Tag - fermi

Aurora 2, la nuova nave di Sea-Watch contro i fermi del governo e per la convergenza della società civile in mare e a terra
Aurora 2 entra a far parte della flotta civile di Sea-Watch per contrastare la strategia del governo italiano di ostacolo al soccorso in mare. Simbolo della convergenza delle lotte di mare e di terra, in alleanza con il collettivo di fabbrica ex GKN, porterà permanentemente la bandiera palestinese, manifesto di solidarietà contro genocidio, economia di guerra, sfruttamento, respingimenti e violazioni dei diritti fondamentali. Una nuova nave arriva a rafforzare la flotta civile, in nome dell’unione di forze della società civile in mare e a terra. Si chiama Aurora 2 e insieme alla nave Sea-Watch 5 e ai nostri tre aerei, permetterà a Sea-Watch di continuare a soccorrere le persone abbandonate in mare o respinte verso i Paesi da cui cercano di fuggire. Dal 2015, Sea-Watch ha contribuito al soccorso di oltre 50.000 persone nel Mar Mediterraneo. Aurora 2 è una risposta diretta alla politica del governo italiano, che sin dal suo insediamento ha avuto come priorità quella di ostacolare chi salva vite in mare. Le oltre 40 detenzioni imposte alle navi di soccorso civile dal 2023 le hanno tenute lontane dal Mediterraneo per 900 giorni. La nave gemella, Aurora 1, è stata bloccata cinque volte da provvedimenti del governo italiano, in diverse occasioni annullati dai tribunali competenti. Aurora 2 arriva proprio per contrastare questa strategia: se una delle due navi verrà fermata, l’altra potrà continuare a navigare e salvare vite. Con i suoi 25 nodi di velocità massima, Aurora 2 è una delle navi più veloci della flotta civile nel Mediterraneo centrale, dove ogni secondo può fare la differenza tra la vita e la morte. Nei primi sei mesi del 2026 nel Mediterraneo sono già più di 1.500 le persone morte in mare. “In un Mediterraneo dove le politiche italiane ed europee hanno trasformato il soccorso in mare in una vera e propria ‘caccia all’uomo’, Aurora 2 cercherà di battere sul tempo il sistema di abbandono delle persone in mare da parte delle autorità europee e di complicità nella cattura e nel respingimento in Libia e in Tunisia”, commenta Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch. Aurora 2 arriva alla vigilia dell’approvazione delle disposizioni sul blocco navale, scritte ad hoc per soffocare l’azione della flotta civile e così i diritti di chi rischia la vita in mare. Sea-Watch dedica la sua nuova nave all’unione delle lotte di mare e di terra, in particolare alla lotta contro lo sfruttamento capitalistico portata avanti dal collettivo di fabbrica ex GKN. “Questa convergenza si fonda su un principio semplice e radicale: il mutuo soccorso. Il mutuo soccorso operaio, il soccorso in mare alle persone migranti in fuga attraverso il Mediterraneo, i soccorsi che la Flotilla cerca di portare a Gaza.” commenta Dario Salvetti, portavoce del collettivo di Fabbrica ex-GKN. Sea-Watch dedica il varo di Aurora 2 al popolo palestinese e a tutte le persone oppresse nel Mediterraneo. Per questo abbiamo issato sulla nostra nave la bandiera palestinese, che sventolerà permanentemente sul suo pennone. Per l’alleanza tra Sea-Watch e il Collettivo ex-GKN, la bandiera palestinese a bordo vuole essere un manifesto di convergenza della società civile di mare e di terra e del nostro posizionamento contro il genocidio, contro l’abbandono e il respingimento delle persone nel Mediterraneo, contro l’uso delle tecnologie di guerra per controllare le frontiere, contro l’economia di guerra e di sfruttamento, contro la libertà assoluta di movimento garantita a merci, gas, petrolio, interessi strategici, economici e militari, ma negata alle persone su base razziale. “Vogliamo che questa nave sia simbolo concreto della convergenza di lotte, un ponte tra mare e terra in un tempo in cui la società civile deve compattarsi su tutti i fronti, per testimoniare, opporsi e resistere nel nome del mutuo soccorso, in mare e a terra. “ chiosano Linardi e Salvetti.   Sea Watch
June 4, 2026
Pressenza
41 navi di soccorso fermate per 1.075 giorni in base alla legge Piantedosi
