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Democrazia in tempo di guerra  –  la censura è un boomerang
In seguito a pressioni politiche, al Professor Angelo D’Orsi viene revocato l’intervento al Polo  del ‘900 sulla  crescente russofobia in Europa  previsto  in data 12 novembre scorso. Poi  ospitato dal Circolo ARCI  La Poderosa , vede un’ampia  partecipazione. Successivamente, il  Teatro Grande Valdocco ritira la sua disponibilità per la conferenza “ Democrazia in tempo di  guerra ” con Angelo D’Orsi e Alessandro Barbero prevista  in data 9 dicembre. Mercoledì 28 gennaio 2026 la conferenza è stata accolta dal Palazzetto dello sport Gianni Asti (ex PalaRuffini), organizzata da:  La Poderosa  APS Circolo ARCI; la sezione ANPI di  Torino Guidetti Serra – Pesce; la rivista di storia critica  Historia Magistra ( D’Orsi,  Chiarotto). In attesa dell’inizio dell’evento sono state trasmesse dichiarazioni videoregistrate di:  F. Albanese, E. Basile, A. Bradanini, L. Canfora, A. Di Battista, D. Di Cesare, E. Grosso, M.  Furlan, E. Iacchetti, R. Lamacchia, P. Odifreddi, M. Ovadia, M. Revelli, C. Rovelli, M. Senesi,  M. Travaglio, M. Zucchetti. L’impianto audio del Palazzetto risuona “O Gorizia  tu sei Maledetta”, canzone  popolare antimilitarista del 1916, all’epoca censurata. Stefano Alberione, presidente del  Circolo, dà il benvenuto, ringraziando tutti coloro che hanno lavorato all’evento. Una nota  speciale va ai censori [1]   : «(…)  senza l’indignazione prodotta dai loro comportamenti,  non saremmo  stati così tante e tanti questa sera. Qui, in 3500 nel Palazzetto, altri 6000 che  avrebbero voluto esserci ma che non hanno trovato posto; tutti coloro che ci  ascoltano o ci ascolteranno online. » « Torino è partigiana contro governo, guerra, e attacco  agli spazi sociali: dal  Leoncavallo di Milano all’Askatasuna di Torino » Si sono susseguiti gli interventi:  In presenza:  A. D’Orsi, A. Barbero  Da remoto : M. Travaglio, F. Albanese, M. Ovadia  Preregistrati:  L. Canfora, C. Rovelli « L’altra volta dissi: non perdiamoci di vista. Ha  funzionato mi pare ». Esordisce il Professor D’Orsi, introducendo uno dei grandi temi della serata: la censura è  come un boomerang, il tentativo di sottomettere e zittire farà tornare indietro ribellione ad  alta voce e al doppio della velocità. Il primo intervento, affidato al Professor Canfora (filologo classico), ci racconta che  un clima russofobico coincida, oltreché con la censura, con uno  stato di guerra  strisciante : «(…)  Non riconoscere che siamo in guerra ma farla  ugualmente, significa  imporre ai cittadini sacrifici economici, restrizioni, censura sull’opinione e  sulla scrittura, sull’editoria, sulla cultura e sull’università: però “bisogna  dire che non siamo in guerra”. » Il Professor Barbero ci ricorda che l’induzione di uno Stato di emergenza legittima il governo  a prendere misure straordinarie. Dal ‘45 abbiamo osservato più dichiarazioni di “operazioni  speciali” e “peacekeeping” che dichiarazioni di guerra. Interviene in diretta Marco Travaglio (giornalista). Ripercorre le principali tappe  della oscillante narrazione sull’esercito russo negli ultimi anni: da definirlo “ Armata Rotta ” a proprio di forze invincibili, tale da dover abbozzare una spesa di riarmo di 800           miliardi di euro. Travaglio menziona quello che, a nostro parere, è uno dei  passaggi fondamentali della serata: «(…)  Ho sempre detto che  i popoli non devono essere  confusi con i  loro governi , e che se rinunciamo anche alla cultura,  all’arte e allo sport  come strumento di dialogo, siamo spacciati».  