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¡Storia del queerpunk C==8! parte due@1
parte due dello speciale sul queerpunk dajezz fonti: Queercore how to punk a revolution Punk-U-Mentary Step Up and be Vocal Torazine fanzine Roma 1994 Neogotic, darkzine Milano 1991 Helena Velena – Omosessuale, gay, frocio 2012 Autoinfectados: Los Frikis de Cuba Speed Demon queerzine Milano 2001 Hormony – Pelle Lessa erotic zine bologna Terror Sister cortometrggio 2019 compilation Stand Up and Fucking for it Queercore Explosion (canale yt) Dance Hall Crashers – Othello Nervous Gender – Confession The Screamers – 122 hours of fear Devo – Joko Homo Mombies – The third sex Animals are trapped ft Nirvana – Stay away (nightcore speed up remix) Limp Wrist – Does Your Daddy Knows? Bikini Kill – Suck my Left One Mercy Playground – Saint Joe on the School Bus Psychic Sluts – Acappella Mighty Sphyncters – Fag Bar Electric Six – Gay Bar Eskoria – Enamorado de la Muerte Dead Kennedys – I Fought the Law Harum Scarum – Mental Health (album) Tribe 8 – Rise above Halflings – Oi! Oi! We Fuck Boys Skinjob – Bun Your Rainbow The Gonads – Hitler was a Homo Two Nice Girls – The Queer Song Turbonegro – Suburban Anti Christ G.L.O.S.S. – Give Violence a Chance Les Conchitas Gutierrez – La Vita non è una Fattoria di Pony Heavens to Betsy – She’s the One Contessa Stuto – Reign in Ratched Slothrust – Crockpot
September 24, 2026
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¡Storia del queerpunk C==8! parte due@0
parte due dello speciale sul queerpunk dajezz fonti: Queercore how to punk a revolution Punk-U-Mentary Step Up and be Vocal Torazine fanzine Roma 1994 Neogotic, darkzine Milano 1991 Helena Velena – Omosessuale, gay, frocio 2012 Autoinfectados: Los Frikis de Cuba Speed Demon queerzine Milano 2001 Hormony – Pelle Lessa erotic zine bologna Terror Sister cortometrggio 2019 compilation Stand Up and Fucking for it Queercore Explosion (canale yt) Dance Hall Crashers – Othello Nervous Gender – Confession The Screamers – 122 hours of fear Devo – Joko Homo Mombies – The third sex Animals are trapped ft Nirvana – Stay away (nightcore speed up remix) Limp Wrist – Does Your Daddy Knows? Bikini Kill – Suck my Left One Mercy Playground – Saint Joe on the School Bus Psychic Sluts – Acappella Mighty Sphyncters – Fag Bar Electric Six – Gay Bar Eskoria – Enamorado de la Muerte Dead Kennedys – I Fought the Law Harum Scarum – Mental Health (album) Tribe 8 – Rise above Halflings – Oi! Oi! We Fuck Boys Skinjob – Bun Your Rainbow The Gonads – Hitler was a Homo Two Nice Girls – The Queer Song Turbonegro – Suburban Anti Christ G.L.O.S.S. – Give Violence a Chance Les Conchitas Gutierrez – La Vita non è una Fattoria di Pony Heavens to Betsy – She’s the One Contessa Stuto – Reign in Ratched Slothrust – Crockpot
September 24, 2026
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!storia del queerpunk C==8 parte uno¡ speciale porkast malormone@0
incredibile imperdibile special di malormone sul queerpunk, volume uno Fonti: John Waters – Pink Flamingos Queer Zine Archive Project qzap.org Homocore J.D.’s Outpunk vaginaldavis.com compilation Stand up and fucking for it Queercore: how to Punk a revolution Scott Trealeven The salivation army Bruce La Bruce – Rapesberry Reich Queercore explosion (canale yt) Act Up – Queer Nation Manifesto “Why queer” universotv Atlantide Occupata playlist: Edith Massey – Big girls don’t cry Slits – Typical girls Warpath – Silence equals death Anti-scrinti – Slave to my estrogen Decembrist – Heterosexual Panic Tribe 8 – Femme bitch on top Tribe 8 – Queen of the scene Victim’s Family – Homophobia Jayne County – Are you a boy or are you a girl? Pansy Division – Bunnies The bomb – B/E/A/F/A/G Sister double happiness – Sweet talker FIfth Column – Donna Liz Phair – Flower Flaming Lips – She don’t use jelly The Need – Vaselina Fagatron – Assikatron Scott Free – The living dead Sleater Kinney – Dig me out Vaginal Davis – Queens make the world go round Team Dresch – Fagetarian and Dyke Sister George – Handle Bar Go! – Fear of a gay planet Nihil Baxter – Male-Female-Fuck You! Ivan Cattaneo – Una zebra a pois Alga Kombu – Grida