Dall’entrata in vigore del decreto-legge Piantedosi il 2 gennaio 2023, le autorità italiane hanno emesso ordini di fermo nei confronti di 41 navi di soccorso umanitario, per un totale di 1.075 giorni – quasi tre anni. Il blocco delle navi di soccorso nei porti da parte dell’Italia ha impedito loro di assistere le persone in pericolo nel Mediterraneo centrale, aggravando ulteriormente la crisi umanitaria nella regione. La Justice Fleet, un’alleanza di 13 organizzazioni di ricerca e soccorso, considera la legge del governo italiano di estrema destra uno strumento di sabotaggio sistematico delle operazioni civili di ricerca e soccorso, che mette in pericolo la vita delle persone in movimento. Dal 2 gennaio 2023, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), più di 6.490 persone sono annegate o sono scomparse su una delle rotte migratorie più letali al mondo. Solo nel 2026, cinque navi di soccorso civili sono state bloccate nei porti dal governo italiano, mentre nel primo trimestre del 2026 più di 825 persone hanno già perso la vita nel Mediterraneo centrale, segnando l’inizio d’anno più letale da quando, nel 2014, l’OIM ha iniziato a registrare i decessi e le persone disperse. La Justice Fleet critica le politiche italiane che ostacolano le navi di soccorso per aver contribuito al disastro umanitario in corso e all’aumento del numero di vittime ai confini dell’Europa. «È scandaloso che, invece di intervenire per salvare le persone in pericolo in mare come previsto dal diritto internazionale, gli Stati europei scelgano di rimanere in silenzio, mentre il governo italiano intensifica l’ostruzionismo sconsiderato delle imbarcazioni di ricerca e soccorso non governative», afferma Wasil Schauseil, portavoce della Justice Fleet. «Le navi della flotta civile sono gli unici attori che forniscono assistenza nell’area al largo delle coste della Libia e della Tunisia, dove si verificano la maggior parte dei naufragi. Ostacolare il loro lavoro porta semplicemente alla morte di più persone, è chiaro e semplice. Chiediamo che la legge Piantedosi venga immediatamente abrogata e che venga rispettato il diritto internazionale.» In base alla legge Piantedosi, il governo italiano di estrema destra impone fermi e multe alle navi di soccorso quando queste presumibilmente disobbediscono agli ordini italiani, anche quando tali ordini violano il diritto internazionale o richiedono la collaborazione con attori violenti come la cosiddetta Guardia Costiera libica. Negli ultimi anni, i tribunali italiani hanno ripetutamente ribadito il ruolo salvavita della ricerca e soccorso civile e hanno chiarito che la cosiddetta Guardia Costiera libica e il Centro di coordinamento del soccorso marittimo libico non sono attori di soccorso legittimi e che ottemperare alle loro istruzioni viola il diritto internazionale. In due casi di fermo basati sul fatto che le navi avessero interrotto le comunicazioni con le autorità libiche, i tribunali italiani si sono già pronunciati in loro favore. Nell’ambito di un nuovo disegno di legge sull’immigrazione che attua i regolamenti del sistema europeo comune di asilo, il governo italiano guidato da Giorgia Meloni sta preparando una disposizione volta a impedire alle navi delle ONG di entrare nelle acque italiane qualora fossero ritenute una «grave minaccia all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale». La Justice Fleet avverte che tali dichiarazioni sullo stato di emergenza sono state strumentalizzate in passato e potrebbero servire a bloccare illegittimamente le navi di soccorso. Nel novembre 2025, 13 organizzazioni di ricerca e soccorso hanno costituito l’alleanza Justice Fleet, sostenuta da una rete di organizzazioni della società civile. Il loro obiettivo è proteggere il diritto internazionale contestando i fermi illegali delle navi di soccorso in Italia e l’esternalizzazione da parte dell’Europa delle operazioni di ricerca e soccorso ad attori illegittimi e violenti in Libia. Redazione Italia
June 2, 2026
Pressenza
Scuola Allievi Carabinieri al Polo Tecnico Professionale “Righi-Boccioni-Fermi” di Reggio Calabria
