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La solidarietà che resiste alla guerra in Sudan
Mentre la guerra continua a devastare il Paese e gli aiuti internazionali faticano a raggiungere le popolazioni, migliaia di volontari sudanesi si mobilitano ogni giorno attraverso le Emergency Response Rooms. Cucine comunitarie, assistenza medica, evacuazioni, rifugi e sostegno ai più vulnerabili: una rete nata dal basso che tiene in vita intere comunità e potrebbe avere un ruolo anche nel futuro del Sudan. In Sudan, mentre la guerra infierisce da tre anni sulla popolazione civile e gli aiuti umanitari faticano ad arrivare, c’è una rete di volontari che ogni giorno salva migliaia di persone. Sono le Emergency Response Rooms (ERR), cellule operative di soccorso nate dal basso e diventate uno dei principali strumenti di assistenza della società civile sudanese. Distribuiscono cibo e medicine, gestiscono cucine comunitarie, evacuano feriti. Lo fanno senza grandi mezzi, comunicando attraverso chat di WhatsApp e muovendosi tra posti di blocco e territori controllati da forze rivali. Un lavoro indispensabile che è valso loro la candidatura al Premio Nobel per la Pace 2025 e, a inizio settembre di quest’anno, il Premio per l’umanità, la pace e la fratellanza tra i popoli, assegnato dalla Fondazione Balzan a istituzioni o singole persone che si sono distinte in opere umanitarie eccezionali. L’organizzazione era tra i nomi che circolavano maggiormente anche quest’anno alla vigilia dell’assegnazione del prestigioso riconoscimento assegnato dal Comitato norvegese. L’importanza delle Emergency Response Rooms è cresciuta insieme alle dimensioni della crisi. A più di tre anni dall’inizio della guerra, il Sudan conta ancora oltre 8,5 milioni di sfollati interni, mentre più di 5,1 milioni di persone sono rientrate nelle proprie aree d’origine, secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Il ritorno, però, non significa necessariamente sicurezza: molte famiglie rientrano in abitazioni danneggiate e in territori dove i servizi essenziali sono ancora largamente compromessi. A rendere ancora più difficile la risposta sono la scarsità di finanziamenti e, soprattutto, le difficoltà di accesso. In molte aree gli operatori umanitari internazionali devono confrontarsi con combattimenti, posti di blocco, autorizzazioni e ostacoli burocratici. L’Oim considera infatti i soccorritori locali, comprese le Emergency Response Rooms di Khartoum, un elemento importante nelle attività di risposta e di prima ripresa. Sia l’esercito regolare (Saf) sia i paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf) sono accusati di ostacolare l’accesso agli aiuti e di utilizzare l’assistenza alimentare come strumento di pressione politica e negoziale. Rallentano i permessi, impongono ostacoli ai convogli e, in un contesto segnato da attacchi alle strutture sanitarie, gli operatori umanitari sono spesso esposti ad accuse di ingerenza. È dentro questo vuoto che le ERR hanno costruito il loro spazio. Come sono nate le ERR Le prime sono nate a Khartoum dopo lo scoppio della guerra, nell’aprile 2023, per poi estendersi in altre parti del Paese. La loro origine affonda però negli anni precedenti. Molti dei volontari provenivano dai comitati di resistenza, le reti di giovani che avevano avuto un ruolo centrale nelle mobilitazioni contro il regime di Omar al-Bashir e che, durante la pandemia di Covid-19, avevano già organizzato forme di assistenza nei quartieri. Quando nell’aprile 2023 è cominciata la guerra tra le Sudanese Armed Forces (Saf) del generale Abdel Fattah al-Burhan e le Rapid Support Forces (Rsf) di Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemedti, quelle reti erano già presenti sul territorio. Hanno così riconvertito la loro esperienza in una macchina di soccorso adattata alla guerra. Le ERR non sono Ong nel senso tradizionale del termine. Sono gruppi locali, spesso organizzati a livello di quartiere, che coordinano volontari e risorse attraverso reti informali. I numeri attribuiti alla rete sono imponenti: alcune stime parlano di oltre 26 mila volontari distribuiti nei 18 Stati sudanesi. Anche la comunicazione si è adattata alle condizioni della guerra. Le reti utilizzano applicazioni di messaggistica che consentono ai volontari di coordinare