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Assalto alla flotilla, Roma in piazza contro il genocidio e il silenzio dell’Occidente
“Blocchiamo tutto” era lo slogan dello striscione che ha aperto il corteo di Roma, partito dal Colosseo per poi attraversare le vie del centro della capitale. Circa diecimila persone hanno dato vita a una manifestazione compatta e fortemente determinata, mentre iniziative analoghe si sono svolte in contemporanea in molte città italiane. Non si tratta soltanto di solidarietà, ma di un atto d’accusa collettivo e di una nuova e visibile riattivazione della mobilitazione sulla Palestina, che torna a occupare lo spazio pubblico con una forza che non può essere ignorata o ridimensionata. A far esplodere la giornata è stato l’assalto notturno alla Global Sumud Flotilla, la spedizione umanitaria diretta a Gaza fermata in acque internazionali dalle forze israeliane. Un episodio che segna un ulteriore salto di gravità: un vero e proprio atto di pirateria di Stato, una violazione gravissima del diritto internazionale, mentre i governi occidentali continuano a limitarsi a reazioni deboli, quando non apertamente complici. Il punto non è più soltanto la condanna formale, ma l’assenza totale di conseguenze politiche e diplomatiche reali nei confronti di Israele. Ma ciò che emerge oggi non si esaurisce nella singola vicenda. Il nodo è lo scarto ormai strutturale tra ciò che accade e come viene raccontato e gestito sul piano politico. Da un lato c’è una mobilitazione reale, larga, che attraversa generazioni e territori; dall’altro una rappresentazione che tende a ridurre, normalizzare e riportare tutto entro un perimetro compatibile con l’inazione. È qui che prende forma quello che molti definiscono un “muro di gomma”: uno spazio in cui le responsabilità politiche si disperdono in dichiarazioni formali, senza alcuna ricaduta concreta nei confronti di chi continua, imperterrito, a violare  il diritto internazionale e la dignità umana. Per fortuna, la piazza di Roma non si lascia neutralizzare. Il corteo che si è mosso dal Colosseo fino a Piazza Santi Apostoli e poi, tramite Via Cavour, fino a Piazza dei Cinquecento, non è solo una risposta emotiva alla notizia della notte, ma una presa di parola politica chiara e diretta contro il blocco di Gaza, contro l’assenza di sanzioni, contro una linea di politica estera percepita come subordinata agli equilibri internazionali e incapace di esercitare una pressione reale sul governo israeliano. Colpisce, in particolare, un elemento organizzativo e politico: il corteo è stato convocato nella stessa mattinata, in tempi strettissimi e nonostante questo ha visto una partecipazione molto ampia, caratterizzata da una forte presenza giovanile. Un dato che non era scontato. La rapidità della risposta segnala un livello di reattività politica che si colloca fuori dai canali tradizionali della mediazione e indica una disponibilità immediata alla mobilitazione, soprattutto da parte di studenti, giovani lavoratori e segmenti sociali che negli ultimi anni hanno progressivamente rioccupato lo spazio pubblico. Nel frattempo, la situazione a Gaza continua a peggiorare. La crisi umanitaria – sanitaria e alimentare – resta gravissima, con una popolazione sottoposta a condizioni di emergenza estrema e una sequenza di morti e feriti che non smette di insanguinare quelle terre martoriate. È questo il contesto che dà senso alla mobilitazione di oggi e che impedisce di ridurla a un episodio isolato o contingente. L’assalto alla Flotilla ha funzionato da detonatore, ma si inserisce in una sequenza più lunga di eventi, decisioni e omissioni che hanno progressivamente alimentato un clima di crescente frustrazione politica e morale. La risposta che arriva da Roma – e che si replica in molte altre città italiane – segnala una frattura sempre più evidente tra una parte attiva della società e le scelte dei governi, incapaci di tradurre le dichiarazioni in atti concreti. Il “muro di gomma” mediatico e politico viene oggi messo sotto pressione da una realtà che non si lascia più contenere nei formati della rappresentazione ordinaria. Pertanto, la mobilitazione di piazza non si limita solo a chiedere attenzione, ma pretende giustamente una discontinuità netta, una rottura politica che abbia effetti reali sui rapporti internazionali e sulle responsabilità in campo. Dalle pietre del Colosseo lungo le vie del centro di Roma, il messaggio che emerge è netto e difficilmente comprimibile. È evidente che c’è una parte del Paese che rifiuta la normalizzazione di ciò che sta accadendo e che pretende una posizione chiara, non più rinviabile. Non più silenzio, non più ambiguità, ma una presa di responsabilità che oggi appare sempre più urgente e non più eludibile. Giovanni Barbera
May 1, 2026
Pressenza
Pirati Usa assaltano una petroliera venezuelana
Gli Stati Uniti si danno alla pirateria internazionale. Dopo aver inaugurato una stagione di omicidi extragiudiziali un po’ a casaccio, bombardando imbarcazioni civili accusate di trasportare droga, ora attacca direttamente il traffico commerciale legale. Una petroliera è stata abbordata al largo delle coste del Venezuela da militari e agenti di […] L'articolo Pirati Usa assaltano una petroliera venezuelana su Contropiano.