September 23, 2026
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!storia del queerpunk C==8 parte uno¡ speciale porkast malormone@1
incredibile imperdibile special di malormone sul queerpunk, volume uno Fonti: John Waters – Pink Flamingos Queer Zine Archive Project qzap.org Homocore J.D.’s Outpunk vaginaldavis.com compilation Stand up and fucking for it Queercore: how to Punk a revolution Scott Trealeven The salivation army Bruce La Bruce – Rapesberry Reich Queercore explosion (canale yt) Act Up – Queer Nation Manifesto “Why queer” universotv Atlantide Occupata playlist: Edith Massey – Big girls don’t cry Slits – Typical girls Warpath – Silence equals death Anti-scrinti – Slave to my estrogen Decembrist – Heterosexual Panic Tribe 8 – Femme bitch on top Tribe 8 – Queen of the scene Victim’s Family – Homophobia Jayne County – Are you a boy or are you a girl? Pansy Division – Bunnies The bomb – B/E/A/F/A/G Sister double happiness – Sweet talker FIfth Column – Donna Liz Phair – Flower Flaming Lips – She don’t use jelly The Need – Vaselina Fagatron – Assikatron Scott Free – The living dead Sleater Kinney – Dig me out Vaginal Davis – Queens make the world go round Team Dresch – Fagetarian and Dyke Sister George – Handle Bar Go! – Fear of a gay planet Nihil Baxter – Male-Female-Fuck You! Ivan Cattaneo – Una zebra a pois Alga Kombu – Grida
September 23, 2026
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BASTA REPRESSIONE IN TURCHIA:
18 settembre 2026 Presidio in piazzale Porta Pia contro la repressione in Turchia Dal 12 settembre persone della comunità LGTBQIPAK+ sono vittime di retate, persecuzioni, arresti, fermi e blocco della possibilità di comunicare ed esprimersi via social. Quello che alcune persone che si stanno promuobendo come paladini della morale vorrebbero fare anche qui. L’operazione strumentalizza e utilizza ancora una volta lo slogan “La mia famiglia è al sicuro” mostrando quello che noi sosteniamo da sempre. La famiglia come mito di sicurezza e serenità quando invece troppo spesso è luogo di controllo e di repressione più vicino, luogo lontano dall’essere sicuro visto le tante violenze, tensioni, dipendenze e tossicità attraversano questo luogo. Non si fa riferimento quindi alle relazioni che possono essere positive basi di convivenza e di condivisione ma a quella “famiglia” che rivendica il ruolo di guardiana del sistema, un sistema da riprodurre e rigenerare fedele a se stesso. 162 persone sottoposte a indagine 9 associazioni e 13 attività coinvolte tra cui associazioni di assistenza a persone con HIV 180 account social e numerosi siti oscurati 81 persone in custodia cautelare Censura, odio di stato, repressione, marginalizzazione e criminalizzazione di genere! Questo quello che sta succedendo in Turchia e non solo Questo quello che vediamo arrivare anche qui nelle parole di questa destra fascista che governa e che pretende di farlo anche nel futuro, ma che sentiamo anche nelle aggressioni e nelle violenze quotidiane. Stare nelle piazze, riprendere i megafoni come abbiamo fatto ieri a Roma e in moltissime altre piazze è fondamentale per non lasciare che questo odio dilaghi e che si diventi noi, le comunità povere, marginalizzate, disabilizzate, LGTBQIPAK+  quelle indicate come responsabili della crisi di un sistema che continua a distruggere la vita delle persone di ogni specie e del pianeta stesso. #Actnow #Turkey
September 19, 2026
RadioSonar.Net
Lettera di una persona trans al proprio padre
