#nowar Martedì 13 ottobre, ore 18-20 - La #guerra come progetto: riarmo e
dominio del complesso tecno-militare con Antonio Mazzeo (docente, peace
researcher e giornalista)- Corso gratuito on line per docenti, attivisti,
costruttori di pace "Disarmare le menti e disobbedire alla guerra nell'epoca del
riarmo", promosso dalla Rete scuole pace e nonviolenza di #Cremona
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#nowar #peacenow Martedì 13 ottobre, ore 18-20 - La #guerra come progetto:
#riarmo e dominio del complesso tecno-militare con Antonio Mazzeo (docente,
peace researcher e giornalista)- Corso gratuito on line per docenti, attivisti,
costruttori di pace "Disarmare le menti e disobbedire alla guerra nell'epoca del
riarmo", promosso dalla Rete scuole pace e nonviolenza di #Cremona
Crema, Castelleone e Cremona si mobilitano per la Palestina
3 ottobre 2026, una protesta silenziosa percorre la provincia di Cremona: siamo
scesi nelle piazze e nelle strade di Crema, Castelleone e Cremona per
manifestare contro il genocidio in corso in Palestina e contro il DDL 1004 con
cui il governo italiano vuole silenziare le critiche a Israele, facendole
passare per antisemitismo.
A Crema eravamo una cinquantina in via Mazzini, immobili con cartelli di
denuncia, bandiere della Palestina e kefiah. Alcuni di noi avevano la bocca
scocciata con un nastro, a simboleggiare il silenzio a cui vorrebbe costringerci
il DDL Antisemitismo. C’erano anche rappresentanti di diversi gruppi Anpi
locali, a ricordare i valori della Costituzione che il DDL minaccia.
Abbiamo deciso di non usare la voce, ma di lasciar parlare le scritte e i
simboli. Con la nostra presenza siamo stati come tanti piccoli scogli che hanno
costretto il flusso di persone lungo la frequentatissima via a rallentare,
buttare un occhio, a leggere e a pensare. Qualcuno si è voltato dall’altra
parte; altri hanno borbottato infastiditi. Alcuni però si sono fermati e hanno
chiesto informazioni; dei genitori hanno spiegato ai figli cosa stavamo facendo.
Qualcuno si è unito a noi. In particolare un ragazzo tunisino ha tenuto un
cartello e ha fatto una diretta con la Palestina.
Alcuni ci hanno chiesto chi siamo, se siamo legati a un’associazione o a un
partito. Siamo liberi cittadini e cittadine uniti dal desiderio di sostenere la
causa palestinese; crediamo che sia importante unirci alle grandi manifestazioni
– sabato 10 ottobre saremo a Milano – ma sentiamo anche il bisogno di essere
presenti nel nostro territorio, nella dimensione provinciale, dove a volte è più
difficile aprire lo sguardo. Scenderemo in piazza ogni mese per provare a
interrompere la tranquillità quotidiana che continua a scorrere come se nulla
stesse accadendo. Speriamo che altre persone si uniscano a noi per costruire una
barriera sempre più grande contro le ingiustizie.
Redazione Italia
Abbiategrasso, 27 settembre: (on)Data-Center da fermare
Mercato agricolo e incontro per organizzare la resistenza. Fermiamo i data
center nell’hinterland di Milano, in Lombardia e in ogni dove MERCATO AGRICOLO +
INCONTRO al Folletto25603, Abbiategrasso (MI) ore 11/17 | MERCATO AGRICOLO
Prodotti e agricolture del territorio Partecipano: Agripiccola Telgate BG
Apicoltura Pagani Andrea Cassinetta MI Birrificio di Ringhiera Cassinetta MI
Cascina Caremma Besate MI L’Orto del Villano
L’OndataCenter ci sommergerà?
Le riflessioni di «La Terra Trema» e un appuntamento ad Abbiategrasso (Milano).
IL VOLTO REALE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E LA FINE DELL’INVISIBILITÀ DEL
CAPITALISMO CIBERNETICO (1) di La Terra Trema | Folletto25603 immagini Edoardo
Pellegrini Il capitalismo digitale occidentale sta facendo dell’Italia, facile
terra di conquista, colonia. Big tech, fondi di investimento e società a vario
titolo (per lo più di matrice
CREMONA “PORTO DI PACE”: PRIMA FESTA PROVINCIALE ANPI A SPINO D’ADDA
Sabato 12 e domenica 13 settembre, nella splendida cornice della Cascina
Carlotta a Spino d’Adda, si tiene la prima Festa Provinciale dell’ANPI Cremona,
un’iniziativa sostenuta da decine di associazioni del territorio.
