Tag - Cile

Per il Cile i mapuche sono criminali
L’uso politico di una giustizia che rimane selettiva condiziona tutti i processi in cui sono coinvolti imputati mapuche tra condanne senza prove e ribaltamenti poco credibili di sentenze totalmente stravolte. I casi di Héctor Llaitul Carrillanca, Matías Catrileo, Julia Chuñil, Facundo Jones Huala e di moltissimi altri gridano vendetta mentre l’insediamento, ormai vicino, del nuovo presidente di estrema destra José
February 8, 2026
La Bottega del Barbieri
Terra bruciata. Corrispondenza dal Cile
La Patagonia cilena brucia, distruggendo le foreste ancestrali dei mapuce, la cui lotta è sotto costante repressione, con un susseguirsi di arresti ed operazioni di polizia di estrema violenza. La regione è ricca di terre rare che suscitano crescenti appetiti. Emblematico il caso di Julia Chuñil, un’attivista Mapuche di 72 anni scomparsa da oltre un anno.  L’8 novembre 2024 esce di casa in cerca di alcuni animali insieme al suo cane Cholito, su una collina nei pressi di Máfil, Regione de Los Ríos, nel centro-sud del Cile. Da allora di lei non si hanno più notizie. Julia Chuñil è la Presidente della comunità indigena Putraguel, dove si è distinta per la sua lotta per i Diritti ambientali, in particolare per la protezione di circa 900 ettari di foresta nativa. Proprio la difesa della terra della sua comunità le è valsa numerose minacce e vessazioni, andate avanti per anni. La polizia ha costruito una montatura contro i figli di Julia, accusandoli della scomparsa della madre. Per ora la montatura non ha funzionato ma è di questi giorni la notizia che la casa di Julia, dove vivono alcuni suoi familiari, è stata distrutta. É l’inizio dello sgombero contro il quale ha lottato per tutta la vita. Ne abbiamo parlato con Luca, un compagno di Santiago del Cile Ascolta la diretta:
January 30, 2026
Radio Blackout - Info
I militari Usa soffocano l’America latina
Lo scopo della militarizzazione è duplice: ridurre il conflitto sociale e tutelarsi di fronte alla Cina di David Lifodi Immagine ripresa da https://periodicoopcion.com/ Ormai in America latina le truppe statunitensi si sentono a casa. Oltre alla pressione costante esercitata sul Venezuela sfociata nell’aggressione contro Caracas, è sempre maggiore il numero di paesi che, in alcuni casi, concedono senza alcun problema
January 18, 2026
La Bottega del Barbieri
Cile: Boric si congeda reprimendo i senza tetto
Alejandro Valenzuela Il violento sgombero del Cerro Centinela, nella comuna di San Antonio, e l’eredità di ordine e pallottole. Lo sgombero del Cerro Centinela ha aperto una scena che oltrepassa di gran lunga il quadro di un conflitto “abitativo” o “giudiziario”. Quello che si mostra davanti ai nostri occhi è uno scontro sociale ad alta […]
January 16, 2026
Comitato Carlos Fonseca
Cile. Una sconfitta nella battaglia culturale, prima che elettorale
Cosa spinge un minatore del Nord a votare per l’estrema destra? O un operaio del centro del Paese a optare per José Antonio Kast? Come si suol dire, la vittoria ha molti padri, ma la sconfitta è orfana. Il risultato negativo del ballottaggio presidenziale non è sfuggito a questa logica. […] L'articolo Cile. Una sconfitta nella battaglia culturale, prima che elettorale su Contropiano.