Questa lettera è tratta da uno scambio epistolare che porto avanti con mio padre da quando, due anni fa, gli ho raccontato che avevo iniziato un percorso di transizione di genere. Scrivergli è stato il modo meno dispendioso che ho trovato per soddisfare la pressante, reiterata, mai paga, richiesta di spiegarmi. Una richiesta che, da legittima e comprensibile, è sempre più diventata un modo per continuare a chiedermi conto delle mie scelte, per rimetterne ogni volta in dubbio la validità, un’ingiunzione ora a sbracciarmi ora a comprimermi per mantenere una relazione che per mia fortuna posso scegliere di mantenere per amore filiale, e non costretto da necessità materiali. C’è chi questa scelta non ce l’ha. Chi ai capricci di un padre è soggetto senza sconti e non può permettersi di modulare il rapporto con lui, perché da quel rapporto dipende la possibilità di garantirsi una vita bella – o, più semplicemente, una vita. «Aver potere significa non dover cedere e costringere l’ambiente o l’altra persona a cedere […] In un certo senso, è la capacità di potersi permettere di non imparare» da Karl W. Deutsch, I nervi del potere (1963) Ciao papà, ti scrivo perché voglio rispondere all’articolo che mi hai mandato nella tua ultima mail. Voglio provare a spiegarmi per l’ennesima volta, fare uno sforzo ulteriore per farmi comprendere, nella speranza che dalla comprensione derivi in qualche misura anche un po’ di accettazione. Se non succederà, non sarà un gran problema: ormai ho una solidità che mi consente di vivere la mia vita, di mantenere un rapporto con voi senza che ci sia bisogno che approviate tutto quello che faccio. È normale, per volersi bene non ci deve essere coincidenza di vissuti, valori e interpretazioni e sono sempre più a mio agio con l’idea che non capiate alcune mie scelte. Ora so che questa vita bene o male me la riesco a vivere anche da solo, non mi è mai cascato il mondo addosso e non cascherà proprio ora. Se dopo circa sette mesi dall’inizio della terapia ormonale sostitutiva, ho dovuto dire a te e alla mamma che stavo assumendo testosterone è stato semplicemente perché a un certo punto era diventato un po’ un segreto di pulcinella: all’ennesima volta che al telefono mi chiedevate cosa avesse di strano la mia voce, se non avessi per caso un brutto mal di gola, cosa avrei dovuto fare? Mi sembrava improbabile continuare a fingere un mal di gola che si protraeva ormai da mesi. E ora, dopo due anni che provate a raccapezzarvi e a dare un senso a questo mio inspiegabile cambiamento, sono un po’ estenuato. Vi ho tenuto per mano meglio che potevo ripetendomi che dovevo avere pazienza, le vostre domande assidue erano in fin dei conti una dimostrazione di buona volontà, erano faticosi sforzi volti a comprendermi – pensavo – ma era sempre chiaro che più che capire me, ero io a dover capire voi quanto vi sconvolgesse ciò che stavo facendo, quanto impattasse sul vostro mondo e sul vostro benessere, quanto vi arrecasse preoccupazioni su preoccupazioni, quanto potessi quantomeno accordarvi alcune deroghe, dei favori, delle attenuanti. Insomma non vestirti così, non chiamati così, non tornare a casa vestito a quel modo, non farti venire la barba per favore, non farlo sapere in paese. > Se devo essere onesto con me stesso, ormai non mi interessa che riconosciate e > comprendiate le motivazioni che mi hanno portato a iniziare la terapia > ormonale, non mi interessa spiegarvi che tipo di effetti voglio ottenere, non > mi interessa che mi chiamiate al maschile, non mi interessa se mi considerate > vostra figlia o figlio o figlix. D’ora in poi, visto che abituarsi vi riesce così difficile, facciamo che quando ci incontriamo e ci vediamo è tutto come prima della grande rivelazione. Ora, papà, torniamo all’articolo che mi hai inviato. La sua tesi portante è che la maggior parte delle persone, soprattutto adolescenti, sbaglia a pensare di voler «essere dell’altro sesso» e che per le ragazze, a cui chiaramente mi ascrivi, sarebbe molto più opportuno ricevere l’aiuto psicologico necessario a risolvere malesseri pregressi, che le portano erroneamente a mettere in questione la loro identità di genere. Non posso essere d’accordo, e per molte ragioni. Come forse ricordi, quando me ne avevate fatto richiesta, ero stata molto restia a farvi incontrare la mia psicologa. Lei proponeva di presentarvi una versione della transessualità molto normalizzata e all’acqua di rose, che si appoggiava alla legittimazione data dall’autorità medica, psichiatrica. Era una posizione che pensavo sarebbe stata per voi più facile da digerire, ho accettato di