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Viaggio a Cuba tra black out e solidarietà
5 marzo, primo giorno all’Avana di questo mio viaggio dell’anno 2026. Ci sono già stato, ma ogni volta il mio amore per questo Paese, per la sua  storia, per la sua rivoluzione non fa che aumentare; è per questo che, se tutto andrà come spero (e io farò tutto il possibile perché vada così) fra poco più di due anni mi trasferirò definitivamente qui. Detto questo iniziamo a parlare di questo Paese, unico al mondo per la sua resilienza, la sua tenace difesa della propria libertà, della propria indipendenza, della propria sovranità, una resistenza che dura da moltissimi anni, esattamente dal 1° gennaio 1959, giorno del trionfo della rivoluzione, al quale a breve fece seguito quello che comunemente viene definito embargo, ma che in realtà è un assedio. E’ come se Cuba fosse un antico maniero arroccato sulla cima di una montagna e circondato dall’assediante, che da allora ha messo in campo qualunque tipo di aggressione diretta e indiretta, coercizione, minaccia, sanzione contro chiunque intrattenga qualsiasi tipo di rapporto con l’isola. Solo pochissime nazioni che non hanno praticamente rapporti con gli Stati Uniti e quindi non subiscono i loro ricatti riescono caparbiamente a far arrivare qualcosa a Cuba. Assedio che, anche se sembrava impossibile, è stato da poco ulteriormente inasprito dall’attuale inquilino della Casa Bianca (personaggio che non voglio neppure nominare tanto mi disgusta); questo inasprimento riguarda come molti sapranno l’importazione di petrolio e derivati. Gli Stati Uniti infatti colpiscono con ogni tipo di sanzione i Paesi produttori che inviano petrolio a Cuba. Come si può facilmente immaginare questo ha conseguenze terribili; i trasporti sono solo l’ultimo tassello di un sistema basato quasi interamente sulla produzione di energia elettrica da centrali termoelettriche alimentate a combustibile fossile. Infatti i problemi più grandi riguardano tutte quelle attività che senza energia elettrica non possono soddisfare le necessità primarie del Paese, ospedali in primis. Immaginiamo se questo accadesse in Italia, ospedali e strutture sanitarie senza energia elettrica… Perciò non ho nessuna remora a parlare di assedio. Nell’emergenza quindi il governo cubano ha realizzato diverse contromisure, tra cui la destinazione delle risorse energetiche disponibili alle attività imprescindibili e il razionamento dei combustibili riguardo alle altre. Con notevole lungimiranza ha anche avviato una politica energetica fortemente orientata verso la produzione fotovoltaica: già nel mio primo viaggio, nel 2023, ho potuto vedere diversi parchi fotovoltaici che si estendevano lungo la carretera central, il lungo serpentone stradale che corre da est a ovest dell’isola. Allora si trattava di impianti estesi che avevano bisogno di ampi spazi e che ovviamente non possedevano batterie di accumulo, così che l’energia prodotta veniva immessa direttamente nella rete nazionale. Oggi, già che qui il sole non manca, oltre al continuo incremento di tali parchi è stata avviata e incentivata, anche con contributi statali, l’installazione di impianti con accumulo in ogni tipo di edificio pubblico e privato. Questo soprattutto grazie allo straordinario aiuto della Cina, che come credo tutti sanno possiede tecnologie avanzatissime anche in questo campo; passeggiando per l’Avana infatti si ha la possibilità di vedere che molte aree di piccole e medie dimensioni, fino a poco tempo fa abbandonate, ora vengano sfruttate per montare questi impianti. Oggi io stesso, che mi trovo qui anche per conto dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia Cuba (ANAIC) della quale faccio parte, ho svolto una missione che mi ha riempito il cuore. I circoli lombardi dell’ANAIC sono gemellati da oltre trent’anni con la delegazione dell’ICAP (Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli) della provincia di Las Tunas; non è un gemellaggio formale, ma un rapporto vivo e dinamico, grazie a cui la solidarietà da semplice formula si trasforma di aiuto concreto. L’anno scorso, quando in quella provincia si ruppe l’unica TAC disponibile, senza possibilità alcuna di reperire i pezzi di ricambio per via del suddetto assedio, i circoli della Lombardia si fecero prontamente carico, con moltissime donazioni da parte dei soci, dell’acquisto dei necessari ricambi e del loro invio a Cuba. Oggi invece con una nuova raccolta fondi fra tutti i soci abbiamo risposto alla loro richiesta di aiuto proprio per installare un impianto fotovoltaico con accumulo per la somma di 8.000 euro. Consegnare di persona questo aiuto concreto nelle mani della segretaria dell’ICAP di Las Tunas Maria Romero Rodriguez è stato per me un momento molto emozionante. Tutto questo però non basta, perché il percorso per una definitiva liberazione energetica è lungo e complesso; al momento la produzione di energia da fonti alternative copre solo circa il 30% del fabbisogno nazionale, mentre gli Stati Uniti stanno facendo l’impossibile per soffocare il Paese, con effetti purtroppo evidentissimi. I black-out durano decine di ore e lasciano la popolazione in uno stato di grandissima frustrazione, che si mischia alla rabbia per un castigo collettivo inumano e crudele e purtroppo anche al risentimento e alla disperazione, che rischiano di far implodere la società cubana per la mancanza di ogni tipo di bene di prima necessità. E la situazione si aggrava di giorno in giorno… Anche il turismo è ridotto al lumicino e con la sua quasi totale scomparsa viene a mancare se non la principale, quantomeno una delle più importanti risorse del Paese. Gli interventi in tema energetico però non finiscono con il fotovoltaico; camminando per le vie dell’Avana si nota subito un silenzio abbastanza surreale, sia perché i veicoli con motore a combustione in circolazione sono pochi per via del razionamento di combustibile, ma soprattutto perché le strade sono piene di moto e piccoli veicoli a tre ruote totalmente elettrici di produzione cinese. Tornando al tema degli aiuti concreti, io e molti altri viaggiatori appartenenti a ogni tipo di associazione di sostegno a Cuba non veniamo mai qui a mani vuote, ma con una o più valigie piene di ogni tipo di farmaco, che come potrete immaginare per via dell’assedio non possono arrivare qui. Trasportiamo farmaci per amici, amici degli amici, conoscenti, parenti, ma soprattutto per ospedali e strutture sanitarie. E’ proprio quando si presentano le maggiori necessità che più si concretizza la solidarietà. All’Avana vive da anni un’italiana che definire straordinaria è poco: Barbara Iadevaia, cooperante della Comunità Italiani nel Mondo, nonché rappresentante dell’ASC (Associazione Svizzera Cuba) del Canton Ticino, costituisce il ponte della solidarietà fra l’Europa e Cuba. A lei viene consegnato ogni tipo di farmaco, medicamento e presidio sanitario e Barbara si incarica di organizzare la distribuzione in ogni angolo dell’isola. L’amore incondizionato di Barbara e mio per questo Paese e per questo popolo ci spinge a fare quello che facciamo, perché Cuba è sempre stata solidale con qualunque altra nazione e merita tutto il nostro aiuto e il nostro sostegno. Redazione Italia
March 7, 2026
Pressenza
Il Messico invia altre navi con aiuti per Cuba. Il blocco USA va forzato
Il 24 febbraio, secondo quanto riporta Prensa Latina, il Governo del Messico ha inviato una nuova spedizione con un totale di 1.193 tonnellate di aiuti umanitari a Cuba, in un contesto segnato dall’inasprimento del blocco economico imposto dagli Stati Uniti. Attraverso una dichiarazione, il Ministero degli Affari Esteri ha dichiarato […] L'articolo Il Messico invia altre navi con aiuti per Cuba. Il blocco USA va forzato su Contropiano.
