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Arrivano anche Egitto e Inghilterra: la guerra in Yemen diventa sempre più grande
La guerra civile in Yemen si sta trasformando sempre più in un conflitto regionale. Da settimane, agli scontri tra Ansar Allah, il movimento meglio noto come Houthi, e il governo internazionalmente riconosciuto, guidato dal Consiglio presidenziale di comando (PLC), si è aggiunto il coinvolgimento diretto dell’Arabia Saudita, bersaglio degli attacchi Houthi e principale alleato del PLC. Dopo il recente ingresso di Turchia e Pakistan a sostegno di Riyad, il prossimo attore a intervenire potrebbe essere l’Egitto. Il presidente Abdel Fattah al-Sisi ha dichiarato che il Paese è pronto ad aiutare l’Arabia Saudita e a «prendere ogni misura per proteggere» i propri «fratelli nel Golfo». Il conflitto coinvolge ormai direttamente anche l’Europa, tanto che il Regno Unito ha annunciato l’invio di caccia in Arabia Saudita, dove da oltre sei mesi sono già presenti velivoli e contingenti italiani. «Non dimenticherò mai e poi mai i nostri fratelli nel Golfo». Con queste parole, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha annunciato che l’Egitto è pronto ad aiutare l’Arabia Saudita nel conflitto in corso in Yemen e a «prendere ogni misura per proteggere» Riyad. L’eventuale dispiegamento di mezzi e soldati sarà sottoposto al voto del Parlamento la prossima settimana, in un contesto di escalation della guerra civile yemenita, che coinvolge un numero crescente di attori regionali. Sul campo, oltre al PLC e all’Arabia Saudita da una parte, e ad Ansar Allah dall’altra, sono intervenuti, seppur con un coinvolgimento ancora limitato, anche Turchia e Pakistan. All’inizio di ottobre, i due Paesi, firmatari del Patto della Mecca, la cosiddetta «NATO islamica», hanno inviato a Riyad equipaggiamenti e supporto tecnico e a carattere difensivo: il contributo turco comprende sistemi di difesa aerea e strumenti a sostegno della pianificazione strategica e della logistica militare, oltre al coinvolgimento di personale nei settori dell’intelligence, della sorveglianza e della ricognizione; il Pakistan, invece, ha fornito equipaggiamenti militari che, secondo le informazioni disponibili, vengono impiegati nelle operazioni contro Ansar Allah. Il motivo per cui Pakistan e Turchia si stanno concentrando prevalentemente sul sostegno tecnico e logistico a Riyad è che il Patto della Mecca non è ancora stato ratificato. Ieri, tuttavia, la Turchia ha presentato al Parlamento il documento per la ratifica dell’accordo di difesa reciproca, accelerando il processo che potrebbe aprire la strada a un coinvolgimento diretto nel conflitto. Se la guerra dovesse estendersi anche all’Egitto, quello che ha avuto origine come un fronte collaterale della guerra israelo-statunitense contro l’Iran rischierebbe di trasformarsi in un conflitto regionale su vasta scala, coinvolgendo tutte le principali potenze militari dell’area. Secondo il Global Firepower Index (GFP), l’Egitto occupa il 19° posto nella classifica mondiale delle potenze militari, risultando primo in Nordafrica e quinto nell’area del Medio Oriente e Nordafrica intesa in senso esteso, comprendente anche Turchia, Pakistan e Afghanistan. Lo precedono, tra i Paesi di questa area, proprio la Turchia (nona potenza militare mondiale), il Pakistan (14esima), Israele (15esima) e l’Iran (16esima). L’escalation ha ormai spinto anche il Regno Unito a intervenire: ieri, Londra ha annunciato il dispiegamento di caccia Typhoon in Arabia Saudita per contribuire alla difesa del Paese dagli attacchi di Ansar Allah, sempre più sotto pressione per le offensive del gruppo. Il governo britannico ha precisato che i velivoli non attaccheranno gli Houthi, ma saranno impiegati esclusivamente in missioni difensive e di supporto logistico. È lo stesso principio alla base delle missioni militari italiane attive nella regione dallo scorso marzo: concepite inizialmente come dispositivi di difesa circoscritti, lontane dal fronte principale della guerra israelo-statunitense contro l’Iran, le missioni italiane sono finite coinvolte in uno dei teatri più caldi della regione e sono tuttora dispiegate nell’area a sostegno dell’alleato saudita. Parallelamente, l’UE sta studiando modi per intervenire, valutando l’ampliamento della missione Aspides lanciata proprio contro Ansar Allah nel 2024. Il motivo del coinvolgimento sempre più diretto anche da parte europea risiede nella rilevanza strategica del Mar Rosso, snodo fondamentale per il traffico