rapidamente richieste e interventi, cercando allo stesso tempo di ridurre i rischi di intercettazione. In particolare, alcuni gruppi utilizzano app di messaggistica criptata come Signal o Telegram per limitare il rischio di identificazioni e ritorsioni da parte delle forze armate. Perché il rischio è concreto. I volontari possono essere accusati dall’una o dall’altra parte di sostenere il campo avversario. In questi anni diversi operatori delle ERR sono stati arrestati, minacciati o uccisi. In una guerra in cui anche l’assistenza può essere interpretata come una presa di posizione, aiutare i civili significa spesso esporsi ad accuse di spionaggio o di collaborazione con il nemico. Le radici culturali e morali di questo modello di mutuo soccorso affondano nel concetto di nafeer, che in arabo indica una forma di azione collettiva e richiama l’antica tradizione sudanese dell’aiuto reciproco. Anche le risorse arrivano in gran parte dai cittadini stessi, in particolare dalla diaspora, vale a dire da quelle persone che nei decenni passati sono emigrate nei Paesi del Golfo o in Occidente. Attraverso micro donazioni, applicazioni di banking digitale e rimesse dirette, la diaspora sostiene quotidianamente l’azione dei volontari sul territorio. Cosa fanno concretamente le ERR? L’operato di questi gruppi varia in base alle necessità dei territori e alle risorse disponibili. I servizi principali riguardano l’assistenza medica di base e la distribuzione alimentare. I volontari gestiscono le takaya, cucine comunitarie che sfamano interi quartieri, aprono ambulatori, si occupano di evacuare e di individuare rifugi per i civili e recuperano salme per garantirne una sepoltura dignitosa. Non solo: nei comitati femminili viene offerto sostegno alle donne vittime di violenza e di stupri di guerra, mentre alcuni giovani insegnano inglese e arabo ai bambini, cercando di evitare che una generazione intera cresca senza istruzione. Nel tempo si sono aggiunte anche attività di raccolta dati e gestione dei media. Ad esempio, la ERR di Khartoum ha creato un progetto di mappatura “contro-militare” che, attraverso il linguaggio visivo, punta a superare la percezione riduttiva e militarizzata del conflitto sudanese, mettendo al centro il ruolo dei civili e della solidarietà sociale. Questo mostra come il ruolo delle reti di mutuo soccorso si spinga oltre l’assistenza: oltre a salvare vite nell’immediato, queste reti hanno sviluppato una capacità di intervento capillare e rapida, spesso difficile da replicare per le organizzazioni umanitarie che devono operare attraverso procedure e autorizzazioni. Per alcuni osservatori e per esponenti della società civile sudanese, queste “stanze” locali non sono soltanto una risposta all’emergenza di oggi, ma potrebbero rappresentare anche uno dei laboratori da cui partire per la ricostruzione democratica del Sudan di domani.   Africa Rivista
October 15, 2026
Pressenza
“Rotta su Cuba: dove conta, esserci”. Intervista a Leonardo Masi
Dal 23 al 30 settembre una carovana dall’Italia è stata a Cuba con una missione intitolata “Rotta su Cuba: dove conta, esserci”[1], per consegnare 400 chili di farmaci e di materiale scolastico all’isola, sotto embargo da parte degli USA. La carovana ha visti impegnati associazioni, sindacati, amministratori locali, giornalisti e parlamentari ed è stata promossa da Arci, Cgil, Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, Nexus, ANPI, Arcs, Aoie Rete Pace & Disarmo, in collaborazione con il Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. Nella delegazione italiana hanno fatto parte anche toscani, come gli empolesi Leonardo Masi, capogruppo di Buongiorno Empoli, Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana e Paolo Gozzani di Cgil Toscana. Abbiamo intervistato Leonardo Masi, partito in rappresentanza del Comune di Empoli e appena tornato da Cuba. Come è nata questa missione e la possibilità di andare a Cuba? Il 7 luglio il Consiglio Comunale a Empoli ha votato a maggioranza un ordine del giorno presentato dal nostro gruppo (Buongiorno Empoli) che esprimeva vicinanza e sostegno al popolo cubano e condanna nei confronti del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli USA. Pochi giorni dopo, sono stato contattato da un compagno dell’associazione Italia Cuba che mi