farvela incontrare nella speranza che una voce “autorevole” e una narrazione più consolidata potessero rassicurarvi, ma non è stato così, quindi tanto vale tornare sui miei passi e non mistificare le mie intenzioni: la verità è che il tipo di discorso che considera la transessualità come un disagio psicologico causato dall’incongruenza tra il proprio genere percepito e il sesso biologico assegnato alla nascita mi è totalmente estraneo, non ha giocato alcun ruolo nell’indirizzare le mie scelte di vita. Corteo Queer a Roma, foto Renato Ferrantini Ripeto ancora una volta come sono andati i fatti. Fin da piccola io ho avuto contezza di venir trattata da ragazza, percepita come tale da tutti, e fin da piccola questa cosa mi ha angosciato, non perché, come comunemente si può pensare, «dentro mi sono sempre sentita un ragazzo», no, mi angosciava perché le assunzioni che intervengono a plasmare le bambine fin dalla più tenera età mi parevano una cosa oppressiva e intollerabile al punto da farmi pensare che nessun essere umano vorrebbe essere trattato come si trattano le bambine, che poi diventano donne. Forse è un’idea impossibile da accettare per chi non lo vive, ma ho già cercato di spiegarlo in questo scritto che risale alle scuole superiori: Ho riletto i miei diari, ne tenevo uno mentre avevo all’incirca dieci anni in cui annotavo con dovizia di particolari le mie giornate, che in linea di massima andavano così: «oggi fatto capanna di frasche con Matteo, corso tantissimo!!» oppure «siamo andati a chiedere al sindaco di costruire uno skatepark di fianco al campo da calcio, abbiamo raccolto cin-quan-ta-set-te firme ma non ci vuole ascoltare…» o ancora «abbiamo giocato a quel gioco in cui vince chi riesce a non farsi buttare per terra e ho vinto io perché sono più agile e non mi prende nessuno!». La mia infanzia sembra avere una caratteristica peculiare, che mentre ci stavo immerso non la vedevo mica, un po’ come i pesci l’acqua: in quelle pagine non c’è mai un riferimento al mio essere una ragazza, qualcosa di altro rispetto ai maschi. Certo, sapevo che c’erano i maschi e le femmine, ma io stavo sempre con i primi, secondo qualsiasi metrica impiegata per costruirlo, io e i miei amichetti saremmo finiti raggruppati nello stesso insieme, individuati dalle stesse coordinate. Avevo tutte le carte in regola per fare quello che facevano loro, tutto l’interesse a farlo, e nessuno che mi metteva i bastoni tra le ruote. Per questi e molti altri motivi, quale fosse il mio sesso d’appartenenza l’ho imparato un po’ tardi, all’incirca mentre frequentavo le scuole medie, per via di una serie di indizi che via via si cumulavano e che mi venivano dall’urtare contro qualche limite o dal trasgredire qualche norma. È stata un’opera di discernimento faticosa e iterativa e, nel condurla, mi ha aiutato molto anche il profilarsi, giusto a quell’età, di una nuova modalità di relazione possibile o forse anche dell’unica relazione possibile una volta che si diventa ragazzi e ragazze. Sto parlando del fidanzarsi, il mettersi insieme, insomma di quella cosa che è tanto sommamente desiderabile e agognata quanto quasi inevitabile tra maschi e femmine. > Imparare che la divisione del mondo per sessi è passato per me attraverso una > sequela di costrizioni, di reindirizzamenti, di diversioni dal mio corso. Di > lì in poi ho iniziato a notare la spaccatura, ci sono i maschi e ci sono le > femmine. A quanto pare io sono una delle seconde. Ho dovuto apprendere tutta > una serie di tecniche, grossolane e poi via via più fini, ma è stato > difficile, non ci ero per nulla portata. Corteo in memoria di Cloe Bianco, San Donà di Piave, Giugno 2023, Foto Luca Profenna Alle superiori si è fatto tutto un po’ più evidente, osservavo i ragazzi che si comportavano in un certo modo, le ragazze in un altro che, per qualche inafferrabile motivo, mi risultava più odioso. Della mia classe ammiravo i ragazzi, ne cercavo la compagnia, quelli erano brillanti senza pedanteria, sprezzanti delle norme, uno sprezzo visto di buon occhio da professori ed educatori d’ogni specie