marittimo globale; un blocco simultaneo del Mar Rosso e dello Stretto di Hormuz, inoltre, ridurrebbe ulteriormente il traffico di idrocarburi ed estenderebbe le difficoltà nell’approvvigionamento energetico anche al commercio internazionale di beni. Gli scontri in Yemen sono riesplosi all’inizio di settembre, ma in un saliscendi di intensità proseguono dalla seconda metà di luglio, quando in risposta agli attacchi delle forze filosaudite contro Sana’a Ansar Allah ha annunciato l’avvio di un blocco marittimo contro l’Arabia Saudita. Dopo una rapida avanzata che ha portato gli Houthi a conquistare l’intera costa yemenita affacciata sul Mar Rosso, il PLC ha annunciato una controffensiva volta a riconquistare i territori perduti, riuscendo a riprendere il controllo di parte della costa e ad allargare il fronte del conflitto all’entroterra, in particolare all’area di Ta’izz, la terza città del Paese. Negli ultimi giorni, gli attacchi reciproci si sono intensificati: Ansar Allah è riuscita a conquistare alcune delle principali vie di collegamento tra Ta’izz e Aden, capitale provvisoria del governo filosaudita, e ha intensificato gli attacchi contro le installazioni militari del PLC e le infrastrutture petrolifere dell’Arabia Saudita, compresa la capitale Riyadh; PLC e sauditi, invece, si sono concentrati sulla capitale yemenita Sana’a e sui centri conquistati da Ansar Allah lo scorso settembre. The post Arrivano anche Egitto e Inghilterra: la guerra in Yemen diventa sempre più grande appeared first on L'Indipendente.
October 21, 2026
L'INDIPENDENTE
La fame le guerre e le elezioni
Il Programma Alimentare Mondiale (PAM), uno dei principali fornitori di aiuti alimentari nella Striscia di Gaza, ha dichiarato di essere costretto a “ridurre significativamente l’assistenza salvavita” nei territori palestinesi a causa di una carenza di fondi *. A seguito di questi tagli, il numero di persone che ricevono aiuti dall’agenzia delle Nazioni Unite diminuirà di circa un terzo, passando da 1,6 milioni a 1,1 milioni. Tra le conseguenze immediate vi è la riduzione del numero di pasti caldi forniti dalle mense comunitarie, da 250.000 a 150.000 al giorno. Fonti degli ospedali di Gaza hanno denunciato che nella giornata di lunedì quattro palestinesi, tra cui due bambini, sono stati uccisi in raid aerei israeliani su Gaza Città e Khan Younis e l’ospedale Al-Shifa ha riferito che una persona è stata uccisa e altre ferite in un attacco di droni israeliani nella zona di Al-Jalaa, a nord di Gaza Città e altre che un palestinese è stato ucciso in un attacco di droni israeliani, che lo avevano preso di mira nel quartiere di Sheikh Radwan, dove Abdullah Al-Zaytawi, un prigioniero rilasciato e deportato a Gaza, è stato ucciso in un raid aereo israeliano. Una persona è stata uccisa in un attacco di droni israeliani nella zona di Qizan Rashwan, a sud di Khan Younis. Nella zona di Al-Sudaniyya, a ovest della costa di Gaza, sono stati segnalati colpi d’arma da fuoco provenienti da cannoniere marine israeliane e una persona è rimasta ferita da colpi d’arma da fuoco israeliani nel campo profughi di Jabalia. Cisgiordania Lunedì scorso sono stati registrati 46 attacchi contro città e villaggi dei nativi. Le incursioni più gravi dei militari sono avvenute a Nablus e Aqaba, a nord di Toubas. A nord di Ramallah i coloni ebrei israeliani hanno rubato i raccolti di olive dai terreni nelle zone agricole orientali vicino alla città di Sinjil e incendiato veicoli e alberi nel villaggio di Turmus Ayya. Le forze dell’esercito di occupazione hanno demolito strutture agricole, sradicato centinaia di alberi da frutto e spianato aree di terreno agricolo con i bulldozer nel villaggio di Shuyukh al-Arroub, a nord di El-Khalil. Inoltre hanno arrestato Musab Rabai e due attivisti stranieri nel villaggio di Tuwana a Masafer Yatta, dopo che un colono e il suo bestiame si erano introdotti illegalmente nella proprietà dell’attivista palestinese. Qusra Sono passati due mesi e 9 giorni dall’inizio dell’assedio, da parte dei coloni e dell’esercito israeliano, che costringe gli 11 componenti di tre famiglie palestinesi di Qusra non uscire da casa, né rientrarvi. L’esercito di occupazione israeliano ha compiuto un’irruzione in un’abitazione a Qusra, a sud di Nablus. La casa è stata occupata dai soldati e trasformata in una base militare. La famiglia palestinese è stata cacciata ed ha passato la notte in una tenda lì vicino. In un altro attacco, a Beita, a sud di Nablus, i coloni hanno fatto irruzione in casa di una famiglia