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Delcy Rodriguez ha consenso popolare, non Machado. Le distorsioni mediatiche dell’ANSA
In data 19 gennaio, l’ANSA ha pubblicato la notizia secondo cui Delcy Rodriguez starebbe perdendo consensi e che invece sarebbe proprio Maria Corina Machado a volare nei sondaggi. La notizia afferma: “Oltre il 90% dei venezuelani respinge l’ipotesi che Delcy Rodríguez, esponente del chavismo e presidente ad interim, possa guidare una fase di transizione dopo la caduta di Nicolás Maduro. È quanto emerge da un sondaggio dell’istituto demoscopico venezuelano Meganálisis, ripreso dai principali media indipendenti del Paese sudamericano, secondo cui il 93,5% degli intervistati esprime un giudizio negativo su Rodríguez. All’opposto, il 78,3% dichiara che voterebbe oggi per la leader dell’opposizione María Corina Machado, indicata come principale favorita nella corsa alla presidenza. L’indagine segnala inoltre un ampio consenso verso il sostegno degli Stati Uniti: oltre l’80% degli intervistati considera Washington il principale alleato per la ripresa politica ed economica del Paese. Il 92,2% afferma di sentirsi “grato” al presidente Donald Trump per il ruolo svolto nella crisi venezuelana, mentre cresce il rifiuto del socialismo chavista, sempre più associato a povertà e declino economico. Il sondaggio è stato condotto tra il 6 e l’11 gennaio in Venezuela su un campione di 1.006 persone, con un margine di errore del 3,09%.” Si tratta di una delle tante distorsioni mediatiche dell’ANSA che vengono veicolate in Italia sul Venezuela. La fonte a cui si è affidata l’ANSA è Meganalisis, una società di sondaggi e ricerche di opinione venezuelana che, “negli ultimi undici anni, ha accumulato il più alto tasso di successo nel prevedere i risultati elettorali in Venezuela”. Secondo a quanto si legge sul sito “la misurazione delle variabili” gli ha permesso “di ottenere fiducia e riconoscimento a livello nazionale e internazionale”. Il suo obiettivo è posizionarsi “come fornitore leader di servizi di consulenza statistica, sondaggi d’opinione e indagini, sia a livello nazionale che internazionale. Per raggiungere questo obiettivo, utilizziamo tecniche statistiche all’avanguardia, che ci hanno permesso di raggiungere un elevato tasso di successo nelle previsioni elettorali. Inoltre, misuriamo regolarmente e tempestivamente, utilizzando domande precise, la percezione che gli intervistati hanno del loro contesto politico, economico e sociale.” Si tratta – si legge sul suo sito – di un grande autoelogio che parrebbe dare un’immagine perfetta ed impeccabile dell’operato di questa società di sondaggi a tal punto di aver un grande “successo nelle previsioni elettorali”. Si dà il caso però che, durante le elezioni presidenziali in Venezuela del 28 giugno 2024, le sue previsione fossero del tutto opposte al risultato che poi è stato raggiunto: mentre il Grande Polo Patriottico chavista con Nicolas Maduro vinceva con il 52% dei voti, il loro Report di sondaggi del giugno 2024 affermava che le preferenze di voto dei venezuelani (slide 7) fossero rivolte per il 68,4% al candidato della coalizione di destra – ed ex-agente della CIA – Edmundo Gonzales Urrutia, mentre solo l’11,3% per Nicolas Maduro. Evidentemente qualcosa è andato storto, soprattutto quando è stato appurato che la presunta “frode elettorale” – con cui la destra voleva accusare il fronte chavista – era stata in realtà commessa proprio dalla stessa destra attraverso la divulgazione di falsi verbali elettorali tramite la piattaforma Convenezuela. Per chi non vuole credere al fatto che sia stata la destra a tentare di manomettere le elezioni presidenziali del 28 giugno 2024, può sempre credere a Trump che per ben due – di fronte alla volontà di Maria Corina Machado di imporsi come Presidente ad interim del Venezuela dopo l’aggressione USA del Venezuela il 3 gennaio 2026 – che non era in grado di governare perchè non aveva abbastanza consensi: un’ammissione del consenso territoriale e popolare del socialismo bolivariano in Venezuela e della poca credibilità sociale della Machado. Inoltre è interessante che proprio recentemente l’Istituto di sondaggi Hinterlaces ha rivelato, nel suo studio più recente chiamato Monitor País, che il 91% dei venezuelani ritiene che la presidente vicaria, Delcy Rodríguez, debba essere sostenuta. Stupisce questa poca attenzione nella scelta delle fonti da parte dell’ANSA, agenzia stampa nazionale e punto di riferimento per gran parte del giornalismo mainstream italiano, anche se non si può constatare come non sia la prima volta che la stessa faccia degli strafalcioni in tema di Sudamerica. È sorprendente notare come l’agenzia non abbia provveduto a rettificare una precedente fake news sulle elezioni in Venezuela e abbia invece deciso di lanciare una nuova campagna contro il paese sudamericano, cercando di dipingere Maduro come il provocatore in questa situazione. L’agenzia Ansa, da tempo, porta avanti una incredibile crociata a base di grossolane fake news contro il Venezuela. Si ricorda: * la mancata rettifica di una precedente fake news sulle elezioni presidenziali del 2024 in Venezuela, decidendo di continuare a lanciare una nuova campagna contro il Paese sudamericano, cercando di dipingere Maduro come il provocatore in questa situazione; * l’articolo pubblicato nel marzo 2024, che riguarda la sospensione del canale televisivo tedesco in lingua spagnola Deutsche Welle, quando in realtà il giovane moderatore del prodotto audiovisivo non è un comunicatore qualsiasi, ma nientemeno che il nipote dell’oppositore golpista Antonio Ledezma, latitante della giustizia venezuelana, che guida la campagna diffamatoria contro il Venezuela e per innumerevoli volte ha chiesto l’imposizione di sanzioni contro il suo stesso Paese; * Il 4 febbraio 2024 ANSA ha pubblicato un articolo in cui, riportando quanto scritto in maniera fuorviante da AP, citerebbe il discorso di Maduro per le celebrazioni del 32º anniversario della ribellione civico-militare del 4 febbraio 1992: “Noi siamo il popolo al potere. Vinceremo con le buone o con le cattive”. In realtà, nel discorso, Maduro ha affermato: “In Venezuela comanda il popolo, qui solo il popolo stabilisce o rimuove (i presidenti). I cognomi non governano qui, né mai lo faranno in questo Paese. I soliti nomi sono guidati solo dal denaro, dall’odio, dall’ambizione eccessiva e dallo spirito di vendetta”. Sebbene l’agenzia di stampa statunitense Associated Press (AP) abbia riconosciuto di aver mentito sulle dichiarazioni rilasciate da Maduro durante la Grande Carovana della Furia Nazionale del Popolo del 4 febbraio, l’ANSA ha taciuto in modo assordante; Smentita dell’AP nel febbraio 2024   * nel febbraio 2024 l’ANSA ha definito come “minaccia” nei confronti di ExxonMobil, la rivendicazione del Venezuela di annettere l’Essequibo territorio venezuelano che per retaggi coloniali è sempre stato sotto dominio della Guyana. Una notizia data senza contesto storico e senza conoscere la storia. È importante notare che il Venezuela ha una lunga storia di soprusi subiti da ExxonMobil, una multinazionale statunitense che ha giocato un ruolo significativo nella politica e nell’economia del paese sudamericano. Le tensioni tra il Venezuela e ExxonMobil sono radicate nella storia dell’industria petrolifera del paese, risalendo a molto prima del 1999, anno di fondazione ufficiale della ExxonMobil come entità separata. La compagnia è stata creata sulle fondamenta della Standard Oil Company, un’azienda che ha avuto un impatto duraturo sulla geopolitica mondiale. Gli articolo dell’ANSA suggeriscono sempre una narrativa unilaterale sul Venezuela, dipingendo il socialismo bolivariano come il principale responsabile delle tensioni, mentre trascura il ruolo e la storia di lunga data delle grandi corporazioni petrolifere internazionali nella regione, il ruolo degli USA e ignora che il Venezuela Bolivariano è riconosciuto nelle istituzioni internazionali per la sua propensione al dialogo.   Link su tentativo di frode elettorale della destra venezuelana contro elezioni presidenziali del 28 giugno 2024, mostra verbali elettorali falsi: > Venezuela: Le immagini che i media italiani non mostrano https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-venezuela_esperta_elezioni_maduro_ha_scelto_il_modo_pi_appropriato_per_presentare_le_prove/45289_56138/ https://www.cubainformacion.tv/especiales/20240730/110649/110649-venezuela-el-fraude-de-los-medios-golpistas-italiano-deutsch-francais-portugues-ellinika https://misionverdad.com/entrevistas/roman-cuesta-minar-el-sistema-electoral-es-atacar-la-raiz-de-la-democracia http://www.cubadebate.cu/especiales/2024/08/17/como-manipulo-las-actas-la-oposicion-en-venezuela-desvelamos-el-mecanismo-utilizado/ > ¡Exhiban las actas! > Lo que los medios de comunicación ocultan sobre las elecciones en Venezuela > Venezuela: Presentati pubblicamente i dati ufficiali delle elezioni https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-decine_di_paesi_riconoscono_la_legittimit_di_maduro_come_presidente/82_56151/#google_vignette   Ulteriori info: https://www.blog-lavoroesalute.org/wp-content/uploads/2024/09/SPECIALE-VENEZUELA.pdf Lorenzo Poli
