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La rendita che vince, il lavoro che perde da trent’anni: cosa dicono davvero i numeri del 2025
Mentre i salari reali italiani restano sotto i livelli di trent’anni fa, il settore bancario chiude il 2025 con utili record. I dati raccontano uno squilibrio di lungo periodo nella distribuzione del reddito tra lavoro e capitale. Continuiamo a dire che il capitalismo italiano ha smesso di essere industriale per diventare finanziario, come se fosse una metafora. Non lo è. È una sequenza di bilanci, ed è una perdita che dura da tre decenni, non un incidente di percorso. Il punto di partenza è la quota di reddito che il valore prodotto dal Paese destina a chi lavora. Le stime più solide, basate sui dati AMECO e riprese dalla letteratura accademica, indicano che in Italia questa quota è scesa dal 66,9% del 1970 al 50% del 2018: un crollo di quasi diciassette punti che coincide, non a caso, con la fine dell’indicizzazione automatica dei salari nel 1992, con l’apertura ai mercati globali e con la lunga stagione delle riforme di flessibilizzazione del mercato del lavoro. Su questo arco storico la letteratura economica, da Torrini agli studi più recenti di Paternesi Meloni e Stirati, è concorde: i salari reali hanno smesso di seguire la produttività, e quel disallineamento è diventato struttura permanente dell’economia italiana. C’è però un dato che rende questa erosione ancora più netta, perché non riguarda la quota su un aggregato contabile ma il potere d’acquisto concreto delle buste paga. Secondo l’Ocse, tra il 1990 e il 2020 l’Italia è l’unico grande Paese dell’area a registrare una variazione negativa dei salari reali: mentre in Germania, Francia e nei Paesi baltici gli stipendi a prezzi costanti crescevano, anche in misura sostanziale, in Italia diminuivano. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha di recente quantificato la caduta in un 6,6% in termini reali dal 1990. Lo shock inflazionistico del 2021-2022 ha aggravato una tendenza già strutturale: nel solo 2022 i salari reali italiani sono crollati del 7,3% rispetto all’anno precedente, e a inizio 2025 l’Ocse li registrava ancora inferiori del 7,5% rispetto al 2021, il risultato peggiore tra le grandi economie dell’organizzazione. Un lavoratore italiano oggi, in termini di potere d’acquisto, guadagna meno di un collega di trent’anni fa: non è un’impressione, è la fotografia ufficiale. È in questo quadro che va letto l’aumento nominale del 4,2% dei redditi da lavoro dipendente registrato dall’Istat nei conti 2025 delle società non finanziarie. Non è un segnale di inversione di tendenza, ma in larga parte l’effetto dei rinnovi dei contratti collettivi arrivati dopo anni di CCNL scaduti e bloccati, che nella contabilità di un singolo esercizio producono un salto nominale senza colmare il divario reale accumulato nel decennio precedente. Allo stesso modo, il fatto che il tasso di profitto delle imprese non finanziarie sia sceso al 43,3% nel 2025, dal 44,1% del 2024, non racconta un’inversione strutturale: è l’oscillazione di un solo anno, misurata su una base che resta comunque quella di un’economia in cui, dal 1970 a oggi, la parte spettante al capitale è cresciuta di quasi venti punti percentuali. Un anno di sottoscrizioni contrattuali non cancella mezzo secolo di moderazione salariale, così come una rondine non fa primavera. Il contrasto più stridente, in questo senso, resta quello con il settore bancario. Nel 2025 le banche italiane hanno chiuso l’anno con utili netti record: 47,5 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 46,5 miliardi del 2024 e ai 40,6 miliardi del 2023, secondo l’analisi del Centro Studi Unimpresa su dati di Banca d’Italia. Il quinquennio 2021-2025 ha prodotto complessivamente 176,5 miliardi di utili netti aggregati, il periodo più profittevole nella storia recente del settore. Il motore resta il margine di interesse, cioè la differenza tra quanto le banche incassano sui prestiti e quanto pagano sui depositi: per anni le famiglie e le imprese indebitate hanno pagato di più per lo stesso prestito, mentre chi teneva i risparmi in conto corrente ha visto remunerazioni pressoché ferme. E questi utili record procedono