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Palestina: rompiamo il silenzio
Perché è importante essere ancora qui a “rompere il silenzio”, a dare un po’ fastidio, senza violenza, contro la violenza? Perché con la “tregua” il genocidio e la cacciata dei palestinesi stanno continuando a bassa intensità, e quasi non fanno più notizia di fronte ad altri fatti gravissimi (Venezuela, Crans Montana). La “tregua” è perfetta per anestetizzare il mondo e, insieme alla criminalizzazione dei palestinesi e di noi che li sosteniamo, permettere a Israele di portare a termine il “lavoro sporco” (cancelliere Mertz) per conto di un occidente ormai reso irriconoscibile da un delirio di dominio che incombe come una concreta minaccia a livello mondiale. E noi? Se lasciamo che a qualcuno vengano negati i diritti fondamentali, strappata la dignità e rubata la vita condanniamo anche tutti noi, presto o tardi, a subire lo stesso destino di sopraffazione e violenza. Se tolleriamo l’ingiustizia sugli “altri” spostiamo pericolosamente vicino alle nostre case il confine dell’ inaccettabile; ora la consapevolezza che presto a finire in prigione o a morire di privazioni e bombe potranno essere anche i nostri figli muove anche l’istinto di autoconservazione. Stringiamoci a chi, vinto dall’ disperazione, sta pensando di arrendersi; se quello che possiamo fare è “quasi niente”, resistere a mantenere acceso quel lumino ci ricorda che un mondo diverso può sempre essere costruito. Ogni piccola parola, o azione, di protesta contro l’ingiustizia è un granello di sabbia negli ingranaggi della sopraffazione, e ci aiuta anche a riconoscerci, sapere che ci siamo, e unirci. Ne usciremo, se mettiamo sul piatto della bilancia il peso fisico della vita e quello immateriale della coscienza di ciascuno di noi.   Comitato Varesino per la Palestina dal 2002 attivo sul territorio per diffondere consapevolezza sulla condizione del popolo palestinese. Redazione Italia
Sotto i bombardamenti israeliani Dio è morto! Con la dignità del popolo palestinese Dio è risorto!
In una delle tante manifestazioni di piazza svoltesi a Busto Arsizio (VA) a sostegno del popolo palestinese sono stati affissi dei cartelloni che hanno destato attenzione e allo stesso tempo critiche. Sono manifesti fatti a mano, sui quali l’attenzione non viene attirata dalla grafica, dalla particolare bellezza ricercata di solito negli spot pubblicitari televisivi oppure dalla spettacolarizzazione delle immagini, ma dall’efficacia del messaggio. Dio è morto è il titolo di una canzone di Francesco Guccini considerata da sempre uno scritto contro la guerra, parla di corruzione e meschinità, di falsi miti e di falsi dei. È una canzone figlia di una epoca nella quale la protesta sociale e l’impegno culturale irrompevano in ogni sfera sociale e sapevano imporre un messaggio pacifista contro la guerra, sulla retorica della guerra, contro l’autoritarismo. Sono manifesti importanti che riassumono la rabbia, la paura, lo sdegno, l’impegno civico e morale contro la guerra e il genocidio del popolo palestinese e per questo abbiamo deciso di rilanciarli, ringraziando l’autrice, affinché a prevalere sia il rifiuto della guerra e dell’autoritarismo, per far valere i principi solidaristici, la vicinanza con i popoli oppressi. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Alpini nelle scuole infanzia Varese e Monza Brianza castagne. A Lecco colletta alimentare