December 27, 2025
Contropiano
Intervista a Tomás Hirsch sulla sconfitta elettorale della sinistra in Cile
> Iniziando ad affrontare le cause della sconfitta del partito di governo alle > elezioni presidenziali, l’ex-deputato di Acción Humanista Tomás Hirsch ha > sottolineato che “i problemi che affliggevano o affliggono i cittadini non > coincidevano con le risposte che abbiamo dato e che ha dato il governo”, anche > se ha precisato che “questa sconfitta richiede un’analisi calma, approfondita > e che tenga conto delle molteplici cause che possono spiegarla”. Ha > sottolineato, in ogni caso, che “sarebbe estremamente ingiusto attribuire la > sconfitta a qualche carenza, fallimento o debolezza della candidata, del > comitato elettorale o della campagna”. E ha affermato che “a partire da marzo > (quando si insedia Kast, N.d.R.) è fondamentale rimanere estremamente attivi, > con capacità di organizzazione e mobilitazione”. -------------------------------------------------------------------------------- Dove collocheresti i fattori che hanno influito sulla sconfitta di Jeannette Jara? Questa sconfitta richiede un’analisi calma e approfondita, che tenga conto delle molteplici cause che possono spiegarla. A prima vista, non c’è un aspetto specifico, ma un accumulo di fattori che, inoltre, si protraggono nel tempo. Un aspetto è che non si è fermata l’avanzata dell’estrema destra? Quello che è successo in Cile non è diverso da ciò che abbiamo visto a livello internazionale. Sono molti i Paesi, in particolare nella nostra regione, in cui si è verificata una svolta verso la destra e l’estrema destra. Inoltre, nella popolazione di diversi Paesi si tende a votare contro chi è al governo. Ciò denota una frustrazione, un disincanto, un divario tra le aspettative dei cittadini e ciò che i governi progressisti o di sinistra riescono a realizzare. Nel caso del Cile, senza dubbio c’è stato un disillusione da parte di una parte importante dei cittadini rispetto alle aspettative che avevano riposto nel governo di Gabriel Boric. Si parla anche di non aver risposto alle richieste o alle sensibilità della gente. Il fatto è che i problemi che affliggevano o affliggono i cittadini non coincidevano con le risposte che abbiamo dato noi e che ha dato il governo. Mi riferisco al fatto che i problemi più gravi dei cittadini erano legati alla sicurezza pubblica, alla criminalità organizzata e a questioni relative alla situazione economica personale e familiare, all’occupazione, ai salari e all’accesso alla sanità. Si tratta di aspetti che non erano stati presi in considerazione, almeno non con la priorità che i cittadini si aspettavano. E per quanto riguarda la performance della candidata Jeannette Jara e del suo comitato elettorale? Sarebbe estremamente ingiusto attribuire la sconfitta a qualche carenza, fallimento o debolezza della candidata, del comitato elettorale o della campagna. Credo che sia stata una campagna in cui la nostra candidata ha dato il massimo. Era una candidata che aveva molto da mostrare in termini di risposte, soluzioni e accordi che ha ottenuto come Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale, su temi rilevanti per la gente. Escludo totalmente qualsiasi mancanza o debolezza della candidata e della campagna. Credo che quanto accaduto debba essere visto come una questione più strutturale. Condividi quindi la tesi secondo cui l’estrema destra avanza perché il progressismo e la sinistra non rispondono alle richieste dei cittadini? È importante che la sinistra e il progressismo facciano un’autocritica sul modo in cui hanno agito negli ultimi trent’anni, almeno. Perché la metto in questi termini? Perché quando si esamina la terza via della socialdemocrazia, con la quale in qualche modo si finisce per accettare e convalidare il modello neoliberista, cercando di ritoccarlo, umanizzarlo, renderlo un po’ più digeribile, già con questo in quel momento si perde una battaglia, si iniziano a dissolvere le proposte, i progetti, gli obiettivi che la sinistra ha storicamente proposto e che hanno a che fare con un cambiamento strutturale orientato a migliorare le condizioni di vita dei popoli. Già in quel momento si comincia a vedere come si accetta la diminuzione delle dimensioni dello Stato, la riduzione dei programmi sociali, l’avanzata dei processi di privatizzazione, e questo diventa parte del mondo progressista. Quello che stiamo vedendo è come, in definitiva, il grande capitale stia prendendo il controllo diretto del futuro dei Paesi, avanzando verso un para-Stato, con la minima espressione dello Stato. Si tratta quindi di una situazione molto ingannevole, perché lo Stato