insieme a una riduzione dell’occupazione: circa 8mila posti di lavoro in meno nel settore secondo i dati diffusi da First Cisl, mentre i primi cinque gruppi bancari sfioravano i 28 miliardi di utili con una crescita del 10,6%. La lezione che se ne ricava non è la fine del lavoro come fattore produttivo, ma la conferma che il tempo lungo dell’economia italiana ha una direzione precisa, e quella direzione non si inverte per un rinnovo contrattuale o per un’oscillazione annuale del margine industriale. Trent’anni di salari reali fermi o in calo restano il dato costitutivo, mentre la rendita finanziaria continua a crescere staccandosi sia dalla produzione sia dall’occupazione che dovrebbe generare. Chi continua a chiedere moderazione salariale in nome della competitività dovrebbe spiegare perché quella stessa moderazione non è mai stata chiesta a chi, nello stesso anno, ha distribuito miliardi di dividendi tagliando migliaia di posti di lavoro. Francesco Russo
September 4, 2026
Pressenza
La crisi spinge banche e fossili: ENI e Intesa al record di profitti
Luglio sta finendo e i principali gruppi industriali e finanziari, italiani e internazionali, iniziano a tirare le somme del primo semestre del 2026. I dati ufficiali confermano una tendenza già evidente da mesi: la guerra in Iran e le tensioni geopolitiche globali hanno alimentato una crisi economica dalla quale alcuni grandi gruppi stanno traendo benefici rilevanti: banche e colossi del fossile. Eni ha chiuso il primo semestre con un aumento del 43% degli utili, mentre la produzione di idrocarburi nel secondo trimestre è cresciuta dell’8%, nonostante le difficoltà di approvvigionamento. Crescono anche le altre major del settore: TotalEnergies ha registrato un aumento del 72% dell’utile netto e, sebbene le altre Big Oil non abbiano ancora pubblicato i risultati semestrali, le loro azioni hanno guadagnato tra il 20% e il 30% dall’inizio dell’anno. In Italia aumentano anche gli utili delle grandi banche: Intesa Sanpaolo registra un +6,5% e parla del «miglior semestre della storia». ENI ha pubblicato i risultati del primo semestre e del secondo trimestre ieri, 29 luglio. «Grazie alla solida esecuzione e allo scenario favorevole, ENI rivede al rialzo le previsioni per il 2026, stimando una crescita della produzione di circa il 5% su base omogenea e incrementando il piano di riacquisto di azioni proprie a 3,4 miliardi di euro», esordisce il comunicato del gruppo. Nei primi sei mesi del 2026, ENI ha aumentato la produzione dell’11%, al netto dell’effetto prezzo. Guardando al secondo trimestre, il principale indicatore della redditività operativa del gruppo (l’EBIT adjusted, ossia l’utile prima di interessi, imposte e componenti straordinarie) si è attestato a 5,38 miliardi di euro, circa il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e in crescita del 52% rispetto al primo trimestre del 2026. Anche l’utile netto adjusted, depurato dalle componenti straordinarie, è aumentato sensibilmente, raggiungendo i 2,3 miliardi di euro, oltre il doppio rispetto a un anno prima. Il flusso di cassa è stato pari a 4,47 miliardi di euro, e ha consentito di finanziare investimenti per 1,84 miliardi; agli azionisti sono stati distribuiti 1,35 miliardi di euro. Come ENI, TotalEnergies. Nel primo semestre, l’utile netto del gruppo ha raggiunto gli 11,2 miliardi di euro, mentre l’utile netto adjusted si è attestato a 11,4 miliardi, con un aumento del 47% su base tendenziale. Il flusso di cassa operativo è stato pari a 18,4 miliardi di euro, il 35% in più rispetto al primo semestre del 2025. Tutto lascia inoltre pensare che anche le altre cosiddette Big Oil, le grandi compagnie del fossile, abbiano chiuso il primo semestre con risultati positivi. I bilanci dei primi sei mesi del 2026 non sono ancora stati pubblicati, ma sui mercati finanziari le principali compagnie registrano già forti rialzi: dall’inizio dell’anno le azioni di Exxon sono cresciute del 30,26%, quelle di Chevron del 25,88%, di BP del 24,59% e di Shell del 22,27%. Non crescono solo i colossi del fossile, ma anche le banche. Tra i principali gruppi finanziari italiani, Intesa è una delle prime ad avere pubblicato i risultati del primo semestre. Il gruppo parla