e grado. Le ragazze prendevano ottimi voti grazie a uno studio bovino, mi parevano immuni ai guizzi di genio, così diligenti e assorbite dal contornare il loro agire dentro a quelle minuziose norme che non capivo, come recintate. Non sto descrivendo niente di particolarmente oscuro, maschi e femmine vengono prodotti come differenti, oggi come in passato. È una cosa che gli stessi bambini riportano quando interpellati: «Sono contento di essere nato maschio… Perché sono forte, intelligente e le femmine no. Perché siamo forti, belli, intelligenti e proteggiamo le femmine. Sono felice di essere maschio per essere libero. Sono contenta di essere nata femmina… Perché le femmine sono più sistemate, sono dolci e pulite. Perché le femmine sono eleganti, pazienti e non sono arroganti. Perché potrò truccarmi, vestire alla moda e da grande curare i miei figli». L. Lipperini, Ancora dalla parte delle bambine, Feltrinelli, Milano 2007 Le motivazioni che mi portano ad assumere testosterone e a voler smettere di essere una ragazza hanno davvero poco a che vedere con il “sentirmi uomo” e molto a che vedere con la volontà politica di rompere con un certo sistema di potere. Queste sono le ragioni della mia transizione e non vorrei dovervene presentare delle altre relativamente più diffuse e valide, sebbene comunque stigmatizzate solo per risultarvi intelligibile. So bene che molte persone trans descrivono la propria esperienza in termini molto diversi dai miei, parlano di disforia di genere, di un’identità di genere che sentono da sempre, del bisogno di essere riconosciute come uomini o come donne. Non ho alcun interesse a mettere in discussione questi racconti. Vorrei solo che fosse concesso anche a me di raccontare il mio senza doverlo tradurre in uno di quelli. > Certo, mi dirai, avrei potuto rompere con questo sistema in tanti altri modi, > che bisogno c’era che modificassi il mio corpo? Questo modo che ho scelto non > esclude gli altri; partecipo ad assemblee, organizzo manifestazioni, vivo la > mia vita in modo da privilegiare le mie amicizie rispetto alla relazione > romantica con un uomo, e tra le altre cose assumo testosterone. Cosa altro mi piace della terapia ormonale? Una serie di effetti fisici, che sono totalmente personali, sono proprio affari miei. Per tutte queste ragioni non mi interessa nulla se l’articolo che mi hai mandato sostiene che la maggior parte delle adolescenti che fanno “coming out” come trans dopo la pubertà soffrano in realtà di ROGD, Rapid-onset gender dysphoria. Questo acronimo, questa nuova categoria, formulata da Lisa Littman sulla base di questionari inviati ai genitori di adolescenti trans, serve a sostenere che molte ragazze adolescenti, spesso con precedenti diagnosi psichiatriche o del neurosviluppo, arriverebbero a identificarsi come trans non perché sperimentano una disforia di genere, ma perché influenzate dal gruppo dei pari e dai contenuti trovati online. Il loro coming out viene interpretato come un meccanismo di coping maladattivo, come il sintomo di un disagio preesistente piuttosto che come espressione di un desiderio autentico. Corteo Queer a Roma, foto Dinamopress Non mi interessa se mandandomelo suggerisci, nemmeno tanto velatamente, che io soffra di questo e non di legittima, medicalmente riconosciuta, biologicamente derivata “disforia di genere”. Per me la transessualità non è una questione medica o psichiatrica, nemmeno individuale, intima e personale, è una questione di politica, ha a che vedere con il sociale e con gli strumenti per costruire una vita collettiva un po’ più desiderabile, per cambiare qualcosa di come comunemente si pensa ai generi, per ridefinire i criteri che individuano una vita come degna di essere vissuta. Se alcune persone «hanno sempre mostrato segni di essere transessuali» e altre invece lo mostrano dopo la pubertà, perché hanno «consultato internet», per me è totalmente irrilevante, perché non credo che il punto centrale della transessualità sia adeguare il proprio corpo alla propria vera identità di genere. Non trovo proprio che sia utile