Patagonia Argentina: la cerimonia del Satun, un atto di resistenza della comunità Mapuche
La comunità Mapuche nativa di Pillan Mahuiza nella Patagonia Argentina, a cui siamo legati da anni, si appresta in febbraio a vivere il Satun: una cerimonia sacra in cui lo spirito del Lonko (guida politica e spirituale) viene presentato ufficialmente al popolo. Il Satun è il “ponte” tra la saggezza degli antenati e il futuro delle nuove generazioni. È l’atto con cui la guida spirituale assume il compito di proteggere l’equilibrio della terra e della gente. Oggi, questa cerimonia non è solo un rito, ma un atto di resistenza. Mentre la comunità si prepara, la Patagonia brucia. Incendi devastanti, alimentati da interessi estrattivi e speculativi, stanno distruggendo il territorio. Il governo non interviene per fermare le fiamme, ma sceglie di accusare ingiustamente i Mapuche, usando il disastro come pretesto per criminalizzare il popolo e incarcerare i leader. Proteggere questa cerimonia significa non permettere che la loro voce venga spenta. Mantenere viva una cultura millenaria ha costi logistici immensi, soprattutto per un popolo che vive sotto pressione costante. Per questo stiamo organizzando una raccolta fondi. I contributi aiuteranno a coprire: – Viaggi e Spostamenti: Permettere alla Machi (donna di medicina) e agli anziani di viaggiare da territori lontani per presiedere al rito. – Accoglienza e Logistica: Ospitare e onorare i partecipanti che arrivano da ogni parte della regione. – Il Rehue e il Rito: Cura dello spazio sacro, condivisione del pasto comunitario, elemento essenziale della benedizione. Ogni contributo, piccolo o grande, è un “passo importante” per la dignità di un popolo che resiste nel custodire una cosmovisione e nel custodire i boschi e le acque del territorio. Condividi: Aiutaci a rompere il silenzio mediatico sulle ingiustizie in Patagonia. Far conoscere la verità è già un atto di sostegno. Il tuo gesto permetterà alla spiritualità nativa Mapuche di continuare a brillare nonostante l’oscurità del momento presente. Mapuche, significa popolo della Terra anche tradotto come i Figli della Terra, ed è il nome del popolo originario nativo di parte dell’Argentina e del Cile in Sud America. I Mapuche sono custodi di una profonda Cultura, Saggezza e Cosmovisione fondata sugli equilibri tra l’essere umano e la Natura, la Terra, il Cosmo. Per partecipare alla raccolta fondi scrivi a camminodellalibellula@gmail.com oppure su WhatsApp o telegram a +393471421081 Jenny Roncaglia Claudio Colli (il Cammino della Libellula)   Redazione Italia
L’arte e la cultura sono sempre state e sempre saranno la bandiera della pace
Yumac Ortiz è artista, antropologa e attivista. Ci siamo incontrati all’Assemblea dei Popoli per la Pace e la Sovranità, tenutasi a Caracas, capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, lo scorso dicembre. Abbiamo scambiato riflessioni non solo su politica e impegno civico, ma anche sul valore pubblico e sociale dell’arte, dell’estetica e del patrimonio culturale. Indubbiamente, due ispirazioni si sono intersecate. Il tema dell’arte per la pace è alla base del progetto in cui sono impegnato per Corpi Civili di Pace in Kosovo, e ha dato vita a una pubblicazione in uscita al gennaio 2026: “Più eterno del bronzo. Educazione alla cultura e semantica del monumento. L’orizzonte della cultura come prospettiva di costruzione della pace” (Multimage, Firenze, 2026). Inoltre, questo stesso tema ispira iniziative istituzionali e lotte sociali, e il caso di Yumac Ortiz è esemplare in questo senso. È un’artista visiva, antropologa culturale, comunicatrice, difensora dei diritti umani e attivista ecuadoriana. Internazionalista, attualmente ricopre il ruolo di Direttore Esecutivo della Corporazione per la Promozione Culturale e Turistica (Procultur); Presidentessa del Coordinamento per la Pace, la Sovranità, l’Integrazione e la Non-Ingerenza (CPAZ), Movimento sociale per i diritti umani; e produttrice radiofonica del programma “Tracce della Nostra Identità”. Le abbiamo rivolto alcune domande e la ringraziamo per la sua disponibilità e attenzione. Nel tuo impegno pubblico, coniughi arte e attivismo. Come può l’arte rivitalizzare gli spazi pubblici e quale contributo può dare alla promozione dei valori autenticamente umani di dignità, libertà e giustizia?  Grazie per l’intervista, compagno Gianmarco Pisa. Un saluto fraterno, rivoluzionario e solidale a tutte le sorelle e i fratelli rivoluzionari da queste terre equatoriali dell’Ecuador, che difendono la pace, la vita e l’autodeterminazione dei popoli. Personalmente, credo che gli spazi pubblici siano spazi per l’arte e per la cultura. I paesaggi urbani sono in continua trasformazione attraverso graffiti e muralismo, che esprimono un’estetica alternativa con una narrazione controculturale e antisistema, in solidarietà con le lotte dei popoli del mondo contro i processi di alienazione e degrado culturale globalizzante, guidati dal decadente sistema capitalista e dall’egemonia che tenta di disumanizzare l’essenza stessa dell’essere e l’identità unica di ogni cultura. Due elementi spiccano nel tuo lavoro: la simmetria e il colore. Come definiresti la tua arte e quali sono i suoi contenuti, i suoi messaggi e, se possibile, le sue fonti di ispirazione? Il mio lavoro è intimamente legato alla geografia equatoriale in cui vivo, con mare, catene montuose e foreste pluviali in un territorio piccolo quale è l’Ecuador, un paese andino e amazzonico con una storia millenaria e una popolazione pluriculturale e multietnica. Questo ci offre diversità all’interno di un patrimonio culturale nutrito dal realismo ancestrale e magico delle sue antiche leggende e tradizioni. Il mio lavoro recupera l’iconografia dell’arte e dell’artigianato popolare ecuadoriano. Mi ispiro alla Madre Terra, o Pachamama, e ai suoi elementi costitutivi: acqua, vento, terra e fuoco, da cui traiamo forza e sostentamento. Dipingo la Madre Terra, nera nell’essenza, femminile e maschile, di cui siamo parte. Catturo i colori della natura con cui abbiamo smesso di entrare in contatto, di annusare, di vedere, di sentire, senza comprendere che ne siamo parte integrante e che i nostri antenati sapevano vivere a stretto contatto con essa, comprendendone il comportamento e misurando il tempo per continuare ad evolversi e ad esistere attraverso la filosofia del vivere bene, o “Sumak Kausay”, una pratica quotidiana di solidarietà e di rispetto tra gli esseri umani e con Madre Natura, tramandataci dai nostri antenati. Mi ispiro alle coraggiose donne guerriere, o “Sinchi Warmi Kuna” in quechua, alle nostre comunità e al mondo, che resistono e lottano per i diritti e per l’autodeterminazione. Che poi significa lottare per la vita e per la pace.  