dei «migliori sei mesi di sempre, con un risultato netto di 5,6 miliardi di euro, di cui 2,8 miliardi nel secondo trimestre, a sua volta il migliore della storia». I risultati consentiranno una consistente distribuzione di valore agli azionisti, ai quali verranno destinati 5,3 miliardi di euro, di cui 4,2 sotto forma di dividendi in contanti. L’8 giugno 2026 Intesa ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio sull’intero capitale di Monte dei Paschi di Siena, offrendo azioni proprie più una componente in contanti. L’operazione deve ancora essere approvata e perfezionata, ma il gruppo stima che consentirà di accelerare il piano industriale, fino a raggiungere un utile netto superiore a 16 miliardi di euro nel 2029. Se l’acquisizione andasse a buon fine, il nuovo gruppo diventerebbe il secondo dell’Eurozona per capitalizzazione di Borsa. Intesa non è l’unico istituto finanziario italiano a registrare una crescita. Anche Unicredit, secondo gruppo bancario italiano per dimensioni, parla del miglior semestre della propria storia, con un utile netto di 6,3 miliardi di euro, in crescita del 3% su base annua, o del 24% al netto delle componenti straordinarie. Nel solo secondo trimestre, UniCredit ha registrato un utile di 2,9 miliardi di euro, superando le stime degli analisti. Gli altri principali gruppi bancari italiani non hanno ancora pubblicato le rispettive relazioni semestrali, ma anche in questo caso il mercato scommette su risultati positivi: dall’inizio dell’anno le azioni di Monte dei Paschi sono cresciute del 22,76%, quelle di Banco BPM del 16,74% e quelle di BPER del 16,38%. The post La crisi spinge banche e fossili: ENI e Intesa al record di profitti appeared first on L'INDIPENDENTE.
July 30, 2026
L'INDIPENDENTE
Allarme rosso sull’economia Usa
Torno sul viaggio precipitoso di Christine Lagarde negli Stati Uniti per incontrare il presidente della Fed Kevin Warsh e il segretario al tesoro Scott Bessent. Il primo giorno il colloquio con Warsh ha avuto ad oggetto, al di là del tema molto formale – l’opportunità per i banchieri centrali di […] L'articolo Allarme rosso sull’economia Usa su Contropiano.
July 15, 2026
Contropiano
[Ponte Radio] Libera la scuola, boicotta le banche complici del genocidio palestinese
Nell'ultimo anno scolastico appena concluso abbiamo assistito al consolidarsi e inasprirsi di tendenze già attive prima del governo Meloni di trasformazione della scuola pubblica in senso repressivo e autoritario. Abbiamo cercato di rintracciare alcuni nodi determinanti che individuiamo nelle Nuove Indicazioni ministeriali per il primo ciclo e per i licei, nella riforma dei tecnici e dei professionali, nell'approvazione del "consenso informato", in un clima generale di repressione del dissenso e del pensiero critico che colpisce studenti e lavoratrici e lavoratori della scuola. Il tema che ha reso estremamente visibile tutto questo è la solidarietà con la resistenza e la popolazione palestinese. Da qui, nella seconda parte, con una compagna di Bds Roma, abbiamo parlato della presenza di Leonardo Spa nelle scuole di Roma in particolare, che non è che uno dei campi dove è visibile la complicità al genocidio di Gaza: presentiamo così l'ultima in ordine di tempo della campagne di boicottaggio lanciata da BDS: Banche complici. Nella prima parte sentirete le voci di Alessandra Gissi, docente di storia contemporanea a L'Orientale di Napoli e membre della Società Italiana delle Storiche, di una operatrice dell'associazione Scosse, di studenti del Liceo Machiavelli di Firenze, Righi e Caravillani di Roma, di Mamme in piazza per la libertà di dissenso di Torino e dell'Osservatorio contro la militarizzazione e dell'università.  
July 3, 2026
Radio Onda Rossa
Assist della UE per la scalata Unicredit di Commerzbank
La vicenda della scalata da parte di Unicredit del colosso tedesco Commerzbank aveva attirato l’attenzione mediatica, soprattutto perché da grande affare economico si era trasformata anche in un’evidente braccio di ferro tra Italia e Germania negli equilibri dei grandi istituti finanziari europei. L’opposizione di Berlino sembrava cozzare con un salto […] L'articolo Assist della UE per la scalata Unicredit di Commerzbank su Contropiano.