Conosciamo la forte influenza degli Alpini nei territori montani e l’abbiamo già denunciata quando abbiamo scritto dei loro campi estivi e della recente sigla di un protocollo di intesa tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’Associazione Nazionale Alpini. Eppure, di fronte ai filmati degli Alpini che preparano le castagne per le bambine e i bambini delle scuole dell’infanzia a Cardano al Campo (Varese), Uboldo (Varese) e Nova Milanese (Monza e Brianza) abbiamo provato incredulità. «Cosa c’è di male in una scorpacciata di caldarroste?» ci chiederanno i nostri detrattori. E noi siamo qui a spiegargli che abbiamo, come collettività, la responsabilità di servire l’interesse superiore dei minori e che consideriamo contraria alla tutela dell’infanzia il contatto tra forze armate, bambine e bambini. Ci opponiamo a qualunque accostamento, dentro e fuori la scuola, dei principi militari alle attività didattiche. Non è la Scuola il loro posto. Stesso discorso vale per la colletta alimentare che ha coinvolto una scuola media di Lecco. Gli Alpini sono a tutti gli effetti parte dell’Esercito italiano. Perché non affidare quelle attività, che sono ricreative e di solidarietà, a una delle tante associazioni di volontariato delle province di Varese, Monza e Brianza, Lecco? Ci chiediamo perché alcuni dirigenti scolastici preferiscano aprire le loro porte ai comparti militari. Anche se il MIM firma con puntualità dei protocolli di collaborazione con il Ministero della Difesa, al momento le/i dirigenti scolastiche/ci e sono libere/i e di programmare la propria offerta in un’altra direzione, ed è questo che come Osservatorio noi invitiamo a fare. Maria Pastore, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
“Il mondo al contrario” di Vannacci fuori dalla scuola a Varese e provincia!
Con la delibera del Collegio docenti dello scorso 26 settembre l’IS Newton di Varese, a larghissima maggioranza (82%), ha ritenuto inappropriato un incontro dellɜ studentɜ con l’eurodeputato Roberto Vannacci nell’ambito dei percorsi di educazione alla cittadinanza; un ciclo di tre lezioni, di cui una per l’appunto affidata all’ex comandante della Folgore. La “lezione” si sarebbe dovuta tenere a fine novembre: Vannacci avrebbe parlato di patria e bandiera italiana. “L’idea era di approfondire i concetti di identità, tradizione e territorio dell’Insubria”, ha dichiarato Stefania Bardelli, animatrice del team Vidoletti del Mondo al contrario. In una nota, la CGIL Varese ha riconosciuto la piena legittimità della decisione, sottolineando che “il Collegio non ha ritenuto rilevante per il percorso di crescita degli studenti un incontro con un eurodeputato politicamente schierato, non solo per una questione di competenze pedagogico didattiche, che oggi non risultano in alcun modo certificate, ma anche per preservare la scuola e gli studenti da qualunque tipo di strumentalizzazione mass mediatica.” e che spetta ai docenti “indicare quali siano i percorsi utili a sostanziare i princìpi di una società (di cui la scuola è fondamento, n.d.r.) secondo i dettami della nostra Costituzione”. Sulla stessa linea lɜ dirigenti di altre scuole cittadine. Marco Zago, dirigente del liceo scientifico Galileo Ferraris, dichiara che nella scuola che dirige “sono statɜ invitatɜ alcunɜ rappresentanti delle Istituzioni, ma per parlare di orientamento: la politica come passione e professione (…), non per difendere un simbolo o una bandiera. Quando la politica entra in classe deve spogliarsi della propaganda: la scuola non è un palco, è un laboratorio di pensiero”. Elisabetta Rossi, dirigente del liceo classico Cairoli, sostiene che «I ragazzi devono essere educati alla politica, ma la scuola non può diventare una cassa di risonanza dei partiti. Il nostro compito è insegnare loro a farsi un’idea, non a sposare un’idea. Il dialogo sì, le bandiere no».  Chi sostiene l’iniziativa invoca il pluralismo e la crescita del senso critico nel confronto con idee diverse. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sosteniamo ed elogiamo la decisione del collegio docenti: pluralismo e senso critico nascono sì dal confronto tra posizioni differenti, ma il tutto deve essere guidato dal corpo docente, in ascolto e dialogo il più possibile aperto e paritario con lɜ studentɜ e nello spirito della Costituzione.  