ha palesato la possibilità di andare a Cuba con la carovana che era in costruzione come esponente di un gruppo consiliare di un’amministrazione locale. Mi è sembrata una buona opportunità per dare seguito al voto con la possibilità di rappresentare l’amministrazione tutta nelle occasioni più istituzionali. A quali iniziative ha partecipato a Cuba? Ce ne sono state varie: 24 settembre: Nazioni Unite (UN) Hotel Nacional – SALA TAGANANA Etienne Labande, Coordinador Residente ad interim y Representante del PMA; – Fernando Hiraldo, Representante del PNUD; – Sunny Guidotti, Representante de UNICEF; – Mario Cruz Peñate, Representante de la OPS/OMS Asamblea poder popular ICAP. Cerimonia di celebrazione amicizia Italia – Cuba e campagna di raccolta fondi Energia per la vita Ambasciata italiana Leonardo Masi con Simona De Martino, ambasciatrice italiana a Cuba  25 settembre: Visita scuola primaria Arturo Montori Cespedes Visita ospedale Clínico Quirúrgico Docente Calixto García Empresa Aguas de La Habana Visita a UNEAC UNEAC Partecipazione dell’Asociación Hermanos Saiz (AHS), incontro con Abel Prieto (Presidente Casa de las Américas) e Fernando Luis Rojas (Red en Defensa de la Humanidad (Capítulo Cubano) – REDH 26 settembre: Visita Oficina del Historiador (OHCH) + Habana Vieja Inaugurazione pannelli solariConsiglio Nazionale Case Cultura (CNCC) Inaugurazione dell’installazione dei pannelli solari fotovoltaici della campagna “Energia per la vita. Accendiamo la luce a Cuba”. 28 settembre: Visita Instituto Finlay Visita Empresa de Gases Industriales 29 settembre: Visita Escuela Especial Solidaridad con Panamá Centro per bambini e adolescenti Come si è trovato nell’interagire con le istituzioni cubane? Molto bene. Ho trovato in tutti e tutte loro grandi capacità, umanità, trasparenza e dignità. Il quadro che hanno fatto delle condizioni economiche dell’isola è tragico, dovuto principalmente al blocco economico, commerciale e finanziario che subiscono da quasi 70 anni, dall’inasprimento voluto dagli USA a gennaio 2026 e dall’impossibilità di acquistare gasolio dal Venezuela dopo il terroristico rapimento da parte degli Stati Uniti del presidente Maduro e di sua moglie. Le autorità riconoscono anche che le riforme fino ad ora promosse non hanno ottenuto i risultati sperati. La speranza, e su questo dovremmo lavorare tutti e tutte insieme, è che oltre alla denuncia del blocco, delle restrizioni imposte e delle condizioni socio economiche che vive il popolo cubano, dobbiamo impegnarci per aumentare la cooperazione e i progetti internazionali. Che situazione umanitaria ed economica ha trovato e che messaggio vuole lanciare a proposito? La situazione umanitaria è davvero difficile. Nelle case la corrente arriva soltanto 3 ore al giorno e l’acqua 5 ore. Questo ha diminuito la possibilità dell’igiene personale, ha reso difficile la conservazione dei cibi, scaricare in bagno non sempre è possibile. Oltre a questo, l’assenza del gasolio ha ridotto al minimo anche un servizio importante come la raccolta dei rifiuti e in strada si trovano quindi grandi cumuli. Nonostante ciò la società cubana riesce ancora a garantire in livello di sanità, scuola e assistenza molto elevata. Con grande dignità e forza tutti riconoscono la solidarietà e la compattezza della popolazione e lo sforzo che stanno facendo le istituzioni. Il messaggio è quello di fare il possibile per aiutare questo splendido popolo. Possiamo farlo con le istituzioni, possiamo farlo sostenendo le associazioni che hanno promosso questa carovana, ma potete farlo anche andando sull’isola a godere delle bellezze, a toccare con mano e ad aiutare. Io cercherò di fare la massima divulgazione e azione politica in tal senso. [1] Cit da https://www.gonews.it/2026/09/23/carovana-cuba-italia-toscana/   Andrea Vitello
October 2, 2026
Pressenza
Vacilla il sostegno del Congresso Usa agli aiuti per Israele
Tra le centinaia di ragioni che spingono l’amministrazione Trump a cercare una soluzione rapida della guerra all’Iran – tra tentazioni di “dare un altro colpo” per presentare il fallimento come una mezza vittoria – c’è sicuramente il rapido mutamento del clima politico interno rispetto ai rapporti con Israele. Ieri la […] L'articolo Vacilla il sostegno del Congresso Usa agli aiuti per Israele su Contropiano.