Quando parliamo di pace, non parliamo solo di assenza di guerra; la pace è la costruzione e la difesa dei nostri diritti, per la giustizia sociale e la dignità. Credo fermamente che Arte e Attivismo debbano essere strettamente legati e, nel mio caso, il mio lavoro riflette questo impegno raffigurando processi di recupero e decolonizzazione della nostra memoria storica, profondamente femminile nella sua visione di lotta. È stato un piacere e un onore incontrarti alla recente Assemblea dei Popoli per la Pace e la Sovranità, tenutasi lo scorso dicembre a Caracas. Di fronte all’aggressione statunitense e al rapimento del legittimo presidente, Nicolás Maduro, qual è la tua posizione come antropologa e artista e quale contributo ritieni che l’arte possa apportare alla lotta contro la guerra e alla costruzione della pace?  Come essere umano amante della pace, artista rivoluzionaria e comunista, antimperialista, antifascista, impegnata per la giustizia sociale, esprimo la mia più ferma condanna del vile attacco terroristico perpetrato dall’imperialismo statunitense nell’invasione della sovranità e nel rapimento del legittimo presidente costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, e di sua moglie e deputata, Cilia Flores.  Questo atto riprovevole crea un pericoloso precedente nelle relazioni e nel diritto internazionale e mette a repentaglio non solo la pace in Venezuela, ma anche nella regione, nel continente e nel mondo. In Ecuador, fin dall’inizio, ci siamo mobilitati con diverse organizzazioni sociali per respingere e condannare pubblicamente questa nuova aggressione dell’imperialismo statunitense contro i popoli del mondo. La cultura, l’arte e le loro diverse espressioni sono sempre state e sempre saranno la bandiera della pace, della resistenza dei popoli e un mezzo per preservare l’identità culturale. Oggi più che mai, l’arte deve essere un’arma per combattere la globalizzazione e il totalitarismo fascista. Per una seconda indipendenza, lottiamo insieme. Sempre in dignità e unità: con un solo cuore – SHUC SHUNGULLA, un solo pensiero – SHUC YUYAILLA, una sola mano – SHUC MAQUILLA, una sola voce – SHUC SHIMILLA. Gianmarco Pisa
#WeWantThemBack, popolo venezuelano invia lettere al presidente Nicolás Maduro e a Cilia Flores
Il ministro degli Esteri della Repubblica, Yván Gil, ha accolto con favore le mobilitazioni degli attivisti nelle strade di Ginevra, in Svizzera, per denunciare l’aggressione alla sovranità territoriale e politica del Venezuela, nonché il sequestro del presidente Nicolás Maduro e della first lady, Cilia Flores, da parte degli Stati Uniti. Attraverso un messaggio pubblicato sul loro canale Telegram, hanno offerto “un caloroso abbraccio e i nostri più sinceri ringraziamenti” per questo significativo atto di solidarietà con il popolo venezuelano. “Attenzione, attenzione, attenzione, la spada di Bolívar marcia attraverso l’America Latina! Questo potente slogan risuona oggi in tutto il mondo, chiaro riflesso della solidarietà e dell’unità che unisce i nostri popoli”, ha affermato. Nel frattempo in tutto il Venezuela, da giovedì 15 gennaio, da Plaza Bolívar a Puerto la Cruz, il popolo venezuelano sta aderendo alla campagna #WeWantThemBack, inviando lettere di sostegno al presidente Nicolás Maduro e alla primera combatiente Cilia Flores. Quindici giorni dopo il rapimento della coppia presidenziale, la popolazione continua a scendere in piazza per chiedere la liberazione dei due leader venezuelani. Con la campagna #WeWantThemBack, la popolazione è scesa in piazza per esprimere il proprio amore e la propria solidarietà di fronte a un evento senza precedenti, condannato da governi e popoli di tutto il mondo. L’attività si sta svolgendo anche in Plaza Bolívar a Barcellona e contemporaneamente vengono realizzati murales in tutto lo Stato di Anzoátegui per respingere il sequestro e chiedere la liberazione del Presidente. PSUV Anzoátegui Con clamoroso successo e un’enorme partecipazione, anche gli abitanti dello Stato di Apure si sono riuniti per la Grande Giornata Nazionale della Raccolta delle Lettere.   PSUV Apure In egual modo, nello Stato di Cojedes, hanno partecipato movimenti sociali, donne, bambini, personalità della cultura, contadini, fronti operai, studenti e strutture politiche del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), scrivendo lettere di sostegno e solidarietà di fronte al rapimento del presidente Nicolás Maduro e di Cilia Flores, perpetrato dagli Stati Uniti.   PSUV Cojedes Nel Parco Generalissimo “Francisco de Miranda” della città di Maturín, la Gioventù Bolivariana di Monagas del Partito Socialista Unito del Venezuela (JPSUV) si è unita in preghiera per chiedere la pace in Venezuela e la pronta liberazione del presidente costituzionale, Nicolás Maduro, e della prima combattente, Cilia Flores, rapiti il 3 gennaio da mercenari appartenenti all’impero nordamericano. All’attività religiosa hanno partecipato migliaia di giovani provenienti da tutti gli strati dello Stato, che con gli occhi chiusi hanno alzato le mani al cielo chiedendo a Dio l’armonia nel Paese e il ritorno della coppia presidenziale. “Ricevere la notizia del rapimento del nostro presidente è stato per me un momento di nostalgia; nessuno si aspettava che accadesse una cosa del genere. Per questo oggi preghiamo per il suo ritorno e per quello di sua moglie, per i combattenti caduti nel vile atto perpetrato nel nostro Paese dagli Stati Uniti e per la pace per tutti i venezuelani” – ha sottolineato Jesús Eleno, un devoto cristiano e giovane della parrocchia di San Simón. Allo stesso modo, Camila Alvarez, una giovane residente di Maturín, ha dichiarato che continueranno questa campagna di preghiera fino al ritorno della coppia presidenziale. “Sappiamo che il nostro amato Dio imporrà le sue mani sul Venezuela e ci restituirà il nostro presidente e non permetterà la guerra, perché siamo un popolo nobile, pieno di amore per il nostro territorio e per il mondo” – ha affermato.   Parco Generalissimo “Francisco de Miranda” nella città di Maturín e ha visto la partecipazione attiva dei giovani del PSUV In un atto di profonda lealtà e resistenza antimperialista, in collaborazione con l’Istituto Simón Bolívar per la Pace e la Solidarietà tra i Popoli (ISB), la Brigata Internazionalista per la Sovranità, l’Autodeterminazione dei Popoli e la Pace giunge dal paese gemello Colombia all’Università Internazionale delle Comunicazioni (LAUICOM) per esprimere la propria solidarietà al Venezuela di fronte all’intensificarsi della guerra di quinta generazione. Nell’attuale contesto di aggressione mediatica e politico-militare contro il Venezuela da parte dell’amministrazione di Donald Trump, organizzare un cineforum con l’opera “Nicolás: da Yare a Miraflores” diventa un atto necessario di resistenza comunicativa. Il film, diretto dal collettivo giovanile “Artisti per il Futuro”, ripercorre la traiettoria di un leader nato dalle fila del popolo, forgiato nella lotta per la giustizia sociale e la sovranità nazionale. Di fronte alle campagne volte a distorcere la realtà venezuelana e a isolarne le figure chiave, questo film offre una narrazione autentica, costruita sulla memoria collettiva e sull’esperienza popolare. In un momento in cui narrazioni straniere vengono imposte per giustificare l’ingerenza e frantumare l’unità continentale, LAUICOM assume il suo ruolo di baluardo vivente della comunicazione popolare, utilizzando il cinema come strumento per riaffermare la verità, rafforzare l’identità e forgiare legami di solidarietà internazionale. Brigata Internazionalista per la Sovranità, l’Autodeterminazione dei Popoli e la Pace Cittadini brasiliani e altri latinoamericani si sono riuniti sabato 17 gennaio alla Fiera Agroecologica di Punta Norte per scrivere lettere indirizzate al presidente venezuelano Nicolás Maduro e alla first lady Cilia Flores, chiedendone il rilascio dopo il “rapimento” avvenuto il 3 gennaio da parte degli Stati Uniti. L’iniziativa è stata organizzata dalla Brigata Bolivariana per la Pace in America Latina e nei Caraibi e dal Plano Piloto del Partito dei Lavoratori (PT), con l’obiettivo di raccogliere messaggi di solidarietà da inviare alle autorità venezuelane. L’azione fa seguito a un precedente appello di Nicolás Maduro Guerra, figlio del presidente venezuelano.   