palestinese, hanno interrotto l’erogazione di energia elettrica. Siria Oltre che per la creazione di una base sul “monte degli arabi”, attrezzata per lo spionaggio su vaste aree della Siria meridionale, il governo israeliano sta lavorando per destabilizzare la Siria con l’innesco di una rivolta indipendentista drusa. Alcuni esponenti drusi di Suwayda hanno recentemente annunciato pubblicamente la possibilità di un’imminente operazione per riconquistare gli altri villaggi drusi. Un elicottero israeliano è recentemente atterrato a Suwayda e ha consegnato ingenti quantità di armi e munizioni alle milizie druse affiliate a Tel Aviv, che nel frattempo ha intensificato l’attività di intelligence aerea su Suwayda e aree circostanti è aumentata e i coli degli aerei da ricognizione su Damasco e nel sud della Siria. Tutto ciò fa supporre che un attacco di milizie druse ed esercito israeliano insieme contro le forze di sicurezza siriane potrebbe essere imminente. Yemen Cinquantatré reclute sono state uccise e oltre 200 ferite in un attacco missilistico degli Houthi contro il centro di addestramento della provincia di Shabwa. È il massacro più atroce in questa guerra civile yemenita, che si combatte in tutte le province del paese, ma con particolare accanimento nella regione a sud ovest, che si affaccia sul mar Rosso, per il controllo di Bab el-Mandab, e in cui, con il pretesto di difendere l’integrità e la sicurezza dell’Arabia Saudita, potrebbe intervenire l’Egitto di al-Sisi. I dati sul traffico aereo infatti hanno rivelato la presenza di due aerei da trasporto militare dell’aeronautica egiziana nello spazio aereo saudita. Il ministro degli esteri russo, Lavrov, che nei giorni scorsi era stato a Teheran, lunedì si è incontrato con l’omologo saudita e ha avanzato un piano russo per avvicinare le posizioni di Teheran e Riad ed evitare una guerra tra i due paesi. Iran Lunedì mattina i guardiani della rivoluzione hanno annunciato di aver abbattuto un sofisticato drone statunitense sopra lo stretto di Hormuz. Nel frattempo il capo della Casa Bianca proclamava: “Abbiamo distrutto i radar e i sistemi di difesa aerea iraniani e l’Iran ha perso i suoi leader. Non so con chi negoziare in Iran dopo l’uccisione dei leader di primo e secondo livello e la perdita di metà dei leader di terzo livello. I leader iraniani rimasti hanno chiesto la cessazione degli attacchi e hanno posto come garanzia che non avrebbero subito la stessa sorte dei leader uccisi. Possiamo interrompere le operazioni militari ora, con la garanzia che l’Iran non si doterà di armi nucleari. La guerra finirà molto presto e poi i prezzi del petrolio subiranno il crollo più drastico. I prezzi del petrolio continueranno a scendere a causa dell’eccesso di offerta sui mercati”. E a quanto riferito dalla stampa statunitense, lunedì, cioè il giorno dopo che Trump ha dichiarato il proprio sostegno per lui alle prossime elezioni della Knesset, previste per la prossima settimana, in una base aerea militare israeliana Netanyahu ha incontrato il Segretario alla guerra degli USA, Pete Hegseth. Il delirante discorso di Trump e la visita ‘a sorpresa’ di Hegseth a Netanyahu sono un segnale allarmante: la minacciosa avvisaglia di un devastante attacco missilistico alle basi nucleari iraniane e dell’uso della bomba MOAB, detta ‘la madre di tutte le bombe’. * WPF / World Food Programme – Funding cuts force WFP to drastically reduce lifesaving assistance in Gaza ANBAMED
October 21, 2026
Pressenza
Yemen: a Taiz l’escalation bellica aggrava l’emergenza
ACCESSO ALL’ACQUA A RISCHIO PER 1,6 MILIONI DI BAMBINI, DI CUI 52.000 COLPITI DA MALNUTRIZIONE ACUTA. I CASI SOSPETTI DI COLERA SONO GIÀ TRIPLICATI IN SOLE TRE SETTIMANE. Oggi – 20 ottobre 2026 – il rappresentante dell’UNICEF in Yemen, Akhil Iyer, ha dichiarato: > A Taiz l’escalation dei combattimenti e la mancanza di carburante stanno > minacciando i sistemi idrici dell’UNICEF che servono circa 3 milioni di > persone, di cui almeno 1,6 milioni bambini. > Lo Yemen è già una delle aree con maggiore scarsità d’acqua e Taiz sta > affrontando nuovamente pressioni sui servizi essenziali per migliaia di > famiglie sfollate. > Dall’ultima escalation a settembre, si stima che 120.000 persone – più della > metà di tutte le persone sfollate di recente in Yemen – sono state sfollate a > Taiz. > Molti sono fuggiti più volte, arrivando in comunità sovraffollate dove il cibo > scarseggia, l’acqua potabile è limitata e non hanno quasi più nulla per > sopravvivere. > I combattimenti hanno interrotto le