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USA, immigrati detenuti in un centro dell’ICE in sciopero della fame
A Newark, nel New Jersey, oggi ricorre l’undicesimo giorno da quando centinaia di immigrati incarcerati nel centro di detenzione dell’ICE di Delaney Hall hanno dato il via a uno sciopero della fame e a un boicottaggio del lavoro per chiedere il proprio immediato rilascio. Attivisti hanno continuato a radunarsi nei pressi della struttura domenica, dopo che la Polizia di Stato del New Jersey ha eretto una barricata lunga circa mezzo miglio attorno al perimetro di Delaney Hall. Giovedì, le famiglie degli immigrati detenuti hanno denunciato le ritorsioni dell’ICE contro gli scioperanti della fame, con gli attivisti che hanno riferito di aver ricevuto diverse chiamate da immigrati all’interno di Delaney Hall secondo cui le guardie avrebbero spruzzato spray al peperoncino e picchiato i detenuti. Secondo quanto riferito, almeno sei persone sono state arrestate nella tarda serata di mercoledì mentre attivisti e familiari dei detenuti formavano una barricata fuori da Delaney Hall, nonostante i ripetuti tentativi da parte dell’ICE e delle forze dell’ordine di disperdere violentemente le manifestazioni. Il centro di detenzione di Delaney Hall è gestito dalla società carceraria a scopo di lucro GEO Group. Gli attivisti hanno denunciato il governatore del New Jersey Mikie Sherrill per aver schierato la polizia di Stato contro i manifestanti, con alcuni agenti in tenuta antisommossa. Il sindaco di Newark, Ras Baraka, ha imposto un coprifuoco notturno intorno a Delaney Hall fino a nuovo avviso. Sono stati segnalati altri arresti domenica sera, poiché alcuni manifestanti hanno sfidato il coprifuoco. La mossa di Baraka è arrivata dopo un altro fine settimana di scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Il governatore del New Jersey Sherrill ha dichiarato che le visite dei familiari a Delaney Hall sono state parzialmente ripristinate domenica, dopo che il Dipartimento della Sicurezza Interna le aveva sospese, citando le proteste. Molti attivisti e parenti dei detenuti hanno affermato che è stato loro negato l’ingresso alla struttura dopo aver atteso per ore. “Mio zio sta morendo di fame lì dentro. Gli sono caduti i molari. C’è il caos lì dentro. È un inferno. … È proprio come Auschwitz. È la storia che si ripete. … Mio zio si trova in una delle unità di detenzione in sciopero della fame. È lì per sostenere questa causa, ma si sente molto debole e ho la sensazione che stia morendo lì dentro. … Si trova nell’unità di detenzione dove le guardie hanno picchiato e aggredito i detenuti” ha dichiarato Karen Merino, il cui zio Gabriel Merino è detenuto al Delaney Hall dall’agosto dello scorso anno. Gabriel ha vissuto negli Stati Uniti per gran parte della sua vita dopo essere emigrato da Oaxaca, in Messico, da adolescente.       Democracy Now!
June 1, 2026
Pressenza
[Portland, Stati Uniti]: Una lettera d’amore
> Da Rose City Couter Info, 05.05.26 1 maggio 2026 – Abbiamo salutato il Primo Maggio nelle prime ore del mattino, accompagnati dal canto degli allocchi barrati e dai passi svelti dei coyote che si aggiravano nel quartiere intorno all’autonoleggio Enterprise di Portland, all’incrocio tra Sandy Boulevard e la 29ª strada nord-est. Sono bastati meno di cinque minuti per scavalcare il filo spinato e la recinzione metallica ormai arrugginita, squarciare ogni pneumatico del parcheggio e scomparire nella notte. In tutto il Paese e qui a Portland, Enterprise noleggia migliaia di veicoli agli agenti dell’ICE, fornendo consapevolmente i mezzi per rapire, maltrattare e terrorizzare la nostra comunità. Finché Enterprise continuerà a noleggiare all’ICE, continueremo ad attaccarli. E così, con taglierini e coltelli in mano, su ciascuno dei fianchi dei vostri pneumatici, su ogni veicolo che ingombra il vostro parcheggio mal sorvegliato, come mosche che punteggiano la carta moschicida, abbiamo scritto una lettera d’amore: alla terra, che inghiotte gli imperi, agli alberi, che un giorno reclameranno il cadavere del vostro piccolo, merdoso, leccaculo ufficio di autonoleggio alla morte di ogni agente e profittatore che perpetra violenza in nome di “confini” che non separeranno mai la terra da se stessa gli uni agli altri, vagabondi e canaglie, momenti fugaci condivisi in veglia e celebrazione alla gloria dei Martiri di Haymarket, in memoria dei 19 di Negros*, in solidarietà con gli imputati di Prairieland e con tutti coloro che il DHS [Department of Homeland Security, Dipartimento della Sicurezza Interna, NdT] e le potenze colonizzatrici hanno espropriato, brutalizzato, ucciso e rinchiuso dietro le sbarre. E così, ai dannati della terra diciamo: ¡DESOBEDECE! ¡INCENDIA! -------------------------------------------------------------------------------- * Il riferimento è al massacro indiscriminato, a Toboso nel Negros Occidentale, di 19 persone da parte delle Forze Armate filippine, il 19 aprile 2026, in un’operazione contro il New Peopole’s Army, braccio armato del partito comunista filippino. * *Si riferiscono alle persone sotto processo per una vivace manifestazione fuori dal centro di detenzione dell’ICE di Prairieland il 4 luglio 2025, durante la quale uno sbirro ha riportato ferite da arma da fuoco. L’accusa è di terrorismo (relativamente al fantomatico gruppo ‘antifa’) e le prove principali l’abbigliamento da black bloc, l’utilizzo di Signal, l’utilizzo di una tipografia per la stampa di opuscoli anarchici. A marzo 2026 otto persone sono state condannate per ‘sostegno materiale al terrorismo’ e una per tentato omicidio.