viene drasticamente ridotto, gli vengono tolte le risorse per rispondere alle esigenze dei cittadini, e questi ultimi iniziano a sentirsi angosciati per la mancanza di soluzioni, e allora avanza una destra che è responsabile della riduzione delle dimensioni dello Stato e fa un’offerta semplicistica e, bene, la gente, nell’angoscia, finisce per sostenerla. Come vedi il quadro che si prospetta, pericoloso, di incertezza, simile a quello che sta vivendo Javier “il pazzo” Milei in Argentina? Si prospetta un periodo complesso in cui sarà fondamentale approfondire i progressi in materia di diritti sociali e avanzare verso una maggiore democrazia, difendere i risultati raggiunti e lavorare in modo unitario per impedire passi indietro che potrebbero danneggiare le persone. A partire da marzo sarà fondamentale rimanere estremamente attivi, con la capacità di organizzarci e mobilitarci quando necessario, di far valere i diritti conquistati, di muovere tutte le forze politiche e sociali per impedire arretramenti che possano danneggiare i cittadini. In tutto questo è importante lavorare in modo unito, senza esclusioni di alcun tipo e, al contrario, coinvolgendo altri settori. In questo senso, ritieni che si debba mantenere questa unità, coordinamento o addirittura coalizione dalla Democrazia Cristiana alla sinistra? Possiamo lavorare in modo unitario se abbiamo obiettivi comuni. Questo non può essere una semplice formalità, non può essere una questione discorsiva. E devo dirti che mentre si parla di unità, vedo settori politici del nostro mondo, vedo persone del Partito Socialista, del Partito per la Democrazia che, ad esempio, stanno promuovendo una legislazione del sistema politico, dei partiti politici, che mette un lucchetto all’interno del sistema impedendo la creazione e lo sviluppo di nuovi partiti, cosa che mi sembra grave e tremendamente pericolosa per una vera democrazia. Del resto, significa dimenticare l’origine dei partiti, che nascono sempre piccoli, come una forza nuova, e poi riescono a incorporare più persone. Cercare di mettere un lucchetto al sistema politico, come promosso dal governo, è una cosa di enorme gravità e può impedire la costruzione di un progetto unitario del nostro mondo se c’è l’intenzione di esclusione da parte di alcuni. In questi giorni si è parlato del fatto che, con l’arrivo di un governo di estrema destra, il movimento sociale è in allerta. In questo settore si dice che ciò sia minaccioso ma, al di là dei partiti politici, come vedi il ruolo del movimento sociale, della società civile, nel periodo che si aprirà? Se si ripercorre la storia dell’umanità, dei Paesi, ci si rende conto che i cambiamenti rilevanti della società sono sempre stati il risultato dell’organizzazione sociale e della mobilitazione sociale. Lo si può vedere attraverso la storia, dalla fine della schiavitù al diritto di voto delle donne, alla giornata lavorativa di otto ore e a centinaia di progressi dell’umanità. In questo momento, più che mai, ritengo fondamentale la capacità di rafforzare l’organizzazione e la mobilitazione sociale, ogni volta che sia necessario. Se rimaniamo semplici osservatori passivi, assisteremo a un arretramento che causerà molto dolore e sofferenza, soprattutto alle persone che si trovano in condizioni di maggiore vulnerabilità. Abbiamo la responsabilità storica di saper lavorare insieme, saperci organizzare, saperci mobilitare e saper difendere i diritti dei lavoratori, delle donne, degli studenti, degli anziani, delle diversità sessuali, del mondo della cultura, soprattutto quando c’è il pericolo di un arretramento di tali diritti. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dallo spagnolo di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid. El Siglo
December 18, 2025
Pressenza
Ha vinto Kast e il Cile si aggiunge all’ondata di ultradestra
Axel Schwarzfeld È il primo pinochetista a giungere a La Moneda in democrazia. Con il 58% dei voti, il candidato si è imposto sull’ex ministra di Gabriel Boric, Jeannette Jara, che al secondo turno presidenziale ha ottenuto il 41%. Questa domenica José Antonio Kast, di ultradestra, ha vinto le elezioni presidenziali del Cile, sconfiggendo con […]
December 17, 2025
Comitato Carlos Fonseca
Cile, il dado è tratto
Ormai il Cile avrà ufficialmente alla presidenza un discendente dei nazisti tedeschi: Juan Antonio Kast. Nel suo programma elettorale e nel suo percorso politico ha mostrato chiaramente di essere degno erede dei suoi antenati. Limitazioni al diritto di sciopero, togliere le tasse ai super ricchi, porre deroghe al matrimonio ugualitario […] L'articolo Cile, il dado è tratto su Contropiano.
