Attentato a Ranucci: Lavitola confessa, il governo punta a far fuori il conduttore di ReportLa dichiarazione spontanea rilasciata da Valter Lavitola ai pm cancella ogni
dubbio: è lui il mandante dell’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci.
L’imprenditore, però, nega che vi sia una qualunque connotazione politica, e ai
pubblici ministeri racconta che lo scopo ultimo sarebbe stato portare nella
scorta del giornalista un numero maggiore di uomini. Secondo Lavitola, infatti,
Ranucci era oggetto di non meglio specificati «attentati» che richiedevano un
rafforzamento della sua protezione. La confessione è giunta ieri sera, nelle
stesse ore in cui nel governo si cercava già un appiglio per estromettere il
giornalista dalla conduzione del suo programma, Report. Il pressing di Matteo
Salvini e dei giornali governativi è stato tale da spingere la RAI a organizzare
una riunione per valutare il da farsi.
«[Lavitola] ha confermato l’ipotesi accusatoria, e cioè che lui sia stato il
mandante dell’attentato, e ha riferito anche le ragioni per cui si è spinto a
fare questo atto indubbiamente delittuoso: l’ha fatto per il bene di Ranucci,
perchè era oggetto di attentati (chiaramente non so dire quale sia la fonte)»
spiega Sergio Cola, l’avvocato dell’imprenditore, ai giornalisti. La bomba
piazzata sotto la sua macchina ha avuto l’effetto di portare la scorta di
Ranucci da due a otto uomini, esattamente quanto l’imprenditore desiderava
ottenere, aggiunge. Quando un giornalista ha domandato all’avvocato se Ranucci
fosse a conoscenza dei piani di Lavitola, l’avvocato ha risposto con un secco
«No» (contrariamente a quanto riportato da molti giornali questa mattina, che
interpretano quella risposta come un “no comment”) e aggiunto: «non dico
assolutamente altro, ho detto a voi [giornalisti] quello che potevo dire, non
fatemi queste domande altrimenti verrei meno a un fatto deontologico».
Successivamente, a una giornalista di Sky, l’avvocato afferma: «sapete meglio di
me che nell’ordinanza del gip, che voi avete avuto prima di me, emerge che
Ranucci non era a conoscenza. Già lo si dice nell’ordinanza».
I fatti hanno avuto luogo nella serata del 16 ottobre 2025, quando un ordigno ha
fatto esplodere l’auto del giornalista e conduttore della trasmissione
televisiva Report, Sigfrido Ranucci, e della figlia. Quanto accaduto ha avuto
sin da subito una ampia eco e le indagini si sono svolta in maniera piuttosto
celere. Lo scorso 10 agosto, la gip di Roma, Iole Moricca, ha emesso la prima
ordinanza sul caso e Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista vicino a
Ranucci, è stato arrestato con l’accusa di aver orchestrato l’attentato. La gip
aveva individuato Lavitola come «mandante dell’azione», mentre il suo uomo di
fiducia, Gomes Clesio Tavares, avrebbe svolto il ruolo di intermediario e
coordinatore degli esecutori materiali.
L’ordinanza spiega che Lavitola e Ranucci sarebbero entrati in confidenza a
seguito di alcune inchieste della trasmissione, che avevano coinvolto lo stesso
Lavitola. Nel 2024, questi avrebbe iniziato a stuzziare Ranucci, cercando di
convincerlo che, alla luce della popolarità progressivamente acquisita e dei
numerosi attacchi ricevuti, la discesa nell’agone politico potesse rappresentare
una scelta vantaggiosa ed efficace. La proposta sarebbe stata ripetuta più volte
negli anni, fino a quando, lo scorso ottobre, sarebbe stato organizzato
l’attentato che avrebbe dovuto avere lo scopo di «accrescere la popolarità» di
Ranucci e favorirne «l’ascesa politica». Un possibile obiettivo, spiega la gip,
sarebbe stato quello di diventare una sorta di “consulente ombra” di Ranucci,
lasciandolo però completamente all’oscuro del piano.
Nella sua ordinanza, la gip spiega che Ranucci sarebbe stato completamente
ignaro dell’azione criminale di quello che considerava un amico. Questo, ancora
prima della confessione di Lavitola, sarebbe stato sufficiente a mettere a
tacere le tante illazioni comparse su organi di stampa e profili social di vari
politici, che negli ultimi mesi hanno sfruttato quanto accaduto per mettere i
bastoni tra le ruote a Report – l’unica trasmissione d’inchiesta dell’emittente
televisiva nazionale. Eppure così non è stato. «Fino a che non sarà fatta
chiarezza sui rapporti tra Ranucci e Lavitola il denaro pubblico degli italiani
non deve più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste
vicenda», ha commentato Matteo Salvini, premendo per la rimozione di
Ranucci. Sigfrido Ranucci, l’ultimo piagnisteo, titola
polemicamente Libero, mentre Il Giornale dà Ranucci per spacciato e menziona
indiscrezioni secondo le quali sarebbe stata prevista una sua partenza per il
«prossimo 8 novembre».
Il pressing di politici e giornali di area governativa è stato accompagnato da
una frattura interna agli stessi organi che dovrebbero tutelare il giornalista:
se la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), il sindacato unitario dei
giornalisti, si è schierata dalla parte del conduttore, ribadendo che Ranucci «è
stato vittima di un attentato», tra alcuni dirigenti RAI è emersa l’ipotesi di
fare a meno del giornalista. Paolo Corsini, direttore dell’Approfondimento RAI
in quoda FdI, ha ventilato una possibile sostituzione alla conduzione di Report,
mentre, secondo le ricostruzioni della stampa, il Comitato etico potrebbe
inoltrare il suo parere sul caso all’amministratore delegato Giampaolo Rossi già
oggi, giovedì 13 agosto, affinchè questi possa prendere una decisione già entro
Ferragosto. Nonostante gli attacchi pubblici a Ranucci, per ora lo stesso Rossi
non ha rilasciato dichiarazioni sulla vicenda.
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