Il traguardo di Lelia Doolan, 92enne il 7 maggio prossimo
Dopo aver attraversato a piedi l’Irlanda per dare il suo contributo alla pace nel mondo e in particolare in Medio Oriente, un po’ stanca, ma felice per i tanti compagni di strada, l’ex attrice e produttrice televisiva, appassionata di sport e giardinaggio, festeggerà 92 anni giovedì 7 maggio. La sua marcia, parte dell’iniziativa civile “Walk with Lelia”, è cominciata il mese scorso dall’aeroporto di Shannon, nella contea di Clare, in riva all’Atlantico, e si è conclusa 220 chilometri più a est, al Dáil, il Parlamento di Dublino. Ad accompagnarla c’erano gli attivisti del gruppo Shannonwatch insieme a tanti cittadini. L’obiettivo? Chiedere uno stop agli atterraggi di voli cargo militari degli Stati Uniti, potenzialmente coinvolti in operazioni belliche. “Nessuno sa cosa trasportino, e Shannon è un aeroporto civile – spiega Lelia al telefono all’agenzia Dire – L’Irlanda è un Paese neutrale, che ripudia la guerra: proprio come l’Italia, dove pure c’è il nodo della base aerea di Sigonella e dove mi sembra di capire si sia fatta la scelta giusta, seguendo l’esempio della Spagna o dell’Austria”. Shannon ha peraltro un secondo problema. Le ong Amnesty International e Human Rights First hanno scritto una lettera aperta al governo irlandese denunciando come lo scalo sia utilizzato anche per le deportazioni di migranti coordinate dall’ICE, l’agenzia del presidente Donald Trump accusata di abusi e violenze. Per festeggiare i suoi 90 anni, Lelia si era lanciata con il paracadute. Le chiediamo se ha programmi particolari questa volta o se si aspetta regali. “Nuoterò nell’oceano – risponde, senza dare coordinate troppo precise – Abito in un villaggio a nord di Kinvara, sull’Atlantico: non dico il nome perché non voglio dare seccature ai vicini”. Intanto, il primo ministro irlandese Micheál Martin non esclude la possibilità di incontrarla, anche se continua a negare qualsiasi responsabilità nelle guerre americane. “Vedremo, il capo dei laburisti glielo ha chiesto”, minimizza Lelia. Dice di averne viste tante ed è convinta che la questione sia molto più grande: “L’accordo per l’utilizzo di Shannon con gli Stati Uniti fu firmato nel 1974, in un mondo che era molto diverso da quello di oggi. Gli americani e Israele non invadevano la Striscia di Gaza e non bombardavano l’Iran come hanno fatto adesso; e nessuno poi andava a rapire presidenti in Venezuela”. Ma gli Stati Uniti non sono nostri alleati? “Certo, e noi amiamo gli americani – risponde Lelia – Da quelle parti ci sono anche 20 milioni di irlandesi, ma agli amici bisogna dire la verità, che la guerra non è una buona idea”. Tra qualche giorno, il 9 maggio, nell’anniversario della Dichiarazione Schuman del 1950, sarà celebrata la festa dell’Europa. Con Lelia, che ha studiato in Germania e parla sia tedesco che francese, torniamo ai regali e alle speranze. “Mi torna in mente il boicottaggio della frutta del Sudafrica dell’apartheid da parte dei lavoratori irlandesi, quelli della catena Dunnes Stores – ricorda l’attivista – Alla fine vinsero loro: incontrarono Nelson Mandela uscito di prigione dopo che il governo di Dublino era divenuto il primo in Europa a prendere misure contro il regime segregazionista”. Una storia da celebrare in riva all’oceano, da sola e con i parenti. “Non ho figli ma ho una vita piena, come in una grande famiglia italiana di un secolo fa – dice Lelia – Mia madre era l’ultima di 12 bambini, mio padre aveva cinque fratelli, io ho tantissimi nipoti”. Agenzia DIRE
May 5, 2026
Pressenza
«Aspiranti fascisti»
Recensione di Gianmarco Martignoni al vademecum scritto dallo storico argentino Federico Finchelstein per contrastare la più grave minaccia alla democrazia   Oltre che eversivo rispetto ad un diritto internazionale già precario e diseguale nella sua    applicazione, il trumpismo al secondo mandato presidenziale sta sferrando un attacco furibondo ai principi fondamentali della democrazia americana, sulla base delle indicazioni provenienti dal
ICE, da Minneapolis a noi: cronache di guerra e di resistenza [22/04]
(L’iniziativa, già precedentemente anticipata, è stata riprogrammata al 22 aprile) Mercoledì 22 aprile, ore 18Via Ponziana 5/B, Trieste Serata di discussione con una compagna in collegamento dagli USA Gli attacchi degli USA e “Israele” all’Iran, ci riguardano. Siamo consci che non saranno i tiranni di due paesi che si dichiarano democratici (qualunque cosa significhi in […]