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ADDIO A LUISA MURARO. FILOSOFA, FEMMINISTA, PENSATRICE, TRADUTTRICE DEL PENSIERO DELLA DIFFERENZA
E’ morta sabato 13 giugno 2026 Luisa Muraro, filosofa, docente universitaria, scrittrice, una delle teoriche e delle voci più distintive del femminismo della cosiddetta “seconda ondata” e del pensiero della differenza. Nata nel 1940 in Provincia di Vicenza, i cui ricordi d’infanzia della II Guerra Mondiale e della Resistenza sono conservati nel libro Salti di gioia, Luisa Muraro si avvicina alla filosofia negli anni ’60 durante gli studi all’Università Cattolica di Milano: il suo docente di riferimento è Gustavo Bontadini che la avvia alla passione per la linguistica e alla filosofia della scienza. Partecipa, all’età di 18 anni, alla rivolta studentesca del ’68 e alla “rivolta nella rivolta”, quella femminista. Durante gli anni settanta, poi, anche in rapporto alle vicende politiche di quegli anni, interrompe la carriera universitaria e inizia a insegnare nella scuola dell’obbligo. Qui dà vita insieme a Elvio Fachinelli e ad altri a un esperimento didattico di scuola “antiautoritaria”: l’esperienza è documentata e fatta oggetto di riflessione nel libro L’ Erba voglio: pratica non autoritaria nella scuola. In quegli stessi anni, con Fachinelli, Lea Melandri e altri, scrive sulla rivista che ha preso il nome dal libro citato, L’erba voglio. Sempre negli anni ’70 entra nel DEMAU, acronimo di Demistificazione Autoritarismo, e successivamente Demistificazione dell’Autoritarismo Patriarcale, collettivo neofemminista nato a Milano tra il 1965 e il 1966. Qui incontra Lia Cigarini, con cui fonderà nel 1975 la fortunata esperienza della Libreria delle donne di Milano, ancora oggi attiva. Luisa Muraro ha poi tradotto in italiano diversi scritti sul “pensiero della differenza“, quella sessuale teorizzato da Luce Irigaray in Francia che rifiuta l’omologazione e l’uguaglianza intesa come “assimilazione” del modello maschile. Insegna in seguito all’Università di Verona dove con Chiara Zamboni, Adriana Cavarero e altre attiviste fonda la comunità filosofica femminista Diotima. “Luisa Muraro è morta. – scrive Laura Colombo sul sito della Libreria delle donne di Milano. – Con lei viene meno una delle grandi pensatrici del Novecento e di questo inizio di secolo. Dico pensatrice, e non solo pensatrice femminista, perché il suo femminismo ha spostato il luogo da cui si pensa, mettendo al centro la differenza sessuale e quindi l’esperienza, la relazione, la lingua materna, l’autorità femminile”. Oggi, domenica 14 giugno, avrebbe compiuto 86 anni. Pamela Marelli, femminista e transfemminista bresciana, legge il testo scritto da Laura Colombo e dedicato a Luisa Muraro. Ascolta o scarica. Qui la registrazione della Lectio Magistralis tenuta da Luisa Muraro nel 2012 dal titolo “Combattere senza odiare”. Ascolta o scarica.
June 14, 2026
Radio Onda d`Urto
Per Luisa, un ricordo
La morte di Luisa Muraro lascia un vuoto difficile da nominare. Non soltanto perché scompare una delle più importanti pensatrici del Novecento e di questo primo scorcio di secolo, ma perché viene meno una figura che per molte e molti è stata insieme maestra, interlocutrice, misura e orientamento. Una figura che ha attraversato anche Palermo, dove è venuta più volte su invito della Biblioteca delle donne e del Centro di consulenza legale UDIPalermo, per presentare i suoi libri, partecipare a incontri e seminari. Colpiva il rigore del suo pensiero, sempre esigente e mai accomodante. Colpivano anche la sua capacità di ascolto e la generosità con cui metteva in circolo idee, intuizioni e domande. Non parlava da un sapere già concluso: piuttosto dalla passione di chi continua a cercare, insieme ad altre, parole capaci di dire il reale. Il suo lavoro ha segnato profondamente il pensiero contemporaneo perché non è nato dall’elaborazione di un sistema teorico astratto, separato dalla vita. È nato dentro l’esperienza del femminismo, nelle pratiche politiche delle donne, nelle relazioni, nei conflitti, nelle scoperte che quel movimento ha reso possibili. Per Luisa il femminismo non è stato un tema da studiare né un settore particolare del sapere: è stato il luogo a partire dal quale il pensiero ha preso forma e si è trasformato. Da qui si comprende come il pensiero non si separi dal luogo in cui prende parola, e come quel luogo ne modifichi il senso. Ha insegnato a generazioni di donne a dare credito alla propria esperienza, a riconoscere che la relazione non è un fatto secondario o privato, ma una condizione fondamentale dell’esistenza umana; che la lingua non è uno strumento neutro, ma il luogo in cui si forma il senso del mondo; che l’autorità può esistere senza dominio e senza potere. Tra i suoi libri, L’ordine simbolico della madre segna una svolta decisiva. In quelle pagine Muraro mette in questione l’idea di un soggetto autosufficiente, riportando al centro la relazione originaria con la madre come ciò da cui ciascuna e ciascuno prende avvio. Nessuna e nessuno viene al mondo da sé: si nasce dentro una relazione e si entra nel linguaggio attraverso una voce ricevuta. In questa esperienza originaria, non riconosciuta nel suo valore simbolico, Muraro indica una condizione che riguarda tutte e tutti. Non era una questione soltanto teorica: per molte il pensiero di Luisa Muraro ha aperto un diverso rapporto con la propria esperienza e con le parole necessarie a nominarla. E’ stata una maestra nel significato più profondo della parola: non perché offrisse risposte definitive, ma perché sapeva aprire domande che cambiano il modo di stare al mondo. Aveva il raro dono di rendere più esigente il pensare e insieme più libera la vita. La salutiamo con dolore profondo, sapendo che il modo migliore per onorarla non è custodirne il ricordo come qualcosa di concluso. È continuare a fare ciò che lei ci ha insegnato: partire dall’esperienza, cercare parole vere, affidarci a ciò che tiene insieme le vite, andare più a fondo nel presente.           Redazione Palermo
June 14, 2026
Pressenza