Attivisti per la Palestina, la necessità di fare squadra
Nei giorni scorsi a Cremona abbiamo ospitato tre eventi che ci hanno descritto
una situazione tragica in merito a quello che sta vivendo la popolazione
palestinese.
L’11 giugno incontro con PalMed – organizzazione di medici pro-Palestina – con
la presenza di Raed Almajadalawi, medico palestinese gazawi che ora vive in
Italia.
Il 16 giugno incontro con Loris de Filippi, neonatologo già presidente di MSF,
al rientro da una missione durata 18 mesi a Gaza con l’Unicef.
Il 19 giugno incontro con Francesca Albanese in collegamento online con oltre
150 piazze italiane.
Tutti noi attivisti in vari modi coinvolti in questa tragedia siamo ed eravamo
già a conoscenza di quanto sta accadendo, ma quello che, a mio parere, è emerso
come davvero fondamentale e necessario e che è stato ribadito in tutti e tre gli
incontri è la necessità di “fare squadra”.
Noi che ci ritroviamo giornalmente o settimanalmente o “quando è possibile”
nelle nostre città cercando di coinvolgere quelle persone che umanamente
condannano ma materialmente si sentono impotenti, spesso abbiamo la brutta
sensazione che il nostro impegno sia inutile, eppure la nostra coscienza ci
impone di non mollare. Allora ci chiediamo: “Cosa possiamo fare di più
incisivo?”
La risposta ci è arrivata forte e unanime dai relatori di questi tre eventi:
occorre fare rete, unirci, collaborare, partecipare, informarci, prendere
posizione e diffondere tutte le iniziative delle oltre 150 piazze che in Italia
si mobilitano in favore del popolo palestinese e per la giustizia di tutti.
Dall’incontro con Francesca Albanese è apparso evidente che non siamo “quattro o
dieci pensionati nullafacenti” come ci definiscono sui social. Siamo migliaia e
ognuno di noi ha le competenze per fare qualcosa, anche piccola, che serve a
svegliare in primis una coscienza collettiva e pensante che possa fare pressione
sul nostro governo e sull’Europa, che invece ci stanno trascinando in un baratro
disumano.
I politici italiani ormai hanno il solo obiettivo di vincere le elezioni; noi
attivisti da ogni città dobbiamo fargli capire che le priorità sono altre e che
vogliamo essere rispettati e ascoltati in merito a:
* Lo stop alla vendita di armi
* Il diritto all’obiezione di coscienza
* Il boicottaggio dei prodotti israeliani
* La condanna e le sanzioni al governo israeliano
* La condanna alle azioni militari immotivate del governo americano
* Il riconoscimento dello Stato di Palestina
* Obbligare Israele a consentire l’ingresso di aiuti sanitari e umanitari a
Gaza.
In sintesi, noi siamo nel giusto e restando uniti possiamo fare molto.
Fiorenza Dall’Olmo. Gruppo Palestina viva/cessate il fuoco, Cremona
Redazione Italia