Scrivono gli organizzatori che l’evento “è al tempo stesso un’identità e una
dichiarazione d’intenti”. Il titolo della due giorni è infatti “Porto di Pace”.
“Ci sono momenti storici in cui la memoria non può e non deve rimanere un
semplice ricordo da archivio. La memoria deve farsi azione, presenza vigile,
voce collettiva. La nostra Costituzione nasce dalla Resistenza e nel suo
articolo 11 scrive chiaramente che l’Italia ripudia la guerra. L’antifascismo e
la costruzione della pace non sono due concetti separati: sono da sempre la
stessa battaglia, lo stesso identico impegno morale e civile.
Per l’ANPI, la lotta contro ogni fascismo e la battaglia contro il riarmo non
sono impegni negoziabili, ma i due pilastri inscindibili della nostra stessa
esistenza. Di fronte ad una politica globale che torna ad investire cifre folli
nelle armi e ad autoritarismi che rialzano la testa, gridiamo con forza che non
c’è antifascismo senza il totale rifiuto della guerra: la vera sicurezza nasce
dal disarmo, dalla democrazia e dalla tutela dei diritti umani. Per questo nasce
Porto di Pace.
Vogliamo lanciare un messaggio forte: ogni paese della nostra provincia, così
come ogni luogo del mondo, può e deve essere un porto sicuro, un approdo di
tranquillità dove chiunque possa essere accolto, a prescindere dal colore della
pelle, dalla provenienza o dalla religione.
Vogliamo offrire uno spazio concreto a chiunque non intenda rimanere
indifferente di fronte alle atrocità delle guerre e alle ingiustizie in corso;
un luogo in cui poter dire con orgoglio: “Io ci sono, io partecipo, io sono un
abitante dei Porti di Pace”.
Il progetto poggia su pilastri fondamentali che attraversano tutto il nostro
programma: l’antifascismo, i diritti umani, il disarmo, la cooperazione, la
giustizia sociale, l’ecologia, la democrazia e la libertà”.
Potete trovare il programma completo, tra cultura, solidarietà, musica e anche
buona cucina, sul sito portodipacecremona.it.
Abbiamo presentato la due giorni con Marco Cicorella vicepresidente ANPI di
Spino d’Adda. Ascolta o scarica
[Cremona, Italia] Sabotaggio di una cabina elettrica
Riceviamo e diffondiamo
Il giorno primo luglio abbiamo manomesso una cabina elettrica. La fortuna ha
voluto che una parte del centro di Cremona sia andata al buio. Niente luce in
strada.
Senza volto, si è diffuso un blackout durato qualche ora.
L’energia è legata alla guerra, la guerra alla repressione e repressione vuol
dire carcere.
Con questo gesto abbiamo voluto agire per esprimere solidarietà agli anarchici
arrestati il 16 giugno.
Un saluto a tutti i ribelli del mondo, sia chi sta dentro e chi lotta fuori.
Dati i tempi di orrori, non possiamo dimenticare Ramy e Fakir.
Valori di Pace vs Militarizzazione: a Cremona il Grest con le Forze Armate
Un nuovo episodio va ad aggiungersi al già lungo elenco di iniziative
finalizzate alla formazione tra i/le giovani e i/le giovanissimi/e di Cremona e
provincia di una disposizione favorevole nei confronti delle forze armate,
premessa per la graduale costruzione di una mentalità bellicista. Questa volta
non riguarda, come i precedenti, il mondo della scuola, ma un Grest, ossia un
Gruppo Estivo, un centro che ha lo scopo di impegnare i ragazzi e le ragazze
durante le vacanze in attività ludiche, socializzanti e in momenti di
riflessione su valori condivisi di crescita personale e collettiva.
Il Grest in questione è quello organizzato dall’oratorio Sant’Antonio Maria
Zaccaria di Cremona, che nella mattinata di mercoledì 15 luglio, prima del
consueto alzabandiera e dell’esecuzione dell’inno d’Italia, ha ricevuto la
visita dei carabinieri di Cremona.