Giovedì 15 gennaio, centinaia di persone si sono radunate in piazza Bolívar a La Asunción, capitale dello stato di Nueva Esparta, per inviare messaggi di amore, solidarietà e sostegno al presidente costituzionale Nicolás Maduro Moros e alla prima combattente, Cilia Flores. L’attività, organizzata dalla governatrice Marisel Velázquez insieme ai 10 sindaci bolivariani dello Stato, ha riunito ragazze, giovani, adulti e anziani, che hanno espresso in lettere il loro incrollabile impegno nella difesa della sovranità nazionale e nella pronta liberazione del presidente e del deputato Flores. Un messaggio chiaro: “Non siete soli”.     PSUV La Asunción Negli 11 comuni dello Stato di Bolivar, la gente è scesa con affetto in Plaza Bolívar per unirsi alla grande giornata nazionale di raccolta di lettere. La governatrice e responsabile di collegamento del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) nello stato di Bolívar, Yulisbeth García, accompagnata dai sindaci, si è unita a questa giornata straordinaria piena di amore, sentimento e fede in Dio, nella quale presto il presidente Nicolás Maduro e la prima combattente, Cilia Flores, torneranno in Venezuela.   Yulisbeth García, governatrice dello Stato di Bolivar In un atto di profonda lealtà e impegno, la forza rivoluzionaria di Mérida si è riunita negli spazi di Plaza Bolívar nella città di Mérida, municipio di Libertador, per scrivere lettere d’amore e solidarietà indirizzate al presidente Nicolás Maduro e alla prima combattente, Cilia Flores. All’evento ha partecipato il governatore dello stato di Mérida, Arnaldo Sánchez, che, insieme al popolo di Mérida, ha affermato che si tratta di un gesto di amore, rispetto e solidarietà nei confronti del presidente costituzionale e dell’eroina Cilia Flores de Maduro.   Stato di Mérida Questa domenica, 18 gennaio, per il secondo giorno consecutivo, la popolazione di Monagas si è riunita in Piazza Bolívar a Maturín per continuare il processo di scrittura e raccolta di lettere indirizzate al presidente costituzionale del Venezuela, Nicolás Maduro, e alla prima combattente, Cilia Flores, in merito al sequestro effettuato dal governo degli Stati Uniti. In un clima di profonda pace e orgoglio civico, uomini, donne e giovani provenienti da vari settori dello Stato restano in piazza per alzare la voce presso la comunità internazionale, chiedendo il rapido ritorno del leader della nazione. Attraverso lettere scritte a mano dagli stessi cittadini, vengono espressi sentimenti e ragioni per cui ritengono essenziale il ritorno della coppia presidenziale, al fine di preservare la stabilità e il futuro della nazione.   attiviste a Monagas Lorenzo Poli
Venezuela, 8 gennaio 2026: 5.000 comunas nelle strade di Caracas in difesa della sovranità, la pace e la liberazione di Nicolas Maduro e Cilia Flores
Mentre il mondo eurocentrico gioiva in modo isterico per il sequestro illegale e in totale violazione del diritto internazionale del Presidente Costituzionale del Venezuela Nicolas Maduro Moros e di sua moglie Cilia Flores da parte degli USA, pensando addirittura che questo fosse un “possibile spiraglio di luce” verso la “liberazione del popolo venezuelano dal chavismo”, oltre che uno “spiraglio di democrazia”, il potere popolare in Venezuela (ovvero il popolo chavista) è sceso in piazza per dimostrare cosa pensava in merito al rapimento di Maduro. Innanzitutto ha ribadito chiaramente che la democrazia in Venezuela è stata portata da Chavez nel 1998 con l’avvento del proceso bolivariano e del potere popolare (fondato sull’orizzontalità del potere e non sulla sua verticalità) e non da nessun altro personaggio esterno. Il risultato è stato ecclatante: il popolo venezuelano ha risposto al sistema mediatico occidentale, che ha sempre  la pretesa di dire cosa dovrebbe fare un popolo a lui estraneo. Con manifestazioni oceaniche in tutto il Paese in sostegno alla sovranità nazionale, al socialismo bolivariano, al suo governo e alla pace, il popolo venezuelano è sceso in piazza per la liberazione di Maduro e sua moglie. L’8 gennaio 2026 più di 5.000 Comunas di tutto il Paese si sono riunite nel Parco Alí Primera, alzando la voce in difesa della sovranità nazionale, chiedendo la liberazione del presidente Nicolás Maduro e della primera combatiente Cilia Flores e respingendo con fermezza gli attacchi del governo degli Stati Uniti contro il popolo venezuelano. Le Comunas  sono organizzazioni sociali e politiche di autogoverno popolare, create da Chavez per gestire direttamente i bisogni delle comunità (strade, sanità, istruzione) e hanno un Ministero apposito di riferimento: Il Ministero del Potere Popolare delle Comunas. Le Comunas sono considerate la sintesi del socialismo territoriale, il pensiero del Comandante Hugo Chávez il quale affermava che prima della Rivoluzione Bolivariana “non eravamo un popolo (…) Oggi abbiamo un progetto comune, condiviso con il socialismo bolivariano”. Chávez ha tracciato un percorso chiaro verso il vero socialismo, ed è questa forma di società che secondo i bolivaristi “deve prevalere in ogni Comunas e Consiglio Comunale” insieme all’organizzazione politica, la partecipazione comune e comando nelle mani del Potere Popolare. Tutto il processo storico venezuelano e internazionale ha portato il territorio nazionale a un sentimento comune, ad approfondire il modello delle Comunas per avere una società in cui il popolo è colui che comincia a governare. “Il Governo di Strada deve emergere, e questo non può essere decretato. L’importante è che questo sia il governo centrale, questo sia l’epicentro (della Rivoluzione). Questo è il livello di coscienza che abbiamo raggiunto dopo tutti questi anni (…) Comune o niente, diceva Chávez” – affermava il rettore dell’Università Nazionale dei Comuni, Jorge Arreaza, presso la Scuola Internazionale di Leadership Giovanile, nello stato di Miranda, sottolineando che è il popolo ad avere il potere, “non il sindaco, non il governatore”. Il popolo organizzato delle comunas ha mostrato coscienza viva e dignità nelle strade: nulla che sia stato riportato dai mass media mainstream occidentali.   Fonte foto – Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba Lorenzo Poli
New York si sveglia ricoperta di manifesti per la liberazione del presidente Nicolás Maduro e di Cilia Flores
Sabato 17 gennaio 2026,  New York City si è svegliata sotto uno spesso strato di manifesti affissi lungo le sue principali arterie, a riferito l’Agencia Venezolana de Noticias (AVN). L’obiettivo principale dell’azione è chiedere l’immediato rilascio del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della first lady Cilia Flores. Dall’epicentro di Times Square fino alle vicinanze del tribunale situato nella Lower Manhattan, vari gruppi di attivisti hanno installato striscioni di grande formato. In questi testi espliciti, i manifestanti denunciano quello che descrivono come un rapimento imperialista e chiedono formalmente il rientro del presidente Maduro in Venezuela. La campagna visiva utilizza slogan bilingue, in inglese e spagnolo, per sottolineare la difesa della sovranità del Venezuela ed esprimere un netto rifiuto dell’ingerenza dell’amministrazione statunitense. Questo dispiegamento avviene in un contesto di elevata sensibilità politica, derivante dalla recente comparizione di Maduro davanti ai tribunali statunitensi, dove il leader ha cercato protezione ai sensi delle Convenzioni di Ginevra. Le organizzazioni sociali e i settori correlati hanno avvertito che questo tipo di interventi negli spazi pubblici non cesseranno finché i leader venezuelani non torneranno nella loro nazione. I portavoce di questi gruppi hanno sottolineato con forza che l’attuale procedimento legale costituisce una chiara violazione delle norme che regolano il diritto internazionale. Lorenzo Poli
Cuba, Discorso del 16 gennaio di Díaz-Chanel Bermúdez in omaggio ai 32 cubani caduti durante aggressione USA in Venezuela
