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Il caso Roggero
Pubblichiamo due riflessioni sul caso Roggero, una di ordine politico, l’altra più di carattere etico, augurandoci che la loro curvatura e la loro pacatezza correggano in qualche modo l’acrimonia dilagante in queste ore (d.m.) Il caso Roggero, il gioielliere di 72 anni condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per avere ucciso due rapinatori, impazza sui social con due schieramenti che, come al solito, non ammettono discussioni. Una parte consistente è per la grazia subito; un’altra parte significativa dice: “meritava l’ergastolo”. Tra coloro che chiedono la grazia c’è anche una parte (di minoranza) che ha una visione umanitaria. La grazia verrebbe giustificata dall’età avanzata e dalla esasperazione del momento. In astratto sono argomenti che da garantista ritengo giusti ed apprezzabili contro gli eccessi giustizialisti di chi parla di sentenza troppo leggera, devo però dire che rispetto al caso concreto non sono del tutto pertinenti. Roggero non era e non è un uomo esasperato; non si è pentito per quanto ha fatto; non ha detto: “mi dispiace, ma in quel momento non ragionavo”. Al contrario ha detto in pratica: ho fatto bene; era mio diritto farlo e ora pretendo la grazia dal Presidente della Repubblica. Inoltre non è affatto incensurato come qualcuno crede. In passato ha minacciato con una pistola il fidanzato della figlia e la sua famiglia, dove per fortuna non c’era nessuno dal grilletto facile come il suo. Per questi fatti è stato condannato e gli è stato ritirato il porto d’armi, anche se le armi le aveva lo stesso. Data questa situazione la grazia non sarebbe un atto di clemenza, ma una scelta politica di schieramento atta a modificare di fatto l’idea stessa di legittima difesa, accettando il diritto di farsi giustizia da sé. È proprio questa la questione più grave. Un caso giudiziario chiarissimo – con tre gradi di giudizio concordanti, con un uomo ripreso dalle telecamere mentre insegue e uccide le sue vittime, con una ipotesi di legittima difesa che è semplicemente risibile anche per chi sa pochissimo di diritto – diviene un caso politico emblematico. Il ministro della giustizia avvia un provvedimento di grazia (usurpando, tra l’altro, le prerogative costituzionali del Capo dello Stato, che si vede costretto a redarguirlo); Salvini raggiunge in carcere il detenuto e dice di voler valutare una sua eventuale candidatura. Il diritto fatto a pezzi e gettato nella spazzatura. E, sia detto per inciso, neppure aiuta il giustizialismo di chi dice “ergastolo”, mostrando di volere accettare la sfida dello scontro duro a tutti i costi, in barba a qualche studioso, forse fuori dal mondo, che ha osato parlare di “diritto mite”. Una società che pensa di poter fare a meno o di poter manipolare il diritto; una società che crede nella giustizia fai da te e che la pretende come “azione diretta” di popolo; un sistema politico che crede di poter cavalcare la tigre o di poter fare della legge della giungla un obiettivo da campagna elettorale: sono tutte testimonianze di un mondo malato. Ci sono troppi segnali per poter credere nella semplice casualità o nella contingenza. Credo che dovremmo cominciare a pensare ad un processo di imbarbarimento le cui radici stanno nel senso di smarrimento che assale un Occidente in crisi e che sta perdendo le sue vecchie certezze. Quando pensi di essere il centro del mondo e ti accorgi invece che stai diventando periferia, solo una ripartenza Etica ti può salvare. C’è tutto un percorso da costruire prima che sia troppo tardi. Antonio Minaldi In questi giorni, assistendo al “dibattito” sulla vicenda di Mario Roggero, mi sento più solo. Non tanto a causa della mia qualità di “studioso” di diritto: le opinioni a commento della vicenda mettono certamente a dura prova i giuristi. Mi sento solo come uomo, come cittadino, come persona. Io credo nelle persone, e in particolare nel fatto che ogni essere umano sia “buono” per natura. Io credo che chi sbaglia, chi aggredisce, chi prevarica, chi offende, in quanto persona può riscattarsi, può ritornare “buono”. So che è difficile da credere, e che subire un torto in prima persona, anche gravissimo, è tutta un’altra cosa. So che è difficile da credere, in questo tempo dove tutti hanno certezze, tutti condannano, tutti sono convinti di sapere cosa sia “giusto”. Per conto mio, l’unica certezza che ho è che nessuno nasce “cattivo”. Io credo che la vita di chi offende valga quanto la vita dell’offeso. Credo che additare, accusare, escludere, isolare chi offende generi solo altro livore, produca solo altra violenza. Lo credo anche perché l’ho visto con i miei occhi. Scontata la pena, chi ha offeso tornerà ad offendere: l’Italia ha un tasso altissimo di recidiva, e cioè chi ha commesso un reato, una volta scontata la pena, tornerà a delinquere. Mi rendo conto che la mia è una posizione impopolare, per questo soggetta a critiche. Ma io credo nelle persone, e penso che il nostro compito, come comunità, sia di rispettare la vita anche di chi offende, e provare a non trattarlo come un mostro, a non gioire perché qualcuno viene ucciso a colpi di pistola da chi ha subito la sua violenza, a non stilare giudizi sommari. Il nostro compito, come comunità, è di aiutare chi ha sbagliato a ricredersi, di aiutarlo ad assumere consapevolezza del male che ha fatto, aiutarlo a immaginare e a programmare una nuova vita, lontano dalla violenza. E le istituzioni, la politica, dovrebbe favorire tutto questo. Mi sento solo, più solo in questi giorni. Davanti a tutto il livore e alle convinzioni che leggo non smetto di credere che il futuro delle nostre comunità non si giochi sull’immedesimazione: “tu cosa avresti fatto al suo posto, se non quello?”. Si giochi, piuttosto, sulla carità e sulla compassione, ben più difficili da praticare: “so che hai sbagliato, ma il mio compito è aiutarti”. Giuseppe Verrigno Antonio Minaldi
