Tag - sostenibilità

Se persino le armi sono sostenibili
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Pavlo da Pixabay -------------------------------------------------------------------------------- Dopo una vita stentata è calata una pietra tombale sulla sostenibilità. A mettercela è stata direttamente la Commissione europea con una “Commission Notice”, pubblicata già il 30.12.2025 sul Official Journal (l’equivalente della Gazzetta Ufficiale), concernente la valutazione degli investimenti nel settore della difesa nel quadro di riferimento per la finanza sostenibile e della Direttiva sulla Due Diligence (CSDDD) per la valutazione degli affari economici1. La comunicazione della Commissione fornisce le linee guida sulle tipologie di investimento nella difesa che rientrano nel quadro di finanza sostenibile (Regolamento Ue sull’informativa di sostenibilità nel settore dei servizi finanziari, SFDR, soggetti al controllo della Autorità europea dei mercati finanziari, ESMA). Concretamente, per uscire dal labirinto normativo dell’Ue, la Notice stabilisce che gli investimenti e le attività delle imprese nel settore della difesa sono considerati compatibili con le norme sulla sostenibilità, ad esclusione solo delle “armi controversi”, cioè quelle già proibite dalle convenzioni internazionali: bombe a grappolo, mine antiuomo, armi biologiche, laser accecanti2. La raccolta del risparmio e il credito bancario per finanziare le industrie che producono tutti gli altri sistemi d’arma (nucleari comprese) sono ritenuti in linea con i criteri ambientali, sociali e della buona governare (ESG, Evironmental, Social, Governance3). Si sono così bruscamente chiusi anni di vivaci discussioni su quali dovessero essere i parametri da rispettare per poter definire cosa è “sostenibile”. Questione per la quale è nata persino una disciplina accademica, la “Sustainability science”4. Se le armi posso intestarsi questo merito reputazionale figuriamoci se non lo può fare qualsiasi altro prodotto immesso sul mercato. Si troverà sempre una qualche utilità superiore per giustificare la sua produzione. Le mani sui risparmi privati e sui bilanci pubblici A dire il vero le normative europee sulla “tassonomia verde” (Regolamento UE 2020/852 per la classificazione delle attività economiche utili alla “ecosostenibilità” e alla lotta al cambiamento climatico) erano già state ampiamente compromesse dall’inserimento delle filiere produttive del gas e dell’energia nucleare. Anche allora complice della decisione era stata la guerra (l’invasione della Federazione russa in Ucraina) e la necessità di garantire approvvigionamenti energetici in Europa anche senza il gas russo. Ma con l’inclusione delle armi pare proprio che sia crollata alla base la traballante impalcatura su cui regge il concetto stesso di sostenibilità. Ed è un vero peccato, poiché come vedremo più avanti, pure con tutte le sue ambiguità, distorsioni e faziose distorsioni, per più di cinquant’anni il principio di sostenibilità ci ha aiutato in molte battaglie ambientaliste, perlomeno per smascherare il greenwashing. Con quest’ultimo colpo di mano il termine sostenibilità ha subito un rovesciamento completo di senso. È lo stesso destino capitato a molti altri vocaboli, come: libertà nelle mani dei liberisti, sviluppo contabilizzato nei bilanci delle multinazionali, benessere ridotto a benavere, lavoro subalternizzato al profitto, cura appaltata al Terzo settore, comunità confinata nelle identità etniche, democrazia sequestrata dai partiti, giustizia delegata ai tribunali, vita separata dalle vite reali delle persone. Illich le chiamava parole ameba, altri pensatori le hanno chiamate parole caucciù. Ora, anche sostenibilità è stata fagocitata e conquistata dai suoi nemici. Era da tempo che i ministri della difesa dell’Unione Europea, riuniti nel board dell’Agenzia europea della difesa, chiedevano di liberare dal marchio d’infamia gli investimenti in aziende collegate alla produzione di armi. Se la guerra non è più un disvalore – anzi, un dovere morale – le armi sono il necessario complemento. Il ministro per la Difesa del Regno Unito, Grant Shapps, ha detto: «Non c’è nulla di poco etico nel sostenere l’industria degli armamenti, che ci permette di difendere il nostro stile di vita, soprattutto in questo periodo di incertezza globale» (Valori.it 05.12.2023). Anche il ministro dell’Economia francese Eric Lombard, afferma che finanziare l’industria bellica è un «atto responsabile», in perfetto allineamento con i principi Esg (Maurizio Bongioanni, Investimenti “sostenibili” nelle armi: il nuovo paradosso europeo, Valori 08.04.2025). Difficile dare torto a questi signori, non c’è incoerenza in loro, poiché sono stati i parlamenti europei a proclamare il superiore interesse pubblico del riarmo, della deterrenza proattiva e della “prontezza” nell’entrare in guerra contro i “pericoli esistenziali” che minaccerebbero la civiltà, la prosperità, la religione cristiana. Già il Rapporto Draghi sul futuro della competitività europea – vero documento programmatico del secondo mandato della Commissione Von der Leyen – c’era scritto che «l’accesso ai finanziamenti [per la difesa] è spesso ostacolato dall’interpretazione data dalle istituzioni finanziarie ai quadri di riferimento dell’Ue per la finanza sostenibile e ai quadri di riferimento ambientali, sociali e di governance (Esg)». È noto che il piano Rearm Europe della Commissione europea5 è alla ricerca di canali di finanziamento per 800 miliardi, più quelli che saranno necessari per rimpiazzare il disimpegno degli Usa dal fianco est della Nato. Servono fondi pubblici e risparmi privati6. È giunto il momento di fondere le campane per fare cannoni e di donare oro alla Patria. Il generale Vannaci non emerge dal nulla. In questo contesto non c’è azione più etica che stornare denari pubblici dalle spese sociali agli armamenti e garantire ottime remunerazioni agli investimenti privati nelle industrie delle armi, lo certificano gli utili da capogiro che sta realizzando il settore. Le industrie del settore fatturano ogni anno la ragguardevole cifra di 5mila miliardi di dollari. Se la guerra è considerata giusta dalle pubbliche autorità legittimate dalla sovranità popolare, allora finanziarla e prendervi parte (vedi le varie iniziative che si aggirano sull’Europa per rendere più o meno obbligatoria la leva militare) può apparire non solo necessario, ma glorioso. A fronte di tale stringete ragionamento diventa inutile la disputa scientifica su ciò che è o non è sostenibile. Ci sarà sempre un fine d’interesse superiore che giustifica l’impiego di qualsiasi mezzo necessario a raggiungerlo. Schiere di esperti, di negoziatori, di legulei e rispettive commissioni di valutazione, tavoli