Discorso pronunciato da Miguel Mario Díaz-Chanel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, in occasione dell’omaggio postumo ai 32 combattenti caduti in combattimento in Venezuela, presso la Tribuna Antimperialista José Martí, il 16 gennaio 2026, “Anno del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz”. Riprendiamo da trascrizione stenografica dell’intero discorso pubblicata da Granma.   Onore e gloria ai nostri eroi caduti! (Esclamazioni di: “Onore e gloria!”) Membri della famiglia; Compagni d’armi e amici dei nostri combattenti; Connazionali: Il 3 gennaio 2026, nell’ora più buia del mattino, mentre il suo nobile popolo dormiva, il Venezuela fu attaccato a tradimento su ordine del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ancora una volta, nella sua patria, la lungimirante affermazione di Bolívar secondo cui “gli Stati Uniti sembrano destinati dalla provvidenza a tormentare l’America con miserie in nome della libertà” venne confermata, così come l’avvertimento di Ernesto Che Guevara secondo cui “non ci si può fidare dell’imperialismo, nemmeno un po’, per niente”. Attentati e rapimenti sono stati la risposta degli Stati Uniti alle dichiarazioni del presidente venezuelano, che poche ore prima si era mostrato disposto a parlare di qualsiasi argomento. Fu una mattinata difficile per Cuba, poiché giunsero le prime notizie del perfido attacco contro diversi stati del paese fratello, dove centinaia di collaboratori cubani stavano svolgendo missioni. Sono trascorse ore molto amare, tra indignazione e impotenza, dopo aver appreso che il presidente Nicolás Maduro Moros e sua moglie Cilia Flores erano stati rapiti. Quelli di noi che hanno nella propria famiglia i coraggiosi combattenti della Sicurezza Personale e conoscono la loro volontà spartana di difendere le vite sotto la loro custodia, sapevano, prima che fosse confermato, che si sarebbero comportati come titani anche nella loro ultima battaglia (Applausi). «Solo passando sul mio cadavere potranno prendere o assassinare il Presidente», aveva dichiarato più di una volta il primo colonnello Humberto Alfonso Roca, capo del piccolo gruppo di cubani che quella mattina protessero a costo della propria vita la coppia presidenziale (applausi). Loro, insieme ai combattenti delle Forze Armate Rivoluzionarie caduti anch’essi sotto i bombardamenti degli aggressori, incarnano nei loro ammirevoli precedenti di servizio tutte le qualità che contraddistinguono gli eroi, gli eroi cubani!   (Applausi.) Hanno così trasceso i confini nazionali per diventare paradigmi della storia delle lotte per un’America unita, un sogno ancora irrealizzato da Bolívar e Martí. I resti sacri dei nostri 32 compatrioti sono tornati a casa ieri, come eterni soldati dell’integrazione che ci dobbiamo. Sono l’unica misura possibile del coraggio e del carattere dei cubani, fedeli a una fratellanza forgiata fin dai tempi di Bolívar, celebrata da Martí e già leggendaria per lo stretto rapporto tra Fidel e Chávez, leader dell’integrazione regionale, che in pochi anni hanno portato alfabetizzazione, restituito la vista e servizi medici ed educativi a milioni di venezuelani e di altri abitanti della nostra America Latina e dei Caraibi. (Applausi) I promotori dell’attacco e del sequestro del presidente Maduro e di sua moglie, ricorrendo ai metodi più abominevoli del fascismo, hanno tessuto una fitta nube di menzogne e diffamazioni contro i leader bolivariani prima di scagliarsi codardamente contro il Venezuela. Ignorando apertamente i limiti del diritto internazionale, che fino a quel giorno garantiva un minimo di convivenza civile tra le nazioni, l’attuale amministrazione statunitense ha aperto le porte a un’era di barbarie, saccheggio e neofascismo, senza tener conto di tutto ciò che questo potrebbe significare in termini di ulteriore guerra, distruzione e morte. La notizia dell’attacco ci ha colpito duramente. Per oltre 25 anni, Cuba e Venezuela hanno condiviso ideali e sforzi a favore di un mondo migliore, impegnati a raggiungere la piena giustizia attraverso il socialismo, ma ogni Paese con i propri metodi e realtà diverse. Solo chi non conosce il valore dell’amicizia, della solidarietà e della cooperazione che si instaurano tra i popoli può confondere il rapporto tra cubani e venezuelani con una mera transazione commerciale o un volgare scambio di prodotti e servizi. Soprattutto, cubani e venezuelani sono fratelli! (Applausi.) Donare il nostro sangue e perfino la nostra vita per una nazione sorella potrebbe sorprendere altri, ma non i cubani. I funzionari statunitensi hanno riconosciuto con stupore, ma anche con palese ammirazione, il coraggio di questo pugno di uomini che, con un netto svantaggio in termini di forze e potenza di fuoco, hanno opposto una feroce resistenza ai rapitori, ferendo persino diversi membri del loro personale e, per quanto ne sappiamo oggi, mettendo parzialmente fuori uso uno dei loro mezzi di trasporto. Per quanto insistano nel glorificare i loro soldati mimetizzati con elmetti e giubbotti antiproiettile, visori notturni, iperprotetti da aerei, elicotteri e sciami di droni, in mezzo a blackout intenzionali, l’assalto dei terroristi del Delta non è stata una passeggiata che hanno venduto al mondo. Un giorno conosceremo tutta la verità, ma nemmeno Trump è riuscito a negare che diversi aggressori siano rimasti feriti. I nostri coraggiosi combattenti, armati con armi convenzionali e senza altri mezzi se non il morale e la lealtà alla missione che stavano portando a termine, hanno combattuto fino alla morte e hanno abbattuto i loro avversari! (Applausi.) Nessuno di loro era un superuomo; erano soldati onorevoli, formati alla scuola etica di Fidel e Raúl, nel patriottismo, nell’antimperialismo e nell’unità; eredi degli ideali di Antonio Maceo, che ha immortalato Baraguá con il suo virile rifiuto di negoziare una pace senza libertà, e di Juan Almeida, che ha gridato sotto una pioggia di proiettili, in mezzo a un remoto campo di canna da zucchero: “Qui nessuno si arrende!” (Applausi.) L’attuale imperatore della Casa Bianca e il suo famigerato Segretario di Stato non hanno smesso di minacciarci. “Non credo che si possa esercitare molta più pressione”, ha detto Trump, in un tacito riconoscimento dei livelli estremi a cui si è arrivati con l’embargo imposto a Cuba per oltre sei decenni. “Entrare e distruggere il luogo” è ciò che, secondo la loro visione imperialista, resta loro da fare per sottometterci. Questa frase grottesca, che ha suscitato profonda indignazione nel popolo cubano, non può che essere interpretata come un’incitamento a un massacro spietato da parte di un Paese che non ha mai fomentato l’odio verso un altro. Il patriottismo cubano fu espresso molto presto da Martí in Abdala: «L’amore, madre, per la patria / Non è l’amore ridicolo per la terra, / Né per l’erba che calpestiamo; / È l’odio invincibile per coloro che l’opprimono, / È l’eterno risentimento verso coloro che l’aggrediscono» (Applausi). Il popolo cubano non è antimperialista per definizione. L’imperialismo ci ha resi antimperialisti. Ma non solo Cuba, il mondo diventerà sempre più antimperialista a causa di questo attacco a tutte le norme internazionali, di questo affronto all’intelligenza e alla dignità umana, di questo atto di arroganza criminale con cui uno Stato sovrano viene attaccato da un impero che disprezza il resto del mondo. Tutte le vittorie del popolo cubano sono legate alla forza della sua unità. Ogni volta che le forze patriottiche si sono divise, abbiamo perso. Ogni volta che si sono unite, abbiamo trionfato. I nemici della nazione lo sanno bene, ed è per questo che cercano di rompere questa unità. Le loro minacce attuali ci ricordano quelle di quasi tutte le amministrazioni statunitensi controllate dai cosiddetti falchi, fautori della guerra. I falchi di oggi sanno che la strategia di difesa rivoluzionaria nota come Guerra Popolare è nata in risposta alle peggiori minacce provenienti da altri falchi? Sanno quanto i loro predecessori guerrafondai abbiano investito nell'”era post-Castro”, dopo aver fallito in tutti i tentativi di distruggere una