Il Polo Tecnico Professionale “Righi-Boccioni-Fermi” di Reggio Calabria ha organizzato, nello scorso aprile per le classi del quinto anno, un incontro con la Scuola Allievi Carabinieri della città. La segnalazione, arrivata con una circolare della scuola all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, riguardava un’attività con scopi e intenti impegnativi (https://www.righiboccionifermi.edu.it/circolare/incontro-didattico-presso-la-scuola-allievi-carabinieri-di-reggio-calabria/). La nota interna rivolta a studenti, studentesse e insegnanti richiamava argomenti che molti istituti superiori ritengono non prescindibili, a livello didattico, ovvero gli strumenti, le tecniche atti a dar corpo ai curricula di Educazione Civica, alla Formazione Scuola Lavoro, e propedeutici alla preparazione per l’esame di maturità. Dunque, compiti educativi – in primis – rivolti ad alunni e alunne maggiorenni con pieno godimento dei diritti a partecipare all’attività civica e politica della Repubblica. In cosa consistano questi compiti di “innovazione didattica” (sic, come si specifica i vari documenti ministeriali), propri della funzione-docente, lo si evince dal riferimento, specificato nella circolare dell’ufficio di dirigenza dell’istituto, alla cultura della legalità, al principio della difesa nazionale come obbligazione etica di ciascun cittadino. Trovano quindi rilievo le “tematiche di rilevanza sociale” che non fatichiamo a individuare nei temi del rispetto delle differenze di genere, del bullismo in tutte le sue forme, dell’obbedienza alle regole anche quando in contrasto con la coscienza personale, dunque illegittime seppur formalmente legali. Del resto, con buona pace dell’autonomia scolastica, i dirigenti sempre più stretti in una logica gerarchico-discendente  e, paradossalmente manageriale, non fanno che rispettare il protocollo che tre dicasteri, istruzione, difesa, lavoro hanno firmato con le Forze Armate, diventati anche  singoli accordi formali con i diversi corpi dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, dell’Arma dei Carabinieri (clicca qui). L’incontro in oggetto, immagino, sarà stato condotto da un ufficiale con la presenza di allievi della scuola-accademia, insomma giovani esempio per altri giovani, modello importante in un periodo storico in cui è proprio la gioventù a essere criminalizzata, oggetto di misure repressive per qualsiasi espressione di dissenso o per comportamenti considerati devianti, anticamera di futuri reati (si vedano in proposito i recenti commenti di Vincenzo Scalia, sociologo del diritto e della devianza presso l’Università di Firenze: https://volerelaluna.it/autori/vincenzo-scalia/; https://www.sinistrasindacale.it/; altri testate e siti on line). La scuola allievi bandisce – con periodicità variabile – concorsi di ammissione che prevedono, in alcuni casi, anche 3000 posti, per una ferma di 4 anni in cui poter sviluppare arti militari, addestramento tecnico, attività volte al conseguimento della prestanza fisica. Dopo il superamento della prova concorsuale (test, elaborati scritti, esami orali) si può chiedere l’arruolamento e svolgere la carriera mediante i concorsi interni. Insomma, un esempio di attività lavorativa che può incoraggiare i giovani, sempre più disorientati rispetto alle scelte future. I contenuti dell’incontro, precisa ancora la nota interna della scuola, sono inoltre utili alla redazione del capolavoro finale, da presentare all’esame di maturità insieme agli altri crediti e da inserire nel curriculum dello studente. Il capolavoro è veramente un capolavoro di manipolazione. Si tratta di autorappresentarsi con i propri interessi, con le attività che si svolgono, con le proprie aspirazioni e, soprattutto, competenze. Competenze oggi soprattutto digitali come recita l’Ordinanza Ministeriale sul nuovo esame di maturità, attualmente oggetto di consultazione da parte delle forze sociali (https://www.mim.gov.it/-/ordinanza-ministeriale-n-54-del-26-marzo-2026). Inutile sottolineare come il capolavoro diventi con il portfolio personale un ghiotto magazzino di dati personali che potranno esser usati dai soliti predatori in piattaforma. Sul sito della scuola la voce relativa alla descrizione del contesto è desolante. Il polo situato in zona semiperiferica accoglie alunni di provenienza sociale marginale, fino a forme di notevole pauperizzazione. Del resto, è un dato comune ad ampie aree urbanizzate e a siti rurali della Calabria. Forse, l’impegno per trovare sbocchi lavorativi ai propri alunni è giustificata ma, la realtà è ben più amara e a poco vale forzare percorsi di scuola-lavoro, il lavoro non c’è. Ecco dove arrivano i corpi delle Forze Armate con i loro incontri orientativi: offerte di impiego futuro di fatto obbligatoriamente orientati al servizio militare.    