July 16, 2026
Contropiano
Cuba, inizia la distribuzione del petrolio russo
Cuba ha iniziato a distribuire in diverse provincie le 100.000 tonnellate di petrolio ricevuto dalla Russia trasportate dalla petroliera Anatoli Kolodkin, ha annunciato Irenaldo Pérez Cardoso, vicedirettore dell’Unione Cuba-Petrolio (CUPET), nel mezzo della crisi energetica causata dal blocco statunitense. Vengono distribuiti benzina, gasolio e gas liquefatto, dando la priorità alla generazione di elettricità e ai servizi essenziali. Pérez Cardoso ha spiegato che la lavorazione del greggio continua e può richiedere da 12 a 15 giorni e che la produzione giornaliera inizierà immediatamente il suo viaggio verso i centri di consumo, utilizzando camion, treni e navi che la porteranno nella regione orientale e nella Isla de la Juventud. Secondo la stima di Pérez Cardoso, però, il petrolio russo coprirà solo circa un terzo della domanda nazionale mensile. “Non risolve l’intero problema energetico, ma costituisce un’importante tregua in mezzo all’assedio imposto”, ha dichiarato. “Una petroliera russa è arrivata a Cuba. È un fatto significativo, di sostegno e vicinanza in situazioni difficili come hanno sempre fatto la Russia e il fratello popolo russo”, ha detto il presidente, Miguel Díaz Canel,  commentando a RT l’arrivo del greggio a sull’isola. Il leader cubano ha aggiunto che i primi benefici dell’arrivo del petrolio russo saranno visibili tra pochi giorni. “Ci sono persone che si chiedono: ‘Beh, perché se la nave è arrivata qualche giorno fa non si vede ancora l’impatto?’. Perché è arrivato petrolio greggio che deve essere raffinato, dopo la distribuzione, da oggi o domani si inizieranno a vedere i risultati dell’aiuto russo”. La petroliera Anatoli Kolodkin è arrivata a Cuba alla fine di marzo con circa 100.000 tonnellate di petrolio, la prima ad arrivare a Cuba da mesi, dopo che gli Stati Uniti hanno costretto il Venezuela e il Messico a tagliare la fornitura di energia all’isola. Cuba non ha ricevuto alcuna fornitura di petrolio dal 9 gennaio, il che ha causato una crisi energetica. All’inizio di aprile il Ministro dell’Energia russo Sergei Tsiviliov ha affermato che la Russia si sta preparando a spedire una seconda petroliera sull’isola caraibica e assicurato che non avrebbe lasciato solo il popolo cubano. Intanto il Messico, la Spagna e il Brasile hanno annunciato l’aumento degli aiuti a Cuba. I governi delle tre nazioni hanno firmato un documento in cui parlano della complessa situazione che la nazione caraibica sta attraversando a causa del blocco degli Stati uniti. “Esortiamo ad adottare le misure necessarie per alleviare questa situazione e a evitare azioni che aggravino le condizioni di vita della popolazione, o siano contrarie al diritto internazionale”, hanno sottolineato nel testo. Inoltre, si sono impegnati “ad aumentare in modo coordinato la risposta umanitaria volta ad alleviare la sofferenza del popolo cubano”. In precedenza la presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha chiesto, durante la sua partecipazione al IV vertice in difesa della democrazia, che i Paesi presenti all’evento raggiungessero un accordo per condannare gli attacchi contro la più grande isola delle Antille. (RT, Sputnik) www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
April 20, 2026
Pressenza
UCRAINA: “LA CRISI UMANITARIA COINVOLGE 13 MILIONI DI PERSONE”, MENTRE RUSSIA-UNGHERIA SIGLANO UN ACCORDO DI COOPERAZIONE
Prosegue la guerra con le sue conseguenze umanitarie in Ucraina, mentre Ungheria e Russia hanno siglato un accordo di cooperazione in 12 punti per rafforzare i legami economici, energetici e culturali. In risposta, Kiev esorta gli Stati Uniti a riportare l’attenzione sulla guerra alle porte dell’Europa. “Riteniamo che sia giunto il momento di una risolutezza sufficiente a costringere Mosca a cessare il fuoco e a porre fine alla guerra contro l’Ucraina”, ha scritto il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova giudica una “schiacciante sconfitta” l’approccio degli Usa e Israele di un ‘attacco non provocato’ contro l’Iran. Ma qual è la situazione umanitaria sul campo dopo oltre 4 anni di guerra? Lo abbiamo chiesto a Luca Rifiorati, coordinatore del programma di Emergency in Ucraina. Ascolta o scarica Per approfondire le cause del conflitto e la situazione sul campo di battaglia, Emergency organizza un incontro a Milano per presentare il libro della giornalista Marta Serafini intitolato “Brevissima storia del conflitto tra Russia e Ucraina”. L’appuntamento è per giovedì 9 aprile alle ore 19 presso Casa Emergency in via Santa Croce 19.  “Il libro ripercorre le origini e lo sviluppo del conflitto tra Russia e Ucraina, dalle proteste di Maidan del 2013-2014 fino alla guerra su larga scala iniziata nel 2022, offrendo un inquadramento storico e geopolitico degli eventi. Attraverso analisi e testimonianze dirette dal campo, vengono esplorate le recenti evoluzioni e le conseguenze del conflitto. L’incontro sarà inoltre occasione per confrontarsi sul recente report di Emergency “Care and Community in Wartime” insieme a un medico di Emergency collegato dall’Ucraina. L’obiettivo è comprendere come la guerra abbia trasformato vite, città e memoria collettiva, mettendo in luce il legame tra la resistenza ucraina e il destino dell’Europa”.
April 8, 2026
Radio Onda d`Urto
Rintracciate le due barche disperse della Flotilla Nuestra América
Le due imbarcazioni della Flotilla Nuestra América che si stavano dirigendo verso Cuba, date per disperse nel Mar dei Caraibi, sono state rintracciate, riferisce la Reuters. Erano partite lo scorso fine settimana dalla Isla Mujeres, nello Stato messicano di Quintana Ro e sono state fortunatamente rintracciate a circa 80 miglia a nord-ovest  dalle coste cubane dalla Marina messicana, che ha inviato una nave per prestare gli aiuti necessari. “Le barche continuano il viaggio verso L’Avana per completare la loro missione: consegnare aiuti umanitari urgenti al popolo cubano,” ha dichiarato un portavoce della Flotilla Nuestra América.” Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info Redazione Italia
March 28, 2026
Pressenza
Scomparse due imbarcazioni che portavano aiuti a Cuba
Due imbarcazioni partite dal Messico con destinazione L’Avana, parte della Flotilla Nuestra América, che trasportavano aiuti umanitari all’isola, risultano disperse nel Mar dei Caraibi. Entrambe le barche a vela sono salpate lo scorso fine settimana da Isla Mujeres, nello Stato messicano di Quintana Roo. L’obiettivo era quello di portare aiuti umanitari alla nazione delle Antille dopo l’inasprimento delle sanzioni statunitensi nei suoi confronti. Le piccole imbarcazioni trasportavano cibo, oggetti, medicinali e pannelli solari, per cercare di alleviare le gravi difficoltà energetiche sull’isola, che da tre mesi soffre di un blocco dei carburanti da parte di Washington, oltre al sessantennale blocco economico, commerciale e finanziario Secondo i rapporti preliminari, le barche a vela non erano della Marina del Messico, ma facevano parte del convoglio civile della cosiddetta Flotilla Nuestra América, che è arrivata questa settimana sull’isola per portare alimenti, generi di prima necessità, pannelli solari e altri materiali alla popolazione cubana. La Marina messicana ha comunicato che entrambe le imbarcazioni dovevano arrivare a Cuba tra il 24 e il 25 marzo. Di fronte alla loro assenza, è stato attivato il protocollo di emergenza corrispondente e in conformità con la responsabilità dello Stato messicano di salvaguardare la vita in mare. Al momento sono state dispiegate unità di superficie e aerei del tipo Persuader lungo la rotta percorsa dalle due imbarcazioni dal Messico a Cuba. Inoltre, viene mantenuto il coordinamento internazionale con Polonia, Francia, Cuba e Stati Uniti, nonché con le rappresentanze diplomatiche dei Paesi di origine delle persone a bordo. Sulle due piccole imbarcazioni viaggiavano nove persone – sei uomini, due donne e un bambino di tre anni. Altre imbarcazioni hanno subito ritardi nel loro arrivo all’Avana a causa delle condizioni meteorologiche. Tuttavia, finora non si sa quando o cosa abbia causato la perdita di comunicazione con le barche a vela scomparse. “E’ stata lanciata l’allerta dei Comandi Navali della Quinta Regione Navale, con sede a Isla Mujeres e Yucalpetén, così come delle Stazioni Navali di Ricerca, Salvataggio e Sorveglianza Marittima (ENSAR,) oltre a emettere avvisi alla comunità marittima, allo scopo di espandere le capacità di localizzazione”, ha spiegato la Marina messicana. Il presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha espresso “particolare preoccupazione” per la scomparsa delle due imbarcazioni. “Dal nostro Paese facciamo tutto il possibile nella ricerca e nel salvataggio di questi fratelli di lotta”, ha dichiarato. (RT) Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info Redazione Italia
