultura patriarcale. La donna stuprata e ammazzata viene descritta come una che se l’è andata a cercare, mentre si cercano le attenuanti o giustificazioni per chi commette un femminicidio. Le giornaliste dell’Associazione Giulia, insieme alle Commissioni Pari Opportunità della Fnsi e dell’Usigrai, hanno elaborato il Manifesto di Venezia, che indica le regole per una corretta informazione. Gli argomenti trattati nei suoi libri mettono spesso sotto accusa il mondo del giornalismo. Non si è mai lasciata impressionare dalle naturali ripercussioni che questo tipo di inchieste avrebbero comportato? Nel mio libro (Manifesto per la verità) ho fatto un’analisi spietata del modo di fare informazione soprattutto su alcuni temi particolarmente sensibili o manipolabili, per responsabilizzare chi fa informazione e chi ha il diritto di essere informato. Presentando questo libro, che è stato utilizzato anche in alcuni corsi di formazione per giornalisti, ho trovato molti colleghi che condividono le mie critiche. Si avvicina una data importante: il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Lei, che si è sempre occupata di condizione femminile, quale pensiero desidera lasciare alle donne abusate che cercano di reagire ai loro carnefici? Le donne devono denunciare le violenze subite, ma le autorità devono proteggerle. Non basta aumentare le pene per chi commette femminicidi: occorre evitarli. E questo si può fare finanziando le case che accolgono le donne che hanno subito violenze; invece questi finanziamenti vengono tagliati e le case chiuse. Giuliana Sgrena venne rapita il 4 febbraio 2005 dall’Organizzazione del Jihād islamico mentre si trovava a Baghdad per realizzare reportage. Fu liberata trenta giorni dopo, in un’operazione in cui rimase ucciso Nicola Calipari. Cosa è cambiato nella sua vita da quel tragico giorno? Preferirei non rispondere a questa domanda. Le parole di Giuliana Sgrena mostrano come la ricerca della verità sia un impegno che non riguarda solo i giornalisti, ma l’intera società. Nel rumore informativo che caratterizza il nostro tempo, riconoscere le manipolazioni, denunciare le distorsioni e pretendere un linguaggio rispettoso e accurato è un atto di responsabilità collettiva. Lucia Montanaro
November 22, 2025
Pressenza
Finalmente riunite le barche partite dall’Italia, da Barcellona e da Tunisi. Diario di bordo dalla Global Sumud Flotilla
In maniera inversamente proporzionale, a mano a mano che i movimenti spontanei od organizzati già dai tempi della Global March to Gaza, insieme a tutti i movimenti che si sono potenziati dopo il 7 ottobre a favore del popolo palestinese, il carro armato mediatico colluso col governo italiano e con le varie lobby sioniste sta sparando con tutta la propria forza d’urto: giusto per portare uno dei tanti esempi a nostra disposizione il Giornale, giusto ieri, si concentrava in modo meticoloso e autistico nella creazione di fake-news tra le più fantasiose, inventando problemi inesistenti sulla Global Sumud Flotilla. La flotta semplicemente attendeva nelle acque di Portopalo le venticinque barche provenienti da Tunisi e da Barcellona, che alla fine sono arrivate con i loro piccoli problemi da affrontare. Il 19 settembre è prevista la partenza, in flottiglia, di una formazione costituta al 90% da barche a vela e il resto a motore come barche-appoggio, seguita a distanza dalla nave Life Support di Emergency. Insomma, si parte diretti a Gaza per la più grande operazione di disobbedienza civile e di pressione politica verso i governi occidentali e a quello di Israele affinché finisca il regime di apartheid e l’operazione di genocidio nella Striscia di Gaza. Si tratta dell’atto finale di un processo premeditato che parte da lontano, fin dal 1948 (ma in realtà già sotto il mandato inglese dopo il primo conflitto mondiale), con la pianificazione di un colonialismo di insediamento, di cui oggi vediamo i risultati più sanguinari. Stefano Bertoldi
September 18, 2025
Pressenza
Venezuela. Fake news e vere bombe USA contro una barca di pescatori
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato un video con immagini false di quello che viene presentato contro il secondo attacco contro un presunto obiettivo “narcoterrorista”, una mistificazione utilizzata per minacciare il Venezuela. Nel video si vede una piccola barca, di quelle comunemente utilizzate per la pesca artigianale, […] L'articolo Venezuela. Fake news e vere bombe USA contro una barca di pescatori su Contropiano.
September 17, 2025
Contropiano
Facebook, Instagram, X e YouTube: i social della disinformazione climatica
Le piattaforme spingono consapevolmente i post cospirazionisti sulla disinformazione climatica per i loro interessi economici e politici Quando a inizio di luglio le inondazioni in Texas hanno ucciso centotrenta persone, tra cui oltre venti ragazze in un campo estivo, i social network hanno dimostrato il loro immenso e nefasto potere nel campo della disinformazione climatica. Non solo hanno diffuso false informazioni, mettendo a rischio diverse vite umane e ostacolando il lavoro dei soccorritori. Ma tra fake news, assurde cospirazioni e improbabili teorie del complotto, le grandi piattaforme come Meta (Facebook e Instagram), X e YouTube si sono rivelate ancora una volta il peggior megafono del negazionismo climatico. Il tutto per qualche milione di click. Ovvero, per un pugno di dollari da guadagnare attraverso pubblicità e raccolta di dati. Per evidenti ragioni politiche, visto che i loro Ceo si sono tutti affrettati a celebrare l’elezione presidenziale di Donald Trump e a sostenerlo economicamente con donazioni spaventose. E per qualche buon affare con le multinazionali del fossile che da sempre le sostengono. E con le quali condividono diversi fondi d’investimento nelle loro ragioni sociali. Leggi l'articolo
September 11, 2025
Pillole di info digitale
Trump e la guerra delle fake news: il Venezuela nel mirino come Cuba, Siria, Iran e Russia
Donald Trump ha diffuso in questi giorni la notizia di un presunto attacco della marina statunitense contro una nave carica di droga proveniente dal Venezuela. Secondo il suo racconto, l’operazione avrebbe causato la morte di 11 persone a bordo. Una dichiarazione che, tuttavia, non è stata accompagnata da alcuna prova […] L'articolo Trump e la guerra delle fake news: il Venezuela nel mirino come Cuba, Siria, Iran e Russia su Contropiano.
September 10, 2025
Contropiano