Qualche nota sulla intitolazione della scuola come faccio spesso, chiedendomi quanto gli studenti e le studentesse ne sappiano dei cognomi che appaiono nelle intestazioni dei siti e dei documenti ufficiali. Cognomi associati, frutto degli sconsiderati accorpamenti fra istituti (il Polo in questione ha 950 alunni,65 classi!). Forse il meno noto è Augusto Righi, fisico e senatore del Regno d’Italia. Più famoso Umberto Boccioni, il futurismo, il dinamismo, la velocità come obiettivi e come forma di vita artistica e personale: il suo interventismo nella Prima Guerra Mondiale sembrava frustrato dalla mancanza di un desiderato sbocco eroico, la guerra era “una noia”. Ma il destino tenne in scacco l’artista con un colpo imprevisto, la morte – non proprio eroica – a soli 33 anni per una caduta durante un addestramento equestre. Di Enrico Fermi, ragazzo di Via Panisperna, massone, premio Nobel nel 1938, sappiamo molto, magari di questi tempi si tende a oscurare la sua compromissione con il fascismo e quella con la ricerca statunitense che portò alla bomba atomica. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
91 fermi al presidio a Roma, in ricordo di Sara e Sandro
Domenica 29 marzo, al Parco degli Acquedotti di Roma, circa un centinaio di persone si sono ritrovate in ricordo di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano. La Polizia di Stato, che aveva già vietato la manifestazione nei giorni precedenti, è intervenuta con un imponente dispositivo: il presidio è stato bloccato, i partecipanti sono stati identificati e per 91 di loro sono stati disposti fermi preventivi della durata di 12 ore. Le persone sono state condotte in caserma per il fotosegnalamento, mentre a chi proveniva da fuori città sono stati notificati fogli di via. Si tratta della prima applicazione dell’articolo 7 del nuovo decreto sicurezza, che introduce il fermo preventivo fino a 12 ore. Un intervento che appare come una prova di forza da parte delle forze dell’ordine, inserita in un clima di crescente repressione, con la proposta di legge della Lega contro anarchici e movimenti antifascisti, e criminalizzazione strumentale a poche settimane di distanza dalla riconferma del regime di 41-bis per Alfredo Cospito, e dal corteo già annunciato per il 19 aprile. Ne abbiamo parlato con una compagna di Roma.
March 30, 2026
Radio Blackout - Info
Bologna, la giunta e i vietcong del Pilastro
Continua la battaglia degli alberi di Wu Ming (*) A Bologna c’è un’unica opposizione politica alla giunta Lepore: l’ecosistema di lotte in difesa dell’ambiente. Lotte che chi amministra la città è incapace di capire e quindi anche di gestire. Lo conferma quanto sta accadendo al Pilastro, estrema periferia nordest di Bologna. Difficilmente la difesa del verde e del territorio sarebbe
TURCHIA: CENTINAIA DI FERMI E ARRESTI CONTRO LA SOLIDARIETÀ AL ROJAVA. IL RACCONTO DELLA “CAROVANA DEI POPOLI IN DIFESA DELL’UMANITÀ”
In Turchia sono state arrestate almeno 92 persone in una operazione a livello nazionale contro militanti di diverse organizzazioni della sinistra. Tra loro anche – ancora una volta – giornalisti e avvocati, dopo che la settimana scorsa altri 10 legali erano stati condannati a 11 anni di prigione per aver supportato detenuti politici di sinistra, turchi e curdi, con il supporto legale e l’assistenza medica. Sono tutti accusati di “appartenenza a un’organizzazione terroristica”. Secondo la denuncia del partito della sinistra curda e turca Dem, durante le manifestazioni quotidiane nel Kurdistan turco (Bakur) in solidarietà alla resistenza di Sdf, Ypg e Ypj in Rojava contro l’aggressione del cosiddetto governo di transizione siriano, sono state fermate circa 600 persone e 80 di queste sono ancora detenute. Tra le persone fermate anche diverse compagne e compagni internazionalisti della “Carovana dei popoli in difesa dell’umanità” che – riusciti a entrare in territorio turco e a unirsi alle mobilitazioni verso il confine siriano, in particolare a Suruc, al confine con la città di Kobane sotto assedio – sono stati fermati dalla polizia turca ed espulsi dal Paese. Alcuni di loro sono stati trattenuti per oltre 24 ore nei Cpr di Erdogan, costruiti con i finanziamenti miliardari dell’Ue per trattenere le persone migranti provenienti dall’area – in particolare proprio dalla Siria – e dirette in Europa. Radio Onda d’Urto ha intervistato Lucia, compagna che ha partecipato alla “Carovana dei popoli in difesa dell’umanità” e che è stata arrestata ed espulsa dalla Turchia dove, in attesa della deportazione, è stata trattenuta all’interno di un cpr. Ascolta o scarica.