La questione che emerge è anche quella di una cultura russa non allineata a quella  occidentale, che rientra perfettamente nel concetto di “ Altro ” di Edward Said. Noi europei  tendiamo a riconoscere la steppa russa con un  hic  sunt leones ( A. D’Orsi): parlano una lingua  strana scritta con un alfabeto strano, fa freddissimo, mangiano cose strane. È molto facile da  far odiare. Francesca Albanese (relatrice speciale ONU sui territori palestinesi occupati) ci parla  piuttosto di  guerra in tempo di democrazia . « Io credo, e lo dico spesso, la Palestina oggi è un  termometro non solo del  rispetto del diritto internazionale (…), ma anche dello stato di salute delle  cosiddette democrazie liberali (…)» In Palestina il termine “guerra” è un velo: l’azione militare attualmente in corso è una  calcolata eliminazione di massa, finalizzata al controllo dei territori. E se la verità  storica può essere sacrificata in nome della convenienza politica, se le nostre  manifestazioni qui, a Torino, a sostegno del popolo palestinese, vengono scoraggiate  o represse, non si tratta di una crisi umanitaria “altra” o lontana:  «Non è un buon momento per la democrazia liberale italiana, e la  responsabilità non è astratta: è istituzionale, è politica, è nostra, ed è questo  il momento di farla valere (…)» D’Orsi ci spiega l’importanza di riconoscere le complessità. La difesa del popolo russo  (proprio dal suo regime autocratico!) non coincide con il sostegno a Putin, e la solidarietà  con il popolo palestinese non può essere confusa con l’antisemitismo. Quando queste  distinzioni vengono cancellate, la semplificazione diventa la regola del discorso pubblico: da  qui nasce la censura a favore di una narrazione conveniente alla classe dirigente.  Riduzionismo e populismo sono fratelli. Barbero riflette sulla Risoluzione del Parlamento Europeo 2019 sull’im portanza della  memoria europea per il futuro dell’Europa  (vide un  sostegno del 67% degli eurodeputati),  equipara nazismo e comunismo. Barbero ne smonta l’impianto storico: il fenomeno storico  del nazismo è circoscritto a 12 anni (aggiungo: e vede purtroppo tutt’ora imitazioni), mentre  il movimento del comunismo nacque nel 1848 e il suo  Spirito s’aggira  – da allora –  per  l’Europa  e altrove e attraversa tempi e spazi per  dare risposta a bisogni reali. Ove si è  insediato si è spesso rivelato spaventoso, incongruente e traditore nei confronti delle  speranze natali. Questo parallelo si rivela così più mistificazione che storiografia. D’Orsi ricorda le  parole di Norberto Bobbio: la storia è  episteme  (scienza,  sapere fondato) non  doxa  (opinione). Ed è qua che emerge la censura nella sua forma di falsificazione del reale. Nel suo intervento videoregistrato Carlo Rovelli (fisico) individua due formae mentis  antitetiche: il gorilla (il riarmo) e la cooperazione. L’Europa sta diventando un gorilla  con molta miopia? Rovelli ci offre una nota « moderatamente  ottimista »: «(…)  questo secondo modo di pensare ( la cooperazione)  è molto più diffuso di  quanto nei nostri Paesi si ritenga, e soprattutto fuori dai nostri Paesi. »  Conclude aggiungendo che in ogni caso sia necessario proseguire la cooperazione  tenendo conto della pluralità dei discorsi culturali, senza vessazioni da parte di una  presuntuosa democrazia. Barbero, in una digressione sull’importanza della figura dello storico, ci ricorda sempre di  domandarci, di fronte all’elargitore di nozioni: “ E  tu come lo sai!?”  [2] Infine interviene Moni Ovadia (cantautore e scrittore). Vi riporto le sue parole: Commentando le leggi in cantiere per  apparentare  l’antisemitismo  all’antisionismo:   «(…)  sarà Gasparri, ex fascista, a dire a me ebreo,  che sono antisemita? »  E a concludere: « La Storia può svolgere un ruolo decisivo: per demolire  le vocazioni  essenzialiste che pretendono di trovare ragioni originarie in nome di Dio,  per cose che non sono mai esistite e per giustificare i regimi reazionari o  fascisti e opprimere, nella fattispecie, il popolo palestinese. » D’Orsi dice che saremo sempre grati al censore perché ci dirà: “Prendete, e moltiplicatevi!”.  