Ammettere in una scuola qualcuno che rivendica “a gran voce il diritto all’odio e al disprezzo, e a poterli manifestare liberamente nei toni e nelle maniere dovute”, manifesta apertamente posizioni razziste, islamofobe e sessiste, esalta la guerra e corpi militari come la X MAS significherebbe legittimare quelle posizioni. Che sono contrarie tanto allo spirito della nostra Costituzione che alle convenzioni internazionali sui diritti umani e vanno rifiutate tout court. Il “noi contro loro”, filo conduttore della campagna d’odio contro lɜ migranti, del sessismo, dell’omolesbotransfobia, come dell’esaltazione dei concerti di patria e bandiera, è il germe della disumanizzazione. Lɜ altrɜ non vengono più percepitɜ come persone, ma come nemicɜ, zecche, bestie insenzienti. L’ identità che non nasce dal riconoscimento reciproco, ma dalla negazione e dall’ annientamento dell’ altrə, normalizza la violenza e la guerra trasformandole addirittura in valori. Ci auguriamo che sempre più scuole seguano l’ esempio dell’ IS Newton di Varese, opponendosi al progetto della destra di governo di militarizzare la scuola e l’università che come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denunciamo quotidianamente. Nel documentarci su questa vicenda non abbiamo trovato interviste a rappresentanti dellɜ studentɜ del Newton né della Consulta dei giovani di Varese. Eppure la scuola è fatta per, ma soprattutto dalle, persone piccole e giovani: docenti e dirigenti in primis, ma anche la stampa e le istituzioni, devono aprirsi al dialogo e all’ ascolto.  Alcunɜ maturandɜ lo scorso luglio hanno lanciato una forte richiesta di ascolto e di cambiamento della scuola, la critica di un sistema di valutazione che spersonalizza e spinge alla performance e alla competizione, il rifiuto di un sistema paternalistico che nega i bisogni e mortifica la naturale propensione alla curiosità, la creatività, il desiderio di essere costruttorɜ attivɜ, partecipi e protagonistɜ della scuola. Un sistema che continua a perpetrare la pedagogia nera, quel metodo di “educazione” violenta, autoritaria e militaresca ampiamente teorizzato tra il seicento e l’ottocento che siamo ancora lontani dal lasciarci alle spalle, che anzi piace tanto alla destra di governo che in realtà teme lo spirito critico, l’autonomia di pensiero, la libertà di espressione. Lɜ giovani stanno riempiendo le piazze, in Italia e in numerosi alrri Paesi, per dire no al genocidio del popolo palestinese, alle autocrazie, alla guerra, all’ economia predatoria e distruttrice, al razzismo e al fascismo. Hanno capito che tutto questo sta rubando loro il futuro e non sono cadutɜ nel tranello dell’ individualismo, né del “noi contro loro”. Si riuniscono in assemblee, discutono, agiscono collettivamente. Non è un caso che la repressione si stia accanendo soprattutto contro persone giovani. La scuola deve essere con loro; così la stampa, lɜ rappresentanti istituzionali e la società civile che intendano difendere i valori della Costituzione. Dalla parte giusta della storia. Riferimenti: https://www.repubblica.it/politica/2025/10/21/news/roberto_vannacci_varese_lezioni_scuola-424926842 https://www.varesenoi.it/2025/10/22/leggi-notizia/argomenti/varese/articolo/legittima-la-decisione-dei-docenti-del-newton-che-hanno-detto-no-allincontro-di-vannacci-con-gli.html https://www.orizzontescuola.it/vannaci-propone-classi-separate-per-alunni-con-disabilita-come-far-correre-questi-alunni-con-chi-fa-il-record-dei-cento-metri https://www.prealpina.it/pages/il-no-a-vannacci-del-newton-e-la-politica-a-scuola-394653.html > Varese riattiva la Consulta Giovanile: approvato in consiglio comunale il > nuovo regolamento > Il Mondo al Contrario: il movimento ispirato al Generale Roberto Vannacci Roberto Vannacci, Il mondo al contrario, 2023. https://telegra.ph/Valditara-e-la-pedagogia-nera-08-02-3?fbclid=PAZXh0bgNhZW0CMTEAAacHDZNfSPp8Bnkp9V-iZCa1t-JDYk0LS4pBb8R8B8xf1WdHEWsdNhnLHkZdrA_aem_KvPi-lasy19_gHRsNHF01g Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Venegono Superiore (VA), 27 settembre 2025: “Festa antimilitarista” contro la guerra