leadership indistruttibile? Negli ultimi giorni, i giovani hanno condiviso sui social media l’aneddoto sul barracuda, vissuto e raccontato da Fidel Castro. Racconta di come, nuotando sott’acqua, vide un barracuda avvicinarsi e la sua prima reazione fu quella di ritirarsi; ma ci ripensò subito e si tuffò verso il pesce aggressivo, che scomparve alla vista. È così che bisogna agire contro l’impero, che è barracuda, piranha, squalo e parassiti (Applausi). Ma insisto e ribadisco un fatto: sono stati i giovani cubani a rendere questo video virale sui social media. Eccoci qui, non uno, ma milioni di continuatori dell’opera di Fidel, Raúl e della loro eroica generazione. Dovrebbero rapire milioni di persone o cancellarci dalla mappa, e anche in quel caso, il fantasma di questo piccolo arcipelago, che hanno dovuto polverizzare perché non sono riusciti a domarlo, li perseguiterebbe per sempre. (Applausi) No, signori imperialisti, non vi temiamo affatto! E non ci piace essere minacciati, come diceva Fidel. Non ci intimidirete! (Applausi.) Come i giunchi annodati al centro dello scudo, l’unità è l’arma più potente della nostra Rivoluzione. Cari compatrioti: Diversi compagni che erano in prima linea sono ora tornati a casa, con i corpi crivellati di schegge come medaglie al valore. Uno di loro, il tenente colonnello Jorge Márquez, è stato quello che ha colpito un elicottero e chissà quanti membri dell’equipaggio. Lo ha fatto sparando con la sua contraerea, nonostante fosse ferito e sanguinasse copiosamente da una gamba. (Applausi) Coraggio è la parola che tutti usano per descrivere lo scontro con gli aggressori. E menzionano il Primo Colonnello Lázaro Evangelio Rodríguez Rodríguez, che guidò il tentativo di salvataggio dei primi caduti, finché uno dei droni nemici non lo colpì: “Sono ferito.   Viva Cuba!”   furono le sue ultime parole (Applausi). Quando sembra che il mondo stia seppellendo anche la sua ultima utopia, che il denaro e la tecnologia siano al di sopra di tutti i sogni umani, che l’umanità sia stanca, proprio in quel momento, 32 coraggiosi cubani offrono la loro vita e diventano più grandi della vita, in una feroce battaglia fino all’ultimo proiettile! Fino al loro ultimo respiro! (Esclamazioni di: “Gloria!”)   Non ci sono nemici capaci di intimidire un simile eroismo! La promettente giovinezza della maggior parte dei caduti in combattimento riporta alla mente i versi che Martí dedicò agli otto studenti di medicina assassinati dalla metropoli spagnola nel 1871: “Amati cadaveri, voi che un giorno / foste i sogni della mia patria”. Tutto ciò che sappiamo delle loro storie personali, dell’amore e del coraggio che contraddistinsero le loro azioni, dell’impegno, della dedizione e dell’altruismo con cui andarono in battaglia, rende il dolore ancora più straziante; un dolore che non diminuisce, ma anzi esalta ulteriormente il patriottismo e la generosità dei cubani. (Applausi e grida di: “Viva!”)   Oggi, l’insuperabile definizione di Martí secondo cui “Patria è umanità” ha 32 nuovi volti, 32 nuove storie. Non solo hanno difeso la sovranità del Venezuela, il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores; hanno difeso la dignità umana, la pace e l’onore di Cuba e della nostra America. Sono stati la spada e lo scudo dei nostri popoli contro l’avanzata del fascismo.   E saranno per sempre un simbolo, la prova che nessun popolo è insignificante quando la sua dignità è così incrollabile! (Applausi.) Grazie per il vostro coraggio e il vostro esempio, compagni! (Applausi.) Oggi abbracciamo i loro cari: madri, padri, mogli, figli, nipoti, fratelli, nonni, i loro compagni d’armi e i loro amici. “Il dolore non si condivide”, ha detto il Comandante in Capo durante la cerimonia funebre per i martiri di Barbados. “Il dolore si moltiplica.   (…) E quando un popolo coraggioso e virile piange, l’ingiustizia trema!”   (Applausi e grida di: “L’ingiustizia trema!”).   Silvio cantava allora: “Che l’ingiustizia tremi quando piange il valoroso popolo di Fidel”. Cuba non minaccia né sfida! Cuba è una terra di pace!   Fu qui all’Avana, e su iniziativa di Cuba, che 12 anni fa, durante il II Vertice della CELAC, l’America Latina e i Caraibi furono proclamati Zona di Pace, una conquista brutalmente lacerata dall’attacco fascista in Venezuela. Questo impegno per la pace non diminuisce in alcun modo la nostra disponibilità a combattere in difesa della sovranità e dell’integrità territoriale. Se fossimo attaccati, combatteremmo con la stessa ferocia tramandataci da generazioni di coraggiosi combattenti cubani, dalle guerre per l’indipendenza del XIX secolo, passando per la Sierra Maestra, la resistenza clandestina e l’Africa del XX secolo, fino a Caracas in questo XXI secolo. Non c’è possibilità di resa o capitolazione, né di alcun tipo di accordo basato sulla coercizione o sull’intimidazione. Cuba non è tenuta a fare alcuna concessione politica, né questa sarà mai sul tavolo dei negoziati volti a raggiungere un’intesa tra Cuba e gli Stati Uniti. È importante che capiscano questo: saremo sempre aperti al dialogo e al miglioramento delle relazioni tra i nostri due Paesi, ma a parità di condizioni e sulla base del rispetto reciproco. Questo è stato il caso per oltre sei decenni. La storia non sarà diversa ora! All’impero che ci minaccia diciamo: Cuba è composta da milioni!   Siamo un popolo pronto a combattere, se attaccato, con la stessa unità e ferocia dei 32 cubani caduti il 3 gennaio. Connazionali: Marciamo insieme! E davanti al ricordo del loro eroico esempio, giuriamo: Patria o Morte! Vinceremo!   (Esclamazioni di: “Vinceremo!”) Patria o Morte! Vinceremo!   (Esclamazioni di: “Vinceremo!”) Patria o Morte! Vinceremo!   (Esclamazioni di: “Vinceremo!”) Fino alla vittoria, sempre!   (Esclamazioni di: “Sempre!”) (Esclamazioni di: “Fino alla vittoria, sempre! E lunga vita alla Rivoluzione!”) (Ovazione.)     Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Dialogo Caracas-Washington risultato della Diplomazia Bolivariana di Pace, Rodriguez: “Il popolo venezuelano rimanga unito”
Rodriguez: “Non abbiamo paura di dialogare con gli USA” La Presidente vicaria (facente funzioni) del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha ribadito venerdì 16 gennaio che il suo Paese non ha paura di stabilire “relazioni” bilaterali con gli Stati Uniti, perché, nonostante siano state segnate da difficoltà nel corso della loro esistenza, si tratta di legami “storici”.  “Non abbiamo paura di stabilire relazioni con un Paese di questo emisfero, con gli Stati Uniti. Si tratta di relazioni storiche, mantenute persino dal nostro liberatore Simón Bolívar. Sono relazioni storiche, che hanno indubbiamente subito battute d’arresto, credo dovute alla scarsa comprensione da parte della [Casa Bianca] della realtà politica, economica e sociale del Venezuela” – ha affermato la Presidente durante un incontro con i membri del Consiglio Nazionale per l’Economia Produttiva. Alla vigilia dell’incontro con gli USA, ha affermato che le autorità venezuelane sono consapevoli che gli Stati Uniti “sono molto potenti, una potenza nucleare letale”, ma nonostante questa differenza di potere, Caracas è convinto che sia possibile negoziare su un piano di parità.  Delcy Rodríguez (a sinistra) saluta il Ministro dell’Industria e della Produzione Nazionale del Venezuela, Alex Saab. Caracas, 16 gennaio 2026. Ufficio stampa presidenziale venezuelano “Abbiamo visto il loro operato nella storia dell’umanità. Lo sappiamo. E  non abbiamo paura di affrontarlo diplomaticamente, attraverso il dialogo politico, come è opportuno, e  di risolvere una volta per tutte questa contraddizione storica “ – ha sostenuto, riferendosi al contrasto tra, da un lato, la Dottrina Monroe (e la attuale e vergognosa Dottrina Rubio, in violazione con il diritto internazionale) difesa dal Paese nordamericano e, dall’altro il bolivarismo venezuelano e la Diplomazia Bolivariana di Pace. Dialogo Caracas – Washington su energia, commercio e cooperazione economica, ma al servizio del popolo venezuelano Sebbene si debba ammettere che da 18 trimestri consecutivi il Venezuela, guidato dal governo socialista bolivariano di Nicolas Maduro fosse in crescita economica – diventando il primo Paese in crescita in Sudamerica nel 2025 – e che la Legge di Bilancio 2026 (presentata dalla stessa Delcy Rodriguez, in qualità di vicepresidente) aveva già previsto un futuro investimento del 77,8% del bilancio in piani sociali, l’aggressione USA del 3 gennaio ha scombussolato i piani del governo bolivariano.  