Riflette sulla censura come negazione degli spazi fisici (vd. eventi Askatasuna) e digitali (vd.  censura del video di A. Barbero sulle ragioni del  NO  al referendum sulla giustizia), e infine,  sulla censura come dispositivo di ammaestramento all’obbedienza. Il popolo buono che oggi  crede, domani sarà pronto a obbedire e combattere. Si conclude con una serie di spunti di riflessioni stimolanti, che lasciamo al lettore:  L’espressione  Sapere Aude!  di Kant; la coniazione  del termine  welfare , alla fine del secondo  conflitto mondiale, sul gioco di parole in opposizione al termine  warfare ; l’art.11 della  Costituzione italiana e, al suo interno, la scelta del verbo  ripudiare  mirata a evocare  esclusivamente il rifiuto della guerra. Per rivendicare il diritto al pensiero critico, il Professor D’Orsi conclude con Shakespeare: « Sono tempi terribili  quelli in cui i pazzi guidano i ciechi. » Chiara Alabisio   [1] al Senatore Calenda, alla vicepresidente del Parlamento  Europeo Picierno e ai Salesiani del Valdocco [2] Una delle prime definizioni che ho imparato al liceo  è quella di  skeptikos , lo scettico. Non è colui che,  schizzinoso, diffida, ma colui che osserva, riflette, dubita. Mi sono resa conto che, con quella  spiegazione, il mio professore di greco ci aveva già definito i primi rudimenti di pensiero critico. Redazione Torino
February 4, 2026
Pressenza
Napoli. Commissariata la “sede russofila” dell’Anpi
Appena una decina di giorni fa vi era stato il convegno sulla russofobia, con il professor D’Orsi e l’ex deputato Di Battista, presso un’aula dell’università Federico II di Napoli. Moderata da Franco Specchio presidente della sezione Anpi Napoli zona orientale “Aurelio Ferrara”, sezione organizzatrice dell’evento. Evento molto partecipato che sul […] L'articolo Napoli. Commissariata la “sede russofila” dell’Anpi su Contropiano.
January 3, 2026
Contropiano
Due secoli di russofobia e rifiuto della pace
L’ Europa ha ripetutamente rifiutato la pace con la Russia nei momenti in cui era possibile raggiungere un accordo negoziato, e tali rifiuti si sono rivelati profondamente controproducenti. Dal diciannovesimo secolo a oggi, le preoccupazioni della Russia in materia di sicurezza sono state trattate non come interessi legittimi da negoziare […] L'articolo Due secoli di russofobia e rifiuto della pace su Contropiano.
January 2, 2026
Contropiano
Varese, dopo mesi la verità: il presunto drone russo avvistato non è mai esistito
A fine marzo 2025, una spy-story prende forma attorno al Lago Maggiore, a Varese. Il Corriere della Sera pubblica in prima pagina l’esclusiva di un drone “russo”, modello ZALA 421, «manovrato da una zona non lontana», che avrebbe sorvolato svariate volte la sede dell’Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che ospita il Joint Research Centre (JRC) dell’UE, minacciando segreti nucleari e industriali. È l’anticamera della famigerata “guerra ibrida” evocata dal ministro Crosetto, che rimbalza nei titoli allarmistici dei quotidiani che speculano sui sabotaggi putiniani. La Procura di Milano apre un’inchiesta. Nove mesi dopo, emerge la verità: nessun drone, nessun russo all’orizzonte. Solo un amplificatore GSM difettoso utilizzato da una famiglia della zona per migliorare la connessione internet della propria abitazione, che ha ingannato i sistemi anti-drone con falsi positivi. Le indagini, coordinate dal pool antiterrorismo milanese, hanno escluso qualsiasi velivolo reale: nessuna traccia nei radar, nessun testimone oculare, nessun drone, tantomeno “russo”. La Procura di Milano ha chiesto al Gip l’archiviazione dell’inchiesta aperta a fine marzo. È stato chiarito anche un ulteriore elemento inizialmente ritenuto sospetto: una Cadillac gialla individuata nei pressi del centro di ricerca. Gli accertamenti hanno stabilito che il veicolo apparteneva a un imprenditore in contatto telefonico con cittadini russi, poi risultati essere proprietari di ville nella zona, senza alcun legame con attività illecite. I titoli dei quotidiani, però, sono granitici quanto la certezza che la minaccia sui cieli dell’Ispra sia di matrice russa: “Il giallo dei droni russi che sorvolano il centro ricerca UE sul Lago Maggiore. Cosa sappiamo” (La Stampa); “Drone russo in volo sul Lago Maggiore obiettivo il Jrc di Ispra” (Varesenews); “Un drone russo ha sorvolato il Centro europeo di ricerca sul Lago Maggiore” (Wired). E così via, in una sterminata serie di articoli