June 28, 2026
Contropiano
[2026-07-01] I tuoi risparmi finanziano il genocidio? @ Vivèro - luogo di quartiere
I TUOI RISPARMI FINANZIANO IL GENOCIDIO? Vivèro - luogo di quartiere - Via Antonio Raimondi, 37 (mercoledì, 1 luglio 19:00) Compreresti mai una bomba con i tuoi risparmi? Lo sai per cosa vengono usati i tuoi soldi in banca? ll genocidio in Palestina si regge anche e soprattutto su una rete economica e finanziaria internazionale che rende possibile la produzione, la vendita e l’utilizzo di armi usate nello sterminio. Intesa Sanpaolo, UniCredit e BNL-BNP Paribas sono i tre principali Gruppi bancari che sostengono i maggiori produttori di armi e sistemi militari usati da Israele, fare pressione su queste Banche vuol dire smascherare le complicità occidentali ed agire contro il genocidio del popolo palestinese. Vogliamo sapere e poter decidere come vengono utilizzati i nostri soldi e risparmi, non vogliamo finanziare il genocidio in Palestina, non vogliamo sostenere le guerre dei potenti contro i popoli. Togliamo i soldi a questo sistema e costruiamo economie altre nel solco del mutualismo, delle cooperative e delle mutue autogestite. Informiamoci, confrontiamoci, costruiamo insieme strumenti di pressione e cambiamento. Perché ogni scelta conta, soprattutto quando la facciamo collettivamente. Ne parliamo mercoledì 1 luglio da Vivero luogo di quartiere con BDS Roma che verrà a presentarci la Campagna Banche Complici. Sarà un’occasione anche per brindare all’adesione di Vivero agli Spazi Liberi dall’Apartheid israeliano (SPLAI).
June 27, 2026
Gancio de Roma
“RISIKO BANCARIO”: INTESA SANPAOLO PUNTA UFFICIALMENTE AD ACQUISIRE MPS. INTERVISTA AD ALESSANDRO VOLPI (ALTRECONOMIA)
Intesa Sanpaolo ha lanciato una Opas (Offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria) del valore di circa 30,6 miliardi per acquisire Monte dei Paschi di Siena. Intesa – insieme a Unipol – entra così, “di petto”, nel riassestamento del sistema bancario italiano, il cosiddetto “Risiko bancario”.  L’operazione avrebbe ricadute anche sulla partecipata Bper (Banca popolare dell’Emilia-Romagna). Poche ore prima, Banco Bpm aveva proposto a Monte dei Paschi di Siena di discutere e concordare un’operazione di aggregazione per creare un nuovo gruppo bancario e finanziario di riferimento in Italia, che sarebbe così il secondo operatore nazionale per dimensioni. Secondo Intesa Sanpaolo l’obbiettivo dell’acquisizione sarebbe quello di “consolidare il sistema bancario europeo”, mentre la “cordata Mps-Bpm-Generali costituirebbe la costruzione di un terzo polo di credito italiano”. Su Radio Onda d’Urto ha commentato la notizia Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea al dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa e collaboratore di Altreconomia. Ascolta o scarica
June 8, 2026
Radio Onda d`Urto
UTILI MONSTRE PER BANCHE E AZIENDE ENERGETICHE, PAGANO I CONSUMATORI. SCHETTINO: “UN’ECONOMIA CHE SI BASA SULL’ANTAGONISMO DI CLASSE”
Utili milionari per i colossi energetici e bancari. Profitti record anche per le aziende italiane, come Italgas che chiude il primo trimestre con ricavi in crescita del 44,1%, cioè 661milioni. Per quanto riguarda le banche, Banco Bpm ha chiuso i primi 3 mesi del 2026 con un utile di 480 milioni di euro, in crescita del trimestre prcedente del 15%. Unicredit invece chiude i primi 3 mesi dell’anno con un utile di 3,2 miliardi di euro. Al contempo arriva l’allarme del Fondo Monetario Internazionale sul caro energia: “con i prezzi attuali, la famiglia media dell’Ue perderebbe circa 375 euro nel 2026, pari allo 0,7% del consumo medio, a causa di tutti gli aumenti di prezzo”. Va peggio per l’Italia, dopo la fine del taglio delle accise, dove la benzina è arrivata a sfiorare i 2 al litro al self. Quasi 10 euro in più per fare il pieno. Oltre i carburanti, a svuotare i redditi italiani sono anche i rincari su trasporti e generi alimentari. Il Codacons, elaborando gli ultimi dati Istat sul rincaro dei prezzi, ha provato a quantificare i danni per l’economia reale italiana. “Un’inflazione al +2,8% si traduce, a parità di consumi e considerata la spesa totale delle famiglie, in una stangata media da +926 euro annui per la famiglia tipo (2 adulti e un figlio) che sale a +1.279 euro annui per un nucleo con due figli”, scrive oggi l’associazione dei consumatori. Il commento sugli ultimi dati economici di Fmi e Istat con Francesco Schettino, economista e docente all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Ascolta o scarica