Rodríguez, garantendo la continuità con il governo Maduro, soprattutto per quanto riguarda il Programma di Ripresa Economica del 2018, ha dichiarato: “Ratifichiamo pienamente il programma di ripresa economica , prosperità e crescita presentato al Paese dal Presidente Nicolás Maduro nel 2018, che ci ha permesso di essere dove siamo; che ha permesso all’economia venezuelana di essere un’economia leader nella crescita in America Latina”. Con l’avvio degli attuali dialoghi con gli USA, Rodriguez ha rivelato al pubblico che Caracas e Washington stanno “affrontando questioni di energia, commercio e cooperazione economica in vari modi”, sebbene abbia sottolineato che “questa agenda economica deve essere al servizio del popolo venezuelano”, in conformità con le linee guida definite dal presidente Nicolás Maduro.    Delcy Rodríguez saluta un membro del Consiglio Nazionale per l’Economia Produttiva. Caracas, 16 gennaio 2026.Ufficio stampa presidenziale venezuelano Il modello, ha spiegato, si basa sulla produzione nazionale di cibo, manufatti, medicinali e altri beni strategici, attraverso un’alleanza tra il settore pubblico e gli enti privati. Ha inoltre riferito che sono stati implementati programmi di assistenza sociale, sottolineandone l’importanza nel fornire  supporto psicologico e alimentare alla popolazione di fronte all’impatto dell’attacco di Washington (2). In questo modo, ha sostenuto, ci si aspetta che “i nuovi investimenti che potrebbero arrivare nel Paese saranno volti a potenziare i processi produttivi nazionali attorno a ciò che si produce in Venezuela “, perché questa espressione di sovranità ha permesso “di superare le gravi condizioni generate dal blocco criminale” degli Stati Uniti.  Quest’anno si prevedono maggiori risultati, investimenti e benessere per il popolo venezuelano, ha assicurato la presidente ad interim della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodríguez, attraverso i suoi social media: “Nel 2025, la nostra industria degli idrocarburi e i 14 motori dell’economia hanno registrato una performance straordinaria e quest’anno si prevedono risultati, investimenti e benessere ancora maggiori per la nostra gente”. Ha inoltre sottolineato che, dopo il Primo Consiglio Nazionale dell’Economia Produttiva del 2026 (3), ha ascoltato attentamente i rappresentanti dei vari settori produttivi del Paese e che questi hanno presentato la tabella di marcia che guiderà il cammino di crescita economica a beneficio dei venezuelani. Ogni centesimo ricevuto e investito dai fondi sovrani verrà reso noto Per quanto riguarda i ricavi che il Paese otterrà dalla vendita del suo petrolio greggio, Rodriguez ha sottolineato che saranno destinati a “due fondi sovrani”, uno destinato a “migliorare il reddito dei lavoratori “ e un altro a migliorare le infrastrutture e i servizi.  La presidente vicaria ha ribadito che i due fondi sociali sovrani, recentemente annunciati, avranno lo scopo di “equilibrare le disuguaglianze”. Lo ha annunciato sabato durante una giornata di assistenza completa nell’agglomerato urbano di Ciudad Tiuna, i cui spazi sono stati colpiti dall’attacco militare perpetrato dagli Stati Uniti (USA) contro il Venezuela. “Abbiamo creato due fondi sociali. Questa settimana lavoreremo con il Consiglio dei Ministri dell’Economia e il Consiglio dei Servizi Pubblici. Il primo fondo sovrano sarà destinato alla protezione sociale; qualsiasi reddito derivante dalla produzione di petrolio e gas andrà direttamente a sostenere il reddito dei nostri lavoratori, i programmi sanitari, la sicurezza alimentare, l’istruzione e l’edilizia abitativa. Il secondo fondo sovrano sarà destinato ai servizi pubblici, alle infrastrutture, all’acqua, al gas, all’elettricità e alle strade” – ha sottolineato, sottolineando anche che il governo nazionale riferirà su ogni centesimo che entra e viene investito dai due fondi sovrani. “Quello che vogliamo è che queste valute estere siano destinate allo sviluppo economico e sociale del Venezuela attraverso la creazione dei fondi sovrani che ho annunciato ieri […]. Le entrate petrolifere devono essere per tutto il Venezuela e per tutto il popolo venezuelano , in tutte le sue circostanze” – ha sottolineato .  A sostegno della sua tesi, ha spiegato che un aumento del reddito dei lavoratori ha un impatto positivo sui consumi – e quindi sui settori industriale e commerciale – mentre la rivitalizzazione economica consentirà “la sostituzione strategica delle importazioni” e l’aumento delle casse pubbliche attraverso la “riscossione delle imposte”, nell’interesse di “colmare i divari fiscali”.  “Nessuno impazzisca qui , perché il piano di diversificazione della nostra economia lontano dalle entrate petrolifere deve proseguire, e questo Consiglio economico nazionale deve diventare il motore affinché le piattaforme industriali abbiano accesso al credito, affinché i settori economici abbiano accesso al credito, affinché i comuni, attraverso consultazioni popolari, abbiano la garanzia di un sostegno finanziario per gli imprenditori […], affinché il credito diventi un motore dell’apparato produttivo del Venezuela” – ha aggiunto.  Il popolo venezuelano rimanga unito contro l’estremismo golpista Sabato 17 gennaio 2026, la presidente vicaria del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha esortato i venezuelani a restare uniti, sottolineando che “l’estremismo sta lavorando” per dividere il popolo venezuelano. “L’appello è a restare uniti. Il nemico è all’opera, sia il nemico esterno che l’estremismo interno; stanno lavorando per dividere il nostro popolo, e la migliore risposta è la calma, la pazienza e la prudenza strategica ” – ha affermato durante una visita alla comune di Heroínas de la Patria a Fuerte Tiuna, uno dei quartieri colpiti dall’aggressione statunitense del 3 gennaio 2026, culminata nel sequestro del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores (1). Rodríguez ha affermato che il Paese sudamericano è la “terra dei liberatori” e ha quindi esortato “il popolo di Simón Bolívar a continuare a fornire esempi storici di superamento delle difficoltà “. “Che nulla ci abbatta, nulla ci sconfigga e che quello spirito, lo spirito di Bolívar, che era uno spirito vittorioso e indistruttibile, sia lo spirito del Venezuela di oggi”, ha aggiunto. La presidente ad interim ha ribadito il suo appello, chiedendo il rilascio di Maduro e Flores. “È la volontà del popolo venezuelano: che il presidente Maduro torni, che la primera combatiente torni” – ha affermato. La centralità della Diplomazia Bolivariana di Pace nel dialogo Fin da subito, il fatto che Delcy Rodriguez sia stata propensa al dialogo con gli USA da un lato ha creato scetticismo nel movimento in solidarietà internazionale alla Rivoluzione Bolivariana, mentre dall’altro è stato usato proprio dai peggiori anti-chavisti (sia dentro sia fuori il Venezuela) al fine di dare un immagine cedevole del suo attuale governo, come se fosse pronto a “piegarsi al volere degli USA” (spesso diffondendola con fake news e notizie distorte). Cavalcare questa narrazione ha uno scopo, da parte del sistema mediatico occidentale e del suo establishment: frammentare ancora di più il movimento in solidarietà alla Rivoluzione Bolivariana facendo leva su uno scetticismo emotivo e non ragionato. Rodriguez è sostenuta dalla base chavista ed è sostenuta dal 91% dei venezuelani godendo di stima, oltre che di territorialità, cosa di cui pochi capi di stato godono. Come ha ribadito recentemente Rodriguez, la Diplomazia Bolivariana di Pace – ossia la “filosofia del dialogo” con chiunque – è parte delle grandi innovazioni