VENEGONO SUPERIORE (VA), SABATO 27 SETTEMBRE 2025 CASTELLO DEI COMBONIANI, VIA DELLE MISSIONI, 12 La guerra è presente e orizzonte degli eventi. Nelle infinite variabili impazzite che costellano i giorni del pianeta Terra, la guerra ci sembra una costante. I dazi decisi da Trump, la narrazione mainstream a targhe alterne che per mesi ha chiuso gli occhi di fronte agli orrori in Palestina per poi svegliarsi indignata con colpevole ritardo; l’obiettivo del 5% di PIL da destinare alle spese militari (infrastrutture comprese) entro il 2035; i volenterosi europei con il cancelliere tedesco Merz che con una mano ringrazia Israele per svolgere il lavoro sporco e con l’altra guarda ai piani di investimento per gli armamenti e la ricostruzione delle zone distrutte dalla guerra. Guerra e capitale viaggiano da sempre sullo stesso binario, oggi più che mai. Ma cosa si fa durante una guerra? Abbiamo deciso di organizzare questo incontro per mettere insieme diverse esperienze, consapevoli che è grazie ai ragionamenti e alle sensibilità collettive che potremo affinare la critica e quindi l’agire. Un’occasione per ascoltare i racconti di alcune realtà in lotta contro la guerra, da diverse angolature, chi dal punto di vista della logistica e del trasporto – via mare, aria o terra – delle armi, chi della produzione delle stesse, chi delle armi nucleari, chi dello sviluppo tecno-scientifico a supporto del comparto bellico, chi della militarizzazione della scuola, chi di quella che Simone Weil definiva l’aspetto più atroce di tutti, cioè la guerra interna. Una “festa antimilitarista” per unire, alla condivisione delle lotte, un momento più conviviale. Ma la “vera festa” che ci auspichiamo è la fine della guerra e del mondo che la produce. Nel frattempo incontriamoci, discutiamo, agiamo. Comitato promotore festa antimilitarista contro la guerra
Varese: marcia per la Pace
Appuntamento il 20 settembre 2025 alle 17:45 ai Giardini Estensi di Varese per tornare nelle strade della città con la Marcia per la Pace: un’iniziativa che nasce dalla necessità di informare e rendere consapevoli i cittadini e le cittadine rispetto a ci che sta accadendo nel mondo. Conflitti, genocidi e disuguaglianze ci riguardano direttamente, in quanto frutto di precise scelte politiche ed economiche. Particolare attenzione sarà dedicata al genocidio del popolo palestinese che da quasi due anni vediamo accadere davanti ai nostri occhi, e Varese è schierata con gli attivisti della Global Sumud Flotilla per rompere il silenzio e agire concretamente a supporto della popolo palestinese così come tutte le vittime di politiche e pratiche economiche commerciali violente, repressive e genocidiarie. Varese si è svegliata e ha deciso di mobilitarsi, per non essere più complice del massacro in atto in Palestina, per denunciare le responsabilità del governo e dell’Europa che da anni non prendono una posizione a favore del disarmo globale e forniscono armi a governi oppressivi. Il nostro Paese si sta macchiando di complicità con gli attori di crimini contro l’umanità, tra i quali il governo israeliano, esportando armi, accettando politiche ed accordi economici e finanziari che favoriscono un’élite a discapito dei reali interessi delle popolazioni. Queste pratiche violano il diritto internazionale, il principio di autodeterminazione dei popoli e contribuiscono