principali vie di rifornimento, compreso > il corridoio Taiz–Aden. > Il cibo e il carburante scarseggiano sempre di più, i prezzi stanno aumentando > e i servizi essenziali rischiano di essere sospesi. >  Il Programma Alimentare Mondiale ha avvertito che le scorte di farina di > grano nelle zone colpite di Taiz sono quasi esaurite – uno sviluppo allarmante > in una provincia che già registra alcuni dei livelli più elevati di > insicurezza alimentare dello Yemen, con dieci dei suoi 16 distretti > precedentemente classificati a livelli di emergenza (Fase 4 dell’IPC). > Per le famiglie che faticano a sfamare i propri figli, questo è un altro colpo > devastante – in particolare per quelle che già soffrono di malnutrizione. > Quest’anno l’UNICEF ha sottoposto a screening oltre 168.000 bambini a Taiz, > riscontrando che più di 52.000 di loro erano colpiti da malnutrizione acuta, > quasi un bambino su tre tra quelli esaminati. > Ora, la carenza di gasolio minaccia di bloccare le pompe idriche, mentre il > costo dell’acqua trasportata su camion è triplicato dall’ultima escalation. > Per le famiglie che già faticano a procurarsi il cibo, l’acqua potabile sta > diventando sempre più inaccessibile. > L’UNICEF sta contribuendo a mantenere operativi i sistemi di pompaggio > dell’acqua che servono circa tre milioni di persone a Taiz, fornendo gasolio, > e sta al contempo garantendo servizi idrici e igienico-sanitari di emergenza a > oltre 300.000 persone. > Tuttavia, le conseguenze della carenza idrica vanno ben oltre la sete. L’acqua > non potabile e le condizioni igienico-sanitarie precarie aumentano il rischio > di malattie diarroiche e colera. > Queste malattie possono aggravare la malnutrizione impedendo ai bambini di > assorbire le sostanze nutritive di cui hanno disperatamente bisogno, > rendendoli più deboli e più vulnerabili a ulteriori infezioni. > In tutto lo Yemen, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità i casi > sospetti di colera sono già triplicati in sole tre settimane. > Per i bambini di Taiz, la fame, l’acqua non potabile e le malattie stanno > diventando una combinazione sempre più pericolosa. > L’UNICEF ha preposizionato quasi 8.000 cartoni di alimenti terapeutici pronti > all’uso per sostenere il trattamento dei bambini di Taiz affetti da > malnutrizione acuta grave. > Continuiamo a sostenere le strutture sanitarie, i trattamenti nutrizionali e i > servizi idrici essenziali. > Un bambino che soffre di malnutrizione non può permettersi di rinunciare alle > cure, non può permettersi di ammalarsi a causa dell’acqua non potabile. > Chiediamo a tutte le parti di proteggere i bambini e i civili, di > salvaguardare le reti idriche e le strutture sanitarie e di rispettare gli > obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario. > I bambini di Taiz hanno già sopportato anni di conflitto e privazioni. Non > possono permettersi di perdere i servizi che li tengono in vita. UNICEF
October 20, 2026
Pressenza
Rinviate le elezioni in Palestina
Elezioni palestinesi Il presidente palestinese Abbas ha rinviato le elezioni politiche e presidenziali, convocate per il 28 novembre. La data indicata sarebbe l’11 settembre 2027. Nel decreto non è indicata la motivazione del rinvio, ma si dice semplicemente “per decisione dell’esecutivo dell’OLP”. I motivi reali invece sono la coincidenza di un boicottaggio annunciato di diverse organizzazioni politiche, per denunciare le regole restrittive introdotte nella legge elettorale, e dall’altra parte il divieto israeliano di far votare i cittadini palestinesi di Gerusalemme est occupata. Il FDLP ha espresso la sua opposizione a questo passo, “che blocca il rinnovo della rappresentanza popolare palestinese sottomettendola alle decisioni della forza occupante”. All’inizio di questo mese, 4 organizzazioni palestinesi, Fatah, Hamas, Jihad islamica e FPLP, hanno deciso il rinvio delle elezioni, “per rafforzare la concordia nazionale con un dialogo complessivo”. Yemen/Arabia Saudita Di nuovo bombe e missili sauditi su Sanaa, capitale dello Yemen sotto il controllo delle milizie Houthi. La risposta delle milizie non è tardata colpendo l’aeroporto di Riad con due missili balistici. Schegge dei missili hanno colpito l’aeroporto, causando 12 morti e 309 feriti e bloccando il traffico aereo. È il più grave attacco subito dal regno saudita e non passerà senza una risposta. Una spirale di violenza che non ha sbocchi. Il conflitto di terra in Yemen è una carneficina nascosta dietro le dichiarazioni militari di vittorie