umanistiche della Rivoluzione Bolivariana che ha segnato una svolta in politica estera rispetto ai governi pre-chavisti in Venezuale, oltre che ha segnare un esempio per chiunque in ambito esterno uscendo dalle logiche dell’unilateralismo ed aprendo al multipolarismo. Lo strumento diplomatico usato come prevenzione esclusiva ai conflitti militari, diplomatici, economici e geopolitici. Questo è lo strumento che è applicato ora dal governo bolivariano nel dialogo con Washington. Diosdado Cabello Rondón, segretario generale del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), il 13 ottobre 2025 ha espresso la sua posizione quando era stato consultato in merito alla convocazione di una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite promossa dal Paese nei giorni precedenti. Cabello aveva sottolineato che “il Venezuela utilizza tutti i meccanismi diplomatici per evitare sempre qualsiasi conflitto, non solo nel territorio venezuelano, ma in qualsiasi parte del mondo. Il Venezuela si è sempre caratterizzato, durante la rivoluzione, per avere una diplomazia di pace”, e ha esortato le persone a ricordare “come i diplomatici venezuelani sono stati utilizzati in passato, ad esempio in El Salvador, dove gli squadroni della morte sono stati creati dall’ambasciata venezuelana”. Ha ricordato: “Quando Luis Herrera Campins era presidente, negli anni ’70 e ’80 c’erano gli squadroni della morte; persone che non avevano scrupoli di alcun tipo e usavano il corpo diplomatico per creare squadroni della morte insieme alla CIA, per assassinare figure religiose, leader popolari e leader sindacali. Con il Comandante Chávez siamo entrati in una nuova fase; prima di non ingerenza, ma anche di una diplomazia di pace, dove il nostro attuale presidente Nicolás Maduro ha ricoperto la carica di Ministro degli Esteri per sette anni. È una scuola. Abbiamo presentato il nostro Paese come una forza di pace davanti a tutti gli organismi competenti” – ha concluso. Oggi, più che mai, il governo bolivariano guidato dalla Presidente vicaria Delcy Rodriguez è questo: governare dialogando in pace per la pace senza dimenticare la sovranità del proprio Paese e il diritto all’autodeterminazione dei popoli.   (1) Con il pretesto di combattere il narcoterrorismo, il 3 gennaio gli Stati Uniti  hanno lanciato  una massiccia aggressione militare in territorio venezuelano (1), colpendo Caracas e gli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. L’operazione si è conclusa con il rapimento di Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, che sono stati condotti a New York. Le aree prese di mira erano di interesse militare, ospitavano sistemi di difesa aerea e infrastrutture di comunicazione, sebbene anche le aree urbane siano state colpite e vi siano state vittime civili. Caracas ha descritto le azioni di Washington come una ” aggressione militare molto grave ” e  ha avvertito  che l’obiettivo degli attacchi “non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del petrolio e dei minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione”. Molti Paesi in tutto il mondo, tra cui Russia e Cina,  hanno chiesto  il rilascio di Maduro e di sua moglie. (2) Il Ministero degli Esteri russo  ha sottolineato  che al Venezuela deve essere garantito il diritto di decidere autonomamente del proprio destino, senza alcuna ingerenza esterna. Secondo il Ministero degli Interni, della Giustizia e della Pace del Venezuela, nell’attacco  sono morte almeno 100 persone , tra cui 32 cubani appartenenti alla squadra di sicurezza che proteggeva Maduro. (3) incontro con i leader aziendali nazionali, pubblici e privati, per coordinare e promuovere gli investimenti nel Paese.   Fonti: https://actualidad.rt.com/actualidad/582571-delcy-rodriguez-no-tener-miedo-relaciones-eeuu https://actualidad.rt.com/actualidad/582706-extremismo-trabaja-delcy-rodriguez-llama-union   Lorenzo Poli
Venezuela, governo bolivariano smentisce “fake news” sulla presunta decorazione del capo della CIA
È stata diffusa la prima fotografia ufficiale dell’incontro tra il direttore della Cia, John Ratcliffe, e la presidente vicaria del Venezuela, Delcy Rodríguez, svoltosi ieri a Caracas. L’immagine è stata fornita direttamente dalla principale agenzia di intelligence degli Stati Uniti a numerosi media internazionali, confermando visivamente il meeting di alto livello già riportato dal New York Times. Nella foto, Ratcliffe e Rodríguez si scambiano una stretta di mano all’inizio dell’incontro, un gesto che sottolinea la rilevanza simbolica del contatto tra Washington e la leadership bolivariana dopo il recente intervento degli Stati Uniti nel Paese sudamericano per catturare il presidente de facto Nicolás Maduro. La diffusione dell’immagine da parte della Cia viene letta come un segnale di trasparenza e come una conferma del dialogo in corso tra i due Paesi, in una fase di possibili cambiamenti nelle relazioni bilaterali. Non si tratta di cedimenti del governo bolivariano, ma bensì della prosecuzione di quella che è da sempre chiamata Diplomazia Bolivariana di Pace, a cui ha sempre fatto riferimento Hugo Chavez, Nicolas Maduro e a cui si è appellata recentemente anche Delcy Rodriguez. Parallelamente a questa fotografia è circolata una foto in cui Delcy Rodriguez addirittura decorerebbere con onori militari il capo della CIA John Ratcliffe. Il governo bolivariano smentisce categoricamente le informazioni che circolano sui social media, secondo cui la presidente in carica, Delcy Rodríguez, avrebbe conferito onorificenze ad agenzie di intelligence straniere. “Neghiamo categoricamente le informazioni malevole che circolano sui social media riguardo a una presunta decorazione con onore per agenzie di intelligence straniere” – ha riportato una pubblicazione di X de Miraflores Al Momento. L’immagine circolata sui social media, come si può vedere, mostra una presunta decorazione militare per il direttore della Central Intelligence Agency (CIA), John Ratcliffe, da parte di Delcy Rodriguez, ma si tratta di un falso creato da intelligenza artificiale. Lorenzo Poli
Basta fake news! Il Partito Comunista del Venezuela sostiene la Rivoluzione Bolivariana
Ancora circolano false notizie sulla presunta “dissidenza interna” al Grande Polo Patriottico del Partito Comunista del Venezuela (PCV) in funzione anti-Maduro. Queste notizie circolavano già in vista delle elezioni parlamentari del 25 maggio 2025, in cui si diceva che Partito Comunista Venezuelano non avrebbe partecipato alle elezioni stesse. In risposta a questa menzogna, la direzione nazionale del Partito Comunista Venezuelano diffuse un comunicato stampa in cui smentiva queste dichiarazioni, affermando la sua partecipazione alle elezioni in sostegno e pieno appoggio al Grande Polo Patriottico chavista. Nel comunicato stampa, il PCV condannava fermamente e prendeva le distanze dal fatto che leader del partito, come Oscar Figuera, avessero utilizzato i simboli della loro organizzazione per dire al popolo venezuelano e al mondo “che il Partito Comunista del Venezuela non avrebbe partecipato al prossimo processo elettorale”. Questo gruppo guidato da Oscar Figuera e dai suoi complici è stato espulso per essersi allineato all’estrema destra venezuelana e per aver condiviso il discorso dell’imperialismo nordamericano, nell’obiettivo di rovesciare il governo di Nicolás Maduro. Il Partito Comunista del Venezuela (PCV), presieduto da Henry Parra, è parte della coalizione del “Gran Polo Patriotico” con i compagni del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) e dispone di 6 deputati diretti e di 6 deputati supplenti nel parlamento della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Tutti i militanti del Partito Comunista del Venezuela (PCV) sono mobilitati per liberare dalle carceri USA il legittimo presidente Nicolas Maduro di cui sostengono la politica sociale e patriottica. Chi dice che il PCV sta all’opposizione si fida di un gruppuscolo infiltrato che esiste solo sui social e sul sito di MPS. Ciò detto per evitare confusione e diffusione di notizie false. Lorenzo Poli