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“Uscite d’emergenza”: sbloccato il ricongiungimento dei familiari dal campo UNHCR in Ciad
Un’importante ordinanza del Tribunale di Roma è stata emessa nella causa promossa da un rifugiato sudanese accolto da Baobab Experience Odv di Roma e assistito dall’Avv. Ludovica Di Paolo Antonio 1 contro il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e l’Ambasciata d’Italia a Yaoundé (Camerun). Il Tribunale ha infatti ordinato in via d’urgenza, ex art. 700 c.p.c., all’Ambasciata competente il rilascio del visto per l’ingresso in Italia in favore della madre e della figlia del titolare di status di rifugiato residente in Italia. Il cittadino sudanese aveva avviato oltre un anno fa la procedura di ricongiungimento familiare per la propria madre e la propria figlia di soli 8 anni, entrambe rifugiate in condizioni di grave vulnerabilità in un campo UNHCR in Ciad. Nonostante il completamento della procedura telematica, il decorso dei termini previsti dalla legge, l’invio di numerosi solleciti e l’attivazione dei poteri sostitutivi presso l’Ispettorato Generale di Amministrazione, il cittadino sudanese non era riuscito a ottenere il nulla osta al ricongiungimento familiare. Per tale ragione, aveva presentato direttamente istanza all’Ambasciata italiana competente, con sede a Yaoundé, in Camerun. L’Ambasciata aveva tuttavia rifiutato di avviare il procedimento e di rilasciare il visto alle familiari del rifugiato residente in Italia, nonostante fosse stato adeguatamente evidenziato e documentato, anche tramite specifiche relazioni dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, che le due donne versavano in condizioni di grave insicurezza e vulnerabilità. Con l’ordinanza in esame, il Tribunale di Roma ha affermato, tra l’altro, che: «Non v’è dubbio, dunque, che il silenzio della pubblica amministrazione, che ha omesso di pronunciarsi sull’istanza di rilascio del nulla osta, costituisca un ingiustificato inadempimento dell’obbligo gravante sulla stessa di provvedere espressamente sull’istanza presentata, come disposto dal comma 8 dell’art. 29 del D.lgs. n. 286/1998, così come modificato dal D.L. n. 13/2017, convertito nella L. n. 46/2017, che prescrive l’obbligo per l’amministrazione di pronunciarsi entro il termine di novanta giorni dalla richiesta». «Pertanto, il silenzio-inadempimento della pubblica amministrazione, che ha continuato nel suo stato di inerzia malgrado i solleciti del ricorrente, appare illegittimo in quanto ingiustificato e lesivo del diritto fondamentale del ricorrente al ricongiungimento familiare, espressamente sancito sul piano sovranazionale dall’articolo 8 CEDU e dall’art. 7 della Carta dei diritti fondamentali, rispettivamente consacranti il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Inoltre, già da tempo, la Corte costituzionale ha affermato che la garanzia della convivenza del nucleo familiare trova il proprio fondamento nelle norme costituzionali che assicurano protezione alla famiglia (Corte cost. n. 202/2013)». «Contrariamente a quanto sostenuto dall’Amministrazione resistente, il mancato ottenimento del nulla osta non preclude una pronuncia dell’autorità consolare sulla domanda di visto, come chiaramente desumibile dall’art. 6, comma 5, del d.p.r. n. 394/1999, il quale prevede che “le autorità consolari, ricevuto il nulla osta di cui al comma 4 ovvero, se sono trascorsi novanta giorni dalla domanda di nulla osta, ricevuta copia della stessa domanda e degli atti contrassegnati a norma del medesimo comma 4, rilasciano il visto d’ingresso […]”». «Mentre in caso di rilascio del nulla osta questo viene trasmesso telematicamente all’ambasciata competente per il visto ed ha inizio la seconda fase sopra menzionata, ove questo venga negato, o come nella specie vi sia un silenzio-inadempimento dell’amministrazione deputata al rilascio, il richiedente il ricongiungimento può chiedere direttamente al giudice di ordinare il rilascio del visto di ingresso, senza necessità di nulla osta, ove ne sussistano i presupposti di legge». «Sussiste altresì il requisito del periculum in mora, posto che al nucleo familiare del ricorrente deve essere garantito il diritto fondamentale all’unità familiare […] A ciò deve aggiungersi un ulteriore profilo di vulnerabilità determinato dalle precarie condizioni di vita della madre e della figlia del ricorrente che, fuggite dal Sudan, hanno raggiunto il Ciad il 5 maggio 2024 e qui hanno trovato rifugio nel Campo Rifugiati UNHCR di Touloum, nella regione di Wadi Fira, confinante con il Sudan. Come emerge dalla documentazione in atti, le donne vivono in condizioni di vulnerabilità estremamente gravi, con cibo e acqua potabile sempre scarsi, situazione peraltro diffusa in Ciad, soprattutto lungo il confine con il Sudan, come confermato da autorevoli fonti». Tribunale di Roma, ordinanza del 16 ottobre 2025 1. La campagna “Uscite d’emergenza” di Baobab Experience è stata attivata proprio per sostenere questa e altre importanti iniziative di evacuazione ↩︎
Ciad: MSF supporta le persone in fuga dal Sudan