December 11, 2025
Contropiano
Esplode la tensione sociale in Tunisia. Assalto alla sede del sindacato
Continua a crescere la tensione sociale e politica in Tunisia. In particolare quella tra il presidente Kais Saied e l’Unione Generale Tunisina del Lavoro (Ugtt), il potente sindacato tunisino in difficoltà da tempo. La contrapposizione ha raggiunto un punto critico dopo un concentramento di persone davanti alla sede dell’Ugtt a Tunisi, in […] L'articolo Esplode la tensione sociale in Tunisia. Assalto alla sede del sindacato su Contropiano.
August 14, 2025
Contropiano
L’ESERCITO ISRAELIANO ASSALTA HANDALA IN ACQUE INTERNAZIONALI: EQUIPAGGIO RAPITO, NAVE SEQUESTRATA. ATTIVISTE E ATTIVISTI IN SCIOPERO DELLA FAME
Poco prima della mezzanotte (orario palestinese) di sabato 26 luglio 2025, l’Idf ha assaltato la nave Handala di Freedom Flotilla Coalition. I militari israeliani hanno sequestrato l’imbarcazione e rapito i membri dell’equipaggio, che nel frattempo sono entrati in sciopero della fame “contro l’assedio israeliano alla Striscia di Gaza”. Tra gli attivisti e le attiviste rapiti illegalmente da Israele in acque internazionali ci sono anche due cittadini italiani: Antonio Mazzeo e Antonio La Piccirella. Al momento dell’arrembaggio militare israeliano, la Handala si trovava a sole 40 miglia nautiche dalla costa di Gaza. L’8 giugno scorso, la nave Madleen di Freedom Flotilla era stata assaltata dall’Idf a oltre 100 miglia nautiche dalle coste palestinesi. Questa volta, l’imbarcazione diretta verso la Striscia con il suo carico di aiuti umanitari per la popolazione civile è stata sorvolata a lungo da droni militari israeliani; poi, è stata circondata da imbarcazioni della marina israeliana che prima l’hanno dirottata verso le coste egiziane e, infine, l’hanno abbordata con i mezzi dai quali i soldati di Tel Aviv sono saliti a bordo. I militari israeliani hanno interrotto le comunicazioni della Handala con il resto del mondo. Un video delle telecamere di bordo, che diffondevano in diretta quanto avveniva sull’imbarcazione, mostra un soldato mentre la distrugge. Com’era accaduto nel caso della Madleen poco più di un mese prima, anche l’equipaggio della nave Handala è stato sequestrato, preso in ostaggio dalle autorità israeliane. Stessa sorte per quanto riguarda la barca. Attiviste e attivisti, che prima di essere intercettati avevano diffuso dei video messaggi personali, sono entrati in sciopero della fame per richiamare ancora una volta l’attenzione non su se stessi, ma sul genocidio in corso a Gaza, sui crimini di guerra, sulla fame indotta e imposta, sull’assedio con blocco degli aiuti umanitari, sulla condizione disumana cui Israele costringe due milioni di persone nella Striscia nella totale impunità. L’obiettivo della missione della Handala era quello di raggiungere Gaza, rompere l’assedio israeliano e portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese. L’aggiornamento sulle frequenze di Radio Onda d’Urto con Simone Zambrin, di Freedom Flotilla Italia. Ascolta o scarica.
