Nonostante gli annunci del PNNR, In Italia mancano 236.000 alloggi per studentiLe tende degli universitari sono tornate in questi giorni davanti alla Camera e
nei piazzali di diversi atenei, riportando al centro il costo degli affitti e il
diritto allo studio. Ma mentre l’esecutivo di Giorgia Meloni rivendica i
risultati del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) sull’housing
universitario, la stima contenuta nella Relazione annuale sui servizi pubblici
2026 del CNEL segnala una distanza molto ampia rispetto agli standard europei:
per arrivare entro il 2030 a una copertura del 18% degli iscritti, infatti,
all’Italia mancano 235.887 posti letto. Per realizzarli, occorrerebbero circa
4,7 miliardi di euro.
La distanza emerge soprattutto se si considera il punto di partenza. Nel 2021,
secondo le elaborazioni richiamate dal CNEL, l’offerta di residenze
universitarie copriva appena il 2,2% degli iscritti, per un totale di circa
41mila posti. Il deficit stimato rappresenta ancora il 70% dell’obiettivo
fissato per il 2030. Quasi metà delle risorse aggiuntive necessarie si concentra
in sole tre Regioni: il Lazio avrebbe bisogno di 45.911 posti letto, con una
spesa stimata di 916,7 milioni di euro; la Campania di 32.280 posti e 764,3
milioni; la Lombardia di 35.096 posti e 700,7 milioni. Tra i territori italiani,
soltanto la Provincia autonoma di Bolzano avrebbe già raggiunto il parametro
europeo.
I dati diramati dal CNEL si inseriscono in un confronto acceso sui risultati del
PNRR. A inizio settembre il Ministero dell’Università aveva annunciato oltre
63.200 nuovi posti letto, superando il traguardo dei 60mila previsto dal piano:
circa 33mila risultavano già attivi, mentre altri 30mila erano attesi entro il
2027, una volta completati gli adempimenti con Cassa depositi e prestiti. In
seguito, la ministra Anna Maria Bernini ha parlato di 73.223 posti in più
nell’arco di quattro anni, precisando che 43mila sono già operativi e che altri
30mila sono contrattualizzati e dovrebbero essere consegnati entro metà 2027. Le
cifre, diffuse in momenti diversi, non cancellano comunque il divario indicato
dalla stima sul fabbisogno complessivo.
Restano poi le contestazioni sul costo delle stanze e sulla natura dell’offerta.
Nella mobilitazione “Cara Italia, quanto ci costi?”, l’Unione degli universitari
sostiene che appena il 3,8% dei posti realizzati sia gestito dal pubblico. Il
sindacato critica inoltre l’impiego di risorse per strutture private con canoni
che, in alcuni casi, possono raggiungere i mille euro mensili. Gli studenti
chiedono che la prossima manovra finanziaria affronti il problema con nuovi
stanziamenti: 1,7 miliardi per coprire tutte le borse di studio necessarie, 4
miliardi per l’edilizia pubblica, 2 miliardi per ridurre progressivamente le
tasse universitarie e 1,5 miliardi per servizi come trasporti gratuiti, mense a
prezzi calmierati e assistenza psicologica.
Il ritardo si innesta in una più ampia emergenza abitativa. Gli alloggi pubblici
pesano appena il 2,7% del patrimonio residenziale nazionale, contro il 17% della
Francia, il 24% di Austria e Svezia e il 29% dei Paesi Bassi. A ciò si aggiunge
che 60.730 unità, poco meno del 9% del totale, non sono assegnabili, quasi
sempre poiché occorrono interventi di manutenzione straordinaria: la quota va
dall’1,65% della Campania al 21,66% della Liguria. Decine di migliaia di
famiglie, nel frattempo, restano in attesa.
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