di confronto, forum tra stakeholder e “dibattiti pubblici” vengono scavalcati d’un sol colpo. La decisione politica torna ad essere puro comando, le tecnocrazie si adeguano, la infinita produzione di trattati, codici e regolamenti evapora. Se il diritto internazionale è diventato un orpello nelle dispute tra gli stati, figuriamoci che fine fanno le specifiche tecniche sulla sostenibilità Esg dei prodotti7. La nuova frontiera degli investimenti sostenibili sono le armi. Secondo i dati di Morningstar citati dalla testata francese Les Echos, i fondi sostenibili definiti come tali negli articoli 8 e 9 della regolamentazione Ue (Regolamento SFDR e il piano d’azione per la finanza sostenibile8) gestiscono oltre 6.100 miliardi di euro. Pari al 60% del totale degli asset europei. Una cifra enorme su cui l’industria della difesa ha puntato gli occhi per finanziare il piano Rearm Europe. Infatti, i fondi denominati Esg finora sono entrati per pochissimi denari nei portafogli dei settori aerospaziale e della difesa. Thomas Jusquame, (già citato nella nota n.1) rende noto che un consorzio di giornalisti ha recentemente rilevato che «tra il 2021 e il 2023, 120 miliardi di euro provenienti dai fondi “verdi” delle banche sono stati investiti nella produzione di armamenti». La finanza sostenibile screditata Come è potuto accadere che anche il principio della sostenibilità sia fagocitato dal furore bellico? Dove abbiamo sbagliato? Forse, nell’esserci illusi che la sostenibilità delle attività umane potesse realizzarsi per via normativa, a prescindere da una preliminare condivisione profonda, sostanziale di ciò che è etico e di ciò che non lo è. La sostenibilità, come la pace e molti altri bei principi, non basta scriverli nelle costituzioni bisogna che entrino nella testa e nel cuore delle persone. Si possono costruire carrarmati rispettando i diritti dei lavoratori e completamente riciclabili, forse, anche bombe “eco”, ma una guerra non sarà mai sostenibile9. Le tassonomie che classificano ciò che è sostenibile vengono dopo aver definito cosa è bene e cosa è male. Se non sono chiari i principi morali dell’agire umano si troveranno sempre delle giustificazioni per agire in deroga. C’è una straordinaria frase di papa Bergoglio che ammoniva contro la filantropia compensativa: «Gli aerei inquinano l’atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del biglietto piantano alberi, per compensare parte del danno arrecato. Le società dell’azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è ipocrisia!». Più avanti precisava: «Il capitalismo conosce la filantropia non la comunione»10. Con buona pace di quanti in questi anni hanno tentato di far riconosce e istituzionalizzare la finanza sostenibile, pesino “etica”. Ricordo che l’economista Enrico Giovannini, ministro con Letta e Draghi fece una campagna per iscrivere nella Costituzione il lemma “sviluppo sostenibile”. Lo stesso Giovannini è il principale promotore di una Alleanza di successo tra le imprese (ASviS) per lo Sviluppo Sostenibile, ossia per una “crescita verde”. Dal canto loro anche le banche e gli istituti finanziari si sono dati da fare con il Forum per la Finanza sostenibile. Il suo principale promotore e direttore generale, Francesco Bicciato, ci ricorda che sulla sostenibilità degli investimenti in armi è in corso un dibattito tra gli operatori: «Ci teniamo a sottolineare che la finanza sostenibile si fonda sull’integrazione tra i fattori economici e quelli ambientali e sociali. Secondo questa logica, gli investimenti in armi non ci sembra possano essere considerati sostenibili»11. Andrea Baranes, già presidente della Fondazione Finanza Etica e del Consiglio di Amministrazione di Banca Etica, ha lanciato un invito: «Forse occorre fermarsi solo un attimo. Sono oltre due secoli che la definizione di finanza sostenibile si fonda sull’esclusione dell’industria delle armi. Già nel XVIII secolo alcuni fondi religiosi negli Stati Uniti decidono di non investire nelle “azioni del peccato”. Tra i primi, la comunità protestante dei quaccheri che esclude in particolare due settori: le industrie implicate nella tratta degli schiavi e quelle legate alla guerra (…) È sempre stato così. Fino a ieri. Da oggi, anche un fondo che investe in armi può essere sostenibile (…) La sostenibilità diventa “un ostacolo”. Siamo oltre la soglia del ridicolo» (Andrea Baranes, La fine della sostenibilità. L’Unione europea ha autorizzato il primo fondo “sostenibile” che investe in armi, svuotando di significato l’idea stessa di finanza sostenibile, Valori, 21.10.2025). Il principio di sostenibilità va preso sul serio Ora che l’Ue è riuscita a purificare pure le armi e fagocitare il principio di solidarietà, cosa ci rimane? Nulla, poiché la nozione di sostenibilità è davvero cruciale per riuscire ad orientare i comportamenti umani. Dobbiamo quindi difendere in tutti i modi i parametri logici ed etici della sostenibilità. Il concetto viene dalle scienze naturali e indica la capacità della biosfera (e di ogni singolo ecosistema capace di autoregolarsi e di evolvere spontaneamente) di sopportare perturbazioni e impatti diretti o indiretti che vengono da attività esterne senza compromettere le sue caratteristiche e funzioni. Carring capacity, nei manuali di ecologia. Avere cognizione dei limiti di tollerabilità del sistema Terra (Gaia, nella bella immagine di un unico grande macrorganismo vitale) e dei suoi sottosistemi – “catena della vita”, la chiama Fritjof Capra -, significa quindi prendere coscienza della rete di relazioni che legano il mondo naturale e noi – l’umanità – con lui. Omnia coexa sunt. Lo sapevano già gli antichi. Sostenibilità, persistenza, equilibrio, armonia, integrazione… diventano così i parametri di riferimento per ogni attività umana. Le regole auree della convivenza. Il concetto di sostenibilità abbraccia tutti i campi dell’agire umano. Quello più propriamente analitico della conoscenza scientifica dei “limiti planetari” all’interno dei quali è possibile salvaguardare la rigenerazione delle forme di vita – perlomeno non danneggiarle. Quello normativo, politico-istituzionale che stabilisce i codici sociali e gli strumenti di regolamentazione nell’uso delle risorse naturali. Ma, prima di tutto, la sostenibilità abbraccia i criteri etici che presidiano il modo di concepire il mondo e le relazioni fra gli esseri umani e l’intero vivente. Senza questo codice universale morale sarà difficile che le comunità e i singoli individui riescano ad assumersi la responsabilità politica collettiva della salvaguardia della buona vita del e nel pianeta. La nostra civiltà moderna occidentale è figlia di concezioni utilitaristiche, antropocentriche, prometeiche. Pensiamo ed agiamo come se non