February 27, 2026
Contropiano
Open Arms salpa verso Gaza, di nuovo
La nostra nave ammiraglia Open Arms salperà da Barcellona il 12 aprile con un obiettivo chiaro: portare aiuti umanitari essenziali e contribuire alla protezione della popolazione civile in una crisi senza precedenti. Open Arms farà rotta verso Gaza insieme alla Global Sumud Flotilla, perché la tragedia non è finita. Ha solo smesso di occupare i titoli dei giornali. L’assedio continua, anche se il mondo guarda altrove. Quello che accade non è solo un conflitto: è la sofferenza prolungata di una popolazione civile intrappolata e senza via d’uscita. Nel marzo 2024 abbiamo aperto un corridoio umanitario via mare insieme a World Central Kitchen quando sembrava impossibile. Nonostante fosse coordinato, abbiamo dovuto sospendere la missione dopo l’attacco che ha ucciso sette operatori umanitari. Abbiamo promesso di non dimenticare Gaza, perché ignorare ciò che accade non lo rende meno reale. Perché quando i governi tacciono, la società civile deve agire. Open Arms salperà con la Global Sumud Flotilla. Non solo per testimoniare, ma per agire. Di nuovo.   Proactiva Open Arms
February 26, 2026
Pressenza
283 miliardi di euro Ue all’Ucraina in agonia
L’Ucraina vera dietro quella che ci raccontano La demolizione della rete elettrica e logistica dell’Ucraina. Le infrastrutture energetiche sono sull’orlo del collasso. Le promesse di elezioni presidenziali entro giugno di fatto imposte da Trump a Zelensky, ma decisamente improbabili da realizzare. Il caos di diverse incapacità politiche incrociate tra ‘buoni’ […] L'articolo 283 miliardi di euro Ue all’Ucraina in agonia su Contropiano.
February 18, 2026
Contropiano
Los tres caballeros vannacciani, vecchi democristiani
Ieri alla Camera è andata in scena l’ennesima vergognosa pagina sul coinvolgimento dell’Italia nella guerra in Ucraina. C’è stato infatti il via libera dell’Aula alla fiducia posta dal governo sul decreto Ucraina, con 207 sì, 119 no e 4 astenuti. Il prossimo appuntamento sarà nella settimana dal 24 al 26 […] L'articolo Los tres caballeros vannacciani, vecchi democristiani su Contropiano.
February 12, 2026
Contropiano
A fine marzo nuova flottiglia verso Gaza: 100 imbarcazioni sfideranno il blocco
Una nuova flottiglia internazionale tenterà di raggiungere la Striscia di Gaza in primavera con l’obiettivo dichiarato di rompere l’isolamento del territorio palestinese e aprire un corridoio umanitario via mare. Gli organizzatori della Global Sumud Flotilla hanno annunciato ieri a Johannesburg un progetto molto più ambizioso rispetto al tentativo dello scorso anno, con […] L'articolo A fine marzo nuova flottiglia verso Gaza: 100 imbarcazioni sfideranno il blocco su Contropiano.
February 7, 2026
Contropiano
Netanyahu riapre Rafah, ma l’obiettivo è la ripresa dell’offensiva militare
Nell’imminenza della riapertura, domenica, del valico di Rafah, essenziale per il miglioramento delle condizioni di vita per oltre due milioni di gazawi e l’attuazione delle fasi successive dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, le valutazioni dei principali analisti israeliani mostrano un’opinione comune: Benyamin Netanyahu non considera il […] L'articolo Netanyahu riapre Rafah, ma l’obiettivo è la ripresa dell’offensiva militare su Contropiano.
January 31, 2026
Contropiano
MSF: “Cliniche chiuse, farmaci bloccati nei porti, conseguenze devastanti dello smantellamento di USAID”
Un anno fa, l’amministrazione Trump ha emanato una serie di decreti esecutivi che hanno stravolto i programmi sanitari e umanitari in tutto il mondo, danneggiando gravemente la cooperazione e la solidarietà su questi temi. Le cliniche hanno chiuso i battenti. I farmaci salvavita sono rimasti bloccati nei porti. Gli operatori sanitari hanno perso il lavoro. I costi umani sono stati catastrofici. Nel corso del 2025 Medici Senza Frontiere (MSF), che non accetta finanziamenti dal governo statunitense per mantenere la sua indipendenza, ha assistito alle enormi conseguenze di queste scelte ed oggi esprime la sua vicinanza alle persone che sono state colpite. Le conseguenze devastanti delle misure adottate dall’amministrazione Trump, che ridefiniscono la politica di aiuti esteri degli Stati Uniti, hanno appena iniziato a manifestarsi, avverte MSF. “Mentre il mondo è ancora sotto shock per questi tagli agli aiuti, è ormai chiaro che si è trattato solo