Russia: al via le prime elezioni parlamentari dall’inizio della guerraSono iniziate oggi e termineranno il prossimo 20 settembre le elezioni
parlamentari russe per rinnovare i seggi della Duma, la Camera bassa del
Parlamento del Paese, a cui parteciperanno per la prima volta anche i cittadini
delle regioni ucraine che hanno aderito alla Federazione russa: la Repubblica
Popolare di Donetsk, la Repubblica Popolare di Luhansk e gli oblast di Kherson e
Zaporizhzhia. Si tratta delle prime elezioni dall’inizio del conflitto con
l’Ucraina e, anche per questo motivo, il presidente russo Vladimir Putin nel suo
discorso alla Nazione le ha definite decisive, prevedendo che «confermeranno
l’unità della nazione e l’inutilità di qualsiasi tentativo di minare la
statualità e il sistema sociopolitico del paese». Critici, invece, gli
osservatori e i media occidentali che denunciano la sostanziale irregolarità del
voto e la repressione dei partiti di opposizione. Nello specifico, si voterà per
rinnovare i 450 seggi della Duma, la composizione degli organi legislativi
locali in 39 regioni, mentre contemporaneamente sono in corso le elezioni per i
capi di 11 soggetti federali. Le elezioni dirette si terranno in Mordovia, Tuva,
Cecenia e nelle regioni di Belgorod, Bryansk, Penza, Tver e Ulyanovsk, mentre in
Daghestan, Ossezia del Nord-Alania e Karachay-Circassia si terranno le elezioni
tramite i parlamenti locali. Novità delle elezioni di quest’anno è anche la
possibilità di effettuare il voto elettronico a distanza in 32 regioni.
A contendersi la Duma di Stato sono dieci partiti che, in totale hanno
presentato 4.500 candidati, 500 dei quali appartengono all’Unione degli Stati
Indipendenti (OSV). È previsto che Russia Unita, il partito del presidente
russo, riuscirà a ottenere la maggioranza costituzionale detenuta nella
legislatura uscente, in cui aveva 321 seggi su 450. Ad affiancarla sulla scheda
elettorale ci saranno il Partito Liberal Democratico di Russia, il Partito
Democrazia Diretta, i Verdi, Russia Giusta, Rodina, il Partito Comunista della
Federazione Russa, il Partito dei Pensionati, i Comunisti di Russia e Nuovo
Popolo. L’attuale sistema elettorale è misto: la metà dei seggi elettorali sarà
distribuita tra le liste dei partiti che hanno superato la soglia del cinque
percento, mentre i restanti vincitori saranno determinati nei collegi
uninominali. Tra le funzioni principali della Duma compaiono la discussione e
l’approvazione delle leggi federali, l’approvazione del bilancio dello Stato e
la ratifica dei trattati internazionali.
In questo contesto, non sono mancati i giudizi negativi e le polemiche per avere
escluso dalle elezioni quello che è considerato il più antico partito liberale e
filoccidentale del Paese e l’unico con una posizione contraria alla guerra in
Ucraina, il partito Yabloko. La formazione è stata esclusa lo scorso 18 agosto
dalla Corte suprema russa, che ha accolto le accuse del partito nazionalista
Rodina, secondo il quale lo schieramento liberale avrebbe – tra le altre cose –
ricevuto finanziamenti dall’estero attraverso canali illeciti. Inoltre, secondo
il portale indipendente Vyorstka, 17 candidature sono state respinte a causa di
vecchie citazioni di Aleksei Navalny nei propri contenuti online, mentre altri 7
politici sono stati incriminati per aver condiviso link a piattaforme social
vietate in Russia. Vyorstka è un portale fondato nel 2022 dalla giornalista
russa Lola Tagaeva, contraria alla guerra in Ucraina e ostile alle politiche del
Cremlino. Ma questi non sono gli unici aspetti che il mondo democratico contesta
al sistema elettorale russo: secondo molti opinionisti e cronisti occidentali,
quelle russe non sono elezioni libere perché non sarebbero presenti osservatori
neutrali in grado di verificare la regolarità del voto o dei sistemi
elettronici.
Da parte sua, la presidente della Commissione elettorale centrale, Ella
Pamfilova, ha annunciato che oltre 380.000 osservatori, la maggior parte dei
quali inviati dai partiti politici, monitoreranno le elezioni russe. Secondo la
presidente, 209.548 osservatori sono stati nominati da 11 partiti politici, più
di 97.000 da Russia Unita, più di 42.000 dal Partito Comunista della Federazione
Russa, 28.000 da Nuovo Popolo e 17.000 ciascuno dal Partito Liberal Democratico
di Russia e da Russia Giusta. Il presidente della Duma cittadina di Mosca,
Alexei Shaposhnikov, ha aggiunto che esperti internazionali, tra cui i partner
del movimento parlamentare delle capitali dei BRICS, monitoreranno le elezioni
di Mosca dal 18 al 20 settembre. «Esperti internazionali, compresi i nostri
partner del movimento parlamentare delle capitali BRICS, monitoreranno la
Giornata del voto unificato del 2026», ha scritto Shaposhnikov sul suo canale di
messaggistica Max lunedì.
Le elezioni si svolgono in un momento particolarmente delicato per la Russia: la
guerra con l’Ucraina, infatti, non vede all’orizzonte prospettive di risoluzione
nel breve-medio termine, mentre gli attacchi ucraini alle raffinerie russe hanno
fatto aumentare i prezzi del petrolio con inevitabili ricadute per l’economia
del Paese. Per questo le elezioni sono considerate un banco di prova per sondare
la tenuta della società russa durante la guerra: «Vi chiedo di esercitare il
vostro diritto costituzionale e di prendere una decisione ponderata e
responsabile, affinché i risultati elettorali confermino la maturità e la
resilienza della società russa. Questa sarà la nostra risposta comune a coloro
che vogliono indebolire la Russia […]» ha affermato Putin nel suo messaggio alla
nazione. Al momento, secondo il Ministero russo dello Sviluppo Digitale, delle
Comunicazioni e dei Mass Media, «metà degli elettori registrati ha già espresso
il proprio voto sulla piattaforma federale di voto elettronico a distanza».
«L’affluenza sulla piattaforma federale REV alle 12:15 ora di Mosca del primo
giorno di votazione era del 50 per cento: 2 milioni di persone hanno già
votato», si legge nella dichiarazione.
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