ci fossero limiti nelle possibilità di estrarre materie ed energie dalla Terra. Pensiamo di poter dominare a nostro piacimento le forze della natura. Abbiamo trasformato le scoperte scientifiche in feticci tecnologici. Ignoriamo i segnali di stress (le retroazioni negative) che gli ecosistemi ci trasmettono. Estinzioni di massa delle specie viventi, inquinamenti d’ogni tipo, surriscaldamento climatico, pandemie, riduzione della fertilità maschile e innumerevoli altri “tipping point” ci dicono che stiamo erodendo le basi naturali che sostengono – appunto! – ogni attività umana. Il fallimento degli obiettivi dello Sviluppo sostenibile I movimenti ecologisti sono sorti all’indomani della catastrofe della Seconda guerra mondiale per denunciare le conseguenze di un modello di crescita economica e tecnologica fuori controllo. Fall out nucleare, inquinamento chimico, devastazione degli habitat naturali sono sotto gli occhi di tutti. Ad un certo punto sembrava che i potenti della Terra dessero ascolto alle popolazioni e agli scienziati12. Si comincia a pensare che lo “sviluppo” delle forze produttive dovesse essere in qualche modo tenuto sotto controllo. All’inizio viene proposto di usare il concetto di “eco-sviluppo”, ma ad alcuni sembrò troppo vincolate e con il rapporto Rapporto Brundtland del 1987 fu adottato definitivamente il lemma “sviluppo sostenibile”13. L’idea che sta alla base è provare ad addomesticare la crescita economica, imbrigliandola in traiettorie di lungo periodo e di controllo sociale. Lo sviluppo continua ad essere l’alfa e l’omega delle politiche governative, di destra e di sinistra, ma deve essere subordinato al raggiungimento di obiettivi di pubblica utilità. Gli Obiettivi del Millennio (2000) e poi i famosi Goals dell’Agenda 2030 (SDGs) adottati dalle Nazioni Unite il 25 settembre 2015, sottoscritti da 193 stati costituiscono un corpus programmatico e normativo di enorme portata: 17 obiettivi principali, articolati in 169 target specifici e 240 indicatori. A meno di quattro anni dalla data di scadenza, scopriamo che quegli ambiziosi progetti di autoriforma dell’attuale sistema socioeconomico sono di fatto falliti. I report dell’Onu, ma anche quelli a scala locale elaborati dall’ASviS, segnalano ritardi che, con lo scoppio delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, diventano incolmabili. La spesa militare globale ha raggiunto il livello record di oltre 2.700 miliardi di dollari, con un trend in crescita che, se confermato, porterebbe a raggiungere livelli compresi tra 4.700 e 6.600 miliardi di dollari entro il 2035, una cifra equivalente a quattro-cinque volte quella registrata alla fine della Guerra Fredda. Risultato: solo il 18% dei Target è in linea con l’obiettivo del 2030, per il 17% sta compiendo progressi moderati, per il 31% miglioramenti marginali o assenti, per il 17% è in stagnazione e nel 18% dei casi si osserva un regresso rispetto a dieci anni fa. Da tener presente che i risultati maggiori si sono registrati in Cina, che non mi pare stia rispettando i criteri di governance cari agli occidentali. Sull’ambiente i dati sono drammatici. Prendiamo il Goal 12, quello sul “consumo e sulle produzioni responsabili”. Tra il 2015 e il 2022 il consumo interno di materiali ha superato il ritmo di crescita della popolazione, aumentando del 23,3% e passando da 92,1 a 113,6 miliardi di tonnellate, mentre il consumo pro-capite è cresciuto del 14,8%, passando da 12,4 a 14,2 tonnellate pro capite. L’idea dello sviluppo sostenibile si basava sulle capacità delle imprese di innovare gli apparati produttivi con il decoupling, la separazione tra l’aumento del valore monetario del volume delle merci e dei servizi e la diminuzione dei flussi di materiali necessari a produrli. Risultato, fallimento su tutti e due i versanti: tramonto dell’era dello sviluppo (“stagnazione secolare” negli indici di aumento del Pil) e sfondamento dei limiti biogeofisici del pianeta. La strategia dello sviluppo sostenibile paga ambiguità semantiche (la sovrapposizione di crescita e sviluppo), illusioni ideologiche (la marea che cresce aiuterebbe tutte le barche ad uscire dal porto), soprattutto, difetti strutturali: le logiche di sviluppo capitaliste non sono correggibili agendo con gli strumenti del mercato. La logica di valorizzazione e accumulazione del capitale ha bisogno di un incessante processo di accelerazione dei cicli di produzione e di consumo. Fattori produttivi e merci, estrazione di risorse naturali e produzione di scarti e rifiuti procedono più o meno appaiati, ma nella stessa direzione. Qualche cosa si potrà riciclare (economia circolare), qualche cosa si potrà efficientare (nuove tecnologie green), qualche cosa si potrà evitare di sprecare (sobrietà), qualche cosa potrà essere persino eco, ma fino a che i modi produttivi e le relazioni sociali saranno dominati dalle logiche di mercato non si potrà mai realizzare una integrazione equilibrata, armoniosa tra ecologia ed economia, tra attività antropiche e biosfera. Ha scritto Edgar Morin: «Potrà svilupparsi un capitalismo ecologico che fabbrichi e venda il non-inquinante, il sano, il rigenerante (…) tuttavia il problema ecologico ci obbliga prendere in considerazione la struttura della vita e della società umana (…) Abbiamo bisogno di una bio-antropologia, di una ecologia generalizzata» (L’anno I dell’era ecologica, Armando editore, 2007). La crisi sistemica, multifattoriale e multidimensionale, in cui sono precipitate le società occidentali obbligano a una scelta. Non sembrano esserci più molti margini di accomodamento tra sviluppo e preservazione delle capacità rigenerative della biosfera, dei supporti vitali che ci offre il Sistema Terra. La sostenibilità va quindi presa sul serio, integralmente, come vincolo e come guida, in tutte le sue dimensioni: analitico-scientifiche, razionali (la carring capacity), normative (le politiche pubbliche, le strumentazioni) e, prima di tutto, etiche. Quelle cioè che chiamano in causa la consapevolezza e la responsabilità. La più bella definizione di sostenibilità è probabilmente quella che ci dette Hans Jonas nel lontano 1979, Il principio responsabilità: «Agisci in modo tale che le conseguenze delle tue azioni siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla Terra». -------------------------------------------------------------------------------- 1 Official Journal of the European Union, COMMISSION NOTICE on the application of the sustainable finance framework and the Corporate Sustainability Due Diligence Directive to the defence sector./2025/4950. La notizia è stata commentata dal giornalista Thomas Jusquame, Oh Dio! Quanto è bella la guerra, Le Monde Diplonatique, maggio 2026: «La Commissione europea ha stabilito