della prima mossa dell’amministrazione Trump per ridefinire l’assistenza sanitaria e umanitaria globale” afferma Mihir Mankad, direttore del dipartimento di Advocacy e Policy in tema di salute globale di MSF. “Le diverse amministrazioni hanno sempre avuto priorità e programmi differenti in materia di salute globale, ma quello a cui stiamo assistendo ora è un allontanamento sconcertante dal principio fondamentale secondo cui fornire assistenza umanitaria di base, combattere le epidemie, la malnutrizione e le malattie prevenibili con i vaccini e sostenere le comunità più emarginate del mondo siano cause meritevoli”. In Somalia, l’interruzione degli aiuti ha causato il blocco delle spedizioni di latte terapeutico per mesi. Il numero di bambini gravemente malnutriti ricoverati nelle strutture supportate da MSF è passato da 1.937 nei primi 9 mesi del 2024 a 3.355 nello stesso periodo del 2025. Solo nell’ospedale regionale di Baidoa Bay, i decessi tra i bambini gravemente malnutriti sono aumentati del 44% nella prima metà del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, con il 47% dei decessi avvenuti entro due giorni dall’arrivo del bambino a causa della gravità delle sue condizioni. All’ospedale della contea di Renk, in Sud Sudan, i tagli ai finanziamenti hanno costretto improvvisamente un’organizzazione umanitaria a interrompere il sostegno a 54 membri del personale ospedaliero nel mese di giugno, lasciando gravi lacune nell’assistenza alla maternità. Il reparto pediatrico dell’ospedale, gestito da MSF, ha accolto un numero maggiore di neonati con peso alla nascita criticamente basso e altre patologie dovute alla mancanza di assistenza medica durante la gravidanza e il parto. In risposta a questa situazione, MSF ha iniziato a supportare il reparto maternità nel settembre 2025. Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), lo smantellamento di USAID ha portato alla cancellazione di un ordine di 100.000 kit post-stupro, che includevano farmaci per la prevenzione dell’HIV e di altre infezioni sessualmente trasmissibili. I team di MSF hanno riscontrato livelli estremamente elevati di violenza sessuale in RDC – hanno fornito assistenza a 28.000 sopravvissute solo nella prima metà del 2025 – e hanno effettuato acquisti non programmati di profilassi post-esposizione (PEP) per l’HIV in risposta alle carenze di forniture nel Nord Kivu. Questi esempi e innumerevoli altri risalenti all’ultimo anno, significano molto più che semplici tagli al bilancio; rappresentano un cambiamento radicale nel modo in cui gli Stati Uniti interagiscono con il mondo e concepiscono il proprio ruolo nello scenario internazionale. Lo scorso settembre, l’amministrazione Trump ha pubblicato la sua strategia sanitaria globale America First, che assegna agli Stati Uniti un ruolo notevolmente ridotto. La strategia è limitata e poco lungimirante e orienta la politica statunitense verso un approccio errato e probabilmente inefficace alla risposta alle epidemie. Su aree chiave in cui gli Stati Uniti sono stati a lungo leader globali – salute sessuale e riproduttiva, nutrizione e malattie non trasmissibili – la strategia tace. Per iniziare ad attuare la strategia America First, l’amministrazione ha rapidamente negoziato una serie di accordi bilaterali con i governi che ricevono assistenza sanitaria estera dagli Stati Uniti. Questi accordi costituiranno la spina dorsale di un nuovo approccio alla salute globale, apertamente transazionale e negoziato a porte chiuse, senza il contributo della società civile o delle comunità la cui salute e il cui benessere sono maggiormente a rischio. L’amministrazione sostiene che questo approccio incoraggia la responsabilità e sovranità dei Paesi. Tuttavia, il governo statunitense ha contemporaneamente esercitato pressioni sui governi beneficiari affinché limitassero l’accesso ai servizi in base a criteri ideologici, in particolare per le popolazioni emarginate e nel campo della salute sessuale e riproduttiva. “L’affermazione secondo cui questi accordi promuovono la sovranità nazionale suona falsa quando, allo stesso tempo, i funzionari del Dipartimento di Stato dicono apertamente ai Paesi che l’assistenza sanitaria è subordinata alla loro disponibilità a concludere un accordo sui minerali con gli Stati Uniti” afferma Mankad di MSF. “L’assistenza sanitaria globale dovrebbe essere guidata dalle esigenze di salute pubblica, da solide prove mediche e dall’epidemiologia, non da rozzi calcoli politici, dall’estrazione economica o dalla coercizione ideologica”. I tagli del 2025 sono stati devastanti, ma ciò che sta emergendo ora è un ripensamento totale del perché e del modo in cui gli Stati Uniti forniscono aiuti e si impegnano con il resto del mondo su questioni sanitarie e umanitarie.   Medecins sans Frontieres