March 27, 2026
Pressenza
La Flotilla Nuestra America sbarca a Cuba accolta da una folla festante
Cuba non è sola: questo è il messaggio che ha portato con sé la piccola ma importantissima imbarcazione finalmente giunta all’Avana e ribattezzata Granma 2.0, in onore di quella che nel 1956 portò a Cuba gli 82 iniziatori della rivoluzione. Non è un semplice slogan, ma il motivo trainante di tutte le iniziative che accompagnano il sostegno e la solidarietà a Cuba, è l’impegno che i popoli del mondo si sono assunti nei suoi confronti. L’arrivo della Flotilla Nuestra America era previsto alle prime luci dell’alba del 24 marzo e una grande folla di attivisti, giornalisti, esponenti politici e sociali e gente comune si è assiepata lungo le transenne che delimitano lo specchio d’acqua del porto, scrutando l’ingresso della baia. Il molo di attracco non è grandissimo e pertanto è stato consentito solo a un ristretto numero di persone di avvicinarsi il più possibile; per non rischiare di perdere questa irrinunciabile evento quindi mi sono presentato a notte fonda insieme al mio inseparabile compagno cubano Héctor. L’imbarcazione avrebbe dovuto arrivare nei giorni scorsi, ma a causa del mare mosso e di un successivo guasto i tempi si sono dilatati fino al 24 marzo, quando l’emozione alla vista di quella piccola nave ha sovrastato qualunque altro sentimento. A causa dei lunghi black-out, sono riuscito a scrivere solo ora questo emozionante resoconto. Il molo si è riempito di musica, di urla di gioia, di benvenuto, di speranza e di sostegno per questo incredibile gesto di solidarietà che arriva in un momento difficilissimo per l’isola; ma non sono solo i materiali, i farmaci e gli alimenti che riempiono la stiva del Granma 2.0 a essere importanti; la cosa più importante è la dimostrazione tangibile che i popoli di mezzo mondo sono al fianco di Cuba. I popoli… non la stragrande maggioranza dei governi, pavidi, che non hanno mai adottato la benché minima azione concreta a sostegno di questa piccola ma importantissima nazione. La potenza di questa iniziativa, alla quale hanno aderito 120 associazioni di solidarietà con Cuba, dimostra ancora una volta che la rivoluzione cubana è radicata nel cuore di milioni di persone rappresentate qui oggi da questa moltitudine festante; gli eventi degli ultimi giorni, con il recente arrivo di centinaia di attivisti del Convoy europeo, ne sono la prova tangibile. E’ stata una giornata indimenticabile: gli attivisti a bordo della flotilla sono stati letteralmente assorbiti dalla folla che li aspettava, mentre felicità e commozione si mescolavano a baci e abbracci. I giornalisti e le loro troupe giunti da ogni angolo del mondo hanno dovuto attendere pazientemente il proprio turno per ottenere le tanto agognate interviste, tanto erano ambiti i partecipanti. Molti degli attivisti a bordo del Granma 2.0 facevano parte anche della Global Sumud Flotilla che l’estate scorsa ha tentato di rompere l’assedio di Gaza, a dimostrazione dell’internazionalismo del movimento di solidarietà verso i popoli oppressi. Faccio ritorno in Italia con un nuovo enorme bagaglio di conoscenze, di esperienze, di rinnovati vigore ed impegno per aiutare questa piccola ma indomita isola che combatte da tanto, tantissimo tempo, una guerra che non ha mai voluto e che non merita.     Redazione Italia
March 25, 2026
Pressenza
Nuestra América Convoy, incontri di solidarietà a Cuba
