Come la Germania è diventato il più grande mercato regolamentato di cannabis in Europa
Prendiamo due persone con la stessa patologia, la stessa età, la stessa
diagnosi. Una vive in Germania, l’altra in Italia. La prima fa una visita in
videochiamata, riceve una ricetta elettronica e si fa arrivare a casa le
infiorescenze, scegliendo fra più di milleottocento prodotti diversi. La seconda
telefona a quattro farmacie, scopre che la varietà che sta usando non è
disponibile e ricomincia daccapo la terapia con quella che trova. È una
differenza dettata da scelte politiche precise che i numeri fotografano in
maniera inequivocabile. Nel primo trimestre del 2024 la Germania ha importato
circa 8 tonnellate di cannabis; nello stesso trimestre del 2026, più di 50. Sei
volte tanto in due anni. Senza aver mai legalizzato del tutto, in nove anni
Berlino ha costruito il mercato regolamentato più grande d’Europa, nel cuore del
continente e a poche centinaia di chilometri da un Paese, il nostro, che era
partito prima e si è fermato quasi subito.
DUE LEGGI, UN SALTO DI SCALA
Come ci sono arrivati è una storia che ha due momenti chiave. Il primo è il 10
marzo 2017, quando entra in vigore la legge “Cannabis als Medizin”:
infiorescenze ed estratti diventano prescrivibili e le casse mutue pubbliche
sono tenute a coprire la terapia dei malati gravi, quando ricorrono le
condizioni previste. Il secondo è il 1° aprile 2024, con la legalizzazione
parziale: possesso depenalizzato fino a 25 grammi, possibilità di coltivare tre
piante in casa, o di farlo in forma associata nei Cannabis Social Club, che però
sono cresciuti lentamente e restano marginali con 455 autorizzazioni in tutto il
Paese a luglio 2026.
Il lato che ha davvero cambiato la scala è un altro, ed è passato quasi sotto
silenzio: la stessa legge ha sfilato la cannabis dalla normativa sugli
stupefacenti per trasferirla in una legge propria. Tradotto: da quel giorno un
medico tedesco la prescrive con una ricetta ordinaria, anche elettronica, come
farebbe con qualsiasi altro farmaco. È bastato questo.
Il resto è venuto da sé, e in fretta. Nel 2024 la Germania importava 72,9
tonnellate di cannabis medica; nel 2025 sono diventate 201, con una crescita del
176% in dodici mesi. La produzione interna si ferma a due o tre tonnellate:
tutto il resto arriva da fuori, soprattutto dal Canada. A valle c’è una rete che
da noi non è mai stata nemmeno immaginata: oltre 16.600 farmacie, la vendita per
corrispondenza, una trentina di cliniche di telemedicina. I prodotti a base di
infiorescenze disponibili in farmacia sono passati da 724 a inizio 2024 a più di
1.800 nel primo trimestre 2026, e il prezzo è crollato: secondo i dati
presentati al summit di Berlino di giugno da alephSana e Bloomwell, il grammo è
sceso da 8,33 euro nel gennaio 2025 a 4,52 nel marzo 2026, meno della metà in
poco più di un anno. Prohibition Partners stima che nel 2026 il mercato tedesco
valga intorno a 1,15 miliardi di euro.
IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA
I pazienti attivi in Germania superano gli 800mila, ma le prescrizioni a carico
dell’assicurazione sanitaria pubblica, quella a cui si rivolge chi è malato
davvero, sono cresciute di una sola cifra percentuale. Difficile non leggerci
quello che è evidente: una parte di chi passa dalla visita online non è malata,
e usa la porta della medicina per procurarsi cannabis legale, tracciata, sicura
e a un prezzo migliore di quello della strada. Vale la pena però analizzarlo
bene, questo dato, prima di trasformarlo in uno scandalo. L’analisi Ekocan,
finanziata dal governo tedesco, non ha rilevato alcun aumento del consumo
complessivo di cannabis dopo la riforma: quello che è cambiato non è quanta se
ne fuma, ma da chi la si compra: la domanda, si è spostata dall’illegale al
legale, esattamente quello che una regolamentazione dovrebbe fare.
Il governo di Berlino di centrodestra, però, quel divario lo ha preso come
pretesto per stringere le maglie della legge approvata dal governo precedente.
Dal 30 luglio 2026 le infiorescenze sono uscite dal rimborso pubblico: circa
65mila pazienti si sono ritrovati la terapia interamente a carico proprio da un
giorno all’altro, senza alcun periodo di transizione e senza tutela per chi era
già in cura. Le associazioni hanno annunciato ricorsi.
IL CONFRONTO CON L’ITALIA
E l’Italia? Qui la cannabis a uso medico è prescrivibile dal 2013, quando un
decreto ministeriale inserì le preparazioni vegetali a base di cannabis fra i
medicinali della Tabella II sezione B; il quadro operativo arriva due anni dopo,
con il decreto Lorenzin del 9 novembre 2015, che affida la produzione nazionale
in regime di monopolio allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di
Firenze. Eravamo partiti prima, ma 11 anni dopo la quota autorizzata è ferma a
400 chili l’anno, la stessa dal 2022 e inferiore ai 500 del 2021, e la
produzione effettiva si attesta intorno ai 100 kg. Il consumo nazionale si
aggira intorno alla tonnellata e mezza: 1.453 chili nel 2023, poco meno di 1.700
nel 2024, contro le oltre 200 tonnellate tedesche: la platea potenziale di
pazienti è paragonabile, il risultato no.
E il punto non è nemmeno il volume, è la scelta. In Germania un medico ha
davanti più di milleottocento prodotti; in Italia due varietà nazionali, spesso
indisponibili, e una manciata di importate. Per chi non se ne occupa la cannabis
è una cosa sola, sempre uguale. Ma in realtà non lo è per la scienza e tantomeno
per i pazienti: cambiano i rapporti fra THC e CBD, i cannabinoidi minori, i
terpeni, e con essi l’effetto. Una varietà bilanciata serve alla spasticità
della sclerosi multipla, una ad alto THC al dolore neuropatico che non risponde
a nient’altro. Chi è in terapia lo sa benissimo: cambiare prodotto significa
ricominciare la titolazione da zero, e una carenza in farmacia non è un disagio,
è un’interruzione di cura.
Ed è qui che la partita si allarga, e riguarda molte più persone di quante
immaginiamo. Il dolore cronico in Italia interessa il 24,1% degli adulti, circa
10,5 milioni di persone secondo l’indagine dell’Istituto superiore di sanità. Ed
è solo una delle patologie per cui la potremmo utilizzare. Mentre la Germania
accumula dati clinici su larga scala, medici che sanno prescrivere, genetiche
selezionate su indicazioni precise e un’industria che ci lavora, noi difendiamo
un monopolio che non ha ragione di esistere.
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