A Cuba introdotte nuove banconote da 2.000 e 5.000 pesos
La Banca Centrale di Cuba ha annunciato l’introduzione nel Paese di due nuove banconote, una da 2.000 pesos e l’altra da 5.000 pesos. “Le altre banconote che sono in circolazione rimangono in vigore; è una decisione sovrana della Banca Centrale di Cuba nel suo diritto esclusivo e non delegabile di emettere la valuta nazionale secondo le funzioni del decreto legge 361 del 2018,” ha spiegato alla stampa Alberto Quiñones Betancourt, vicepresidente della banca, riferisce il quotidiano cubano Granma. Le prime banconote da 5.000 pesos inizieranno oggi a circolare nella capitale L’Avana, poi, gradualmente, saranno distribuite in tutta l’isola. La banconota da 2.000 pesos sarà distribuita nelle prossime settimane con le stesse modalità. L’introduzione di questi due nuovi tagli, secondo il dirigente, mira a ridurre i costi operativi associati al trasporto e alla gestione di grandi volumi di contanti di tagli inferiori, nonché a migliorare l’operatività e l’agilità nelle filiali bancarie. “Le nuove banconote hanno caratteristiche tecniche che ne rendono difficile la contraffazione; avendo le stesse dimensioni di quelle attuali, potranno essere utilizzate gradualmente negli sportelli automatici, anche se la loro destinazione principale riguarda le casse delle banche”, ha aggiunto il funzionario. Parallelamente all’introduzione delle nuove banconote, al fine di ridurre i disagi alla popolazione causati dalla chiusura di diversi sportelli automatici per il ritiro dei contanti a seguito del loro invecchiamento e alla difficoltà di reperire i ricambi per la loro riparazione, la Banca Centrale attua un piano di emergenza  per migliorare la qualità del servizio bancario e diminuire l’affollamento nelle filiali. E’ stato attivato un progetto pilota in quattro municipi dell’Avana, con il quale viene data la possibilità ai pensionati di ricevere le proprie pensioni nei negozi vicino alla loro residenza, così come il trasferimento del pagamento dei salari in contanti ai centri di lavoro con un’alta concentrazione di lavoratori, a partire dal settore sanitario. Per la prima volta nella storia della numismatica nazionale, queste due nuove banconote incorporeranno le immagini delle patriote cubane. Nel caso della banconota da 2.000 pesos viene raffigurata la figura  della Madre della Patria, Mariana Grajales Cuello e nel caso della banconota da 5.000 pesos viene impressa  l’immagine dell’eroina della Sierra Maestra, Celia Sánchez Manduley. La carta usata per le banconote ha caratteristiche conformi agli standard internazionali. I colori predominanti nella banconota da 2.000 pesos sono il viola e il rosa, mentre in quella da 5000 predomina  il blu. In tutte e due le banconote sono presenti filigrane rappresentanti le due patriote cubane, ologrammi di sicurezza e zone tattili per un facile riconoscimento da parte delle persone non vedenti. Sia sul fronte  che sul retro, appare come elemento nuovo e di sicurezza il fiore nazionale di Cuba, “la mariposa”, che avrà un effetto movimento e arcobaleno variando l’angolo di osservazione. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
April 1, 2026
Pressenza
Boicottaggi, armi e finanza: democrazia sotto attacco