January 22, 2026
Pressenza
Global Sumud Flotilla sollecita l’Egitto ad aprire la strada per gli aiuti di emergenza a Rafah
La Global Sumud Flotilla (GSF) ha presentato una richiesta ufficiale al governo egiziano per l’autorizzazione al transito di un convoglio umanitario via terra, poiché Gaza affronta, nella rigidità dell’inverno, una crisi umanitaria senza precedenti causata dalle continue restrizioni di Israele agli aiuti. La richiesta arriva in un momento in cui persistono carenze di cibo, di forniture mediche, di materiali per ripari e altri beni di prima necessità, mentre il rigido clima invernale e la continua violenza e occupazione del regime israeliano aumentano le sofferenze dei civili. Le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie hanno ripetutamente chiesto la revoca di tutte le restrizioni all’ingresso degli aiuti a Gaza per prevenire ulteriori danni e perdite di vite umane. Il valico di frontiera di Rafah, un’arteria fondamentale per l’accesso degli aiuti, avrebbe dovuto essere riaperto nell’ambito degli accordi di “cessate il fuoco” stipulati lo scorso anno, eppure rimane chiuso alla distribuzione continua e affidabile di aiuti. In base al diritto internazionale umanitario, e in linea con le misure provvisorie emanate dalla Corte Internazionale di Giustizia, l’agevolazione di un’assistenza umanitaria rapida e senza ostacoli ai civili in difficoltà è un obbligo giuridico vincolante per tutte le parti e gli Stati interessati. In questo contesto, GSF chiede l’autorizzazione egiziana per un convoglio umanitario al fine di: * Entrare nella Repubblica Araba d’Egitto attraverso il valico di frontiera tra Libia e Egitto; * Transitare in territorio egiziano in sicurezza con rifornimenti umanitari; * Coordinarsi con le autorità competenti in materia di ispezioni, sicurezza e logistica; * Procedere al valico di frontiera di Rafah per consegnare urgentemente gli aiuti necessari. L’obiettivo principale del convoglio è portare rifornimenti salvavita, tra cui cibo, medicine, coperte e altri beni essenziali alle comunità di Gaza che continuano a subire una prolungata emergenza umanitaria. La richiesta fa seguito al recente annuncio pubblico di GSF di una prossima missione di flottiglia in primavera, che riunirà oltre 3.000 operatori umanitari da tutto il mondo per contribuire a rompere l’assedio illegale di Israele su Gaza, stabilire una presenza protettiva non armata e sostenere la ricostruzione di Gaza. Mentre i preparativi per la missione marittima sono in corso, le attuali condizioni del Mediterraneo rendono impossibile una partenza anticipata. “Le condizioni del mare limitano la nostra capacità di muoverci prima via acqua, ma le necessità sono immediate”, ha dichiarato Marouan Ben Guettaia, membro del Comitato Direttivo del GSF. “Il convoglio rappresenta un modo per agire ora, per portare aiuti il prima possibile al popolo palestinese”. La Global Sumud Flotilla ribadisce che la missione è di natura rigorosamente umanitaria e nonviolenta. La coalizione è pronta a collaborare in modo trasparente e costruttivo con le autorità egiziane per garantire che il convoglio soddisfi tutti i requisiti legali, di sicurezza e logistici, fornendo al contempo aiuti tangibili ai civili in difficoltà. Global Movement to Gaza
January 9, 2026
Pressenza
Sudan, crisi umanitaria senza precedenti: l’appello delle organizzazioni italiane