che “la finanza sostenibile dell’Unione Europea è compatibile con gli investimenti nel settore della difesa”. Così alcune armi nucleari, armi incendiarie e munizioni all’uranio impoverito sono diventate ammissibili tra gli investimenti “etici” allo stesso titolo dei carri armati, dei cannoni, degli aerei da combattimento, dei proiettili e dei software di sorveglianza (…) Questi investimenti, gestiti secondo criteri ambientali, sociali e di governance [ESG] sono ritenuti legati allo sviluppo sostenibile». Vedi anche Alessandro Bonini ed Elisa Campisi, L’Ue annacqua la finanza sostenibile: ok anche alle armi nucleari, Avvenire del 24 gennaio 2026. «Una bomba atomica può essere considerata un investimento sostenibile? Per quanto possa sembrare incredibile, per le regole europee sulla finanza Esg (cioè gli investimenti che rispettano criteri ambientali, sociali e di governance) la risposta, sorprendente, è “sì”». Sull’argomento ha scritto anche Luca Pisapia, I parametri Esg, l’ennesima vittima delle guerre, in Valori 14.11.2023: «Una vittima delle guerre in corso è l’idea stessa che sia possibile costruire una forma di capitalismo etico. La scomparsa dell’etica negli investimenti finanziari resta una vittima, o se preferite un effetto collaterale, delle guerre».  E anche Simone Siliani, «In fumo anni di lavoro sulle regole per la finanza sostenibile», Valori, 28.01.2026. 2 Scrive Maurizio Bongioanni «Il regolamento Sfrd (Sustainable finance disclosure regulation) (…). Non dice nulla, quindi, sulle armi convenzionali» (Valori 08.04.2025). Ciò che viene chiesto è solo una informazione “trasparente”. 3 In realtà l’Unione Europea ha prodotto delle normative solo sulla sostenibilità ambientale, sulla base di classificazioni (“tassonomie”) delle attività finalizzate alla mitigazione degli impatti antropici sui sistemi naturali, all’adattamento degli insediamenti umani alle nuove condizioni climatiche, al recupero e al riciclo dei materiali, alla conversione energetica, tutti con il vincolo di non danneggiare significativamente nessuna matrice naturale. Sugli altri criteri (Social e Governance) c’è traccia di numerosi studi e gruppi di lavoro, ma non risulta ancora nessuna proposta della Commissione. 4 Vedi: Revisiting the sustainability science agenda, di Mesfin Sahle et altri in IGES e IR3S 2025. 5 ReArm Europe (Riarmare l’Europa), ribattezzato “Readiness 2030”, proposto dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, è stato approvato dal Parlamento europeo il 12 marzo 2025 con l’obiettivo di investire fino a 800 miliardi di euro per rafforzare l’infrastruttura di difesa europea. 6 Ha scritto Andrea Baranes che sia la finanza pubblica che quella privata sono impegnate a «convogliare i 10mila miliardi di euro che i cittadini europei detengono sui loro conti correnti bancari verso investimenti finanziari (…) Ogni risorsa disponibile deve essere impiegata. Anche quelle che esplicitamente chiedono di non farlo. Su questo fronte si lavora alla direttiva Saving and Investment Union». Andrea Baranes, La fine della sostenibilità. L’Unione europea ha autorizzato il primo fondo “sostenibile” che investe in armi, svuotando di significato l’idea stessa di finanza sostenibile, Valori 21.10.2025. 7 Mi riferisco alla Direttiva sul reporting di sostenibilità (Csrd) che impone alle imprese di fare un’analisi degli impatti ambientali e sociali del loro business. 8 Pierangela Peruzzo, La finanza sostenibile e i fondi di investimento classificati Art.8 e Art.9 secondo il Regolamento SFDR, https://unitesi.unive.it/handle/20.500.14247/13488 9 Secondo la Direttiva sulla Due Diligence (CSDDD) anche le aziende deli sistemi d’arma sono tenute a mappare e mitigare i potenziali impatti negativi delle proprie linee produttive sui diritti umani e sull’ambiente. 10 Udienza con il movimento dell’Economia di Comunione, 4 febbraio 2017. I riferimenti di papa Francesco all’industria delle armi sono stati frequentissimi, ad esempio: «È terribile “guadagnare con la morte”, ma “purtroppo oggi gli investimenti che danno più reddito sono le fabbriche delle armi”», Avvenire, 2 maggio 2024. 11 In Alessandro Bonini ed Elisa Campisi, L’Ue annacqua la finanza sostenibile: ok anche alle armi nucleari, Avvenire del 24 gennaio 2026. 12 Qui una mini-cronologia: 1969 negli Stati Uniti, il 31 dicembre, il Congresso vara il “National Environmental Policy Act” (Nepa); nel 1970 viene istituita l’EPA, l’Agenzia modello nella protezione dell’ambiente; il 22 aprile 1970 viene celebrato l’Earth-Day, sotto l’egida delle Nazioni Unite; nel 1971 viene firmata la Convenzione Ramsar (uccelli); nel 1972 viene pubblicato il Rapporto del MIT sui “limiti dello sviluppo” commissionato dal “Club di Roma”; nel 1972 a Stoccolma il Summit sull’ambiente dell’uomo con la “Dichiarazione” delle Nazioni Unite; nel 1987 viene scritto il Rapporto Brundtland WCED in preparazione del Summit della Terra che si svolgerà a Rio de Janeiro nel 1992; nel 1988 nascono l’Organizzazione meteorologica mondiale (World Meteorological Organization, WMO) ,il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (United Nations Environment-Programme, UNEP) e il Gruppo di esperti intergovernativo sul cambiamento climatico Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC). 13 Questa la definizione classica: «Lo sviluppo è sostenibile se soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri bisogni». -------------------------------------------------------------------------------- Testo preparato per il modulo su “Sostenibilità: origine ed evoluzione”, nell’ambito del Progetto formativo “Commercio 4.0 Etico e Sostenibile”, dell’Azienda cooperativa Filò – BDES, promosso a Martellago (Venezia) il 20 maggio 2026 -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Se persino le armi sono sostenibili proviene da Comune-info.
June 2, 2026
Comune-info
LETTERA APERTA A COLDIRETTI PIEMONTE, CONFAGRICOLTURA PIEMONTE, CIA PIEMONTE, COOPERATIVA LA MARUNA, CONSORZIO TUTELA VINI DOC VALSUSA
Riprendiamo questa lettera aperta e petizione di Movimento Terra – Collettivo di contandini della Valsusa Contadini Valsusini – oltre l’inganno pure la beffa! Siamo schiacciati tra alti costi di produzione […] The post LETTERA APERTA A COLDIRETTI PIEMONTE, CONFAGRICOLTURA PIEMONTE, CIA PIEMONTE, COOPERATIVA LA MARUNA, CONSORZIO TUTELA VINI DOC VALSUSA first appeared on notav.info.
May 19, 2026
notav.info
Val di Susa candidata a capitale della cultura 2028
Si mormora che la Val di Susa voglia candidarsi a Capitale della Cultura 2028. Tuttavia, “cultura”, in questo caso, è sinonimo di cantieri a perdita d’occhio, tunnel che potremmo definire […] The post Val di Susa candidata a capitale della cultura 2028 first appeared on notav.info.