Gli attivisti europei giunti a Cuba come parte della campagna Let Cuba Breathe hanno visitato l’Instituto Finlay de Vacunas per conoscere i progetti di ricerca e produzione di vaccini che hanno dato a Cuba un ruolo di rilievo nell’ambito scientifico internazionale. “Grazie per la speranza e la certezza che ci state dando: Cuba non è sola!” ha dichiarato il direttore aggiunto dell’istituto, sottolineando il valore simbolico della solidarietà internazionale. Solidarietà e aiuto concreto sono giunti anche dagli Stati Uniti, con una delegazione composta da medici, avvocati, sindacalisti, professori e attivisti organizzata dal gruppo pacifista CodePink in collaborazione con l’Internazionale Progressista e Cuban Americans for Cuba. La delegazione ha portato a Cuba farmaci e forniture mediche per gli ospedali e le strutture sanitarie. Nell’Incontro di solidarietà che si è tenuto al Palazzo delle Convenzioni all’Avana con la presenza del presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez, Medea Benjamín, cofondatrice di CodePink, ha dichiarato: “Provo orrore vedendo quello che il nostro governo sta facendo contro il popolo di Cuba. Per questo è importante essere qui come cittadini degli Stati Uniti e affermare che Trump non si prenderà Cuba per farne quello che vuole.” Foto: Enrique González (Enro)/ Cubadebate. Medea Benjamin aveva già condannato senza mezzi termini l’embargo americano. “Ci rifiutiamo di stare in silenzio mentre il nostro governo porta avanti una spregevole campagna di guerra economica, privando un Paese di carburante, medicine e beni essenziali per la vita.” Fonti: https://www.codepink.org/ http://www.cubadebate.cu/ Pressenza IPA
March 21, 2026
Pressenza
Cuba fra menzogne e propaganda
Osservate bene l’immagine sotto il titolo dell’articolo: questa è solo una parte dell’enorme galassia di piattaforme web, televisioni, radio, pagine social ecc. create e finanziate direttamente o indirettamente dagli Stati Uniti per diffondere nell’isola ed all’estero ogni tipo di menzogna e falsità contro Cuba e la sua rivoluzione. Il principale ente finanziatore di questo apparato è l’USAID, il paravento utilizzato dall’impero del male per mascherare i propri interventi nei Paesi stranieri, ma spesso i finanziamenti arrivano direttamente dal Dipartimento di Stato. In questo panorama di guerra mediatica uno in particolare, El Toque, è quello che si incarica di danneggiare maggiormente l’economia dell’isola; si tratta di un presunto sito di analisi economiche, ovviamente con base a Miami, dove ha sede la peggiore mafia anticubana, che ogni giorno, a sua discrezione, stabilisce il valore di cambio del peso cubano (CUP) nel mercato nero dell’isola, valore che non ha nulla a che vedere con il cambio ufficiale. Per fare un esempio fino allo scorso anno il cambio ufficiale era di 140/150 CUP per un euro e poco meno per un dollaro, quindi lo straniero che intendeva cambiare ad esempio 100 euro a Cuba si recava in una banca o in una Cadeca (casa de cambio) e riceveva 14.000 CUP; contemporaneamente però nelle strade si trovavano persone con le tasche gonfie di pesos cubani che offrivano un cambio molto, molto più alto, attorno ai 300/350 CUP per un euro/dollaro e quindi 30/35.000 CUP. Personalmente mi sono sempre rifiutato di cambiare euro nelle strade, perché questo significa inflazionare ulteriormente il già scarso valore della moneta cubana, ma questo scrupolo sono ben pochi a farselo e la maggioranza delle mie conoscenze mi ha sempre dato dello stupido; è possibile che io sia stupido, ma di sicuro non sarò mai complice. Quel valore di cambio al mercato nero lo stabilisce El Toque, obbedendo agli ordini dei finanziatori nordamericani, con il chiaro intento di deprezzare la moneta nazionale.  Vista la situazione il governo cubano, nel tentativo di estirpare questo chiarissimo disegno criminale, ha elevato il valore di cambio ufficiale portandolo attorno ai 530/540 CUP per un dollaro/euro, così da spazzare via qualunque tipo  di contrattazione illegale. Qualcuno vuole provare a indovinare cosa è accaduto? In meno di dodici ore El Toque ha pubblicato i nuovi importi da applicare al mercato nero, che in questo momento rasentano i 600 CUP per un dollaro/euro e non cessano di salire. Nella situazione del Paese non era cambiato nulla perché un vero portale di analisi economiche potesse esprimere valutazioni differenti da quelle del giorno prima; è