Secondo quanto riportato dal quotidiano locale «La Provincia», «i militari hanno
raccontato ai ragazzi il lavoro quotidiano dell’Arma, spiegando quali sono i
compiti svolti dai carabinieri, quale percorso è necessario intraprendere per
entrare nel Corpo e come comportarsi per contattare le Forze dell’Ordine in caso
di necessità. Ampio spazio è stato dedicato anche ai temi legati all’utilizzo
consapevole della tecnologia, con particolare attenzione ai rischi derivanti
dall’uso improprio di smartphone e social network».
Si tratta di un copione già noto: con l’espediente di parlare dei rischi in cui
potrebbero incorrere i ragazzi e le ragazze, viene attuata una vera e propria
campagna di promozione della scelta militare, rivolta peraltro a bambini e
bambine. E anche in questo caso, come in altri, non ci si è limitati alle
parole, ma i giovanissimi partecipanti al Grest sono stati fatti salire sulle
“Gazzelle” dell’Arma, cioè su mezzi militari.
L’iniziativa di stampo militarista, già di per sé assolutamente sbagliata e
fuori luogo, risulta oltremodo paradossale se si pensa che il tema scelto
quest’anno per tutti i Grest della Lombardia è la figura di San Francesco
d’Assisi, di cui ricorre l’ottavo centenario dalla morte.
Come si conciliano la propaganda delle forze armate e il brivido concesso ai
bambini e alle bambine nel salire su un mezzo militare con la vita e l’esempio
di Francesco, universalmente riconosciuto come il santo della pace e della
nonviolenza? E che senso ha iniziare le giornate con l’alzabandiera e l’inno
nazionale, pratiche che ricordano quelle della caserma, anziché promuovere i
valori della fratellanza universale testimoniati da san Francesco?
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cremona
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Attivisti per la Palestina, la necessità di fare squadra
Nei giorni scorsi a Cremona abbiamo ospitato tre eventi che ci hanno descritto
una situazione tragica in merito a quello che sta vivendo la popolazione
palestinese.
L’11 giugno incontro con PalMed – organizzazione di medici pro-Palestina – con
la presenza di Raed Almajadalawi, medico palestinese gazawi che ora vive in
Italia.
Il 16 giugno incontro con Loris de Filippi, neonatologo già presidente di MSF,
al rientro da una missione durata 18 mesi a Gaza con l’Unicef.
Il 19 giugno incontro con Francesca Albanese in collegamento online con oltre
150 piazze italiane.
Tutti noi attivisti in vari modi coinvolti in questa tragedia siamo ed eravamo
già a conoscenza di quanto sta accadendo, ma quello che, a mio parere, è emerso
come davvero fondamentale e necessario e che è stato ribadito in tutti e tre gli
incontri è la necessità di “fare squadra”.
Noi che ci ritroviamo giornalmente o settimanalmente o “quando è possibile”
nelle nostre città cercando di coinvolgere quelle persone che umanamente
condannano ma materialmente si sentono impotenti, spesso abbiamo la brutta
sensazione che il nostro impegno sia inutile, eppure la nostra coscienza ci
impone di non mollare. Allora ci chiediamo: “Cosa possiamo fare di più
incisivo?”
La risposta ci è arrivata forte e unanime dai relatori di questi tre eventi:
occorre fare rete, unirci, collaborare, partecipare, informarci, prendere
posizione e diffondere tutte le iniziative delle oltre 150 piazze che in Italia
si mobilitano in favore del popolo palestinese e per la giustizia di tutti.
Dall’incontro con Francesca Albanese è apparso evidente che non siamo “quattro o
dieci pensionati nullafacenti” come ci definiscono sui social. Siamo migliaia e
ognuno di noi ha le competenze per fare qualcosa, anche piccola, che serve a
svegliare in primis una coscienza collettiva e pensante che possa fare pressione
sul nostro governo e sull’Europa, che invece ci stanno trascinando in un baratro
disumano.
I politici italiani ormai hanno il solo obiettivo di vincere le elezioni; noi
attivisti da ogni città dobbiamo fargli capire che le priorità sono altre e che
vogliamo essere rispettati e ascoltati in merito a:
* Lo stop alla vendita di armi
* Il diritto all’obiezione di coscienza
* Il boicottaggio dei prodotti israeliani
* La condanna e le sanzioni al governo israeliano
* La condanna alle azioni militari immotivate del governo americano
* Il riconoscimento dello Stato di Palestina
* Obbligare Israele a consentire l’ingresso di aiuti sanitari e umanitari a
Gaza.