July 18, 2026
Pressenza
CASO ROGGERO: LA DESTRA DI GOVERNO FA QUADRATO ATTORNO ALLA RICHIESTA DI GRAZIA PER IL GIOIELLIERE GIUSTIZIERE
Contrariamente a quanto riportato inizialmente da alcune testate nazionali, Mario Roggero non si è ancora presentato in carcere a Fossano. Il gioielliere di Gallo Grinzane condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione a 14 anni e 9 mesi di reclusione per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo una tentata rapina al suo negozio del 28 aprile 2021, attenderà, a quanto si apprende, l’emissione del formale ordine di carcerazione prima di costituirsi. A chiarirlo è stato il fratello Dante Roggero: “Mio fratello si costituirà appena sarà ufficiale la richiesta di carcerazione. Non so dove si presenterà”. Nel frattempo il caso ha assunto una dimensione nazionale, trasformandosi in un terreno di scontro politico e istituzionale. La principale novità della giornata è rappresentata dalla decisione del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha disposto l’avvio dell’istruttoria finalizzata all’eventuale concessione della grazia nei confronti del gioielliere piemontese. Attorno alla richiesta di grazia si è rapidamente raccolta gran parte della maggioranza di governo. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo su X, ha sostenuto che debba essere percorsa «ogni possibilità perché possa tornare a casa», definendo quanto accaduto a Roggero «ingiusto, incomprensibile e difficile da accettare». Crosetto ha inoltre criticato quella che considera una giurisprudenza che negli anni avrebbe finito per «stravolgere» il senso delle leggi, ricordando come, a suo giudizio, in altri casi siano stati concessi benefici a condannati per reati gravissimi. Sulla stessa linea il vicepremier Matteo Salvini, che ha lanciato un appello pubblico al Presidente della Repubblica affinché venga concessa la grazia. “È stato mandato in carcere perché ha reagito a un’aggressione. Ritengo ingiusta questa condanna”, ha affermato, definendo Roggero “un lavoratore onesto, un nonno che non merita il carcere”. Parallelamente, i capigruppo di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati, Civici d’Italia, Udc e Maie-Centro Popolare hanno promosso una raccolta firme tra i parlamentari per sostenere formalmente la richiesta di grazia. In una nota congiunta spiegano che, pur nel rispetto degli aspetti giuridici della vicenda, ritengono necessario evitare che, considerata anche l’età dell’uomo, la pena si trasformi di fatto «in una condanna all’ergastolo». Anche il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha annunciato il proprio sostegno all’iniziativa. Una decisione fortemente criticata dalle opposizioni in consiglio regionale. Secondo i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle il governatore starebbe utilizzando un caso giudiziario conclusosi dopo tre gradi di giudizio per finalità di consenso politico, alimentando emotività e contrapposizioni invece di affrontare il tema della sicurezza con interventi concreti. “Il processo riguarda un cittadino che ha sparato a tre rapinatori già in fuga, uccidendone due e ferendone un terzo. La magistratura ha stabilito che non si trattava di legittima difesa e che in Italia non ci si può fare giustizia da sé” hanno scritto in una nota. Critici anche gli esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra che evidenziano quella che “definiscono una contraddizione politica: mentre Cirio invoca oggi “comprensione umana” per Roggero, sostiene un governo che, secondo AVS, ha introdotto una significativa stretta repressiva con decine di nuovi reati e un generale inasprimento delle pene. I consiglieri richiamano inoltre il caso di alcuni giovani coinvolti nelle manifestazioni pro-Palestina, sostenendo che nei loro confronti non sia stata manifestata la stessa sensibilità istituzionale. Per AVS, la richiesta di grazia avanzata pubblicamente da esponenti della maggioranza rappresenta un’iniziativa dal forte valore simbolico ma anche un tentativo di mettere in discussione una decisione assunta dalla magistratura al termine di tre gradi di giudizio. “Il caso è certamente complesso ma ciò che è stato stabilito è che non ricorrevano i presupposti della legittima difesa. Lo ha deciso l’autorità giudiziaria, unico soggetto competente a farlo”. Il commento di Alice Ravinale capogruppo AVS in Regione Piemonte Ascolta o scarica 
July 16, 2026
Radio Onda d`Urto