Vaccinazioni, 900 visite a settimana e 60.000 litri d’acqua al giorno 9 giugno 2025 – In Ciad, nei campi di transito di Tine e nei vicini campi per persone sfollate situati nell’est del paese, vicino al confine con il Sudan, Medici Senza Frontiere (MSF) sta intensificando la propria assistenza ai rifugiati sudanesi, in fuga dai crescenti attacchi e dalle violenze in Darfur settentrionale. Si stima che circa 40.000 persone, in gran parte provenienti da El Fasher e dai campi per sfollati interni circostanti, siano arrivate dalla fine di aprile a Tine, nella provincia di Wadi Fira. Queste persone estremamente vulnerabili si trovano ora a vivere in condizioni di grave sovraffollamento e con accesso limitato ai servizi essenziali. Molte persone sono malnutrite e soffrono di un forte stress psicologico a causa delle violenze subite in Darfur Settentrionale e durante il viaggio verso il Ciad. La stragrande maggioranza dei rifugiati sono donne e bambini provenienti da El Fasher e dal campo di Zamzam. Molti di loro hanno già sofferto la fame a causa dell’assedio delle Forze di Supporto Rapido (RSF) e dal momento che nel campo di Zamzam è in corso una carestia da mesi, come riportato dal Comitato di Revisione sulla Carestia (FRC). “Abbiamo camminato a lungo per arrivare fin qui. Abbiamo attraversato diversi villaggi per raggiungere Tine e fuggire dalla violenza e dai bombardamenti. Siamo qui da diversi giorni ma fatichiamo a trovare cibo e acqua. Indossiamo gli stessi vestiti da giorni” ha raccontato una ragazza rifugiata di 20 anni. Il campo di transito di Tine ospita attualmente oltre 18.000 persone, molte delle quali dormono a terra, sotto il sole cocente a 40°C, senza ripari e con accesso estremamente limitato a cibo e acqua, nonostante l’aiuto delle comunità ospitanti. MSF ha aumentato le proprie attività mediche e umanitarie nel campo di transito e al confine di Tine, per potenziare la disponibilità dei servizi di assistenza sanitaria primaria. Oltre agli screening nutrizionali e alle vaccinazioni al confine, nelle ultime settimane MSF ha effettuato oltre 900 visite a settimana nel presidio sanitario del campo di Tine. Qui, il tasso globale di malnutrizione tra i bambini sotto i 5 anni raggiunge il 29%, con un 9% di casi di malnutrizione grave. Le vaccinazioni di routine restano una priorità, ed è in corso una campagna di vaccinazione di massa, soprattutto dopo l’individuazione di casi di morbillo. Il presidio sanitario di MSF offre anche cure per le donne in gravidanza e per le sopravvissute a violenze sessuali. I team di MSF stanno organizzando il trasferimento dei pazienti più gravi verso gli ospedali e stanno costruendo 50 latrine d’emergenza. Inoltre, i team di MSF sono in azione per organizzare una nuova distribuzione di alimenti terapeutici e beni di prima necessità. MSF distribuisce attualmente 60.000 litri d’acqua al giorno, ma questa quantità copre solo la metà del fabbisogno attuale. “I rifugiati sudanesi arrivano esausti, molti sono malnutriti e necessitano di assistenza immediata. Chiediamo ai donatori, alle Nazioni Unite e alle altre organizzazioni umanitarie di aumentare la mobilitazione per fornire o potenziare il supporto in termini di alimentazione, alloggi, servizi igienico-sanitari e cure mediche, compreso il supporto per la salute mentale” afferma Claire San Filippo, coordinatrice delle emergenze di MSF in Sudan. “L’attuale risposta umanitaria è insufficiente e la prossima stagione delle piogge rischia di peggiorare ulteriormente le condizioni di vita, diffondere malattie e aggravare l’insicurezza alimentare e la mancanza di servizi igienici”. Nonostante i bisogni urgenti nel campo di transito di Tine e negli altri campi della provincia di Wadi Fira, MSF sta assistendo a una distribuzione molto limitata di aiuti, malgrado la solidarietà dimostrata dalla popolazione locale e dalle altre organizzazioni. La crisi finanziaria che colpisce l’intero settore umanitario è evidente anche nell’est del Ciad. Intanto, la guerra in Sudan continua senza sosta e sempre più persone cercano rifugio in Ciad. MSF è presente anche in altri campi per rifugiati nell’area di Wadi Fira, come il campo di Iridimi, dove vengono trasferiti i rifugiati dal campo di transito di Tine. Per contribuire a migliorare la difficile situazione nel campo di Iridimi, che ha raggiunto la massima capacità, MSF ha recentemente iniziato a supportare il centro sanitario locale, concentrandosi sulla continuità delle cure primarie e vaccinazioni, rafforzando la sorveglianza epidemiologica, la gestione dei flussi di pazienti e i trasferimenti, e migliorando le condizioni igienico-sanitarie. MSF gestisce inoltre cliniche mobili lungo il confine con il Sudan, anche nelle zone di Kulbus e Birak. La situazione umanitaria al confine tra Ciad e Sudan ha nuovamente raggiunto un punto critico, con oltre 70.000 nuovi rifugiati arrivati in Ciad da aprile 2025. Il paese ospita già oltre 1 milione di rifugiati, inclusi più di 800.000 sudanesi fuggiti dal conflitto iniziato oltre 2 anni fa. Medecins sans Frontieres