March 17, 2026
notav.info
Milano-Cortina: sport, petrolio, greenwashing
Articoli di Claudia Vago, Gianluca Cicinelli e Giovanni Caprio. Con molti link utili ripresi… dalla “bottega”. Milano Cortina 2026, i Giochi italiani “sostenibili”… ma ciò che si vende è “made in Bangladesh” (senza veri controlli). E quasi nessuno dice che la sostenibilità diventa marketing se ignora filiere, subappalti e diritti di chi produce il merchandising. di Claudia Vago (*) Foto:
February 11, 2026
La Bottega del Barbieri
In UE i fondi “sostenibili” finanziano le armi
Con il piano RearmEu l’Unione Europea ha definito la rotta: investimenti e voci di spesa vanno dirottati nelle aziende belliche e per le armi, la difesa è ormai un mantra nel linguaggio europeo, utilizzato anche per giustificare l’uso di fondi originariamente destinati alla transizione ecologica per l’industria delle armi. L’inchiesta coordinata da Voxeurop, risultato della collaborazione con El País, IrpiMedia e Mediapart, riporta dati importanti rispetto ai meccanismi relativi agli investimenti della finanza sostenibile, un settore dal quale l’industria bellica non ha intenzione di rimanere esclusa. Ne parliamo con Carlotta Indiano, giornalista indipendente di IrpiMedia che ha collaborato all’inchiesta
January 22, 2026
Radio Blackout - Info
I dati di Pendolaria 2025: il trasporto pubblico italiano continua a perdere “pezzi”
Il Fondo Nazionale Trasporti varrà nel 2026 il 38% in meno rispetto al 2009 se si considera l’inflazione, mentre la legge di Bilancio 2026 toglie risorse decisive alla metro C di Roma, alla M4 di Milano e al collegamento Afragola–Napoli. Nel 2024 hanno circolato inoltre 185 treni regionali in meno rispetto al 2023 a causa delle dismissioni dei rotabili più vecchi non compensate da acquisti sufficienti di nuovi convogli. Nel frattempo, il Ponte sullo Stretto assorbe 15 miliardi di euro per poco più di 3 chilometri, mentre con un terzo di quella cifra – 5,4 miliardi – si stanno realizzando 250 chilometri di tranvie in 11 città. È la fotografia del nuovo Rapporto Pendolaria – 20ª edizione di Legambiente, che documenta un sistema dei trasporti segnato da scelte politiche sbilanciate, sottofinanziamento cronico e ricadute sempre più pesanti su famiglie, lavoratori e studenti. Mentre le grandi opere stradali monopolizzano il dibattito pubblico, il servizio ferroviario quotidiano si deteriora: crescono gli impatti degli eventi meteo estremi sui trasporti (26 solo nel 2025) e aumenta il numero di persone che non può permettersi di muoversi. I numeri del Fondo Nazionale Trasporti parlano chiaro: le risorse destinate al trasporto pubblico su ferro e gomma sono oggi inferiori a quelle del 2009 e non sono mai state pienamente reintegrate dopo i tagli del 2010. In valori assoluti si è passati da 6,2 miliardi di euro nel 2009 a 4,9 miliardi nel 2020, con un lieve recupero a 5,18 miliardi nel 2024. Ma se si considera l’inflazione, il Fondo vale oggi il 35% in meno rispetto al 2009 e, senza interventi correttivi, nel 2026 la perdita salirà al 38%. Per tornare ai livelli reali di spesa di oltre quindici anni fa sarebbero necessari almeno 3 miliardi in più di quanto oggi previsto. D’altro canto, la legge di Bilancio 2026 non rafforza il Fondo e, al contrario, definanzia tre interventi cruciali per le aree urbane a più alta domanda di mobilità: 425 milioni di euro sottratti alla metro C di Roma (tratta Piazzale Clodio–Farnesina), lo stop al prolungamento della M4 di Milano fino a Segrate e al collegamento ferroviario Afragola–Napoli. Negli ultimi anni, la politica infrastrutturale ha inoltre continuato a privilegiare grandi opere stradali e autostradali – tra cui soprattutto il Ponte sullo Stretto di Messina, ma anche la Pedemontana Veneta, la Bre.Be.Mi., la Pedemontana Lombarda – con conseguenze negative su economia, ambiente e clima. Questa impostazione ha drenato risorse dalle aree urbane e metropolitane, dove si concentra la domanda di mobilità quotidiana, contribuendo a rendere marginale il tema del finanziamento del trasporto pubblico locale. In Italia si costruiscono infatti in media solo 2,85 chilometri all’anno di nuove metropolitane e 1,28 chilometri di tranvie. Le reti metropolitane italiane si fermano complessivamente a 271,7 chilometri, contro i 680 del Regno Unito, i 657 della Germania e i 620 della Spagna. Il confronto con il Ponte sullo Stretto è emblematico: con 5,4 miliardi di euro – l’investimento complessivo previsto per la realizzazione e il prolungamento di 29 linee tranviarie in 11 città italiane, pari a circa 250 chilometri di rete – sarebbe possibile costruire un sistema di mobilità urbana efficiente, accessibile e coerente con gli obiettivi climatici. Una cifra pari a circa un terzo del costo del Ponte (15 miliardi di euro per soli 3 chilometri), ma con un impatto sulla vita quotidiana di milioni di persone incomparabilmente superiore. Le linee peggiori d’Italia individuate in collaborazione con i comitati pendolari raccontano un sistema intrappolato tra rinvii e promesse non mantenute. In Campania la ex Circumvesuviana conferma il primato negativo: 13 milioni di passeggeri persi in dieci anni, convogli senza climatizzazione, stazioni impresenziate e un orario ancora “provvisorio”. Sempre in Campania, sulla Salerno–Avellino–Benevento la riapertura della stazione di Avellino è rimandata a giugno 2027. Nel Lazio la Roma Nord–Viterbo ha registrato 8.038 corse soppresse nei primi dieci mesi del 2025, il dato peggiore degli ultimi tre anni, mentre la Roma–Lido continua a essere segnata da guasti frequenti. Al Nord la Milano–Mortara–Alessandria, utilizzata ogni giorno da circa 19mila viaggiatori, accumula ritardi per il mancato raddoppio della linea. A questa si aggiungono le criticità del sistema ferroviario regionale e metropolitano del Piemonte, della Vicenza–Schio nel Nord-Est e delle Ferrovie del Sud Est. New entry del 2025 è la Sassari–Alghero, con quattro coppie di treni soppresse e un servizio quotidiano ancora inadeguato. In Sicilia restano infine aperte ferite storiche come la Catania–Caltagirone–Gela, interrotta dal 2011, e la Palermo–Trapani via Milo, chiusa dal 2013: collegamenti ferroviari fondamentali fermi da oltre un decennio. Tra le proposte di Legambiente al Governo Meloni c’è il rifinanziamento strutturale del trasporto pubblico su ferro e urbano, insieme a un rafforzamento del ruolo del MIT sulla qualità del servizio. Serve riportare il Fondo Nazionale Trasporti ai livelli reali del 2009 e investire su più treni e più corse nelle aree urbane e suburbane. Occorre potenziare le frequenze, passando da 30 minuti a 4–8 minuti nelle ore di punta, e raddoppiare i viaggi giornalieri da 6 a 12 milioni entro il 2035. A questo si affiancano politiche tariffarie integrate, con abbonamenti unici sul modello tedesco e spagnolo, incentivi all’uso del TPL, la riforma fiscale della shared mobility, il ripensamento degli spazi urbani con Low Emission Zones e città dei 15 minuti, lo sviluppo della mobilità elettrica, a prescindere dalla scadenza del 2035, e un piano per lo shift modale del trasporto merci, rafforzando Sea Modal Shift (il vecchio Marebonus) e Ferrobonus. Qui il Rapporto: https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2025/12/Rapporto-Pendolaria-20esima-edizione-1-2.pdf. Giovanni Caprio
December 22, 2025
Pressenza
[Ponte Radio] Fake in Italy
Parliamo della candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale dell'UNESCO, provando a smascherare l'idea del made in italy e la narrazione di "sostenibilità" e "biodiversità" dietro la quale si nasconde l'agroindustria e la grande distribuzione con aziende che spesso finanziano, in ultima analisi, guerra e turismo. A Verona il centro città diventa una experience gastronomica per turisti dal portafogli rigonfio e il cibo diventa protagonista della riqualificazione del territorio. Ma lontani dalle luci dei mercatini natalizi e dei ristoranti vediamo crollare deserti gastronomici come Eataly e sorgere oasi che provano a resistere. Passeremo ad una prospettiva internazionale parlando delle recenti novità legislative riguardo gli accordi agroalimentari e gli NGT (TEA ovvero nuovi OGM). Concludiamo con presentazione dei contadini e dei produttori che animano il mercato di Genuino Clandestino Trento.