interrogarmi su questo, chiedermi se io sia un transessuale vero che sperimenta disforia di genere da quando era piccolo e che per risolverla intraprende la transizione medicalizzata o se io debba essere semplicemente una persona plagiata. In primis non riconosco la legittimità di questa distinzione. > Per me la transessualità non è questione di «dopo attente perizie mediche > abbiamo capito che la tua condizione medica è vera e quindi eccoti la cura», > io non sono d’accordo con il trattamento differenziale che maschi e femmine > subiscono, con la produzione istituzionalizzata e gerarchica di queste due > soggettività, di questi due generi, e da ciò derivano le mie scelte di > transizione. Suggerendo che io sia invece una persona plagiata stai davvero compiendo qualcosa di offensivo, non ritenendomi in grado di ragionare autonomamente sulle cose e di prendere decisioni per la mia vita, semplicemente perché queste decisioni non ti piacciono o ti provocano ansia. Immagina poi cosa posso pensare quando a circa metà dell’articolo l’autrice, la psicoterapeuta junghiana Lisa Marchiano, suggerisce che essere trans tutto sommato va bene se risulta essere una “scelta adattiva”, se ti porta a essere più in grado di integrarti nella vita, a funzionare meglio. Non è questo il mio obbiettivo, non voglio essere come la gente del mio paese, maschi, femmine, normali, eterosessuali, che si sposano e hanno un lavoro di cui gli importa molto, voglio costruire un altro tipo di vita. Come ultima postilla, mi dispiace anche che tu ti sia bevuto la parte in cui l’articolo descrive le conseguenze devastanti sulla salute della transizione medica, mi dispiace davvero perché è un modo fazioso e meschino per incutere paura esagerando effetti che si verificano raramente, come per molti altri farmaci e sostanze. Potrei dirti che la pillola anticoncezionale provoca una spaventosa quantità di decessi per trombosi, causa depressione, ideazioni suicidarie e tutta una nutrita pletora di altri effetti collaterali se volessi ottenere lo stesso effetto terroristico dell’articolo che mi hai inviato. Al contrario di ciò che è li riportato, molti studi sostengono, per esempio, che il testosterone abbia conseguenze positive sulla salute delle ossa, ma so che non ti faranno cambiare idea, perché un’idea ce l’hai già. Anche la cruentissima “fasciatura del seno” non è una cosa che le persone trans – se messe nella condizione di accedere a percorsi di affermazione di genere – fanno più, sono disponibili dei “binder”, delle canotte compressive, che sono appositamente progettate per non dare problemi a schiena e polmoni se usati nel modo corretto e per il tempo adeguato, binder che comunque io non uso perché è possibile, se lo si desidera e quando lo si desidera, usare il tape kinesiologico per avere un petto più piatto senza compressioni di sorta. Non so se devo andare avanti nella disamina, non so quanto sia utile, mi fermo qui. > In ogni caso, anche se non le comprendi e per quanto ti preoccupino, le > decisioni che prendo nella vita ora sono le mie: come ho scelto di farmi un > tatuaggio, ho scelto di prendere il testosterone, due cose che ti sconcertano > ma che in fin dei conti sono pur relativamente diffuse nella società in cui > viviamo. Avrei potuto fare molto di peggio. Se non potete sopportare che tutte le scelte comportino un qualche tipo di vantaggi e svantaggi, non fatene. Non voglio davvero che tu capisca cosa sto facendo e che lo ratifichi. Non mi interessa, non mi è mai interessato, non desidero spiegarmi ancora, non desidero la tua approvazione e non proverò più a pretendere da te una comprensione che all’atto pratico non modifica nulla. Solo, magari, se eviti di dirmi, ogni singola volta che interagiamo, quanto sto sbagliando e quanto sei preoccupato per me… ma se non puoi proprio esimerti, saprò farmi carico anche di questo. Foto di Copertina, Luca Profenna, Corteo in memoria di Cloe Bianco, San Donà di Piave, Giugno 2023 Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Lettera di una persona trans al proprio padre proviene da DINAMOpress.