copia e incolla. In un contesto dominato dalla propaganda, la realtà è stata piegata al sensazionalismo, arrivando a inventare dettagli di sana pianta, come il presunto modello del drone “russo”, attribuito arbitrariamente al ZALA Aero Group, un’azienda sanzionata dopo l’inizio dell’Operazione Speciale. Questa vicenda non è solo un errore tecnico, ma un esempio lampante di come i media mainstream, in preda a russofobia cronica, amplifichino echi vuoti per alimentare paure ataviche, creando allucinazioni collettive senza verificare fonti o attendere i fatti. Così, quotidiani blasonati e testate “autorevoli” hanno preso un’anomalia tecnica e l’hanno trasformata in un caso geopolitico, inseguendo pregiudizi ideologici e urgenze narrative. Il drone “russo” diventa una presenza data per certa, i sorvoli si moltiplicano sulle colonne dei quotidiani, la no-fly zone violata diventa simbolo di una “guerra ibrida” immaginaria che annovera il falso jamming all’aero di von der Leyen atterrando sui cieli di Varese. A dicembre 2025, con la richiesta di archiviazione al Gip, la bufala è implosa, sgonfiando la bolla mediatica. Proprio i mezzi di informazione hanno giocato un ruolo da protagonisti, presentando ipotesi come fatti assodati. Solo alcuni esempi: Il Corriere della sera titolava il 30 marzo “Ispra, drone russo in volo sul centro di ricerca Ue sul lago Maggiore”, dando per scontata l’origine russa e i cinque passaggi sul’Ispra, senza condizionali che mitigassero l’allarme. Similmente, La Stampa parlava di “giallo dei droni russi che sorvolano il centro ricerca Ue sul Lago Maggiore”, evocando misteri spionistici da guerra fredda. Rai News non era da meno: “Droni russi su centro di ricerca Ue a Ispra sul Lago Maggiore, 5 avvistamenti“, con enfasi su una no-fly zone violata, ignorando la fragilità dei rilevamenti e sbattendo nel titolo ben cinque chimerici avvistamenti, mai avvenuti. Mentre Il Manifesto in “Drone russo su Ispra, indagini e malumori” riportava sei sorvoli in una settimana come minaccia concreta, la testata che ospita la ben nota sezione di fact-checking, Open, sospendeva la verifica delle fonti per attestare la minaccia russa a partire dal titolo: “Drone russo sul centro di ricerca europeo di Ispra, la procura di Milano apre un’indagine”. Questi esempi mostrano come i quotidiani, inseguendo click e narrazioni anti-Mosca, abbiano trasformato una anomalia in un casus belli, senza attendere verifiche. Non si è trattato di un semplice incidente giornalistico: è una radiografia del sistema informativo contemporaneo che riflette un pattern di disinformazione, dove il sensazionalismo e la fretta mediatica incontrano pregiudizi ideologici, creando mostri inesistenti. Il caso Ispra insegna una lezione scomoda: non tutte le bufale nascono ai margini del sistema. Alcune vengono pubblicate in prima pagina, con il timbro dell’autorevolezza. E proprio per questo sono le più pericolose.   L'Indipendente
December 26, 2025
Pressenza
Alessandro Barbero: “Il nostro Paese non è in guerra e non ha nessun nemico che lo minacci o che possa invaderlo”
“L’Unione Europea e la NATO non sono in guerra, e non sono minacciate da nessuno, al di là del fatto che la NATO rappresenta la più poderosa forza militare mai esistita nella storia dell’umanità ed è essa stessa percepita come una minaccia da molti altri Paesi del mondo. In questo contesto, in cui l’Italia e l’Europa potrebbero vivere pacificamente e investire le loro risorse nel benessere dei loro cittadini, in sanità, istruzione e ricerca, è inspiegabile e spaventoso che la politica e l’informazione vogliano creare un clima di isteria bellicista convincendo la gente che siamo minacciati, anzi secondo un’altra narrazione che siamo già in guerra – o forse è fin troppo spiegabile, se pensiamo agli enormi profitti che una politica di riarmo e di guerra può produrre per l’industria bellica. Di questo clima isterico fanno parte la costruzione di un nemico e la censura strisciante per cui, dimenticando che la libertà di parola e di opinione sono l’essenza di