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Presidio per la Palestina anche a Savona
A Savona, dopo il 7 ottobre, un piccolo gruppo di persone ha deciso di manifestare in piazza per la Palestina. Sono stati organizzati un presidio di tre ore e mezza ogni lunedì mattina, giorno di mercato e un presidio di un’ora e mezza ogni venerdì pomeriggio, nella centrale piazza Mameli. Qui alle sei una campana suona 21 rintocchi, come le lettere dell’ alfabeto, in memoria di tutti i caduti di tutte le guerre. L’età media dei componenti è abbastanza elevata e tutti abbiamo anni di impegno e militanza alle spalle. L’idea iniziale era di contrastare la nota narrazione mediatica di Israele vittima, degli stupri, delle teste mozzate e di fare conoscere/invitare alla pratica del BDS, in particolare del boicottaggio. Poi si è creato un gruppo su Whatsapp, subito chiamato Palestina e successivamente 9 aprile 1948 Deir Yassin, il nome di un villaggio i cui abitanti sono tutti stati uccisi, fra cui decine di bambini. Durante il viaggio della Global Sumud Flotilla verso Gaza abbiamo tenuto sessanta giorni di presidio, a volte anche nutrito, in una tradizionale zona sul mare, di grande passaggio pedonale e veicolare. Il discorso, con il tempo, si è esteso alla solidarietà con altri Paesi, come ad esempio Cuba, vittime di aggressioni e colonialismi. Oggi si parla anche, sia nei presidi che sul gruppo, della situazione italiana/europea, delle spese/aiuti militari che ci impoveriscono, delle sanzioni che ci si ritorcono contro. Un tema attuale è anche il bivio tra nuovo ordine mondiale o catastrofe. La presenza al mercato “frutta” tantissimo. Si parla ogni volta con molte persone e migliaia ci vedono. Si è passati dal quasi stupore iniziale a vedere cartelli, a scoprire che si può, che c’è sempre fuoco sotto la cenere, a espressioni di palese, o meno palese simpatia, manifestata anche da molti stranieri di passaggio. La criticità che riscontriamo è la mancanza di un’organizzazione, un partito contenitore, in cui far confluire il dissenso e la voglia di cambiare. Vedremo.   Redazione Italia
October 27, 2026
Pressenza
Venerdì 23 ottobre in Piazza Duomo a Milano flash mob per i prigionieri politici palestinesi
Gli attivisti e le attiviste che da oltre 16 mesi manifestano quotidianamente in piazza Duomo dalle 18 alle 19 per la Palestina non avevano mai saltato un giorno: pioggia o vento, freddo, caldo, feste o controfeste, Olimpiadi, scudetti, alberi di Natale, sfilate di moda, eventi religiosi o sportivi, ci si era sempre sistemati, tanto da esserci e farci vedere. Ma il 17 e il 18 ottobre, con quello che è successo, non è stato possibile. È chiaro che tra noi ha serpeggiato la preoccupazione: “E se cominciassero a dire che non si può più?” Così lunedì 19 siamo arrivati in tanti e tante, più di 60, determinati e con la grande voglia di riprenderci la piazza. E così è stato. Quindi si riprende a navigare regolarmente, come sempre aperti a chi vuole unirsi, anche solo per un giorno. Un appunto su questo lunedì: erano riconoscibili in piazza diversi giornalisti, alcuni con telecamera accesa e riflettore puntato. Tutti ansiosi di vedere cosa sarebbe successo in piazza e far vedere quante camionette fossero presenti. Nessuno, ma proprio nessuno, si è avvicinato incuriosito per sapere chi fossero quelle decine di persone che occupavano un bel pezzo della piazza con le bandiere palestinesi. Nulla: invisibili. O forse, proprio perché sanno benissimo chi siamo, hanno evitato accuratamente che la nostra presenza diventasse una notizia. Qualcuno che ieri è passato per la piazza ci ha detto: “Certo che non si sa nulla di voi… Forse se spaccaste qualche vetrina…” Questa è la miseria della nostra informazione mainstream. Ma veniamo a venerdì prossimo, 23 ottobre: ci sarà un importante flash mob sul quale abbiamo da tempo lavorato, fin da quando, mesi fa, leggemmo le testimonianze dei tanti prigionieri politici nelle carceri israeliane. Saremo in tanti, ma abbiamo bisogno di essere di più. Se vivi a Milano o dintorni e riesci a venire, ti aspettiamo, vestiti di nero e porta una kefiah, se puoi. Passa parola. Dal 25 ottobre cambia l’ora e il buio avanza velocemente: teniamo le nostre luci accese. Andrea De Lotto
October 20, 2026
Pressenza
Milano, un anno in piazza ogni giorno, a fianco della Palestina
16 giugno 2025, un anno fa, una dozzina di persone cominciano a stare in piedi, ferme, in mezzo a piazza Duomo. Hanno dei cartelli con i versi di poeti palestinesi, vogliono denunciare il genocidio in corso. Hanno un paio di bandiere. I vigili si agitano, vengono tranquillizzati. Si starà un’ora, a distanza, in silenzio. Mettono via il telefono. Il gruppetto cerca la forma migliore per posizionarsi, alla fine decide per una lunga riga, parallela alla facciata del Duomo. Una bandiera all’inizio, una alla fine, per dare una cornice. Il giorno dopo si torna, i vigili si agitano ancora, chiedono quanti saremo: “Come facciamo a saperlo? Comunque torneremo tutti i giorni. State tranquilli, davvero…” E così si è andati avanti, giorno dopo giorno, senza perderne uno, caldo, vento, freddo, pioggia, piazza occupata da alberi di Natale, Olimpiadi, scudetti, concerti, manifestazioni… Sempre lì, magari in parte, per riprendere la posizione appena tornava libera la piazza. Una piazza tornata a chi vive in questa città, un simbolo di cui riappropriarsi. Un anno intero. Sapendo che è un niente, di fronte a quello che succede a Gaza, ma anche in Cisgiordania e in Libano. Molta gente si è unita nel corso dell’anno, abbiamo fatto decine di scritte con le nostre lettere giganti. L’ultima ieri, “CON LA PALESTINA NEL CUORE”, le riassume tutte. Ieri, un giorno in più, un anniversario che avremmo preferito non dover raggiungere. Il desiderio che tutti i soldati e le soldatesse tornino a casa, si tolgano la divisa per sempre, mettano via le armi, meglio ancora se le distruggono, stiano coi loro figli, con la fidanzata o il fidanzato, con i loro cari, con i loro vecchi. Basta. E che qualcuno vada a bussare alle porte dei responsabili di questo genocidio e chieda loro di seguirli… Noi ieri ci siamo emozionati, tutti e tutte. Si incomincia con le note del meraviglioso trombettista Raffaele Kohler, quindi  Khader Tamimi, presidente della Comunità Palestinese della Lombardia, consegna a tutte e tutti una tessera di socio onorario e sostenitore, poi gli immancabili Ottoni a scoppio, infine un silenzio che si è esteso per tutta la piazza. Duecento persone ferme, zitte, immobili. Cartelli che parlano, bandiere che si muovono. Un silenzio che grida la rabbia, lo sdegno, l’insostenibilità, il dolore, la sete di libertà e giustizia, la ferma volontà che questa fabbrica di morte e distruzione finisca. Un silenzio che dovrà andare avanti. E dopo i soldati, solo dopo, andremo a casa anche noi. Lo abbiamo giurato ai bimbi di Gaza.   Andrea De Lotto
June 17, 2026
Pressenza