September 15, 2026
DINAMOpress
BRESCIA: SABATO TORNA IL PRIDE AL GRIDO DI “ESISTIAMO OVUNQUE, RESISTIAMO UNITƏ”
“Rabbia, memoria, lotta e rivendicazione” al centro della settima edizione di Brescia Pride il cui appuntamento cardine è il corteo di questo sabato 5 settembre con partenza da Campo Marte alle ore 15.30. Una manifestazione che ha l’obiettivo di denunciare la discriminazione e la marginalizzazione che ancora oggi troppo spesso colpiscono la comunità LGBTQIAPK+ e di celebrare ancora una volta la diversità sotto lo slogan “Esistiamo Ovunque, Resistiamo Unitə”. L’organizzazione ha già portato le istanze di lotta direttamente in Comune, al quale sono stati presentati tre progetti “per una Brescia che preveda tutte le persone: l’attuazione della Carriera Alias, già prevista dal Gender Equality Plan dell’Amministrazione, la costruzione di un catalogo comunale di percorsi di educazione socio-emotiva che il Comune possa mettere a disposizione delle scuole interessate e l’avvio di una co-progettazione per uno spazio civico stabile dedicato alla comunità LGBTQIAPK+”. La giornata al parco Campo Marte inizierà già a mezzogiorno e ospiterà le 34 associazioni e realtà bresciane che si occuperanno della buona riuscita dell’iniziativa. Saranno presenti quasi 150 volontar che si prenderanno cura del queer market con autoproduzioni e hobbistica, del bar con cucina interamente vegana, dell’Area Bimbx di Siamo Gatti con postazioni trucca Queer e trucca Bimbx. Come lo scorso anno non mancherà l’Area Salute e Prevenzione di ASST Spedali Civili, dove sarà possibile vaccinarsi gratuitamente contro il papilloma virus. Brescia Checkpoint si occuperà invece della zona informativa sulla salute sessuale e la cooperativa Il Calabrone dell’area di riduzione del danno con il progetto Safe Trip. Sul palco di Campo Marte gli interventi e le performance inizieranno alle ore 14.30, poi alle 15.30 il corteo per le vie cittadine, che tornerà al parco dopo circa due ore. La giornata continua fino alle ore 20.30 con musica, interventi e socialità. Abbiamo presentato il Pride bresciano nei nostri studi con Greta Tosoni, presidente del Comitato organizzatore e con Chicca Negroni della redazione culturale di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
September 3, 2026
Radio Onda d`Urto
[2026-08-25] Tango Rebelde! Lab di tango queer femminista @ OPS!
TANGO REBELDE! LAB DI TANGO QUEER FEMMINISTA OPS! - Via Giannino Ancillotto, 67 (martedì, 25 agosto 18:00) TORNA TANGO REBELDE! Evento in misticanza scelta senza uomini cis <3 DALLE 18 : Lab di tango queer-transfemminista con due supende compagne tanguere di passaggio a Roma A SEGUIRE FINO ALLE 22 CIRCA : Pratica libera di tango e convivialità DURANTE : porta e condividi qualcosa da bere/sgranocchiare insieme CONSIGLIAMO: * Scarpe leggere con suola liscia (devono glissare sul pavimento) - tacchi sconsigliati perche il pavimento non è omogeneo * Vestiti comodi * Qualcosa per proteggerti dai mozzichi de zanzara * Se ti avanza del talco puo essere utile per scivolare * Ventaglio (solo perchè fa molto milonga) * La sala da ballo e il bagno prevedono scale
August 19, 2026
Gancio de Roma