“Basta complicità!”. In Emilia-Romagna prende forma una carovana di eventi per denunciare come diritti civili, economia e politica siano sempre più intrecciati in un clima di crescente repressione e corsa al riarmo. Quattro fatti recenti mostrano quanto sia urgente agire; in fondo all’articolo sono indicate alcune petizioni da firmare. Libertà di espressione sotto accusa Una inchiesta della rivista Altreconomia ha rivelato che due corsi di formazione per forze di polizia italiane, disponibili sulla piattaforma Sisfor e finanziati dall’Unione europea con la collaborazione dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, definiscono il boicottaggio dei prodotti israeliani e l’incitamento ad esso come forme di “antisemitismo” e di “incitamento all’odio”. Questa impostazione costituisce una potenziale repressione del dissenso: in Europa vi sono crescenti preoccupazioni sul fatto che l’eccessiva criminalizzazione della protesta e l’equiparazione di critica politica a odio possano dissuadere dal dissentire in modo pacifico e legittimo. Rapporti di Amnesty International evidenziano come restrizioni e pratiche repressive producano un clima di paura che scoraggia la partecipazione a proteste e il sostegno alle popolazioni oppresse. Tali dinamiche possono avere un effetto restrittivo sulla libertà di espressione e di assemblea (chilling effect). La Corte europea dei diritti dell’uomo, con una sentenza dell’11 giugno 2020, ha invece affermato che l’appello al boicottaggio di prodotti di uno Stato accusato di gravi violazioni dei diritti umani rientra nella libertà di espressione tutelata dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Escalation normativa: pena di morte per palestinesi Il 30 marzo 2026, la Knesset ha approvato una legge che introduce in Israele la pena di morte per i palestinesi in determinate circostanze giudiziarie, sanzioni di atti definiti “terroristici”. La legge è entrata in vigore con 62 voti favorevoli e 48 contrari e consente alle corti militari e, in molti casi, a quelle civili di Israele di impiccare persone entro 90 giorni dalla sentenza, con limitate possibilità di appello o clemenza. Organizzazioni internazionali hanno espresso forte condanna, definendo la misura discriminatoria, contraria al diritto internazionale e suscettibile di violare i princìpi democratici fondamentali. Questo provvedimento si inserisce in un contesto già segnato da gravi violazioni del diritto internazionale: un’inchiesta di Al Jazeera (febbraio 2026) ha documentato l’impiego a Gaza di munizioni termiche e termobariche, il cui utilizzo in aree densamente popolate solleva rilevanti criticità in relazione al diritto umanitario, in particolare ai principi di distinzione e proporzionalità. Complicità industriale: porti, aziende e flussi militari Domenica 29 marzo a Roma, è stato presentato il dossier indipendente Made in Italy: le prove della collaborazione al genocidio, redatto da ricercatori palestinesi e civili. Il rapporto documenta il ruolo delle infrastrutture italiane – porti, aeroporti, catene logistiche – e l’operato di imprese italiane nell’invio di carburanti, materiali e componenti militari funzionali allo sforzo bellico di Israele. Tra le evidenze, emergono: * la funzione strategica dei porti italiani come nodi di passaggio per merci e carburanti legati al conflitto; * la continuità delle esportazioni militari italiane, anche in violazione di leggi come la 185/1990; * la complicità di grandi aziende e molte PMI italiane nelle catene di fornitura di armamenti e componenti; attraverso documenti di trasporto, manifesti di carico e fonti aperte che aggirano l’opacità istituzionale, rendono visibili dati finora nascosti. Secondo il rapporto, le esportazioni italiane di armi e componenti militari, formalmente sospese, continuano in forme indirette o ambigue. Sono documentati flussi di carburanti e materiali diretti verso aree di conflitto attraverso rotte mercantili strategiche. Tra le aziende citate vi è anche il gruppo Leonardo, già oggetto di azioni legali da parte di associazioni come Rete Pace Disarmo, ARCI e Movimento Nonviolento per presunte violazioni della legge 185/1990 sul commercio di armamenti. Finanza sotto accusa: Boicottaggi, Disinvestimento, Sanzioni Parallelamente alle responsabilità industriali e ai livelli politico ed economico, nasce la nuova