auspicate dalle due parti. I governativi hanno affermato di aver preso il controllo della costa sul mar Rosso, ma poi leggendo tra le righe dei comunicati si è scoperto che sono molto lontani. Le loro retroguardie invece sono bloccate a Taez e Maarib assediate dalle milizie Houthi, che bombardano le due città, con vittime tra i civili e soprattutto la fuga dalla guerra di centinaia di migliaia di persone. Libano Mentre continua il genocidio a Gaza e in Cisgiordania, ieri, sabato, l’esercito israeliano ha lanciato un raid aereo e bombardato con l’artiglieria diverse aree del Libano meridionale, in concomitanza con voli a bassa quota di droni sull’est e sul sud del Paese. Ciò è avvenuto il giorno dopo che sei persone sono rimaste ferite in un attacco israeliano nel governatorato di Hermel. Un nostro contatto a Beirut ha riferito di un raid aereo israeliano alla periferia di Kfar Tebnit, nel distretto di Nabatieh, nel Libano meridionale. Un drone israeliano ha lanciato due missili contro il quartiere di Al-Hariq, tra le città di Nabatieh al-Fawqa e Kfar Tebnit. I cieli del Libano sono sotto il controllo totale di Israele. Droni israeliani hanno sorvolato ieri Baalbek, nel centro orientale del paese. Premio letterario teatrale per Gaza «Non ho mai scritto per un premio. Scrivo perché credo che la morte non abbia voce, ma le nostre voci non muoiono mai». Con queste parole, il drammaturgo di Gaza Ali Abu Yassin ha ricevuto la notizia di aver vinto il premio “Scrittore Coraggio” per il 2026. Ha dedicato il premio al popolo di Gaza e a «ogni scrittore che difende la libertà e la verità», secondo una dichiarazione di PEN England. La scrittrice britannica Jacqueline Rose ha annunciato il nome di Abu Yassin giovedì sera, 8 ottobre, durante un discorso alla British Library di Londra. Rose è la vincitrice del Premio PEN Pinter di quest’anno, istituito nel 2009 in memoria del drammaturgo britannico Harold Pinter. L’organizzazione conferisce annualmente il titolo di “Scrittore Coraggioso” a uno scrittore che difende attivamente la libertà di espressione, spesso a costo della propria incolumità, e poi condivide il premio con il vincitore. Rose ha descritto Abu Yassin come “il cronista eterno della crudeltà e della brutalità dell’esistenza palestinese”, causata dall’occupazione israeliana della sua terra, e ha dichiarato che la sua opera è “un appello alla giustizia, un grido di indignazione e una ricerca spirituale”. DDL antisemita contro i palestinesi Ieri è stata la giornata di mobilitazione per la Palestina e contro il DDL bavaglio e sono in preparazione altre per il giorno 13 ottobre, dopodomani. Migliaia di persone hanno partecipato alle oltre 200 manifestazioni in tutta Italia. Con parole d’ordine molto chiare: stop genocidio, riconoscimento dei diritti nazionali del popolo palestinese e sanzioni contro Israele e fine delle esportazioni di armi. Nessuna menzione nei TG nazionali. Le notizie sono state relegati in fondo ai TG locali, dopo la cronaca di incidenti stradali e sport. Ieri, 10 ottobre, è stata, infatti, una giornata di mobilitazioni per la Palestina a livello mondiale. L’Alleanza Globale per la Palestina ha invitato tutti e tutte a mobilitarsi per chiedere ai governi un embargo sulle armi, sanzioni contro lo stato di Israele e la fine della complicità internazionale con questo stato genocidario. Oltre 200 città italiane hanno organizzato presidi e manifestazioni. [Video] Giornata mondiale di mobilitazione per la Palestina – Anbamed     ANBAMED
October 11, 2026
Pressenza
Guerra incessante a Gaza e in Cisgiordania ed escalation in Libano, Yemen e Iran
Bombardamenti, raid, attacchi con droni e sparatorie dell’IDF in numerose località nella Striscia di Gaza. Incendi devastanti appiccati in Cisgiordania dai coloni israeliani. In Libano continuano l’offensiva militare e le distruzioni dell’esercito israeliano. Nel Mar Rosso settentrionale una petroliera saudita colpita da un missile lanciato dal gruppo Houthi Ansaru Allah. Gli USA hanno annunciato di colpire l’Iran con l’operazione Economic Outcast e attacchi aerei allo Stretto di Hormuz e nelle aree confinanti. STRISCIA DI GAZA Otto palestinesi, tra cui due bambini, sono stati assassinati e altri sono rimasti feriti, ieri lunedì 24 agosto, a seguito di diversi attacchi israeliani alla luce delle continue violazioni israeliane della falsa tregua. I raid israeliani hanno distrutto la moschea di Abu Salim nella città di Deir al-Balah. Le forze di occupazione hanno lanciato bombardamenti di artiglieria vicino alle