quella democrazia che si pretende di difendere, impunemente si censurano opinioni, si silenziano voci e si impediscono dibattiti – ma in certi Paesi dell’Unione già si annullano elezioni e si vietano candidature – col pretesto che sarebbero al servizio del nemico. Che censure del genere si verifichino in una città democratica come Torino è un motivo più che sufficiente per manifestare davanti al Palazzo di Città e per chiedere a una giunta formata dal partito che si chiama Democratico di prendere una posizione nei confronti di questo slittamento inquietante verso la morte della democrazia.” Alessandro Barbero Testo letto dal Prof. Angelo d’Orsi dopo l’annullamento dell’incontro proprio con il professor Barbero sulla questione russofobia. Redazione Italia
December 26, 2025
Pressenza
“Il clima politico-mediatico in Italia sta diventando irrespirabile”
Riceviamo e pubblichiamo chiedendo massima diffusione questo comunicato del Prof. Angelo d’Orsi sui fatti intercorsi durante la Conferenza all’Università Federico II di Napoli nella giornata di lunedì 22 dicembre 2025.  ***** Comunicato di ANGELO D’ORSI (23 dicembre 2025) Ieri 22 dicembre, all’ANPI di Napoli, Sezione Napoli Orientale “A. Ferrara”, si […] L'articolo “Il clima politico-mediatico in Italia sta diventando irrespirabile” su Contropiano.
December 24, 2025
Contropiano
Angelo D’Orsi: “a Napoli abbiamo subito un agguato organizzato”
Nel proprio comunicato, il professor D’Orsi riferisce i fatti avvenuti durante la conferenza sul tema “Russofilia Russofobia Verità”, rilascia una dichiarazione e spiega perché, senza garanzie per la sicurezza di relatori e partecipanti, è costretto ad annullare i prossimi incontri e declinare inviti per eventi sullo stesso argomento. Il 22 dicembre all’ANPI di Napoli, Sezione Napoli Orientale “A. Ferrara” si è svolta la mia prevista conferenza su “Russofilia Russofobia Verità” che era stata boicottata per due volte, in parte ricuperata a Roma all’Istituto di Cultura e Lingua Russa sabato 20, che aveva comunque un titolo diverso. Oltre a me, era invitato Alessandro Di Battista, che ha parlato per primo, con un intervento breve e appassionato. A me toccava disegnare il quadro storico dei due opposti concetti (filia e fobia, in relazione al mondo russo). Alla fine chi coordinava – il presidente della Sezione ANPI, Franco Specchio – ha dato la parola al pubblico. Si alza in piedi urlando a squarciagola un giovane, mentre si toglie la camicia ostentando una maglietta inneggiante all’Ucraina. Contemporaneamente il medesimo gesto compiono un manipolo di suoi sodali che occupavano due file di sedie (mentre molte decine di persone erano in piedi, o sdraiate sul pavimento), e si sparpagliano per l’aula cercando di infilare nei vestiti dei presenti una spilletta con coccarda ucraina. Ovviamente il pubblico (quello venuto per ascoltare ed eventualmente interloquire) non l’ha presa bene. Segue parapiglia, il giovane energumeno che aveva dato inizio alle ostilità si precipita verso la cattedra e vi sale sopra cercando di strapparmi il microfono dalle mani, fino a romperlo, mentre suoi amici si avventano verso di me e il presidente Specchio, cercando ripetutamente di infilare le loro spillette nelle nostre camicie, un gesto violento e arrogante che noi respingiamo. Il clima si surriscalda e un paio di amici cercano di farmi uscire, ma veniamo inseguiti da colui che appare manifestamente il capo della banda e che, correndomi dietro, cerca di provocarmi con domande alla Calenda o alla Picierno (cosa ci faceva in Russia?! Et similia…). Non aspetta risposte, manifestamente, perché se le dà da solo accusandomi di essere “complice” di non so quali nefandezze. L’inseguimento dura un paio di minuti, finché i simpatici ragazzi vengono fermati da un improvvisato servizio d’ordine, il che mi consente, guidato da un paio di amici, di guadagnare attraverso un percorso alternativo, un’uscita secondaria, perché gli ammiratori di Zelensky (mi si riferisce) mi aspettano all’ingresso principale della Federico II. Aggiungo che l’impianto