DIVERSE ORGANIZZAZIONI DELLA SOCIETÀ CIVILE ITALIANA E LA COMUNITÀ SUDANESE IN ITALIA CHIEDONO UN INTERVENTO URGENTE E MAGGIORE ATTENZIONE DA PARTE DEGLI ORGANI DI STAMPA.  Alcune realtà impegnate per la pace e il rispetto dei diritti umani* lanciano un appello urgente di fronte al rapido deteriorarsi della situazione in Sudan, dove dall’aprile 2023 la guerra ha causato almeno 150.000 morti e 12 milioni di persone sfollate. Le Nazioni Unite hanno definito il conflitto “la peggiore crisi umanitaria del mondo”, in un contesto che continua a peggiorare di fronte a nuove ondate di violenza. Nonostante molteplici dichiarazioni di cessate il fuoco, i combattimenti si sono via via intensificati attraverso attacchi indiscriminati e diretti contro la popolazione civile, compresi bombardamenti su mercati, campi per sfollati, ospedali e abitazioni private. Le parti in conflitto hanno utilizzato armi esplosive ad ampio raggio in aree densamente popolate: molte persone sono state uccise nelle proprie abitazioni, oppure mentre cercavano cibo e beni di prima necessità. Tra gli episodi più gravi delle ultime settimane, le organizzazioni ricordano l’attacco con droni del 4 dicembre contro un ospedale e un asilo a Kalogi, in cui sono morte 114 persone, tra cui 63 bambini. Secondo quanto riferito dall’Organizzazione mondiale della sanità, dall’Unione Africana e dalle Nazioni Unite, in Sudan si registrano rapimenti, violenze sessuali, detenzioni arbitrarie e reclutamento di minori, in un quadro di escalation che rischia di sfociare in ulteriore violenza e devastazione. Le associazioni ricordano inoltre che il 5 novembre il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato alla Camera dei deputati lo stanziamento di oltre 125 milioni di euro per affrontare la crisi sudanese e l’invio “al più presto” di aiuti alimentari destinati a 2.500 bambini attraverso la parrocchia del Sacro Cuore di padre Pious Anyaja a Port Sudan, i missionari comboniani e le suore di Madre Teresa, insieme a un secondo carico via nave per migliaia di persone sfollate. È essenziale che l’assistenza umanitaria arrivi con rapidità nelle zone controllate da entrambe le parti in conflitto, in particolare nelle regioni del Darfur e del Kordofan, tra le più colpite dagli scontri. Numerose indagini indipendenti, condotte dalle Nazioni Unite, media internazionali e organizzazioni non governative, documentano il sostegno degli Emirati Arabi Uniti alle Forze di supporto rapido (Fsr), responsabili di attacchi contro civili, infrastrutture mediche e convogli umanitari, nonché dell’uso della fame come arma di guerra. Nonostante questo, l’Italia continua ad autorizzare esportazioni militari verso gli Emirati Arabi Uniti, generando una contraddizione tra la volontà dichiarata di sostenere l’assistenza umanitaria e i processi diplomatici e la prosecuzione di rapporti militari con attori coinvolti nel conflitto. Per queste ragioni le organizzazioni firmatarie chiedono al governo italiano di intervenire con misure immediate e concrete: * sospendere tutte le esportazioni militari verso gli Emirati Arabi Uniti e altri Paesi coinvolti nel conflitto; * revocare le autorizzazioni già concesse che possano agevolare triangolazioni verso il Sudan; * promuovere iniziative diplomatiche urgenti in sede europea e internazionale per aprire corridoi umanitari e avviare un negoziato multilaterale credibile e che coinvolga anche la società civile sudanese impegnata nella promozione della pace e nella risposta umanitaria; * garantire la consegna reale e tempestiva degli aiuti umanitari annunciati, con l’impegno di metterne a disposizione altri, dando priorità alle regioni del Darfur e nelle aree a maggiore rischio di carestia; garantire l’erogazione dei fondi promessi e promuovere l’aumento dei fondi in sede europea e internazionale per il Piano di Risposta Umanitaria delle Nazioni Unite, ad oggi ampiamente sottofinanziato. Le associazioni rivolgono infine un invito agli organi di stampa italiani affinché possano contribuire a riportare l’attenzione sulla crisi sudanese. Un’informazione accurata e continuativa è fondamentale per dare visibilità alla popolazione che affronta questa tragedia, far emergere le responsabilità politiche e internazionali e sostenere la mobilitazione necessaria per proteggere la popolazione civile. Raccontare ciò che accade in Sudan è un passo essenziale per rompere il silenzio che circonda una crisi devastante e promuovere azioni concrete a tutela di chi rischia la vita ogni giorno. Organizzazioni firmatarie di questa presa di posizione: ACLI Amnesty International Italia ANPI AOI ARCI Baobab experience Caritas italiana COMITATO INTERNAZIONALE PER LA PACE IN SUDAN Comunità Sant’Egidio Comunità sudanese in Italia Economia Disarmata – Movimento dei Focolari Italia Emergency FOCSIV Fondazione Nigrizia ONLUS Medici senza frontiere Missionari comboniani in Italia Rete italiana pace e disarmo Un Ponte Per Rete Italiana Pace e Disarmo
December 19, 2025
Pressenza