aree sotto la loro occupazione ad est del campo di Maghazi. La protezione civile ha annunciato che un bambino è stato ucciso e sua madre e sua sorella sono rimaste ferite in seguito ad un attacco aereo israeliano che ha preso di mira una casa vicina alla loro nel campo profughi di Bureij. Da parte sua, una fonte dell’ospedale Nasser ha affermato che un raid lanciato dall’occupazione israeliana a ovest della città di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, ha provocato la morte di un palestinese e il ferimento di altre persone. Una fonte medica dell’ospedale Nasser ha riferito all’agenzia Anadolu che il corpo della bambina Amal Nashaat Abu Khater (10 anni) era arrivato, insieme a due feriti, a seguito degli spari israeliani che avevano preso di mira le case e le tende degli sfollati. Testimoni oculari hanno affermato che i veicoli dell’esercito israeliano hanno aperto pesantemente il fuoco verso l’area di Al-Satar Al-Gharbi nel centro della città, ferendo 3 palestinesi con ferite diverse. Nella Striscia di Gaza centrale, i fratelli palestinesi Mohammed Abdel Nasser Abu Asad (27 anni) e Ibrahim Abdel Nasser Abu Asad (24 anni) sono stati uccisi e altri feriti in un attacco di droni israeliani contro una tenda adibita a rifugio per sfollati vicino all’ospedale dei martiri di Al-Aqsa a Deir al-Balah. Una fonte medica dell’ospedale Nasser di Khan Younis ha riferito che due palestinesi sono morti oggi a causa delle ferite riportate in due distinti attacchi israeliani sulla città, avvenuti domenica e mercoledì scorsi. Inoltre, il palestinese Mahmoud Hosni Abu Shar è morto per le ferite riportate in un raid aereo israeliano che ha colpito un caffè all’interno del porto di Gaza City mercoledì, uccidendo otto palestinesi e ferendone altri 14, secondo una fonte medica dell’ospedale Al-Shifa. CISGIORDANIA Le squadre della Protezione Civile palestinese e i mezzi dei vigili del fuoco hanno lavorato instancabilmente, nel villaggio di Ain Sina (vicino Ramallah), per spegnere i vasti incendi appiccati dai coloni presso la fabbrica di alluminio e nei terreni circostanti, provocando un disastro industriale e ambientale nella zona. Nostri contatti in loco hanno confermato che l’attacco ha rappresentato una pericolosa e senza precedenti escalation, con i coloni che hanno utilizzato attrezzature sofisticate per garantire la massima distruzione. Secondo testimoni oculari e il capo del consiglio del villaggio, l’incendio è iniziato con un singolo colono che si aggirava nella zona fingendo di pascolare le pecore fin dal mattino. Una volta che le fiamme hanno raggiunto le vicinanze dell’ingresso principale della fabbrica, dove sono immagazzinati materiali altamente infiammabili, circa altri 20 coloni si sono uniti a lui, scortati dai soldati. Gli aggressori hanno portato con sé delle pompe ad aria compressa, che hanno deliberatamente utilizzato per intensificare l’incendio e dirigere le fiamme verso l’impianto industriale, in un chiaro tentativo di paralizzare le restanti infrastrutture economiche della zona. Nonostante i tentativi dell’esercito di occupazione israeliano di ostacolare l’arrivo delle squadre di protezione civile palestinesi, i vigili del fuoco sono riusciti infine a domare l’incendio e a impedirgli di raggiungere il cuore del centro economico che dà lavoro più di 60 famiglie. LIBANO Le autorità libanesi hanno annunciato l’uccisione di due giovani in un raid aereo israeliano, in concomitanza con gli attacchi israeliani che hanno colpito diverse città nel Libano meridionale. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale libanese, i due giovani sono stati uccisi quando la loro motocicletta è stata colpita da un drone israeliano nella zona di Doha Kfar Rumman. L’agenzia ha anche riferito che le squadre di soccorso hanno recuperato ieri – lunedì 24 agosto – i corpi di Hussein Shukrun e Ahmed Roumani, entrambi diciassettenni, precisando che i due erano originari della città di Deir Zahrani e risultavano dispersi dall’attacco di domenica 23 agosto. Le forze di occupazione israeliane continuano le loro operazioni militari in diverse zone del Libano meridionale. I loro attacchi hanno incluso la distruzione di proprietà e infrastrutture urbane. Le forze israeliane di stanza nella città di Khiam hanno condotto estese operazioni di demolizione di case, compresa una scuola. Inoltre, hanno appiccato il fuoco a campi agricoli e proprietà, provocando la propagazione degli incendi in diverse aree della città. Dalla zona si levava del denso fumo e si sono udite diverse esplosioni. YEMEN / ARABIA SAUDITA Il gruppo Houthi Ansaru Allah ha annunciato di aver preso di mira una petroliera saudita al largo della costa di Yanbu, nel Mar Rosso settentrionale. Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha dichiarato che la nave “Amzan” è stata colpita da un missile balistico, indicando che l’operazione rientra nel quadro del rafforzamento del blocco marittimo contro l’Arabia Saudita. Da parte sua, la Saudi National Shipping Company ha dichiarato che la petroliera “Amzan” è stata coinvolta oggi in un incidente di sicurezza nel Mar Rosso, senza che si siano registrati feriti. La compagnia ha confermato di mantenere un contatto costante con la nave e di coordinarsi strettamente con le autorità competenti e le parti interessate del settore marittimo, monitorando attentamente gli sviluppi. Il porto di Yanbu è il principale porto petrolifero dell’Arabia Saudita sul Mar Rosso, dove ogni giorno vengono caricati milioni di barili, ed è diventato la principale via di esportazione del petrolio dal regno, evitando lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale l’Iran impone restrizioni di transito. IRAN / USA Il Segretario del Tesoro statunitense, Scott Bisnett, ha annunciato che Washington ha lanciato l’operazione “Economic Outcast”, mirata contro l’Iran e i suoi sostenitori. Il Segretario alla guerra statunitense, Pete Higgseth, ha affermato di non escludere nuovi attacchi aerei contro l’Iran “ovunque, sia nello Stretto di Hormuz che nelle vicinanze dell’Iran”. Media Usa hanno citato esponenti della Casa Bianca, secondo i quali le sanzioni potrebbero spianare la strada a un’azione militare contro l’Iran dopo le elezioni del Congresso, quando un ritorno alla guerra potrebbe essere possibile. Il ministro dell’Economia iraniano ha dichiarato che Teheran ha programmi per contrastare le sanzioni, sottolineando che Washington non può raggiungere i suoi obiettivi paralizzando l’economia del paese. Il presidente iraniano ha ribadito al capo dell’esercito pakistano la disponibilità di Teheran a qualsiasi cooperazione economica, politica e di sicurezza con i paesi islamici e gli stati confinanti.   ANBAMED
August 25, 2026
Pressenza
Le notizie del giorno da Iran, Yemen, Siria, Gaza e Cisgiordania: un ‘bollettino di guerra’
Ieri, lunedì 17 agosto, è scaduto il termine di 60 giorni dalla firma del Memorandum d’Intesa tra Teheran e Washington, ma non c’è nessuna tregua, anzi… Intanto si è inasprito il conflitto armato in Yemen e Israele ha bombardato la Siria e lanciato un attacco nella zona della linea gialla a nord della Striscia di Gaza, mentre in Cisgiordania oggi per il decimo giorno consecutivo la città di Qusra è assediata dai coloni sionisti fiancheggiati dall’esercito di occupazione israeliano. GAZA – Dopo l’attacco compiuto dell’IDF nella serata di ieri, il Ministero della Salute palestinese ha riferito che negli ospedali della Striscia sono stati soccorsi 18 feriti e sono stati portati cinque corpi: due di palestinesi deceduti di recente e tre recuperati da sotto le macerie. L’offensiva è stata effettuata mentre l’inviato speciale della Casa Bianca, Koshner, si stava incontrando con il criminale di guerra ricercato dalla Corte penale Internazionale, Netanyahu, per discutere dell’applicazione della seconda fase dell’accordo di Sharm Sheikh, del 10 ottobre 2025, noto ipocritamente come il piano di pace di Trump. Da quella data sono stati uccisi dall’esercito israeliano di occupazione 1˙266 palestinesi e feriti altri 4˙198. Il giorno prima dell’attacco e dell’incontro con il premier israeliano, Koshner si era incontrato al Cairo con il nuovo dirigente di Hamas, Al-Hayya, che ha espresso la disponibilità del movimento palestinese a consegnare le armi, ma ha chiesto alla Casa Bianca maggiori pressioni all’alleato Israele per il ritiro delle sue truppe, come previsto dall’accordo. Netanyahu ha dichiarato che non ci sarà nessun ritiro israeliano fino al disarmo totale di Hamas. CISGIORDANIA – Oggi, martedì 18 agosto, per il decimo giorno consecutivo, i coloni ebrei israeliani hanno continuato l’assedio di diverse abitazioni nella città di Qusra, a sud di Nablus, sotto la protezione dell’esercito di occupazione israeliano, nel tentativo di impadronirsene e imporre un fatto compiuto nella zona. Nostri contatti a Qusra hanno riferito che i coloni sono dislocati in tutta la zona e si muovono liberamente, l’area è stata dichiarata ‘zona militare chiusa’ e che le forze di occupazione e alcuni coloni continuano ad assediare tre case nella zona di Ras al-Ain, impedendo alle famiglie di entrare o uscire dalle proprie abitazioni. La violenza perpetrata dai coloni ebrei nella Cisgiordania occupata è in aumento. Gli aggressori si sentono incoraggiati dalle politiche del governo del primo ministro di destra Benjamin Netanyahu, il quale ha promosso una massiccia campagna di espansione degli insediamenti nel territorio. Le Nazioni Unite, che ai sensi del diritto internazionale considerano tali insediamenti illegali, hanno riferito che i coloni hanno intrappolato circa 15 palestinesi, tra cui due bambini all’interno delle loro abitazioni a Qusra, senza acqua corrente né elettricità. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver schierato forze nella zona nel tentativo di controllare i coloni e garantire la sicurezza dei residenti. Tuttavia, a 10 giorni dall’inizio dell’assedio, i coloni sono ancora all’esterno e le famiglie hanno ancora paura di uscire di casa. L’esercito in realtà protegge i coloni e vieta l’ingresso di cibo e acqua ai palestinesi assediati e ha bloccato il tentativo del comune di Qusra di ristabilire le condotte dell’acqua e la linea elettrica, sabotate dai coloni. In un primo momento, l’esercito aveva ordinato alle famiglie palestinesi di evacuare le loro casa, ma poi, dopo la protesta dell’ambasciata USA per la presenza di cittadini con nazionalità statunitense, ha ritirato l’ordine. Il cittadino palestinese e statunitense Luay Abu Rida, che è riuscito a raggiungere la propria abitazione ieri, di ritorno dagli Stati Uniti, accompagnato da una delegazione consolare USA, ha dichiarato “I coloni non dovrebbero essere qui”, la sua casa si trova in un’area che gli accordi di Oslo israelo-palestinesi degli anni ’90 hanno posto sotto il controllo dell’Autorità Palestinese. Gli abitanti della città hanno riferito che il fratello e un nipote di Abu Rida, che si trovavano nella casa per proteggerla, dopo che i coloni l’avevano assediata sono rimasti senza acqua corrente né elettricità. SIRIA – Israele torna a minacciare Siria. Un bombardamento con 4 raid aerei sull’aeroporto militare di Abou Zohour, vicino ad Idlib, nel nord del paese al confine con la Turchia. Il governo di Damasco non si pronuncia, ma i media parlano di un attacco israeliano, per ridurre le capacità dell’aeronautica siriana, soprattutto dopo l’accordo con Russia sulla gestione delle basi militari nel nord del paese. L’attacco ha colpito le piste di atterraggio e decollo, senza causare vittime. YEMEN – È una guerra per procura. Il territorio del paese martoriato è il ‘terreno di prova’ dello scontro Teheran-Riad. Lunedì 17 agosto le Forze di Resistenza Nazionale yemenite, allineate al governo, hanno annunciato che il gruppo Houthi aveva lanciato cinque missili balistici verso lo Stretto di Bab al-Mandab, nel sud-ovest del Paese. L’esercito yemenita ha inoltre segnalato il lancio di due missili balistici da parte degli Houthi, diretti verso la città di Mocha, nel sud-ovest, e verso il Mar Rosso. Il portavoce militare del gruppo Ansar Allah (Houthi), Yahya Saree, ha riferito che una nave da sbarco militare saudita e quattro imbarcazioni militari di scorta sono state colpite da diversi missili balistici nel Mar Rosso, al largo della costa di Mocha. Invece le autorità saudite non hanno ancora rilasciato alcuna conferma. IRAN – Ieri, lunedì 17 agosto, è scaduto il termine di 60 giorni dalla firma del Memorandum d’Intesa tra Teheran e Washington. Le farneticazioni di Trump non si fermano. Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che l’Iran è lontano dalla conclusione dell’accordo che lui ritiene necessario: lasciando intendere che il suo Paese non intende prorogare il memorandum d’intesa, ha detto che gli iraniani “non vogliono arrendersi” e, ribadendo la possibilità di “dichiarare Hormuz territorio statunitense” e definendo l’idea “ottima”, ha affermato che gli Stati Uniti stanno rafforzando il controllo sullo Stretto di Hormuz attraverso un blocco navale. Negando l’esistenza di qualsiasi negoziato con Washington, il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie iraniane ha definito le dichiarazioni di Trump sui “colloqui segreti con le Guardie Rivoluzionarie” come “deliri derivanti dalla debolezza e dalla sconfitta in guerra”. E il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha affermato che il suo Paese è determinato a proseguire il processo per stabilire un passaggio sicuro per le navi attraverso lo Stretto di Hormuz con il Sultanato dell’Oman. ANBAMED
August 18, 2026
Pressenza