microfonico, che era stato opportunamente testato qualche ora prima, stranamente non funzionava e dopo infruttuosi tentativi, si è dovuto provvedere a un nuovo microfono e a un altoparlante alternativo. Grazie a tutto lo scompiglio, il sottoscritto non è riuscito a raggiungere in tempo utile la stazione di piazza Garibaldi dove avrebbe dovuto salire su in treno per Roma. Ed è stato costretto a fare un altro biglietto per un diverso treno. È il caso di ricordare che negli scorsi giorni Carlo Calenda aveva lanciato una ridicola petizione contro la conferenza, di concerto con una aspirante assegnista dell’ateneo napoletano, con il medesimo obiettivo. E il giorno prima a Napoli l’onoervole Pina Picierno si è esibita mentre accendeva il candelabro ebraico, e alla piccola festicciola sembra fossero presenti alcuni degli stessi giovani energumeni che hanno interrotto con violenza il dibattito. E che a distanza di pochi minuti hanno inviato un comunicato ripreso dall’ANSA nel quale ribaltano i ruoli, spacciandosi per vittime. I firmatari sono i soliti, ben noti provocatori della politica nazionale: Azione, Europa, Radicali, e altra cianfrusaglia. Mentre uscivo inseguito e accusato di “rifiutare il confronto”, la mia risposta è stata semplicemente: “Non parlo con i fascisti”. Già, perché a Napoli abbiamo subito un agguato organizzato, che nulla ha a che fare con il “dialogo”, con il rispetto di un luogo “sacro” come l’Università, e con quello che si deve, o si dovrebbe, a chi ha passato la vita a studiare, insegnare, pubblicare, e che si cerca di intimidire con azioni squadriste. Conclusione: il clima politico-mediatico in Italia sta diventando irrespirabile.   E io mi sento costretto ad annunciare che ANNULLO TUTTE LE CONFERENZE PROGRAMMATE e NON NE ACCETTO ALTRE, se gli organizzatori non sono in grado di assicurare 1. spazi capienti a sufficienza con posti a sedere sulla base di una ragionevole previsione delle presenze; 2. adeguati impianti di amplificazione, verificati prima di ogni conferenza; 3. servizio d’ordine interno; 4. informativa alla Digos e alle forze dell’ordine, per evitare di esporre i relatori, nella fattispecie il sottoscritto, alla mercè di ucronazi locali e dei loro supporters. Prego perciò tutti coloro che mi abbiano rivolto inviti, o intendano farlo di inviare (alla mail ormai nota) una comunicazione precisa in relazione ai quattro punti sopraelencati. Altrimenti considero appunto annullati tutti gli impegni. GRAZIE, Angelo D’Orsi – 23 dicembre 2025 Redazione Italia
December 23, 2025
Pressenza
Censura, anche Milano si muove
La sera di martedì 9 dicembre si è tenuta presso Casa Rossa un’assemblea popolare particolarmente partecipata, convocata dal Coordinamento per la Pace di Milano. Erano presenti circa quaranta persone provenienti da realtà diverse: alcune in rappresentanza dei propri movimenti, partiti politici, sindacati, comitati e molte persone individualmente interessate al tema dell’appello: il sistema guerra, la propaganda e la censura. L’invito all’assemblea è scaturito dal secondo grave episodio di censura che si è consumato a Torino nell’arco di un mese ai danni del Prof. Angelo D’Orsi (già ospite in diverse occasioni a Milano) e del Prof. Alessandro Barbero. Numerose e prestigiose le adesioni che sostenevano l’evento: Elena Basile, Moni Ovadia, Alessando Di Battista e Marco Travaglio, solo per citarne alcune. L’evento che si sarebbe dovuto svolgere il 9 dicembre presso il Teatro Grande Valdocco dei salesiani, “Democrazia in tempo di guerra. Disciplinare la cultura e la scienza, censurare l’informazione” è stato pretestuosamente annullato. Chi segue l’informazione indipendente sa che ad oggi si sono verificati molteplici episodi di censura e di intimidazione, colpendo il pensiero che non si allinea a quelle “fonti istituzionali” (come voleva la mostra su Complottismo e fake news alla facoltà di filosofia della Statale di Milano nel febbraio 2024) dove si vorrebbe che tutti ci abbeverassimo. Ricordo solo alcuni casi: il Teatro Oscar di Giacomo Poretti che ha censurato a