December 19, 2025
Radio Onda Rossa
Nella prospettiva di ‘Sostenere il futuro’… la realtà ha superato la fantasia
Il testo della (mia) lettera che sostituisce i previsti “interventi semi-seri e ludopatetici” in programma al vernissage della rassegna di opere e performance artistiche SOSTENERE IL FUTURO – SOSTENIBILITÀ DIGITALE: UNA SFIDA TRA OMBRE E POSSIBILITÀ . Quiz che l’IA… non capisce con Pressenza a ‘Sostenere il futuro’ Mi scuso con curatori e pubblico della mostra, ma per cause di forza maggiore non sono riuscita ad arrivare, perché nemmeno partire… e il titolo del (mio) intervento a distanza è modificato. Non più INTERVENTI… al plurale, perché interattivi e corali, bensì un breve MONOLOGO SEMISERIO e non LUDO-PATETICO ma DAVVERO PARADOSSALE, perché la mia assenza dimostra proprio che  – come proverbialmente la fantasia, o fantascienza – nel presente l’IA [ INTELLIGENZA ARTIFICIALE ] supera oltre che l’immaginazione anche la razionalità umana. Quando sono stata invitata al vernissage prima di confermare la presenza ho controllato  – ovviamente online, sul sito delle FFSS  – gli orari dei treni in andata e ritorno per e da Vigevano in data odierna e così, in base alle indicazioni, ero certa che oggi potessi aggregarmi agli artisti che espongono opere e presentano performance sul tema SOSTENERE IL FUTURO … UNA SFIDA… Se invece non sono qui adesso con voi è perché oggi la stazione di partenza oggi era chiusa (foto in alto) e invece che raggiungere la destinazione sono tornata a casa… con le proverbiali ‘pive nel sacco’. C’era uno sciopero indetto dal sindacato ORSA di cui condivido gli obiettivi: far sapere alla gente che Trenord non è collaborativa con i dipendenti per “affrontare e risolvere le criticità presenti in tutti i settori aziendali, sia sotto il profilo normativo che economico”. Non lo sapevo… e qualcuno mi dirà: “Ma dai, in che mondo vivi?”. Eh, vivo nel ‘mondo’ in cui chi, non avendo soldi per permettersi un’automobile o essendo – come me, non integerrima e integralista, però coerente – ambientalista non la possiede e dell’attivazione della linea ferroviaria nella città in cui abita ha appreso dalle notizie annunciate con tanta enfasi dai politici ‘di turno’, quando deve prendere un treno per andare al lavoro, a scuola, o all’ospedale oppure per diletto trova le informazioni online sul sito delle FFSS… … in cui di questo sciopero oggi non era riferito niente, ovviamente. Vivo in ‘questo mondo’ devastato da guerre che a parole nessuno vuole e invece vengono incessantemente combattute, un mondo i cui governanti sono tanto premurosi e lungimiranti che investono i soldi pubblici in armamenti, e così ne distolgono dal finanziamento delle aziende pubbliche – cioè da sanità, istruzione,… trasporti – e dove gli strateghi sono così intelligenti da mandare le truppe al macello e a fare strage di soldati e civili con armi ipertecnologiche,… … intanto cercando di convincerci che per avere la pace tutti noi si debba fare qualche ‘sacrificio’, ovvero rinunciare al condizionatore – un bene di lusso il cui uso fa aumentare i gradi del clima ambientale arroventato dal surriscaldamento globale… – ma ben sapendo che invece il prezzo delle guerre tanto profittevoli per i produttori di armi sono le carneficine, le devastazioni ambientali e gli aumenti del riscaldamento d’inverno, del pane quotidiano e del costo della vita, quindi l’incremento della povertà. Vivo in un mondo i cui cittadini non vengono ascoltati da una classe dirigente di leader e manager che parlano dei prodigi dell’Intelligenza Artificiale con tanto entusiasmo… … e avrei voluto venire a Vigevano e insieme a voi immaginare il futuro sostenibile riflettendo sulla realtà attuale in modo non polemico, affrontando difficoltà, problemi e sfide in modo ludico proprio perché sono convinta che l’umanità possa superare gli ancora laceranti drammi del passato e le angosciose tragedie del presente solo grazie alla propria capacità, umana e solo umana, di scherzare su paradossi e assurdità. Vi avrei fatto ascoltare come la IA ha risposto a tre mie domande ‘demenziali’: * un dilemma esistenziale, Dio esiste ? * un enigma proverbialmente insolubile, È nato prima l’uovo o la gallina ? * una questione apparentemente surreale, La gallina è un animale intelligente ? Cosa mi ha impedito di farlo dimostra proprio di quanto siano necessarie, oltre che l’intelligenza umana con cui, ai calcoli ‘astronomici’ che l’IA produce in un battibaleno, anteporre le persone e i loro bisogni, anche l’arte, la cultura, l’immaginazione e la fantasia con cui aver fiducia in noi stessi e confidare che sia possibile vivere in un futuro sostenibile, cioè in mondo migliore di quello attuale. Maddalena Pronta a partire, con il mio ombrello preferito e ‘agghindata’ per l’occasione… PS – oggi, contemporaneamente, a Torino, alla stazione di Porta Susa…         Maddalena Brunasti
November 16, 2025
Pressenza
Bastioni di Orione a Belem, in Africa Occidentale e nel Saharawi
Questa settimana ci siamo dedicati dapprima alle proteste degli abitanti dell’Africa occidentale esasperati dalla perpetuazione di regimi autoritari, rintuzzate da un potere ancora postcoloniale che fa da perno al residuo controllo francese sui paesi della Françafrique, scatenate dalla rielezione truffaldina di dinosauri ultranovantenni in Africa occidentale, ponendole a confronto insieme a Roberto Valussi con la contrapposizione della unione dei paesi del Sahel, anch’essi messi in crisi dall’avanzata del jihadismo. Ci siamo poi spostati di poco verso nord, raggiungendo il Maghreb, in particolare la situazione nella regione dei Saharawi, da più di mezzo secolo alle prese di un’altra forma di colonialismo: la monarchia assoluta marocchina si è sostituita ai francesi, permettendo ancora lo sfruttamento dei fosfati e della pesca nel territorio del Sahara occidentale, dopo aver colonizzato la regione da cui ha cacciato il popolo saharawi. Ora all’Onu si è consumato un nuovo passaggio verso l’annessione marocchina della zona al confine mauritano, ne abbiamo parlato con il nostro consueto interlocutore in materia, Karim Metref. Abbiamo infine iniziato a occuparci della Cop30 in corso a Belem con Alfredo Somoza, che ha tracciato con chiarezza le modalità, gli intenti e i parziali risultati di una conferenza delel parti svolta per una volta su un campo che avrebbe dovuto essere sensibile alle istanze della difesa dell’ambiente e che la diplomazia internazionale costringe a barcamenarsi