July 27, 2025
Radio Onda d`Urto
Freedom Flotilla e protesta contro Israele in Svizzera
I volontari della Freedom Flotilla Coalition sono stati condotti stamattina all’aeroporto di Tel Aviv per l’espulsione. Gli attivisti a bordo della nave umanitaria Madleen sono stati rapiti dall’esercito israeliano in un atto di pirateria navale terroristica, compiuto in acque internazionali e condotti al porto di Ashdod. Hanno  passato la notte in carcere, a Ramla, insieme a un giornalista di Al-Jazeera. La FFC scrive: “La nave è stata abbordata illegalmente, il suo equipaggio civile disarmato è stato rapito e il suo carico salvavita, tra cui latte in polvere, cibo e forniture mediche, è stato confiscato”. “Mi chiamo Greta Thunberg e arrivo dalla Svezia – dice l’attivista in un video. Se vedete questo filmato, vuol dire che siamo stati intercettati e sequestrati in acque internazionali dalle forze d’occupazione di Israele o da forze che supportano Israele. Chiedo ai miei amici, alla mia famiglia e ai miei compagni di fare pressione sul governo svedese affinché io e gli altri veniamo rilasciati il prima possibile”. In tutto il mondo si sono svolte manifestazioni e presidi di protesta contro l’arroganza criminale di Israele. “Israele non ha l’autorità legale per trattenere i volontari internazionali a bordo della Madleen”, ha dichiarato Huwaida Arraf, avvocato per i diritti umani e organizzatrice della Freedom Flotilla. “Questo sequestro viola palesemente il diritto internazionale e gli ordini vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia, che impongono il libero accesso umanitario a Gaza. Questi volontari non sono soggetti alla giurisdizione israeliana e non possono essere criminalizzati per aver consegnato aiuti o contestato un blocco illegale: la loro detenzione è arbitraria e illegittima e deve cessare immediatamente”.  Protesta contro Israele in Svizzera La ferrovia Losanna-Ginevra è stata interrotta da un presidio di manifestanti solidali con la causa palestinese e contro il genocidio a Gaza. Oltre 2.000 persone con bandiere palestinesi e kefiah hanno invaso i binari nelle due stazioni per circa dieci minuti. Un’azione simbolica e pacifica, ma che ha causato ritardi nel traffico ferroviario svizzero. Malgrado il disagio subito, la maggioranza dei passeggeri ha espresso solidarietà con i manifestanti.   ANBAMED
June 10, 2025
Pressenza
Mobilitazioni in tutta Italia per la Freedom Flotilla
Greta Thunberg e gli altri attivisti rapiti da Israele dopo l’assalto notturno alla nave Madleen della Freedom Flotilla verranno probabilmente processati ed espulsi domani. La solidarietà nei loro confronti e la protesta per l’ennesimo atto illegale di Israele si sono espresse oggi in presidi a Udine, Torino, Milano, Genova, Brescia, Bergamo, Padova, Verona, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Pisa, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Catania e Palermo. Forte protesta anche da parte di Amnesty International: “La nave Madleen cercava di portare aiuti umanitari nel tentativo di violare l’illegale blocco israeliano della Striscia di Gaza occupata. Trasportava civili disarmati in missione umanitaria. L’intercettazione della nave da parte di Israele viola il diritto internazionale. In quanto potenza occupante, Israele ha l’obbligo legale di garantire ai civili di Gaza cibo e medicine a sufficienza e avrebbe dovuto permettere alla Madleen di consegnare gli aiuti umanitari a Gaza” ha dichiarato l’organizzazione per i diritti umani in un comunicato.   Redazione Italia
June 9, 2025
Pressenza