February 3, 2026
Radio Onda d`Urto
Napoli: 4 fermi e abusi di polizia per la contestazione all’azienda israeliana Teva
Ieri mattina, dopo la manifestazione statica e pacifica contro il colosso farmaceutico Teva, complice del genocidio contro il popolo palestinese, alcune attivisti e attivisti che hanno inscenato un flash mob con striscioni, canti e slogan, mentre si avviavano all’uscita, sono stati bloccati e identificati dalla forze dell’ordine, circondati e malmenati […] L'articolo Napoli: 4 fermi e abusi di polizia per la contestazione all’azienda israeliana Teva su Contropiano.
October 26, 2025
Contropiano
Break the siege on Gaza by sea, by land, by air. Freedom Flotilla Coalition, Global March to Gaza e Sumud Caravan uniscono le forze
Le iniziative della Freedom Flotilla Coalition sono svolte all’insegna del motto Break the siege on Gaza (Rompiamo l’assedio di Gaza) e sostenute dai coordinatori delle due mobilitazioni, la Global March to Gaza e la Sumud Caravan, che puntano a convergere al valico di Rafah. Insieme, i gruppi di attivisti dichiarano: «La carovana di Sumud, la Global March to Gaza e la Freedom Flotilla Coalition stanno unendo le forze in un’azione comune, urgente e determinata. Abbiamo costituito un Comitato di coordinamento internazionale per sostenere e rafforzare le iniziative della società civile che, in questo mese di giugno, attraversano frontiere e barriere per portare speranza, solidarietà e resistenza alla popolazione palestinese. Chi non può intervenire fisicamente, può contribuire da casa, diffondendo e condividendo i messaggi di libertà, giustizia sociale e resistenza che derivano dalle azioni in corso». Gli attivisti di 54 nazioni si stanno radunando al Cairo per attraversare il deserto. Purtroppo, come raccontato in questo articolo, molti attivisti arrivati per partecipare alla Global March to Gaza sono stati fermati all’aeroporto del Cairo. Nel frattempo i coordinatori di Freedom Flotilla Coalition stanno intervenendo in ogni sede giudiziaria e diplomatica per ottenere il rilascio incondizionato degli 8 membri dell’equipaggio e passeggeri della Madleen imprigionati nelle carceri di Israele e a cui è stata ingiunta l’espulsione, prevista in esecuzione nelle giornate di oggi, mercoledì 12, e domani, giovedì 13 giugno. Le partenze infatti sono state pianificate prevedendo il trasferimento prima, mercoledì 12, di Rima Hassan e Reva Viard a Parigi, Suayb Ordu e Yasemin Acar a Berlino e Thiago Avila a Madrid e poi, giovedì 13, di Pascal Maurieras e Yanis Mhamdi in Francia e di Marco van Rennes ad Amsterdam. Ma Yasemin Acar e Thiago Avila, referenti di Freedom Flotilla Coalition e coordinatori della missione della Madleen, nel frattempo separati dai compagni, condotti in altre carceri e sottoposti a un regime detentivo più restrittivo, prima di partire vorrebbero incontrare tutti i membri del gruppo, perciò si sta aspettando la risposta delle autorità israeliane alla loro richiesta. In queste ore la Freedom Flotilla Coalition ha diramato i messaggi scritti da Marco van Rennes, Pascal Maurieras e dal giornalista Yanis Mhamdi e sta cercando di ottenere, anche con il supporto delle associazioni e delle organizzazioni umanitarie e della autorità giudiziarie internazionali, che a Israele sia imposta la restituzione del carico di cibo e medicinali imbarcato nella nave diretta a Gaza e la revoca dell’ingiunzione, rivolta alle persone che erano a bordo della Madleen, che le bandisce dallo Stato israeliano, impedendo così loro anche di entrare nei territori palestinesi occupati dai coloni e dall’esercito israeliano. La flotta umanitaria che aggrega i volontari impegnati a soccorrere la popolazione di Gaza chiede a tutti di sostenere il suo impegno firmando la lettera Formal Notice Regarding the Civilian Humanitarian Vessel Madleen and the Legal Obligations of the State of Israel Under International Law indirizzata a numerosi funzionari dell’ONU ed esponenti del governo israeliano e l’appello ALL EYES ON DECK – Demand An Independent Investigation into the Attacks on the ‘Conscience’ and an End to Israel’s Blockade of Gaza con cui si propone di raccogliere almeno, possibilmente più di 51˙200 firme. Attualmente è arrivata a 43 mila. Informazioni e adesioni : BREAK THE SIEGE ON GAZA: BY SEA, BY LAND, BY AIR   Maddalena Brunasti
June 12, 2025
Pressenza