quindi del tutto evidente che il compito di El Toque è unicamente quello di distruggere l’economia interna cubana. Un portale straniero che si arroga il diritto di stabilire quale debba essere il valore di cambio illegale della moneta di un’altra nazione: questo è El Toque. Occorre però porsi una domanda: El Toque può scrivere quello che vuole, ma se non ci fossero i cambiavalute illegali nelle strade rimarrebbe solo uno dei tanti portali anticubani. Dove vanno quindi questi cambiavalute illegali a riempirsi di pesos da offrire agli stranieri se lo stipendio di un lavoratore qui non supera i 10.000 CUP? E’ fin troppo evidente che si tratti di un traffico organizzato, diretto e finanziato da chi ha come unico scopo quello di causare il default economico del Paese, e chi sono gli unici a volere questo? Sempre loro, quelli che si trovano a 90 miglia a nord dell’Avana…. Tutti gli altri siti web ed organi di (dis)informazione di cui sopra hanno lo scopo di diffondere ogni sorta di falsità contro Cuba, alcune della quali risultano persino patetiche tali sono le assurdità che propinano e quindi dubito che abbiano molto seguito. L’ultima in ordine di tempo di questa montagna di menzogne è quella secondo la quale gli aiuti umanitari provenienti dal Messico giunti all’Avana circa una settimana fa sarebbero stati venduti dal governo cubano per ingrassare le tasche non si sa bene di quali e quanti politici…. Ve li mostro io, eccoli qui: Héctor, il “fratello” cubano che mi ospita, sua moglie e sua figlia ricevono regolarmente gli aiuti alimentari che vengono prontamente distribuiti dal governo alla popolazione tramite la “libreta” o “canasta basica”. Cos’è la libreta, o canasta basica? Nel mondo occidentale abituato alla mentalità capitalista questo è un concetto praticamente sconosciuto, mentre nella società socialista cubana è il fondamento della vita civile della nazione: lo Stato si fa carico di fornire ad ogni suo cittadino, qualunque sia il suo reddito, un’abitazione e una fornitura di alimenti di base secondo la composizione di ciascun nucleo familiare, per garantirne la sussistenza; senza dimenticare che a Cuba l’istruzione è universale e gratuita fino alla laurea ed egualmente universale e gratuita è la sanità. E’ sempre stato così dal giorno del trionfo della rivoluzione; la solidarietà sociale di questo straordinario popolo esprime così la propria umanità. Chi ha qualche anno sulle spalle come me ricorderà (perché lo abbiamo studiato, non perché lo abbiamo vissuto) che anche in Italia esisteva qualcosa di simile, anche se non uguale, la famosa tessera annonaria istituita in piena Seconda Guerra Mondiale. Il sistema cubano di assegnazione delle abitazioni, della sussistenza alimentare e delle prestazioni sanitarie purtroppo negli ultimi anni ha subito gravi ridimensionamenti a causa del bloqueo, ma se andate a leggero quello che diffondono gli scrivani sotto dettatura che formano l’esercito mediatico dei servi dell’impero troverete scritto che no, il bloqueo non esiste, che è una invenzione del “regime” cubano, che la responsabilità della situazione dell’isola è da attribuire all’incapacità del governo di guidare il Paese, o che il sistema socialista è una sventura per il popolo cubano, che dovrebbe invece gettarsi fra le braccia amorevoli del capitalismo. Fortunatamente il 98% del popolo cubano sa benissimo come stanno realmente le cose, perché le vede e le vive, mentre il rimanente 2% sono i soliti “gusanos”, persone di scarse se non nulle conoscenze, molto facilmente manipolabili e quindi servi sciocchi dell’impero. Alcuni sono addirittura nostalgici della dittatura di Batista, quando L’Avana era la casa dei divertimenti di ricchi gangster e mafiosi newyorkesi e il Paese era spartito fra ricche oligarchie e grandi aziende nordamericane, mentre il popolo era solo carne da lavoro. Spessissimo qui mi capita di sentir ripetere una frase del Che pronunciata all’Università Alma Mater dell’Avana di fronte agli studenti e poi divenuta famosa: “No se puede confiar en el imperialismo ní tantito así, nada!”, ossia “Non ci si può fidare dell’imperialismo nemmeno un pochino, per niente!” Redazione Italia
March 19, 2026
Pressenza