Milano un convegno dell’Associazione Verità Nascoste a una settimana dalla sua realizzazione per la presenza di un relatore russo; un’interrogazione alla Commissione Europea con richiesta di chiusura del canale televisivo BYOBLU, da parte della sua vicepresidente Pina Picerno, per aver avuto l’ardire di realizzare un’intervista on-line con il giornalista russo Vladimir Soloviev;  il giornalista Gabriele Nunziati licenziato dall’Agenzia Nova dopo aver posto una domanda giudicata “fuori luogo” alla portavoce della Commissione Europea, Paula Pinho, sulla possibilità che Israele finanzi la ricostruzione di Gaza, paragonandola al caso dell’Ucraina e della Russia; la censura di YouTube che ha eliminato 3 canali e oltre 700 video di organizzazioni palestinesi per i diritti umani che testimoniavano i massacri ad opera di Israele in Palestina; la chiusura dei conti correnti bancari di Frédéric Baldan per aver denunciato Ursula von der Leyen nel suo libro “Ursula Gates – La von der Leyen e il potere delle lobby a Bruxelles”; artisti e musicisti a cui è stato vietato di esprimersi e così via… una tristezza infinita. La folta partecipazione all’assemblea milanese testimonia dell’urgenza, della preoccupazione e del bisogno di fare qualcosa, di unirsi per denunciare la deriva antidemocratica e anticostituzionale in cui siamo già precipitati e di farlo in una città come Milano, che rispetto al tema pare piuttosto dormiente. Dopo una breve introduzione, hanno preso la parola i partecipanti per allargare la discussione attraverso uno scambio di opinioni, opportunità e modalità pratiche organizzative, quali luoghi dove ripetere l’evento torinese a Milano. Si è vista la necessità di fare rete con altre città, di tenere vivo l’interesse mediante iniziative rivolte direttamente alla gente nelle piazze, oltre al grande evento che si vuole replicare. Sono stati creati tre gruppi di lavoro: verifica spazi, comunicazione, relazione con relatori e gruppi. L’obbiettivo è dare una spinta per la creazione di un gruppo che si occupi di censura particolarmente declinato sui temi: No censura! No russofobia! No riarmo e guerra! Il fatto di Torino è grave in sé, ma è solo l’ultimo in ordine di tempo. Ciò che è cambiato è il calibro dei personaggi coinvolti e in particolare quello del prof. Barbero che, con oltre un milione di followers, di cui tantissimi giovani, ha suscitato articoli su giornali, dichiarazioni di sostegno e un sit-in di protesta davanti al Comune di Torino il 9 dicembre. Una delle tattiche che usa il potere per agire indisturbato verso i suoi obbiettivi è quella di censurare, ma in questa occasione sarebbe stata forse più opportuna quella dell’ignorare (tattica che ben conosciamo e che abbiamo subito) perché è rischioso attaccare frontalmente personaggi di questo calibro. Ma tant’è, i volonterosi carnefici del potere sono per nostra fortuna anche stupidi e arroganti. Questo scivolone, frutto probabilmente di un eccesso di zelo, o forse di tanta paura, è un’occasione unica per costruire finalmente un fronte comune, sia per essere solidali, ma anche e soprattutto per stigmatizzare, denunciare e resistere a  quello che è il fattore fondamentale che muove indisturbato le guerre, scatena odio e separazione, induce paure e plagia coscienze: la censura, la manipolazione dell’informazione e la propaganda! Non basteranno una manifestazione o un evento, ma la stigmatizzazione della censura dovrà essere un leitmotiv di tutte le nostre iniziative e azioni. Loretta Cremasco
December 10, 2025
Pressenza
D’Orsi censurato dal Teatro Grande Valdocco? E allora tutti in Piazza Palazzo
Ieri sera si è tenuta, nonostante la censura che si è abbattuta sul prof. D’Orsi, un presidio-conferenza davanti al comune di Torino. L’iniziativa dal titolo “Democrazia in tempo di guerra” si sarebbe dovuta tenere al Teatro Grande Valdocco e avrebbe dovuto vedere D’Orsi dialogare con il prof. Barbero insieme a […] L'articolo D’Orsi censurato dal Teatro Grande Valdocco? E allora tutti in Piazza Palazzo su Contropiano.
December 10, 2025
Contropiano