cercando di conseguire il risultato condiviso richiesto; parallelamente si è quindi svolto un Controvertice e le popolazioni native si sono prese il palcoscenico a più riprese. Elezioni africane, presidenti dinosauri e retaggio della Françafrique Partendo dalle elezioni in Costa d’Avorio che hanno riconfermato il modello autocratico del terzo mandato con l’elezione di Ouattara, legato mani e piedi agli interessi economici e strategici di una Francia in ritirata dallo scenario saheliano, proviamo con Roberto Valussi che scrive per la rivista Nigrizia a decrittare il risultato dei queste elezioni allargando lo sguardo ad altre aree del continente africano. La serie di colpi di stato che ha cambiato gli equilibri in Mali, Burkina Faso e Niger e la creazione dell’ Alleanza del Sahel (AES) ha spostato il baricentro degli interessi francesi verso la Costa D’Avorio che si consolida come pivot del residuo sistema di potere della Francia in Africa, pur aprendosi anche ad altri interlocutori come gli Stati Uniti e la Cina. Ouattara dopo aver impedito ai potenziali contendenti, Thiam e Gbabo, di presentarsi alle elezioni con artifici legali poco attendibili, ha vinto nonostante le proteste contro il suo ennesimo mandato sulla falsariga di un altro dinosauro africano, Paul Biya, che in Camerun alla tenera età di 92 anni continua a governare dal 1982 . Si definiscono in questa fase di mutamenti e fratture sociali tre modelli, quello dei colpi di stato militari che con tutti i loro limiti, interpretano il sentimento antifrancese che alberga nella maggioranza demografica dei giovani insofferenti, la continuità delle finte democrazie autocratiche che con la repressione e i brogli danno continuità ad un sistema di potere in agonia e la soluzione elettorale alla senegalese forse non esportabile per le caratteristiche proprie della storia senegalese che incanala il dissenso e la protesta verso un progetto di cambiamento. L’Onu ha scippato l’indipendenza saharawi Dopo anni di stallo alle Nazioni Unite, la Risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza ha ridisegnato il panorama della questione del Sahara Occidentale. Adottata il 31 ottobre senza veto, segna un importante cambiamento strategico: il piano di autonomia marocchino è diventato la base del processo ONU, il Consiglio di sicurezza ha chiaramente sancito l’iniziativa marocchina dell’autonomia come base esclusiva per i negoziati per l’arrivo di una soluzione definitiva al conflitto regionale che ha afflitto la regione per mezzo secolo . Per l’Algeria, la battuta d’arresto diplomatica è tanto più grave in quanto questa risoluzione è stata adottata mentre il paese era già membro del Consiglio di Sicurezza. Per il Marocco, la sfida è cambiata: non si tratta più di convincere gli altri della credibilità del suo piano, ma di dettagliarlo e attuarlo . Il termine “referendum” non compare più nella nuova risoluzione. l mandato della MINURSO, la missione ONU sul campo, sarà rivisto alla luce dei progressi politici, ponendo così fine al ciclo di proroghe tecniche automatiche. Le Nazioni Unite continuano a menzionare il principio di autodeterminazione, ma non lo collegano più a un referendum . l Polisario ha reagito timidamente alla risoluzione, semplicemente prendendo nota di alcuni elementi del testo, che costituiscono una deviazione molto pericolosa e senza precedenti dalla base su cui il Consiglio di Sicurezza affronta la questione “come questione di decolonizzazione”. Tuttavia, quattro giorni prima dell’adozione della risoluzione, il Polisario aveva “categoricamente respinto qualsiasi iniziativa come la bozza di risoluzione promossa dagli Stati Uniti “mirava a imporre il piano di autonomia marocchino o a limitare il diritto inalienabile del popolo saharawi di decidere liberamente il proprio futuro”. La soluzione proposta dall’ONU sulla spinta degli Stati Uniti e la Francia elimina qualsisiai riferimento all’autodeterminazione del popolo saharawi prospettando un’autonomia sotto il controllo del Marocco. Di questo e della denuncia dell’accordo franco algerino del 1968 ,passata all’Assemblea nazionale su proposta dei lepenisti parliamo con Karim Metref  giornalista algerino Cop30. Mitigare il clima, almeno nel suo cambiamento In un mondo sempre più attraversato da conflitti, dove le nazioni sono sempre più  bellicose, sembra reggere a parole l’impegno di ciascuno sulle grandi linee della tutela dell’ambiente. Anche perché dietro al carrozzone mediatico si nascondono anche molte occasioni di business (riconversione, sostenibilità…). Nel commento di Alfredo Somoza si riscontrano note di parziale ottimismo per l’impostazione della Cop30 e per i primi risultati che Lula può dichiarare conseguiti come i 5 miliardi versati per la creazione di un fondo mondiale per la tutela delle foreste tropicali e dunque Alfredo, che ha partecipato ad alcune edizioni precedenti, ritiene si possa considerare non fallimentare questa edizione improntata al pragmatismo fin dal discorso inaugurale del presidente brasiliano, per quanto sia possibile in simili consessi istituzionali che devono regolare con il bilancino diplomatico i rapporti e le risoluzioni finali, sempre sottoposte a veti contrapposti delle molteplici lobbies presenti, pronte a mettere in stallo obiettivi e finanziamenti – in particolare per il superamento del fossile e l’abbattimento del CO2.  Infatti il fulcro di questa edizione, a dieci anni dalle promesse disattese della Cop20 parigina, della conferenza climatica è il capitolo dell’istituzione di uno stanziamento di 1300 miliardi per l’incremento dei flussi finanziari verso i paesi vulnerabili (metà della spesa bellica annuale) per mettere sotto controllo gli aspetti più drammatici del cambiamento climatico. Un terreno che vede la Cina protagonista – non presente con i vertici politici ma con i tecnici – è quello inerente all’aspetto tecnologico che prevederebbe secondo precedenti accordi internazionali la neutralità climatica per il 2050, mentre Pechino ci può arrivare già nel 2047; mentre invece l’India non ha né capacità tecnologica, né l’intenzione di rispettare i termini, spostando il traguardo al 2070.  L’Unfcc che organizza l’evento ha fatto uscire proprio in questi giorni il rapporto sull’impatto economico e climatico della climatizzazione domestica  Intanto si è svolto parallelamente il “Controvertice” Cúpula dos Povos, che ha dato luogo nell’assemblea conclusiva al Movimento delle Comunità Colpite dalle Dighe, dalla Crisi Climatica e dai Sistemi Energetici, polemico con un vertice ufficiale contaminato dalla presenza di molte imprese responsabili di crimini ambientali e persino emissari di crimini petroliferi. Molti nativi sono giunti da ogni paese amazzonico e non solo per rivendicare i diritti delle popolazioni indigene, che peraltro si trovano a casa loro e un migliaio sono anche accreditate all’ingresso, nonostante la Conferenza delle Parti sia riservata dall’Onu a discussioni di carattere tecnico (i leader politici partecipano al vertice preliminare che dovrebbe demarcare i limiti entro i quali negoziare gli accordi finali) ed è il momento in cui gli stati devono essere inchiodati alle loro responsabilità. E stanno facendo sentire la voce e il fiato di chi vive più vicino alla Natura. --------------------------------------------------------------------------------