campagna Banche Complici promossa da BDS Italia, presente anche alla presentazione del dossier. La campagna denuncia il ruolo del settore finanziario nel sostenere aziende implicate nell’occupazione militare e nelle violazioni del diritto internazionale, con tre obiettivi principali: * Trasparenza: chiedere alle banche di rendere pubblici gli investimenti e i servizi finanziari forniti a entità coinvolte nel conflitto; * Disinvestimento: fare pressione affinché istituti come Unicredit, Intesa Sanpaolo e BNL‑BNP Paribas cessino i rapporti con imprese collegate a pratiche di apartheid o operazioni militari; * Sensibilizzazione: educare correntisti e cittadini a scegliere istituti con politiche etiche e responsabili. Le risposte dei gruppi bancari si sono rivelate finora vaghe o inesistenti, evidenziando la distanza tra gli interessi delle grandi istituzioni finanziarie e i diritti umani universali. Questi quattro fatti – controllo civico e libertà di espressione, escalation penale e discriminatoria, complicità economica e responsabilità finanziaria – rappresentano un unico processo di erosione delle garanzie democratiche. In questo contesto, se lo Stato stesso viola la legge e manca di trasparenza, la mobilitazione civica è uno strumento concreto per resistere a derive autoritarie e riaffermare i diritti umani. Convergenza: il potere dei cittadini Ricordiamo che nel febbraio 2025, al porto di Ravenna, è stato sequestrato un carico di circa 13 tonnellate di componenti metalliche destinate inizialmente “a uso civile”, ma collegate all’industria militare israeliana. L’Agenzia delle Dogane, su disposizione del Tribunale di Ravenna, ha rilevato l’assenza delle autorizzazioni previste dalla legge italiana 185/1990, aprendo un procedimento penale. Il sequestro ha evidenziato come materiali classificati come armamenti possano essere dichiarati per uso civile senza i necessari permessi, rivelando illegalità e criticità nel controllo delle esportazioni italiane verso contesti di conflitto e il rischio di complicità in operazioni belliche. Le istituzioni si sono mosse solo dopo la pressione di associazioni civiche e cittadini attivi, fondamentali nel sollecitare controlli e trasparenza. In questo contesto, movimenti come BDS Italia sono essenziali per tutelare lavoratori, whistleblowers, docenti e ricercatori minacciati di licenziamento, permettendo a chiunque di dare il proprio contributo e di segnalare il passaggio di armi in modo sicuro e anonimo. Sono disponibili schede con QR code che consentono ai dipendenti di denunciare container sospetti senza esporsi. A livello regionale, la mobilitazione prende forma con la campagna 𝐁𝐀𝐒𝐓𝐀 𝐂𝐎𝐌𝐏𝐋𝐈𝐂𝐈𝐓𝐀’ – Rispettiamo il diritto internazionale: stop ai rapporti economici con Israele, promossa in Emilia-Romagna. L’iniziativa chiede alla Regione azioni concrete per interrompere le complicità locali con l’occupazione e le violazioni dei diritti dei palestinesi, intervenendo in ambiti come il porto di Ravenna, fiere, appalti pubblici, accordi con multinazionali delle armi e scuole. Circa 60 realtà locali e nazionali hanno già aderito. Sono previsti incontri aperti a tutte le realtà culturali, artistiche e politiche, oltre che a singoli cittadini interessati a informarsi. Dal primo incontro a Rimini il 1° aprile all’ultimo a Piacenza il 22 aprile, questi appuntamenti offrono a tutti l’opportunità di conoscere le complicità presenti nella regione e di unirsi ai movimenti. Partecipare significa agire concretamente per fermare complicità economiche e difendere i diritti umani. La mobilitazione civica e il volontariato sono strumenti essenziali per resistere a derive autoritarie. Chiunque può contribuire, anche da remoto e senza esperienza: informatevi e scrivete alle associazioni. Abbiamo bisogno più che mai di nuove mani. InformAzioni: BDS Italia * La petizione nazionale: FUORI LE ARMI DA PORTI, FERROVIE E AEROPORTI ITALIANI Basta Complicità – Emilia Romagna: * La petizione regionale: BASTA COMPLICITA Redazione Romagna
March 31, 2026
Pressenza