In sintesi, noi siamo nel giusto e restando uniti possiamo fare molto.
Fiorenza Dall’Olmo. Gruppo Palestina viva/cessate il fuoco, Cremona
Redazione Italia
Formazione Scuola-Lavoro e militarizzazione a Cremona: un’analisi critica
Nel sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università abbiamo già commentato l’attuale politica culturale della Rai Tv e
radio, a proposito di Rai kids (i programmi per bambini e le bambine) e la festa
aziendale con la presenza – come ospite d’onore – delle forze armate. La
televisione pubblica non è più nemmeno generalista (un po’ di tutto per tutti),
non è più quella creata da Silvio Berlusconi con l’affiancamento delle emittenti
private. Per ravvisarne la deriva come megafono delle veline governative, o
delle informazioni sulle iniziative convergenti con l’agenda dei ministeri,
dobbiamo risalire all’Era Covid, quando siamo stati bombardati 24 ore su 24 con
i dati dei morti, gli ingressi nei reparti ospedalieri scoppiati, i frettolosi
funerali, il commento sui decreti.
Arrivo all’oggi. Il 30 maggio scorso il TGRai-Lombardia lanciava un breve
servizio sulla formazione al lavoro (Formazione Scuola-Lavoro, ex PCTO, ex ASL),
riferendo dell’attività messa in campo dall’’Istituto professionale IAL di
Cremona, con la visita alla locale Questura (clicca qui). Presenti, non solo il
tutor in divisa, ma gli entusiasti Questore, Prefetto, Direttore dell’Ufficio
Scolastico Regionale.
Questa scuola, ovviamente vocata ai percorsi lavorativi per tipologia di
indirizzo, accreditata dalla Regione Lombardia, esiste dal 1955, e oggi si
presenta all’insegna della triade “innovazione- apprendimento-lavoro” (clicca
qui). Nello specifico, questa iniziativa dovrebbe essere orientare gli alunni
verso la carriera nella polizia. Alcune ragazze intervistate mostrano curiosità,
interesse verso il lavoro in questura «Fin da bambina ero interessata a capire
cosa fa un poliziotto e ora lo vedo da dentro…i giovani vedono la polizia
dall’esterno».
La visita prevedeva il dettaglio del funzionamento degli uffici, a esempio
quella immigrazione. Chissà se qualche docente avrà commentato in classe, magari
dopo la gita d’istruzione, anche l’attuale stretta sui migranti, l’infame
decreto sulla re-immigrazione volontaria e coatta che darà – presumo – nuovi
compiti amministrativi e di ordine pubblico ai poliziotti. Faccio un inciso.
L’obbligo scolastico in Italia dura dal sesto al sedicesimo anno di età, in ogni
caso con la frequenza di almeno 10 anni e permanenza nel sistema di istruzione
fino al diciottesimo anno. La legge 159 del 2023 – decreto Caivano, frutto
repressivo di una triste vicenda locale, prevede per gli adulti, che esercitano
il podestà genitoriale e non assolvono all’obbligo, severe sanzioni. Ma ci sono
deroghe: si può assolvere al dovere lasciando la normale frequenza delle lezioni
a 15 anni, compiuti i quali si accede alle forme dell’apprendistato aziendale
e/o alla formazione regionale che dà accesso alle qualifiche professionali.
Questi percorsi alternativi alla scuola superiore di II° grado, sono di
responsabilità delle regioni, il riferimento è il Quadro Europeo delle
Qualifiche tradotto, di concerto da Ministero del Lavoro e da quello
dell’Istruzione con apposito decreto dell’8 gennaio 2018: l’allegato dettaglia
le otto competenze di esito, dalla manovalanza alla vetta manageriale; a titolo
conseguito il percorso può continuare nelle Academy, gli istituti tecnici
superiori (clicca qui).
Oggi, Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte, rivendicano il controllo esclusivo
dell’intera filiera sulla base delle esigenze del mercato locale e, perché no,
anche il controllo su tutta la scuola pubblica (il rimando è al testo delle
preintese Stato-Regioni). Torno al telegiornale. I notiziari locali funzionano
come i siti e le pagine di news diffuse sui territori. Le informazioni,
soprattutto quelle convergenti con l’attuale impostazione della sicurezza come
repressione del dissenso, della difesa totale della Patria come obbligo morale,
funzionano da motore del consenso.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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