November 15, 2025
Radio Blackout - Info
Sostenere il futuro – Sostenibilità digitale: una sfida tra ombre e possibilità
La rassegna di opere artistiche sia analogiche che digitali e di performance delinea un percorso euristico esplorativo delle senzazioni percepite nelle dimensioni materiali e immateriali, ovvero fisiche e concettuali, concrete e astratte, reali e artificiali nell’avvenersitico ‘mondo virtuale’, cioè iper-tecnologizzato, del futuro. Inclusa nel programma della IX edizione del Festival delle Trasformazioni, il cui tema è “Una società equa e sostenibile: trasformazioni in corso”, è allestita nelle sale della Seconda Scuderia edificata nel 1473 a un lato del Castello di Vigevano, un complesso monumentale al cui ingresso principale preceduto dalla scenografica scalinata in pietra affacciata sulla meravigliosa piazza Ducale vigevanese, un gioiello di architettura urbana rinascimentale, svetta la Torre del Bramante. Il contrasto con l’ambientazione mette in risalto il nesso tra gli aspetti estici ed estetici della mostra collettiva ideata e realizzata da due associazioni lombarde, la vigevanese Evuz Art e la milanese NOIBRERA, che recentemente insieme al Presidio per la Pace di Sesto San Giovanni ha presentato la mostra Le linee continue della pace. Della rassegna che, su invito di Rete Cultura Vigevano, le due associazioni – entrambe dedite a “sostenere la creatività come esperienza accessibile, comunitaria e profondamente connessa con il presente” – spiegano: > Con questo progetto si vuole offrire uno spazio di riflessione condivisa sul > rapporto tra sostenibilità e digitalizzazione, affrontando il tema non > soltanto dal punto di vista ambientale o tecnico, ma piuttosto come questione > culturale, sociale e profondamente umana. > La mostra nasce dalla necessità di non guardare più il digitale solo come > innovazione, ma come ambiente in cui siamo immersi ogni giorno – un ambiente > che modifica profondamente il modo in cui viviamo, pensiamo, ricordiamo e > percepiamo. In questo senso, parlare di sostenibilità digitale significa > affrontare non solo un problema tecnico o ambientale, ma anche una questione > culturale, etica e umana.Viviamo in un’epoca in cui il digitale appare > immateriale, rapido, trasparente. Scorriamo immagini, archiviamo dati, ci > connettiamo senza sosta. Eppure ogni gesto digitale consuma energia, produce > scarti invisibili, lascia tracce fisiche. Le infrastrutture che lo rendono > possibile – cavi, server, miniere di terre rare – restano nascoste, così come > restano spesso invisibili le trasformazioni profonde che queste tecnologie > operano nei nostri comportamenti, nelle relazioni, nell’identità.In questo > contesto, gli artisti coinvolti non usano necessariamente strumenti digitali, > ma si confrontano con le sue conseguenze simboliche e percettive. Attraverso > pittura, disegno, scultura, fotografia, tecnica mista, linguaggi digitali o > performance ci invitano a riflettere su ciò che si sta smaterializzando: il > corpo, la memoria, la profondità dell’esperienza. SOSTENERE IL FUTURO – SOSTENIBILITÀ DIGITALE: UNA SFIDA TRA OMBRE E POSSIBILITÀ La rassegna presenta in esposizione opere di : Alessandro Abruscato, Massimo Bandi, Maurizio Bondesan, Emma Bozzella, Giò Cacciatore, Giuliana Consilvio, Renzo Dell’Ungaro, Aleksandra Erdeljan, Marina Falco, Annamaria Gagliardi, Renato Galbusera, Silvana Giannelli, Antonio Giarrusso, Giuse Iannello, Lorenzo Lucatelli, Giò Marchesi, Giuseppe Matrascia, Veronica Menchise, Nik Palermo, Nadia Pelà, Günter Pusch, Marco Raimondo, Pierangelo Russo, Alex Sala, Fabio Sironi, Rossella Taffa e Laura Trazzi. All’inaugurazione sono state proposte le performance : “Non sono ancora diventato migliore” di Alex Sala e “Teatro Fracking” con Fabio Sironi e Gianni Mimmo. Presto verrà comunicato il programma del finissage. INFORMAZIONI : RETE CULTURA VIGEVANO – c/o APC corso Cavour, 82 – Vigevano, PV 27029 NOIBRERA – info@noibrera.it   in esposizione nella Seconda Scuderia del Castello / Vigevano, PV – piazza Ducale nelle giornate di sabato e domenica, dalle 11 alle 18, fino al 16 novembre 2025 CODICE 404 – Un’opera che mette in dialogo primordiale e digitale, fallimento e ricerca, presenza e assenza. Le figure stilizzate richiamano i graffiti rupestri: tracce essenziali dell’umano. Al centro domina un grande QR code, simbolo della nostra connessione continua a un altrove tecnologico. Ma cosa accade quando il collegamento si interrompe? Il titolo CODICE 404 cita l’errore di rete che indica una risorsa non trovata: come quando l’informazione scompare, come quando l’identità si frantuma nell’iper-connessione. Il video collegato – 59 secondi tra bianco e nero, rosso e suono pulsante – estende l’opera oltre la tela, in uno spazio digitale ulteriormente effimero. È un cerchio che non si chiude: cercare, fallire, riprovare. Restare umani. Un invito a riflettere sui limiti del progresso e su ciò che rimane di profondamente umano nel caos tecnologico. L’autore, Renzo Dell’Ungaro è art director e grafico con una lunga esperienza nella progettazione editoriale. Ha ideato e realizzato riviste di grande diffusione e prestigio, curando identità visive, impaginazione e comunicazione integrata. Parallelamente porta avanti una ricerca artistica che esplora il rapporto tra essere umano e linguaggi digitali, mettendo in dialogo segni primordiali e codici contemporanei. Oggi il suo lavoro unisce professionalità tecnica e visione creativa, dando forma a progetti che interrogano passato e futuro dell’immagine. Maddalena Brunasti
November 2, 2025
Pressenza