a perpetuare un sistema globale basato su oppressione, sfruttamento e disuguaglianza. Come sancito dalla “Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio” del 1948, tutti gli Stati sono chiamati a prevenire ogni crimine genocidario. Non serve condividere l’intento genocidario per esserne complici: basta essere consapevoli del rischio concreto e continuare a fornire sostegno – anche indiretto – a chi lo commette. Oggi questo riguarda in particolare i rapporti con Israele. Sabato 20 settembre uniamo le nostre voci per diffondere consapevolezza e pratiche di azione nonviolenta. Democrazia significa parola, critica e scelta: se i governi tacciono, tocca a noi rompere il silenzio. La pace nasce dal basso, giorno dopo giorno, da una lotta collettiva che sceglie di non voltarsi più dall’altra parte. Invitiamo tuttə a unirsi a noi, con spazi accessibili, punti di decompressione e bar amici pronti ad accogliere chiunque abbia bisogno. Durante la marcia invitiamo a portare bandiere della Palestina, della pace, dei sindacati e di tutti i popoli oppressi da guerre, genocidi e disuguaglianze: vogliamo dare un messaggio forte, unitario e inequivocabile contro ogni forma di oppressione. È un momento di lotta collettiva e di speranza condivisa, perché la pace non si fa con il silenzio, non si proclama dall’alto, ma si costruisce dal basso, giorno dopo giorno, nella solidarietà tra popoli. WAKE UP – Collettivo per la Pace e la Giustizia Sociale Per info: @wakeupvarese Redazione Varese
Collegio docenti di una scuola di Varese vota contro campagna R1PUD1A di Emergency
Centinaia di Comuni hanno già aderito alla campagna R1PUD1A di Emergency contro qualsiasi guerra. Anche molte scuole, di ogni ordine e grado, stanno aderendo. Ed è su questo che noi dell’ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo da denunciare purtroppo un accaduto sconcertante.  Abbiamo ricevuto una segnalazione riguardo a una scuola di Varese: un collegio docenti davanti alla mozione di adesione alla campagna di Emergency ha bocciato la proposta. Aggiungiamo un dettaglio: prima della discussione e della votazione è intervenuto il/la dirigente scolastic* affermando «La scuola non fa politica, non ritengo opportuno aderire», e questo incredibilmente ha fatto sì che anche chi in principio si era dett* favorevole abbia deciso di non appoggiare la mozione.  Il/la docente che ci ha scritto all’indirizzo osservatorionomili@gmail.com e del* quale manteniamo l’anonimato, ha giustamente commentato «Se richiamarsi all’articolo 11 della nostra Costituzione e chiederne il rispetto è considerato di non competenza della Scuola, siamo messi male».  L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha individuato da tempo ne* dirigenti scolastic* il vettore principale di ingresso o altresì di chiusura degli inviti istituzionali confezionati ad arte da MIM e FFAA e FdO e diffusi attraverso gli Uffici Scolastici Regionali. Conosciamo l’influenza che rivestono avvalendosi delle regole scritte e non scritte nella scuola. Sappiamo bene che anche una parte de* docenti fatichi a pensare una realtà demilitarizzata, e bocci qualsiasi mozione e attività proposta contro le guerre. Spesso quando parlano di pace sottintendono attraverso i conflitti armati. Noi continuiamo a contrastare questo clima militarista che circola dalle istituzioni nel pensiero comune e viceversa.  Ringraziamo chi legge e diffonde i nostri articoli, e invitiamo tutt* voi a partecipare al nostro lavoro culturale e di informazione sul territorio nazionale.  Maria Pastore, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 
#stopthegenocide - "L'addestramento dei piloti israeliani per bombardare #Gaza, passa dai caccia addestratori di #Leonardo prodotti a #Varese" - Antonio Mazzeo https://www.youtube.com/shorts/ThlUaz0Aegk