December 16, 2025
Contropiano
Elezioni presidenziali in Cile, vince il candidato di estrema destra Kast
Con 16,6 punti di differenza con la candidata comunista Jeannette Jara, il candidato di estrema destra José Antonio Kast Rist ha vinto il ballottaggio di ieri, 14 dicembre, alle elezioni presidenziali cilene. Non è stata una sorpresa, dato che i sondaggi lo davano già per vincitore, ma la percentuale è leggermente diversa rispetto alle previsioni, con Jeannette Jara che ha ottenuto il 41,79% dei voti, mentre il vincitore ha ottenuto il 58,21%. I voti nulli sono stati il 5,83%, mentre quelli bianchi l’1,23%, percentuali abbastanza comuni. Così, l’11 marzo 2026 Gabriel Boric dovrà passare il governo a colui che era stato suo avversario nel ballottaggio precedente. Kast imporrà quello che ha definito un governo “di emergenza”, riducendo il numero dei ministeri e concentrandosi sulle politiche di sicurezza e contro gli immigrati. Il progressismo perde così l’opportunità di continuare a governare, come è già successo in tanti Paesi latinoamericani, dove l’ondata di estrema destra ha preso vigore in questo momento storico caratterizzato da una forte crisi globale. Appena i risultati sono stati annunciati, il presidente Boric ha telefonato a Kast per dirgli: “Le porgo le mie congratulazioni per aver ottenuto una chiara vittoria. Sono molto orgoglioso della democrazia e ho chiesto a tutti i miei collaboratori di essere all’altezza dei coordinamenti necessari. La invito domani al Palazzo della Moneda, per poter discutere faccia a faccia della necessaria continuità.”. Riconoscendo la sconfitta, Jeannette Jara ha dichiarato: “Continueremo a lavorare insieme per un Paese migliore. Oggi la democrazia ha parlato forte e chiaro. Auguriamo successo a Kast per il bene del Cile. È nella sconfitta che si impara di più ed è lì che la convinzione democratica deve essere più forte. Continuerò a lavorare affinché la vita nel nostro Paese non sia una strada in salita. Saremo l’opposizione e la via dell’unità è l’unica che vale la pena di percorrere. Abbiamo costruito un’alleanza ampia, storica, abbiamo una forza politica, sociale e culturale che dobbiamo custodire. Oggi non c’è spazio per lo scoraggiamento, c’è un compito che continua. Il lavoro, la giustizia sociale, la democrazia e il rispetto dei diritti umani devono andare avanti e noi non faremo marcia indietro. Saremo fermi nel proteggere ciò che abbiamo ottenuto. Condanneremo la violenza, da qualunque parte provenga. Per il bene del Cile, lasciamoci alle spalle le asprezze e gli odi che hanno caratterizzato questa campagna. È fondamentale saper ascoltare e farlo con umiltà. Dobbiamo riflettere profondamente sulle condizioni che hanno portato a questa sconfitta. Rimango con la speranza che un Cile giusto sia possibile. L’unità è fondamentale e dovremo ampliarla e rafforzarla. La sconfitta è sempre breve, domani torneremo al lavoro, lottando con coraggio e ci ritroveremo, insieme e a testa alta.” Se c’è una parola con cui potremmo definire il futuro governo cileno sostenuto da tutte le diverse destre, è la sua caratteristica di anti-umanesimo che si è esplicitamente manifestata durante questa lunga campagna elettorale. Traduzione dallo spagnolo di Anna Polo     Pía Figueroa
December 15, 2025
Pressenza